Resistenza Infranta con l'Amica del Cuore
La ventiquattrenne vergine Heather si fa sverginare con passione dalla sua amica ventiseienne Cassidy sul divano di casa.
Heather aveva ventiquattro anni e lavorava come impiegata in un piccolo ufficio di contabilità, dove passava le giornate china sui fogli con le guance sempre un po’ rosse ogni volta che qualcuno alzava la voce. Cassidy, ventisei anni, era tornata da tre settimane di viaggio e aveva bussato alla porta dell’appartamento dell’amica con una bottiglia di vino e quel sorriso stanco e luminoso che Heather conosceva da una vita. Si erano ritrovate sul divano, sole in casa, le luci basse, i piedi nudi appoggiati sul tavolino basso.
Heather teneva il bicchiere tra le dita e guardava il pavimento mentre parlava. La voce le usciva piccola, quasi vergognosa. «Non ho mai… cioè, non ho mai provato niente. Niente di vero. Niente di fisico che mi abbia fatto… sentire qualcosa. Sono ancora… sai.»
Cassidy la fissò a lungo, le labbra socchiuse. Poi poggiò il bicchiere e si avvicinò di un palmo. «Lo so da anni. E ti giuro che ogni volta che ti guardavo pensavo a quanto mi sarebbe piaciuto insegnarti tutto. Piano. O no. Come volevi tu. Ma insegnarti. Far ti scoprire cosa cazzo significa venire per davvero.»
L’aria tra loro si fece densa, calda. Heather sentì il battito salirle in gola. Cassidy allungò una mano e le sfiorò il braccio nudo, dal polso fino al gomito, con la punta delle dita. Poi scese più in basso, lungo la coscia coperta dal leggings sottile. «Hai un corpo da far impazzire, Heather. Morbido dove serve, teso dove conta. E queste cosce… cazzo.»
Heather arrossì fino alle orecchie ma non si ritrasse. Anzi, con mani che tremavano appena, ricambiò il gesto: le toccò il polso, poi l’avambraccio, sentendo la pelle calda e liscia. Il cuore le batteva così forte che temette Cassidy lo sentisse. La tensione saliva a ogni secondo, densa, esplicita.
Cassidy le si avvicinò ancora, il respiro sul collo. «Vuoi che sia io la tua prima volta? Dimmi di sì adesso, se lo vuoi davvero. Te lo chiedo chiaro: vuoi che ti svergini io, qui, stasera?»
Heather chiuse gli occhi un attimo. Quando li riaprì la voce le uscì rotta, carica di un desiderio che non sapeva più trattenere. «Sì. Voglio che sia tu. Ti prego.»
Fu Heather a baciarla per prima. Goffa, impacciata, le labbra che cercavano le sue con troppa fretta, i denti che si scontrarono un secondo. Poi Cassidy le aprì la bocca con la lingua e il bacio diventò affamato, umido, profondo. Si spinsero oltre ogni limite di amicizia in un attimo. Le mani di Cassidy scivolarono sotto la maglietta di Heather, le palme calde contro la pelle nuda della schiena.
Si spogliarono a vicenda con urgenza, senza grazia. Heather tirò via la maglia di Cassidy e le prese i seni pieni tra le mani, stupita dalla morbidezza, dai capezzoli già duri. Cassidy le sfilò i leggings e le mutandine in un colpo solo, lasciandola nuda sul divano. Heather si sentiva esposta, bagnata già tra le cosce, il cuore in gola.
«Sdrajati,» ordinò Cassidy con voce roca. La stese sul divano e le si chinò sopra. Le baciò il collo, lo sterno, poi avide le prese un capezzolo in bocca e succhiò con forza, la lingua che girava, i denti che graffiavano piano. Heather gemette alto, le mani nei capelli di Cassidy. L’altra mano di Cassidy scese dritta tra le sue gambe. Trovò la fessura già scivolosa, aprì le labbra gonfie e infilò due dita dentro la figa vergine di Heather.
Heather urlò, un suono spezzato. Le dita di Cassidy erano spesse, esperte, entravano con decisione, curvate verso l’alto, strofinando quel punto che Heather non sapeva nemmeno di avere. «Cazzo, sei stretta. Stretta e bagnata. Senti come ti prendo.» Cassidy succhiava l’altro capezzolo mentre le dita andavano avanti e indietro, il pollice che premeva sul clitoride. Heather si contorceva, i fianchi che spingevano contro la mano, i gemiti che riempivano il soggiorno.
Poi Cassidy si staccò, si voltò e si posizionò a sessantanove sopra di lei. La figa bagnata di Cassidy scese sul viso di Heather, il sapore acre e dolce che le riempì la bocca. «Lecca. Assaggia. Impara,» mormorò Cassidy, e subito abbassò la testa tra le cosce di Heather. La lingua esperta le leccò il clitoride con movimenti lenti e precisi, poi più veloci, succhiando, facendo pressione. Heather, confusa e in fiamme, spinse la lingua dentro la figa di Cassidy, leccando come poteva, bevendo i suoi succhi, sentendo le cosce di Cassidy tremarle contro le guance.
I suoni umidi, i gemiti soffocati contro la carne, l’odore di sesso che riempiva l’aria. Cassidy le leccava con rabbia dolce, due dita di nuovo dentro di lei mentre la lingua lavorava il clitoride. Heather stava per scoppiare già, le gambe che scattavano.
Cassidy si rialzò di scatto. Dal cassetto del tavolino — lo sapeva già, ci aveva pensato — tirò fuori uno strap-on nero, spesso, realistico. Se lo allacciò in fretta intorno ai fianchi, la cinghia che le stringeva le curve. Si mise tra le gambe di Heather, missionaria, e le appoggiò la testa del dildo contro l’ingresso stretto. «Respira. Ora ti prendo per davvero.»
Spinse. Entrò piano all’inizio, poi con una spinta decisa. Heather gridò, le unghie nella schiena di Cassidy, la sensazione di essere riempita, allargata, sverginata. Cassidy cominciò a scoparla con spinte profonde e ritmate, il corpo che batteva contro il suo, i seni che si sfioravano. «Prendi tutto. Senti come ti apro.» Heather piangeva di piacere, i fianchi che alzava incontro alle spinte.
Poi Cassidy la girò di peso, a pecorina sul divano. Le afferrò i fianchi e rientrò d’un colpo, più fonda, più dura. Scopava con spinte lunghe e violente, il rumore della pelle che sbatteva, le urla di entrambe che si mescolavano. «Vieni. Vieni sulla mia cazzo, Heather. Per la prima volta. Fallo.»
Heather venne con un orgasmo violentissimo. Il corpo le si contrasse tutto, la figa che stringeva lo strap-on a ondate, un urlo lungo e rotto che le uscì dalla gola mentre le gambe le tremavano incontrollate. Sentì il piacere esploderle dal basso ventre fino alla nuca, caldo, cieco, totale. Cassidy continuò a spingere fino a che Heather non collassò in avanti, ansimante, sudata.
Esauste e sudate, rimasero abbracciate sul divano stretto. Cassidy le accarezzava dolcemente i capelli umidi e la schiena nuda, le labbra ancora vicine all’orecchio. Il dildo era ancora allacciato ai suoi fianchi, lucido dei succhi di Heather. Nessuna delle due parlava. Heather sentiva il cuore che non riusciva a calmarsi e, tra le cosce ancora pulsanti, una fame nuova che non si era spenta affatto. Cassidy le baciò la spalla e mormorò qualcosa di basso, di promessa, mentre le dita ricominciavano a scendere lente lungo la curva del fianco, fermandosi appena sopra dove Heather era ancora aperta e sensibile.
Cassidy le fece scivolare le dita più in basso, oltre la curva del fianco, finché non trovò di nuovo la fessura calda e aperta. Heather sussultò, ancora pulsante, e aprì le cosce senza esitazione. «Ancora,» mormorò, la voce roca di chi ha appena scoperto cos’è il bisogno vero. «Non ho finito. Voglio di più.»
Cassidy rise basso contro la sua spalla e le infilò due dita dritto dentro, fino alle nocche. La figa di Heather era gonfia, scivolosa, ancora stretta intorno a lei come se non volesse lasciarla andare. «Senti come sei. Tutta aperta e già di nuovo bagnata. La mia brava vergine che non è più vergine.» Le dita si mossero lente, curve, strofinando quel punto gonfio che faceva gemere Heather a ogni passaggio. Cassidy le baciò il collo, poi le orecchie, mentre il pollice tornava sul clitoride e lo massaggiava in cerchi stretti. Heather spingeva i fianchi incontro alla mano, i seni che si schiacciavano contro il petto di Cassidy, i capezzoli duri che graffiavano la pelle.
«Leccami di nuovo,» chiese Heather, improvvisamente coraggiosa. «Voglio il tuo sapore in bocca mentre mi fai venire.»
Cassidy obbedì subito. Si staccò, si girò e si mise a cavalcioni sul viso di Heather, la figa già gocciolante che scese pesante sulla bocca aperta. Heather affondò la lingua dentro, leccando in profondità, succhiando le labbra gonfie, bevendo tutto. Il sapore era più forte adesso, acre e dolce insieme, e le faceva venire l’acquolina. Cassidy gemette alto e si piegò in avanti, afferrando i seni di Heather e stringendoli forte mentre leccava di nuovo tra le sue cosce. La lingua di Cassidy era crudele e precisa: succhiava il clitoride, lo mordeva piano, poi spingeva dentro insieme alle dita. Heather si contorceva sotto di lei, i suoni umidi che riempivano la stanza, le cosce che tremavano contro le guance di Cassidy.
«Così, lecca più forte, cazzo,» ansimò Cassidy, strusciandosi sulla bocca di Heather. «Senti come mi bagno per te. Tutta per la tua lingua da principiante che impara in fretta.» Heather rispose spingendo più a fondo, la lingua piatta che strofinava dal buco al clitoride, le mani che afferravano i fianchi di Cassidy e la tenevano ferma. Cassidy venne prima, a scatti, la figa che si contraeva contro la bocca di Heather, un gemito lungo e rotto che le uscì mentre i succhi le colavano sul mento. Heather le bevve tutto, affamata, e sentì il proprio orgasmo salire di nuovo, più basso, più pesante.
Cassidy non le diede tregua. Si staccò, ansimante, e sistemò di nuovo lo strap-on tra le cosce. Il dildo nero luccicava ancora dei succhi precedenti. «A pecorina. Subito. Voglio vederti prendere tutto fino in fondo.» Heather si voltò sul divano, le ginocchia separate, il culo alzato, la schiena inarcata. Si sentiva esposta, le labbra della figa spalancate, il buco che pulsava vuoto. Cassidy le afferrò i fianchi con entrambe le mani e spinse dentro d’un colpo solo, fino alle palle finte. Heather urlò, il suono pieno di piacere crudo. «Cazzo, sì, riempimi!»
Cassidy cominciò a scoparla duro. Spinte lunghe, profonde, il rumore umido della pelle che sbatteva contro la pelle, i seni di Heather che dondolavano a ogni colpo. «Prendi questo cazzo. Senti come ti allargo di nuovo. Sei mia adesso, Heather. La tua prima volta è la mia.» Heather spingeva indietro incontro a ogni affondo, la figa che si chiudeva stretta intorno al dildo, i gemiti che le uscivano rotti. Cassidy le diede uno schiaffo leggero sul culo, poi un altro più forte, e Heather gemette più alto. «Ancora. Più forte.» Cassidy le diede quello che chiedeva, le mani che le stringevano i fianchi fino a lasciarle i segni, lo strap-on che entrava e usciva lucido, veloce.
Poi la tirò su, la fece sedere a cavalcioni al contrario, di spalle, e la fece scendere sullo strap-on. Heather impallò il dildo da sola, scendendo piano all’inizio, poi più in fretta, i fianchi che ruotavano mentre Cassidy le teneva i seni da dietro e le pizzicava i capezzoli. «Guarda come ti scopi da sola. Brava puttana della mia amica. Vieni di nuovo. Vieni sulla mia cazzo finché non riesci più a camminare.» Heather saltava su e giù, il clitoride che strofinava contro la base ad ogni discesa, il piacere che le saliva a ondate. Cassidy le morse la spalla e le infilò una mano davanti, le dita sul clitoride che strofinavano rapidi.
L’orgasmo arrivò come un pugno. Heather si spezzò in avanti, la figa che stringeva a spasmi violenti, un urlo lungo che le uscí dalla gola mentre il corpo le si scuoteva tutto. Cassidy la tenne ferma e continuò a spingere dal basso, forzandola a cavalcare fino all’ultima scossa, finché Heather non collassò indietro contro il suo petto, sudata, tremante, la figa che stillava sui loro corpi uniti.
Cassidy la fece scendere piano, si sfilò lo strap-on e lo gettò sul pavimento. Si stesero di nuovo sul divano stretto, faccia a faccia, le gambe intrecciate, i respiri ancora pesanti. Le dita di Cassidy accarezzavano la schiena nuda di Heather, scendendo ogni tanto a toccare la fessura ancora aperta e sensibile, solo per sentirla sussultare. Heather le baciò la bocca, lenta, esausta, assaporando ancora il sapore di entrambe sulle labbre.
«Non sapevo che potesse essere così,» sussurrò Heather contro la sua pelle. «Non voglio che finisca.»
Cassidy le sorrise, le labbra gonfie, gli occhi scuri. «Non finisce. Ti insegnerò tutto. Ogni giorno, se vuoi. Ti farò venire finché non saprai più chi sei senza le mie dita e la mia bocca.» La baciò di nuovo, più profondo, mentre una mano le stringeva un seno con possessività dolce.
Heather chiuse gli occhi, il cuore che batteva ancora forte, il corpo che bruciava di una fame soddisfatta e nuova allo stesso tempo. Si sentiva cambiata, aperta, appartenente. Cassidy la strinse più forte, le labbra contro la tempia, e restò in silenzio mentre il respiro di Heather si faceva più lento, quasi addormentata tra le sue braccia.
Cassidy sapeva una cosa che Heather non sapeva. Da tre settimane, dal momento in cui aveva comprato il biglietto di ritorno, aveva già deciso che non sarebbe più ripartita da sola. In tasca della giacca, abbandonata sulla sedia, c’era la chiave di un appartamento più grande, già firmato il contratto il giorno prima. Heather avrebbe scoperto tutto solo al mattino, quando Cassidy le avrebbe messo quella chiave in mano e le avrebbe detto di fare le valigie.
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