Massaggio Proibito nell’Atelier
La trentaduenne massaggiatrice Nadia fa un massaggio proibito alla ventottenne pittrice Brigitte che finisce con loro due che si leccano la fica fino a venire insieme.
La calda luce del tardo pomeriggio filtrava dalle grandi finestre dell’atelier di massaggi di Nadia, nel cuore di Firenze, disegnando strisce dorate sull’olio profumato e sui lenzuoli bianchi del lettino. Nadia, trentaduenne massaggiatrice dal corpo sodo e dalle mani esperte, sistemò gli ultimi asciugamani quando sentì bussare. Aprì e restò un attimo a guardare la donna sulla soglia: Brigitte, ventottenne pittrice, capelli castani sciolti sulle spalle, un vestito leggero che accennava già alle curve morbide sotto la stoffa.
«Sei Nadia? Ho prenotato un massaggio rilassante. Giornata di cavalletto e colori, ho la schiena distrutta», disse Brigitte con un sorriso che non nascondeva nulla, gli occhi scuri che già scorrevano sul decolleté della massaggiatrice.
Nadia le fece cenno di entrare. «Sì. Spogliati pure, tieni solo le mutandine se vuoi. O togli tutto. Come preferisci.» La voce le uscì più bassa del solito. Guardò Brigitte sfilarsi il vestito senza pudore, rivelando seni pieni con capezzoli già un poco turgidi e un paio di mutandine di pizzo nere che non nascondevano il triangolo scuro sotto. La pelle era liscia, dorata, e Nadia sentì un pizzicore caldo tra le cosce.
«Hai una pelle incredibile», sussurrò mentre Brigitte si stendeva prona sul lettino. «Liscia come seta. E queste natiche… sode, morbide. Mi fai venire voglia di lavorarci sopra per ore.»
Brigitte girò la testa, un sorriso malizioso sulle labbra umide. «Guarda che non sono venuta solo per la schiena. Desidero un trattamento proibito. Qualcosa che vada oltre. Se ti va, ovviamente. Sono bagnata solo a pensarci.»
Nadia sentì il sangue precipitarle in basso. Le mani le tremarono un secondo mentre versava olio caldo sulle spalle di Brigitte. Iniziò a impastare i muscoli tesi, i pollici che premevano lungo la colonna, scendendo piano verso la curva della schiena. «Proibito mi piace», mormorò. «Dimmi quanto vuoi che scenda.»
Le mani di Nadia scivolarono più in basso, unte d’olio, a impastare le natiche sode, le dita che si insinuavano nella piega tra i glutei, sfiorando il tessuto umido delle mutandine. Brigitte gemé piano, allargò le cosce senza pudore, sollevando un poco il bacino. «Cazzo, sì… sono fradicia. Sento il buco della fica che mi pulsa. Toccala. Non farmi aspettare.»
Nadia chinò il busto, le labbra contro il collo caldo di Brigitte, baciandola mentre le dita scostavano il pizzo e trovavano la fessura gonfia, scivolosa di succhi. «Che fica bagnata hai, troia dolce. Ti sento gocciolare sull’olio. Vuoi che te la lecchi tutta? Che ti succhi il clitoride finché non urli?»
«Sì, cazzo, sì. Abbandoniamoci. Voglio la tua lingua, le tue dita, tutto. Sono consenziente e scopata solo a sentirti parlare così», ansimò Brigitte, spingendo il culo contro la mano di Nadia. Le dita di Nadia sfregarono tra le labbra gonfie, raccolsero il liquido filante e lo portarono alla bocca per assaggiarlo. «Hai un sapore dolce e salato. Adesso ti giro.»
Fece ruotare Brigitte in posizione supina. Le mutandine volarono via. La fica di Brigitte era aperta, rosa scuro, lucida, il clitoride turgido che spuntava dal cappuccio. Nadia si chinò e conficcò la lingua dritta nella fessura, leccando dal buco al clitoride con lunghe passate lente, poi succhiò forte il bottone gonfio mentre due dita scivolavano dentro, curvandosi a cercare il punto morbido. Brigitte inarcò la schiena, gemendo forte. «Ahhh… leccami così, puttana esperta. Scopami la fica con la lingua e le dita. Più forte.»
Nadia le divora va la fica come una affamata, il naso premuto contro il monte, la lingua che entrava e usciva mentre le dita pompava no ritmicamente. Poi si alzò solo il tempo di togliersi la maglietta e i pantaloni, restando nuda: seni sodi, pancia piatta, la sua fica già gocciolante sui cosci. Brigitte la guardò con gli occhi lucidi di lussuria. «Vieni qui. Voglio sedermi sulla tua faccia. Voglio sentire la tua lingua spingere dentro mentre ti strofino il clitoride.»
Nadia si stese di schiena sul lettino. Brigitte le montò sopra a cavalcioni, abbassando la fica fradicia dritta sulla bocca aperta di Nadia. Nadia leccò con forza, succhiando le labbra, conficcando la lingua nel buco caldo e stretto, mentre Brigitte le masturbava il clitoride con due dita veloci, circolari, fradice di olio e succhi. «Leccami la fica, leccami come si deve… cazzo, sì, così. Senti come ti bagno la faccia. Toccati pure tu, senti quanto siamo bagnate entrambe.»
Si mossero poi in posizione 69, una sull’altra, facce sepolte tra le cosce. Nadia leccava e succhiava il clitoride di Brigitte mentre le infilava tre dita nella fica stretta, scopandola a fondo, il pollice che massaggiava anche l’ingresso del culo. Brigitte faceva lo stesso, la lingua piatta che sbattava sul clitoride di Nadia, due dita che entravano e uscivano dal buco pulsante, un altro dito che sfiorava il culo. I gemiti si mescolavano, umidi, volgari.
«Sì, scopami la fica con le dita, leccami il clitoride… sto per venire, cazzo, leccami più forte», ansimò Brigitte contro la fica di Nadia. Nadia rispose conficcando la lingua più a fondo, succhiando con rumore osceno. «Vieni sulla mia faccia, troia. Sborra i tuoi succhi nella mia bocca mentre io ti scopo. Vengo con te. Sento la mia fica che ti stringe le dita.»
L’orgasmo le colse insieme, violento. Brigitte urlò, le cosce che tremavano intorno alla testa di Nadia, la fica che si contraeva a ondate mentre schizzava succhi caldi sulla lingua e sul mento dell’altra. Nadia venne un secondo dopo, gemendo contro la carne bagnata, le anche che battevano, il clitoride che pulsava sotto le dita e la lingua di Brigitte, un getto di liquido che le bagnò labbra e naso. Continuarono a leccarsi attraverso le scosse, finché i corpi non si allentarono, ansimanti, lucidi di sudore, olio e succhi vaginali.
Si slegarono piano e si trovarono faccia a faccia. Si baciaro no profondamente, lingue che si attorcigliavano assaporando i propri umori mescolati sulle labbra, il sapore di fica e orgasmo che le faceva gemere ancora. Nadia le accarezzò un seno, il pollice sul capezzolo duro. «Torna ogni settimana. Ti faccio un massaggio speciale. Più sporco, più lungo. Ti leccerò finché non reggerai più in piedi.»
Brigitte rise, bassa e rauca, ancora con le cosce aperte e la fica che pulsava. «Accetto. E adesso…» Le infilò un dito nella fica ancora contratta di Nadia, sentendo le pareti calde stringerla, e sussurrò contro la sua bocca: «Ma prima finiamo quello che abbiamo iniziato. Voglio sentire quante volte riesci a venirmi intorno alle dita stanotte, qui nell’atelier, con Firenze che ci ascolta fuori dalla finestra…»
Nadia le strinse il polso, spingendo il dito di Brigitte più a fondo nella sua fica ancora spasmodica, e gemé contro la bocca dell’altra. «Fammelo, troia. Scopami con le dita finché non mi viene di nuovo tutto addosso. Voglio sentirmi piena e bagnata come una puttana dell’atelier.»
Brigitte non si fece pregare. Aggiunse un secondo dito, poi un terzo, e iniziò a pompate con ritmo lento e profondo, le nocche che si bagnavano di liquido caldo a ogni spinta. La fica di Nadia le stringeva i digiti con contrazioni golose; le pareti morbide e scivolose le sfregavano contro le nocche. Nadia allargò le cosce al massimo, un piede che pendeva dal lettino, l’altro piegato, e affondò due dita nella fessura aperta di Brigitte, cercando subito quel punto gonfio e spugnoso che faceva tremare le cosce della pittrice.
«Cazzo che caldo hai dentro», ansimò Brigitte, la fronte sudata premuta contro quella di Nadia. «Mi stai succhiando le dita come una fica affamata. Ti sento gocciolare sul lenzuolo. Continua a scoparmi così… più forte, più sporco.»
Nadia curvo le dita e le diede spinte rapide, il pollice che schiacciava e strofinava il clitoride turgido di Brigitte in cerchi umidi. Il suono era obsceno: schiocchi bagnati, succhi che schizzavano, respiro affannoso. L’odore di fica, olio e sudore riempiva l’atelier dorato dal tramonto. Nadia sentiva il proprio clitoride pulsare contro il palmo di Brigitte, ogni sfregamento che le mandava scosse lungo la schiena.
«Leccami i capezzoli mentre mi scopa», ordinò Nadia con voce roca. Brigitte chinò la testa e prese un seno sodo in bocca, succhiando forte il capezzolo duro, i denti che graffiavano appena la pelle. La lingua girava, saliva che colava sul torace di Nadia. Nadia gemé alto e spinse le anche incontro alle dita, scopandosi da sola contro quella mano esperta.
Si rotolarono. Ora Brigitte era sotto, schiena contro i lenzuoli macchiati, cosce spalancate. Nadia le montò sopra a gambe aperte, fica contro fica, clitoridi che si sfregavano in un movimento lento e cattivo. L’olio e i succhi mescolati rendevano tutto scivoloso, caldo, filante. Nadia si piegò in avanti, i seni che pendevano pesanti sul torace di Brigitte, e iniziò a strusciarsi con forza, il monte peloso che graffiava quello dell’altra.
«Senti come ci strofiniamo, puttana», borbottò Nadia. «La mia fica sulla tua. Il mio clitoride che ti strozza il tuo. Voglio venire così, bagnandoti tutta. Spingi. Spingi più forte.»
Brigitte afferrò le natiche sode di Nadia e le costrinse a muoversi più veloce, più duro. I clitoridi gonfi sbattevano l’uno contro l’altro, gocce calde che cadevano tra le cosce. Brigitte alzò il bacino e incontrò ogni spinta, ansimando. «Più… cazzo, sì… strofinami la fica come se volessi farmela a pezzi. Sto per sborrare di nuovo. Leccaminci dopo, leccami i succhi che ti schizzo addosso.»
Nadia scese improvvisamente, si infilò tra le cosce di Brigitte e conficcò di nuovo la lingua nella fessura spalancata. Leccò a fondo, dal buco strettissimo fino al clitoride, poi succhiò quel bottone rosa con forza, le guance cave. Tre dita entrarono di colpo, pompando, il mignolo che premeva contro l’anello del culo. Brigitte urlò e si afferrò i capelli di Nadia, spingendole la faccia contro la carne fradicia.
«Mangiami la fica, massaggiatrice di merda. Succhiami il clitoride finché non piango. Metti la lingua nel buco… così… ahh, cazzo, così!»
Nadia ubbidì. La lingua entrava e usciva dal buco caldo mentre le dita scoperavano il punto G. Il sapore era denso, dolce-salato, misto all’olio di mandorle. Nadia sentiva i propri succhi scendere lungo le cosce interne. Si masturbò con la mano libera, due dita veloci sul clitoride, tre che si ficcavano dentro di sé a specchio.
Brigitte la tirò su di nuovo. «Siediti sulla mia faccia. Adesso. Voglio bere dalla tua fica mentre tu mi lecchi.»
Nadia si girò in 69 inversa, la fica gocciolante dritta sulla bocca spalancata di Brigitte. Si abbassò pesante. Brigitte le conficcò la lingua dentro, leccando e succhiando con rumore volgare, il naso schiacciato contro l’ano lubrificato d’olio. Nadia si piegò in avanti e seppellì il viso tra le cosce di Brigitte, leccando e fingendo di scoparla con la lingua, le dita che entravano contemporaneamente nei due buchi: fica e culo.
«Il tuo culo è stretto, troia», ansimò Nadia contro la carne. «Il dito ti entra a fatica e ti stringe. Ti piace, eh? Ti piace che ti tocchi il culo mentre ti mangio la fica.»
«Sì… mettime un altro… scopatemi entrambi i buchi… leccami… sto venendo…»
Le dita di Nadia pompava no i due orifizi. La lingua batteva sul clitoride. Brigitte sotto di lei succhiava, leccava, beveva, una mano che apriva le natiche di Nadia per spingere la lingua più a fondo. I corpi si muovevano in un ritmo bestiale, gemiti rochi, schiaffi di carne bagnata, odore di sesso puro.
L’orgasmo arrivò come un’ondata. Brigitte si irrigidì per prima, le cosce che si chiusero a morsa intorno alla testa di Nadia, la fica che si contraeva a spasmi violentissimi, un getto caldo che schizzò dritto in gola a Nadia. Nadia bevve e leccò attraverso le scosse, poi venne a sua volta, il clitoride che esplose sotto la lingua di Brigitte, le anche che battevano, un secondo getto di liquido che le inondò il viso. Continuarono a succhiarsi e a scoparsi a dita finché le scosse non diventarono tremiti lunghi, finché i muscoli non mollarono.
Si staccarono ansimanti. Nadia si accasciò di fianco a Brigitte, entrambe nude, lucide, le fiche ancora aperte e pulsanti, i capezzoli duri, i capelli appiccicati di sudore. Si baciaro no piano, assaporando i propri umori mescolati, lingue pigre ma ancora golose. Nadia le accarezzò la pancia piatta, scese al monte bagnato, e infilò un dito dolce nella fessura ancora contrattile.
«Quante volte ti sei venuta?», chiese con un sorrisetto satollo. «Tre? Quattro? La tua fica ancora mi succhia il dito.»
Brigitte rise basso, rauca, e le strinse le dita dentro di sé. «Ne voglio un’altra. Stanotte non esco da qui finché non mi fai squirtare di nuovo sul lettino. E poi ti leccio il culo finché non mi dici stop.»
Nadia le baciò il collo, il petto, scese a prendere un capezzolo tra i denti. «Allora gira. Mettilo in ginocchio. Ti leccio il culo e ti scopo la fica con quattro dita finché non piangi di piacere.»
Brigitte obbedì, si mise a pecora sul lettino, il culo alto, le ginocchia divaricate, la fica rosa e lucida che sporgeva tra le cosce. Nadia si inginocchiò dietro, le aprì le natiche con entrambe le mani e le passò la lingua piatta dall’ingresso della fica fino al buco del culo, poi lo leccò in cerchi stretti, spingendo la punta dentro. Brigitte gemé nel lenzuolo, spingendo indietro.
«Più a fondo… leccami il culo come una vera puttana… sì…»
Nadia le conficcò quattro dita nella fica stretta e iniziò a scoparla a fondo, il polso che ruotava, mentre la lingua lavorava l’ano. Il suono era umido, osceno, bellissimo. Brigitte urlò e venne di nuovo, la fica che strinse le dita a morsa, un altro getto che bagnò il polso e l’avambraccio di Nadia. Nadia non si fermò: continuò a leccare e a pompate finché anche lei, masturbandosi furiosamente con l’altra mano, non venne per l’ennesima volta, le cosce che tremavano, il gemito soffocato contro le natiche di Brigitte.
Alla fine crollarono di lato, intrecciate, respiri caldi, corpi molli e lucidi. Nadia le accarezzò i capelli umidi, le baciò la tempia. «Resta. Chiudo la porta a chiave. Ti faccio colazione sul mio seno domattina.»
Brigitte sorrise a occhi chiusi, la mano ancora posata sulla fica pulsante di Nadia. «Accetto. Ma prima… un altro bacio laggiù. Solo la lingua. Piano.»
Nadia stava già scivolando di nuovo tra le sue cosce, la bocca che si apriva sulla carne calda e saltata, quando un colpo secco e insistente risuonò contro la porta dell’atelier.
«Nadia? Sei ancora lì? Sono io, la prossima cliente… ho prenotato per le sette e mezza. C’è odore strano da fuori. Tutto bene?»
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