Sotto il bancone del chiosco, il padre del mio migliore amico mi prende

Sotto il bancone del chiosco, Lorenzo prende alla gola Noelle vestita da troia sissy.

23 min read September 07, 2026New

La serata era afosa, il mare una lastra scura che non muoveva quasi onda e il chiosco di Lorenzo restava l’unico punto di luce sulla passeggiata deserta. Noelle, ventitré anni, stava piegata sul bancone a sistemare le bottiglie di sciroppo, i jeans aderenti che le tiravano sui fianchi. Sotto, le autoreggenti di pizzo nero le stringevano le cosce e le mutandine di seta le coccolavano già il cazzo mezzo duro da quando aveva deciso di mettersi così, di nascosto, prima di uscire. Nessuno doveva saperlo. Meno che mai Lorenzo, il padre del suo migliore amico Hassan: quarantotto anni, spalle larghe da chi solleva casse tutto il giorno, braccia cordate, barba curata e quella voce bassa che faceva vibrare il petto.

Lorenzo tornò dal magazzino con una cassa di limoni. La posò, le si avvicinò da dietro per controllare le scorte e la mano gli sfiorò l’orlo del jeans. Le dita scivolarono più in basso per errore, toccarono il bordo del merletto. Si bloccò.

Noelle sentì il sangue gelarsi e poi incendiare tutto. «Cazzo… scusa, io—»

«Shh.» Lorenzo non ritirò la mano. La tenne lì, sul bordo delle autoreggenti, e la voce gli uscì roca, carica. «Le sento. Pizzo. Sotto i jeans. Le porti da quanto?»

Noelle inghiottì, il cuore che martellava contro le costole. Poteva mentire. Poteva scappare. Invece si voltò appena, le guance in fiamme, e lo guardò dritto. Negli occhi di Lorenzo non c’era schifo. C’era fame. Una fame scura, ferma, che le strinse lo stomaco.

«Da anni», mormorò. «In segreto. Mi piace… sentirmi così. Femmina. Sissy.»

Lorenzo fece un respiro lungo, il petto che si allargava. La mano salì lungo la coscia, palpandole la garza del merletto attraverso il tessuto. «Lo so chi sei, Noelle. Hassan mi parla di te da sempre. Ma non sapevo… questo.» Si chinò, le labbra quasi all’orecchio. «E ti desidero esattamente così. Vestita da femmina. Da sissy. Da puttana che sa cosa vuole. Da stasera. Qui.»

Il cazzo di Noelle scattò duro contro la seta. Il desiderio le salì in gola come un sapore salato. Si guardarono. Gli sguardi famelici, senza scuse. L’aria tra loro diventò densa, olio caldo.

«Voglio toccarti», disse Lorenzo, basso. «Sotto il bancone. Con il tuo permesso. Chiaro.»

Noelle annuì, la voce spezzata. «Sì. Toccamí. Ti prego.»

Lorenzo le fece girare il corpo in modo che restasse di fronte al bancone, schermata dalla struttura di legno e lamiera. La mano destra scivolò sotto, sbottonò il primo bottone dei jeans, poi il secondo, e entrò. Le dita trovarono le mutandine di seta nera già umide di precome. Accarezzò il cazzo turgido attraverso il tessuto liscio, dal glande alla base, poi di nuovo su, con un ritmo lento e possessivo. Noelle gemette, le cosce che tremavano.

«Che bella che sei vestita da troia», le sussurrò contro il collo, baciandole la pelle calda. «Cazzo duro che spinge nella seta, autoreggenti che ti segnano le cosce… sei una visione. La mia visione.»

Noelle spingeva i fianchi contro quella mano, ansimando. «Lorenzo… voglio di più. Vestimi meglio. Completamente. Qui. Adesso. Fammi diventare la sissy che vuoi.»

Lorenzo sorrise contro la sua pelle, un sorriso affamato. «Aspetta.» Andò nel retro del chiosco e tornò con un sacchetto nero che teneva nascosto tra le scorte di tovaglioli. Ne tirò fuori un completino di pizzo nero: reggiseno a balconcino, mutandine aperte davanti, reggicalze, calze a rete e un paio di tacchi a spillo bassi ma perfetti. «Li tenevo… per fantasia. Non pensavo che saresti stata tu.»

Con mani sicure, Lorenzo le sfilò i jeans e la maglietta. Noelle restò nuda tranne le autoreggenti e le mutandine di seta. Lui le tolse anche quelle, lentamente, e le fece indossare il nuovo completino. Il reggiseno le stringeva il petto piatto in modo erotico, le mutandine le incorniciavano il cazzo e le palle lasciandoli uscire, le calze a rete saliva fino alle cosce e i gancetti del reggicalze scattarono. Poi le passò il rossetto rosso sulle labbra, pollice fermo, e le mise i tacchi. Noelle si guardò nello specchietto del bancone frigo: labbra lucide, corpo avvolto nel pizzo, cazzo che pulsava fuori dalle mutandine. Si sentiva vista. Voluta. Perfetta.

Lorenzo la prese per la nuca e la baciò. Lingua profonda, barba che graffiava, mano che le stringeva un gluteo coperto di pizzo. Il bacio durò finché entrambi ansimarono, fuori controllo. Noelle sentì il cazzo grosso di Lorenzo premere contro il suo ventre attraverso i pantaloni. Senza pensarci, si lasciò scivolare in ginocchio sotto il bancone.

L’odore di mare e di uomo la avvolse. Aprì la cerniera, liberò il cazzo di Lorenzo: spesso, venato, già lucido in punta, abbastanza lungo da farle male in gola se lo avesse preso tutto. Lo guardò da sotto, rossetto già un po’ sbavato, e lo prese in bocca con avidità. Succhiò la testa, leccò sotto, poi lo ingoiò spingendo fino a sentirlo battere in fondo alla gola. Lorenzo gemette, una mano pesante sui suoi capelli.

«Ecco, così… la mia troia perfetta. Sissy con le calze a rete che mi succhia il cazzo sotto il bancone. Ingoia. Tutto.»

Noelle lo prese più a fondo, lacrime agli angoli degli occhi, bava che le scendeva sul mento e sul pizzo del reggiseno. Faceva su e giù, gola aperta, mentre una mano si accarezzava il proprio cazzo di sissy che pulsava tra le mutandine aperte. Lorenzo teneva la testa, spingeva con gentilezza ferma, chiamandola così, troia, sissy, bella, sua.

Quando fu sul punto di sborrare in bocca, la tirò su. «Piega. Sul bancone. Adesso.»

Noelle obbedì, petto sul legno fresco, culo in fuori, tacchi che la tenevano in equilibrio. Lorenzo le abbassò le mutandine sotto le chiappe, le spalancò le natiche e le appoggiò la punta del cazzo contro il buco stretto. Ci mise saliva e precome, poi spinse. Entrò piano all’inizio, centimetro dopo centimetro, finché fu dentro fino alle palle. Noelle urlo soffocato nel braccio, il culo che bruciava e poi si apriva, pieno come non era mai stato.

«Cazzo che stretto… sei fatta per questo», borbottò Lorenzo, iniziando a scoparla. Spinte profonde, ritmiche, poi più violente, il bancone che scricchiolava. Una mano le stringeva un fianco, l’altra le accarezzava e strizzava il cazzo di sissy a tempo con le penetrazioni. Alternava: culate dure che le facevano vedere stelle, poi carezze lente sul glande bagnato, poi di nuovo spinte che le riempivano il culo fino in fondo.

Noelle ansimava, parolacce spezzate, «sì, scopami, prendimi, sono la tua puttana», mentre il piacere le saliva dalla prostata al cazzo. Lorenzo accelerò, i fianchi che sbattevano contro le sue chiappe, il pizzo che si sposta, le calze a rete tese. «Vieni. Sborra sulle tue calze come la sissy che sei. Insieme.»

Noelle venne per prima, un orgasmo che la scosse tutta: il cazzo schizzò sborra calda sulle cosce, sulle calze a rete, sul legno del bancone. Il culo le si strinse a ritmo e Lorenzo ruggì, piantandosi fino in fondo e riempiendola di sborra calda, pulse dopo pulse, tenendola ferma mentre si svuotava dentro di lei.

Restarono così un lungo momento, ansimanti, sudati, il mare che respirava lontano. Lorenzo le accarezzò la schiena, ancora sepolto nel culo caldo, e le sussurrò contro l’orecchio: «Non abbiamo finito, Noelle. Stanotte il chiosco resta chiuso… e tu resti mia. Ma qualcuno potrebbe passare sulla passeggiata. E domani Hassan torna dalla gita. Dobbiamo decidere quanto rumore faremo ancora.»

Noelle, ancora tremante, con la sborra che le colava lungo le calze e il rossetto rovinato, sorrise contro il legno. La tensione non era sciolta. Era solo appena iniziata.

Lorenzo restò sepolto in lei ancora un lungo minuto, il respiro caldo contro la nuca di Noelle, il cazzo che pulsava piano mentre la sborra gli colava già lungo le palle e le scivolava sulle cosce di lei, macchiando le calze a rete. Il bancone scricchiolò sotto il peso di Noelle, petto ancora schiacciato sul legno, il rossetto sbavato che lasciava impronte rosse. Lei sentiva ogni millimetro di lui, grosso, ancora duro, che le teneva il culo aperto come se non volesse uscire mai.

«Alzati», le ordinò lui, voce bassa e roca. «Ma resta piegata. Voglio vederti meglio così, tutta sborra e pizzo.»

Noelle obbedì, le gambe che tremavano sui tacchi. Lorenzo uscì da lei con un suono umido, la sborra che sgorgò immediatamente e le scese lungo l’interno delle cosce fino alle autoreggenti. Lui le abbassò le mutandine aperte fino alle ginocchia, le lasciò lì, e le diede una pacca secca su una chiappa. Il suono echeggiò nel chiosco vuoto.

«Cammina. Fino al frigo. Voglio che ti veda chiunque passi sulla passeggiata… se osa guardare dentro.»

Il cuore di Noelle accelerò. Il rischio le strinse lo stomaco e le fece rialzare di colpo il cazzo di sissy, già di nuovo mezzo duro nonostante l’orgasmo di poco prima. Si mosse a passi corti, i tacchi che ticchettavano sul pavimento di cemento, le calze a rete tese, il culo che colava. Lorenzo la seguì, i pantaloni ancora aperti, il cazzo lucido di sborra e saliva che oscillava pesante.

La spinse contro il frigo a vetro del bancone. La luce del chiosco li illuminava entrambi: lei tutta pizzo nero, reggiseno a balconcino che le stringeva il petto piatto, cazzo che spuntava dalle mutandine scese, sborra che le luccicava sulle cosce. Lui dietro, massiccio, le mani che le aprirono le natiche e le ficcarono due dita dritto nel buco ancora molle e pieno.

«Cazzo, sei ancora aperta», borbottò, muovendo le dita in cerchio, spingendo la sborra più dentro. «La mia troia sissy che si fa riempire sotto il bancone e poi cammina con la fica del culo che gocciola. Ti piace, vero? Che qualcuno possa vederti così.»

Noelle gemette, spingendo indietro contro le dita. «Sì… cazzo sì. Voglio che mi usi. Voglio che mi riempi di nuovo mentre guardo fuori. Se passa qualcuno… che mi veda con il tuo cazzo in culo.»

Lorenzo sorrise contro il suo orecchio, barbuto e caldo. «Brava. Allora tieni gli occhi aperti.»

Le tolse le dita, si allineò e entrò di nuovo con una spinta secca. Noelle urlò a denti stretti, le unghie che graffiarono il vetro del frigo. Lui la prese forte, una mano sui fianchi, l’altra che le afferrò i capelli e le tirò la testa indietro perché guardasse la passeggiata deserta. Le spinte erano più profonde stavolta, più brutali, il cazzo che le sfregava la prostata a ogni colpo. Il bancone frigo vibava. Le bottiglie di sciroppo tintinnavano.

«Guarda», le ordinò lui, ansimando. «Guarda là fuori. Se arriva qualcuno ti lascio così, piegata, con le tette di pizzo e il cazzo che sborra mentre ti scopano. Capito?»

«Sì— ah, cazzo, più forte—» Noelle si toccò, si strinse il cazzo di sissy e lo pompò a tempo con le culate. Il precome le bagnava già le dita. «Sono la tua puttana. Vestimi da troia e scopami. Voglio la tua sborra di nuovo. Voglio colare fino a casa.»

Lorenzo accelerò. I fianchi battevano contro le chiappe di lei con schiaffi umidi. Il pizzo del reggicalze scricchiolava. Lui le morse la spalla, poi le sussurrò filth diretto all’orecchio: «Domani Hassan torna. Immagina se sapesse che il suo migliore amico si fa scopare dal padre sotto il chiosco, vestito da sissy, con le calze a rete e il rossetto. Che tu mi succhi il cazzo e mi chiedi di riempirti il culo. Ti eccita, eh? Sentirti così sporca.»

Noelle venne di nuovo quasi senza avvertire. Il cazzo schizzò sul vetro del frigo, sborra bianca che colò giù sulle bottiglie. Il culo le si contrasse a pugno intorno a Lorenzo e lui ruggì, ma non venne. Si tolse di colpo, la lasciò vuota e tremante, e le fece girare di scatto.

«In ginocchio. Adesso. Pulisci.»

Noelle scese sui tacchi, le ginocchia sul cemento freddo. Il cazzo di Lorenzo le sbatteva contro le labbra ancora rosse di rossetto. Lei lo prese tutto in bocca, gusto di sborra e culo e sale. Lo succhiò a fondo, la gola che si apriva, le lacrime che le uscivano mentre lui le teneva la testa e spingeva. Bava e sborra le scendevano sul mento, sul reggiseno, sulle tette piatte strette nel pizzo.

«Ecco… così. La mia sissy che si pulisce il cazzo dopo essersi fatta fottere. Ingoia tutto quello che esce. Bravo.»

Quando fu di nuovo duro come pietra, Lorenzo la tirò su e la spinse di lato, sul bancone vero e proprio, dove si preparavano i panini. Le sollevò le gambe, le aprì le cosce, le calze a rete tese fino a quasi strapparsi. Le mutandine ancora scese le legavano le caviglie come manette di seta. Lui le sputò sul buco, ci mise il pollice e lo allargò, poi entrò di nuovo con una spinta che le fece vedere bianco.

«Tieniti», le disse. «Adesso ti scopò in faccia al mare. E se qualcuno cammina… non mi fermo.»

Noelle si aggrappò al bordo del bancone. Le spinte erano lunghe, profonde, il cazzo che entrava fino alle palle e usciva quasi tutto, poi rientrava con forza. Lei ansimava parolacce, «scopami il culo, riempimi, usami come la troia che sono», mentre il proprio cazzo di sissy le batteva duro sull’addome, gocciolando. Lorenzo le strinse la gola con una mano, non abbastanza da farle male, giusto quanto bastava per farle sentire il controllo. Gli occhi di lei si velarono. Il piacere le saliva dalla prostata come un’onda calda e sporca.

Fuori, sulla passeggiata, si udì un passo. Poi un altro. Una voce lontana, forse un ubriaco o un pescatore notturno. Noelle si tese tutta. Lorenzo non si fermò. Anzi, accelerò, le culate più rumorese, il bancone che scricchiolava forte.

«Resta zitta», le sussurrò contro la bocca, baciandola umido, lingua e denti. «O grida. Scegli. Se ti sente… saprà che sotto il chiosco c’è una sissy che si fa inculare dal padrone.»

Noelle morsicò il labbro fino a quasi sanguinare. Il rischio le fece venire di nuovo, un orgasmo secco che le contrasse tutto il corpo. Sborra le schizzò sul ventre e sul pizzo. Lorenzo sentì il culo stringersi e questa volta non si trattenne. Si piantò fino in fondo, ruggì basso e le riempì il culo una seconda volta, pulse lunghi e caldi, sborra che la gonfiò e cominciò subito a colare intorno al cazzo.

Restarono così, ansimanti, il mare scuro oltre il vetro. I passi fuori si allontanarono. Lorenzo uscì piano, guardò il buco rosso e gonfio che pulsava e lasciava uscire filetti bianchi sulle calze. Le accarezzò una coscia con tenerezza sporca.

«Non bastano due cariche», disse, voce ancora carica. «Stanotte il chiosco è nostro. Ti voglio di nuovo in ginocchio tra le casse di limoni. Ti voglio con il rossetto rifatto e le tette di pizzo piene di sborra. E dopo… ti porto nel magazzino. Lì c’è lo specchio. Voglio che tu ti guardi mentre ti scopo in piedi, tacchi e calze, e mi dici quanto ti piace essere la puttana del padre di Hassan.»

Noelle, ancora con le gambe aperte sul bancone, sborra che le scendeva fino ai tacchi, sorrise con le labbra gonfie. Il cazzo di sissy le era già di nuovo teso. L’aria afosa puzzava di sesso e mare. La tensione non era finita. Era solo diventata più densa, più pericolosa. Domani Hassan sarebbe tornato. Stasera, però, il chiosco restava chiuso, le luci accese, e lei era ancora lì, vestita da troia, pronta a farsi prendere di nuovo.

Lorenzo le rifilò un altro schiaffo sul culo, raccolse il rossetto dal sacchetto e glielo passò di nuovo sulle labbra con il pollice, lento, possessivo. «Alzati. Cammina fino al magazzino. A quattro zampe, se serve. Voglio vedere la sborra che ti cola mentre mi obbedisci.»

Noelle scese dal bancone. I tacchi ticchettarono. Il pizzo era umido, le calze a rete lucide di bianco. Si chinò un attimo, raccolse un po’ di sborra con due dita e se la portò alla bocca, leccandole sotto lo sguardo affamato di lui. Poi si avviò verso il retro, culo che dondolava, buco che ancora gocciolava, il cuore che batteva forte per quello che sarebbe arrivato dopo, tra le casse e lo specchio, con la passeggiata che poteva sempre riempirsi di occhi.

Lorenzo la seguì, cazzo ancora mezzo duro che pendeva fuori dai pantaloni, mano già pronta a riprenderla per i capelli non appena fossero entrati nel buio del magazzino. La notte era lunga. Il chiosco restava loro. E Noelle, tutta sissy e pizzo e sborra, non aveva alcuna intenzione di tirarsi indietro.

Lorenzo la spinse dentro il magazzino con una mano ferma sulla nuca, chiudendo dietro di sé la porta a lamiera che cigolò. L’odore di limoni acri e di legno umido li avvolse subito. Noelle avanzò a passi corti sui tacchi, le calze a rete già lucide di sborra che le scendeva ancora dal buco rosso e aperto, goccia dopo goccia sul cemento grezzo. Il pizzo delle mutandine le stringeva le caviglie come una catena morbida; ogni movimento le faceva dondolare il cazzo di sissy, di nuovo teso e gocciolante, mentre il reggiseno a balconcino le schiacciava il petto piatto in un modo che la faceva sentire nuda e offerta.

«A terra», ordinò Lorenzo, voce roca che riempiva lo spazio stretto tra le casse. «In ginocchio tra i limoni. Voglio vederti leccare mentre ti guardo.»

Noelle obbedì senza esitazione. Le ginocchia toccarono il pavimento freddo, i tacchi le sollevarono il culo in modo che la sborra continuasse a colarle lungo l’interno delle cosce. Lorenzo si piazzò davanti a lei, il cazzo ancora lucido e mezzo duro che le batteva contro le labbra gonfie di rossetto. Lei lo prese in bocca con un gemito affamato, lingua che girava intorno alla testa già salata di sborra e di se stessa. Succhiò a fondo, la gola che si apriva di colpo, bava che le scendeva sul mento e sul pizzo nero del reggiseno. Lorenzo le afferrò i capelli e spinse, non brutale ma possessivo, fino a farle sentire le palle contro il mento.

«Ecco la mia troia», borbottò lui, ansimando. «Sissy vestita da puttana che si pulisce il cazzo del padre del suo migliore amico tra le casse di limoni. Ingoia. Tutto. Voglio vederti con la bocca piena mentre ti colano le cosce.»

Noelle lo prese più profondo, lacrime calde agli angoli degli occhi, il naso premuto contro il pube di lui. Una mano le scese tra le gambe e si strinse il proprio cazzo, pompando lento, precome che le bagnava già le dita. L’altra mano le aprì una natica, due dita che entrarono nel buco ancora molle e pieno, spingendo la sborra di Lorenzo più dentro mentre lo succhiava. Il sapore era denso, mare e uomo e limone. Si sentiva vista, voluta esattamente così: calze tese, rossetto sbavato, culo che gocciolava.

Lorenzo la tirò su per i capelli quando fu di nuovo duro come pietra. La spinse contro lo specchio alto appoggiato al muro di fondo, quello che usava per controllare le scorte. La luce gialla del lampadario nudo li illuminava entrambi. Noelle si vide riflessa: labbra rosse e lucide di bava, petto piatto stretto nel pizzo, cazzo di sissy che spuntava duro e pulsante, cosce lucide di bianco, tacchi che la tenevano in equilibrio precario. Dietro di lei Lorenzo appariva massiccio, braccia cordate, barba che le graffiò la spalla mentre le apriva le natiche con entrambe le mani.

«Guardati», le ordinò, allineando la punta del cazzo contro il buco gonfio. «Guardati mentre ti scopo in piedi. Dimmi cosa vedi.»

Noelle ansimò quando lui entrò con una spinta secca, centimetro dopo centimetro finché le palle le batterono contro le chiappe. Il culo le bruciò un attimo e poi si aperse, pieno, stretto intorno a quel cazzo grosso che la teneva spanciata. «Vedo… ah, cazzo… una sissy. La tua puttana. Calze a rete e sborra che cola. Il cazzo che mi batte sulla pancia mentre mi inculi. Mi piace. Mi piace essere così per te.»

Lorenzo iniziò a scoparla con spinte lunghe e profonde, il bacino che sbatteva umido contro di lei. Una mano le strinse la gola, dita che le palpavano il polso, abbastanza da farle sentire il controllo senza toglierle l’aria. L’altra le afferrò il cazzo di sissy e lo pompò a tempo con le culate, pollice che strofinava il glande bagnato. Nello specchio Noelle si vide arrossare, occhi velati, bocca aperta che gemava parolacce. Ogni spinta le sfregava la prostata; il piacere saliva caldo e sporco, le faceva tremare le cosce sui tacchi.

«Domani Hassan torna», le sussurrò Lorenzo all’orecchio, barbuto e caldo, accelerando. «Immagina se entrasse qui e ti trovasse così. Il suo amico con il culo pieno del cazzo di suo padre, vestito da troia, che si fa pompare il cazzetto di sissy mentre guarda lo specchio. Ti eccita, vero? Sentirti la puttana segreta. Quella che si fa riempire e poi va a casa con la sborra che le cola nelle mutandine.»

«Sì— più forte, cazzo, sì—» Noelle spinse indietro, culo che incontrava ogni colpo. «Voglio che mi usi. Voglio che mi chiami così. Sono la tua sissy. Scopami finché non riesco più a camminare. Riempimi di nuovo. Voglio colare fino a domani.»

Lorenzo ruggì basso e la voltò di scatto, spalle contro lo specchio freddo. Le sollevò una gamba, tacchi e tutto, e rientrò di botto. Ora la scopava di fronte, cazzo che entrava fino in fondo, palle che sbattevano. Le baciò la bocca, lingua profonda, rossetto che si spargeva su entrambi. Noelle si aggrappò alle sue spalle larghe, unghie che scavavano nella pelle. Il proprio cazzo restava schiacciato tra i loro corpi, strofinandosi sul ventre peloso di lui a ogni spinta. La sborra vecchia le scendeva lungo la coscia alzata, macchiando il cemento sotto.

Fuori, oltre la porta del magazzino, si sentì un rumore: un passo sulla passeggiata, forse una risata lontana. Noelle si tese, il culo che strinse a pugno intorno a Lorenzo. Lui non si fermò. Anzi, accelerò, le culate più rumorese, il legno delle casse che scricchiolava quando lei ci urtava contro con la schiena.

«Resta zitta o grida», le disse contro le labbra, mano ancora sulla gola. «Se qualcuno apre quella porta vedrà esattamente cosa sei. Una sissy col culo pieno, tacchi e pizzo, che si fa fottere dal padrone del chiosco. Scegli.»

Noelle morsicò il labbro inferiore fino a sentire il sapore metallico. Il rischio le fece venire di colpo, un orgasmo che le contrasse tutto il corpo: il cazzo di sissy schizzò sborra calda sul petto di Lorenzo, sul pizzo del reggiseno, sulle sue stesse labbra. Il culo le pulsava a ritmo e Lorenzo ruggì, ma si trattenne. Si tolse di scatto, la lasciò vuota e tremante contro lo specchio, sborra che le usciva a fiotti dal buco rosso.

«In ginocchio. Adesso. Tra le casse. Voglio venire sulla tua faccia e sul pizzo.»

Noelle scese, gambe molli, e si mise a quattro zampe tra due pile di limoni. Lorenzo le si piazzò davanti, pompando il cazzo grosso e lucido di sborra e saliva. Lei aprì la bocca, lingua fuori, occhi alzati. Lui sborrò con un ruggito basso: getti caldi e densi le colpirono le labbra, il naso, le guance, il reggiseno a balconcino. Noelle leccò quello che poteva, ingoiò, poi raccolse il resto con le dita e se lo spalmò sul petto piatto, sul pizzo già umido.

Lorenzo la tirò su di nuovo, la spinse a pancia in giù su una cassa di limoni. Il legno le graffiò le cosce. Le aprì le natiche e ci ficcò la lingua, leccando la sborra che usciva, spingendo dentro, assaggiandola. Noelle gemette forte, culo che si spingeva indietro. Poi lui risalì, entrò di nuovo con una spinta che le fece vedere stelle, e ricominciò a scoparla lento, profondo, una mano che le strizzava il cazzo di sissy già di nuovo mezzo duro.

«Stanotte non finiamo», ansimò lui contro la sua schiena. «Ti voglio di nuovo sul bancone. Ti voglio con il rossetto rifatto e le calze strappate. E dopo… ti porto fuori, di fronte al mare. Con il rischio che passi qualcuno. Voglio che mi dici quanto ti piace essere la puttana del padre di Hassan mentre ti scopo in piedi, culo al vento, sborra che cola sui tacchi.»

Noelle, petto schiacciato sui limoni, sorrise contro il legno aspro. Il cazzo le pulsava nelle mani di lui. L’aria puzzava di sesso, di scorza e di mare. Fuori i passi si erano allontanati, ma la passeggiata restava aperta. Domani Hassan sarebbe tornato. Stasera il chiosco era ancora loro, le luci accese, e lei era ancora lì, piena, colante, pronta a farsi prendere di nuovo finché le gambe non avessero ceduto. Lorenzo accelerò le spinte, il bancone del magazzino che scricchiolava, e la tensione si fece più densa, più calda, più pericolosa, pronta a esplodere oltre quella porta.

Lorenzo non rallentò. Le spinte sul legno della cassa di limoni diventarono più lunghe, più pesanti, il cazzo che entrava fino alle palle e usciva quasi tutto, tirando i bordi del buco già rosso e gonfio di Noelle. Lei sentiva ogni vena, ogni pulsazione, la scorza acida dei limoni che le graffiava le cosce tese nelle calze a rete mentre la sborra vecchia le colava ancora lungo l’interno delle cosce e le macchiava i tacchi. Il pizzo del reggiseno le stringeva il petto piatto, umido di bava e di getti precedenti; il cazzo di sissy le batteva duro contro il legno, gocciolando precome che si mescolava al succo dei limoni schiacciati.

«Guardami mentre ti scopò», ansimò Lorenzo contro la sua schiena, una mano che le afferrava i capelli e le sollevava la testa. «Dimmi di nuovo chi sei.»

Noelle gemette, la voce spezzata dal piacere che le saliva dritto dalla prostata. «Sono la tua troia sissy… la puttana del padre di Hassan… ah, cazzo, più a fondo… voglio che mi riempi finché non cammino più dritta.» Il pensiero di Hassan che tornava le strinse lo stomaco di eccitazione sporca: il migliore amico che non sapeva niente, mentre lei era qui, culo pieno, calze lucide di bianco, rossetto rifatto e già di nuovo sbavato. Si sentiva voluta esattamente così, non nonostante il pizzo e il cazzo di sissy, ma per quello. Lorenzo la desiderava femmina, aperta, colante.

Lui ruggì basso e la sollevò di peso, ancora conficcato dentro. La portò verso la porta del magazzino, i tacchi di Noelle che raschiavano il cemento. Spalancò la lamiera con una spalla. L’aria afosa della passeggiata li colpì in faccia, il mare scuro a pochi metri, la luce del chiosco che filtrava debole. Nessuno in vista, solo il rumore lontano delle onde. Lorenzo la spinse contro il muretto basso che dava sul bagnasciuga, le gambe di lei divaricate, un tacco conficcato nella sabbia grezza che confina con il cemento.

«Qui», le sussurrò all’orecchio, rientrando con una culata secca che le fece vedere stelle. «Culo al vento. Se passa qualcuno vede tutto: le calze a rete, il pizzo, il mio cazzo che ti apre. Ti piace, vero? Essere la sissy esposta del chiosco.»

«Sì— scopami, usami—» Noelle si aggrappò al muretto, spingendo indietro. Ogni colpo le faceva dondolare il cazzo di sissy, teso e rosso, che schizzava fili di precome sulla pietra. Lorenzo le strinse la gola con una mano, dita calde sul polso, abbastanza da farle sentire il possesso senza toglierle il respiro. L’altra le pompava il cazzo a tempo, pollice che strofinava il glande già scivoloso. Lei ansimava parolacce filth, «inculami più forte, riempimi la fica del culo, voglio colare sui tacchi fino a casa», mentre il rischio la mandava fuori di testa. Un’auto lontana sbuffò sulla strada parallela; lei strinse il culo a pugno e Lorenzo gemette, accelerando.

La scopò in piedi finché le gambe di Noelle tremarono. Poi la voltò, le sollevò entrambe le cosce, i tacchi che le pendevano ai lati dei fianchi di lui, e la tenne sospesa mentre la penetrazione diventava verticale, profonda, brutale. Il pizzo del reggicalze scricchiolò; una calza si sfilacciò sull’anca. Noelle si vide riflessa nel vetro sporco del chiosco: labbra rosse spalancate, petto piatto stretto, cazzo di sissy schiacciato tra i loro corpi, culo che prendeva tutto. «Voglio venire così», ansimò. «Con te dentro. Guardami. Sono tua. Vestita da puttana, piena del cazzo del padre del mio migliore amico.»

Lorenzo la baciò, lingua e denti, barba che le graffiava. «Allora vieni. Sborra sulle mie palle come la sissy che sei. E io ti riempio. Ultima carica stanotte. Poi ti porto dentro e ti pulisco con la lingua finché non mi chiede di rifarlo domani.»

Noelle venne con un urlo soffocato contro la sua spalla. Il cazzo di sissy esplose, getti caldi che schizzarono sul ventre peloso di Lorenzo, sul pizzo già rovinato, sulle dita che ancora la strofinavano. Il culo le pulsò a ritmo, stringendo, mungendo. Lorenzo non resistette. Si piantò fino in fondo, ruggì basso nel suo collo e sborrò la terza volta, pulse lunghi e densi che la gonfiarono, sborra che cominciò subito a colare intorno al cazzo e a scenderle lungo le cosce fino ai tacchi, gocciolando sulla sabbia. Restarono così, ansimanti, sudati, il mare che respirava nero dietro di loro. Lui le accarezzò i capelli con tenerezza sporca, ancora sepolto, il cazzo che pulsava piano mentre si svuotava del tutto.

«Brava», mormorò, voce roca. «La mia Noelle. Vestita da troia, culo pieno, calze a pezzi. Stanotte sei stata perfetta. Domani… vedremo quanto riusciamo a nascondere quando Hassan torna. Magari ti faccio mettere le mutandine di seta sotto i jeans mentre lavori al bancone. E se mi guardi troppo… ti porto di nuovo qui.»

Noelle sorrise contro la sua pelle, ancora tremante, la sborra che le colava calda fino alle caviglie. Si sentiva aperta, usata, voluta. «Sì. Voglio. Voglio restare la tua sissy. Anche con lui in giro. Anche se rischiamo.» Lorenzo uscì piano, guardò il buco rosso che pulsava e lasciava uscire filetti bianchi sulle calze strappate, poi le diede una pacca leggera sulla chiappa e la aiutò a rimettere i piedi a terra. Lei barcollò, tacchi conficcati, e si lasciò stringere. L’aria puzzava di sesso, di limone e di sale. Lui le rifilò un bacio lento sulle labbra gonfie, pollice che le ripassava il rossetto sbavato.

«Andiamo dentro. Ti lavo un po’, ti rifaccio le labbra, e poi ti tengo contro lo specchio ancora un po’ prima di chiudere. Voglio vederti colare mentre mi dici che domani tornerai.»

Noelle annuì, il cuore ancora a mille, il cazzo di sissy già di nuovo mezzo teso all’idea. Si avviarono verso la porta del magazzino, lei con le gambe molli, la sborra che le lasciava scie lucide sul cemento, lui con un braccio intorno ai fianchi stretto nel pizzo. L’aftermath era caldo, possessivo, pieno di promesse filth sussurrate all’orecchio: «Ti comprerò altri completini. Ti farò succhiare sotto il bancone mentre servi i clienti. Ti farò venire con il nome di Hassan sulla lingua solo per sentire quanto ti eccita il pericolo.»

Erano quasi sulla soglia, le luci del chiosco ancora accese a rischiarare i loro corpi sudati e macchiati, quando un rumore li gelò. Passi pesanti sulla passeggiata. Non lontani. Vicini. Una voce maschile, familiare, che chiamava forte nella notte afosa:

«Papà? Noelle? Cazzo, il chiosco è ancora aperto? Sono tornato in anticipo, la gita è finita prima! Dov’è siete?»

Hassan. La voce del migliore amico di Noelle, del figlio di Lorenzo, a pochi metri, che si avvicinava al chiosco illuminato dove loro stavano ancora nudi di sborra e pizzo, la porta del magazzino socchiusa, l’odore di sesso che usciva senza scampo.

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