Alba di Scambio nel Forno: Lei Si Offre Alla Moglie del Suo Amico
Alba, 29 anni, si offre come hotwife al cazzo di Barrett, 42, mentre il marito guarda eccitato.
La casa toscana stava immersa nel silenzio della collina, solo il grillo e il fruscio dei cipressi a fare da sottofondo. A tavola, sotto la luce calda della cucina in pietra, i quattro mangiavano ancora piano, bicchieri di Chianti a metà, stomaci pieni ma menti già altrove. Barrett, quarantadue anni, spalle larghe da chi ha lavorato tutta la vita all’aperto, sorrideva alla sua Camila, trentotto anni, mentre Malik, quaranta, l’amico di una vita, gli riempiva di nuovo il bicchiere. Accanto a Malik c’era Alba, ventinove anni, labbra carnose e scollatura che non nascondeva quasi nulla del seno pesante.
Alba girò il gambo del bicchiere tra le dita. Il vino le aveva solo scaldato le guance, niente di più: era lucida, desiderosa, e lo sapeva. Guardò il marito dritto negli occhi.
«Malik… voglio dirtelo adesso, qui, davanti a loro. Da mesi penso a una cosa sola. Voglio essere la tua hotwife. Voglio offrirmi a Barrett. Voglio che lui mi usi come una troia mentre tu guardi e ti sfreghi il cazzo.»
Il silenzio durò un secondo. Poi Malik sentì il sangue scendere tutto in basso. La gola gli si seccò, ma il sorriso che gli si aprì fu puro fuoco.
«Cazzo, Alba… lo sapevo che ci stavi pensando. Sì. Ti do il permesso. Anzi, ti prego di farlo. Voglio vederti presa da lui.» La voce gli tremava di eccitazione. «Barrett, se vuoi… è tua stasera. Con il mio pieno consenso.»
Camila emise un suono basso, quasi un gemito. Si morse il labbro inferiore e allungò una mano sulla coscia del marito sotto il tavolo.
«Dio, quanto mi eccita sentirvi parlare così», mormorò. «Alba, fallo. Fallo davvero.»
La tensione diventò fisica, un odore di sesso che già si mescolava a quello del sugo e del pane. Barrett sentì il cazzo gonfiarsi contro i pantaloni, pesante, duro. Guardò Alba e poi Malik, cercando conferma una seconda volta. Malik annuì, gli occhi lucidi.
Alba si alzò. La sedia strisciò sul cotto. Girò intorno al tavolo con passo lento, le tette che ballonzolavano sotto la canottiera leggera. Si fermò davanti a Barrett, gli prese il viso tra le mani e lo baciò. Lingua profonda, succhiando, gemendo nella sua bocca. Il bacio era umido, sporco, pieno di saliva.
«Voglio che mi usi come la troia del tuo amico», gli sussurrò contro le labbra, abbastanza forte perché tutti sentissero. «Voglio il tuo cazzo grosso che mi spacca. Usami.»
Camila rise basso, eccitata.
«Siediti sulle sue gambe, tesoro. Fagli sentire che culo hai.»
Alba obbedì. Si voltò e si calò a cavalcioni sulle cosce di Barrett, di schiena contro il suo torace. Il culo sodo, stretto nei pantaloncini di lino, premette dritto contro il pacco duro. Iniziò a dondolarsi, strofinando, facendo scorrere la fessura già bagnata lungo la lunghezza imprigionata. Barrett le afferrò i fianchi, digrignando i denti.
«Cazzo che culo… ti sento gocciolare già», borbottò lui.
«Sì, è tutta per te», ansimò Alba, spingendo più forte. «Malik mi ha detto di sì. Sono la tua puttana stasera. Scopami quando vuoi, come vuoi.»
Malik si era aperto la cerniera. Teneva il cazzo in pugno, lo pompava piano guardando la moglie strusciarsi sull’amico. Camila gli si era avvicinata, una mano tra le proprie gambe, l’altra a carezzare il braccio di Malik.
Il limite saltò. Barrett sollevò Alba come se non pesasse nulla, le fece piegare il busto sul tavolo ancora pieno di piatti. Le tirò giù i pantaloncini e le mutandine in un colpo solo; la figa rasata, gonfia, lucida di sborro anticipato, gli venne incontro. Si liberò il cazzo grosso, venato, e lo spinse dentro d’un fiato. Alba urlo, le mani che aggrappavano la tovaglia.
«Aah— scopami più forte, sono la puttana di tuo marito!» gridò, mentre Barrett iniziava a martellarle il culo, bacino che sbatteva forte, palle che schioccavano contro la figa.
«Prendila, Barrett», ansimò Malik, in piedi accanto, una mano sul cazzo e l’altra nei capelli della moglie. «Riempila. È tutta tua.»
Camila si era tolta le mutande e si ditalizzava guardando. «Che figa stretta… senti come lo succhia.»
Barrett le teneva i fianchi e la scopava da dietro come un animale, profondi, violenti. Alba sbavava sul legno del tavolo, tette schiacciate, urla rotte.
«Più forte— più forte, usami!»
Quando le gambe le tremarono troppo, Barrett la sollevò e la portò sul divano di lino grezzo. La mise di schiena, le aprì le cosce e la riprese in missionario. Le mani enormi le strinsero i seni, dita che pizzicavano i capezzoli duri mentre il cazzo sprofondava fino in fondo, colpi lunghi e pesanti che facevano ondeggiare tutto il corpo di lei.
«Guardami mentre ti riempio», le disse. «Sei la troia più bella che abbia mai scopato.»
Alba lo guardò con gli occhi velati. «Sì… cazzo sì… Malik, guardami, guardami prendere il cazzo del tuo amico—»
Malik era accanto al divano, il pugno che correva sul proprio membro. «Brava. Continua. Voglio vederti godere.»
Barrett tirò fuori il cazzo lucido di succhi, le girò di nuovo a quattro zampe, questa volta a faccia verso il marito. Le aprì le natiche, sputò sulla strettissima stella del culo e spinse. Alba strinse i denti, poi urlò di piacere puro quando la testa grossa le aprì il culo e scivolò dentro, centimetro dopo centimetro, fino a che le palle gli batterono contro.
«Ahhh— nel culo— mi sta spaccando il culo—»
Malik le prese la testa tra le mani, le fece alzare lo sguardo, le carezzò le guance sporche di saliva.
«Brava moglie troia», le disse con voce rauca. «Prendi tutto il cazzo nel culo come una brava puttana. Ti amo così.»
Barrett iniziò a scoparla nel culo con spinte profonde e regolari, sempre più veloci. Il suono umido, carnale, riempiva la stanza insieme ai gemiti di Alba e al respiro affannoso di Camila che si toccava senza vergogna. Alba spingeva indietro, cercando di ingoiarlo tutto, il culo che si apriva e si chiudeva goloso intorno alla sborra di Barrett.
«Vengo— cazzo, ti riempio il culo», ruggì Barrett. Affondò fino in fondo e esplose, schizzi caldi e spessi che le invasero le budella a ondate potenti. Alba sentì ogni pulsazione, gemette lungo e rotto, la figa che sgocciolava sul divano mentre il culo le veniva riempito.
Quando Barrett si sfilò, un filo di sborra densa le colò lungo la coscia. Alba si girò subito verso Malik, ancora tremante, e lo baciò a fondo, lingua contro lingua, facendogli assaggiare il sapore del vino e del sesso.
«Grazie», gli sussurrò contro la bocca, la voce roca. «Grazie di avermi lasciato usare così… di avermi fatta diventare la sua troia.»
Poi, senza aspettare, si accovacciò a terra davanti ai due uomini. Camila li guardava da sopra, dita ancora tra le labbra bagnate. Alba aprì la bocca e tirò fuori la lingua. Prese prima il cazzo di Barrett, ancora semi-duro e lucido della propria sborra e del culo di lei, e lo pulì con lunghe leccate lente, succhiando la testa, leccando le palle, ingoiando ogni residuo. Poi si spostò verso Malik, gli aprì meglio i pantaloni e gli prese il cazzo teso in mano. La lingua calda gli corse dalla base alla punta, leccando via il pre-sborro, poi lo fece scivolare in gola con un suono bagnato, guardandolo negli occhi mentre Camila e Barrett restavano a guardare, il desiderio tutt’altro che spento e l’aria della cucina ancora pesante di sesso, pronta a tutto ciò che sarebbe venuto dopo.
Alba non si alzò. Restò in ginocchio sul cotto freddo, la bocca ancora piena del sapore misto di culo e sborra di Barrett, e continuò a succhiare Malik con una fame lenta e deliberata. Le labbra le scivolavano su e giù lungo il cazzo teso del marito, le guance cave, la lingua che premeva contro la vena inferiore ogni volta che lo tirava fuori fino alla testa. Malik le teneva i capelli raccolti in un pugno, non per guidarla ma per guardarla meglio, per non perdersi neanche un secondo di quella visione: sua moglie, ventinove anni, le tette pesanti ancora fuori dalla canottiera, le cosce lucide di sborra e di succhi, che si faceva fottere la gola dopo essersi fatta riempire il culo dall’amico.
«Cazzo, Alba… che brava troia», ansimò lui. «Continua. Voglio sentirti gorgogliare.»
Lei obbedì. Spinse la testa in avanti finché il naso le si schiacciò contro il pube, e un suono umido e rauco le salì dalla gola. Barrett, ancora a torace nudo e cazzo che tornava a indurirsi mentre la guardava, si sedette sul bracciolo del divano e si prese il membro in mano, strofinandosi piano. Camila non resse più. Si alzò, si tolse del tutto la gonna e la camicetta, e rimase nuda, figa rasata e già aperta. Si avvicinò a Barrett, gli strinse la base del cazzo e gli sussurrò all’orecchio:
«Guardala. Guarda come pulisce il tuo cazzo e poi ingoia quello di suo marito. Voglio che la scopi di nuovo mentre io ti lecca le palle.»
Barrett grugnì assenso. Camila si chinò e gli prese un testicolo in bocca, succhiando piano, gli occhi fissi su Alba. Malik tirò fuori il cazzo dalle labbra della moglie con un suono schioccante.
«Alzati», le ordinò con voce roca. «Voglio vederti usata da entrambi. Voglio che Camila ti lecca mentre Barrett ti riempie di nuovo.»
Alba si alzò tremante, le ginocchia segnate dal pavimento. Barrett la afferrò di nuovo, la fece salire sul divano a quattro zampe, di faccia a Malik. Camila si infilò sotto di lei senza esitazione, schiena sul lino, e aprì la bocca proprio sotto la figa gocciolante di Alba. La lingua di Camila le sfiorò prima le labbra gonfie, poi spinse in profondità, leccando via i residui di sborra e di umidità, mentre Barrett si posizionava dietro e le spingeva di nuovo il cazzo grosso nella figa. Alba urlò, un suono spezzato e puro.
«Ahhh— sì— leccami mentre lui mi scopa— Camila, così—»
Barrett entrò fino in fondo con una spinta secca. La figa di Alba, già usata, lo assorbì con un suono bagnato e goloso. Lui iniziò a martellarla con colpi lunghi e pesanti, le mani che le aprivano le natiche per far vedere a tutti come il suo cazzo spariva e riappariva lucido. Camila leccava e succhiava senza pietà: labbra, clitoride, persino il buco del culo ancora aperto e che gocciolava la sborra precedente. Ogni volta che Barrett affondava, spingeva la figa di Alba contro la bocca di Camila, e le due donne gemevano insieme.
Malik si accovacciò davanti al viso della moglie. Le prese le guance tra le mani, le costrinse a guardarlo mentre le lacrime di piacere le solcavano il viso.
«Dimmi quanto ti piace», ordinò. «Dimmi che sei una puttana e che vuoi i cazzi di entrambi.»
«Sono… ahh… sono la tua hotwife… la puttana di Barrett… voglio i vostri cazzi… voglio che mi usiate finché non cammino più dritta», ansimò Alba, la voce rotta dai colpi. «Scopatemi… riempitemi… Malik, guardami… guardami diventare la loro troia.»
Barrett accelerò. Il suono delle palle che schioccavano contro la figa e contro il mento di Camila riempiva la stanza. Camila, con una mano libera, si ditalizzava furiosamente, due dita profonde, il pollice sul clitoride. Malik sporse il cazzo e Alba lo prese in bocca di nuovo, facendosi scopare da entrambe le estremità: gola e figa riempite, mentre la lingua di Camila le lavorava senza sosta.
«Cazzo che stretta… la sento stringere», ruggì Barrett. «Sta per venire. Vieni, puttana. Vieni sul cazzo dell’amico di tuo marito.»
Alba scoppiò. Il corpo le si contrasse a ondate violente, la figa che pulsava e spremeva il cazzo di Barrett, un grido lungo e rauco strozzato intorno al membro di Malik. Camila gemette sotto di lei, leccando ogni goccia che le colava, e venne a sua volta, cosce che tremavano, dita ancora sepolte. Barrett non si fermò. Continuò a scoparla attraverso l’orgasmo, spinte brutali che la facevano avanzare a scatti, tette che ballonzolavano, saliva che le colava dal mento sul cazzo di Malik.
Quando Alba smise di tremare, Barrett la tirò indietro, le fece alzare il busto e la fece sedere sul suo cazzo a cavalcioni, di schiena. Lei scese lentamente, prendendo tutto, e iniziò a saltare, culo che sbatteva contro l’addome di lui. Malik le si mise davanti, in piedi sul divano, e le riprese la bocca. Camila, ancora ansimante, si alzò, si avvicinò a Barrett da dietro e gli leccò il collo, le orecchie, poi gli sussurrò:
«Riempila di nuovo. Voglio vedere la sborra uscire da quella figa mentre succhia suo marito.»
Barrett le afferrò i fianchi e la sollevò e abbassò sul suo cazzo come una bambola, colpi profondi che le facevano uscire aria dalla gola ogni volta. Alba gemette intorno al membro di Malik, occhi chiusi, gola che si apriva e si chiudeva. Malik le tenne la testa ferma e iniziò a scoparle la bocca con spinte corte e precise.
«Prendi… prendi tutto», ansimò. «Stasera sei solo carne da cazzo. La mia carne da cazzo da offrire.»
Camila si chinò e leccò le palle di Barrett mentre lui scopava Alba, poi scese più in basso e leccò il punto in cui i due corpi si univano, assaporando entrambi. Alba non ce la fece più. Venne di nuovo, un secondo orgasmo che le fece irrigidire la schiena e spingere il culo indietro con forza. Barrett ruggì, affondò fino alle palle e sparò. La sborra calda le riempì la figa a getti spessi, tanto che quando lui si sfilò un filo denso le colò subito lungo le labbra e le cosce. Camila era pronta: si chinò e leccò tutto, lingua larga che raccoglieva la sborra mista al succo di Alba, poi si alzò e baciò Alba in bocca, condividendola, mentre Malik guardava e si toccava più forte.
«In ginocchio», disse Malik. «Tutte e due.»
Alba e Camila obbedirono. Si misero una accanto all’altra, bocche aperte, lingue fuori. Barrett e Malik si strofinarono i cazzi contro quelle lingue, sulle guance, sulle labbra. Malik venne per primo: schizzi caldi che colpirono la lingua e il mento di Alba, poi scivolarono sul seno. Barrett, ancora semi-duro ma eccitato oltre misura, riuscì a spremere altri getti sul viso di Camila e sul seno di Alba. Le due donne si leccarono a vicenda, pulendosi il viso, baciandosi con la sborra tra le lingue, mentre i due uomini le guardavano ansimanti.
Alba, ancora in ginocchio, si voltò verso Malik con gli occhi lucidi e un sorriso sporco.
«Ancora», sussurrò. «Voglio che mi usiate fino all’alba. Voglio svegliarmi zoppicando e piena.»
Barrett rise basso, già che il sangue tornava a riempirgli il cazzo. Camila si mise a quattro zampe accanto ad Alba e le aperse le natiche con le mani, offrendo la figa ancora usata al marito e all’amico.
«Prendetela», mormorò Camila. «Prendete entrambe. Siamo vostre.»
Malik si mise dietro Alba, le spinse di nuovo il cazzo nella figa piena di sborra di Barrett e iniziò a scoparla lento, profondo, mentre Barrett faceva lo stesso con Camila. I due amici si guardarono sopra le schiene piegate delle donne, un sorriso complice e animale. I colpi si sincronizzarono: carne che sbatteva contro carne, gemiti che si sovrapponevano, odore di sesso che saturava la cucina toscana fino a coprire quello del vino e del sugo. Alba spingeva indietro, cercando di ingoiare tutto il marito, e di tanto in tanto si voltava per baciare Camila, lingue che si intrecciavano mentre venivano usate.
«Più forte», ansimò Alba. «Usatemi come la puttana che sono. Malik… Barrett… riempitemi di nuovo… voglio sentirmi scoppiare.»
Barrett le diede uno schiaffo sonoro sul culo, poi un altro, lasciando la pelle rossa. Malik le tirò i capelli indietro e le parlò all’orecchio mentre la scopava:
«Sei la mia hotwife. La mia troia da condividere. E stanotte non hai ancora finito di prendere cazzo.»
I quattro corpi si mossero per ore in quella casa di pietra: sul divano, di nuovo sul tavolo tra i piatti rovesciati, poi per terra sul cotto freddo. Alba venne altre tre volte, ogni orgasmo più debole e più distrutto del precedente, la voce ridotta a gemiti rochi. Camila le leccò la figa tra una scopata e l’altra, raccogliendo sborra fresca, e si fece scopare a sua volta mentre teneva la mano di Alba. Quando finalmente i due uomini spararono l’ultima volta — Malik nel culo di Alba, Barrett in bocca a Camila — le donne erano un ammasso sudato, lucido, tremante, cosce aperte, buchi che gocciolavano senza più ritegno.
Alba, sdraiata sulla schiena con la testa sulle cosce di Malik, le labbra gonfie e la sborra che le colava dall’angolo della bocca, guardò il soffitto a travi e sorrise esausta. Barrett le accarezzava una coscia con la mano grande, Camila le succhiava piano un capezzolo. Fuori i grilli cantavano ancora. Dentro, solo respiro e odore di sesso.
Alba chiuse gli occhi e sussurrò, quasi a se stessa: «Domani mattina voglio che mi riscopiate ancora piena di voi.»
E mentre l’alba grigia filtrava dai cipressi, Alba sapeva di non essere più soltanto una moglie.
Rate this story
Qualcosa non va in questa storia?
Persone vere in cam, adesso.
Guardi gratis. Nessuna carta, nessuna registrazione.
Guarda dal vivo →Popular Collections
Browse Categories