Traversata Notturna, Lei si Arrende al Suo Amico
Durante la traversata notturna, la moglie 38enne Chloe si arrende al cazzo dell’amico Victor davanti al marito umiliato.
La barca a vela scivolava silenziosa sulle onde nere della traversata notturna, il vento leggero che faceva frusciare le vele sopra le loro teste. Reid, quarantaduenne marito di Chloe, stava al timone con le mani strette sul legno liscio, lo sguardo fisso sulla scia fosforescente che si apriva dietro di loro. Avevano lasciato il porto ore prima, diretti verso la costa lontana, e l’amico di lunga data Victor, quarant’anni suonati, era rimasto sul ponte con Chloe. Lei, trentotto anni, moglie da più di un decennio, indossava solo una camicia di lino leggera aperta sul petto e un paio di shorts cortissimi che lasciavano scoperte le cosce morbide.
Reid li osservava. Non poteva farne a meno. Chloe rideva basso, la voce calda che si perdeva nel rumore dell’acqua, e Victor le stava troppo vicino. Le dita di lui sfioravano la schiena di lei quando le passava il bicchiere di vino, un contatto che durava un secondo di troppo. I loro sguardi si incrociavano carichi, le labbra di Chloe che si aprivano appena mentre fissava la bocca di Victor. Reid sentì il calore salire allo stomaco, una gelosia che gli stringeva il petto e allo stesso tempo gli faceva indurire il cazzo nei pantaloni. Non intervenne. Non disse una parola. Il cuore gli batteva forte mentre immaginava cosa sarebbe successo se avesse voltato lo sguardo.
Chloe si alzò, il seno che si muoveva sotto il lino, e andò verso la cabina di prua dove Victor si era seduto sul bordo del monoblocco. Reid restò al timone, le dita bianche per la presa. Li vedeva attraverso l’apertura. Chloe si chinò verso Victor, le labbra a pochi centimetri dalle sue. «Ti guardo da ore», mormorò lei, la voce roca. «E voglio sentirlo. Voglio il tuo cazzo dentro di me.»
Victor le afferrò la nuca e la baciò con fame. La lingua di lui entrò nella bocca di Chloe, umida e insistente, mentre una mano le scivolava sotto la camicia e le stringeva un seno, il capezzolo già duro tra le dita. Chloe gemette nel bacio, le cosce che si stringevano. «Davanti a lui», sussurrò Victor contro le sue labbra. «Ti prenderò davanti a Reid. Vuoi arrenderti al mio cazzo, Chloe? Vuoi che ti scopi mentre tuo marito guarda?»
Lei annuì, gli occhi lucidi di eccitazione. «Sì. Voglio. Consapevolmente. Fammi tua davanti a lui.» Il consenso era chiaro, caldo, senza esitazioni. La tensione salì come una marea. Reid li sentiva, il sangue che gli ronzava nelle orecchie, il cazzo dolorosamente duro mentre restava immobile al timone.
Chloe si inginocchiò sul ponte di legno liscio, le ginocchia aperte, e aprì i pantaloni di Victor. Il cazzo grosso e pesante di lui saltò fuori, già duro, le vene spesse lungo l’asta. Lei lo guardò un attimo, poi lo prese in bocca con avidità. Le labbra si tesero intorno al glande, la lingua che girava umida alla base mentre lo succhiava a fondo, le guance cave. Victor le tenne i capelli, spingendo piano ma fermo, e Chloe gorgogliò di piacere, la saliva che le colava sul mento. Reid guardava impotente, il respiro corto, umiliato e arrapato allo stesso tempo. Ogni suono bagnato della bocca di sua moglie sul cazzo dell’amico gli martellava nelle ossa.
Victor la tirò su e la piegò a pecorina sul ponte, gli shorts tirati giù fino alle caviglie. Le spalle di Chloe erano basse, il culo alto e offerto, la figa già lucida e aperta. Lui si mise dietro di lei, afferrò i fianchi e entrò con una spinta profonda e forte. Chloe urlò di piacere, la voce che si spezzava nel vento notturno. «Oh cazzo… sì, così…» Victor la scopava con colpi lunghi e duri, le palle che sbattevano contro di lei a ogni spinta, il cazzo che le riempiva fino in fondo. Reid sentiva il rumore bagnato della figa di Chloe che ingoiava l’amico, e non poteva distogliere lo sguardo.
Victor la girò in missionario, le gambe di Chloe aperte larghe sul legno, e la guardò negli occhi mentre riprendeva a spingere. «Troia del cazzo», le disse con voce bassa e degradata, il respiro caldo sul suo volto. «Moglie puttana. Guarda come ti allarghi per me. Meglio del cazzo di tuo marito, vero?» Chloe ansimava, le unghie sulla schiena di Victor. «Sì… sei più grosso… più forte… scopami.» Lui le parlava sporco mentre la riempiva di spinte, chiamandola troia e puttana di marito, e lei veniva con un grido lungo, le pareti della figa che gli si stringevano intorno.
Poi la fece montare. Chloe si sedette a cavalcioni sul cazzo di Victor, le cosce che tremavano, e iniziò a cavalcarlo con forza, alzandosi e riabbassandosi con colpi disperati. I seni le ballavano sotto la camicia aperta, i capezzoli duri. Victor le teneva i fianchi e la guidava, spingendosi su dentro di lei. «Vieni dentro», ansimò Chloe. «Riempimi.» Victor ruggì e scoppiò, il cazzo che pulsava mentre le sparava il caldo spesso in fondo alla figa. Chloe continuò a muoversi finché non fu piena, il seme che le colava lungo le cosce quando si sollevò un poco.
Reid era rimasto lì, umiliato a ogni parola. Entrambi gli avevano ricordato quanto Victor fosse migliore: più grosso, più duro, capace di farla urlare come Reid non riusciva da anni. Chloe tremava ancora, il corpo sazio e lucido di sudore e sborra.
Victor la baciò possessivo, la lingua profonda nella sua bocca ancora aperta, assaporando il sapore misto. Poi le parlò all’orecchio, lo sguardo che andava verso Reid. «Ora vai da lui. Bacalo. Con la bocca ancora sporca del mio cazzo e del mio sapore.»
Chloe si alzò, le gambe debole, e camminò verso il marito al timone. Reid la guardò arrivare, il cuore in gola, il cazzo che pulsava nei pantaloni. Lei gli mise le braccia al collo e lo baciò. Reid assaggiò Victor sulla lingua di lei — il sapore amaro e salato del cazzo dell’amico, il residuo della sborra — e accettò il bacio, le labbra che si aprivano, umiliato ed eccitato fino al midollo. Victor sorrideva soddisfatto dal ponte, le braccia incrociate sul petto nudo, il cazzo ancora umido che gli pendeva pesante.
La barca continuava a tagliare l’oscurità. Chloe restò vicina a Reid dopo il bacio, il fiato caldo sul suo collo, mentre Victor si avvicinava di nuovo, gli occhi che promettevano che la notte era lunga e che il marito avrebbe dovuto guardare ancora.
La barca tagliava ancora l’oscurità senza una luce all’orizzonte, solo il respiro del vento e lo sciabordio dell’acqua contro lo scafo. Victor si fermò alle spalle di Chloe, ancora vicino al marito al timone, e le fece scivolare le mani sui fianchi nudi, le dita che premevano sui segni rossi lasciati dalla presa di prima. Reid sentiva il calore del corpo di lei contro il proprio fianco, l’odore di sesso e di mare che gli saliva alle narici, e non riusciva a distogliere lo sguardo dal cazzo di Victor che si rialzava già, lucido e pesante, pronto di nuovo.
«Togliti del tutto», ordinò Victor con voce bassa. Chloe obbedì senza esitazione. La camicia di lino scivolò giù dalle spalle e finì sul ponte bagnato di rugiada, gli shorts già ammassati alle caviglie vennero calciati via. Restò nuda di fronte a entrambi, trentotto anni di corpo morbido e desideroso: seni pieni con i capezzoli ancora duri, ventre leggermente arrotondato, cosce forti che tremavano ancora per l’orgasmo precedente, e tra le labbra della figa il bianco denso del seme di Victor che le colava lento lungo l’interno della coscia. Reid la guardò e il cuore gli si strinse in una morsa di umiliazione dolce e atroce. Lei era più bella così, usata, aperta, ancora grondante di un altro uomo.
Victor la fece piegare in avanti contro il corpo di Reid, le mani di Chloe che si aggrapparono al petto del marito per tenersi in equilibrio mentre il vento le muoveva i capelli sul viso. «Tienila ferma», disse Victor a Reid. «Voglio che senta ogni centimetro mentre ti guarda negli occhi.» Reid obbedì. Le sue mani scivolarono sui fianchi della moglie, le dita che stringevano la carne calda, e Chloe lo fissò da vicino, le labbra socchiuse, gli occhi lucidi. Dietro di lei Victor si allineò e spinse. Il cazzo grosso entrò di nuovo nella figa già piena e scivolosa, un colpo lungo che fece gemere Chloe dritto contro la bocca di Reid. «Oh… cazzo… sì…» ansimò lei, la fronte premuta contro quella del marito. «Mi sta aprendo di nuovo… lo senti? Sento quanto è grosso… quanto mi riempie…»
Victor iniziò a scoparla con ritmo pesante e costante, le palle che sbattevano umide contro di lei a ogni spinta, il suono bagnato e osceno che si mescolava al fruscio delle vele. Ogni colpo faceva ondeggiare i seni di Chloe contro il torace di Reid. Lei non distoglieva lo sguardo dal marito. «È meglio», sussurrò contro le sue labbra. «È più duro… mi arriva dove tu non arrivi da anni. Scusami… ma è così.» Le parole la colpirono Reid come schiaffi, eppure il cazzo gli pulsava dolorosamente stretto nei pantaloni, dimenticato, inutile. Victor accelerò, afferrandole i capelli e tirandole indietro la testa perché Reid vedesse il volto contratto dal piacere.
«Dillo più forte», ordinò Victor, la voce rauca mentre la martellava. «Dillo a tuo marito cosa sei stanotte.» «Sono la tua puttana», gemette Chloe, le unghie che si conficcavano nelle spalle di Reid. «La moglie troia che si fa scopare dall’amico davanti a lui. Prendimi… riempimi di nuovo… voglio colare di te per tutta la traversata.»
Victor la tirò indietro, lontano dal timone, e la stese sul monoblocco di prua, le gambe spalancate, le ginocchia piegate contro il petto. Reid dovette lasciar andare il legno per un istante, il cuore in gola, e li seguì con lo sguardo. Da lì vedeva tutto: il cazzo spesso di Victor che entrava e usciva lucido di sborra mista ai liquidi di lei, le labbra della figa di Chloe strette e rosse intorno all’asta, il clitoride gonfio. Victor le parlava sporco senza pietà, la voce portata dal vento. «Guarda tuo marito. Guardalo mentre ti allargo. Questo buco è mio stanotte. Lui può solo stare a guardare come una moglie vera si fa fottere.» Chloe annuiva, gli occhi rivoltati, un gemito lungo che le usciva dalla gola ogni volta che lui toccava fondo. «Sì… guardami, Reid… guardami prendere il cazzo che mi serve…»
Lei venne di nuovo con un urlo strozzato, il corpo che si inarcava, le pareti interne che si contraevano visibilmente intorno al cazzo di Victor. Lui non si fermò. Continuò a spingere attraverso l’orgasmo di lei, sfruttando le convulsioni, finché Chloe non piangeva quasi di piacere, le cosce che scuotevano. Poi la girò di nuovo a pecorina, il viso di lei rivolto verso Reid al timone, e riprese a scoparla da dietro con colpi più brevi e più duri, le mani che le aprivano le natiche per far vedere al marito tutto. «Vieni qui», disse Victor a Reid senza smettere di muoversi. «Avvicinati. Voglio che senta il rumore da vicino.»
Reid si mosse come ipnotizzato, lasciando il timone bloccato, e si accovacciò di fronte a Chloe. Lei alzò il volto sudato e lo baciò di nuovo, la lingua che gli entrava in bocca ancora piena del sapore di prima, mentre dietro Victor le martellava la figa con forza crescente. «Leccami i seni», ansimò Chloe contro le labbra del marito. Reid obbedì, la bocca che scendeva su un capezzolo duro, la lingua che girava mentre sentiva il corpo di lei scosso dalle spinte altrui. Victor rise basso. «Bravo cuck. Tieni occupata la bocca di tua moglie mentre gliela do io. Guarda come ti tremano le mani.»
Chloe allungò una mano e aprì i pantaloni di Reid. Il cazzo del marito saltò fuori, duro ma più piccolo, più sottile, e lei lo strinse appena, senza davvero masturbarlo, solo per farlo sentire patetico e dimenticato. «Povero amore», mormorò lei con voce dolce e crudele insieme. «Il tuo è carino… ma stanotte mi serve questo.» E con l’altra mano indicò indietro, dove Victor entrava e usciva da lei con spinte profonde. Reid chiuse gli occhi un attimo, umiliato fino al midollo, poi li riaprì perché non voleva perdersi niente. Voleva vedere ogni centimetro di tradimento consensuale, ogni gemito, ogni schizzo di umidità sul legno del ponte.
Victor tirò fuori il cazzo per un momento, lo strofinò tra le labbra gonfie della figa di Chloe, poi lo spinse di nuovo dentro fino alle palle. «Ultima», ringhiò. «Ti riempio di nuovo e poi te lo faccio leccare pulito davanti a lui.» Chloe annuì frettolosamente, il culo che spingeva indietro incontrando ogni colpo. «Sì… sparami dentro… voglio sentirlo caldo… voglio che Reid veda quanto ne prendo.» Victor accelerò, i fianchi che sbattevano contro le natiche morbide, un ritmo bestiale e preciso. Chloe venne una terza volta, il grido spezzato dal vento, il corpo che collassava in avanti contro le ginocchia di Reid. Victor ruggì e scoppiò, il cazzo che pulsava visibilmente mentre sparava getti spessi e caldi in fondo a lei, riempiendola di nuovo finché il seme cominciò a rigurgitare intorno all’asta a ogni spinta residua.
Si fermò solo quando fu vuoto. Chloe restò piegata, ansimante, la figa che pulsava e colava bianco denso sulle cosce e sul ponte. Victor le afferrò i capelli e la fece girare, facendola mettere in ginocchio di fronte a lui. «Puliscilo», ordinò. Chloe aprì la bocca e prese il cazzo sporco di sborra e dei suoi liquidi, leccandolo piano, la lingua che girava sul glande e lungo l’asta, succhiando i residui con cura mentre Reid guardava a pochi centimetri di distanza. Il sapore misto le colava agli angoli della bocca. Quando fu pulito, Victor la baciò una volta, possessivo, poi la spinse dolcemente verso il marito.
«Ora a lui», disse. «Fagli assaggiare di nuovo. Tutto.»
Chloe si voltò verso Reid, gli occhi scuri di sazietà e di una tenerezza crudele. Si chinò e lo baciò a lungo, la lingua che gli transferiva il sapore amaro e salato del cazzo di Victor e della sborra fresca che ancora le riempiva la figa. Reid accettò ogni secondo, le mani che le stringevano i fianchi nudi, il proprio cazzo dimenticato e pulsante tra i pantaloni aperti. Victor restava in piedi sopra di loro, il torace nudo che si alzava e abbassava, soddisfatto, padrone della notte e della moglie altrui.
La barca scivolava avanti nell’oscurità infinita. Chloe si accoccolò un attimo contro il petto di Reid, nuda e colante, mentre Victor le accarezzava i capelli dall’alto come si fa con qualcosa di proprio. Reid sapeva che non avrebbe più governato quella traversata nello stesso modo. Ogni onda portava via un pezzo della sua orgoglio e lasciava solo il bruciore dolce dell’umiliazione e del desiderio di guardare ancora.
Lei non sarebbe più stata soltanto sua dopo quella notte.
Rate this story
Qualcosa non va in questa storia?
Popular Collections
Browse Categories