Sotto la maschera, lui la desidera come donna

Roman, architetto di 42 anni, scopre il coinquilino 28enne Barrett vestito da donna e se lo scopa come la troia che desidera essere.

10 min read September 08, 2026New

Roman tornò a casa con le spalle pesanti e la cravatta già allentata. Quarantadue anni, architetto, giornate infinite tra cantieri e clienti che non sapevano cosa volessero. Aprì la porta dell’appartamento e lasciò cadere la borsa sul mobile dell’ingresso. La luce del corridoio era accesa. Dal fondo, dalla sua stanza, arrivava un riverbero caldo.

Avanzò senza fare rumore. La porta era socchiusa. Attraverso lo spiraglio vide il riflesso nello specchio a figura intera.

Barrett aveva ventotto anni, coinquilino da quasi un anno, e in quel momento non c’era niente del ragazzo che Roman conosceva. Indossava un body di pizzo nero che stringeva il torace e scendeva in un micro mutandina che lasciava tutto in mostra. Calze a rete nere tirate fino a metà coscia, reggicalze allacciati con precisione. Tacchi a stiletto lucidi. Tra le mani un vestito rosso scuro che stava provando, tirandolo sulle spalle snelle. I capelli, un po’ più lunghi del solito, erano pettinati all’indietro con un’onda morbida. Labbra lucide di un rossetto bordeaux.

Roman restò fermo. Il cazzo gli diede un colpo secco contro la zip.

Lucia — perché in quel momento era Lucia, e lo sapeva con una chiarezza che gli bruciava lo stomaco — alzò lo sguardo e lo vide nello specchio. Non si coprì. Non scattò indietro. Un sorriso timido le aprì le labbra. Girò lentamente su sé stessa, i tacchi che clickarono sul parquet.

«Ti stavo aspettando», disse con voce bassa, un po’ rauca dal nervosismo. «Da mesi. Ogni sera che tornavi tardi immaginavo che aprissi quella porta e mi trovassi così. Non come Barrett. Come me. Come la donna che sento di essere quando mi guardo e finalmente mi riconosco.»

Roman entrò nella stanza. Chiuse la porta alle sue spalle. Il cuore gli martellava nelle tempie.

«Lucia», pronunciò il nome per la prima volta, assaporandolo. «Sei… cazzo. Sei bellissima.»

Lei abbassò lo sguardo un attimo, poi lo rialzò. Si avvicinò di un passo, poi di un altro. Le dita le tremavano leggermente quando posò il palmo aperto sul petto di lui, sul tessuto della camicia ancora calda dal corpo. Scese piano, sentendo il battito.

«Ho sognato che mi guardassi così», sussurrò, vicina abbastanza da fargli sentire il profumo dolce della pelle e del rossetto. «Che mi toccassi sapendo cosa c’è sotto e desiderandolo lo stesso. Che mi prendessi come una vera femmina. Non per gioco. Perché mi vuoi.»

Roman le afferrò i fianchi. I pollici premevano sul pizzo. Il cazzo gli premeva duro contro i pantaloni.

«Sotto la maschera di tutti i giorni ti ho sempre guardato», ammise con voce roca. «E ogni volta che uscivi dalla doccia con l’asciugamano basso pensavo a questo. A te. A volerti così. Come donna. Come la troia elegante che sei adesso.»

La baciò. Non fu un bacio timido. Fu fame. Lingua contro lingua, denti che graffiavano il labbro inferiore di lei, il sapore del rossetto che si spalmava. Le mani di Roman scesero sul culo tondo stretto nel pizzo, lo strinsero, lo separarono appena. Lucia gemette nella sua bocca e si premette contro di lui, il cazzo già duro e grosso sotto la mutandina che si strofinava contro la coscia di Roman.

Le dita di lui esplorarono il body: i capezzoli eretti sotto il pizzo, la curva della schiena, il bordo delle calze a rete. Ogni centimetro lo accendeva di più. Il controllo scivolava via.

Lucia si staccò dal bacio con le labbra gonfie e gli occhi lucidi di voglia. Scese in ginocchio senza che lui glielo chiedesse. Le ginocchia sul pavimento, i tacchi ancora ai piedi, le cosce aperte. Guardò in su con fame pura mentre gli slacciava la cintura, apriva i bottoni, tirava giù la zip. Il cazzo di Roman le saltò fuori, grosso, venato, già gocciolante. Lei lo prese in mano, lo accarezzò dalla base alla punta, poi lo leccò lungo il frenulo con la lingua calda.

«Voglio questo ogni sera», mormorò prima di aprirsi e ingoiarlo fino in fondo, le labbra di rossetto che scivolavano lungo l’asta. Roman le afferrò i capelli e gemette, spingendo piano nella gola stretta e umida. Lucia si faceva scopare la bocca con gusto, saliva che colava sul mento, occhi alzati su di lui come una puttana innamorata del cazzo che stava succhiando.

Quando non ne poté più, Roman la tirò su e la portò al letto. La stese supina. Il body di pizzo nero le faceva un contrasto sporco e perfetto contro le lenzuola chiare. Lui le aprì le gambe, si chinò e le tirò da parte la mutandina. Il cazzo di Lucia era già duro, rosato, che pulsava. Roman lo prese in bocca intero, lo succhiò con fame, la lingua che girava intorno alla glande mentre due dita le sfioravano il buco già lubrificato e morbido. Lucia si inarcò, le mani nei capelli di lui, e gemé alto, volgare, senza vergogna.

«Sì… mangiami il cazzo… così… sono la tua puttana… guardami…»

Roman la divorò finché lei non tremava, poi la girò di scatto a quattro zampe. Le calze a rete le lasciò su; le abbassò solo quanto bastava insieme al pizzo, abbastanza da scoprire il culo tondo e il buco che si apriva e chiudeva. Si mise in posizione, si sputò sul cazzo, e spinse dentro con un colpo lungo e profondo.

Lucia urlò di piacere puro.

Roman la scopò con forza. Spinte violente che facevano sbattere il letto contro il muro, il cazzo che spariva intero nel culo stretto e caldo. Alternava le spinte a schiaffi sonori sul sedere, lasciando segni rossi sulla pelle. Lucia spingeva indietro incontro a lui, i tacchi ancora ai piedi, la schiena inarcata, e lo supplicava a voce alta:

«Riempimi… scopami più forte… sono la tua troia… voglio sentire il tuo sborro dentro… usami… usami come la femmina che sono…»

Roman le afferrò i fianchi e accelerò. Il suono umido della carne contro carne riempiva la stanza. Sentiva il culo di lei contrarsi intorno al cazzo, le calze che gli sfregavano le cosce, i gemiti di Lucia che diventavano urla rotte. Quando venne, lo fece in profondità, gettate calde che le riempirono il culo a spasmi. Lucia venne un attimo dopo, il cazzo che schizzava sulle lenzuola senza neanche toccarlo, mentre si stringeva intorno a lui e singhiozzava di piacere.

Roman non crollò via. Restò dentro di lei ancora un momento, poi uscì piano e la tirò contro il petto. La strinse tra le braccia, il sudore che li attaccava. Le baciò il collo, sotto l’orecchio, con una dolcezza che faceva contrasto con la scopata appena fatta. Le dita le accarezzavano la schiena nuda lungo il bordo del pizzo.

«D’ora in poi», mormorò contro la pelle calda, «ti voglio ogni sera così. Vestita da donna. Aperta per me. Come la femmina che sei. Niente più nascondigli.»

Lucia si voltò abbastanza da baciarlo, lenta, sorridendo contro la sua bocca. Il cazzo di Roman, ancora semi-duro e sporco di entrambi, le premeva contro la coscia. Lei lo sentì e muovette appena i fianchi, un invito silenzioso.

«Allora restaci», sussurrò. «Non andartene. Dimmi cosa mi fai domani sera. E dopodomani. Voglio sapere quanto a lungo intendi tenermi così… e se stasera hai ancora voglia di riprendermi prima che mi tolga i tacchi.»

Roman le morse piano la spalla. La mano le scese di nuovo sul culo pieno di sborro, un dito che entrava lento nel buco già allargato e caldo. Lucia gemé basso, le cosce che si aprivano di nuovo.

Fuori la notte era appena iniziata. E dentro quella stanza, tra pizzo nero e calze a rete, c’era ancora troppo da prendere.

Roman non si mosse. L’indice gli restava sepolto fino alla nocca nel culo caldo e pieno di sborra di Lucia, e lei si spingeva indietro piano, cercando più profondità, più pressione. Il respiro di entrambi era ancora irregolare, il sudore gli scorreva lungo la schiena, ma il cazzo di Roman, appoggiato contro la coscia di lei, stava già rinforzandosi, tornava a gonfiarsi contro la pelle calda e le calze a rete.

«Non mi tolgo niente», mormorò Lucia contro il petto di lui, la voce rauca di chi ha appena urlato di piacere. «I tacchi, il pizzo, il rossetto spalmato… voglio che mi rifai come se non fossi bastata. Come se avessi fame ancora.»

Roman le estrasse il dito con un suono umido e le leccò il sapore misto dalla falange, guardandola negli occhi. Poi la spinse di nuovo a pancia in giù, le cosce aperte, il culo alto. Il body di pizzo nero era tirato di lato, le mutandine abbassate sotto le chiappe, le calze tese sulle cosce muscolose. Si chinò e le aprì le natiche con entrambe le mani, guardando il buco arrossato, lucido, che pulsava ancora. Sputò di nuovo, denso, e lo sparse con il pollice, spingendo dentro e fuori piano finché Lucia non tremava.

«Apro la bocca», disse lei, voltando la testa di lato sul cuscino. «Voglio leccarti le palle mentre mi prepari. Voglio sentire il sapore di noi due.»

Roman le strisciò il cazzo ormai di nuovo duro lungo la schiena, fino alla nuca. Lucia lo afferrò con una mano, lo portò alle labbra bordeaux rovinate e lo succhiò con lussuria lenta, la lingua che girava intorno alla glande già umida di precome. Roman gemette basso e le infilò due dita nel culo, allargandole a forbice, sentendo i tessuti caldi cedere, morbidi di sborra e saliva. Le dita andavano e venivano mentre lei lo pompava con la bocca, gli occhi chiusi di piacere, i tacchi che si alzavano e abbassavano sul materasso a ogni spinta.

«Sei già di nuovo aperta», ringhiò Roman. «Un buco da puttana che chiede di essere riempito. La mia femmina. La mia troia elegante.»

La tirò su sulle ginocchia senza toglierle il cazzo di bocca. Si piazzò dietro, le afferrò i fianchi e entrò di nuovo con un colpo secco e profondo. Lucia strillò intorno all’asta, la gola che vibra, e Roman iniziò a scoparla a ritmi lunghi e pesanti, il bacino che sbatteva contro le chiappe tese. Ogni spinta faceva dondolare i seni piccoli sotto il pizzo, faceva scivolare il body più in alto sul torace. Roman le afferrò i capelli con una mano e le tirò la testa all’indietro, obbligandola a inarcare la schiena, i tacchi piantati, il culo che si apriva e chiudeva intorno al cazzo grosso.

«Guardati», le ordinò, spingendo più forte. «Sei una donna che si fa scopare il culo da un uomo che la vuole così. Niente maschere. Solo questo. Il mio cazzo che ti usa.»

Lucia gemé alto quando lui le lasciò i capelli e le scese una mano davanti, afferrandole il cazzo duro e caldo, pompando a tempo con le spinte. «Roman… cazzo sì… scopami… riempimi di nuovo… sono la tua Lucia… la tua troia… voglio sborrare mentre mi fotte…»

Roman la girò senza uscire, la mise a cavalcioni di spalle a lui, le gambe aperte ai lati delle sue. Lucia scese tutta sul cazzo, lo prese fino in fondo, e iniziò a saltellare, i tacchi che premevano il materasso, il culo che schiaffeggiava le cosce di Roman a ogni discesa. Lui le strinse i fianchi e la guidò, alzando il bacino incontro a lei, martellandola dal basso. Il suono era obsceno: carne bagnata, pizzo che scricchiolava, respiri spezzati, gemiti volgari.

«Più forte», supplicò Lucia, voltandosi di tre quarti per baciarlo storto, la lingua che entrava nella bocca di lui mentre si faceva sfondare. «Usami il culo come un buco da scopare… voglio sentire i tuoi coglioni contro le mie… voglio che mi lasci colata di sborra…»

Roman le schiaffeggiò una chiappa, poi l’altra, lasciando l’impronta rossa. «Allora lavora, puttana. Scopati il mio cazzo. Mostrami quanto lo vuoi.»

Lucia accelerò, le cosce che tremavano dallo sforzo, il cazzo personale che saltava e gocciolava sulla pancia di Roman. Si chinò in avanti, le mani sul petto di lui, e si fece martellare mentre Roman la teneva ferma e la forava senza pietà. Il body di pizzo era ormai solo un pezzo di tessuto scostato, le calze a rete strappate in un punto sulla coscia sinistra, i tacchi ancora saldi. Roman le strinse il cazzo in pugno e lo strofinò forte, il pollice sul frenulo.

«Vieni», le ordinò. «Vieni sul mio cazzo mentre ti riempio. Fammi sentire come si contrae una vera femmina quando sborra.»

Lucia si ruppe. Il corpo le si irrigidì, un urlo lungo le uscì dalla gola mentre il cazzo schizzava getti caldi sul torace di Roman, sul pizzo nero, sulle lenzuola già macchiate. Il culo le si strinse a spasmi intorno all’asta di Roman, tirandolo più dentro, mungendolo. Roman le afferrò i fianchi e la tenne giù mentre sparava dentro di lei la seconda volta, getti profondi, caldi, che si mescolavano a quelli di prima, che le colavano fuori lungo le palle mentre lui continuava a spingere a scatti, svuotandosi completamente.

Restarono così, Lucia ancora seduta sul cazzo che pulsava, il respiro che le scuoteva il torace, i capelli appiccicati alla fronte. Roman le accarezzò la schiena nuda lungo la linea del pizzo, lento, senza uscire subito. Le baciò la spalla, il collo, il punto sotto l’orecchio dove il rossetto si era spalmato.

Quando finalmente scivolò fuori, un filo di sborra le colò dal buco rosso e gonfio lungo la coscia interna, impregnando le calze. Lucia si lasciò cadere di fianco, le gambe ancora aperte, i tacchi che pendevano dal bordo del letto. Roman le si accostò da dietro, un braccio intorno alla vita, la mano che le copriva il basso ventre ancora caldo. Il cazzo semi-morbido le premeva contro la piega delle natiche, sporco, soddisfatto.

Lucia girò appena il viso e lo baciò, lento, assaporando il sapore di entrambi. Gli occhi erano lucidi, sorridenti, saturi.

«Stasera non mi tolgo niente», sussurrò contro le sue labbra. «Dormo così. Vestita da donna. Piena di te. E domani sera…»

Roman le strinse il culo pieno di sborra con la mano, un dito che sfiorava ancora l’orlo del buco senza entrare. «Domani sera ti vesto io», mormorò. «E ti prendo di nuovo. Come la femmina che sei.»

Il respiro di Lucia si fece più lento, il corpo abbandonato contro il suo. La stanza odorava di sesso, di pizzo sudato, di rossetto. Fuori la notte continuava, ma dentro il letto, tra le calze a rete e il body nero, c’era solo il calore di due corpi che si tenevano ancora stretti, il piacere appena consumato che pulsava ancora sotto pelle, e la certezza silenziosa che non sarebbe finita lì.

Rate this story

Thanks for rating
Qualcosa non va in questa storia?
Tagged anal creampie doggy-style spanking dirty-talk

Fresh filth, nightly

The best new stories in your inbox every morning. Free, 18+, unsubscribe anytime.