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Primo Round al Buio: Lei si Apre al Pugile Davanti a Me

Marco guarda eccitato mentre sua moglie Sofia, 28 anni, si fa scopare sul ring dal pugile Luca davanti a lui.

10 min read October 07, 2026New

Marco aveva trentadue anni e la boxe gli scorreva nel sangue da sempre. Quella sera aveva trascinato Sofia, sua moglie di ventotto anni dal corpo snello e i seni pieni che spingevano contro il top nero aderente, in una palestra privata alla periferia della città. L’evento si chiamava “Primo Round al Buio”: un torneo esclusivo dove le luci si spegnevano quasi del tutto e restavano solo bagliori rossi a contorno del ring. L’aria puzzava di sudore, cuoio e testosterone. Sofia teneva il braccio agganciato al suo, ma i suoi occhi scuri già vagavano tra i corpi muscolosi che si scaldavano ai bordi.

Luca comparve come un’ombra alta e larga. Trentacinque anni, campioncino locale, spalle da armadio, pettorali scavati e un pacco evidente nei pantaloncini di seta nera. Si fermò davanti a loro, sorriso arrogamente schietto, e fissò Sofia senza nemmeno fingere di salutare Marco prima. «Bella puttanella che ti sei portata stasera, Marco. Guarda come ti guarda, quasi le cola già.»

Sofia arrossì ma non distolse lo sguardo. Le labbra carnose si schiusero in un sorrisetto malizioso. Marco sentì un nodo caldo allo stomaco: gelosia che pizzicava e, sotto, un’erezione che già premeva contro lo zip. Lei ricambiò il sguardo di Luca, allungando il collo, e sussurrò appena: «Sei grosso da far paura. Mi piace quando un uomo sa di potermi spaccare.»

Il cuore di Marco martellò. Voleva dirle di smetterla, ma la voce gli morì in gola. Luca rise basso, si chinò verso Sofia e le passò un dito guantato lungo la clavicola, scendendo fin quasi alla scollatura. «Stasera il ring è mio. Se vuoi salire… sali. Ti faccio sentire cos’è un vero cazzo.»

Le luci si spensero del tutto. Solo le strisce rosse sul perimetro del ring restarono accese, tinguendo tutto di sangue e desiderio. Il pubblico mormorava, ma Marco sentiva solo il respiro accelerato di Sofia. Durante il round dimostrativo Luca boxava da solo, colpendo il sacco con potenze che facevano tremare il pavimento. A un tratto scese dalle corde e si piazzò dietro Sofia, nel buio quasi totale. Le mani enormi le strinsero i fianchi. Le labbra le sfiorarono l’orecchio.

«Il tuo culo è fatto per essere aperto. Quei cosciotti… cazzo, voglio ficcartelo fino in fondo mentre tuo marito guarda. Dimmi che lo vuoi.»

Sofia gemette piano, allargando le gambe di riflesso. Si voltò verso Marco, gli occhi lucidi di eccitazione, e parlò chiaro, forte abbastanza perché entrambi sentissero: «Marco… voglio sentirlo dentro. Voglio il suo cazzo grosso che mi riempie. Dammi il permesso. Ti prego, fammi scopare da lui qui, adesso.»

Marco era duro come il cemento. L’umiliazione gli bruciava le guance, ma il sangue gli pulsava tutto nel cazzo. Ingoio saliva e annuì, voce rotta: «Fallo. Fatti fottere da lui. Voglio vederti aprirti per quel bastardo.»

Sofia gli sorrise, un lampo di trionfo e lussuria, poi si slacciò i pantaloni e li calò insieme alle mutandine, restando nuda dalla vita in giù sotto le luci rosse. Salì sul ring. Luca era già lì, pantaloncini tirati giù, il cazzo massiccio e venato che pendeva pesante, già gocciolante. La girò di schiena, le mani le strinsero le corde. La spinse in avanti finché il sedere tondo di Sofia non gli si offrì completamente. Senza preamboli le aprì le labbra bagnate con le dita e conficcò il glande grosso all’ingresso.

«Troia del marito… sei già allagata. Tieni stretto.»

Con una spinta secca le piantò tutto il cazzo fino alle palle. Sofia urlò, le unghie conficcate nelle corde, la schiena inarcata. Luca iniziò a scoparla in piedi da dietro, colpi lunghi e violenti che facevano sbatacchiare le natiche contro il suo ventre duro. Ogni botta la sollevava quasi sui piedi. Marco stava a un metro, cazzo in mano ormai, a masturbarsi guardando il membro grosso di Luca sparire e riemergere lucido di succhi.

«Più forte… sì, spaccami,» gemette Sofia. «Marco guarda… guardalo quanto mi riempie.»

Luca le tirò i capelli indietro, le labbra contro il collo sudato. «Di’ a tuo marito quanto è più grosso il mio. Di’ la verità, puttana.»

Sofia ansimava, la voce rotta dai gemiti: «È… è enorme… più grosso del tuo, Marco… mi arriva dove tu non arrivi mai… mi scopa come una cagna… ahh!»

Luca la spinse in ginocchio sul tappeto rosso. Sofia si mise a quattro zampe, culo alto, schiena inarcata. Lui le montò sopra, una mano sul collo a tenerla ferma, e ricominciò a fotterla con spinte da martello. Il suono umido e carnale riempiva la palestra semibuia. Marco si avvicinò ancora, si accovacciò di lato, vide da vicino il cazzo di Luca dilatare l’apertura stretta di Sofia, le labbra arrossate che si allargavano intorno alla circonferenza. Lei guardava il marito mentre veniva penetata, bocca aperta, saliva che le filava sul mento.

«Vieni dentro di me,» lo implorò. «Riempimi. Voglio che Marco veda il tuo sperma che mi cola.»

Luca ruggì, accelerò, le palle che sbattevano contro il clitoride gonfio di Sofia. Con tre spinte finali profondissime si scaricò, getti caldi e densi che le riempirono la figa fino a farla tracimare. Sofia venne urlando, le cosce che tremavano, il corpo che si contraeva intorno al cazzo che pulsava.

Luca si ritirò lentamente. Un filo bianco e denso di sperma scese subito dalle labbra di Sofia, colò lungo la coscia interna e gocciolò sul tappeto rosso. Lei restò a quattro zampe un secondo, poi si girò seduta, sorriso sazio e sporco, e guardò Marco. Il seme le brillava ancora sulle labbra inferiori della figa e un po’ le era schizzato fino al mento.

Marco, ancora tremante di eccitazione e vergogna, strisciò vicino. La baciò a bocca aperta, assaporando il sapore salato del pugile mescolato alla saliva di lei. Poi chinò la testa e leccò lo sperma dalle labbra di Sofia, dalla mandibola, fino a raccogliere con la lingua il filo che le colava ancora dalla figa. Lei gli accarezzò i capelli e gli sussurrò contro l’orecchio, voce rauca di chi ha appena goduto ma vuole ancora: «Questo è solo il primo round, amore… Luca ha detto che stasera mi vuole usare in ogni buco mentre tu conti i colpi. E io ho già detto di sì.»

Marco si rialzò leccandosi le labbra, il sapore salato e denso dello sperma di Luca ancora caldo sulla lingua. Il cazzo gli pulsava dolorosamente tra le dita, ma non si toccò più: voleva durare, voleva vedere tutto. Sofia era ancora seduta sul tappeto rosso del ring, cosce divaricate, la figa gonfia e lucida che sbatteva piano mentre un altro filo bianco le scendeva tra le natiche. Luca si rialzò in piedi sopra di lei, il cazzo ancora mezzo duro che ciondolava pesante, lucido di succhi e di sborra.

«Alzati, troia. Non ho finito con te.»

Sofia obbedì subito, si mise in ginocchio davanti a lui e aprì la bocca. Non aspettò un ordine: succhiò il glande ancora inzuppato del loro sesso misto, leccò le palle, lo ripulì con la lingua finché non tornò duro e di pietra. Marco sentì il cuore battergli in gola. Quella era sua moglie, ventotto anni, seni pieni che ballavano sotto il top nero ancora indosso, e stava leccando lo sborra altrui come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Luca le afferrò i capelli e le spins e il cazzo in gola fino a farle gonfiare le guance. Sofia rantolò, gli occhi pieni d’acqua, ma non si tirò indietro. Saliva le colava sul mento, gocciolava sui seni. Luca la usò così per lunghi secondi, spinte corte e profonde che le facevano battere il naso contro il pube sudato.

«Conta, cornuto,» ringhiò verso Marco senza nemmeno guardarlo. «Conta ogni botta che le do. Voglio sentirti.»

Marco deglutì, la voce rauca: «Uno… due… tre…»

Luca la tirò su per i capelli, la girò di nuovo a quattro zampe e le spalmò lo sputo sul culo. Sofia inarcò la schiena, guardò Marco con le labbra lucide e sussurrò: «Sì… mettilo anche lì. Voglio entrambi i buchi pieni di lui.»

Luca premette il glande contro l’anello stretto. Sofia gemette alto quando la testa entrò, lentamente, millimetro dopo millimetro, finché le palle non le sbatterono contro la figa ancora colante. Marco contava a voce alta, ogni spinta un numero, mentre guardava quel culo tondo dilatare intorno al cazzo grosso del pugile. Luca non andò piano a lungo: quando sentì che Sofia si rilassava, iniziò a fotterla di force, colpi secchi che facevano sbattere le natiche e la facevano gridare.

«Sedici… diciassette… diciotto… cazzo, Luca, guardala come si apre…»

Sofia saliva e scendeva sulle spinte, una mano che si cacciava tra le gambe a strofinarsi il clitoride. «Più forte… rompimi il culo… Marco, guardami, guardami mentre mi faccio riempire da un vero uomo…»

Luca la tirò indietro per i fianchi, cambiò angolo, e ogni botta le faceva uscire un urlo strozzato. Il suono umido e carnale riempiva la palestra semibuia. Qualcuno del pubblico mormorava, ma nessuno interveniva: era il gioco, era il “Primo Round al Buio”. Marco si era abbassato di nuovo, il viso a pochi centimetri dal punto dove il cazzo di Luca entrava e usciva dal culo di Sofia. Vide la figa che stillava ancora sborra, vide le labbra arrossate, vide tutto.

«Trentadue… trentatré…» La voce gli tremava. L’umiliazione gli bruciava le guance, ma il piacere gli martellava le palle. Sofia lo guardò di lato, bocca aperta, e sorrise sporca.

«Vieni… vieni di nuovo dentro di me,» ansimò. «Riempimi il culo. Voglio sentirlo caldo mentre Marco lecca.»

Luca ruggì, accelerò, e dopo altre spinte violente si piantò fino in fondo e si scaricò. Getti densi e caldi le riempirono il culo; Sofia venne di nuovo, le cosce che tremavano, un urlo lungo che si spezzò quando il corpo le si contrasse. Luca restò dentro un momento, poi si sfilò lentamente. Lo sperma uscì subito, denso, bianco, e colò giù verso la figa già piena.

Sofia si lasciò cadere sul fianco, respirando a fatica, sorriso sazio. Luca le diede una pacca sul sedere e si voltò verso Marco.

«Leccala. Tutto. E conta quanto ne bevi.»

Marco non esitò. Si chinò tra le cosce della moglie e leccò. Lingua piatta sulla figa, poi sul buco ancora aperto e pulsante, raccogliendo la sborra calda, amara e salata. Sofia gli tenne la testa, gli dita tra i capelli, e gemette piano mentre lui la puliva. «Bravo amore… mangia tutto… sei un bravo cornuto…»

Quando Marco sollevò la testa, il mento lucido, Luca era già di nuovo duro. Lo aveva accarezzato guardandoli. «Ultimo buco,» disse. «La bocca. E questa volta mi sborro in gola mentre tu le tieni i capelli.»

Sofia si mise in ginocchio, aprì la bocca e guardò Marco. «Tienimi tu. Conta. Voglio sentire la tua voce mentre lui mi usa la gola.»

Marco le afferrò i capelli da dietro. Luca spinse dentro, tutto d’un colpo, fino in fondo. Sofia si strozzò, lacrime agli occhi, ma non si tirò indietro. Luca la scopò in gola con ritmi da boxe, spinte profonde e regolari. Marco contava a voce bassa, ogni numero un colpo che faceva salire e scendere la gola di Sofia sul cazzo grosso.

«Quarantuno… quarantadue…»

Sofia sbavava, saliva e precome le colavano sul petto. I seni ballavano. Luca le tenne la testa ferma e accelerò. «Apri bene, puttana. Ingoia tutto.»

Con un ultimo ruggito si scaricò in gola. Sofia deglutì, deglutì, qualche goccia le uscì dagli angoli della bocca. Quando Luca si ritirò, lei restò a bocca aperta, la lingua fuori, mostrando a Marco lo sperma bianco che le riempiva la cavità. Poi chiuse e inghiottì l’ultimo sorso, sorridendo.

Luca si rimise i pantaloncini, diede una pacca sulla guancia di Sofia e scese dal ring senza dire altro. Il pubblico iniziava a disperdersi, le luci rosse ancora basse. Sofia restò a terra un momento, poi si alzò, si riallacciò i pantaloni sopra la figa e il culo ancora colanti, e si avvicinò a Marco. Lo baciò a bocca aperta, facendogli assaggiare di nuovo il sapore di Luca.

«Hai contato bene, amore. Trecento e passa colpi. Mi ha spaccata tutta.»

Marco la strinse, il cazzo ancora duro e non sborrato. Sofia gli sfilò lo zip, lo prese in mano e lo masturbò piano mentre gli sussurrava all’orecchio: «Sborra ora. Sulla mia figa. Voglio che il tuo si mescoli al suo.»

Marco venne in pochi secondi, getti caldi che le colarono sulla figa già piena e sporca. Sofia li raccolse con le dita e se li portò alla bocca, leccando. Poi si sistemò i vestiti, gli prese il braccio e scesero insieme dal ring.

Mentre uscivano dalla palestra nell’aria fredda della notte, Sofia gli strinse la mano e sorrise, gli occhi ancora lucidi di lussuria. Marco era devastato, eccitato, umiliato e felice in un modo che non sapeva spiegare. Lei gli posò la testa sulla spalla.

«Domani sera Luca viene a casa nostra,» sussurrò. «Ha detto che vuole ripetere. E io ho già detto di sì.»

Marco annuì, la gola secca. Non sapeva che Sofia, tre mesi prima, aveva già incontrato Luca in segreto in quella stessa palestra. Non sapeva che il “Primo Round al Buio” l’aveva organizzato lei stessa, pagando l’ingresso e scegliendo il momento. Non sapeva che il test di gravidanza positivo che teneva in borsa da due giorni non era suo, di Marco: era di Luca. E lei non aveva ancora deciso se dirglielo.

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