Vendemmia Nuda: Il Desiderio del Marito che Osserva

Selena, 38 anni, si fa scopare duro dal vendemmiatore di 35 nella cantina mentre il marito 42enne guarda e si masturba.

12 min read September 13, 2026New

Mi chiamo Malik, ho quarantadue anni e da quindici dirigo questa tenuta vitivinicola immersa nelle colline toscane, tra filari di sangiovese che ogni settembre si caricano di grappoli pesanti e pronti alla vendemmia. Nel mio diario intimo, quello che tengo nascosto nel cassetto della vecchia scrivania di noce, confesso da mesi un desiderio che mi consuma come il mosto durante la fermentazione. Voglio vedere mia moglie Selena, trentotto anni, una donna dal corpo maturo e generoso, con seni pieni che ondeggiano sotto i vestiti leggeri e fianchi larghi che invitano le mani di un uomo, mentre viene scopata da un altro. Non un estraneo qualunque, ma qualcuno che lei desidera, sotto i miei occhi, con la mia approvazione piena e consapevole.

Quest’anno tra i vendemmiatori stagionali c’è Hassan, trentacinque anni, un uomo robusto arrivato dal sud, con spalle larghe scolpite dal lavoro sotto il sole, braccia tatuate e un’andatura sicura che fa girare la testa alle donne della zona. L’ho assunto per la forza delle sue mani e la resistenza che dimostra tra i filari. Durante i preparativi per la vendemmia, mentre sistemavamo i cesti e controllavamo le botti nella cantina fresca, ho notato subito come Selena lo guardava. Lei sapeva che io osservavo. Indossava un vestito di lino bianco leggero, corto sopra il ginocchio, che il sudore faceva aderire alle cosce e al ventre. Si chinava di proposito davanti a lui per raccogliere attrezzi, offrendogli la vista della curva del suo culo rotondo.

«Hassan, hai mai assaggiato un vino nuovo direttamente dalla botte?» gli ha chiesto con voce morbida, mentre io fingevo di controllare le etichette a pochi metri di distanza. Lui ha sorriso, un sorriso bianco che contrastava con la pelle olivastra, e ha risposto: «Solo se me lo offri tu, signora». Selena ha riso, una risata bassa e complice, e ha lanciato un’occhiata verso di me, sapendo che il mio cazzo già premeva contro i pantaloni. Nel mio petto si mescolavano gelosia, eccitazione e un desiderio così forte da farmi tremare le mani. Quella sera, nel diario, ho scritto: “Oggi ha iniziato a flirtare. Sento che sta per accadere. Voglio che si lasci andare, che gli mostri quanto è bagnata per lui”.

Il giorno dopo il sole batteva impietoso sui vigneti. I vendemmiatori lavoravano in fila, cesti carichi di grappoli viola che profumavano di terra calda e zucchero maturo. Selena si era legata i capelli scuri in una coda disordinata, ma alcune ciocche le si incollavano al collo sudato. La vedevo muoversi tra i filari, il vestito ormai quasi trasparente per il sudore, i capezzoli scuri che premevano contro la stoffa. Hassan le stava sempre vicino. I loro sguardi si incrociavano come scintille. Lui le sfiorava la mano passandole un cesto, lei gli toccava il braccio muscoloso fingendo di indicare un grappolo perfetto. Io mi ero nascosto tra due filari più alti, il telefono in mano, il cuore che batteva forte.

Ho digitato un messaggio e l’ho chiamata. Quando ha risposto, la sua voce era già arrochita dal desiderio. «Malik… mi stai guardando?» ha sussurrato. «Sì, amore. Lo vedo come lo guardi. Voglio che ti lasci andare. Invitalo nella cantina. Assaggiate il vino nuovo insieme. Voglio vederti cedere». Un lungo silenzio, poi il suo respiro si è fatto più pesante. «Sei sicuro? Perché una volta che inizio… non so se riuscirò a fermarmi». «Sono sicuro. Voglio masturbarmi mentre lui ti scopa. Voglio sentirti urlare per lui». Selena ha chiuso la chiamata con un gemito basso. L’ho vista avvicinarsi a Hassan, parlargli all’orecchio. Lui ha annuito, gli occhi che brillavano di fame. Pochi minuti dopo li ho visti dirigersi verso la vecchia cantina di pietra, lontana dal resto della squadra.

Li ho seguiti a distanza, il cazzo già duro nei pantaloni. La cantina era fresca, illuminata solo da lame di luce che filtravano dalle finestrelle alte. Le botti di rovere emanavano un profumo intenso di legno e vino vecchio. Selena ha chiuso la porta pesante, lasciando solo uno spiraglio. Si è girata verso Hassan e, senza una parola, ha lasciato cadere a terra il vestito. Era nuda sotto. Il suo corpo di trentottenne era uno spettacolo: seni pesanti con capezzoli già turgidi, la pancia morbida, la fica depilata che luccicava di umori. «Voglio che mi prendi qui, adesso» gli ha detto con voce roca. «Mio marito lo sa. Lo vuole. Mi sta guardando».

Hassan non ha perso tempo. Si è tolto la maglietta bagnata di sudore, rivelando un torace possente e peloso, poi ha aperto i pantaloni liberando un cazzo grosso, venoso, già completamente eretto. L’ha afferrata per i fianchi e l’ha spinta contro una botte alta. Selena ha aperto le gambe, offrendosi. Lui ha sputato sulla mano, ha strofinato la cappella tra le sue labbra bagnate e l’ha penetrata con una spinta profonda. «Cazzo, sei stretta e calda» ha ringhiato. Selena ha gettato la testa indietro, gemendo forte mentre il grosso cazzo di Hassan la riempiva fino in fondo. «Sì… così… scopami. Mio marito mi vuole così, aperta per te». Io, nascosto dietro la porta socchiusa, avevo tirato fuori il mio cazzo e lo stringevo con forza, muovendo la mano a ritmo con le sue spinte.

Hassan la fotteva in piedi con colpi potenti, le palle che sbattevano contro il suo culo, le mani che le strizzavano i seni. I capezzoli di Selena erano duri come pietre. Lei gemeva senza vergogna, parole sporche che riecheggiavano tra le botti: «Più forte, Hassan… sfondami la fica. Voglio che mio marito senta quanto mi piace il tuo cazzo grosso». Lui l’ha girata di colpo, l’ha piegata sul tavolo di legno grezzo dove di solito si imbottigliano le etichette. Il culo di Selena era alto, le labbra della fica gonfie e lucide. Hassan l’ha penetrata da dietro con una sola spinta brutale, facendola urlare di piacere. Le sue spinte erano profonde, animali. Ogni affondo faceva tremare il tavolo. Io mi masturbavo più veloce, gli occhi fissi sul punto in cui il suo cazzo scompariva dentro di lei.

Selena urlava ormai senza controllo: «Scopami più forte! Mio marito mi vuole presa come una puttana nella sua cantina. Riempimi, voglio sentire il tuo sperma dentro mentre vengo!». Hassan ha aumentato il ritmo, una mano tra i suoi capelli, l’altra che le schiaffeggiava il culo. L’orgasmo di Selena è arrivato violento: ha urlato, il corpo scosso da spasmi, la fica che stringeva il cazzo di lui in contrazioni fortissime. Hassan ha grugnito, ha spinto fino in fondo e le è venuto dentro, schizzi caldi e abbondanti che la riempivano. Io, sulla soglia, sono venuto quasi nello stesso momento, il mio seme che schizzava sul pavimento di pietra mentre li guardavo.

Esausta, ancora gocciolante di sperma tra le cosce, Selena si è staccata da Hassan con un bacio profondo sulla bocca, poi si è infilata il vestito leggero. Lui le ha accarezzato il seno un’ultima volta, sussurrandole «Sei una donna incredibile». Lei è uscita dalla cantina e mi ha raggiunto tra i filari vicini. I suoi occhi erano ancora velati di piacere, le labbra gonfie, il viso arrossato. Mi ha baciato profondamente, spingendo la lingua nella mia bocca. Sapeva di vino, di sudore e del sapore virile di Hassan. «Hai visto tutto?» ha mormorato con voce roca, mentre la sua mano scendeva a stringere il mio cazzo ancora mezzo duro. «Sì… ogni spinta» ho risposto, la gola secca.

Mi ha raccontato tutto mentre mi masturbava lentamente, lì in mezzo ai vigneti, nascosti solo dalle foglie. «Quando mi ha messa contro la botte, il suo cazzo mi ha aperta in due. Era così grosso, Malik… mi ha riempita fino in fondo. E quando mi ha piegata sul tavolo mi ha scopata come un animale. Sentivo il suo sperma caldo schizzare dentro di me mentre venivo». Le sue parole mi facevano impazzire. La mano di Selena si muoveva esperta, stringendo, torcendo, fino a quando non sono venuto di nuovo, schizzando sulla sua coscia nuda e sul vestito macchiato. Lei ha raccolto un po’ del mio sperma con le dita e l’ha leccato, sorridendo.

Ci siamo ricomposti a fatica. La vendemmia continuava. Le voci degli altri lavoratori arrivavano portate dal vento caldo. Ci siamo incamminati mano nella mano verso i filari, ma dentro di me sentivo che questo era solo l’inizio. Selena aveva ancora negli occhi quella luce selvaggia, e mentre guardava verso Hassan che riprendeva a raccogliere grappoli, ho capito che il desiderio che avevo confessato per mesi nel diario stava per diventare qualcosa di molto più grande. Il pomeriggio era ancora lungo, il sole alto, e il suo corpo ancora vibrava di piacere. Non avevamo finito. Non avevamo nemmeno cominciato davvero.

La cantina ci accolse di nuovo con il suo fresco abbraccio di pietra e legno antico, ma questa volta non c’era più timore o esitazione. Il sole filtrava obliquo dalle finestrelle alte, disegnando lame dorate sui corpi sudati. Selena camminava davanti a me con passo sicuro, il vestito già mezzo slacciato, le cosce lucide di ciò che Hassan le aveva lasciato dentro. Sentivo il suo respiro corto, vedevo il modo in cui i fianchi larghi ondeggiavano, e dentro di me il vortice di gelosia e eccitazione girava più forte che mai. Avevo quarantadue anni, dirigevo questa tenuta da metà della mia vita, eppure in quel momento ero solo un marito che voleva vedere la propria moglie di trentotto anni completamente abbandonata al piacere di un altro.

Hassan chiuse la porta pesante con un tonfo sordo. I suoi trentacinque anni di lavoro sotto il sole si mostravano in ogni muscolo teso, nelle vene che gli gonfiavano le braccia tatuate. Si tolse la maglietta bagnata senza una parola, poi abbassò i pantaloni. Il cazzo gli schizzò fuori già mezzo duro, spesso, venoso, ancora sporco dei succhi di prima. Selena lo fissava come una assetata. Si lasciò cadere il vestito ai piedi e rimase nuda, i seni pesanti che si alzavano e abbassavano rapidi, i capezzoli scuri duri come ciliegie mature. La fica depilata era gonfia, le grandi labbra aperte e lucide, un filo denso di sperma che le colava lungo la coscia interna fino al ginocchio.

«Vieni qui e succhiamelo mentre tuo marito guarda da vicino» ordinò Hassan con voce bassa e roca.

Selena si inginocchiò sul pavimento di pietra senza esitare. Mi guardò un istante, gli occhi velati di lussuria pura, poi aprì la bocca e accolse la grossa cappella tra le labbra. Il suono fu osceno: un gorgoglio umido mentre lei spingeva la testa avanti, cercando di prenderlo più a fondo possibile. Le guance le si incavavano, la saliva colava copiosa lungo l’asta, bagnandogli le palle pesanti. Hassan le afferrò la coda disordinata e cominciò a spingere, scopandole la gola con colpi misurati ma potenti. Ogni volta che arrivava in fondo lei emetteva un conato soffocato che mi faceva stringere il cazzo più forte nella mano.

Mi ero seduto su una botte rovesciata a meno di un metro da loro. Il profumo di vino vecchio si mescolava all’odore acre di fica, sudore e cazzo. Pensavo a quante volte avevo sognato questo momento nei miei diari segreti, e ora era reale: mia moglie, la donna con cui dividevo il letto da quindici anni, stava ingoiando un vendemmiatore robusto mentre io mi masturbavo lentamente, il glande già bagnato di liquido preseminale.

Dopo qualche minuto Hassan la tirò su per i capelli. La baciò con violenza, mordendole il labbro inferiore, poi la sollevò di peso e la mise seduta sul bordo del tavolo dove imbottigliavamo le etichette. Le aprì le cosce con mani grandi e callose, si chinò e affondò la faccia tra le sue gambe. Il rumore della lingua che leccava era forte, bagnato, vorace. Succhiava il clitoride gonfio, infilava due dita dentro di lei e le muoveva rapidamente, facendo schizzare umori misti al suo sperma precedente sul pavimento.

Selena gridò, inarcando la schiena. I seni ballavano liberi, pesanti, i capezzoli che puntavano al soffitto. «Sì, così… leccami tutta… bevi quello che mi hai lasciato dentro!» urlava. Poi girò la testa verso di me, gli occhi lucidi. «Malik… guardalo. Ha la lingua dentro di me fino in fondo. Mi sta pulendo per potermi riempire di nuovo.»

Il mio pugno volava sul cazzo. Sentivo le palle contrarsi, ma mi trattenevo. Volevo durare.

Hassan si rialzò, il mento lucido. Afferrò Selena per i fianchi e la penetrò con una sola spinta brutale. Il tavolo cigolò. Lei spalancò la bocca in un grido silenzioso, poi cominciò a gemere senza controllo mentre lui la fotteva con colpi profondi, animaleschi. Le palle sbattevano contro il suo culo rotondo producendo schiocchi ritmici che riempivano la cantina. I seni di lei sobbalzavano violentemente a ogni affondo. Io mi ero alzato in piedi, proprio accanto al tavolo, e vedevo tutto: il modo in cui la fica di Selena si dilatava intorno a quel cazzo grosso, le labbra che si rovesciavano fuori a ogni uscita, il bianco denso dello sperma precedente che veniva spinto fuori e colava sul legno grezzo.

«Più forte… sfondami!» implorava lei, la voce rotta. «Voglio che mio marito veda come mi apri. Voglio che veda quanto mi piace essere la tua puttana nella sua cantina!»

Hassan la girò di scatto, la piegò sul tavolo con il busto schiacciato contro il legno e il culo alto. Le diede due schiaffi sonori sulle natiche, lasciando impronte rosse sulla pelle bianca. Poi sputò sul cazzo e la penetrò di nuovo da dietro, ancora più violento. Le tirava i capelli, costringendola a inarcare la schiena. Io ero dietro di loro, a mezzo metro, e potevo vedere ogni centimetro di quel cazzo scomparire dentro di lei, le palle che sbattevano contro il clitoride, il culo di Selena che tremava a ogni impatto.

L’orgasmo la prese all’improvviso. Urlò così forte che temetti arrivasse fino ai filari. Il corpo le fu scosso da spasmi violenti, la fica che stringeva e rilasciava il cazzo di Hassan in contrazioni visibili. Lui non si fermò, continuò a martellarla attraverso l’orgasmo finché lei non cominciò a supplicare, la voce spezzata: «Non ce la faccio… è troppo…».

Ma lui la tirò su, si sedette su una botte bassa e se la mise sopra a cavalcioni. Selena, con le gambe tremanti, si calò lentamente su quell’asta enorme, ingoiandola fino in fondo. Cominciò a cavalcarlo con furia, i seni che rimbalzavano pesantemente contro il suo torace peloso. Io mi ero messo di fianco, una mano sul suo seno sinistro, stringendolo, torcendole il capezzolo mentre lei saliva e scendeva.

«Toccami mentre lui mi scopa» mi disse ansimando, gli occhi fissi nei miei. «Senti quanto sono bagnata per il suo cazzo.»

Le mie dita scesero tra i loro corpi e trovai il clitoride gonfio. Lo massaggiai mentre lei continuava a impalarsi. Hassan le mordeva il collo, le mani piantate sulle natiche, aiutandola a scendere più forte. Il rumore era osceno: il risucchio bagnato della fica che ingoiava quel cazzo, i loro respiri rauchi, i miei gemiti bassi.

Selena venne per la seconda volta, questa volta più a lungo, un orgasmo profondo che la fece tremare tutta. La fica le spruzzò umori caldi sulle mie dita e sulle palle di Hassan. Lui ringhiò, la tenne giù fino in fondo e scaricò dentro di lei per la seconda volta. Vidi i suoi testicoli contrarsi, gli schizzi potenti che la riempivano fino a traboccare, colando copiosi lungo l’asta e gocciolando sul pavimento di pietra.

Rimasero abbracciati qualche secondo, ansanti. Poi Selena si alzò lentamente. Il cazzo di Hassan uscì con un suono umido, seguito da un fiotto denso di sperma bianco che le colò lungo le cosce fino alle caviglie. Lei era distrutta, bellissima, il corpo segnato da impronte di mani, capezzoli rossi, labbra della fica gonfie e aperte. Si voltò verso di me, ancora tremante, e mi baciò con una lingua che sapeva di cazzo, di fica e di vino versato.

Mi guardò negli occhi a lungo, il respiro ancora spezzato, il viso arrossato dal piacere brutale. Poi, con voce roca e sicura, mi chiese: «Malik, la prossima volta vuoi che gli lasci prendere anche il culo mentre tu ci guardi da ancora più vicino?».

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