Dare nella Vasca: Lei si Apre al Migliore Amico di Lui
Luca guarda mentre la moglie di 29 anni, Giulia, si fa scopare duro dal suo migliore amico nella vasca.
Non avrei mai immaginato di trovarmi a confessare una cosa del genere, eppure eccomi qui, con le mani che tremano mentre scrivo queste righe. Mi chiamo Marco, ho trentadue anni e da cinque sono sposato con Giulia, mia moglie di ventinove anni, una donna che ancora mi fa girare la testa ogni volta che la guardo. Quella sera avevamo invitato a cena Luca, il mio migliore amico di trentun anni, quello con cui ho condiviso tutto fin dai tempi dell’università. Avevamo preparato una semplice pasta al pesto, del vino rosso corposo e formaggi. Non eravamo ubriachi, solo piacevolmente rilassati, quel tipo di calore che scioglie la lingua senza offuscare la mente. Ridevamo di storie vecchie, ma a un certo punto Luca propose il gioco della verità o penitenza. All’inizio sembrava innocuo.
Giulia, con i capelli castani sciolti sulle spalle e quel vestito leggero che le fasciava i fianchi, accettò per prima. Le domande erano leggere, poi diventarono più calde. Quando toccò a lei scegliere «verità», Luca la fissò con quegli occhi scuri che conosco bene e le chiese: «Qual è la cosa che non hai mai detto a Marco ma che ti eccita da morire?»
Lei arrossì, ma non distolse lo sguardo. Bevve un sorso di vino, poi rispose con voce bassa e sincera: «Ho sempre trovato Luca attraente. Da anni. Quando viene qui, mi sorprendo a guardargli le spalle, le mani… mi chiedo come sarebbe sentirle su di me.»
Il silenzio che seguì fu elettrico. Io rimasi immobile, il cuore che batteva così forte da farmi male. Invece della rabbia che avrei dovuto provare, sentii una fitta umiliante tra le gambe. Il mio cazzo cominciò a indurirsi lentamente dentro i pantaloni mentre guardavo mia moglie confessare quel desiderio proprio davanti a me. Luca sorrise, un sorriso lento e famelico. «Anch’io ti desidero da anni, Giulia. Ogni volta che ti vedo baciare Marco, penso a quanto vorrei essere io quello che ti fa gemere.»
Quella confessione cambiò tutto. L’aria nella stanza si fece densa, carica di una tensione che si poteva toccare. Giulia sorrideva con le labbra socchiuse, gli occhi che passavano da me a lui. Io non dissi nulla. Dentro di me una voce urlava che era sbagliato, che era il mio migliore amico, eppure il mio membro pulsava dolorosamente, tradendomi. Provavo vergogna, un’umiliazione profonda che però mi eccitava come niente mai prima. Era come se vederla flirtare apertamente con Luca mi stesse spogliando di ogni maschera.
Il gioco continuò lì a tavola ancora per qualche minuto, ma le domande ormai erano solo un pretesto. Luca osava di più, Giulia rispondeva con sincerità sempre più audace. Alla fine fu lui a proporre di spostarci. «La vasca del vostro bagno è grande. Verità o penitenza, Giulia. Ti sfido a spogliarti completamente, a entrare nella vasca e a toccarti davanti a noi due.»
Lei non esitò nemmeno un secondo. I suoi occhi brillavano di un desiderio che non le avevo mai visto così crudo. «Accetto», disse semplicemente, alzandosi e prendendoci per mano.
Ci spostammo nel bagno padronale. Io rimasi sulla soglia, appoggiato allo stipite, mentre loro due entravano. Il cuore mi martellava nel petto. Giulia si fermò sotto la luce calda delle lampadine. Cominciò a spogliarsi lentamente, con movimenti studiati, sapendo che entrambi la stavamo divorando con gli occhi. Prima fece scivolare giù le spalline del vestito, poi lo abbassò fino alla vita, rivelando il reggiseno di pizzo nero che conteneva i suoi seni pieni e sodi. Si girò di schiena verso Luca, slacciò il gancetto e lasciò cadere l’indumento. I capezzoli, già duri e scuri, puntavano verso di noi. Poi fece cadere del tutto il vestito, rimanendo solo con un minuscolo slip nero. Lo abbassò piano lungo le cosce tornite, piegandosi leggermente in avanti per mostrare il culo rotondo e perfetto. Quando si raddrizzò, la sua figa era completamente rasata, le labbra già gonfie e lucide di umori. Entrò nella vasca, aprì il rubinetto dell’acqua calda lasciando che un filo sottile le scorresse tra le gambe, poi si sedette sul bordo, aprì le cosce e cominciò a toccarsi.
Le sue dita scivolarono sul clitoride con movimenti circolari lenti, poi due dita affondarono dentro di sé con un sospiro lungo. Guardava Luca con occhi appannati dal desiderio, il petto che si alzava e abbassava rapidamente. Io ero lì, sulla porta, il cazzo così duro che mi faceva male contro la stoffa dei pantaloni. Non osavo toccarmi, ma non riuscivo a distogliere lo sguardo. Giulia girò la testa verso di me, continuando a penetrarsi con le dita, e con voce roca, carica di eccitazione, disse: «Marco… voglio essere scopata dal tuo migliore amico. Proprio qui, nella nostra vasca. Voglio il suo cazzo dentro di me. Voglio che mi prenda come tu non hai mai osato. Dimmi che posso.»
La mia gola era secca. La vergogna mi bruciava le guance, ma il desiderio era più forte di tutto. Con voce rotta, quasi un sussurro spezzato, risposi: «Se è quello che vuoi… sì. Acconsento.»
Luca non aspettò un secondo di più. Si tolse i vestiti con gesti rapidi, liberando un cazzo grosso, venoso, molto più lungo e spesso del mio. Entrò nella vasca, l’acqua che saliva fino alle ginocchia, afferrò Giulia per i fianchi e la baciò con una passione brutale. Le loro lingue si intrecciavano, lei gemeva già nella sua bocca. La fece alzare in piedi, la girò di schiena e la piegò leggermente in avanti. Con un colpo solo, rude e profondo, la penetrò da dietro. Giulia urlò di piacere, le mani aggrappate al bordo della vasca mentre Luca cominciava a scoparla con spinte potenti, il bacino che sbatteva contro il suo culo bagnato.
Ogni affondo produceva un rumore osceno di carne bagnata. L’acqua schizzava fuori dalla vasca. Lui le teneva una mano tra i capelli, l’altra sul fianco, martellandola senza pietà. «Cazzo, quanto sei bagnata…» ringhiava. Giulia gemeva forte, senza freni: «Più forte, Luca… scopami più forte!» Io guardavo tutto, le gambe molli, il cazzo che pulsava inutilmente nei pantaloni. Mi sentivo umiliato, ridotto a uno spettatore eccitato della scopata di mia moglie con il mio migliore amico, eppure non riuscivo a fermare quell’ondata di eccitazione perversa.
Luca la fece girare dopo qualche minuto. La sollevò sul bordo largo della vasca, le aprì le gambe e si posizionò tra di esse in missionario. Entrò di nuovo dentro di lei con un colpo secco, facendola gridare. Si chinò a succhiarle i capezzoli, mordicchiandoli mentre spingeva con forza. «Sei molto più stretta e bagnata di quanto immaginassi, Giulia. La tua figa mi sta strangolando il cazzo… è perfetta.»
Lei cercò il mio sguardo. Mentre l’orgasmo la travolgeva, i suoi occhi non lasciarono mai i miei. Il corpo le tremava, i muscoli della pancia si contraevano, e urlò con voce rotta: «Il cazzo di Luca è molto più grosso e bravo del tuo, Marco! Mi sta riempiendo come tu non sei mai riuscito a fare! Mi scopa da dio… sto venendo! Sto venendo sul cazzo del tuo migliore amico!»
Luca grugnì, accelerò gli affondi e infine affondò fino in fondo, svuotandosi dentro di lei con getti potenti. Il suo seme caldo la riempì mentre lei ancora tremava per l’orgasmo. Quando uscì, un filo denso di sborra colò dalla figa gonfia di Giulia, mescolandosi all’acqua della vasca.
Luca uscì dalla vasca, il cazzo ancora mezzo duro e lucido, respirando pesantemente. Giulia rimase lì, ansimante, le gambe aperte, il petto arrossato, il seme del mio amico che continuava a uscire lentamente da lei. Io mi avvicinai timidamente, il cuore in gola, la vergogna e il desiderio che mi divoravano. Lei mi guardò con un sorriso soddisfatto, quasi crudele nella sua dolcezza, gli occhi ancora lucidi di piacere, e mi ordinò con voce ferma: «Inginocchiati, Marco. Avvicinati e inizia a leccarmi la figa. Voglio che tu assaggi quanto il tuo migliore amico mi ha riempita meglio di te. Luca resterà qui a guardare mentre tu pulisci il suo sperma… e poi decideremo cosa farti fare dopo.»
Le ginocchia premettero sul pavimento freddo del bagno mentre obbedivo, il corpo scosso da un tremito che non riuscivo a controllare. Giulia mi fissava dall’alto del bordo largo della vasca, le gambe spalancate senza pudore, la figa ancora gonfia e arrossata dalle spinte brutali di Luca. A ventinove anni aveva il corpo di una dea viziosa: seni pieni che si alzavano rapidi nel respiro, capezzoli scuri ancora turgidi, e quel taglio perfetto tra le cosce da cui colava lenta e densa la sborra bianca del mio migliore amico. L’odore era fortissimo, muschiato, salato, un misto di figa bagnata, sudore maschile e sperma fresco che impregnava l’aria calda del bagno.
Luca, trentun anni, nudo e ancora lucido di sudore, stava in piedi accanto a lei con quel ghigno famelico che conoscevo bene dalle serate universitarie. Il suo cazzo, molto più grosso del mio, pendeva semi-duro tra le gambe muscolose, ancora sporco dei succhi di mia moglie. Mi guardava come se fossi già un oggetto.
«Inginocchiati meglio, Marco,» ordinò Giulia con voce bassa e roca, una mano che scendeva a tenere aperte le grandi labbra tumide. «Voglio sentire la tua lingua che raccoglie tutto. Lecca la figa che il tuo migliore amico ha appena sborrato dentro. Assaggia quanto mi ha riempita meglio di te.»
Il cuore mi martellava nelle orecchie. La vergogna mi incendiava le guance, mi stringeva la gola, eppure il mio cazzo pulsava dolorosamente contro la stoffa dei pantaloni, tradendomi del tutto. Mi sporsi. La mia lingua toccò per prima il clitoride gonfio e sensibile. Il sapore esplose immediato: salato, denso, con quel retrogusto forte e virile dello sperma di Luca. Era umiliante, degradante, perfetto. Iniziai a leccare con lentezza studiata, passando la lingua piatta su tutta la lunghezza della sua fessura, raccogliendo i fili densi che uscivano dal buco ancora contratto. Succhiavo, ingoiavo, tornavo a leccare. Ogni colpo della lingua produceva un rumore bagnato, osceno, che si mescolava al gocciolio dell’acqua nella vasca.
Giulia sospirò profondamente, le dita affondate tra i miei capelli per tenermi premuto contro di sé. «Così… bravo cornuto. Lecca più dentro. Senti come la mia figa è ancora calda del suo cazzo? È molto più lungo e spesso del tuo, Marco. Mi ha aperta tutta, mi ha toccato punti che tu non hai mai raggiunto. E tu adesso pulisci, da bravo.»
Le sue parole mi trafissero come lame dolci. Dentro di me urlavo di vergogna, mi sentivo ridotto a niente, eppure continuavo a spingere la lingua più a fondo possibile dentro il suo canale scivoloso, succhiando i resti cremosi di Luca. Potevo sentire i residui viscosi scivolarmi sulla lingua, scendermi in gola. Il sapore cambiava a ogni leccata: più salato vicino all’apertura, più dolce mischiato ai suoi umori femminili. Il mio naso premeva contro il suo pube rasato, respirando solo quell’odore di scopata fresca.
Luca ridacchiò, basso e crudele, e si avvicinò di un passo. Il suo cazzo sfiorò quasi la mia guancia. «Guardalo, Giulia. Tuo marito sta mangiando la mia sborra come se fosse la cosa più buona del mondo. Cinque anni di matrimonio e basta una cena e un gioco per trasformarlo nel nostro leccacazzi. Continua così, Marco. Pulisci bene che poi ti faccio vedere come si scopa davvero una donna.»
Giulia rise tra i gemiti, un suono basso e soddisfatto. Spinse il bacino contro la mia faccia, usandomi senza pietà. L’acqua della vasca mi bagnava i polsi e gli avambracci mentre muovevo la testa con foga crescente. Leccavo, succhiavo, mordicchiavo piano le labbra gonfie. Lei tremava, i muscoli interni della figa che si contraevano ancora intorno alla mia lingua come se ricordassero il cazzo di Luca.
Dopo lunghi minuti in cui persi completamente il senso del tempo, Giulia mi tirò su per i capelli, gli occhi lucidi di lussuria crudele. «Adesso basta con la mia figa. Pulisci lui. Voglio vederti succhiare il cazzo che mi ha appena fatta venire due volte.»
Non opposi resistenza. Mi girai verso Luca, ancora in ginocchio. Lui afferrò la base del suo membro spesso e me lo portò alle labbra. Era pesante, caldo, ancora ricoperto da una patina lucida di sborra e dei succhi abbondanti di Giulia. Aprii la bocca e lo presi. Il sapore era ancora più intenso: forte, animale, il retrogusto della figa di mia moglie mischiato al suo. Iniziai a succhiare piano, la lingua che girava intorno alla cappella grossa, leccando via ogni traccia. Luca gemette piano, una mano pesante sulla mia nuca.
«Cazzo, sì… Succhialo bene, cornuto. Assaggia quanto sa di tua moglie. L’ho sbattuta forte qua dentro, l’acqua schizzava dappertutto mentre lei urlava sul mio cazzo. Tu non l’hai mai sentita urlare così, vero?»
Giulia si toccava lentamente mentre guardava, due dita che scivolavano tra le labbra ancora gonfie della sua figa. «Più a fondo, Marco. Prendilo fino in gola. Voglio che tu capisca la differenza. Il suo cazzo è un’altra cosa rispetto al tuo patetico coso. Lecca sotto, pulisci anche le palle.»
Obbedii. Presi quel membro più a fondo che potevo, sentendolo gonfiarsi di nuovo sulla mia lingua. Leccai le palle pesanti, succhiandole una alla volta, assaporando il sudore e i residui della scopata. L’umiliazione era assoluta. Ero lì, trentadue anni, sposato, a pulire con la bocca il cazzo del migliore amico mentre lui e mia moglie mi guardavano con superiorità eccitata. Eppure il mio membro gocciolava dentro i pantaloni, disperato di piacere.
Dopo averlo pulito per bene, rendendolo di nuovo mezzo duro e lucido solo di saliva, Giulia mi riportò tra le sue cosce. «Torna qua. Voglio venire un’ultima volta sulla tua faccia mentre Luca mi bacia.»
Luca si sedette sul bordo largo della vasca, proprio accanto a lei. Le loro bocche si unirono immediatamente in un bacio profondo, bagnato, lingue che si intrecciavano con passione pigra da dopo-scopata. Le mani di lui le accarezzavano i seni, stringevano i capezzoli. Io ripresi a leccare con devozione totale. La mia lingua era stanca ma instancabile: cerchi lenti sul clitoride, affondi dentro la figa, lunghi colpi dal perineo fino al monte di venere. Giulia iniziò a muovere i fianchi contro di me, gemendo nella bocca di Luca.
Il piacere la risalì rapido. I suoi muscoli si tesero, le cosce mi strinsero la testa. Urlò dentro il bacio, un suono soffocato e animalesco, mentre un nuovo orgasmo la travolgeva. I suoi umori caldi mi inondarono la lingua, mescolati agli ultimi residui densi dello sperma di Luca. Tremava forte, il corpo scosso da spasmi violenti, aggrappata alle spalle del mio amico.
Poi il bacio si fece più lento, più tenero. I loro respiri si calmarono, ancora affannati, i corpi rilassati nel vapore caldo della vasca. Giulia teneva una mano tra i capelli di Luca, l’altra ancora premuta sulla mia nuca per tenermi lì, la lingua che continuava a dare lenti, umilianti colpi sulla sua figa sensibile. Luca le mordicchiava il labbro inferiore con dolcezza possessiva, il cazzo mezzo duro che le sfiorava la coscia. Io rimasi in ginocchio, faccia bagnata, bocca piena del loro sapore, il cuore che ancora correva mentre loro galleggiavano nel tepore del dopo, i baci che diventavano pigri, le carezze lente, e io ancora lì a servire in silenzio la loro nuova intimità.
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