Amica d’Infanzia al Lago: La Moglie Che Non Doveva Desiderare

Marisol, trentacinquenne moglie troia, si fa scopare con gusto dal vecchio amico d’infanzia del marito Simone mentre lui guarda e si sega.

10 min read September 25, 2026New

Mi chiamo Marisol, ho trentacinque anni, e se sto scrivendo questo è perché non riesco più a tenermelo dentro. Simone, mio marito, ne ha trentotto. Siamo sposati da nove anni e questa estate eravamo scappati al lago di Como, nella vecchia villa di famiglia della sua nonna, quella con le finestre che danno dritto sull’acqua scura e le terrazze di pietra calda. Doveva essere una settimana di sole, nuotate e sesso pigro al pomeriggio. Poi è arrivato lui.

Gideon. Trentasette anni, single, le spalle larghe di chi ha continuato a nuotare e a correre anche dopo che la vita adulta ti inghiotte. Migliore amico d’infanzia di Simone. Non lo vedevamo da quindici anni. Simone l’aveva incontrato per caso al molo del paese, e la sera stessa era seduto al nostro tavolo, sorriso facile, camicia bianca aperta sul petto, le mani grandi che reggevano il bicchiere come se non avesse mai smesso di appartenere a quel posto.

Io lo guardavo e mi sentivo tredici anni di nuovo, nascosta dietro le tende della villa, a spiargli i muscoli mentre giocava a calcio con Simone. Una cotta segreta, ridicola, che credevo sepolta. Invece, la sera stessa, a letto, con le gambe ancora molli dall’eccitazione, l’ho confessato a Simone. Gliel’ho detto dritto, a voce bassa, mentre lui mi strofinava le dita tra le cosce.

«Da ragazzina lo desideravo. E adesso… adesso mi bagno solo a guardarlo. Scusa.»

Simone non si è arrabbiato. Si è eccitato. Me l’ha detto contro l’orecchio, il cazzo già duro contro il mio fianco: che da anni sognava di vedermi scopata da un altro uomo, che l’idea di Gideon — proprio Gideon, l’amico d’infanzia, il pezzo di carne che io avevo bramato in silenzio — lo faceva diventare di pietra. Mi ha chiesto se volevo provarci per davvero. Io ho annuito. Volevo. Dio, quanto volevo.

La sera dopo abbiamo cenato sul terrazzo. Solo acqua e un po’ di vino bianco leggero; nessuno ubriaco, nessuno confuso. Lucidi, tutti e tre. Il lago scuro sotto di noi, le cicale, le candele. Gideon mi ha guardata a lungo mentre servivo l’insalata. Poi ha cominciato.

«Sei ancora più bella di come ti ricordavo, Marisol. Quelle gambe… e quel culo quando ti alzi. Simone è un uomo fortunato.»

Simone ha sorriso, gli occhi lucidi di qualcosa di più della gelosia. Mi ha fatto un cenno col mento.

«Vai. Siediti accanto a lui.»

Mi sono alzata. Il cuore mi batteva in gola. Mi sono seduta sul divanetto di rattan, coscia contro coscia con Gideon. Lui non ha esitato: la mano grande mi è scesa sulla coscia nuda, sotto il bordo del vestito corto, e ha cominciato a accarezzarmi la pelle interna, lentamente, salendo. Io guardavo Simone. Simone annuiva, le labbra aperte, una mano già sul proprio pacco.

I flirt sono diventati spudorati. Gideon mi ha detto che gli piaceva come mi indurivo il capezzolo sotto il tessuto quando lui stringeva. Simone gli ha risposto di proseguire. Io tremavo. Alla fine non ce l’ho fatta più. Ho fissato mio marito dritto negli occhi, la voce rotta dall’eccitazione.

«Simone… vuoi davvero che mi faccia scopare da lui? Davanti a te?»

Lui ha risposto con voce roca, bassissima: «Sì. Voglio vederti prendere il suo cazzo. Voglio che tu sia la mia troia stasera.»

Mi sono girata e ho baciato Gideon. Bocca aperta, lingua, denti. Lui ha risposto con fame, una mano nei miei capelli, l’altra ancora alta sulla coscia, le dita che sfioravano già il bordo delle mutandine bagnate. Simone guardava, e io sentivo il suo sguardo come una carezza calda sul collo.

Siamo saliti nella camera padronale. Il letto grande, le lenzuola bianche, la finestra aperta sul lago. Mi hanno spogliata insieme. Simone mi ha sfilato il vestito dalle spalle mentre Gideon mi abbassava le mutandine, le dita che mi spandevano le labbra e trovavano quanto fossi già zuppa. Mi hanno messa nuda in mezzo a loro. Gideon mi ha sdraiata sulla schiena, si è messo tra le mie gambe, e mi ha guardata negli occhi mentre si spingeva dentro.

«Cazzo, sei stretta… e calda.»

Mi ha scopata in missionario, lente prima, poi più forte, le anche che battevano contro le mie. Io gemavo, tenevo Simone per mano mentre lui si stava già segando piano, il cazzo grosso e rosso, lo sguardo fisso sul punto in cui il cazzo di Gideon spariva dentro di me. Mi sentivo aperta, usata, adorata. Ogni spinta mi faceva arrossire di piacere e di una vergogna dolcissima.

Poi Gideon mi ha girata. Quattro zampe. Mi ha preso i fianchi e mi è entrato di botto da dietro, fino in fondo, con una spinta che mi ha strappato un urlo. Simone si è messo davanti a me. Io gli ho preso il cazzo in bocca e l’ho succhiato con fame mentre Gideon mi scopava a spinte lunghe e pesanti, le palle che sbattevano contro la mia figa. Simone mi teneva i capelli, mi guardava negli occhi.

«Succhia, amore. Fatti scopare. Sei la mia puttana bellissima.»

Io lo facevo. Godevo. Il suono umido delle nostre carni, i miei gemiti strozzati intorno al cazzo di mio marito, la voce di Gideon che mi diceva quanto fossi stretta e quanto gli piacesse vedermi così.

Alla fine Gideon si è sdraiato. Io mi sono arrampicata sopra di lui, gli ho afferrato il cazzo e me lo sono infilato da sola, scendendo piano finché non l’ho sentito tutto, più grosso, più duro di quanto ricordassi le fantasie di ragazzina. Ho cominciato a cavalcarlo. Con rabbia, con gusto. Le tette che ballavano, le unghie sul suo petto. Guardavo Simone, che mi era vicino, e gli dicevo la verità cruda mentre salivo e scendevo.

«È più grosso del tuo… più duro… mi riempie tutta, Simone… cazzo, come mi scopa bene il tuo amico…»

Simone mi stringeva i capelli da dietro, mi baciava la spalla, mi parlava contro l’orecchio mentre io saltavo sul cazzo di Gideon.

«Sì, troia. Diglielo. Sei una monella che si fa montare dall’amico d’infanzia del marito. Mi fai impazzire. Continua. Voglio vederti venire sul suo cazzo.»

Gideon mi teneva i fianchi e spingeva dal basso. Io urlavo. L’orgasmo mi è arrivato a ondate, violento, e ho sentito Gideon diventare di ferro sotto di me, ha gemuto basso e si è svuotato dentro, caldo, a getti. Simone ha tirato un paio di colpi veloci e mi è venuto sulle tette e sul collo, ansimando il mio nome.

Siamo crollati. Io sono rimasta sdraiata di traverso sul letto, le gambe ancora aperte, il seme di Gideon che mi colava lenta tra le cosce, quello di Simone che mi scendeva sul seno. Respiravo a fatica. Gideon aveva una mano ancora sulla mia pancia. Simone mi accarezzava i capelli umidi di sudore.

Nessuno parlava. Il lago fuori faceva il suo rumore soft. Io guardavo il soffitto e sentivo il corpo ancora pulsare, ancora aperto, ancora affamato di qualcosa che non si era spento del tutto. Simone mi ha baciato la tempia e ha sussurrato:

«Non abbiamo finito, vero?»

Ho scosso appena la testa. No. Non avevamo finito.

Mi chiamo Marisol e non ho ancora finito di raccontare. Dopo quel sussurro di Simone contro la mia tempia, il silenzio è durato solo il tempo di un respiro. Il seme di Gideon mi colava ancora caldo tra le cosce, appiccicoso, e quello di mio marito mi aveva lasciato tracce salate sul seno e sul collo. Il corpo non si era spento. Pulsava. Aperto. Affamato.

Gideon ha mosso la mano sulla mia pancia, scendendo lento, e ha trovato la mia figa gonfia, scivolosa. Due dita sono entrate senza sforzo. Io ho gemuto, le gambe che si aprivano da sole. Simone si è sollevato sul gomito, lo sguardo già acceso di nuovo, il cazzo che riprendeva a indurirsi mentre guardava le dita dell’amico sparire dentro di me.

«Ancora bagnata», ha detto Gideon, voce bassa, quasi meravigliata. «Come se non ti avessi appena riempita.»

Simone mi ha baciato la spalla. «Falle vedere cos’altro sai fare. Voglio che mia moglie si ricordi di questa notte per anni.»

Mi sono girata verso Gideon. L’ho baciato di nuovo, lingua contro lingua, mentre lui mi scopava piano con le dita, il pollice che premeva sul clitoride. Io ho allungato la mano e ho preso il cazzo di Simone, ancora semi-duro, e l’ho strofinato, sentendolo crescere sotto il mio palmo. Due cazzi. Uno che mi apriva già le dita, l’altro che tornava a vita tra le mie dita. Mi sentivo una troia felice, una moglie che aveva smesso di fingere.

Gideon mi ha fatto girare di nuovo a quattro zampe. Questa volta non mi ha preso subito. Si è chinato e mi ha leccata da dietro, lingua larga e calda che partiva dal clitoride e saliva fino al buco del culo, leccando via il suo stesso sborra e i miei succhi. Io ho spinto indietro il bacino, gemendo contro il materasso. Simone si è messo davanti a me di nuovo, ma non solo per farmi succhiare. Mi ha tenuto il viso tra le mani e mi ha guardata negli occhi mentre l’amico mi mangiava la figa come un uomo affamato.

«Dimmi quanto ti piace», ha ordinato Simone. «A voce alta.»

«Mi piace… cazzo, mi piace da morire. La lingua di Gideon… mi sta leccando tutta… e io voglio il suo cazzo di nuovo. Voglio che mi scopi mentre tu mi guardi.»

Gideon ha spinto la lingua dentro di me, poi l’ha sostituita col cazzo. Un colpo solo, fondo, che mi ha fatto gridare. Mi ha preso i fianchi con quelle mani grandi e ha cominciato a scoparmi con ritmo pesante, le palle che battevano contro di me a ogni spinta. Il letto scricchiolava. Io tenevo il cazzo di Simone in bocca e lo succhiavo a fondo, saliva che mi scendeva dal mento, occhi alzati verso di lui. Lui mi parlava dolce e sporco insieme.

«Che bella troia sei stasera. L’amica d’infanzia che non dovevi desiderare, e invece eccoti qui, con il culo all’aria, che ti fai montare dal mio migliore amico. Continua a prenderlo. Voglio sentire il suono della tua figa bagnata.»

Gideon accelerava. Ogni spinta mi faceva avanzare, la bocca che andava più a fondo sul cazzo di mio marito. Sentivo l’orgasmo salire di nuovo, più basso, più viscerale. Ho lasciato il cazzo di Simone solo per urlare:

«Più forte… scopami più forte… Simone, guardami… sto per venire di nuovo sul cazzo del tuo amico…»

Simone mi ha afferrato i capelli e mi ha rimesso la bocca sul suo cazzo proprio mentre venivo. Le onde mi hanno strappato i muscoli, la figa che si stringeva a ritmi intorno a Gideon, che ha gemuto e ha dovuto fermarsi un secondo per non venire subito anche lui. Io tremavo, saliva e lacrime di piacere mescolate, e Simone mi accarezzava la guancia.

«Brava. Ora cambia.»

Mi hanno fatta sdraiare di fianco. Gideon mi è entrato da dietro, cucchiaio, una gamba mia alzata perché Simone potesse vedere tutto. Mio marito si è accucciato davanti a me e mi ha leccato i capezzoli mentre l’amico mi scopava lento e profondo. Poi Simone ha abbassato la testa e ha cominciato a leccarmi il clitoride mentre Gideon spingeva. Due bocche, un cazzo. Ero in sovraccarico. Gemavo il nome di entrambi, le unghie conficcate nel braccio di Gideon, l’altra mano nei capelli di Simone.

«Cazzo, Marisol… sei così stretta quando ti lecco così», ha borbottato Simone contro la mia figa. «Sborra di nuovo. Riempila, Gideon. Voglio vederla colare.»

Gideon ha aumentato la velocità. Mi teneva un seno stretto, le dita che pizzicavano il capezzolo. Io ho guardato mio marito leccarmi mentre un altro uomo mi scopava e ho sentito qualcosa spezzarsi e riformarsi dentro. Non era solo sesso. Era liberazione. Era la cotta di tredici anni che finalmente veniva scopata fino in fondo, con il permesso e lo sguardo eccitato dell’uomo che amavo.

«Simone… mi sta scopando così bene… più grosso… più duro… mi fa venire idee sporche… voglio che mi venga dentro ancora… voglio camminare domani con il suo sborra che mi cola e sapere che tu lo sai…»

Simone ha alzato lo sguardo, labbra lucide dei miei succhi. «Fallo, Gideon. Riempi mia moglie. È la nostra troia stasera.»

Gideon ha spinto fino in fondo e ha ruggito basso. L’ho sentito pulsare, getti caldi che mi riempivano di nuovo, in eccesso, e uscivano intorno al suo cazzo a ogni ultima spinta. Simone ha leccato tutto, lingua che raccoglieva il seme che colava, e poi mi ha baciato sulla bocca perché lo assaggiassi. Sapore di me, di Gideon, di noi tre.

Non era ancora finita. Simone si è alzato in ginocchio. Io, ancora piena e tremante, mi sono girata e l’ho preso in bocca fino in gola, succhiando il suo cazzo gonfio mentre Gideon restava semi-dentro di me, a guardare. Simone mi teneva la testa e mi scopava la bocca piano, poi più forte, finché non è venuto di nuovo, caldo e abbondante, facendomi ingoiare tutto. Io l’ho fatto, guardandolo negli occhi, la gola che lavorava.

Siamo crollati di nuovo, questa volta più a fondo. Il sudore ci univa. Gideon mi accarezzava ancora i fianchi. Simone mi teneva una mano sul seno, il cuore che batteva forte sotto le dita. Il lago fuori continuava il suo respiro scuro. Io sentivo i loro semi mescolarsi dentro e fuori di me, il corpo marchiato, usato, adorato.

Ho chiuso gli occhi e ho sorriso contro la spalla di mio marito. Sapevo che al mattino avremmo nuotato, avremmo riso, forse avremmo rifatto tutto. Ma qualcosa era cambiato per sempre nella villa sul lago.

E da quella notte non sono più stata soltanto la moglie di Simone: sono diventata la donna che si fa scopare con gusto sotto il suo sguardo, e non ha più intenzione di smettere.

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