Rebound Sotto le Stelle: La Sconosciuta della Fattoria
Una divorziata di 38 anni si fa scopare selvaggiamente dalla contadina 29enne Sofia sotto le stelle della fattoria toscana.
Giulia scese dall’auto noleggiata con le gambe pesanti e la schiena indolenzita, il bagaglio che sembrava pesare il doppio del solito. A trentotto anni, dopo che il marito l’aveva lasciata per una venticinquenne incontrata in palestra, aveva scelto questa fattoria agriturismo sperduta tra le colline toscane per cancellare tutto: le discussioni, le umiliazioni, il sesso diventato routine noiosa. L’aria della sera era tiepida, profumata di fieno tagliato e terra calda. Il cielo sopra di lei si stava già riempiendo di stelle brillanti, un tetto infinito che la faceva sentire piccola e stranamente libera.
Sulla porta della casa padronale in pietra antica apparve Sofia. La contadina aveva ventinove anni, un corpo forte e abbronzato dal lavoro nei campi: spalle larghe, braccia tornite, vita stretta che si allargava in fianchi generosi e un seno alto e sodo che premeva contro la camicia di lino leggera, aperta quanto bastava per mostrare l’inizio di una valle profonda e sudata. I capelli castani erano raccolti in una coda selvaggia, e quando sorrise a Giulia il suo sguardo verde si fermò senza pudore sui seni della nuova ospite, scese lungo la curva dei fianchi e risalì lentamente, come se la stesse già spogliando con gli occhi.
«Ben arrivata, Giulia. Sono Sofia, la proprietaria. Hai l’aria di una che ha bisogno di dimenticare parecchie cose», disse con voce bassa e calda, passando subito al tu con una confidenza che fece accelerare il battito di Giulia. «Vieni, ti mostro la stanza. Lascia che prenda la tua valigia.»
Le dita di Sofia sfiorarono le sue mentre prendeva il bagaglio. Un contatto breve, ma elettrico. Giulia sentì un calore improvviso tra le cosce, un pulsare che non provava da mesi. Ma che cazzo mi prende? pensò, seguendo la contadina lungo il vialetto di ghiaia. Sofia camminava con passo sicuro, i muscoli delle gambe che si tendevano sotto i pantaloncini corti di jeans sdruciti. Sotto le stelle, mentre indicava il panorama buio delle colline, si voltò e il suo sguardo indugiò di nuovo sul corpo di Giulia, soffermandosi sulle labbra, sul collo, sui capezzoli che premevano contro la camicetta leggera.
La stanza era semplice e bellissima: letto grande con lenzuola di lino bianco, travi a vista, una finestra aperta sulla vallata. Sofia posò la valigia e si avvicinò, così vicina che Giulia sentì l’odore di lei: terra, vino, pelle scaldata dal sole. «Se hai bisogno di qualsiasi cosa… qualsiasi cosa, basta chiamare. Io sono proprio qui accanto.» Il sorriso era malizioso, quasi una promessa. Quando Sofia uscì, sfiorandole il fianco con il seno, Giulia rimase immobile, il respiro corto. Era bagnata. Già. Solo per uno sguardo.
La cena tardiva fu servita sulla terrazza di legno sotto un cielo ormai completamente stellato. Sofia aveva preparato un tagliere di formaggi toscani, salumi, pane caldo e due bottiglie di vino rosso locale. Indossava ora una camicia bianca annodata sotto il seno, che lasciava scoperto l’addome piatto e abbronzato. Giulia, seduta di fronte a lei, sentiva il vino scioglierle la lingua e i pensieri.
«Sei divorziata, vero?» chiese Sofia versandole altro vino. «Si vede dagli occhi. Occhi di donna che ha bisogno di essere scopata come si deve.»
Giulia arrossì ma non distolse lo sguardo. Il complimento volgare le aveva fatto contrarre la fica. «Sì. Trentotto anni e mi sono ritrovata single. Mio marito non mi toccava più da un anno. E tu? Una donna così bella…»
Sofia rise, una risata bassa e sporca. Si sporse in avanti, lasciando che la camicia si aprisse di più. I capezzoli scuri erano visibili contro il tessuto. «Io ho ventinove anni e ho capito presto che gli uomini non mi fanno bagnare. Mi piacciono le donne. Mi piace farle urlare, farle venire fino a tremare. E tu, Giulia? Hai mai fatto bagnare una figa con la lingua?»
Le parole erano dirette, senza filtri. Giulia strinse le cosce sotto il tavolo. «No… ma da quando sono arrivata qui non riesco a pensare ad altro. Sono curiosa. E sono bagnata da ore, Sofia. Mi guardi come se volessi mangiarmi.»
Sofia si alzò, girò intorno al tavolo e si fermò davanti a lei. La prese per il mento con dolce fermezza, inclinandole il viso verso l’alto. «Allora smetti di pensare, puttana curiosa.» Si chinò e la baciò. Fu un bacio famelico, lingue che si intrecciavano subito, saliva che si mescolava. Giulia gemette nella bocca della contadina, sentendo le mani forti di Sofia afferrarle i seni attraverso la camicetta, strizzarli con possesso. Entrambe scelsero consapevolmente di lasciarsi andare: Giulia aprì la bocca di più, Sofia le morse il labbro inferiore tirandolo.
«Voglio scoparti sotto queste stelle», ringhiò Sofia tra un bacio e l’altro. «Voglio farti dimenticare tutti gli uomini del mondo con la mia lingua nella tua fica.»
Giulia annuì, ansimante. «Sì. Scopami. Fammi tutto quello che vuoi.»
Sofia la spinse sul grande tavolo di legno della terrazza con dolce autorità. Le tolse la camicetta con uno strattone, poi le abbassò i jeans. Quando arrivò alle mutandine di pizzo nero, le strappò letteralmente con un gesto secco. Il tessuto si lacerò e Giulia sussultò, eccitatissima dalla rudezza.
«Cazzo, guarda che figa bagnata», mormorò Sofia inginocchiandosi tra le gambe spalancate di Giulia. La contadina le aprì le grandi labbra con i pollici e ci affondò la lingua senza preavviso. Leccava con fame, dal buco fino al clitoride, succhiando il piccolo bocciolo gonfio tra le labbra e tirandolo, poi spingendo la lingua dentro la fica calda e fradicia. Giulia urlò, afferrando i capelli di Sofia, i fianchi che si alzavano da soli.
«Oddio… sì, leccami così! Succhiati il clitoride, Sofia… cazzo, sto impazzendo!»
Sofia non si fermò. Succhiava forte, rumorosamente, infilando due dita spesse dentro di lei e curvandole contro il punto G mentre la lingua batteva senza pietà sul clitoride. Giulia venne per la prima volta in pochi minuti, un orgasmo violento che la fece squittire e bagnare la bocca di Sofia con i suoi umori.
Ma la contadina non aveva finito. Fece girare Giulia a quattro zampe sul tavolo, il culo alto sotto la luna. Le aprì le natiche con entrambe le mani e ci passò la lingua anche lì, leccandole il buchetto stretto mentre le dita tornavano a scopare la fica gocciolante. Due dita, poi tre, dentro e fuori con forza, mentre la lingua spingeva contro l’ano.
«Ti piace avere la lingua nel culo, troia? Dillo!»
«Sì! Mi piace da morire! Leccami il culo mentre mi scopi con le dita, Sofia! Sono la tua puttana stasera!»
Sofia alternò posizioni con ferocia dolce: la fece sdraiare di nuovo, le salì sopra, e cominciò a strofinare la propria fica fradicia contro quella di Giulia in un tribbing selvaggio. Le loro fighe bagnate scivolavano una sull’altra, clitoridi che si scontravano, umori che colavano sul legno del tavolo. I gemiti diventarono parolacce urlate.
«Sgrillettami forte, puttana! Sfrega la tua figa sulla mia!» ordinava Sofia.
«Sto venendo di nuovo… cazzo, Sofia, mi fai squirtare!»
I corpi sudati scivolavano, le tette di Sofia sbattevano contro quelle di Giulia mentre i fianchi si muovevano sempre più veloci. Il tribbing diventò frenetico, bagnato, osceno. Entrambe vennero insieme in squirt violenti: Giulia urlò, spruzzando forte contro il ventre di Sofia, mentre la contadina tremava e rilasciava i suoi umori caldi mescolandoli a quelli di Giulia. Il tavolo era fradicio, i loro corpi lucidi di sudore, saliva e sborra femminile.
Esauste, ancora ansimanti, si baciarono languidamente, lingue lente e sporche che si cercavano. Sofia accarezzò il viso di Giulia con una mano bagnata.
«Il resto della vacanza lo passerai come la mia puttana lesbica personale. Ti scoperò ogni notte, in ogni angolo di questa fattoria. Ti farò leccare la mia fica finché non saprai più il tuo nome. Hai capito, Giulia?»
Giulia sorrise, ancora tremante di piacere, il corpo che pulsava. «Sì… voglio essere la tua puttana. Voglio tutto.»
Ridendo complici, nude e luccicanti sotto le stelle, si alzarono dal tavolo. Sofia la prese per mano e la portò verso la camera da letto della casa padronale, la porta che si chiudeva dietro di loro con un click deciso. Dentro, la luce calda della lampada illuminava il letto grande e Sofia spinse Giulia contro il muro, il ginocchio che le premeva tra le gambe ancora bagnate, sussurrandole all’orecchio promesse oscene su tutto ciò che le avrebbe fatto prima dell’alba, mentre le dita già scivolavano di nuovo tra le grandi labbra gonfie di Giulia, riaccendendo il fuoco senza pietà. La notte era ancora lunga, e nessuna delle due aveva intenzione di dormire.
Sofia spinse il ginocchio più a fondo tra le cosce di Giulia, schiacciandole il clitoride gonfio mentre due dita spesse la scopavano senza pietà, entrando e uscendo con schiocchi bagnati e osceni. Il muro di pietra era freddo contro la schiena sudata della divorziata, ma lei non sentiva altro che il calore brutale che le saliva dalla fica. Cazzo, sto perdendo la testa, questa contadina mi sta aprendo come una troia da quattro soldi e io voglio solo di più, pensò Giulia mentre i suoi umori colavano lungo il polso di Sofia, gocciolando sul pavimento di cotto antico.
«Senti che rumore fa la tua figa di trentottenne affamata? Sembra una puttana in calore che non viene da anni», ringhiò Sofia, ventinove anni di muscoli forgiati dalla terra, il seno alto e pesante che premeva contro il petto di Giulia. Aggiunse un terzo dito, allargandola senza pietà, curvando le falangi contro il punto G con colpi secchi e rapidi. Giulia urlò, le unghie che graffiavano la schiena della contadina, i fianchi che spingevano da soli per prendere tutto. Venne con un getto violento, uno squirt caldo che schizzò sulla coscia di Sofia e bagnò il bordo del letto. Le gambe le cedettero ma Sofia la tenne su, estraendo le dita solo per schiaffeggiarle la fica aperta e fradicia, facendo schizzare altri schizzi.
Senza darle respiro, Sofia la afferrò per i capelli castani e la scaraventò sul letto grande. Giulia rimbalzò sulle lenzuola di lino, il culo alto, la figa ancora contratta e gocciolante. La contadina aprì il cassetto del comodino di legno grezzo e tirò fuori un dildo spesso, venato, lungo venti centimetri, nero e lucido. Se lo legò in vita con lo strap-on di pelle, il cazzo finto che puntava dritto e osceno tra le sue gambe forti. «Adesso ti sfondo, Giulia. Ti scopo come gli uomini non hanno mai saputo fare. Voglio vederti urlare sotto le stelle che entrano dalla finestra, troia divorziata.»
Giulia, ancora ansimante, si voltò a quattro zampe, aprendo le ginocchia di sua volontà. Sono una puttana, lo voglio dentro, voglio che mi spacchi, pensò mentre sentiva la cappella grossa premere contro le grandi labbra gonfie. Sofia non usò lubrificante: la fica di Giulia era già un lago. Con un colpo solo affondò tutto il dildo fino in fondo, le palle di silicone che sbattevano contro il clitoride. Giulia gridò, la faccia schiacciata nel cuscino, il culo che tremava. Sofia cominciò a fotterla con ritmo brutale, i fianchi che sbattevano forte, le mani che afferravano i fianchi morbidi della più grande per tirarla indietro su ogni affondo.
«Prendilo tutto, puttana! Senti come ti allarga la figa questa verga? Urla più forte, voglio che tutta la vallata senta che ti sto sfondando!» Sofia accelerò, una mano che saliva a schiaffeggiare il culo rotondo di Giulia, lasciando impronte rosse sulla pelle abbronzata. Ogni colpo faceva schizzare umori sulle cosce di entrambe. Giulia veniva di continuo, orgasmi brevi e violenti che le facevano contrarre la fica intorno al dildo, ma Sofia non rallentava. Estrasse il cazzo di colpo, lasciando la fica di Giulia aperta e palpitante, poi ci sputò dentro direttamente, un filo denso di saliva che colò nel buco dilatato.
«Girati. Voglio guardarti in faccia mentre ti rompo.» Giulia obbedì subito, sdraiandosi sulla schiena, le gambe spalancate come una sgualdrina. Sofia si buttò su di lei, il dildo che rientrava con un solo movimento brutale. I seni della contadina sbattevano contro quelli di Giulia mentre la scopava in missionario selvaggio, il bacino che mulinava, il cazzo finto che colpiva il fondo della fica a ogni spinta. Sofia le afferrò la gola con una mano, non stringendo troppo ma abbastanza da farle sentire chi comandava. «Guardami negli occhi mentre vieni, troia di trentotto anni. Dimmi che la figa di tuo marito non ti ha mai fatto squirtare così.»
«Mai… cazzo, mai! Scopami più forte, Sofia! Sono la tua puttana lesbica, usami la fica finché non riesco più a camminare!» Giulia urlava, le lacrime di piacere che le rigavano le guance. Il suo corpo tremava in un altro orgasmo potente, lo squirt che schizzava intorno al dildo, bagnando il ventre piatto di Sofia e il lenzuolo sotto di loro. L’odore di figa, sudore e sesso riempiva la stanza, mescolandosi al profumo di fieno che entrava dalla finestra aperta sulla notte toscana stellata.
Sofia uscì da lei, si slacciò lo strap-on e lo gettò sul letto. Poi si mise a cavalcioni sulla faccia di Giulia, abbassando la fica fradicia e il culo sudato direttamente sulla bocca della divorziata. «Leccami il buco del culo, puttana. Voglio sentire la tua lingua dentro mentre mi sgrilletto sulla tua faccia.» Giulia non esitò: la lingua saettò fuori, leccando dal clitoride fino all’ano stretto di Sofia, spingendo dentro il buchetto muscoloso con fame disperata. Sofia si strofinava con forza, la fica che scivolava sul naso e sulla bocca di Giulia, coprendola di umori densi. I gemiti della contadina erano bassi, animaleschi.
«Più dentro con quella lingua nel culo, sì… così, brava troia. Leccami il buco mentre mi tocco il clitoride. Sto per sborrarti in faccia.» Sofia accelerò il movimento del bacino, schiacciando la fica contro la lingua di Giulia, poi venne con un ringhio, rilasciando uno squirt potente che riempì la bocca della più grande, colando sulle guance, sul mento, nei capelli. Giulia ingoiò quello che poteva, tossendo e leccando ancora, ubriaca di sapore e di umiliazione eccitante.
Ma Sofia non era sazia. Prese il dildo di nuovo, lo coprì con gli umori di entrambe e lo posizionò contro l’ano di Giulia. «Adesso ti prendo anche nel culo. Voglio che ogni buco sia mio prima dell’alba.» Giulia annuì freneticamente, girandosi di nuovo a pecora, il viso sporco di sborra femminile. Sofia spinse lentamente all’inizio, poi con più forza, fino a far scomparire metà del dildo nel culo stretto. Giulia urlava di piacere misto a dolore delizioso, la mano che scendeva a toccarsi la fica vuota mentre la contadina iniziava a inculare con spinte sempre più profonde e veloci.
«Cazzo sì, sfondami il culo! Sono la tua troia da fattoria, scopami il buco del culo fino a farmelo diventare largo come la figa!» I colpi erano forti, le palle dello strap-on sbattevano contro la fica gocciolante di Giulia. Sofia infilò quattro dita nella fica mentre continuava a inculare, riempiendo entrambi i buchi con ferocia. Il corpo di Giulia era scosso da spasmi continui, sudore che colava tra le scapole, i seni che ondeggiavano pesanti sotto di lei.
Sofia la fece venire così, doppio riempimento brutale, fino a farla squirtare un’ultima volta sul letto fradicio. Solo allora estrasse tutto, lasciando Giulia aperta, rossa, pulsante, con il culo e la fica dilatati e luccicanti di saliva, umori e squirt. La contadina si alzò in piedi accanto al letto, il dildo ancora legato, lucido degli umori di Giulia, e si toccò la fica con due dita mentre guardava la donna distrutta sotto di lei.
«Da domani mattina ti voglio nel fienile alle cinque, a quattro zampe con il culo per aria. Ti scoperò con questo stesso cazzo finto finché non sborrerai fieno e urlerai il mio nome come la troia lesbica senza dignità che sei diventata.»
Rate this story
Qualcosa non va in questa storia?
Popular Collections
Browse Categories