Locker Room Dopo La Festa

Marco aiuta la formosa vicina Roxanne nello spogliatoio e la scopa con passione.

9 min read August 17, 2026New

Sono Marco, ventiduenne, e ho appena finito di aiutare con il catering alla festa di compleanno di mia madre. La villa era piena di gente, musica, risa, e io ho sorriso per ore servendo stuzzichini e champagne finché l’ultimo ospite non se n’è andato. Ora resto solo nello spogliatoio della palestra annessa, quel locale con armadietti metallici, panchine imbottite e l’odore di sapone e sudore leggero. Con me c’è Roxanne, la migliore amica di mia madre, quarantotto anni, divorziata, formosa come un peccato carnale. L’ho desiderata in segreto da quando ho capito cos’è una donna: curve generose, seni pesanti che la camicetta non riesce mai a nascondere del tutto, fianchi larghi, un culo sodo che si muove quando balla. Stanotte ha ballato fino a sudare, i capelli scuri un po’ scarmigliati, le guance accese.

Fingo di sistemare gli attrezzi, ripongo manubri e asciugamani usati, ma i miei occhi tornano sempre a lei. Roxanne sa che la fisso. Me lo dice il sorriso storto, malizioso, mentre si sfila le scarpe e allenta la cerniera del vestito da festa umido di sudore e champagne versato. «Marco, sei rimasto proprio tu a fare il bravo ragazzo», mormora, e la sua voce è calda, un po’ rauca. Si gira di profilo, il seno che preme contro il tessuto bagnato. Io arrossisco come un cretino e continuo a spostare cose che non servono. La tensione mi riempie i pantaloni già, il cazzo che si indurisce solo a guardare le gocce di sudore scendere tra le sue tette.

Lei mi provoca senza pudore. «Hai un fisico da paura, sai? Da quando ti sei messo a palestra sembri uscito da un film. Quei pettorali… e le braccia.» Si toglie lentamente la camicetta umida, la alza centimetro per centimetro rivelando la pelle calda, il ventre morbido ma tonico, il reggiseno di pizzo nero che trattiene a fatica due tette enormi, capezzoli che già spingono contro il merletto. Resta così, a torace nudo a metà, e mi guarda dritto. «Aiutami a slacciare il vestito sulla schiena, tesoro. Le mani mi tremano ancora dalla festa.»

Accetto. Mi avvicino, il cuore che mi martella in gola. Le mie dita sfiorano la sua pelle calda, scivolano lungo la colonna mentre cerco il gancetto. Sento il profumo di lei, misto a sudore dolce e profumo caro. Lo slaccio. Il vestito si apre, scivola un po’. Roxanne si gira, mi guarda con desiderio evidente, le labbra socchiuse. «Ho sempre voluto un giovane come te», sussurra. «Forte, duro, che non abbia ancora imparato a fare le cose a metà. Guardami come mi guardi… lo so che mi vuoi scopare.» Non esito. L’afferro per i fianchi e la bacio con fame, lingua contro lingua, denti che sfiorano labbra. Lei risponde con la stessa fame, le mani che scendono a palpare il cazzo già teso nei pantaloni. Il bacio è umido, rumoroso, pieno di anni di tensione repressa che finalmente scoppia. Scegliamo entrambi, senza esitazione, senza secondi pensieri.

Roxanne si stacca solo per scendere in ginocchio sul pavimento fresco dello spogliatoio. Mi sbottona i pantaloni con dita esperte, tira giù boxer e tutto, e il mio cazzo salta fuori, duro, venato, la testa già lucida di liquido. «Che bel cazzo grosso», gemette guardandomi negli occhi. Poi mi prende in bocca con avidità. Le sue labbra calde e umide scendono fino in gola, la lingua che gira intorno al glande, la gola che si apre per ingoiarmi tutto. Succhia con rumore, saliva che cola lungo l’asta, una mano che mi massaggia le palle mentre l’altra mi tiene fermo il bacino. Mi guarda fisso mentre la testa va su e giù, gli occhi lucidi di lussuria. «Cazzo, Roxanne…», ansimo, le dita nei suoi capelli. Lei accelera, gorgoglia quando lo spingo un po’ più a fondo, e il suono umido mi fa venire quasi subito. Ma lei si stacca, un filo di saliva che collega le sue labbra al mio cazzo.

«Sdraiati sulla panca», ordina con voce roca. Obbedisco. Mi stendo sulla panca imbottita, nudo dalla vita in giù, il cazzo che punta dritto al soffitto. Roxanne si sfila del tutto reggiseno e mutandine bagnate, e resto senza fiato: la figa rasata, le labbra gonfie e lucide, i seni pesanti che pendono generosi, i capezzoli scuri e duri. Si siede a cavalcioni su di me, afferra il mio cazzo e se lo strofina tra le labbra bagnate prima di abbassarsi d’un colpo, ingoiandomelo fino in fondo. Un gemito lungo le esce dalla gola. «Oh, sì… che cazzo caldo.» Inizia a cavalcarmi con forza, i fianchi che battono, le tette grandi che rimbalzano pesanti a ogni spinta. La scopo dal basso, affondando i talloni e spingendo il bacino in su, piantandole il cazzo in profondità. Le mani le stringono le tette, le schiaccio, le porto alla bocca per succhiare i capezzoli mentre lei mi cavalca come una pazza. Il suono umido della sua figa che mi inghiotte riempie lo spogliatoio, mischiati ai suoi gemiti e ai miei grugniti. «Più forte, Marco… scopami come si deve.»

Poi lei scende, mi fa alzare in piedi e si volta, le mani contro gli armadietti metallici freddi. Mi guarda da sopra la spalla, il culo spinto indietro, le cosce aperte. «Prendimi da dietro. Adesso.» Mi posiziono, afferro i suoi fianchi larghi e la penetro d’un colpo solo, fino in fondo. Gemiamo insieme. La scopo con spinte profonde e regolari, il cazzo che scompare tra le sue natiche, le palle che sbattono contro la sua figa bagnata. Lei geme forte, la fronte appoggiata all’armadietto, le tette che oscillano a ogni botta. «Dai, più forte… spingi tutto dentro… voglio sentirlo fino in gola della figa. Dammi di più, ragazzo. Scopami come una troia.» Accelero, le mani le affondano nella carne morbida dei fianchi, la tiro indietro contro di me a ogni spinta. Il metallo degli armadietti tintinna, il nostro sudore si mescola, l’odore di sesso riempie l’aria. Lei spinge indietro al mio ritmo, la figa che mi stringe a ondate, bagnatissima, che schiocca a ogni affondo.

Sento l’orgasmo arrivare come un treno. Le dico che sto per venire e lei ringhia: «Dentro. Sborra tutto dentro di me.» Qualche spinta ancora, profonde, brutali, e vengo con un gemito rauco, il cazzo che pulsa e scarica getti caldi di sborra dritto nel suo grembo. Lei viene con me, le gambe che tremano, la figa che mi munge, un urlo soffocato contro l’armadietto. Resto conficcato dentro di lei per lunghi secondi, ansimante, sentendo il mio sperma che comincia già a colare lungo le sue cosce.

Poi esco piano. Roxanne si gira, mi bacia dolcemente sulle labbra, un bacio lento, quasi tenero dopo tutta quella furia. Mi accarezza il petto sudato e sussurra contro la mia bocca: «È stato il miglior regalo di compleanno della tua mamma… e il mio. Voglio ancora di più da te stasera, Marco. Non abbiamo finito. C’è una cosa che desidero da anni e stasera me la prendo tutta…»

Sono Marco, e il suo sussurro mi brucia ancora sulle labbra mentre il mio cazzo, ancora semi-duro e lucido di sborra e dei suoi succhi, trema contro la coscia. Roxanne non mi lascia riprendere fiato. Le mani le scorrono sul petto sudato, scendono a stringermi il culo e mi tira contro di lei. «Quella cosa che voglio da anni…», ripete contro la mia bocca, la voce roca di chi ha appena goduto ma ha ancora fame. «Voglio che mi prendi il culo. Lento all’inizio, poi senza pietà. Nessuno l’ha mai fatto come si deve. Tu sì. Hai il cazzo giusto, grosso e giovane, e stasera me lo ficchi tutto nel buco del culo finché non urlo.»

Il sangue mi torna subito a scorrere. Mi indurisco di nuovo tra le sue dita mentre lei mi accarezza, esperta, tirandomi su. La bacio di nuovo, lingua profonda, e la spingo indietro verso la panca. Lei si china, appoggia i gomiti sull’imbottitura, il culo alto e spalancato verso di me. La luce al neon dello spogliatoio gli illumina le natiche piene, la figa ancora gocciolante di sborra bianca che cola lungo le labbra gonfie, e il buchino stretto e roseo del culo che si contrae. «Guardalo», mormora lei guardandomi da sopra la spalla, le guance rosse. «È tutto per te. Lecami prima. Inumidiscimi bene.»

Mi inginocchio dietro di lei. Affondo il viso tra quelle chiappe calde, la lingua che parte dalla figa unto di noi e sale dritta al buco del culo. Lei geme lungo, spinge indietro. Lecco a cerchio, spingo la punta dentro, assaggio il sapore salato e intimo di lei mescolato al mio sperma. Le mani le tengono aperte le natiche mentre la lingua la scopa, umida, rumorosa. «Cazzo sì… così… più a fondo», ansima Roxanne, una mano che le scende a strofinarsi il clitoride. Continuo finché non trema, poi mi alzo, raccolgo la sborra che le cola ancora dalla figa con due dita e me la spargo sul cazzo già di nuovo duro come pietra. Ci aggiungo la saliva. Mi posiziono.

La testa del cazzo preme contro il buco stretto. «Respira», le dico, e spingo piano. Entra il glande. Lei affonda le unghie nella panca, un gemito acuto le esce. «Oh Dio… è grosso… continua.» Avanzo centimetro dopo centimetro, sentendo l’anello muscolare che mi stringe come una morsa calda. Quando sono a metà si allarga un po’, e io affondo tutto d’un colpo. Il mio bacino sbatte contro le sue natiche. Resta conficcato fino alle palle, fermo, a farla abituare. «Ti sento tutto… nel culo… pieno», singhiozza lei di piacere. Poi comincio a muovermi.

Tiro fuori quasi tutto e rientro con una spinta lunga e profonda. Il culo di Roxanne mi inghiotte, caldo, stretto, vellutato. Accelero. Le mani le afferrano i fianchi larghi, le dita affondano nella carne morbida, e la scopo con colpi regolari che fanno tintinnare gli armadietti. Ogni affondo le fa rimbalzare le tette pesanti, i capezzoli che graffiano la panca. «Più forte, Marco… spaccami il culo… sì, così, da giovane troiaio», urla lei, spingendo indietro a ogni botta. Il suono è osceno: pelle contro pelle, il mio cazzo che schiocca dentro e fuori dal buco bagnato di saliva e sborra, i suoi gemiti rauchi che riempiono lo spogliatoio. Sudo copioso, gocce che cadono sulla sua schiena curva. Le do uno schiaffo leggero su una natica, la carne trema, e lei ringhia di approvazione.

Cambio angolo, mi piego su di lei, una mano le afferra i capelli scuri e le tira indietro la testa mentre l’altra le stringe una tetta enorme, pizzicandole il capezzolo. La scopo più veloce, più duro, il cazzo che sparisce tutto nel suo culo a ogni spinta. «Mi vieni dentro anche qui», ordina tra un gemito e l’altro. «Riempimi il culo di sborra calda. Voglio sentirla colare dopo.» Sento le palle tirarsi. Lei si tocca la figa con furia, due dita che le entrano mentre io la penetro da dietro. Il suo orgasmo arriva prima: il culo si contrae a ondate violente intorno al mio cazzo, la stringe, la munge, e lei urla il mio nome contro la panca, le gambe che vacillano. Quella stretta mi fa esplodere. Vengo con un grugnito animale, scaricando getti spessi e caldi dritto nel suo intestino, pulsando a lungo, svuotandomi completamente mentre continuo a spingere piano per farle sentire ogni goccia.

Restiamo così, uniti, ansimanti. Esco lentamente; il mio cazzo esce con un suono umido e un filo di sborra bianca cola subito dal buco del culo arrossato e semiaperto di Roxanne, scendendo lungo la figa e le cosce interne. Lei si gira, si siede sulla panca con le gambe divaricate, il corpo lucido di sudore, i seni pesanti che salgono e scendono. Mi tira a sé, mi bacia la bocca, assaggia se stessa e me sulle mie labbra. «Perfetto», sussurra. «Esattamente come l’avevo sognato per anni. Quel cazzo giovane che mi apre e mi riempie tutto.»

Mi accarezza i capelli bagnati, poi si alza. Raccoglie il vestito da festa stropicciato, se lo passa sulle cosce per ripulire un po’ la sborra che continua a colare, ma non si riveste del tutto. Infila solo la camicetta umida senza chiuderla, le tette ancora nude che poggiano pesanti, e le scarpe. Mi guarda un’ultima volta, sorriso stanco e soddisfatto. «Tua madre mi aspetta per un caffè di fine serata. Digli pure che sei stato un bravo ragazzo con il catering.» Si avvicina, mi dà un bacio leggero sulla guancia, quasi materno dopo tutta quella sporcizia, e aggiunge piano: «La prossima festa… magari ripetiamo.»

Poi si gira, cammina verso la porta dello spogliatoio con quel culo ancora rosso delle mie mani e le cosce lucide. Apre, esce senza voltarsi indietro, i passi che si allontanano lungo il corridoio della palestra finché non sento la porta esterna chiudersi. Resto solo, nudo, il cazzo molle e pulito della sua bocca e del suo culo, l’odore di sesso che stagna tra gli armadietti metallici, e il silenzio che torna a riempire lo spogliatoio.

Rate this story

Thanks for rating
Tagged

Fresh filth, nightly

The best new stories in your inbox every morning. Free, 18+, unsubscribe anytime.