Amico Fidato nel Fieno della Scuderia
La calda moglie di 38 anni si fa scopare come una troia dal robusto stalliere di 40 nel fieno mentre il marito guarda.
Selena aveva trentotto anni e un corpo che sapeva ancora far girare le teste come quando ne aveva venti: seno pieno, fianchi larghi da cavallerizza, cosce toniche abituate a stringere la sella per ore. Suo marito Callum, quarantadue anni, allevatore di cavalli in quella scuderia di campagna immersa tra i campi, la guardava ogni sera con lo stesso appetito di quando l’aveva sposata. Da anni ospitavano Errol, lo stalliere robusto di quarant’anni, spalle larghe, braccia cordate di muscoli guadagnati a spingere balle di fieno e a domare stalloni. Errol dormiva nella stanza sopra le scuderie, mangiava con loro, rideva con loro. Era l’amico fidato.
Una sera, nudi nel letto dopo un bacio lungo, Selena confesso tutto. La voce le tremava di lussuria.
«Callum… da mesi mi tocco pensando a lui. Al fieno. Al suo cazzo grosso che mi apre mentre tu guardi. Voglio che Errol mi scopi come una troia, proprio lì, tra le balle, e che tu stia a vedere tutto.»
Callum sentì il sangue scendere dritto al cazzo. Si indurì contro la coscia di lei.
«Cazzo, Selena. Vuoi che il nostro stalliere ti riempia la figa mentre io mi sborro sulle tue tette? Dillo di nuovo.»
«Voglio che mi chiavi nel fieno. Voglio che mi chiami troia. E voglio che tu goda a guardarmi.»
Lui le morse il collo, le dita già tra le labbra bagnate.
«Allora seducilo. Ti do il mio pieno consenso. Fallo. Voglio vederti ingoiare il cazzo del mio amico e squirtare su di lui. Sei la mia hotwife, e stasera lo dimostri.»
La sera dopo l’aria era calda, pesante di estate. Le cicale stridivano fuori. Callum si era arrampicato sul soppalco di legno sopra la zona del fieno, nascosto tra le ombre e le travi. Dal suo punto vedeva tutto: le balle di paglia, la luce soffusa della lampada a olio, il corpo di Errol che spazzava la corsia in canottiera sudata, pantaloni di tela che gli segnavo il pacco.
Selena entrò con un vestitino leggero, corto fino a metà coscia, senza reggiseno. I capezzoli duri premevano sul tessuto sottile. I capelli sciolti sulle spalle. Camminò dritta verso Errol, le anche che dondolavano.
«Errol… fa caldo stasera.»
Lui si voltò, sorriso abituale, poi gli occhi gli scesero sul vestito, sulle gambe nude.
«Selena. Sei… bella. Tutto bene?»
Lei si avvicinò di più, gli posò una mano sul petto largo, sentendo il cuore battere forte.
«No. Non tutto bene. Da mesi mi bagno pensando a te. Al tuo cazzo. Mio marito sa tutto. Callum vuole guardarmi mentre mi fai fottere come una puttana nel fieno. Ti ho confesso il mio desiderio e lui è eccitatissimo. Vuole vedermi succhiarti e cavalcarti.»
Errol restò immobile un secondo, sorpreso, il cazzo che già si gonfiava contro i pantaloni. Poi l’odore di lei, il calore del corpo che si strofinava piano contro il suo fianco, la mano di Selena che scendeva a palpare il pacco duro.
«Cazzo… Selena. Sei sicura?»
«Sì. Guardami. Sono bagnata solo a pensarlo.» Lei prese la sua mano e la spinse sotto il vestito. Nessuna mutandina. Solo figa calda, labbra gonfie, bagnate di desiderio. «Toccami. Mio marito è lassù e si sta già segando. Scopami. Usami.»
Errol non resistette più. La afferrò per i fianchi, la premette contro il petto e la baciò con fame, lingua profonda, denti che le mordevano il labbro. Selena gemette nella sua bocca, si strusciò contro il cazzo duro, le tette schiacciate sul torace sudato di lui. Le mani di Errol le alzarono il vestito, le afferrarono il culo nudo, le dita che already scivolavano tra le natiche a cercare l’umidità.
Si spinsero tra le balle di fieno. L’odore di paglia secca e di cavallo mescolato al sesso. Selena si mise in ginocchio sul fieno morbido, gli aprì i pantaloni con mani frettolose. Il cazzo di Errol saltò fuori: grosso, venato, già lucido di precome, più spesso di quello di Callum. Lei lo prese in mano, lo leccò dalla base alla testa, poi lo ingoiò fino in gola, soffocando di piacere. La gola le si apriva, saliva che colava, suoni umidi e schiocchi mentre lo pompava. Callum, sul soppalco, aveva il cazzo in pugno e si segava lento, gli occhi fissi sulla moglie che succhiava l’amico come una troia affamata.
«Mmmhh… che cazzo grosso… voglio tutto,» borbotto lei tra una succhiata e l’altra, saliva che le colava sul mento e sul seno.
Errol le afferrò i capelli e la guidò più a fondo, gemendo basso.
«Selena… cazzo, la tua bocca…»
Poi la tirò su, la girò di schiena, la piegò a novanta sul fieno. Il vestito alzato sulla schiena. Le aprì le cosce con le ginocchia, allineò il cazzo alla figa gocciolante e spinse dentro con un colpo solo, fino in fondo. Selena urlo di piacere, la paglia che le graffiava i palmi.
«Ahhh! Sì, scopami! Sbattemi come una troia!»
Errol la chiavò duro, bacino che sbatteva contro il suo culo, le palle che le picchiavano il clitoride. Ogni spinta faceva squittire la paglia. Le mani le stringevano i fianchi, le dita che le lasciavano segni.
«Prendi questo cazzo, moglie troia del mio amico… ti piace essere piena del mio cazzo mentre Callum guarda? Diglielo.»
«Sì! Sono la troia di mio marito e adesso anche la tua! Scopami più forte, Errol! Riempimi!»
Lui la girò di scatto, la mise a gamba aperte in missionary sul fieno. Le sollevò le cosce sulle spalle, le aprì la figa con i pollici e riprese a martellarla. Il cazzo le sfregava il punto più profondo, il clitoride strofinato dal pube. Selena sentì l’orgasmo salire come un’onda, le cosce che tremavano.
«Sto… sto per… ahhh cazzo!»
Squirto. Un getto caldo le schizzò sul ventre di lui e sulla paglia, il corpo che si contraeva a scosse mentre urlava. Errol non si fermò, continuò a scoparla attraverso l’orgasmo, bagnato dal suo liquido.
Poi si sdraiò sul fieno e la tirò sopra di sé. Selena gli montò a cavalcioni, infilò il cazzo ancora duro nella figa zuppa e iniziò a cavalcarlo selvaggia, seno che ballava, unghie sul petto di lui.
«Mi piace essere condivisa! Mi piace il cazzo del tuo amico dentro di me mentre tu mi guardi, Callum! Guarda come lo sculo! Guarda la tua moglie troia che sborra sul cazzo di Errol!»
Callum si stava sborrando la mano, ma si tratteneva, gli occhi lucidi di lussuria.
Errol la afferrò pei fianchi e la martellò dal basso, più veloce, più duro, fino a quando il suo orgasmo lo travolse. Sborrò dentro di lei con schizzi potenti, caldo, abbondante, riempiendola fino a farle traboccare lo sperma. Selena sentì ogni pulsazione, gemette e si strinse attorno a lui, godendo di nuovo al calore che le colava dentro.
Quando Errol uscì, il seme le scese lungo le cosce interne, bianco e denso, gocciolando sul fieno. Selena, ancora ansimante, il vestito arrotolato sulla vita, si alzò in piedi tremante. Callum scendeva già la scaletta del soppalco, cazzo ancora duro e lucido di precome. Lei gli andò incontro, gli gettò le braccia al collo e lo baciò con passione, lingua profonda, facendogli assaporare il sapore di Errol ancora sulla sua bocca. Lo sperma le colava ancora tra le gambe mentre le mani di Callum le afferravano il culo bagnato.
«Vedi… ti ho fatto vedere tutto,» sussurrò lei contro le sue labbra, la voce roca. «E non ho ancora finito di essere la vostra troia stasera.»
Callum la spinse contro la balla di fieno più vicina senza perdere un secondo, il cazzo ancora dritto e pulsante che le sfiorava già la coscia bagnata di sperma. Le mani le strapparono del tutto il vestitino, lasciandola nuda sotto la luce giallastra della lampada, il corpo lucido di sudore e di liquido bianco che le colava ancora dalle labbra della figa. La baciò di nuovo, più affamato, leccandole la lingua, il mento, scendendo a succhiarle un capezzolo duro mentre due dita le entravano dentro a scavare lo sborra di Errol.
«Cazzo, sei piena del suo cazzo… la mia moglie troia che gocciola lo sperma dell’amico. Apriti.»
Selena gemette, le gambe che si aprivano da sole, le anche che spingevano incontro alle dita. Errol stava già lì accanto, il cazzo che si stava rialzando guardandoli, grosso e lucido del succo di lei. Callum si allineò e entrò con un colpo secco, affondando fino alle palle nella figa cremosa, sentendo lo sborra altrui scivolare intorno al proprio cazzo. Selena urlò di puro piacere, le unghie che gli graffiarono la schiena.
«Sì, Callum, scopami sulla sua sborra! Sentila dentro di me mentre mi chiavi!»
Lui la martellò con rabbia lussuriosa, bacino che sbatteva, le palle che schiaffeggiavano il culo. Ogni spinta faceva schioccare umido, lo sperma di Errol che schizzava fuori a fiotti lungo le cosce di lei e sul fieno. Callum le morsicò il collo, la voce roca contro l’orecchio.
«Guarda Errol mentre ti sfondo. Digli quanto ti piace essere piena di due cazzi.»
Selena voltò la testa, gli occhi velati di orgasmo, e sorrise sporca a Errol che si stava accarezzando lentamente.
«Voglio entrambi. Voglio il tuo cazzo in gola mentre mio marito mi sfonda la figa. Usatemi. Sono la vostra puttana del fieno stasera.»
Errol si avvicinò, le afferrò i capelli e le spinse il glande contro le labbra. Selena lo aprì avidamente, lo inghiottì fino a farle toccare la gola, saliva che colava mentre Callum continuava a scoparla a ritmo forsennato. I suoni erano osceni: schiocchi di gola, carne contro carne, gemiti bassi di tre adulti persi nella stessa lussuria. Callum accelerò, le mani che le sollevavano le cosce per spingere più a fondo, il pube che le strofinava il clitoride gonfio.
«Prendi tutto, troia. Sto per sborrarti dentro insieme a lui.»
Selena si staccò dal cazzo di Errol solo abbastanza da parlottare, la voce rotta.
«Fallo. Riempimi di nuovo. Voglio sentire i vostri sborri mischiati.»
Callum esplose con un ruggito, schizzi caldi che le esplodevano in fondo alla figa, aggiungendosi a quelli di Errol. Lei venne di nuovo, le pareti che si contraevano a spasmi, un altro getto di squirt che bagnò il ventre di lui e la paglia sotto. Tremava ancora quando Callum uscì, lo sperma di entrambi che le colava abbondante, bianco e denso, giù fino alle ginocchia.
Ma non era finita. Errol la afferrò, la girò e se la mise a pecorina sul fieno fresco, le ginocchia già graffiate dalla paglia. Le aprì le natiche con i pollici, ammirò la figa aperta e gocciolante, poi spinse dentro di nuovo, fino in fondo, gemendo per come era calda e scivolosa di sborra.
«Cazzo, sei un disastro bagnato… la figa di una moglie usata. Callum, vieni qui.»
Callum si inginocchiò davanti al viso di Selena, il cazzo ancora semi-duro ma che si stava rialzando alla vista. Lei lo prese in bocca di nuovo, lo leccò pulito del loro misto, succhiò con fame mentre Errol la chiavava da dietro con colpi lunghi e pesanti che le facevano ondeggiare le tette. Le mani di Errol le stringevano i fianchi fino a lasciare segni rossi, le palle che le sbattevano contro il clitoride a ogni spinta.
«Più forte, Errol… chiamami puttana… dillo mentre mi riempi di nuovo.»
«Sei la puttana di Callum e adesso anche la mia. Ti scopiamo nel fieno come una cavalla in calore. Digli quanto sei felice di essere condivisa.»
Selena, con il cazzo di Callum ancora in bocca, borbotto parole bagnate.
«Sono la vostra troia… amo il cazzo del mio marito e quello del suo amico… riempitemi, usatemi, sborratemi addosso…»
Callum le uscì dalla bocca, le si mise a cavalcioni del petto e le strinse le tette intorno al cazzo, scopandole il seno mentre Errol accelerava da dietro. Il ritmo era brutale, sincrono, il fieno che scricchiolava sotto i loro corpi. Selena ansimava a bocca aperta, gli occhi che andavano da un uomo all’altro, il corpo che prendeva tutto senza riserve.
Errol le diede uno schiaffo leggero sul culo, poi un altro, lasciando la pelle rosa.
«Squirta di nuovo su di me. Fallo mentre Callum ti sborra sulle tette.»
Lei obbedì, l’orgasmo che la travolse come un pugno, le cosce che si chiusero a scatti intorno al cazzo di Errol, un altro getto caldo che schizzò indietro sulle sue palle e sulle cosce. Nello stesso istante Callum venne, schizzi spessi che le coprirono il seno, il collo, il mento, gocce che le cadevano sulle labbra. Selena le leccò avidamente, gemendo attraverso le ultime ondate.
Errol non si fermò. La tirò su, se la mise a cavalcioni di nuovo, faccia a faccia, e la fece rimbalzare sul suo cazzo ancora duro. Callum le si mise dietro, le dita che le aprivano il culo, un pollice che le entrava piano nel buco stretto mentre Errol la scopava. Selena emise un urlo lungo, di piacere puro, spingendo indietro contro entrambe le penetrazioni.
«Sì… entrambi… sentitemi… sono piena…»
Callum le leccò l’orecchio, la voce bassa e sporca.
«Un giorno ti prenderemo tutte e due le buche insieme. Stasera ti riempiamo di sborra finché non cammini dritta.»
Errol la baciò a bocca aperta, le lingue che si mischiano, e riprese a martellarla dal basso finché il secondo orgasmo non lo scosse. Sborrò di nuovo dentro, caldo e abbondante, le anche che si contraevano mentre le scaricava ogni goccia. Selena sentì il calore aggiungersi, lo sborra che le usciva intorno al cazzo a ogni piccola mossa. Callum le ritirò le dita, se le portò alla bocca e le leccò, poi si strofinò il cazzo tra le natiche di lei fino a venire di nuovo, schizzi che le solcarono la schiena e il culo.
Si accasciarono tutti e tre sul fieno, ansimanti, i corpi intrecciati, lo sperma ovunque: sulle cosce di Selena, sul petto, nella paglia. Callum le accarezzò i capelli sudati, Errol le tenne una mano sul fianco. Selena rise roca, soddisfatta, le gambe ancora aperte, la figa che pulsava e gocciolava senza sosta.
«Non ho ancora finito di essere la vostra troia», mormorò, ma la voce tremava di sfinimento e di fame ancora viva. «Domani sera di nuovo. E la prossima. Voglio che mi usiate finché il fieno non puzzerà solo di noi tre.»
Callum le baciò la fronte sudata, poi la bocca, assaggiando ancora il sapore misto.
«Lo farai. Sei mia. Sei nostra.»
Errol annuì, già con lo sguardo che le scorreva di nuovo sul corpo nudo e usato.
Lei si alzò lentamente, lo sperma che le scendeva lungo le gambe interne fino alle caviglie, e camminò nuda tra le balle di fieno sotto lo sguardo dei due uomini, il sorriso di una donna che aveva finalmente preso tutto ciò che voleva.
Il mattino dopo, quando i cavalli nitritono e l’aria odorava ancora di sesso secco sul fieno, Selena sapeva che non sarebbe mai più tornata a essere solo la moglie.
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