Risveglio al Forno con il Vedovo

Il fornaio vedovo di 42 anni si fa scopare duro dal camionista di 38 sul bancone caldo.

10 min read September 08, 2026New

Il forno di Reid odorava di farina calda e lievito già alle cinque del mattino, quando le strade di periferia erano ancora buie e umide di rugiada. Quarantadue anni, spalle larghe da chi impasta pane da decenni, barba scura un po’ incolta e petto peloso che spingeva contro la maglietta bianca sudata, Reid aprì le saracinesche con la routine di chi non dorme più bene da sei mesi. La moglie se n’era andata d’infarto, lasciandolo solo con i forni e il silenzio. Lavorava di più, così non pensava. Le mani forti, callose, facevano scivolare le pagnotte sulle teglie mentre il forno ruggiva dietro di lui, scaldando l’aria fino a far luccicare la pelle sul collo.

La campanella della porta tintinnò. Rafael entrò con il passo pesante di chi ha guidato tutta la notte. Trentotto anni, camionista robusto, braccia tatuati che riempivano la maglietta scura, cosce grosse nei jeans e un sorriso stanco ma affamato. Passava ogni martedì a ritirare il pane per le consegne a nord. Quella mattina lo sguardo gli si appiccicò subito al fornaio.

«Cazzo, Reid… questo profumo mi fa venire l’acquolina ogni volta. Pane caldo e…» Rafael lasciò scorrere gli occhi sul cavallo dei pantaloni di cotone di Reid, dove il rigonfiamento si disegnava chiaro, pesante, già mezzo duro per il caldo e il movimento. «…e quel pacco che ti stampa i pantaloni. Si vede tutto, sai? Mi fai venire voglia di morderlo.»

Reid si asciugò le mani sul grembiule, il cazzo che dava un sobbalzo traditore. Sei mesi di solitudine gli avevano lasciato la carne assetata. Guardò Rafael dritto negli occhi scuri, la tensione che salì come il vapore dal forno.

«Sei sempre stato diretto, Rafael. Ogni settimana entri e mi guardi così. Pensi che non me ne accorga?»

Rafael si avvicinò al bancone di legno infarinato, le dita che tamburellavano vicino alle pagnotte. La voce gli scese roca.

«Ho sognato per mesi di inginocchiarmi qui e succhiarti il cazzo, fornaio. Di sentirlo duro in gola mentre tu mi tieni la testa. Posso assaggiarlo? Dimmi di sì, cazzo. Voglio leccarti i coglioni e sentire quanto sei pieno.»

Reid sentì il sangue scendere di botto. Il cazzo gli si indurì del tutto, spingendo contro il tessuto. Con un movimento deciso girò la chiave nella porta, abbassò la tendina e tornò verso Rafael. Gli afferrò la nuca con una mano farinosa, lo trascinò contro di sé e lo baciò a bocca aperta. Lingue calde, saliva, denti che graffiavano. Rafael gemette nel bacio mentre le loro mani scendevano. Reid gli strinse il cazzo grosso attraverso i jeans; Rafael gli accarezzò il pacco di Reid, lo strofinò, lo sentì pulsare.

«Scopami sul bancone», supplicò Rafael tra un bacio e l’altro, la voce già rotta. «Usami come vuoi. Ho il culo che trema solo a pensarci. Fammelo sentire duro.»

Reid lo girò di scatto, lo piegò in avanti sul bancone caldo ancora cosparso di farina. La maglietta di Rafael saliva, mostrando la schiena muscolosa e sudata. Reid gli abbassò i jeans e il boxer con un tiro secco, scoprendo il culo sodo, peloso, le natiche che si aprivano un poco. Si inginocchiò, aprì le guance con le dita callose e ci piantò la lingua dritta nel buco. Lecca avide, saliva che colava, punta della lingua che spingeva dentro mentre Rafael ansimava e spingeva indietro il bacino.

«Cazzo sì… leccami il buco, Reid… più a fondo…»

Due dita spesse, ancora infarinati, entrarono dopo la lingua. Reid le twistò, le spinse fino alle nocche, cercando la prostata. Rafael gemette forte, la fronte contro il legno caldo, il cazzo che sgocciolava precome sul pavimento.

«Sei stretto», borbottò Reid, alzandosi. Si liberò il cazzo grosso, venato, la testa già lucida. Si sputò in mano, se lo strofinò e lo puntò contro l’anello rosso e lucido. Spinse. Entrò con un colpo lungo, fino in fondo, le palle che sbattevano contro il culo di Rafael. «Prendi tutto.»

Lo scopò in piedi da dietro, spinte profonde che facevano scricchiolare il bancone. Alternava penetrazioni lente e dure a schiaffi secchi sulle natiche, lasciando segni rossi. Rafael spingeva indietro, chiedendo più forte, il culo che si apriva e stringeva intorno al cazzo di Reid.

«Più duro… riempimi… scopami come un troia…»

Reid lo girò, lo sollevò di peso e lo fece sedere sul bancone, le gambe aperte, i jeans ancora alle caviglie. Lo rientrò in missionario, faccia a faccia, petto peloso contro petto. Si baciavano sporchi mentre scopavano. Una mano di Reid gli masturbava il cazzo grosso e duro; Rafael gli accarezzava i coglioni e gli strofinava il basamento del cazzo ogni volta che usciva quasi tutto.

Il ritmo si fece furioso. Il forno ruggiva alle loro spalle, il calore che li faceva sudare a fiotti. Reid sentì le palle contrarsi.

«Dentro… ti sborro dentro il culo…»

«Sì… dammi tutto…»

Reid sparò fiotti caldi e spessi in profondità, ondate che riempirono Rafael mentre il camionista veniva a sua volta, sborra bianca che schizzava sul petto peloso di Reid, gocce che gli colavano tra i peli scuri fino all’ombelico. Continuarono a spingersi lenti, svuotandosi, ansimanti.

Restarono così, cazzo ancora dentro, fronti appoggiate. Si baciarono piano, lingue pigre, il sapore di farina e sesso. Rafael chinò la testa e leccò la propria sborra dal petto di Reid, lento, pulendo ogni goccia con la lingua, guardandolo negli occhi mentre lo faceva.

«Torno ogni mattina», mormorò, la voce rauca. «Prima delle consegne. Voglio che mi riempi di nuovo. Ogni giorno. Il culo mi brucia già dalla voglia.»

Reid gli sorrise, ancora duro a metà dentro di lui, le mani che gli accarezzavano i fianchi sudati. La voce gli uscì bassa, carica di una promessa che non finiva lì.

«D’ora in

«D’ora in poi questo bancone è tuo ogni martedì all’alba. Te lo riempio finché non cammini storto, finché non senti la mia sborra colarti lungo le cosce mentre guidi. Capito, camionista?»

Rafael rise basso, la voce ancora roca di sesso, e strinse il culo intorno al cazzo di Reid che restava mezzo duro dentro di lui. La farina gli si era appiccicata alla schiena sudata, i peli del petto di Reid ancora lucidi di sborra leccata. Si baciarono di nuovo, più lenti ma più profondi, lingue che si rincorrevano nel sapore di sale e lievito.

Reid non si ritrasse. Restò conficcato fino alle palle, le mani callose che scendevano a massaggiargli le natiche aperte, a spingere con i pollici ai lati del buco già gonfio e rosso. Sentiva il proprio sperma caldo scivolare fuori intorno al proprio cazzo ogni volta che Rafael contraeva i muscoli. «Ancora pieno», borbottò, la voce grave. «E già stai stringendo come se volessi di più.»

«Perché lo voglio.» Rafael gli afferrò la nuca farinosa, lo costrinse a guardarlo dritto. Gli occhi scuri bruciavano. «Tiramelo fuori, leccami pulito, poi rimettilo dentro più duro di prima. Voglio sentirlo fino allo stomaco. Sono un camionista di trentotto anni, cazzo, non mi rompi. Usami.»

Reid obbedì con un grugnito. Si sfilò piano, guardando il buco di Rafael restare aperto un istante, un filo denso di sborra bianca che colava subito giù verso i coglioni pelosi. Si abbassò di scatto, si inginocchiò di nuovo sul pavimento infarinato e ci piantò la faccia. Lingua larga, piatta, che leccava dal perineo su fino al buco, raccogliendo la propria sborra mescolata a saliva e sudore. Rafael gemette forte, le cosce che gli tremavano, e spinse indietro il bacino contro la bocca del fornaio.

«Sì… puliscimi col muso… lecca tutta quella merda calda… cazzo, Reid, sei un porco meraviglioso.»

Reid succhiò, baciò, spinse la lingua dentro quanto poteva, bevendo se stesso dal culo del camionista. Le dita gli entrarono di nuovo, tre stavolta, aperte a forbice, stirando l’anello già cedevole. Il calore del forno alle spalle gli bruciava la nuca, il sudore gli scendeva lungo la spina dorsale sotto la maglietta sudicia. Si alzò solo quando Rafael iniziò a tremare di nuovo, il cazzo grosso e venato che gli batteva duro contro la pancia.

«Sul bancone. A quattro zampe. Gambe larghe.»

Rafael si girò di scatto, salì sul legno ancora caldo, le ginocchia che scricchiolarono sulla farina. Abbassò la schiena, alzò il culo, le braccia tatuati che sostenevano il busto. I jeans erano ancora ammucchiati alle caviglie, le scarpe da lavoro ancora ai piedi. Reid gli diede uno schiaffo secco su una natica, poi sull’altra, lasciando l’impronta rossa. Si sputò di nuovo sulla mano, se lo strofinò dal glande fino alla base e si riallineò.

Entrò con una sola spinta lunga e brutale. Fino in fondo. Le palle sbattevano contro la pelle. Rafael urlò un «Cazzo!» rauco che rimbalzò contro le teglie e i sacchi di farina. Reid non gli diede tempo di abituarsi: iniziò a scoparlo con colpi secchi, profondi, il bacino che sbatteva contro il culo sodo in un ritmo da bestia. Ogni spinta faceva scivolare Rafael in avanti sul bancone, la faccia che strofinava sulla farina, i gemiti che diventavano ringhi.

«Prendi… prendi tutto questo cazzo da vedovo… sei stretto anche dopo averti riempito…»

«Più forte… spaccami… voglio sentirlo domani sul sedile del camion…»

Reid gli afferrò i fianchi con entrambe le mani, le dita che affondavano nella carne, e aumentò la velocità. Il bancone scricchiolava. Il forno ruggiva. Sudore e farina si mescolavano ovunque. Con una mano raggiunse sotto e gli strinse i coglioni pesanti, li massaggiò mentre lo inculava, poi salì a strofinargli il cazzo grosso e scoperto. Precome e residui di sborra lo rendevano scivoloso. Rafael spingeva indietro incontro a ogni affondo, il buco che succhiava il cazzo di Reid come una bocca affamata.

Si fecero più sporchi. Reid si chinò sul suo dorso, gli morse la spalla nuda, gli leccò il sudore salato lungo la spina, gli sussurrò filth all’orecchio: «Il tuo culo è il mio forno adesso. Ci inforno il cazzo e ci cuocio la sborra. Ogni settimana. Ti lascio pieno e gocciolante mentre carichi il pane. Vuoi questo, vero? Essere la troia del panettiere?»

«Sì… cazzo sì… la tua troia… riempimi di nuovo… sborrami fino a farmelo uscire dalla gola…»

Reid lo tirò indietro di peso, lo fece sollevare finché non fu quasi in piedi, schiena contro petto peloso. Continuò a scoparlo da dietro in quella posizione, una mano che gli strozzava piano la gola, l’altra che gli pompava il cazzo a ritmo. I baci erano morsi ora. Denti su labbra, saliva che colava. Rafael ansimava contro la sua bocca, gli occhi socchiusi di piacere puro.

Il secondo orgasmo arrivò come un’ondata. Reid sentì le palle tirare, il calore salire. «Dentro di nuovo… tutto…» e sparò. Fiotte spesse, calde, che si aggiungevano a quelle già dentro. Pulsava, inondava, mentre Rafael veniva a sua volta tra le dita di Reid, sborra che schizzava sul bancone infarinato, bianca su bianco, gocce che cadevano sul legno caldo.

Non si fermarono subito. Reid continuò a spingere piano, a svuotarsi del tutto, a sentire il culo di Rafael contrarsi e mungere ogni goccia. Quando finalmente si sfilò, un rivolo denso scese subito lungo la coscia interna del camionista. Reid lo raccolse con due dita e glielo portò alla bocca. Rafael leccò, succhiò, guardandolo negli occhi.

Si sedettero un momento sul bordo del bancone, gambe penzoloni, respiri ancora affannosi. Reid gli passò un pezzo di pane caldo ancora fumante, lo spezzò e glielo mise tra le labbra. Rafael morse, masticò, poi lo baciò con la bocca piena di mollica e sesso.

«Di nuovo», mormorò Rafael dopo un minuto, la voce più bassa. «Voglio venire ancora. Questa volta voglio succhiartelo pulito e poi farmelo rimettere dentro da seduto, guardandoti in faccia.»

Reid annuì. Era già di nuovo duro. L’astinenza di sei mesi e quel culo caldo lo tenevano rabbioso di voglia. Si alzò, si mise in piedi davanti a Rafael ancora seduto, e gli prese la testa tra le mani farinose. Rafael aprì la bocca e ci ingoiò il cazzo ancora lucido di sborra e culo. Succhiò con fame, lingua che girava intorno al glande, gola che si apriva per prenderlo fino in fondo. Reid gemette, i fianchi che iniziavano a muoversi, scopandogli piano la bocca mentre guardava le labbra strette intorno alla propria carne.

Quando fu di nuovo a pietra, lo fece alzare. Si sedette lui sul bancone, gambe aperte, e tirò Rafael a cavalcioni. Rafael si abbassò lentamente, una mano che gli teneva il cazzo dritto, e si infilò centimetro dopo centimetro, gemendo mentre il buco già usato si riapriva intorno a quella grossezza. Si sistemò fino a sedersi completamente, palle contro palle, e iniziò a muoversi.

Su e giù. Lento prima, poi più deciso. Le mani di Reid gli tenevano i fianchi, lo aiutavano a scendere più forte. Si guardavano. Si baciavano tra una spinta e l’altra. Il petto peloso di Reid strofinava contro quello di Rafael. Il calore del legno sotto di loro, il ronzio del forno, l’odore di pane e sesso ovunque.

Rafael accelerò, il culo che sbatteva contro le cosce del fornaio, il cazzo che gli rimbalzava tra i due corpi. «Vieni di nuovo… riempimi una terza volta… voglio camminare con la tua sborra che mi cola mentre carico i sacchi…»

Reid lo afferrò più stretto, spinse su incontro a ogni discesa, e dopo pochi minuti sentì arrivare il terzo scarico. Meno volume ma più intenso, spinte profonde mentre sborrava ancora una volta nel culo già pieno. Rafael venne quasi insieme, senza toccarsi, solo dalla prostata martellata, la sborra che gli usciva a fiotti contro il ventre di Reid.

Restarono così, uniti, ansimanti, fronti appoggiate. I baci divennero pigri, dolci. Le mani accarezzavano invece di afferrare. Il sudore si raffreddava sulla pelle. Reid uscì piano, con un suono umido, e Rafael scese dal bancone con le gambe molli. Si sistemarono i vestiti in silenzio, jeans risaliti, magliette tirate giù. Rafael raccolse le pagnotte ordinate, le mise nelle casse come ogni martedì.

Si guardarono un’ultima volta vicino alla porta. Nessuna parola. Solo un bacio breve, salato, e un sorriso stanco. Rafael uscì con le casse. La campanella tintinnò. Reid riaprì le saracinesche. Il forno continuava a ruggire. La farina copriva ancora il bancone. L’odore di sesso si mescolava al pane caldo.

Poi solo il silenzio del mattino, e il respiro lento del vedovo che tornava a impastare.

Rate this story

Thanks for rating
Qualcosa non va in questa storia?
Tagged rimming anal doggy-style missionary creampie

Fresh filth, nightly

The best new stories in your inbox every morning. Free, 18+, unsubscribe anytime.