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Nuda Sorpresi al Ballo in Maschera

Due ricche donne di 32 e 28 anni si riconoscono nude sotto i mantelli al ballo in maschera e finiscono a leccarsi e scoparsi con le dita fino a

13 min read October 01, 2026New

Il grande salone del palazzo veneziano vibrava di una musica sensuale, i violini che si intrecciavano con il suono dei liuti mentre centinaia di figure mascherate volteggiavano sotto i lampadari di Murano. L’aria era densa di profumo di cera, di spezie e di quel sentore caldo di corpi eccitati che si sfioravano nell’anonimato del carnevale. Elena, avvocata di trentadue anni tra le più richieste della città, sentiva sulla pelle nuda il leggero fruscio del mantello trasparente che aveva scelto per quella notte. Il tessuto finissimo, quasi invisibile sotto la luce calda delle candele, aderiva ai suoi seni pieni e pesanti, lasciando intravedere i capezzoli già turgidi per l’eccitazione. Sotto non indossava nulla. Nemmeno un perizoma. Solo i tacchi a spillo vertiginosi che le facevano inarcare la schiena e spingere in fuori il culo sodo e rotondo. La maschera dorata con piume nere le copriva metà del viso, ma i suoi occhi scuri brillavano di un desiderio che non riusciva più a contenere.

Camminava lenta tra la folla, consapevole che ogni passo faceva aprire leggermente il mantello, mostrando per un istante la curva liscia della sua figa perfettamente depilata. Il clitoride pulsava già, sfregato dall’aria fresca e dal rischio. Poi lo vide. No, lo sentì. Quel corpo snello e felino che si muoveva tra le coppie danzanti. Il mantello argentato della donna era identico al suo: trasparente, provocante, quasi inesistente. Sotto si indovinavano seni alti e sodi, vita stretta, fianchi che ondeggiavano con una grazia da predatrice. La maschera veneziana d’argento le nascondeva i lineamenti, ma quel neo appena sopra la clavicola e quel modo di inclinare la testa… Elena sentì un colpo al basso ventre.

«Sofia…» mormorò tra sé, riconoscendo la stilista di ventotto anni che aveva vestito le sue clienti più ricche negli ultimi due anni. Quella stessa Sofia con cui aveva scambiato sguardi carichi di sottintesi durante cocktail e sfilate, senza mai osare. Ora erano lì, entrambe nude sotto veli che non nascondevano niente, i corpi offerti al caso e al desiderio.

Sofia si voltò di scatto, come se avesse percepito lo sguardo. I loro occhi si incatenarono attraverso le maschere. Un sorriso lento, complice, quasi osceno curvò le labbra della più giovane. Senza dire una parola si avvicinò, allungando la mano guantata di pizzo fino a sfiorare il fianco di Elena. Le dita scivolarono sotto il mantello, toccando pelle calda e nuda.

«Sei tu, vero? Quella figa da avvocata che mi fa bagnare da mesi» sussurrò Sofia con voce roca, usando il tu senza pudore. «Ti ho riconosciuta dal modo in cui cammini, come se volessi farti scopare qui davanti a tutti.»

Elena rabbrividì di piacere. Il cuore le batteva fortissimo. Sentiva già l’umido caldo colarle tra le grandi labbra. «E tu, stilista troia… guardati. I tuoi capezzoli stanno bucando quel mantello. Sei nuda come me, vero? Dimmi che la tua fighetta è già zuppa.»

Invece di rispondere, Sofia la prese per mano e la trascinò sulla pista da ballo. I loro corpi si unirono nel valzer, ma non c’era niente di casto in quel contatto. I seni di Elena premevano contro quelli più piccoli e sodi di Sofia. Attraverso i mantelli trasparenti i capezzoli si sfregavano, duri come sassolini. Le mani di Sofia scesero sui fianchi di Elena, stringendo la carne morbida delle natiche, tirandola più vicina finché i loro bacini non si toccarono.

«Cazzo, Elena… senti quanto sei calda» ansimò Sofia mentre giravano lentamente, le maschere che quasi si sfioravano. «Ho sempre immaginato di strapparti via quel tailleur da avvocata e di metterti a quattro zampe. E ora sei qui, nuda, con la figa che mi bagna il mantello.»

Elena gemette piano, un suono che si perse nella musica. La sua mano destra scivolò tra loro e afferrò un seno di Sofia, pizzicando il capezzolo con forza sufficiente a farla sussultare. «Anch’io ti voglio. Da quando ti ho vista all’ultima sfilata non faccio che toccarmi pensando alla tua lingua sulla mia clitoride. Balliamo, troia. Fammi sentire quanto sei bagnata.»

Le due donne danzavano strette, i mantelli che si aprivano a ogni giro rivelando scorci di pelle nuda, di cosce lucide, di peli pubici curati. Nessuno sembrava farci caso, ma questo rendeva tutto più eccitante. Elena sentiva il proprio sesso gonfio, le labbra tumide che sfregavano contro la coscia di Sofia a ogni passo. Il clitoride era così sensibile che ogni movimento le strappava un brivido. Sofia, dal canto suo, premeva il monte di Venere contro il fianco di Elena, lasciandoci una traccia umida e calda.

«Mi stai facendo impazzire» confessò Elena tra i denti, mentre la mano di Sofia le scivolava tra le gambe da dietro, sfiorando appena la fessura bagnata. «La mia figa sta gocciolando. Sento il succo scendermi lungo le cosce.»

«Bene» rispose Sofia con un sorriso cattivo sotto la maschera. «Perché voglio berlo tutto.»

La tensione divenne insostenibile. Dopo tre brani, Sofia prese Elena per il polso e la trascinò via dalla pista, attraversando un corridoio illuminato solo da torce. I tacchi delle due donne risuonavano sul marmo come un conto alla rovescia. Entrarono in un salone privato, una stanza più piccola con pesanti tendaggi di velluto rosso, un divanetto di broccato e un grande specchio antico. Sofia chiuse la porta con un gesto secco e vi spinse Elena contro.

Le bocche si unirono con violenza. Non fu un bacio tenero: fu lingua contro lingua, denti che si scontravano, saliva che colava sul mento mentre gemevano senza ritegno. Le mani di Elena aprirono completamente il mantello di Sofia, facendolo scivolare a terra. Il corpo nudo della stilista apparve in tutta la sua gloria: seni alti con capezzoli rosa scuro, vita stretta, figa completamente rasata con una piccola striscia di peli sopra il clitoride già gonfio e lucido di umori. Il culo era alto, rotondo, perfetto per essere afferrato.

«Togliti quel cazzo di mantello» ordinò Sofia, la voce bassa e sporca. «Voglio vederti tutta.»

Elena obbedì, lasciando cadere il velo trasparente. Ora erano entrambe nude, solo con maschere e tacchi, i corpi che brillavano alla luce delle candele. Sofia si inginocchiò quasi subito, baciando il ventre di Elena, scendendo con la lingua verso il basso. Le sue dita risalirono lungo l’interno delle cosce tremanti fino a raggiungere la figa bollente.

«Sei fradicia, avvocata» ringhiò, passando due dita tra le grandi labbra gonfie e separandole. Un filo spesso di umore si tese tra le dita e la figa di Elena. «Guarda come ti cola. Hai la passera aperta e rossa per me.»

Elena afferrò i capelli di Sofia, spingendole la testa verso il basso. «Leccami allora. Me lo hai promesso. Voglio la tua lingua dentro.»

Sofia alzò lo sguardo, gli occhi che brillavano dietro la maschera argentata. «Voglio leccarti la figa fino a farti urlare, Elena. Voglio succhiarti il clitoride mentre ti scopo con due dita. Voglio sentirti venire sulla mia faccia e poi voglio che tu mi scopi con tutta la mano. Ma non qui… non ancora. Voglio portarti dove nessuno può sentirci urlare.»

Le dita di Sofia entrarono lo stesso, due alla volta, affondando nella figa stretta e bagnatissima di Elena con un rumore osceno. Elena inarcò la schiena, gemendo forte, i seni che ondeggiavano mentre spingeva il bacino contro la mano della giovane stilista. Sofia le baciava l’interno delle cosce, leccando il succo che le colava, ma si fermava appena prima di mettere la bocca sulla clitoride palpitante.

«Ti voglio tutta la notte» sussurrò Sofia, ruotando le dita dentro di lei e colpendo quel punto gonfio che faceva tremare le ginocchia di Elena. «Voglio leccarti il culo mentre ti scopo. Voglio che mi cavalchi la faccia fino a soffocarmi con la tua figa zuppa. Ma ora alzati. Andiamo via da qui. Ho una stanza segreta al piano di sopra… e voglio che tu ci arrivi già quasi venuta.»

Elena tirò su Sofia con forza, baciandola di nuovo, assaggiando il proprio sapore sulla lingua della donna più giovane. I loro corpi nudi si strusciavano, capezzoli contro capezzoli, fighe che si sfregavano lasciando strisce umide sulle cosce. Il desiderio era così denso che quasi si poteva tagliare con un coltello. Elena infilò due dita tra le gambe di Sofia, trovandola incredibilmente bagnata, il clitoride duro come una piccola perla.

«Allora portami» ansimò Elena contro la sua bocca, pompando le dita lentamente. «Perché se non mi fai venire presto sulla tua lingua, ti scopo qui contro lo specchio finché non urli il mio nome.»

Le due donne si guardarono attraverso le maschere, respiri affannosi, corpi nudi lucidi di sudore e umori, il piacere sospeso come una lama. Il mantello di Sofia era rimasto a terra, quello di Elena drappeggiato su una sedia. Nude, eccitate oltre ogni limite, si presero per mano e uscirono dal salone privato, dirette verso il corridoio buio che portava alle stanze segrete del palazzo. Il ballo continuava alle loro spalle, ma loro due avevano appena iniziato a giocare sul serio. La notte era ancora lunga, e nessuna delle due aveva intenzione di fermarsi prima di aver assaggiato ogni centimetro dell’altra.

Il corridoio buio sembrava inghiottirle mentre salivano la scala di marmo, i tacchi che picchiettavano come un tamburo di guerra. I mantelli erano rimasti indietro, inutili. Elena stringeva la mano di Sofia con forza, il corpo nudo che bruciava a ogni sfioramento del fianco dell’altra contro il suo. La figa le pulsava così forte che sentiva il battito del cuore proprio lì, tra le labbra gonfie e zuppe. ‘Finalmente sole, finalmente nude, senza maschere che ci nascondano il desiderio’, pensò l’avvocata di trentadue anni, mentre la stilista ventottenne la guidava verso una porta quasi invisibile.

La stanza segreta era un piccolo gioiello decadente: divano antico di broccato rosso bordato d’oro, tende pesanti di velluto, specchi antichi che moltiplicavano le loro immagini nude. Sofia chiuse la porta con un calcio e spinse Elena verso il divano. La trentaduenne si sedette con le gambe spalancate, il culo sodo premuto contro il tessuto prezioso, la figa completamente esposta, lucida, le grandi labbra aperte come un fiore osceno. Il clitoride sporgeva duro, rosso, implorante.

Sofia si inginocchiò tra quelle cosce tremanti come se stesse pregando. I suoi occhi dietro la maschera argentata erano due fessure di pura fame. «Voglio bere ogni goccia, Elena. Ho sognato questa figa per mesi.» Non aspettò risposta. La lingua piatta e calda lambì tutta la fessura in un’unica leccata lunga, raccogliendo il succo denso che colava fino al buco del culo. Elena gettò la testa indietro e gemette forte, afferrando i capelli della più giovane.

«Cazzo, sì… leccami tutta, troia. Sento la tua saliva mischiarsi al mio umore.» Sofia diventò vorace. La lingua entrava e usciva dalla figa stretta, scopandola con colpi rapidi mentre il naso premeva contro il clitoride gonfio. Poi chiuse le labbra intorno al bottoncino duro e succhiò con forza, facendo schioccare la bocca. Elena inarcò la schiena, i seni pesanti che ballavano, i capezzoli così turgidi da far male. Ogni succhiata le mandava scariche elettriche fino alla punta dei piedi. Sentiva il piacere salire come una marea calda, la figa che contraeva intorno alla lingua invadente.

«Più forte… succhiami il clitoride, Sofia. Voglio venire sulla tua faccia da puttana.» La stilista obbedì con un ringhio di piacere. Due dita entrarono di colpo nella figa fradicia, curvandosi a cercare quel punto spugnoso mentre la lingua frustava il clitoride senza pietà. Elena cominciò a tremare. I suoi umori schizzavano a ogni movimento delle dita, bagnando il mento di Sofia, il collo, il petto. L’orgasmo la colpì come un pugno: urlò, le cosce che stringevano la testa della ventottenne, la figa che pulsava e sprizzava piccoli getti caldi sulla lingua avida. Sofia non smise di succhiare nemmeno per un secondo, bevendo tutto, gemendo contro la carne bollente mentre Elena veniva e veniva, il corpo scosso da spasmi violenti.

Quando l’ondata si placò, Elena era senza fiato, il petto lucido di sudore. Ma il desiderio non era spento. Anzi. Tirò su Sofia per i capelli e la baciò con violenza, assaggiando il proprio sapore sulla lingua della stilista. «Ora tocca a te, troia. A quattro zampe. Voglio distruggerti.»

Sofia sorrise con le labbra lucide e si mise in posizione sul divano, il culo alto e rotondo offerto senza vergogna. Le ginocchia ben divaricate, la schiena inarcata, la figa e il buchetto rosa completamente esposti. Elena si inginocchiò dietro di lei, ammirando lo spettacolo. Passò due dita tra le grandi labbra della ventottenne e le trovò fradice, un filo spesso di umore che pendeva fino al divano. «Guarda come sei bagnata, Sofia. La tua fighetta sta gocciolando come una fontana.»

Senza preavviso spinse due dita dentro la figa stretta, affondando fino alle nocche. Sofia gemette forte, spingendo indietro il culo. Elena cominciò a scoparla con ritmo brutale, le dita che entravano e uscivano con rumori osceni, bagnati, schiaffeggianti. Poi, con il pollice della stessa mano, premette sul buchetto del culo e lo penetrò lentamente fino alla prima falange. Sofia urlò di piacere, il corpo che tremava.

«Così, troia bagnata. Prendi le mie dita nella figa e il pollice nel culo come la puttana che sei» ringhiò Elena, accelerando. «Senti come ti riempio tutti i buchi? Quante volte ti sei toccata pensando a questo, eh? Quante volte sei venuta immaginando il mio pollice nel tuo culo da stilista troia?»

Sofia non riusciva quasi a parlare. Il piacere era troppo intenso. «Sì… cazzo, sì… scopami più forte, Elena. Sono la tua troia… la tua troia zuppa…» Elena si sporse in avanti, il seno premuto contro la schiena della più giovane, e riuscì a girarle la testa per baciarla. Le lingue si intrecciarono in un bacio sporco, pieno di saliva, mentre la mano non smetteva di pompare. Con l’altra mano raggiunse sotto e afferrò un capezzolo di Sofia, strizzandolo forte, torcendolo, tirandolo. Sofia ricambiò, allungando una mano indietro per pizzicare il capezzolo di Elena con la stessa ferocia.

Il ritmo divenne selvaggio. Le dita di Elena entravano e uscivano velocissime, il pollice che ruotava dentro il culo stretto. Il rumore era osceno: schiocchi bagnati, gemiti soffocati dal bacio, il divano che cigolava. Elena le parlava all’orecchio senza smettere: «Squirta per me, troia bagnata. Voglio vedere la tua figa esplodere. Voglio che mi bagni tutta la mano, il braccio, il divano. Vieni come la puttana che sei.»

Sofia si irrigidì. Il bacio si fece ancora più profondo, quasi disperato. I capezzoli venivano strizzati all’unisono, tirati, torturati. Poi esplose. Un getto caldo e potente schizzò fuori dalla figa intorno alle dita di Elena, bagnandole il polso, il braccio, il pavimento. Un secondo getto, più forte, seguito da un terzo. Sofia squirtava urlando nella bocca di Elena, il culo che stringeva il pollice in spasmi violenti, tutto il corpo scosso da convulsioni di piacere. L’orgasmo sembrò non finire mai, fiotti caldi che continuavano a uscire mentre Elena non smetteva di pompare e di torcere i capezzoli.

Quando finalmente crollarono, erano entrambe ansimanti, coperte di sudore, umori e squirt. La figa di Sofia stillava ancora, il divano era macchiato, le cosce lucide. Si guardarono, le maschere storte, i capelli incollati alla fronte, e risero piano, complici e sporche.

Si rialzarono a fatica. Elena raccolse il mantello trasparente di Sofia e glielo drappeggiò sulle spalle, sfiorandole i seni ancora sensibili. Sofia fece lo stesso con lei, chiudendo il tessuto quasi invisibile sui seni pesanti di Elena, lasciando però la figa e il culo ancora in vista per un ultimo sguardo. Si abbracciarono strette. Il bacio questa volta fu profondo, lento, quasi dolce, ma ancora pieno di promesse oscene. Le lingue si accarezzavano con calma, assaporando i sapori mescolati dei loro sessi.

«Domani sera nel mio privé» sussurrò Sofia contro le labbra di Elena, la voce ancora roca. «Alle nove. Voglio averti tutta la notte. Porta solo i tacchi e un cappotto. Voglio leccarti per ore, voglio che mi scopi con lo strap-on che tengo nascosto, voglio farti venire finché non riuscirai più a camminare.»

Elena sorrise, già intenta a pianificare. Nella sua testa vedeva già tutto: l’appartamento di Sofia con le luci basse, lo specchio enorme sopra il letto, i giocattoli allineati, lei che avrebbe legato i polsi della stilista alla testiera e l’avrebbe fatta impazzire con la lingua e con le dita, prima di farla cavalcare un dildo grosso mentre lei le sedeva sulla faccia. Voleva farla squirtare di nuovo, voleva sentirla urlare il suo nome fino a perdere la voce. «Ci sarò» rispose, mordendole il labbro inferiore. «E preparati, perché ho intenzione di farti implorare. Domani sarai mia per ore.»

Si sistemarono i mantelli alla meglio, i visi arrossati, gli occhi che brillavano di soddisfazione e di nuovo appetito. I sorrisi che si scambiarono erano complici, osceni, pieni di segreti. Tornarono nel corridoio mano nella mano, il ballo che ancora pulsava al piano di sotto come un richiamo lontano. Quando rientrarono nel grande salone, nessuno avrebbe potuto immaginare che solo pochi minuti prima una aveva squirtato sulla mano dell’altra mentre si insultavano e si baciavano come amanti disperate.

Camminavano tra la folla con le guance rosse, i mantelli che ogni tanto si aprivano rivelando scorci di pelle lucida di umori, e già stavano pensando alla notte seguente. Elena sentiva la figa contrarsi al solo pensiero di ciò che avrebbe fatto a Sofia nel privé. La tresca era appena iniziata, e nessuna delle due aveva intenzione di fermarsi. Mai.

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