Una Notte Sola, Mentre il Traghetto Salpa
Una notte sola, mentre il traghetto salpa: la moglie 38enne Carmen si fa scopare dal marinaio 29enne Darius davanti al marito 42enne Otto, che guarda ecc
Carmen aveva trentotto anni compiuti da poco e lo sguardo di chi, da architetta di successo, sapeva esattamente come spostare i muri — anche quelli del matrimonio. Otto, quarantadue anni, commercialista con la camicia sempre stirata e l’abitudine di contare tutto, comprese le proprie insicurezze, la seguiva sul ponte del traghetto notturno per Napoli con la valigia e un sorriso che tentava di restare cordiale. La Sicilia restava alle spalle, le luci del porto si facevano piccole, e già Carmen aveva notato lui: Darius, ventinove anni, marinaio dalle spalle larghe e le braccia segnate dal lavoro, la divisa scura un po’ slacciata sul petto, i ricci scuri ancora umidi di salsedine.
— Bel panorama, — aveva detto Carmen, senza guardare il mare. Guardava Darius. — E bel servizio di bordo, a quanto pare.
Darius aveva sorriso con quella spudoratezza di chi sa di piacere. — Se serve qualcosa, signora, io sono di servizio tutta la notte. Anche… consulenze private.
Otto aveva emesso un suono che voleva essere una risata e uscì come un singhiozzo. — Ah, i giovani. Sempre… disponibili. Carmen, tesoro, andiamo a sistemare le borse?
Carmen gli strinse il braccio, ma gli occhi restavano sul marinaio. — Sistemiamo dopo, amore. Prima voglio un bicchiere e un po’ di aria. Darius… posso chiamarti Darius? — Aveva letto il distintivo con un dito leggero. — Portaci due vini. E resta a chiacchierare. Mio marito adora le storie di mare. Verissimo, Otto?
Otto arrossì fino alle orecchie. Dentro di sé pensava: Sta già flirtando. Davanti a me. E io… cazzo, mi si sta gonfiando il cazzo nei pantaloni come un idiota. Disse invece: — Certo. Storie. Di… ancore. E cose.
Durante la cena sul ponte, sotto le lampade che dondolavano piano, la tensione diventò una farsa deliziosa. Carmen rideva a crepapelle alle battute di Darius — battute da marinaio, grezze, su nodi e buchi e “quanto è duro tenersi dritti con la risacca” — e gli toccava l’avambraccio, le dita che scivolavano sul muscolo teso. Gli sussurrò qualcosa all’orecchio; Darius abbassò lo sguardo sul décolleté di lei e annuì.
— Tuo marito ha sentito? — chiese lui a voce alta, divertito.
— Ha sentito abbastanza, — rispose Carmen, e guardò Otto con quegli occhi maliziosi che lo facevano sentire piccolo e tremendamente eccitato. — Gli ho detto che stasera voglio sentirmi desiderata da un uomo vero. Uno che non passi le serate a fare fatture e a chiedermi se ho fatto il check-up annuale.
Otto tentò il sarcasmo, voce stridula: — Ehi, le fatture tengono in piedi questa vacanza, eh. E poi “uomo vero” è un po’ da film porno anni Ottanta, no? Tipo…
— Tipo esattamente quello che mi serve stanotte, — lo interruppe Carmen, ridendo, e batté una mano leggera sulla coscia di Darius. — Guarda come sta seduto. Come se potesse spezzare il tavolo in due. Tu, amore, spezzi al massimo una matita.
Darius alzò un sopracciglio, il sorriso sfacciato. — Se volete… la vostra cabina è libera. Io finisco il turno tra dieci minuti. Posso passare a “controllare le coperte”. O quello che serve.
Otto sentì il cuore battere in gola e il cazzo premere contro la zip. Dì di no. Dì che è una battuta. Dì… Disse: — Controllare le coperte. Certo. Molto… professionale.
Carmen si alzò, sistemandosi la gonna corta. — Vieni, Otto. E tu, Darius… non fare tardi. Voglio vederti senza quella maglietta di servizio.
Nella cabina stretta, con il rombo dei motori sotto i piedi e il finestrino che mostrava solo nero e scie di schiuma, l’aria era calda e ridicola di eccitazione. Carmen chiuse la porta a chiave con un click teatrale, si girò verso Otto seduto già sul bordo della branda come uno scolaro in punizione, e iniziò a sfilarsi la blusa.
— Guardami, — ordinò, dolce e crudele. — Stasera non ti tocco. Ti faccio solo assistere. Va bene?
Otto annuì, la voce rauca: — Va… va bene. Cazzo, Carmen, sei una pazza. Una meravigliosa pazza.
Darius entrò pochi minuti dopo, già senza la giacca di servizio, il torso nudo lucido di una leggera sudata, i pantaloni aperti. Il cazzo gli spingeva pesante sotto il tessuto. Carmen gli andò incontro in ginocchio sul pavimento metallico freddo, gli calò i pantaloni e tirò fuori quel cazzo grosso, spesso, le vene in rilievo, già duro. Otto trattenne il fiato.
— Guarda, amore, — disse Carmen, girando la testa verso il marito mentre la lingua le scorreva sulla testa del cazzo di Darius, leccando via una goccia di precome. — Guarda come è molto più grosso del tuo. Mmmh. Non riesco nemmeno a chiudere la mano. Il tuo… poverino… sembra un ditino educato di commercialista.
Otto si toccò sopra i pantaloni, rosso, umiliato e in fiamme. — Non… non è così piccolo…
— Sì che lo è, — rise lei, e ingoiò Darius fino in gola con avidità, guance cave, bava che colava, gli occhi fissi in quelli di Otto mentre il marinaio le teneva i capelli e spingeva piano. — Glh… gh… senti che profondità. Il tuo non arriva manco a farmi il solletico alla gola.
Darius tirò fuori il cazzo lucido di saliva. — Girati. Voglio vederti mentre ti prendo e lui guarda.
Carmen si mise a pecorina sul letto stretto, la gonna alzata, le mutandine tirate di lato. Darius le spalmò il cazzo grosso sulla fessura già bagnata, poi entrò d’un colpo solo, fino in fondo. Carmen urlò di piacere, la testa buttata indietro.
— Oh cazzo! Sì! Così! Sbatttimi! Otto, guardalo come mi apre — ah! — guarda come mi riempie, brutto cornuto felice! Il tuo cazzetto non mi ha mai fatta urlare così!
Darius la prendeva forte, le mani sui fianchi, il suono umido di pelle contro pelle che riempiva la cabina insieme ai gemiti di lei e al ridacchiare tra un colpo e l’altro. — Tua moglie è una troia fantastica, ragionierino. Stringe da dio. Vuoi dirle qualcosa o stai solo a wankarti in silenzio?
Otto aveva il cazzo fuori ormai, si masturbava a scatti corti, la voce spezzata: — C-Carmen… sei… sei bellissima così… cazzo…
— Bravo, — lo premiò lei tra un urlo e una risata. — Complimentami mentre un altro mi sfonda. Ah! Più forte, Darius! Fammi venire mentre lui si svergini la dignità!
Darius la tirò su, si sdraiò sotto di lei e la fece sedere a cavalcioni. Carmen si infilò da sola quel cazzo enorme, scese piano, poi iniziò a saltargli sopra con foga, le tette che ballavano, le unghie sul petto di lui. Darius le morse un capezzolo, le diede uno schiaffo sul culo, e lei venne gridando, il corpo scosso, i muscoli che si chiudevano a ritmo sul cazzo del marinaio.
— Vengo! Vengo sul cazzo di un vero uomo! Otto— ah, guardami, guardami mentre—
Il seme di Darius la riempì a getti caldi mentre lei ancora spasimava; ne colò subito un filo bianco sulle cosce quando lei si sollevò, ansimante, ridendo ancora, i capelli scompigliati, gli occhi lucidi di trionfo e di lussuria.
Darius le diede un ultimo schiaffetto sonoro su una chiappa, si rialzò, si rimise i pantaloni con calma oltraggiosa e fischiettò una canzoncina di porto mentre apriva la porta.
— Se serve un altro “controllo coperte” prima di Napoli… sapete dove trovarmi. Buona notte, cornuto. E tu, Carmen… sei strepitosa.
Uscì. Il fischio si allontanò lungo il corridoio.
Carmen, ancora con le gambe tremanti e il seme che le scendeva lento verso il ginocchio, si avvicinò a Otto. Gli baciò la fronte sudata, gli soffiò contro le labbra un alito caldo di sesso e risate, e gli sussurrò:
— Grazie per avermi regalato questa… assaggino. Ma la notte è lunga, il traghetto non è ancora arrivato, e io non ho ancora finito di sentirmi desiderata. Tu resta seduto. E tieni quel cazzetto pronto: forse ti lascio leccare quello che lui mi ha lasciato dentro… oppure forse chiamo di nuovo Darius e ti faccio vedere il bis. Decidi tu quanto vuoi soffrire — e godere — prima dell’alba.
Otto la guardò, il cuore in pezzi ridicoli e il cazzo ancora duro in mano, mentre fuori il mare batteva e la cabina odorava di sesso, sale e promessa non mantenuta del tutto. Carmen si stese sul letto, le cosce aperte, il sorriso di chi sa che l’atto non è finito, e gli fece cenno di avvicinarsi… senza dirgli ancora se avrebbe potuto toccarla, o solo guardare di nuovo.
Carmen lo osservò con le cosce ancora spalancate, il filo bianco di Darius che le scendeva lento lungo l’interno della coscia sinistra, lucido sotto la luce giallastra della cabina. Otto strisciò in ginocchio sul pavimento metallico, il cazzo ancora in pugno, rosso in faccia come un pomodoro di Pachino e con l’erezione che batteva a tempo coi motori del traghetto. Dentro di sé pensava: Sto per leccare il seme di un marinaio ventinovenne dalla figa di mia moglie. E mi sto sborrando addosso solo a immaginarmelo. Dio, sono un commercialista. Dovrei fare la dichiarazione dei redditi, non questo.
— Avvicinati, cornuto mio caro, — gli sussurrò Carmen, la voce piena di risate trattenute. — Lecca. Piano. Voglio sentire la tua lingua educata ripulirmi da un vero cazzo. E se ti va male… beh, chiamo di nuovo Darius. Ha detto che sa dove trovarci.
Otto obbedì. La lingua gli uscì timida, poi più avida, e assaggiò il sapore salato e amaro mescolato al succo di lei. Carmen rise forte, una risata che faceva tremare le tette, e gli premette la testa più in fondo con una mano nei capelli.
— Ecco così! Bravo ragionierino. Pulisci tutto. Mmmh, senti come sa di marinaio e di me? Il tuo cazzetto non ha mai lasciato niente di così abbondante. Poverino. Continua, leccami anche il clitoride mentre ci sei… ah, cazzo, sì, così, da bravo cucciolo umiliato.
Lui leccò, succhiò, ansimò contro la fessura gonfia e scivolosa. Il sapore lo faceva impazzire di vergogna e di gusto; il cazzo gli pulsava tra le dita, gocciolava sul pavimento della cabina. Carmen gemette, si stropicciò un capezzolo e gli diede un calcio leggero sulla spalla con il tallone.
— Basta così. Su, alzati. Guarda che spettacolo sei: ginocchia sporche, cazzo in mano, bocca piena del mio amante. Voglio il bis. Adesso. Chiama Darius. Digli che la signora ha bisogno di un altro controllo coperte. E diglielo con la voce da commercialista terrorizzato, ti prego, fammi ridere.
Otto, la voce rauca e ridicola, prese il telefono interno della cabina e compose il numero del ponte. — Pronto… Darius? Sono… sono il marito della signora Carmen. Lei… lei richiede un altro… controllo. Subito. Per favore. — Dall’altra parte arrivò una risata bassa e poi: «Arrivo, cornuto. Dieci secondi».
La porta si aprì di nuovo. Darius entrò già mezzo nudo, il cazzo che dondolava pesante e già di nuovo mezzo duro, un sorriso da pirata di cattivo gusto stampato in faccia. — Ricarica veloce, eh? Tua moglie ha fame. Otto, resta lì in ginocchio. Ti lascio guardare da vicino questa volta. Anzi… tieni le palle di tua moglie aperte mentre la scopo. Così impari.
Carmen si mise a pecorina di nuovo, il culo in aria, e allargò le chiappe con le mani. — Vieni, amore. Tieni qui. Guarda quant’è aperta e piena ancora. Darius, infilalo. Voglio sentirlo spingere fuori quello che è rimasto.
Darius le afferrò i fianchi e spunse dentro d’un colpo solo. Il suono umido e schioccante riempì la cabina; Carmen urlò di piacere, rideva e gemmeva insieme. — Ah! Cazzo, sì! È ancora più grosso adesso! Otto, senti? Senti come mi riempie? Il tuo non arriverebbe nemmeno a farmi il solletico qui dentro. Tieni le mie chiappe aperte, brutto cornuto felice, e dimmi quanto ti piace.
Otto, in ginocchio a un metro, teneva le natiche di lei divaricate con le mani tremanti, gli occhi a pochi centimetri dal punto dove il cazzo grosso e venato di Darius entrava e usciva, lucido di sborra e di succhi. Ogni spinta faceva uscire un filo di liquido bianco. Otto pensò: Sto tenendo aperto il culo di mia moglie perché un marinaio la sfonfi. E il mio cazzo è duro come il cemento. Sono rovinato. Meravigliosamente rovinato. Disse ad alta voce, voce stridula e umiliata: — Mi… mi piace. Cazzo, Carmen, sei una troia stupenda. Guardalo come ti prende… io non potrei mai…
Darius accelerò, le mani che le lasciavano segni rossi sui fianchi, e rise tra un colpo e l’altro. — Bravo, ragionierino. Continua a complimentarti. Vuoi assaggiare di nuovo quando finisco? O preferisci che ti sborri in faccia per educarti?
Carmen, pantano, si voltò a guardare il marito con gli occhi lucidi di lussuria e di umorismo crudele. — Digli di sì, Otto. Digli che vuoi la sua sborra in faccia mentre lui mi scopa. E poi forse ti lascio mettermi il tuo ditino dentro… se rimane spazio. Ah! Più forte, Darius! Sbatttimi contro il materasso! Fammi venire di nuovo mentre mio marito tiene il culo aperto come un bravo assistente!
Darius la tirò indietro contro di sé, una mano che le circondava la gola leggera, l’altra che le frustava il clitoride. Carmen venne con un urlo lungo, il corpo che si contraeva a ondate, i muscoli che stringevano il cazzo del marinaio. Otto, ancora con le mani sulle chiappe di lei, sentì i spasmi e quasi sborrò soltanto a guardare. Darius non si fermò: continuò a spingere attraverso l’orgasmo di lei, il suono bagnato che diventava più sporco, più rumoroso.
— Gira, — ordinò Darius. La mise sulla schiena, le gambe sulle spalle di lui, e ricominciò a martellare. — Otto, sali sul letto. Metti il cazzo vicino alla faccia di tua moglie. Lei ti succhia mentre io la scopo. Ma non sborrare. Se sborri prima di me ti faccio leccare il pavimento.
Otto obbedì, rosso fino al collo, e avvicinò il cazzo piccolo e duro alle labbra di Carmen. Lei lo prese in bocca con un ghigno, lo succhiò disordinato mentre Darius la sfondava, e tra una leccata e l’altra mormorava contro la pelle: — Mmhh… piccolo… povero… ah… Darius mi apre… tu stai buono…
Darius rise di nuovo, una risata grezza da porto. — Guarda che brava: ti fa il pompino da consolazione mentre un uomo vero la usa. Stringi le palle, commercialista. Non sborrare. Voglio che tu veda tutto.
Carmen venne una seconda volta, le unghie che si conficcavano nelle lenzuola, la bocca che lasciava il cazzo di Otto per urlare il nome di Darius. Il marinaio tirò fuori all’ultimo, si mise a cavalcioni sul petto di lei e si masturbò rapido. — Apri la bocca, Carmen. E tu, Otto, avvicina la faccia. Condividetela.
Il getto caldo e denso le schizzò sulle labbra, sulla lingua, sul mento; un secondo getto colpì la guancia di Otto, caldo e umiliante. Carmen rise a crepapelle, leccò quello che poteva, poi tirò Otto giù e lo baciò a bocca aperta, condividendo il sapore amaro e salato. — Ecco, amore. Bacio al sapore di marinaio. Ti piace? Dimmi che ti piace essere il mio cornuto preferito.
Otto, il volto sporco, il cazzo che pulsava sul punto di esplodere, annuì con voce spezzata: — Mi piace… cazzo, mi piace da morire… Carmen, sei… sei incredibile…
Darius si alzò, si asciugò il cazzo sul lenzuolo con nonchalance oltraggiosa e si rimise i pantaloni. — Stavolta il turno è finito per davvero. Ma se prima di Napoli volete il ter, bussate alla porta della sala macchine. Porto anche un amico, se serve. Due cazzi per una sola moglie… il commercialista potrebbe fare da contabile.
Uscì fischiettando la stessa canzoncina. Carmen, distesa, il corpo lucido di sudore e di sborra, allargò di nuovo le cosce e guardò Otto con quel sorriso che sapeva di vittoria e di promessa. Gli fece cenno di avvicinarsi al suo sesso ancora pulsante.
— Adesso, amore mio. Mettici il tuo cazzetto. Piano. Voglio sentire se c’è ancora posto dopo tutto quello. E mentre mi scopi… dimmi quanto sei grato. Quanto ti eccita essere meno di lui. Quanto vuoi che lo richiami non appena attracchiamo.
Otto si infilò dentro di lei — caldo, scivoloso, allargato — e iniziò a spingere a scatti corti e disperati. Carmen rideva piano, lo guidava con le mani sul culo, e gli sussurrava umiliazioni dolci all’orecchio: — Più veloce, poverino… ah, sei così corto… sento ancora il buco di Darius… bravo, sborra dentro, mescola il tuo al suo… così resto piena di tutti e due…
Otto venne con un gemito strozzato, il corpo che si piegava, la sborra poca e calda che si univa a quella già presente. Si accasciò sopra di lei, ansimante, ridicolo e felice. Carmen gli accarezzò i capelli sudati, lo baciò sulla fronte e poi sulla bocca ancora sporca.
Fuori il mare batteva più forte, le luci di Napoli cominciavano a intravedersi lontane. Carmen lo spinse di lato, si alzò in ginocchio sul letto stretto, il seme di entrambi che le colava lento sulle cosce, e lo guardò dall’alto con gli occhi che brillavano di una malizia senza fine.
— Otto… dimmi la verità adesso, da bravo cornuto soddisfatto: vuoi che al prossimo viaggio prenoti una cabina doppia… e chiami Darius più un altro marinaio, così ti faccio tenere le mie gambe aperte per tutti e due mentre tu conti le spinte?Carmen lo osservò con le cosce ancora spalancate, il filo bianco di Darius che le scendeva lento lungo l’interno della coscia sinistra, lucido sotto la luce giallastra della cabina. Otto strisciò in ginocchio sul pavimento metallico, il cazzo ancora in pugno, rosso in faccia come un pomodoro di Pachino e con l’erezione che batteva a tempo coi motori del traghetto. Dentro di sé pensava: Sto per leccare il seme di un marinaio ventinovenne dalla figa di mia moglie. E mi sto sborrando addosso solo a immaginarmelo. Dio, sono un commercialista. Dovrei fare la dichiarazione dei redditi, non questo.
— Avvicinati, cornuto mio caro, — gli sussurrò Carmen, la voce piena di risate trattenute. — Lecca. Piano. Voglio sentire la tua lingua educata ripulirmi da un vero cazzo. E se ti va male… beh, chiamo di nuovo Darius. Ha detto che sa dove trovarci.
Otto obbedì. La lingua gli uscì timida, poi più avida, e assaggiò il sapore salato e amaro mescolato al succo di lei. Carmen rise forte, una risata che faceva tremare le tette, e gli premette la testa più in fondo con una mano nei capelli.
— Ecco così! Bravo ragionierino. Pulisci tutto. Mmmh, senti come sa di marinaio e di me? Il tuo cazzetto non ha mai lasciato niente di così abbondante. Poverino. Continua, leccami anche il clitoride mentre ci sei… ah, cazzo, sì, così, da bravo cucciolo umiliato.
Lui leccò, succhiò, ansimò contro la fessura gonfia e scivolosa. Il sapore lo faceva impazzire di vergogna e di gusto; il cazzo gli pulsava tra le dita, gocciolava sul pavimento della cabina. Carmen gemette, si stropicciò un capezzolo e gli diede un calcio leggero sulla spalla con il tallone.
— Basta così. Su, alzati. Guarda che spettacolo sei: ginocchia sporche, cazzo in mano, bocca piena del mio amante. Voglio il bis. Adesso. Chiama Darius. Digli che la signora ha bisogno di un altro controllo coperte. E diglielo con la voce da commercialista terrorizzato, ti prego, fammi ridere.
Otto, la voce rauca e ridicola, prese il telefono interno della cabina e compose il numero del ponte. — Pronto… Darius? Sono… sono il marito della signora Carmen. Lei… lei richiede un altro… controllo. Subito. Per favore. — Dall’altra parte arrivò una risata bassa e poi: «Arrivo, cornuto. Dieci secondi».
La porta si aprì di nuovo. Darius entrò già mezzo nudo, il cazzo che dondolava pesante e già di nuovo mezzo duro, un sorriso da pirata di cattivo gusto stampato in faccia. — Ricarica veloce, eh? Tua moglie ha fame. Otto, resta lì in ginocchio. Ti lascio guardare da vicino questa volta. Anzi… tieni le palle di tua moglie aperte mentre la scopo. Così impari.
Carmen si mise a pecorina di nuovo, il culo in aria, e allargò le chiappe con le mani. — Vieni, amore. Tieni qui. Guarda quant’è aperta e piena ancora. Darius, infilalo. Voglio sentirlo spingere fuori quello che è rimasto.
Darius le afferrò i fianchi e spunse dentro d’un colpo solo. Il suono umido e schioccante riempì la cabina; Carmen urlò di piacere, rideva e gemmeva insieme. — Ah! Cazzo, sì! È ancora più grosso adesso! Otto, senti? Senti come mi riempie? Il tuo non arriverebbe nemmeno a farmi il solletico qui dentro. Tieni le mie chiappe aperte, brutto cornuto felice, e dimmi quanto ti piace.
Otto, in ginocchio a un metro, teneva le natiche di lei divaricate con le mani tremanti, gli occhi a pochi centimetri dal punto dove il cazzo grosso e venato di Darius entrava e usciva, lucido di sborra e di succhi. Ogni spinta faceva uscire un filo di liquido bianco. Otto pensò: Sto tenendo aperto il culo di mia moglie perché un marinaio la sfonfi. E il mio cazzo è duro come il cemento. Sono rovinato. Meravigliosamente rovinato. Disse ad alta voce, voce stridula e umiliata: — Mi… mi piace. Cazzo, Carmen, sei una troia stupenda. Guardalo come ti prende… io non potrei mai…
Darius accelerò, le mani che le lasciavano segni rossi sui fianchi, e rise tra un colpo e l’altro. — Bravo, ragionierino. Continua a complimentarti. Vuoi assaggiare di nuovo quando finisco? O preferisci che ti sborri in faccia per educarti?
Carmen, pantano, si voltò a guardare il marito con gli occhi lucidi di lussuria e di umorismo crudele. — Digli di sì, Otto. Digli che vuoi la sua sborra in faccia mentre lui mi scopa. E poi forse ti lascio mettermi il tuo ditino dentro… se rimane spazio. Ah! Più forte, Darius! Sbatttimi contro il materasso! Fammi venire di nuovo mentre mio marito tiene il culo aperto come un bravo assistente!
Darius la tirò indietro contro di sé, una mano che le circondava la gola leggera, l’altra che le frustava il clitoride. Carmen venne con un urlo lungo, il corpo che si contraeva a ondate, i muscoli che stringevano il cazzo del marinaio. Otto, ancora con le mani sulle chiappe di lei, sentì i spasmi e quasi sborrò soltanto a guardare. Darius non si fermò: continuò a spingere attraverso l’orgasmo di lei, il suono bagnato che diventava più sporco, più rumoroso.
— Gira, — ordinò Darius. La mise sulla schiena, le gambe sulle spalle di lui, e ricominciò a martellare. — Otto, sali sul letto. Metti il cazzo vicino alla faccia di tua moglie. Lei ti succhia mentre io la scopo. Ma non sborrare. Se sborri prima di me ti faccio leccare il pavimento.
Otto obbedì, rosso fino al collo, e avvicinò il cazzo piccolo e duro alle labbra di Carmen. Lei lo prese in bocca con un ghigno, lo succhiò disordinato mentre Darius la sfondava, e tra una leccata e l’altra mormorava contro la pelle: — Mmhh… piccolo… povero… ah… Darius mi apre… tu stai buono…
Darius rise di nuovo, una risata grezza da porto. — Guarda che brava: ti fa il pompino da consolazione mentre un uomo vero la usa. Stringi le palle, commercialista. Non sborrare. Voglio che tu veda tutto.
Carmen venne una seconda volta, le unghie che si conficcavano nelle lenzuola, la bocca che lasciava il cazzo di Otto per urlare il nome di Darius. Il marinaio tirò fuori all’ultimo, si mise a cavalcioni sul petto di lei e si masturbò rapido. — Apri la bocca, Carmen. E tu, Otto, avvicina la faccia. Condividetela.
Il getto caldo e denso le schizzò sulle labbra, sulla lingua, sul mento; un secondo getto colpì la guancia di Otto, caldo e umiliante. Carmen rise a crepapelle, leccò quello che poteva, poi tirò Otto giù e lo baciò a bocca aperta, condividendo il sapore amaro e salato. — Ecco, amore. Bacio al sapore di marinaio. Ti piace? Dimmi che ti piace essere il mio cornuto preferito.
Otto, il volto sporco, il cazzo che pulsava sul punto di esplodere, annuì con voce spezzata: — Mi piace… cazzo, mi piace da morire… Carmen, sei… sei incredibile…
Darius si alzò, si asciugò il cazzo sul lenzuolo con nonchalance oltraggiosa e si rimise i pantaloni. — Stavolta il turno è finito per davvero. Ma se prima di Napoli volete il ter, bussate alla porta della sala macchine. Porto anche un amico, se serve. Due cazzi per una sola moglie… il commercialista potrebbe fare da contabile.
Uscì fischiettando la stessa canzoncina. Carmen, distesa, il corpo lucido di sudore e di sborra, allargò di nuovo le cosce e guardò Otto con quel sorriso che sapeva di vittoria e di promessa. Gli fece cenno di avvicinarsi al suo sesso ancora pulsante.
— Adesso, amore mio. Mettici il tuo cazzetto. Piano. Voglio sentire se c’è ancora posto dopo tutto quello. E mentre mi scopi… dimmi quanto sei grato. Quanto ti eccita essere meno di lui. Quanto vuoi che lo richiami non appena attracchiamo.
Otto si infilò dentro di lei — caldo, scivoloso, allargato — e iniziò a spingere a scatti corti e disperati. Carmen rideva piano, lo guidava con le mani sul culo, e gli sussurrava umiliazioni dolci all’orecchio: — Più veloce, poverino… ah, sei così corto… sento ancora il buco di Darius… bravo, sborra dentro, mescola il tuo al suo… così resto piena di tutti e due…
Otto venne con un gemito strozzato, il corpo che si piegava, la sborra poca e calda che si univa a quella già presente. Si accasciò sopra di lei, ansimante, ridicolo e felice. Carmen gli accarezzò i capelli sudati, lo baciò sulla fronte e poi sulla bocca ancora sporca.
Fuori il mare batteva più forte, le luci di Napoli cominciavano a intravedersi lontane. Carmen lo spinse di lato, si alzò in ginocchio sul letto stretto, il seme di entrambi che le colava lento sulle cosce, e lo guardò dall’alto con gli occhi che brillavano di una malizia senza fine.
— Otto… dimmi la verità adesso, da bravo cornuto soddisfatto: vuoi che al prossimo viaggio prenoti una cabina doppia… e chiami Darius più un altro marinaio, così ti faccio tenere le mie gambe aperte per tutti e due mentre tu conti le spinte?
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