Ritorno di Guantoni e Desiderio
Sofia, 38 anni, si fa scopare selvaggiamente dal pugile Luca mentre il marito Marco guarda e si sega.
La villa sulle colline fiorentine sembrava accoglierli come un vecchio amante. Marco, imprenditore di quarantadue anni con spalle ancora solide nonostante le troppe ore passate al telefono con investitori stranieri, chiuse il cancello di ferro con un gesto lento. Sofia, sua moglie, avvocatessa di trentotto anni dal corpo sinuoso che anni di arringhe in tribunale avevano reso ancora più sicuro e provocante, scese dalla macchina scalza, i tacchi in mano, i capelli neri sciolti sulle spalle nude. Erano tornati dopo cinque anni all’estero e l’aria stessa della casa sapeva di polvere, di ricordi e di qualcosa di più oscuro.
Mentre Marco portava le valigie di sopra, Sofia entrò nello studio che odorava di legno antico. Aprì l’armadio a muro e lì, buttati in fondo come relitti di un’altra vita, vide i guantoni da boxe di Luca. Il cuoio era consumato, sporco di vecchie macchie di sudore, le stringhe sfilacciate. Li prese tra le dita e un brivido le risalì lungo la spina dorsale fino a fermarsi tra le gambe. La figa le si contrasse all’istante, bagnandosi senza preavviso. Luca. Quarant’anni, pugile, il migliore amico di Marco, quel corpo massiccio che sembrava scolpito per distruggere e per fottere. Sofia strinse i guantoni al petto, inspirando quell’odore maschio e animale, e sentì il clitoride pulsare contro il tessuto leggero delle mutandine.
Marco la trovò così, rossa in viso, le cosce strette. Non servì parlare. Lui vide i guantoni e capì. Per anni avevano girato intorno a quel segreto, sussurrandolo solo durante le scopate più selvagge, quando lui la prendeva da dietro e le chiedeva piano chi avrebbe voluto davvero dentro. Ora non c’era più bisogno di fingere.
«Li ho trovati» disse Sofia con voce bassa, quasi rotta. «E mi sono bagnata subito, Marco. Voglio Luca. Voglio che mi scopi come una troia sul nostro divano mentre tu guardi e ti segi il cazzo. Voglio sentire quanto è grosso, quanto è duro, voglio che mi riempia fino a farmi urlare mentre tu vieni guardandoci. È da troppo tempo che lo teniamo nascosto.»
Marco deglutì. Il suo cazzo era già una barra di ferro nei pantaloni. Si avvicinò, le prese il viso tra le mani e la baciò con una fame nuova. «Anch’io lo voglio. Da anni. Stasera lo invito a cena. Niente filtri, niente finzioni. Se anche lui lo desidera, ti lascio a lui. Ti regalo a lui.»
Sofia gemette contro la sua bocca, la mano già stretta sul rigonfiamento del marito. «Allora chiamalo. Digli che abbiamo voglia di rivederlo… e che io ho voglia di molto altro.»
Il pomeriggio passò in una nebbia di tensione sessuale. Ogni sguardo, ogni sfioramento era carico. Sofia si cambiò tre volte, scegliendo infine un vestito nero corto che le aderiva alle tette alte e lasciava scoperti quasi completamente i fianchi. Sotto era nuda. Quando Luca arrivò, il sole stava calando e l’aria odorava di gelsomino e di figa bagnata.
Luca entrò con il suo passo da pugile, spalle larghe che tendevano la camicia bianca, braccia tatuate e vene in rilievo. «Finalmente a casa, eh?» disse con quel sorriso storto che a Sofia aveva sempre fatto bagnare le mutande. La cena fu un pretesto. Il vino scorreva, le battute diventavano sempre più spinte. Sofia rideva forte, toccava il braccio di Luca, si mordeva il labbro ogni volta che lui parlava del ring, di come colpiva duro, di come non mollava mai.
A un certo punto non resistette più. Si alzò, girò intorno al tavolo e si sedette direttamente sulle gambe di Luca, il vestito che saliva fino a scoprirle metà culo. Sentì subito il cazzo di lui, già mezzo duro, premere contro la sua figa nuda. Luca trattenne il fiato. Marco, dall’altra parte del tavolo, aveva gli occhi lucidi di eccitazione e un sorriso complice.
Sofia si chinò all’orecchio del pugile, la voce ridotta a un sussurro roco. «Sento quanto ce l’hai grosso. Voglio questo cazzo dentro di me, Luca. Voglio che mi apri tutta mentre mio marito guarda e si sega come un pervertito. Sono fradicia solo a dirtelo.»
Luca le strinse un fianco con la mano grande, le dita quasi a toccarle la figa. «Cazzo, Sofia… dici sul serio?»
Marco annuì lentamente, la voce ferma nonostante il respiro accelerato. «Dico sul serio anch’io. Baciala, Luca. Baciala come se fosse tua stasera.»
Sofia non aspettò altro. Voltò il viso e premette la bocca su quella di Luca in un bacio bagnato, sporco, lingue che si intrecciavano con urgenza. Gemette forte quando lui le infilò una mano sotto il vestito e le strinse una tetta, pizzicandole il capezzolo duro. Le dita dell’altra mano scivolarono tra le sue cosce e trovarono la figa rasata e grondante. Luca grugnì dentro la sua bocca mentre due dita grosse entravano senza sforzo nel suo canale caldo.
«Sei proprio zuppa» ringhiò contro le sue labbra. «Sei una troia nata, lo sai?»
Sofia annuì, gli occhi già appannati, mentre Marco si era slacciato i pantaloni e si masturbava lentamente, lo sguardo fisso sui due corpi avvinghiati.
Il bacio diventò quasi violento. Luca le mordeva il labbro inferiore, Sofia gli succhiava la lingua, le mani di lei che gli aprivano la camicia per toccare quei pettorali duri, gli addominali scolpiti, la peluria che scendeva verso il basso. Il punto di non ritorno era stato superato da un pezzo. La cena era finita. Il gioco era cominciato.
Luca la sollevò di peso come se non pesasse nulla e la portò sul grande divano di pelle del salotto. La buttò giù senza gentilezza. Sofia si mise in ginocchio quasi automaticamente, gli occhi fissi sul pacco dell’amico del marito. Gli abbassò i pantaloni e il cazzo di Luca saltò fuori, spesso, venoso, la cappella già lucida. Era più grosso di quanto ricordasse dalle sue fantasie. Sofia lo prese tra le mani, lo soppesò, poi aprì la bocca e lo ingoiò fino in gola senza preavviso.
Il suono fu osceno: gorgoglii, saliva densa che colava subito sulle palle pesanti, lungo il mento, sulle cosce di Luca. Lei lo succhiava con fame disperata, la gola che si contraeva intorno alla cappella ogni volta che lo spingeva fino in fondo. Luca le afferrò i capelli con una mano e iniziò a scoparle la faccia, colpi lenti ma profondi.
«Guardala, Marco» ringhiò. «Guarda come tua moglie mi prende tutto in gola. È nata per questo cazzo.»
Marco, seduto sulla poltrona accanto, si segava più veloce, il respiro rotto. «Lo so. È la mia troia… e stasera è anche la tua.»
Dopo minuti di gola profonda bagnata, Luca la girò. Sofia finì carponi sul divano, il culo alto, la schiena inarcata. Lui le schiaffeggiò le natiche due volte, forte, lasciando impronte rosse. Poi la penetrò con un unico colpo brutale, affondando fino alle palle nella figa fradicia. Sofia urlò di piacere, le dita artigliate sui cuscini.
Luca iniziò a scoparla come un animale, colpi potenti che facevano tremare tutto il divano. Ogni affondo era accompagnato da uno schiaffo sonoro sul culo. «Sei solo la troia di tuo marito stasera» le ringhiava tra i denti. «La puttana che si fa aprire dal cazzo del suo amico mentre lui si sega come un coglione. Di’ grazie, troia.»
«Grazie… grazie per questo cazzo grosso!» singhiozzava Sofia, l’orgasmo che già la scuoteva dal profondo.
Marco si era alzato, in piedi accanto a loro, la mano che volava sul suo cazzo lucido di precum. Guardava la moglie che veniva, le tette che ondeggiavano, la saliva che ancora le colava dal mento.
Luca la fece girare di nuovo. Si sedette sul divano e Sofia gli salì sopra al contrario, reverse cowgirl, la schiena contro il suo petto muscoloso. Il cazzo entrò di nuovo, ancora più profondo in quella posizione. Lei cominciò a cavalcarlo con furia, il culo che sbatteva contro le sue cosce, la figa che produceva suoni bagnati osceni a ogni discesa. Marco si avvicinò, le spalancò le natiche con le mani e, senza chiedere, le infilò due dita nel culo stretto, spingendo a tempo con i movimenti della moglie.
Sofia gridò, il piacere quasi doloroso. «Sì! Il culo… le dita nel culo mentre mi riempie la figa! Sto per venire di nuovo, cazzo!»
Luca la teneva per i fianchi, spingendo dal basso, bestemmiando tra i denti. I tre corpi erano sudati, uniti, osceni. Quando Luca sentì l’orgasmo arrivare, aumentò il ritmo. «Prendi tutto, troia. Prendi la mia sborra nella figa davanti a tuo marito.»
Con un ruggito animale venne, schizzando getti densi e caldi dentro Sofia, tanto che il sperma cominciò subito a colare fuori intorno al cazzo ancora piantato in profondità. Sofia tremava, un orgasmo violento che la lasciò senza fiato, gli occhi rovesciati.
Esausta, colata di sperma, le cosce lucide e tremanti, Sofia scese dal cazzo di Luca con un gemito lungo. Si voltò verso Marco, lo baciò profondamente, con lingua, condividendo il sapore del peccato e della sborra che ancora aveva in bocca. «Grazie, amore mio» sussurrò tra un bacio e l’altro. «Grazie per avermi regalato questa notte. Ti amo da morire per questo.»
Poi, senza una parola, si inginocchiò tra le gambe dei due uomini. Il cazzo di Luca era ancora mezzo duro, lucido di sborra e dei suoi umori. Sofia lo prese in bocca con dolcezza stavolta, leccandolo lentamente, pulendolo con cura dalla cappella alle palle, assaporando ogni goccia. Marco la guardava con amore e lussuria infinita, accarezzandole i capelli.
Quando ebbe finito, Sofia si sedette tra loro sul divano, nuda, la figa ancora pulsante e colante. Alzarono i bicchieri di vino rosso. Marco brindò per primo: «Al nostro nuovo gioco. Hotwife. Al ritorno dei guantoni… e di tutto quello che verrà dopo.»
Luca sorrise, passando un dito sulla coscia di Sofia per raccogliere un rivolo di sborra e portarselo alla bocca di lei. Sofia lo succhiò guardandoli entrambi, gli occhi ancora pieni di fame.
Sapeva che quella era solo la prima sera. Sapeva che Marco aveva già negli occhi la domanda silenziosa su cosa avrebbero potuto fare la prossima volta. E Luca, con quel cazzo che cominciava già a indurirsi di nuovo contro il suo fianco, sembrava pronto a tutto.
La notte era ancora lunga. E il loro nuovo gioco era appena cominciato.
Sofia succhiò fino all’ultima goccia dal dito di Luca, gli occhi ridotti a fessure fameliche mentre il sapore denso e salato le scivolava in gola. Il suo corpo di trentottenne avvocatessa era ancora scosso dai tremiti, la figa gonfia e spalancata che continuava a colare sul divano di pelle una miscela bianca e viscida. Marco, quarantaduenne imprenditore con il cazzo ancora duro in pugno, la guardava come se la vedesse per la prima volta. Luca, il pugile di quarant’anni, aveva già ricominciato a pompare sangue nel membro spesso, la cappella lucida che premeva contro il fianco nudo di lei.
«Ne vuoi ancora, vero troia?» ringhiò Luca, la voce bassa e graffiata dal desiderio. Sofia annuì senza esitare, la mente in fiamme. Dentro di sé sentiva un vuoto che solo altro cazzo poteva riempire. Il primo round era stato solo l’aperitivo; ora voleva essere distrutta, usata fino al midollo, trasformata in un buco vivo per i due uomini che la possedevano.
Marco si alzò, il cazzo che oscillava pesante. «Vai a prendere quei guantoni, Sofia. Voglio vederti scopata da un pugile vero, con il cuoio di quel ring ancora addosso.» Lei obbedì all’istante, le gambe tremanti mentre camminava nuda verso lo studio. Il cuoio consumato era freddo tra le dita quando li afferrò. Tornò in salotto con il cuore che le martellava nel petto e la figa che pulsava a ogni passo, lasciando una scia lucida sulle cosce.
Luca si infilò i guantoni lentamente, stringendo e aprendo i pugni. Il cuoio scricchiolò, l’odore acre di sudore vecchio e pelle si mescolò all’odore di figa e sborra già presente nella stanza. Con quei guantoni addosso sembrava ancora più massiccio, le spalle tatuate tese, le vene degli avambracci gonfie sotto il bordo di cuoio. Sofia cadde in ginocchio senza bisogno di ordini. Luca le afferrò la testa con entrambe le mani guantate. Il cuoio ruvido le grattò gli zigomi mentre lui le spingeva il cazzo tra le labbra con un colpo secco.
«Succhialo, puttana. Fino in fondo.»
Il gorgoglio fu immediato. Sofia spalancò la gola, lasciando che la cappella spessa le sfondasse l’esofago. I guantoni la tenevano inchiodata, impossibili da spostare. Luca cominciò a scoparle la faccia con ritmo da pugile, colpi profondi e cadenzati che le facevano sbattere il naso contro il pube. La saliva colava in fili densi sulle tette alte di lei, sui capezzoli duri come sassolini. Ogni affondo le faceva contrarre la figa vuota, schizzando umori sul pavimento. Marco, in piedi accanto, si segava lentamente, il pollice che raccoglieva il precum e lo spalmava sulla cappella.
«Guardala come ingoia, cazzo. Sembra una pompa da autostrada,» commentò Luca ridendo rauco. Sofia sentì le parole colpirla come schiaffi; le piacevano. Dentro di sé pensò che sì, era esattamente quello: una pompa, una troia hotwife che aveva aspettato cinque anni per essere aperta dal cazzo del migliore amico del marito.
Luca la tirò su di peso dopo minuti di gola profonda brutale. La spinse carponi sul divano, il culo alto e offerto. I guantoni calarono con forza sulle natiche. Il suono fu sordo, pesante, diverso dallo schiaffo a mano nuda. Ogni colpo faceva rimbalzare la carne, lasciando impronte rosse a forma di guantone. Sofia urlò, ma spinse indietro, cercando altro.
«Più forte! Marchiami, Luca! Fammi sentire che sei un pugile mentre mi apri!»
Lui la penetrò con un affondo solo, affondando fino alle palle nella figa già piena della sua prima sborra. Il suono fu osceno, uno squittio bagnato di sperma rimestato. Luca cominciò a pompare come un animale, i fianchi che sbattevano contro il culo arrossato, i guantoni che continuavano a calare ritmicamente sulle natiche, sulle cosce, persino su un fianco. Il cuoio caldo di frizione le bruciava la pelle. Sofia veniva già, le pareti della figa che strizzavano il cazzo spesso, spremendo altra sborra fuori intorno all’asta.
Marco si spostò davanti a lei, le infilò il cazzo in bocca mentre Luca continuava a sfondarla da dietro. Doppio uso. Sofia era un condotto di carne, un buco davanti e uno dietro, gli occhi rovesciati, il cervello annebbiato dal piacere animalesco. «Sono solo questo,» pensò mentre le palle di Marco le sbattevano sul mento, «una moglie troia che si fa spaccare dal cazzo del pugile mentre il marito glielo tiene fermo in gola.»
Luca rallentò, estrasse il cazzo lucido e lo fece scorrere tra le natiche di Sofia. «Adesso voglio l’altro buco. Hai il culo pronto per me, avvocatessa puttana?»
«Sì… spaccami anche il culo,» ansimò lei, la voce rotta. Marco si sedette sul divano, tirandola sopra di sé. Le infilò il cazzo nella figa con un colpo verso l’alto, riempiendola fino in fondo. Sofia gemette, poi sentì la cappella di Luca, ancora bagnata della sua stessa sborra, premere contro lo sfintere stretto. Lui spinse. Il guanto di una mano le teneva una natica spalancata mentre l’altra le schiaffeggiava la schiena. Il dolore bruciante si trasformò in un piacere brutale quando la cappella passò l’anello di muscoli. Luca affondò fino in fondo nel culo vergine di quella sera.
I due cazzi erano dentro di lei contemporaneamente. Sofia urlò, un suono gutturale e animalesco. La sensazione di essere completamente piena, dilatata oltre ogni limite, le fece esplodere un orgasmo così violento che perse il controllo della vescica per qualche secondo, schizzando umori caldi sulle palle di Marco. I due uomini cominciarono a muoversi. Luca con i suoi colpi da pugile, potenti e profondi nel culo; Marco dal basso, a spingere nella figa già gonfia. I guantoni di Luca le stringevano i fianchi con forza brutale, il cuoio che le segnava la pelle mentre la usava come un sacco da boxe.
«Prendi due cazzi, troia! Senti come ti allarghiamo i buchi?» ringhiava Luca tra i denti, sudato, i muscoli che brillavano.
«Cazzo… è strettissima nel culo,» rispondeva Marco, gli occhi fissi sul punto in cui il cazzo dell’amico scompariva dentro sua moglie. Sofia non riusciva più a parlare. Solo suoni rotti, gemiti, bestemmie. Il suo corpo era un orgasmo continuo, le pareti che strizzavano entrambi i membri, spremendoli. L’odore di sudore, cuoio, figa e sborra era denso nell’aria.
Luca aumentò il ritmo, i guantoni che ora le schiaffeggiavano le tette da dietro, facendo oscillare i capezzoli rossi. «Sto per svuotarmi nel tuo culo, puttana. Prendi tutta la mia sborra calda mentre tuo marito ti allaga la figa!»
Venne per primo. Un ruggito animale mentre getti densi e bollenti schizzavano nel retto di Sofia. Il calore la fece esplodere di nuovo. Marco la seguì pochi secondi dopo, spingendo fino in fondo nella figa e scaricando il secondo carico della serata, mescolando la sua sborra con quella precedente di Luca.
Quando i due cazzi uscirono, un fiume bianco e spesso colò da entrambi i buchi di Sofia, gocciolando sul divano, sulle cosce, formando una pozza oscena. Lei rimase lì, a quattro zampe, tremante, il respiro rotto, il culo e la figa aperti e palpitanti, il viso rigato di lacrime di piacere e saliva.
Luca si tolse un guanto, lo gettò sulla schiena di lei come un trofeo, poi le afferrò i capelli con la mano nuda e le spinse di nuovo il cazzo sporco in bocca. Marco fece lo stesso dall’altro lato. Sofia li pulì entrambi con la lingua, leccando sborra, umori anali, tutto. Il sapore era forte, degradante, perfetto.
Si lasciò cadere sulla schiena, le gambe spalancate, la figa e il culo che continuavano a perdere sperma in rivoli lenti. I due uomini si segavano sopra di lei, i cazzi ancora duri.
Sofia aprì la bocca e, con voce roca e completamente rotta, sussurrò l’ultima richiesta: «Sborratemi in faccia adesso, scaricatemela tutta sulla lingua e sugli occhi, trasformate questa troia hotwife in una maschera di sperma denso e schifoso che colerà fino a domattina.»
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