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Mascherata al Festival: Offro il Culo allo Sconosciuto

Durante il Carnevale a Venezia, la 32enne grafica Chloe offre il culo al 38enne architetto Xavier per una scopata anale selvaggia.

12 min read October 05, 2026New

Sono Chloe, ho trentadue anni e da otto lavoro come grafica freelance a Milano, con clienti che mi stressano tutto l’anno tra loghi, siti e campagne pubblicitarie. Quell’inverno decisi di scappare dal grigio della mia vita e regalarmi cinque giorni di Carnevale a Venezia. Indossavo una maschera di cuoio e piume dorate, un’opera d’arte che mi copriva metà del viso lasciando scoperti solo gli occhi e la bocca. L’abito era di seta nera, aderente sui fianchi e completamente privo di schiena: la stoffa partiva dalle spalle e scendeva in un unico drappeggio fino alle natiche, lasciando nuda quasi tutta la colonna vertebrale e la curva superiore del sedere. Ogni passo faceva sì che l’aria fredda della laguna mi accarezzasse la pelle, provocandomi brividi che mi arrivavano dritti tra le gambe.

Al Mascherata Festival la piazza brulicava di corpi mascherati, lanterne, musiche barocche e risate roche. Camminavo lentamente, sentendo gli sguardi degli uomini sulla mia schiena nuda, quando i miei occhi incontrarono i suoi. Era Xavier, un architetto romano di trentotto anni, alto, spalle larghe, vestito con un mantello scuro e una maschera nera che accentuava la linea decisa della mascella. I suoi occhi castani mi fissarono con una fame immediata. Non servì nessuna presentazione formale. Ci avvicinammo come attirati da una corda invisibile. «Quella schiena scoperta è un invito che un uomo non può ignorare» mormorò con accento romano caldo e basso. Sorrisi sotto la maschera. «E tu sembri il tipo che sa esattamente cosa farci con un invito del genere.»

Le nostre battute diventarono subito esplicite. Mentre passeggiavamo tra la folla, lui mi raccontò che progettava palazzi ma sognava di costruire curve femminili con le mani. Io gli confessai che nei miei progetti grafici usavo spesso linee sinuose che mi facevano pensare a corpi nudi. I nostri sguardi si incrociavano di continuo, fermandosi sulle labbra, sul collo, sul rigonfiamento evidente sotto il suo mantello. Sentivo il clitoride pulsare a ogni sua battuta audace. «Se continui a guardarmi così, finirò per bagnarmi prima ancora di arrivare al ponte» gli dissi ridendo piano. Lui si avvicinò al mio orecchio: «Allora significa che sto facendo bene il mio lavoro, Chloe.» Il suono del mio nome sulla sua lingua mi fece stringere le cosce. Camminammo per quasi mezz’ora così, sfiorandoci, respirandoci, costruendo una tensione sessuale così densa che sembrava di poterla tagliare con il coltello di un gondoliere.

La folla ci spinse verso una calle stretta e poco illuminata, dove la musica arrivava ovattata. Xavier mi prese la mano e mi attirò contro di sé. Iniziammo a ballare lentamente, i nostri corpi che si muovevano come se avessero sempre saputo come incastrarsi. Le sue dita scivolarono lungo la mia schiena nuda, seguendo la spina dorsale fino al bordo del vestito. Sentivo il suo respiro caldo sul collo. «Non riesco a pensare ad altro» sussurrò mentre mi stringeva più forte. «Voglio prenderti da dietro, Chloe. Voglio sentire quel culo perfetto aprirsi per me.»

Il cuore mi esplose nel petto. Mi tirai appena indietro, lo guardai negli occhi attraverso le maschere e, senza un briciolo di vergogna, confessai: «Adoro il sesso anale. Lo adoro da morire. Stasera voglio esattamente quello, Xavier. Voglio sentirmi usata nel culo, voglio che tu mi inculi forte e mi riempia fino in fondo. Sono venuta a Venezia per questo.»

Le mie parole accesero un incendio. Mi spinse contro il muro umido della calle e mi baciò con una fame selvaggia. Le lingue si intrecciarono, umide, aggressive. Le sue mani grandi scivolarono sotto la seta del vestito, afferrarono le mie natiche nude e le strinsero con forza, separandole. Un dito calloso passò tra di esse, sfiorando il mio ano già contratto dall’eccitazione. Gemetti nella sua bocca. Sentivo il suo cazzo duro premere contro il mio ventre. «Allora cerchiamo un posto dove posso darti esattamente quello che vuoi» ringhiò lui. Annuì con la testa, eccitata oltre ogni limite. Ci staccammo a fatica e, mano nella mano, ci infilammo nei vicoli più bui finché non trovammo un cancelletto socchiuso che dava su un piccolo cortile nascosto, circondato da muri di mattoni antichi e illuminato solo dalla luce debole di una lanterna lontana. Eravamo completamente soli.

Mi appoggiai al muro freddo, sentendo i mattoni ruvidi contro i palmi delle mani. Sollevai il vestito fino alla vita, offrendo il culo nudo alla sua vista. La brezza notturna mi accarezzò l’ano esposto. Xavier tirò fuori dalla tasca interna del mantello una bottiglietta di lubrificante. Ne versò una quantità generosa direttamente sulla mia fessura stretta. Il liquido freddo mi fece sussultare. Le sue dita iniziarono a spalmare tutto intorno, massaggiando con movimenti circolari lenti e decisi. «Che bel buchetto rosa» mormorò. Un dito entrò piano, poi due. Sentii la dilatazione bruciante e deliziosa. Spinsi indietro con il bacino, gemendo senza ritegno. «Di più… metti due dita e allargami bene. Voglio essere pronta per il tuo cazzo.»

Xavier obbedì, ruotando le dita dentro di me, aprendo il mio ano con pazienza esperta. Il piacere era già così intenso che il mio sesso grondava eccitazione lungo le cosce. Pensavo solo a quanto volevo essere riempita, usata, posseduta da questo sconosciuto mascherato in un cortile veneziano. Quando tolse le dita, sentii il vuoto insopportabile. Poi arrivò la cappella grossa e calda del suo cazzo. Premette, spinse, e lentamente mi penetrò il culo fino alla base. Il bruciore si trasformò in un piacere denso, animalesco. «Cazzo, sì… inculami» implorai.

Iniziò a scoparmi forte in piedi, da dietro. Ogni spinta era profonda, decisa, accompagnata dal rumore bagnato del lubrificante e dalla carne che sbatteva. Alternava affondi lenti e lunghi a colpi rapidi e violenti. Le sue mani mi schiaffeggiavano le natiche con forza, lasciando impronte rosse che sentivo bruciare meravigliosamente. «Prendilo tutto nel culo, puttana del Carnevale. Questo è quello che sei venuta a cercare, vero?» ringhiava tra un colpo e l’altro. Io rispondevo spingendo indietro, chiedendo di più, ripetendo «Più forte, Xavier, usami il culo come vuoi.»

Dopo alcuni minuti intensi tirò fuori il cazzo con un suono osceno. «Inginocchiati. Voglio che lo lecchi e lo lubrifichi di nuovo con quella bella bocca.» Mi abbassai subito sulle ginocchia fredde del cortile, presi il suo membro ancora caldo del mio ano tra le labbra e iniziai a succhiarlo con avidità. Sentivo il sapore del lubrificante mescolato al mio corpo, ma questo mi eccitava ancora di più. Lo presi in gola, lo ricoprii di saliva abbondante, leccando dalla base alle palle mentre lui mi teneva la testa con una mano. «Brava, così… fai un bel lavoro con quella lingua.»

Quando fu di nuovo lucido e bagnato mi fece alzare, mi girò e mi ordinò di accovacciarmi con le gambe aperte, le mani appoggiate al muro, il culo all’infuori. In quella posizione mi penetrò di nuovo, questa volta da un’angolazione ancora più profonda. Iniziai a masturbarmi il clitoride con furia, due dita che giravano veloci mentre lui mi inculava senza pietà. I nostri gemiti riempivano il cortile. Sentivo l’orgasmo salire come una marea. «Sto per venire… non fermarti!» urlai. Xavier aumentò il ritmo, schiaffeggiandomi ancora le natiche. «Anch’io… ti riempio tutto il culo.»

Venimmo insieme, violentemente. Il mio ano si contrasse intorno al suo cazzo in spasmi fortissimi mentre il mio clitoride esplodeva. Lui spinse fino in fondo e scaricò getti caldi e abbondanti dentro di me, riempiendomi fino a farne uscire un po’ lungo le cosce. Restammo così per lunghi secondi, ansimanti, sudati sotto i costumi, il suo cazzo ancora sepolto nel mio culo pulsante.

Poi scivolò fuori lentamente. Ci sistemammo i vestiti con mani tremanti, ridendo complici, quasi increduli di quello che avevamo appena fatto. Xavier si avvicinò, mi prese il viso tra le mani e mi baciò dolcemente sulla maschera, proprio dove sarebbero state le labbra. Il suo respiro era ancora accelerato. Mentre mi guardava negli occhi attraverso le fessure della maschera, sentii che il fuoco tra noi non si era affatto spento. Anzi, sembrava solo all’inizio di qualcosa di molto più estremo e prolungato. La notte veneziana era ancora lunga, e nessuno dei due sembrava intenzionato a farla finire lì.

Mi guardò con quegli occhi castani che ardevano ancora dietro la maschera nera, il respiro pesante che si mescolava al mio nel silenzio del cortile. La lanterna lontana gettava ombre tremolanti sui mattoni antichi, illuminando appena il suo mantello scuro e il rigonfiamento che già tornava a premere contro la stoffa. Non servivano parole per capire che il fuoco tra noi non si era spento: era divampato, più vorace di prima. Mi prese per i fianchi, le dita affondate nella seta nera del vestito ancora arrotolato intorno alla mia vita, e mi attirò contro il suo petto. «Non pensare nemmeno per un secondo che sia finita, Chloe» ringhiò con quella voce romana calda, bassa, che mi faceva contrarre l’ano ancora pulsante del suo sperma. «Voglio quel culo per tutta la notte. Voglio aprirlo, usarlo, sentirlo stringermi finché non urli.»

Sentii un brivido partire dalla base della spina dorsale e arrivare dritto al clitoride. Avevo trentadue anni, ero una grafica freelance abituata a controllare ogni linea e ogni curva nei miei progetti, ma lì, in quel cortile nascosto di Venezia durante il Carnevale, volevo solo arrendermi. Volevo essere la puttana mascherata che offriva il culo a uno sconosciuto di trentotto anni, un architetto con spalle larghe e mani che sembravano progettate per stringere carne femminile. «Allora prendilo» sussurrai, voltandomi di nuovo verso il muro e spingendo indietro il bacino. «Non sono venuta a Venezia per fare la brava ragazza. Voglio sentirti più in fondo di prima. Voglio che mi allarghi fino a farmi male di piacere.»

Xavier emise un suono gutturale, quasi un ringhio, e si abbassò dietro di me. Le sue ginocchia toccarono i mattoni freddi mentre le sue mani grandi mi separavano le natiche con decisione. Sentii il suo fiato caldo sull’ano ancora dilatato e bagnato del lubrificante e del suo sperma che colava lentamente lungo le mie cosce. La lingua larga e piatta passò una prima volta, lenta, raccogliendo il suo stesso seme dal mio buchetto contratto. Gemetti forte, la fronte premuta contro i mattoni ruvidi, mentre il sapore sporco di quel gesto mi incendiava la mente. Pensavo che nessuno mi aveva mai leccata così dopo avermi riempita, e l’umiliazione deliziosa mi faceva grondare dal sesso. La sua lingua divenne più insistente: girava intorno all’anello di muscoli, poi spingeva dentro, scopandomi il culo con la bocca in modo osceno, rumoroso, bagnato. Succhiava, leccava, infilava la punta rigida più a fondo possibile. «Cazzo, Xavier… sì, mangiami il culo» ansimai, spingendo indietro contro il suo viso. Lui rispose con un grugnito, due dita che entravano nel mio sesso fradicio mentre la lingua continuava a violarmi dietro. Il doppio stimolo mi fece tremare le gambe. Venni per la prima volta in quella nuova escalation, un orgasmo rapido e tagliente che mi strizzò le pareti interne, facendomi schizzare umori sulle sue dita.

Non mi diede il tempo di riprendermi. Si alzò, il mantello che frusciava, e mi girò di scatto. La sua bocca luccicava del lubrificante, del suo sperma e dei miei umori. Mi baciò con violenza, facendomi assaggiare tutto quel mix sporco. Le nostre lingue si intrecciarono in un balletto osceno, mentre le sue mani mi strizzavano i seni attraverso la seta. Sentivo il suo cazzo, duro come marmo, premere contro il mio ventre. Aveva quaranta centimetri di altezza più di me e mi sovrastava completamente, facendomi sentire piccola, usata, perfetta. «Inginocchiati di nuovo» ordinò. Obbedii subito, le ginocchia che sfregavano sui mattoni freddi. Presi il suo membro tra le mani: era spesso, venoso, ancora sporco del mio culo. Lo leccai dalla base alle palle pesanti, assaporando il gusto muschiato del nostro amplesso precedente. Poi lo presi in bocca fino in gola, senza esitare, lasciando che la saliva colasse abbondante lungo l’asta. Succhiavo con forza, le guance incavate, gli occhi che lo guardavano attraverso la maschera di cuoio e piume dorate. «Brava troia» mormorò lui, tenendomi la testa con entrambe le mani. «Puliscilo bene. Voglio che sia perfetto quando te lo rimetto nel culo.»

Quelle parole mi accesero ancora di più. Accelerai, prendendolo sempre più a fondo, soffocando sui suoi colpi di bacino. Le lacrime mi rigavano il viso sotto la maschera, ma erano lacrime di piacere puro. Quando lo giudicò abbastanza lubrificato mi fece alzare, mi prese in braccio come se non pesassi nulla e mi appoggiò con la schiena contro il muro. Le mie gambe gli circondarono i fianchi. Con una mano guidò di nuovo la cappella grossa contro il mio ano, ancora aperto e sensibile. Spinse verso l’alto. Questa volta entrai con meno resistenza, ma il bruciore fu più intenso, più profondo. Urlai di piacere mentre mi impalava completamente, il suo cazzo che mi arrivava fino alle viscere. «Sì… così… rompi il mio culo, Xavier!» gridai senza vergogna. Lui iniziò a scoparmi in quella posizione, le mani sotto le mie natiche, sollevandomi e lasciandomi cadere sul suo palo duro. Ogni affondo produceva un rumore bagnato, osceno, mentre il lubrificante e lo sperma precedente schizzavano fuori a ogni spinta. I miei seni ballavano sotto il vestito, i capezzoli duri che sfregavano contro la seta.

Pensavo che non avevo mai sentito un piacere così animalesco. Il Carnevale fuori da quei muri sembrava lontanissimo: c’erano solo il suo cazzo che mi devastava il retto, il suo respiro caldo sul collo, le sue dita che ora premevano sul mio clitoride gonfio. Venni una seconda volta, contrazioni violente che strinsero il suo membro come una morsa. Lui ringhiò, rallentando per non venire troppo presto. «Non ancora, puttana. Voglio cambiare posizione. Voglio vederti mentre ti inculi da sola su di me.»

Mi fece scendere, si sedette su una vecchia panca di pietra addossata al muro e mi tirò sopra di lui, di schiena. Mi abbassai lentamente, guidando di nuovo il cazzo nel mio ano spalancato. Questa volta ero io a controllare il ritmo, o almeno ci provavo. Le mie gambe tremavano mentre mi impalavo fino in fondo, sentendo le sue palle premere contro il mio sesso fradicio. Iniziai a muovermi su e giù, sempre più veloce, le natiche che sbattevano contro i suoi addominali. Xavier mi schiaffeggiava ritmicamente il culo, forte, lasciando impronte che bruciavano deliziosamente nella notte fredda. «Guardati, Chloe. Trentadue anni e ti stai distruggendo il culo su uno sconosciuto in un cortile. Sei nata per questo.» Le sue parole mi umiliavano e mi eccitavano in egual misura. Due dita sue entrarono nel mio sesso, scopandomi da entrambi i buchi mentre io continuavo a cavalcarlo analmente. Il piacere era così denso che mi sembrava di sciogliermi. Venni una terza volta, urlando il suo nome, il corpo scosso da spasmi incontrollabili.

Lui non resistette più. Mi sollevò di peso, mi mise a quattro zampe sui mattoni freddi e mi montò come un animale. Le spinte erano feroci, profonde, senza pietà. Sentivo il suo cazzo ingrossarsi ancora di più dentro di me, pronto a esplodere. «Ti riempio di nuovo, Chloe. Prenditi tutto il mio sperma nel culo.» Venni insieme a lui per l’ultima volta, un orgasmo devastante che mi fece vedere lampi bianchi dietro le palpebre. Il suo cazzo pulsò violentemente, scaricando getti caldi e densi fino in fondo al mio retto. Sentivo ogni schizzo, ogni contrazione. Rimase sepolto dentro di me per quasi un minuto, ansimando, mentre il mio ano continuava a stringerlo negli ultimi spasmi.

Finalmente scivolò fuori con un suono umido e osceno. Il suo sperma colò abbondante dal mio ano dilatato, scorrendo lungo le cosce e gocciolando sui mattoni. Ci sistemammo i vestiti con gesti lenti, esausti, ridendo piano tra un bacio e l’altro. La maschera mi nascondeva ancora metà del viso, ma i nostri occhi si dicevano tutto. Ci salutammo con la promessa di ritrovarci la notte seguente, mano nella mano fino all’imbocco della calle. Poi ognuno prese la propria strada tra la folla mascherata.

Quello che Xavier non sapeva, e che io non gli avrei mai confessato, era che lo avevo riconosciuto fin dal primo sguardo. Otto mesi prima avevo progettato il sito e l’identità visiva del suo studio di architettura a Roma. Avevo passato settimane a studiare le sue foto professionali, a immaginare quelle spalle larghe e quella mascella decisa mentre lavoravo ai loghi. Quando lo avevo visto al Mascherata Festival, mascherato ma inconfondibile per chi aveva fissato il suo volto per ore, avevo capito immediatamente chi fosse lo sconosciuto. Gli avevo offerto il culo proprio perché era lui. Lui credeva di aver scopato una grafica milanese incontrata per caso. Io sapevo di essermi fatta riempire dal cliente che popolava le mie fantasie da mesi. E mentre tornavo verso il mio albergo con il culo dolorante e pieno del suo sperma, sorrisi sotto la maschera dorata, custodendo quel segreto solo per me.

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