Sorpresa Nuda tra le Vasche al Buio

Ingrid trentenne e Hugo trentaduenne si spogliano al buio in una spa e lui la incula selvaggiamente sulle vasche.

9 min read September 10, 2026New

L’aria della spa era densa di cloro e umidità ferma, il buio spezzato soltanto dai deboli led di emergenza che disegnavano bagliori verdognoli sulle piastrelle bagnate. Hugo, trentadue anni, operaio della ditta di pulizie notturne, spingeva il carrello degli attrezzi tra le vasche idromassaggio spente, le maniche della tuta arrotolate fino ai gomiti. Ingrid, la collega trentenne con cui divideva i turni da quasi due anni, camminava al suo fianco con la torcia abbassata, i capelli castani raccolti in una coda sciatta che le batteva tra le scapole.

«Queste cisterne di merda sono sempre le stesse», borbottò lui, chinandosi a controllare lo scarico di una vasca ovale. «Non capisco perché ci mandino di notte se tanto l’acqua è già sparita.»

Ingrid non rispose subito. Si appoggiò al bordo di marmo, la torcia spenta, e lo guardò. Il sorriso che le spuntò sulle labbra era malizioso, lento, deliberato. «Forse perché di notte non c’è nessuno a spiarci, Hugo.»

Lui sollevò lo sguardo. La vide sfilarsi lentamente i guanti di gomma, poi aprire un bottone dopo l’altro della camicia da lavoro. Sotto non c’era il reggiseno: i seni pieni, i capezzoli già duri per l’aria fresca, emersero come un’offerta grezza. Ingrid non distolse gli occhi, tirò la camicia fuori dai pantaloni e se la tolse del tutto, lasciandola cadere sul pavimento umido.

«Che cazzo fai?», chiese lui, ma la voce era già rauca, il cazzo che gli si gonfiava contro la zip della tuta.

«Mi tolgo i panni, come vedi.» Lei scese i pantaloni e le mutandine insieme, restando nuda tra le vasche buie. La figa rasata luccicava appena, le cosce sode, il culo tondo e pesante che si muoveva quando si girò di tre quarti. «Voglio vederti nudo qui con me. Subito. Niente più finte, niente più sguardi di sfuggita quando ti curvi a lavare i filtri. Ti voglio cazzo nudo, tra queste vasche, e voglio che mi guardi mentre mi tocco.»

Hugo non esitò. Si alzò in piedi, si sfilò la tuta con gesti frettolosi, la maglietta, le scarpe, i boxer. Il suo cazzo saltò fuori già duro, spesso, venato, la testa lucida di precome. Aveva trentadue anni e un corpo da chi lavorava con le braccia: petto peloso, spalle larghe, culo sodo. Ingrid lo scrutò da capo a piedi e si leccò il labbro inferiore.

«Ecco», mormorò lei. «Finalmente. Vieni qui.»

Si incontrarono a metà strada, tra due vasche affiancate. Le bocche si scontrarono con urgenza grezza, lingue che si cercavano, denti che graffiavano. Le mani di Hugo le afferrarono le tette, le strinsero, le pinzarono i capezzoli finché lei gemette nella sua bocca. Le dita di Ingrid scesero a stringergli il cazzo, a farlo scorrere lento nel pugno, a spargere il liquido viscoso sulla glande.

«Cazzo, Ingrid…», ansimò lui contro il suo collo, baciandole la gola, mordicchiandole la clavicola. «Da quanto cazzo ti voglio così.»

«Da sempre», rispose lei, la voce già rotta. Si allontanò di un passo, si girò e si piegò in avanti, i palmi appoggiati sul bordo freddo di una vasca. Il culo si offrì a lui, le chiappe carnose divaricate, il buco stretto e rosa che si contraeva sotto lo sguardo di Hugo, la figa gonfia e lucida che gocciolava già lungo l’interno coscia. «Guardami. Guarda questo culo. Voglio sentirti riempirmi il buco stretto, Hugo. Voglio il tuo cazzo che mi spacca il culo, lento all’inizio e poi selvaggio. Leccamelo prima. Lecca il mio buco del culo come un cane affamato.»

Hugo si inginocchiò dietro di lei sul pavimento scivoloso, le mani che le aprivano le natiche con forza. L’odore di lei — sapone industriale e sesso crudo — gli riempì le narici. Spinse la faccia tra le chiappe e leccò. La lingua piatta, larga, passò sull’ano, poi di nuovo, poi di nuovo, spingendosi a succhiare, a scavare, a bagnare. Ingrid gettò indietro la testa e gemette alto, una mano che scendeva a ficcarsi due dita nella figa bagnata, a frizionarsi il clitoride con circoli frettolosi.

«Sì… così… leccami il culo, porco… mettici la lingua dentro… cazzo sì…»

Hugo grugnì contro la sua carne, la lingua che si faceva punta e si cacciava nel buco stretto, girando, spingendo, assaporando il sapore muschiato e proibito. Le dita della mano libera gli scivolarono sotto a toccarle la figa, a raccogliere i suoi succhi e a portarli su, a spalmarli sull’ano già umido di saliva. Lei si spingeva indietro contro la sua faccia, il culo che sbatteva sul naso e sulla bocca di lui, i gemiti che diventavano lagne lunghe e sporche.

«Mi stai leccando come una troia… mi fai venire solo con la lingua nel culo… continua… più a fondo…»

Hugo le staccò la bocca solo per sputare direttamente sul buco e riprendere a succhiare con avidità, le labbra sigillate intorno all’ano, la lingua che spingeva a ritmo. L’altra mano gli scese a masturbarsi il cazzo duro e pulsante, strofinandolo lento mentre lei si palpeggiava la figa con suoni schioccanti e bagnati.

«Hugo…», ansimò Ingrid, la voce rotta, le cosce che tremavano. «Basta così… non ce la faccio più… voglio il cazzo. Mettilo. Mettilo nel culo. Spalancami e riempimi. Ti prego, fottemi il buco stretto ora.»

Lui si alzò in piedi dietro di lei, il cazzo gocciolante che premeva già tra le natiche, la glande che sfiorava l’ano leccato e dilatato dalla lingua. Le mani le strinsero i fianchi con forza, le dita che affondavano nella carne morbida. Il buio della spa li avvolgeva, il suono dei loro respiri e dei loro gemiti che rimbalzava sulle piastrelle bagnate.

«Lo vuoi davvero?», chiese lui, la voce bassa e roca, spingendo solo un centimetro, sentendo il cerchio stretto cedere appena. «Vuoi che te lo ficchi tutto nel culo e che ti inculi finché non urli?»

Ingrid si spinse indietro, cercando di ingoiarlo, il culo che si apriva affamato. «Sì, cazzo. Inculami. Spaccami il culo sulle vasche. Fallo adesso. Non farmi aspettare un altro secondo, Hugo… voglio sentirlo che mi arriva fino in fondo…»

Il precome di lui scivolava già sull’ingresso, mescolato alla saliva. Hugo trattenne un grugno, le anche tese, pronto a spingere, il cuore che martellava nella gola. Tra le vasche al buio, nudi e sudati, entrambi ansimavano come animali in calore, il confine tra leccata e penetrazione ormai sottile come un filo.

Hugo non aspettò un secondo di più. Con un grugno basso spinse avanti i fianchi e la testa del cazzo forzò l’anello stretto dell’ano di Ingrid. Lei gemette forte, le unghie che graffiavano il marmo freddo del bordo della vasca, il culo che si apriva centimetro dopo centimetro intorno allo spessore venato. «Cazzo… sì… più lento… no, cazzo, spingi, spingi tutto», ansimò lei, la voce già rotta dal piacere e dalla tensione.

Lui affondò fino in fondo con un colpo deciso, le palle che sbatterono contro la figa gocciolante. Il calore stretto e pulsante le strinse il cazzo come un pugno viva. Hugo restò fermo un istante, respirando a fondo, godendosi il modo in cui il culo di lei si contraeva intorno a lui, poi iniziò a scoparla. Tiri lunghi e pesanti, il cazzo che usciva quasi tutto e rientrava con uno schiocco umido. Ingrid spingeva indietro i fianchi, offrendosi, il seno che oscillava sotto di lei.

«Tieniti», ordinò lui. La fece raddrizzare appena e la spostò di due passi verso una panca di legno scivolosa, ancora lucida di umidità. Ingrid capì subito. Si chinò in avanti, i palmi piatti sulla panca umida, il culo alto e divaricato, le gambe aperte. Hugo le stette dietro, afferrò le chiappe carnose e le aprì con le dita. Sputò direttamente sull’ano già arrossato e lucido di saliva e precome. Lo sputo colò lento, scaldò il buco. Lui ci spinse due dita medie, le fece entrare a fondo, le torse, le aprì a forbice dilatandola mentre lei gemette come una cagna.

«Guardalo come si allarga… troia… il tuo buco del culo è una figa affamata», borbottò lui, le dita che entravano e uscivano con suoni schioccanti. Poi le tolse le dita, si allineò e la inculò di nuovo in piedi, con forza. Un colpo secco dopo l’altro, il cazzo che spariva intero nel culo stretto. Le mani le strinsero i fianchi e la scossero indietro contro di sé. Ogni spinta faceva sbattere le tette di Ingrid e le strappava un gemito grosso, porco.

«Più forte… inculami più forte, Hugo… spacca questo culo…», urò lei. Lui le diede una serie di sculacciate sonore, il palmo che lasciava segni rossi sulle natiche. «Troia bagnata… sei una troia bagnata che si fa scopare il culo in una spa al buio… senti come ti sborra già la figa mentre ti prendo nel buco stretto.»

La spostò di nuovo, questa volta sul bordo della vasca ovale. Ingrid si piegò a pecorina, i gomiti appoggiati sul marmo freddo, il culo in aria. Hugo le entrò di nuovo nell’ano con una spinta unica e profonda, poi iniziò a martellarla. Alternava. Tirava fuori il cazzo lucido di sugo, lo infilava tutto nella figa gonfia e zuppa, tre, quattro colpi rapidi che facevano schioccare i fianchi, poi lo riposizionava sull’ano e la inculava di nuovo a fondo, fino alle palle. Ingrid urlava. Il suono rimbalzava sulle piastrelle, mix di piacere e di carne percossa.

«Cazzo… sì… nel culo… nella figa… di nuovo nel culo… mi fai venire… mi fai squirtare solo a sentirmi piena», ansimava lei, una mano che scendeva a strofinarsi il clitoride freneticamente. Hugo le diede altre sculacciate, più dure, il palmo che bruciava sulla carne. «Di’ che sei una troia. Di’ che vuoi il mio cazzo che ti riempie di merda calda il culo.»

«Sono una troia… una troia bagnata… inculami, scopami la figa, riempimi, cazzo, usami…», singhiozzò Ingrid, la voce che si spezzava. Lui accelerò. Tiri profondi e selvaggi nell’ano, il cazzo che dilata e ritrae, le palle che sbattevano. Poi di nuovo nella figa, il sesso che schizzava succhi ovunque, poi di nuovo nel culo. Il ritmo era brutale, animale. Ingrid venne una prima volta con un urlo lungo, il corpo che si irrigidiva, il culo che strozzava il cazzo di Hugo in spasmi fortissimi. Lui non si fermò. Continuò a inculare attraverso l’orgasmo di lei, poi tornò nella figa per altri colpi pesanti, poi di nuovo nell’ano, sempre più veloce.

«Prendi… prendi tutto…», grugnì lui. Affondò fino in fondo nel culo e esplose. Getti caldi e densi di sperma riempirono Ingrid, pulsata dopo pulsata. Lei sentì ogni scarica, il calore che le si spargeva dentro, lo sperma che già cominciava a colare intorno al cazzo ancora conficcato. Hugo restò premuto contro di lei per qualche secondo, ansimando, poi tirò fuori lentamente. Un filo grosso di sborra bianca scese subito dal buco arrossato e dilatato, scivolando sulla figa e lungo la coscia.

«Accovacciati», ordinò lui, la voce roca. Ingrid obbedì subito, ancora tremante, le gambe deboli. Si accovacciò a gambe divaricate sul pavimento umido, il culo basso, le mani che si aprivano le natiche. Hugo le stette davanti, il cazzo ancora mezzo duro e lucido. «Spingi. Spingi fuori il mio sperma. Voglio vedertelo colare dal culo.»

Ingrid contrasse i muscoli, spinse. Un grosso fiotto di sborra calda uscì dall’ano e cadde a terra con uno schiocco sporco, seguito da altri rivoli più sottili che le colavano sulla figa e sulle labbra ancora aperte. Lei ansimava, il viso arrossato, gli occhi lucidi di piacere. Alzò lo sguardo su di lui, sorrise sporca, e si alzò abbastanza da afferrargli il collo. Lo baciò a bocca aperta, la lingua che gli entrava profonda, il sapore di entrambi mescolato. Lo sperma le colava ancora lungo le cosce mentre lo baciava.

«La prossima notte di turno…», mormorò lei contro le sue labbra, ancora ansante e soddisfatta, la voce bassa e rauca, «sarò io a legarti. Ti legherò a una di queste vasche e mi farò inculare ancora più forte. Ti userò il cazzo finché non mi riempirai di nuovo, Hugo. Ti prometto.»

Hugo le strinse il culo con le mani ancora sudate, la baciò di nuovo, breve e grezzo, mentre il buio della spa li avvolgeva e lo sperma di lui continuava a scendere lento dalle sue carni aperte.

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