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Mercato Proibito: Il Desiderio del Mio Migliore Amico

Due amici di 28 e 30 anni si scopano con foga nel magazzino del mercato dopo la chiusura.

11 min read September 29, 2026New

Nel magazzino sul retro del Mercato Proibito l’aria era densa di polvere, odore di legno umido e quel silenzio pesante che arriva solo dopo la chiusura serale, quando le voci dei clienti e il chiasso dei banchi si spengono del tutto. Cody, muratore di ventotto anni dal fisico massiccio e tatuato, scaricava casse una dopo l’altra. La maglietta fradicia gli aderiva ai pettorali ampi, ai capezzoli duri per il freddo della notte e al ventre scolpito che si contraeva a ogni sforzo. I tatuaggi neri che gli coprivano le braccia e salivano fino al collo sembravano muoversi sotto il velo di sudore. Terrence, il suo migliore amico di trent’anni che gestiva il banco di frutta e verdura al mercato rionale, lo aiutava senza dire una parola. Ma i suoi occhi non mentivano. Da mesi quegli sguardi si erano fatti sempre più lunghi, più affamati, scivolando sul culo sodo di Cody quando si chinava, sulle vene che gli pulsavano sugli avambracci, sul rigonfiamento evidente che premeva contro i pantaloni da lavoro ogni volta che i loro corpi si avvicinavano troppo.

Cody lo sentiva. Lo sapeva. Entrambi lo sapevano, anche se non ne avevano mai parlato. Ogni sera, dopo la chiusura, quel magazzino diventava un confessionale silenzioso fatto di respiri trattenuti e cazzi che si indurivano senza permesso. Mentre sollevava l’ultima cassa di legno grezzo, Cody pensò che non ce la faceva più. Il cazzo gli pulsava da mezz’ora, gonfio e dolorante, schiacciato contro la stoffa ruvida. Terrence era dietro di lui, più vicino del necessario. Il suo respiro caldo gli sfiorava la nuca. Quando la cassa scivolò di lato e i loro fianchi si urtarono di proposito, nessuno dei due si spostò.

Terrence appoggiò una mano aperta sul petto madido di Cody, proprio sopra il cuore che martellava. Le dita sfiorarono un capezzolo attraverso la stoffa bagnata. La voce gli uscì rauca, bassa, quasi rotta dal desiderio accumulato. «Da anni, Cody. Ti voglio da anni. Ogni cazzo di sera ti guardo e penso a quanto vorrei avere quel cazzo grosso dentro di me.»

Cody non rispose con parole. Rispose con la bocca. Lo spinse con forza contro il muro di mattoni freddi, catturandogli le labbra in un bacio aggressivo, quasi violento, pieno di denti e lingue che si cercavano con urgenza. Le mani di entrambi scesero subito sui pantaloni. Cody strinse il pacco di Terrence attraverso la tela, sentendo il cazzo dell’amico duro come marmo, caldo, che pulsava contro il suo palmo. Terrence gemette nella sua bocca e ricambiò la stretta, massaggiando il membro spesso di Cody con dita avide.

«Cazzo, sì… lo sapevo,» ringhiò Cody tra un bacio e l’altro, la voce bassa e sporca. «Sapevo che volevi farti fottere da me. Lo sento da mesi, il modo in cui mi guardi mentre lavoro. Adesso basta nascondersi. Ti prendo qui, subito. Ti riempio fino a farti urlare.»

Terrence annuì frenetico, gli occhi lucidi di lussuria. «Prendimi. Sono tuo.»

Cody non perse tempo. Con una mano sul collo dell’amico lo spinse in ginocchio sul pavimento polveroso. Aprì i pantaloni con gesti rapidi e tirò fuori il suo cazzo grosso, venoso, già bagnato di precum che brillava sulla cappella gonfia. Terrence aprì la bocca senza bisogno di ordini. Cody gli afferrò i capelli corti e gli spinse la testa in avanti, infilandoglielo tra le labbra fino in gola. Il calore umido e stretto lo fece ringhiare di piacere. Terrence succhiava con foga, la lingua che leccava ogni vena, la gola che si contraeva intorno alla cappella mentre lacrime di sforzo gli scendevano agli angoli degli occhi. Cody gli scopava la bocca con spinte profonde, tenendogli la testa ferma, guardandolo dall’alto con quel ghigno umiliante che faceva bagnare ancora di più il cazzo di Terrence.

«Brava troia… succhialo tutto. Hai aspettato tanto per avere il cazzo del tuo migliore amico in gola, eh? Guardati, in ginocchio come una puttana.»

Terrence gemeva intorno al membro, le vibrazioni che facevano impazzire Cody. Dopo qualche minuto lo tirò su di peso, lo girò e lo piegò su una cassa di legno alta fino alla vita. Gli abbassò i pantaloni e i boxer fino alle caviglie in un colpo solo. Il culo sodo e pallido di Terrence apparve, già aperto e fremente. Cody sputò sulla mano, bagnò il cazzo e lo appoggiò contro la fessura stretta. Poi entrò con una spinta potente, profonda, fino alle palle. Terrence urlò di piacere, le dita che artigliavano il legno ruvido della cassa.

Cody cominciò a fotterlo senza pietà. Spinte forti, rapide, che facevano sbattere i fianchi contro le natiche dell’amico con schiaffi sonori. Ogni tanto alzava la mano e gli dava uno schiaffo secco sul culo, lasciando impronte rosse. «Prendilo, puttana. Prendi tutto il cazzo del tuo muratore. Questo culo è mio da stasera. Dimmi quanto lo vuoi più forte, dai.»

«Più forte… ti prego, Cody… scopami più forte,» implorava Terrence tra un gemito e l’altro, la voce rotta, il corpo che tremava a ogni affondo. Il suo cazzo duro sbatteva contro il bordo della cassa, lasciando strisce di liquido viscido.

Cody lo afferrò per i fianchi e aumentò il ritmo, piegandosi su di lui per morderlo sulla nuca. «Sei solo un buco caldo per il mio cazzo. Il mio migliore amico che geme come una troia mentre lo sventro. Lo senti come ti riempio?»

Dopo minuti di quel ritmo brutale, Cody lo tirò su, lo girò e lo sollevò contro il muro. Terrence gli avvolse le gambe intorno alla vita. Cody lo penetrò di nuovo in quella posizione standing, tenendolo sospeso con la forza delle braccia tatuate mentre lo scopava dal basso verso l’alto. Con una mano gli afferrò il cazzo e cominciò a masturbarlo con movimenti rapidi e stretti. I loro addominali sudati si sfregavano, i respiri si mescolavano in baci sporchi e disperati.

«Vengo… cazzo, sto per venire dentro di te,» ringhiò Cody.

Terrence esplose per primo, schizzi caldi e densi che colpirono gli addominali di entrambi. Cody lo seguì subito dopo, seppellendosi fino in fondo e pompando il suo seme caldo dentro il culo stretto dell’amico, gemendo il suo nome contro la sua bocca.

Rimasero così, ansimanti, ancora uniti. Il cazzo di Cody pulsava ancora dentro Terrence mentre si baciavano con una passione residua, più lenta ma non meno profonda. Le lingue si accarezzavano, i respiri si calmavano appena. Cody sentiva il calore del corpo dell’amico intorno a sé e pensò che non voleva uscire. Non ancora. Non voleva che quella sensazione finisse.

Dopo qualche minuto si staccarono lentamente. Cody scivolò fuori con un gemito basso. Si pulirono alla meglio con degli stracci trovati su uno scaffale, ridendo complici, quasi increduli per quello che era appena successo. Terrence aveva le guance arrossate, il culo che ancora pulsava e il seme di Cody che gli colava lentamente lungo la coscia. Si guardarono negli occhi mentre si rivestivano.

«Questo era solo l’inizio della nostra nuova intimità,» disse Cody con voce ancora roca, passandosi una mano tra i capelli sudati. «Non finisce qui. Non può finire qui.»

Terrence annuì, ma il suo sguardo era ancora famelico, ancora carico di domande e di voglia. Mentre si abbottonava i pantaloni, sentì il cazzo irrigidirsi di nuovo al solo pensiero di quello che avrebbero potuto fare la prossima volta. Fuori dal magazzino si sentì il rumore di una portiera che sbatteva in lontananza. Qualcuno stava arrivando. I due si guardarono, il cuore che riprendeva a correre. Il Mercato Proibito non aveva ancora finito con loro. E loro non avevano ancora finito l’uno con l’altro.

Il rumore della portiera che sbatteva fece irrigidire entrambi, ma invece di fuggire verso l’uscita Cody afferrò Terrence per il polso e lo trascinò più a fondo nel magazzino, tra due alte pareti di casse di legno grezzo che odoravano di terra umida e agrumi maturi. Il cuore gli martellava nel petto massiccio, i tatuaggi neri sulle braccia gonfie sembravano pulsare sotto il velo di sudore fresco. Aveva ventotto anni, un corpo forgiato da anni di cantiere, e in quel momento tutto il sangue gli era sceso tra le gambe. Terrence, trentenne con le spalle larghe da chi solleva cassette tutto il giorno, lo seguì senza fiato, il cazzo ancora mezzo duro che premeva contro la stoffa dei pantaloni da lavoro.

«Se è il custode siamo fottuti» sussurrò Terrence, ma la sua mano era già sul petto di Cody, le dita che artigliavano la maglietta bagnata cercando i capezzoli duri come sassolini. «Allora facciamoci fottere sul serio» ringhiò Cody di rimando, spingendolo contro le casse. Le bocche si scontrarono di nuovo, un bacio sporco, tutto denti e lingue che si spingevano. Il sapore di sudore e di adrenalina era fortissimo. Cody infilò una coscia tra le gambe di Terrence, strofinando il rigonfiamento contro il suo, sentendo il cazzo dell’amico tornare di pietra in pochi secondi. Pensava: Non mi basta. Gli ho riempito il culo dieci minuti fa e già voglio sentirlo urlare di nuovo, con il rischio che qualcuno ci senta.

Le mani scesero rapide. Cody aprì i pantaloni di Terrence e tirò fuori quel cazzo spesso, venoso, la cappella lucida di precum. Lo strinse alla base e lo masturbò con colpi lenti e brutali, torcendo il polso proprio come sapeva che gli piaceva. Terrence gettò la testa indietro, battendo la nuca contro il legno, e dovette mordersi il labbro fino a farlo sanguinare per non gemere forte. «Cody… cazzo… sei un bastardo» ansimò, mentre la sua mano cercava a sua volta il membro dell’amico. Quando lo liberò, il cazzo di Cody saltò fuori pesante, quasi osceno nella sua grossezza, le vene gonfie che correvano fino alla punta violacea.

Cody spinse Terrence in ginocchio tra le casse. Il pavimento era sporco di polvere e frammenti di legno, ma nessuno dei due ci badò. «Apri quella bocca da troia» ordinò a voce bassa. Terrence obbedì subito, la lingua fuori come un cane assetato. Cody gli afferrò i capelli corti e gli spinse il cazzo tra le labbra fino in gola. Sentì la strozzatura, il calore bagnato, la contrazione violenta della faringe. Iniziò a scopargli la faccia con spinte profonde, lente, guardando dall’alto come le lacrime rigavano le guance di Terrence. Ogni volta che la cappella gli sfondava la gola, un rivolo di bava densa colava sul mento dell’amico e gli bagnava la maglietta. «Brava puttana… prendilo tutto. Succhia il cazzo del tuo migliore amico mentre il custode gira qui fuori.»

Terrence gemeva intorno all’asta, le vibrazioni che facevano tremare le palle di Cody. Con una mano si toccava il suo stesso cazzo, masturbandosi furiosamente. Dopo qualche minuto Cody lo tirò su di peso, lo girò e lo piegò a novanta gradi su una cassa più bassa. Gli abbassò i pantaloni fino alle caviglie, sputò due volte sul buco ancora rosso e lucido del carico precedente, e spinse dentro con una sola stoccata brutale. Terrence aprì la bocca in un urlo silenzioso, le dita che graffiavano il legno scheggiato. Il dolore iniziale si trasformò subito in un piacere feroce che gli saliva lungo la spina dorsale.

Cody gli afferrò i fianchi con forza, le dita tatuate che affondavano nella carne, e iniziò a fotterlo senza pietà. I colpi erano secchi, profondi, le palle che sbattevano contro quelle di Terrence con schiaffi umidi e sonori. Ogni tanto alzava una mano e gli dava uno schiaffo forte sul culo, lasciando impronte rosse che brillavano nel buio. «Prendilo, troia. Prendi tutto il mio cazzo mentre rischiamo di farci beccare. Lo senti come ti riempio? Lo senti come ti apro?»

Terrence rispondeva con gemiti soffocati, spingendo indietro il culo per prenderlo ancora più a fondo. Il suo cazzo duro sbatteva ritmicamente contro il bordo della cassa, lasciando strisce lucide di liquido. Pensava: È troppo grosso, mi sta spaccando, ma non voglio che smetta mai. Voglio che mi usi, che mi marchi, che mi lasci il suo seme dentro per giorni. Il custode era vicinissimo adesso; si sentivano i suoi passi pesanti sulla ghiaia fuori dal magazzino, la torcia che frugava tra le ombre. Il pericolo li faceva impazzire.

Cody si chinò sulla schiena di Terrence, mordendogli la nuca, e accelerò. Il ritmo divenne animalesco, quasi violento. Il sudore dei due corpi si mescolava, colando lungo la schiena tatuata di Cody e finendo tra le natiche di Terrence, lubrificando ancora di più l’asta che entrava e usciva senza sosta. «Voglio sentirti venire così, con il mio cazzo dentro e il custode a dieci metri» ringhiò Cody all’orecchio dell’amico.

Terrence esplose per primo. Il suo cazzo schizzò getti densi e potenti contro la cassa, il culo che si contraeva spasmodicamente intorno all’asta di Cody. Quest’ultimo lo seguì dopo pochi secondi, seppellendosi fino alle palle e pompando ondate calde di sperma dentro di lui, mescolandolo al carico di prima. Rimasero così, incastrati, ansimanti, il cazzo di Cody che pulsava ancora dentro il buco dilatato.

Ma il desiderio non si era spento. Appena il custode si allontanò, Terrence si liberò con uno strattone, girò Cody e lo spinse contro il muro di mattoni freddi. «Adesso tocca a me» disse con voce rauca, gli occhi lucidi di una fame nuova. Cody non protestò. Aprì le gambe, offrendosi. Terrence si inginocchiò, separò quelle natiche muscolose coperte di tatuaggi e affondò la lingua nel buco ancora bagnato del suo stesso seme. Leccò con voracità, succhiando, penetrando con la punta della lingua mentre Cody imprecava piano, la fronte premuta contro i mattoni.

«Cazzo, Terry… leccami più profondo, sì…»

Quando lo giudicò pronto, Terrence si alzò, sputò sul suo cazzo ancora duro e lo spinse dentro l’amico con una sola spinta decisa. Cody ringhiò, il piacere che gli esplodeva nella pancia. Terrence lo scopò con forza crescente, una mano intorno al collo di Cody, l’altra che gli stringeva un fianco. I colpi erano diversi dai suoi: più secchi, più rabbiosi, come se volesse vendicarsi di tutte le volte che aveva guardato quel culo senza toccarlo. «Adesso sei tu la mia puttana» gli sussurrò all’orecchio. «Prendi il cazzo del tuo migliore amico, muratore di merda.»

Cody si masturbava con furia, il pugno che volava sul suo cazzo grosso mentre Terrence lo sventrava da dietro. I loro corpi sbattevano, il rumore della carne umida riempiva l’angolo buio. Il secondo orgasmo arrivò insieme, violento, quasi doloroso. Terrence venne dentro Cody con un gemito strozzato, svuotandosi completamente. Cody schizzò sul muro, getti lunghi e densi che colarono sui mattoni mentre le sue gambe tremavano.

Il sesso era finito. I due rimasero appoggiati uno all’altro, respiri pesanti, corpi distrutti, seme che colava dalle loro gambe. Si pulirono alla meglio con gli stessi stracci di prima, ridendo piano, increduli e complici. Si rivestirono in silenzio, sistemandosi i pantaloni, sistemando le magliette bagnate.

Mentre uscivano dal magazzino nell’aria fresca della notte, Terrence guardò la schiena larga di Cody che camminava davanti a lui. Il suo cuore si strinse. Cody non sapeva nulla. Non sapeva che due giorni prima Terrence aveva ricevuto la telefonata del medico: la TAC aveva mostrato qualcosa di brutto ai polmoni, qualcosa che non sarebbe passato con una semplice cura. Non glielo avrebbe detto stasera. Non dopo quello che avevano appena condiviso. Voleva almeno una settimana di questo nuovo calore prima di distruggerlo. Per ora il segreto restava suo, pesante come il carico che si portava dentro, mentre il Mercato Proibito chiudeva le sue porte alle loro spalle per l’ultima volta senza che nessuno dei due lo sapesse ancora del tutto.

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