Stranieri bloccati in camerino
Stranieri bloccati in camerino. Kofi e Roxanne si desiderano subito e finiscono a scoparsi il culo nel buio.
Il blackout arrivò senza preavviso. Un click sordo, poi il buio completo avvolse il camerino stretto della palestra affollata. Kofi, ventotto anni, personal trainer dal corpo scolpito e la pelle scura lucida di sudore, stava ancora sistemando l’asciugamano sui fianchi nudi quando la porta scattò chiusa dietro di lui. Roxanne, ventisei anni, ballerina dal corpo snello e sensuale, era rimasta bloccata dentro un secondo prima, indossando solo lo short attillato e il top sportivo umido che le si appiccicava al seno.
«Cazzo…» mormorò lei, la voce bassa e già un filo divertita. «Siamo bloccati?»
Kofi strinse le spalle muscolose, cercando il muro con le dita. Lo spazio era minuscolo: due corpi sudati, l’odore di pelle calda e detergente, il respiro dell’altro a pochi centimetri. La luce d’emergenza fioca non c’era; solo tenebra e il battito del proprio sangue. I loro petti si sfiorarono per sbaglio. Lei non indietreggiò.
«Sembra di sì», rispose lui, la voce grave. Sentì già il cazzo muoversi sotto l’asciugamano. Il profumo di lei — dolce, salato, femminile — gli salì dritto alla testa. «Mi chiamo Kofi.»
«Roxanne.» Un sorriso malizioso si indovinò nel tono. «E se non esci subito, starò qui a fissarti al buio come una pazza. Perché… cazzo, sei fatto bene.»
Lui rise basso, ma l’eccitazione gli cresceva già dura e pesante. «Tu pure. Quel culo quando sei entrata… mi ha fatto venire voglia di metterci le mani sopra.»
Si confidarono senza giri di parole. Lei ammise di averlo guardato allenarsi, di aver immaginato quelle braccia che la sollevavano. Lui confessò di aver notato le sue cosce tonde e il modo in cui si muoveva, leggera e carnale insieme. Nel buio stretto i corpi si toccavano a ogni respiro. Le ginocchia si urtarono. La mano di Kofi scivolò «per caso» sul fianco nudo di lei, sotto il bordo del top. Roxanne non lo scostò: anzi, si premette contro il suo torace largo, sentendo il calore e i muscoli duri.
«Sono già bagnata», sussurrò, mordendosi il labbro inferiore. La voce tremante di desiderio vero. «Al pensiero di te che mi prendi qui dentro… adesso. Vuoi toccarmi?»
«Sì.» Kofi non esitò. Le accarezzò i fianchi con entrambe le mani, scendendo fin sotto lo short. Lei gli prese un polso e se lo portò indietro, schiacciandogli il palmo dritto sul sedere tondo e sodo. «Ovunque. Tocca ovunque. Voglio che mi scopi il culo, Kofi. Dimmi che lo farai.»
«Lo farò», grezzo, eccitato. «Ti aprirò e ti fotterò finché non urli.»
I baci arrivarono famelici. Bocche aperte, lingue che si cercavano al buio, denti che sfioravano labbra. Il consenso era chiaro, ripetuto tra un morso e un gemito: sì, adesso, fino in fondo, senza freni. Kofi le abbassò lo short e lo slip in un solo gesto. Roxanne si girò di schiena, appoggiò i palmi contro lo specchio freddo che non riuscivano a vedere e sporse il sedere, offrendosi.
«Aprimi», ordinò, la voce rotta. «Leccami e poi fottemi.»
Lui si accucciò dietro di lei. Le mani larghe le spalancarono le natiche, esponendo il buco stretto e l’umidità che già colava dalla figa. Prima le passò la lingua piatta sulla fessura bagnata, raccogliendo il suo sapore, poi salì e le leccò l’ano con spinte lente e deliberate. Roxanne gemette forte, spingendo indietro. Due dita di Kofi, scivolate nella figa e reso scivolose dal suo stesso bagnato, premettero contro l’anello stretto e lo penetrarono piano, allargandola. Lui le fotteva il culo con le dita mentre le lingueggiava i bordi, preparandola, sentendola aprirsi e stringere.
«Cazzo, sei stretta… e già ti allarghi per me.»
«Mettilo. Adesso. Voglio il tuo cazzo nel culo.»
Kofi si alzò. Si liberò dell’asciugamano: il cazzo grosso, duro, pulsante, gocciolava già. Si sporcò il glande con i liquidi di lei e lo appoggiò contro l’ano. Entrò con una spinta lenta ma decisa, centimentro dopo centimetro, finché le palle non le batterono contro la figa. Roxanne gridò di piacere puro, le unghie che graffiavano lo specchio.
«Più forte. Scopami più forte.»
Lui la prese in piedi, tenendola per i fianchi, spinte profonde e ritmiche che facevano sbatacchiare la pelle contro la pelle. Ogni affondo le riempiva il culo fino in fondo; ogni ritirata la lasciava vuota e bisognosa. Il buio rendeva tutto più intenso: solo suoni umidi, gemiti, il respiro affannato, l’odore di sesso. Lei spingeva indietro a ogni colpo, chiedendo di più, più duro, più a fondo.
Poi Kofi si sedette a terra, schiena al muro, e la fece scendere su di lui a cavalcioni al contrario. Roxanne si accovacciò, impalandosi da sola sul suo cazzo grosso, facendoselo sparire nel culo con movimenti intensi e brutali. Si alzava e riabbassava con forza, le cosce che tremavano, il sedere che sbatteva contro il suo bacino. Lui le teneva i fianchi e spingeva dal basso, incontrandola a metà, fottenola selvaggiamente mentre lei si toccava la figa con due dita.
«Vengo… vengo col cazzo nel culo…»
L’orgasmo li colse insieme. Roxanne si strinse attorno a lui in spasmi violenti, gemendo il suo nome. Kofi ruggì e esplose, schizzando tutto il seme caldo e denso in profondità nel suo ano, sparandole dentro a getti lunghi finché non fu svuotato.
Respiravano pesanti. Lei rimase seduta un attimo, sentendo il caldo che le colava fuori, poi si girò lentamente, ancora impalata a metà. Lo baciò con passione, lingua lenta, sorridendo soddisfatta contro la sua bocca.
«Voglio rifarlo presto», sussurrò. «Il tuo cazzo nel culo mi ha distrutta nel modo giusto.»
Si rivestirono lentamente, scambiandosi baci umidi e carezze residue. Le dita di Kofi le ripulirono un po’ di sborra che scendeva lungo la coscia; lei gli sistemò l’asciugamano sui fianchi ancora caldi. Fuori si sentivano già voci e passi: la corrente stava per tornare.
Mentre la luce tremolò di nuovo e la porta scattò aperta da un addetto, Roxanne strinse la mano di Kofi un’ultima volta e gli diede il numero. Lui non sapeva che lei, cinque minuti prima del blackout, aveva riconosciuto il tatuaggio sul suo avambraccio: era lo stesso che aveva visto sul corpo dell’uomo che, la settimana scorsa, aveva fottuto la sua migliore amica Estelle in un’altra palestra… e che Estelle aveva descritto come «il migliore cazzo della sua vita», senza sapere che adesso toccava anche a Roxanne.
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