Scommessa Voluta al Ballo di Nozze
Al ballo di nozze, la sposa ventottenne Selena convince il marito trentaduenne Franklin a guardare mentre l’amico Hassan la scopa selvaggiamente nella suite nuziale.
Il ballo di nozze riempiva la sala di luci dorate e profumo di champagne. Franklin, trentadue anni, lo sposo, sistemava la cravatta con dita nervose seduto al tavolo d’onore. Selena, ventotto anni, la sua sposa, si muoveva tra gli invitati con l’abito di raso bianco che le accentuava le curve generose, il seno pieno e il culo tondo che faceva girare le teste. Da mesi gli aveva confessato i suoi desideri più sporchi: umiliarlo davanti ad altri uomini, farsi prendere da cazzi più duri mentre lui guardava. Franklin, eccitato fino al midollo da quell’idea di cuckold, aveva accettato la scommessa. «Se ballerai troppo provocante con un invitato», gli aveva sussurrato lei la sera prima, le labbra contro il suo orecchio, «dovrai accettare tutto ciò che succederà dopo. Senza interferire. Senza dire di no. Ti va, amore?». Lui aveva annuito, il cazzo già duro solo a pensarci.
Hassan, trentacinque anni, l’amico aitante di Franklin, alto, spalle larghe, sguardo scuro e sicuro, si avvicinò quando l’orchestra attaccò il lento. Selena lo fissò e sorrise, quel sorriso da puttana consenziente che faceva tremare Franklin. Lo prese per mano e lo trascinò in pista. Si strinse contro di lui senza pudore, il ventre premuto sul suo, le tette schiacciate sul petto largo. Le mani di Hassan scesero subito sul suo culo, lo palparono apertamente attraverso il raso, le dita che affondavano nella carne morbida. Selena gemette piano, la testa reclinata, e lasciò che lui le baciasse il collo, le labbra calde che succhiavano la pelle sotto l’orecchio, davanti a tutti. Franklin, seduto al tavolo, sentì l’umiliazione bruciare nelle guance mentre il cazzo gli tendeva i pantaloni. La moglie era arrossata, le cosce strette, chiaramente bagnata; ogni tanto gli lanciava sguardi di sfida, le pupille dilatate dal piacere. «Guarda come mi tocco», sembrava dirgli. Hassan le strinse ancora il culo, un dito che premeva tra le chiappe, e Selena si strusciò di più, il monte di Venere che sfregava contro il cazzo evidente dell’amico.
Quando la canzone finì, Selena tornò al tavolo, le guance in fiamme, e si chinò sul marito. «Voglio farmi scopare da Hassan stasera stessa», gli sussurrò all’orecchio, la voce rauca. «Nella nostra suite. Voglio che mi riempia. Tu starai a guardare, vero? Sei d’accordo, cuck?». Franklin deglutì, il cuore che batteva forte. L’umiliazione e il desiderio si mescolavano in un nodo caldo all’inguine. «Sì», rispose eccitato, la voce bassa. «Fallo. Accetto tutto».
Salirono in suite poco dopo, scusandosi con gli ospiti. La camera nuziale odorava di rose e di lenzuola fresche. Selena si spogliò lentamente davanti ai due uomini, lasciando solo le autoreggenti bianche e i tacchi. Le tette pesanti oscillavano, i capezzoli già duri; la figa rasata luccicava di bagnato. Hassan si sfilò la camicia e i pantaloni, rivelando un cazzo grosso, venato, già duro come pietra, più lungo e spesso di quello di Franklin. Selena lo prese in mano, lo accarezzò, poi si voltò verso il marito. «Guarda, amore. È enorme. Molto più grosso del tuo».
Hassan la piegò sul letto matrimoniale, in doggy style. Le mani le afferrarono i fianchi e spinse dentro d’un colpo solo, il cazzo che sprofondava nella figa fradicia con un suono bagnato. Selena urlò di piacere, la testa girata a fissare Franklin negli occhi. «Cazzo, sì… è più grosso e più duro del tuo, Franklin. Mi allarga tutta. Senti come mi scopa selvaggiamente, cuckolo del cazzo. Guardami mentre mi prende». Hassan la fotteva con forza, le palle che sbattevano contro il clitoride, le spinte profonde che facevano ondeggiare il culo di Selena. Lei gemette, le unghie conficcate nel lenzuolo. «Dillo, Franklin. Dillo che ti piace vedermi piena del cazzo del tuo amico». Franklin, in piedi accanto al letto, pantaloni aperti e cazzo in mano che si strofinava lento, annuì. «Mi piace… ti vedo così bagnata per lui».
Dopo un po’ Selena lo spinse a sdraiarsi e gli montò sopra a cowgirl. Si infilò il cazzo di Hassan da sola, scendendo fino in fondo con un gemito lungo. «Oh dio, mi riempie tutta». Cavalcava forte, le tette che rimbalzavano, il culo che sbatteva sulle cosce di lui. Guardava Franklin mentre rideva ansimando. «Senti i miei gemiti, marito. Sono per lui. La mia figa lo succhia meglio di quanto abbia mai succhiato te. Sto per venire sul cazzo del tuo amico». Hassan le afferrò i seni, le pizzicò i capezzoli, e accelerò dal basso. Selena venne scossa da spasmi, la figa che pulsava visibilmente intorno al membro grosso, i fluidi che colavano sulle palle di Hassan.
Poi lui la sollevò, la premette in piedi contro il muro. Le sollevò una gamba e la penetrò di nuovo, schiaffeggiandole il culo a ogni spinta. Le mani lasciavano segni rossi sulla carne bianca. «Più forte», supplicava Selena, gli occhi fissi su Franklin. «Guardalo entrare e uscire, amore. Ogni centimetro. La mia figa è fradicia per lui. Sono la tua puttana di nozze e mi faccio riempire da un altro. Umiliami di più, cuck. Dimmi che sei solo un guardone mentre mi scopano». Franklin si avvicinò, obbligato dallo sguardo di lei, e guardò il cazzo di Hassan sparire e riemergere lucido di sesso, le labbra della figa di Selena tese intorno. «Sei… sei piena di lui», borbottò, la voce rotta dal bisogno. Hassan raddoppiò la velocità, le natiche di Selena che prendevano schiaffi sonori, e sparò il carico caldo in profondità. Selena urlò di nuovo, venendo una seconda volta mentre lo sperma le riempiva l’utero, caldo e denso, che colava già lungo le cosce quando Hassan uscì con un plop bagnato.
Ancora ansimante, Selena si voltò e baciò Hassan con passione davanti a Franklin, la lingua che gli esplorava la bocca, il corpo nudo premuto al suo, lo sperma che gocciolava. Poi si staccò, sorrise al marito e andò a sedersi sulle sue ginocchia. Era vestita solo delle autoreggenti bianche, le cosce aperte. Prese la mano di Franklin e gli fece scivolare due dita dentro la figa gonfia e colma. «Senti», sussurrò contro le sue labbra, la voce carica di trionfo e lussuria. «Quanto sono piena dello sperma di Hassan. Caldo, denso, tutto dentro di me mentre tu sei ancora vestito e eccitato come un coglione. Questa sarà solo la prima di tante notti di cornuto, amore. La prossima volta voglio che lui mi prenda anche il culo, e tu mi terrai le chiappe aperte. Continua a guardare. Non abbiamo ancora finito di usarti».
Selena restava seduta sulle ginocchia di Franklin, le cosce spalancate, le dita di lui ancora conficcate nella figa gonfia e colma. Muoveva i fianchi piano, facendogli sentire ogni goccia calda dello sperma di Hassan che gli scivolava sulle nocche. Franklin ansimava, il cazzo che gli pulsava fuori dai pantaloni aperti, ma non osava toccarsi senza permesso. Gli occhi di lei brillavano di lussuria trionfante.
«Leccami le dita», ordinò con voce rauca. «Assaggia ciò che mi ha messo dentro il tuo amico.»
Franklin obbedì. Portò le dita lucide alla bocca e le succhiò, il sapore amaro e salato che gli riempiva la lingua mentre Selena rideva piano contro il suo collo. Hassan, ancora nudo e ansimante, si era seduto sul bordo del letto matrimoniale, il cazzo grosso che ricominciava a indurirsi guardandoli. Si strofinava lento, le vene che si gonfiavano di nuovo.
«Bravo cuck», mormorò Selena. «Ora voglio di più. Hassan, vieni qui. Voglio che mi scopi di nuovo mentre sto seduta su di lui. Fallo sentire quanto mi allarghi.»
Hassan si alzò, il membro già teso e lucido di residui. Si posizionò davanti a loro. Selena sollevò il bacino dalle cosce di Franklin solo abbastanza da offrire la figa fradicia. Hassan afferrò la base del suo cazzo e spinse dentro d’un colpo solo, sprofondando fino alle palle con un suono umido e schiacciato. Selena urlò, la schiena che s’inarca contro il petto del marito. Franklin sentì ogni centimetro di quel cazzo grosso muoversi attraverso le pareti sottili della moglie; lo sentiva scivolare contro le proprie cosce, caldo e pulsante.
«Cazzo, sì… mi riempie di nuovo», gemette Selena, gli occhi chiusi per un attimo. Poi li riaprì e fissò Franklin. «Senti? Senti come mi sfonda mentre sono seduta su di te? Il tuo cazzo piccolo è lì fuori, inutile, mentre il suo mi apre tutta. Spingi più forte, Hassan. Voglio che lui senta ogni spinta.»
Hassan afferrò i fianchi di Selena e iniziò a fotterla con spinte lunghe e pesanti. Ogni volta che entrava, il corpo di lei sobbalzava sulle ginocchia di Franklin; le tette pesanti le rimbalzavano in faccia al marito. Franklin si piegò e le prese un capezzolo in bocca, succhiandolo forte mentre l’umiliazione gli bruciava le guance e gli faceva gocciolare il precome. Selena gli afferrò i capelli e lo tenne lì.
«Guarda come mi usa», ansimò. «La tua sposa di poche ore, piena di cazzo grosso. Dimmi che sei solo un cornuto felice. Dillo forte.»
«Sono… sono un cornuto felice», riuscì a dire Franklin, la voce rotta. «Mi piace vederti piena di lui.»
Hassan accelerò, le palle che sbattevano contro le cosce di Franklin a ogni colpo. Il suono era osceno, carne bagnata contro carne. Selena venne di nuovo con un grido acuto, la figa che si contraeva a spasmi intorno al membro di Hassan, spremendolo. I fluidi misti colavano giù, bagnando i pantaloni di Franklin e le sue cosce. Hassan non si fermò; la tenne ferma e continuò a spingere attraverso l’orgasmo di lei, fino a quando non uscì improvvisamente con un plop umido. Lo sperma di prima e i nuovi succhi gocciolavano a fili dalla figa aperta di Selena.
«In ginocchio», ordinò Hassan a Franklin, la voce bassa e sicura. «Leccale la figa. Puliscila mentre io mi preparo a prenderle il culo.»
Franklin scese immediatamente dalle ginocchia, il cuore che martellava. Si mise in ginocchio tra le gambe spalancate della moglie. Selena si sdraiò indietro sul letto, le autoreggenti ancora su, i tacchi conficcati nel materasso. Aprì le labbra della figa con le dita e spinse il viso di Franklin contro di sé.
«Lecca tutto», gemette. «Ogni goccia. Pulisci la tua puttana di moglie.»
Franklin affondò la lingua. Il sapore era intenso, salato, caldo; leccava avidamente i lembi gonfi, succhiava lo sperma che ancora usciva, spingeva la lingua dentro il buco allentato. Selena si contorceva, gemendo il suo nome e quello di Hassan mescolati. Hassan si era messo in piedi dietro di lei, si era spalmato di saliva e dei fluidi di lei il cazzo ancora duro. Afferrò le caviglie di Selena e le piegò indietro, esponendo il buco del culo stretto e rosa.
«Aprile le chiappe, Franklin», disse Hassan. «Come ha promesso lei. Tienile aperte mentre le entro nel culo.»
Con le mani tremanti di eccitazione, Franklin obbedì. Afferrò le natiche morbide di Selena e le divaricò, esponendo l’anello chiuso. Guardò da vicino mentre la testa gonfia del cazzo di Hassan premeva lì. Selena ansimò forte quando la punta forzò l’ingresso. Hassan spinse lento ma deciso, centimetro dopo centimetro, finché il culo di lei non lo ebbe inghiottito fino in fondo. Selena strinse le lenzuola, un gemito lungo e roco che le uscì dalla gola.
«Oh dio… è enorme anche lì… mi allarga il culo come non hai mai fatto tu, Franklin. Guardalo sparire. Tieni fermo, cuck. Non mollare le chiappe.»
Franklin teneva, gli occhi spalancati, il viso a pochi centimetri da dove il cazzo grosso entrava e usciva dal culo stretto della moglie. Vedeva l’anello stirarsi intorno alle vene, sentiva il calore. Hassan iniziò a scoparla con spinte regolari e profonde, le palle che sbattevano contro la figa ancora gocciolante. Selena urlava di piacere misto a pressione, le tette che oscillavano.
«Più forte», supplicò. «Usami il culo. Franklin, leccami la figa mentre lui mi sfonda dietro. Fallo.»
Franklin chinò la testa e leccò di nuovo, la lingua che lambiva il clitoride gonfio mentre Hassan la fotteva nel culo con ritmo sempre più selvaggio. I due movimenti si sovrapponevano: la lingua del marito, il cazzo dell’amico. Selena venne una terza volta, il corpo scosso da scosse violente, il culo che si chiudeva a morsa intorno a Hassan. Lui ruggì e sparò il secondo carico caldo e denso direttamente nelle viscere di lei, spingendo fino in fondo e restando lì a pulsare.
Quando uscì, lo sperma colò dal buco allentato. Selena, ansimante e sudata, si girò su un fianco e afferrò Franklin per i capelli, tirandolo su.
«Ora succhialo», disse a Hassan, indicando il cazzo di Franklin. «No… aspetta. Franklin, montami sopra. Voglio il tuo cazzo piccolo nella figa mentre lo sperma di Hassan mi cola dal culo. Ma non venire. Non hai permesso.»
Franklin si arrampicò sul letto, il cazzo duro che gli faceva male. Si infilò nella figa fradicia e scivolosa della moglie. Era calda, allentata dal cazzo di Hassan, e si chiudeva debolmente intorno a lui. Selena rise, un suono crudele e eccitato.
«Vedi? Quasi non ti sento dopo di lui. Spingi lo stesso. Guardami negli occhi mentre ti umilio.»
Lui iniziò a muoversi, spinte corte e disperate. Hassan si era rimesso a sedere, osservando, il cazzo che gocciolava ancora. Afferrò un seno di Selena e glielo strizzò.
«Raccontagli», disse Hassan. «Dimmi cosa farai la prossima volta.»
Selena cavalcò al contrario, spingendo i fianchi contro Franklin. «La prossima volta ti farò tenere il telefono e filmeremo tutto. Ti farò leccare i suoi piedi mentre mi scopa. Ti farò chiedere a voce alta di essere cornutato ogni giorno. E tu dirai di sì, vero, amore?»
Franklin annuì, ansimando, sul punto di venire ma trattenendosi a fatica. «Sì… dirò di sì…»
Hassan si alzò di nuovo, si avvicinò al volto di Selena e le spinse il cazzo ancora semi-duro tra le labbra. Lei lo succhiò con avidità, leccando i propri sapori e lo sperma, mentre Franklin la fotteva da sotto con disperazione. Dopo un altro minuto Selena lo spinse via.
«Basta. Non puoi venire ancora. Resta duro e guarda.»
Si alzò, lo sperma che le colava dalle due aperture, e si mise a carponi di nuovo. Hassan le entrò di nuovo nella figa con un colpo solo, riprendendo a scoparla selvaggiamente. Franklin restò seduto contro la testiera, il cazzo in mano che si strofinava lento come le era stato permesso, guardando il culo di lei ondeggiare e le tette penzolare.
Hassan la prese per i capelli, la tirò indietro e le parlò all’orecchio abbastanza forte perché Franklin sentisse. «Dì al tuo marito che sei la mia puttana stasera.»
«Sono la puttana di Hassan stasera», gemette Selena, guardando Franklin dritto negli occhi. «La tua sposa si fa riempire e usare e tu stai a guardare come un bravo cuckolo. Vieni, Hassan. Riempimi di nuovo. Voglio che lui veda lo sperma uscire mentre mi baci.»
Hassan ruggì e venne una terza volta, spingendo a fondo, il corpo che si contraeva. Quando si staccò, Selena si voltò velocemente, lo afferrò per il collo e lo baciò a bocca aperta, le lingue che si intrecciavano visibilmente, lo sperma fresco che le colava lungo le cosce interne fino alle autoreggenti. Poi si staccò, ansimante, e camminò verso Franklin ancora a quattro zampe sul letto. Gli si sedette di nuovo in grembo, di fronte a lui, le gambe intorno ai suoi fianchi. Prese il suo cazzo e se lo strofinò contro la figa gonfia senza infilarlo.
Con una mano gli afferrò il mento, costringendolo a guardarla. L’altra scese e gli raccolse un po’ di sperma di Hassan dalle proprie cosce, portandoselo alle labbra e leccandolo lentamente.
Franklin tremava, il bisogno di venire che gli offuscava la vista. Selena sorrise, quel sorriso da puttana di nozze che aveva usato tutta la sera.
Si chinò fino a sfiorargli le labbra con le sue e sussurrò, la voce bassa, carica, definitiva:
«Allora, amore… la prossima volta mi tieni le chiappe aperte anche quando mi prende in culo davanti agli invitati rimasti, o preferisci solo leccarmi lo sperma dalle cosce mentre loro guardano?»
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