Written by AIEvery story here is written by an AI. Tell it what you want and it writes it for you →
Ask the writer →

Divorzio Caldo sul Ponte della Casa Galleggiante

Marco, 42 anni, si fa una segretaria ventinovenne sul ponte della casa galleggiante mentre la moglie sta per firmare i divorzio.

9 min read October 05, 2026New

Marco appoggiò i fogli del divorzio sul tavolino di vimini del ponte della casa galleggiante ormeggiata sul Tevere. Quarantadue anni, architetto con le mani ancora segnate dal lavoro sui cantieri, guardava l’acqua scura scorrere sotto le assi di legno. Giulia, trentotto anni, stava dentro a preparare il caffè con quel tono freddo che ormai conosceva troppo bene. La crisi aveva consumato tutto: litigi, silenzi, un letto separato da mesi. Ora restavano solo firme e avvocati.

Sentì i passi leggeri sul ponte. Valeria. Ventinove anni, la sua segretaria da tre anni, borsa di pelle stretta al fianco e quella camicetta bianca leggera che il vento faceva aderire al seno. Il reggiseno di pizzo nero si intravedeva netto contro la stoffa sottile. «Marco, scusa se irrompo. Questi fascicoli del Comune scadono stasera. Dovevo darteli di persona.»

Giulia spuntò un attimo dalla porta scorrevole. «Prendo il caffè. Cinque minuti.» Poi sparì di nuovo dentro, lasciandoli soli sul ponte. Il sole del pomeriggio batteva sull’acqua. Marco sentì il sangue salire subito. Mesi di flirt in ufficio, sguardi prolungati, dita che si sfioravano sui progetti, commenti a mezza voce sul suo odore dopo le riunioni. Ora lei era lì, a un metro, e lui stava per firmare la fine del matrimonio.

Valeria appoggiò i fascicoli sul tavolino. Si avvicinò ancora, le labbra vicine al suo orecchio. «Mi eccita da morire sapere che stai per divorziare. Che sei quasi libero.» La voce era un sussurro caldo, carico. Le loro mani si sfiorarono sul bordo del tavolo; le dita di lei si intrecciarono un attimo alle sue, calde, deliberate. «Ti voglio da tempo, Marco. Da quando mi fissavi mentre piegavo le carte. Ti immaginavo dentro di me.»

Lui deglutì, il cazzo già duro contro i pantaloni. «E io ti desidero da impazzire. Ogni cazzo di giorno in ufficio. Mi sei entrata sotto la pelle.» La guardò negli occhi, scuri, lucidi di voglia consapevole. Nessuna esitazione. Entrambi sapevano esattamente cosa stavano scegliendo: il tradimento lì, sul ponte, con la moglie a pochi metri dietro una porta.

Valeria lo baciò. Labbra aperte, lingua calda che spinse dentro la sua bocca con fame. Lo spinse indietro contro la ringhiera di legno, il corpo premuto al suo. Marco sentì i suoi seni schiacciarsi contro il petto, i capezzoli già duri sotto il pizzo. Le mani di lei scesero a palpare il suo cazzo attraverso la stoffa, stringendolo, accarezzandolo su e giù mentre il bacio si faceva più umido, più rumoroso. «Fallo», mormorò lei contro le sue labbra. «Tradiscila qui. Con me.»

Si inginocchiò sul legno caldo del ponte. Aprì la cerniera dei suoi pantaloni con dita esperte, liberò il cazzo grosso e pulsante. Lo prese in bocca tutto d’un fiato, le labbra strette intorno alla testa, poi scese giù fino alla base, succhiando con avidità, la lingua che girava intorno alla glande già umida di precome. Marco le tenne la testa con entrambe le mani, gemendo basso, le dita intrecciate nei suoi capelli. «Cazzo, Valeria… così… sì, succhialo tutto.» Lei borbottaò intorno al suo cazzo, saliva che colava lungo l’asta mentre la testa andava avanti e indietro, gola che si apriva per prenderlo più a fondo. Il suono bagnato dei suoi labbri, il calore umido, lo facevano rizzare ancora di più.

Quando non reggeva più, la sollevò di scatto. Le alzò la gonna, le strappò le mutandine di pizzo con uno strattone che le fece gemere. La piegò sulla ringhiera del ponte, il culo nudo esposto al sole e all’aria del fiume. Si mise dietro di lei, le gambe divaricate, e spinse il cazzo dentro la figa già grondante in un colpo solo, profondo, possessivo. Valeria urlò a denti stretti, le mani aggrappate al legno. «Ah, cazzo, Marco… riempimi…»

Lui la scopò da dietro con spinte lunghe e dure, le mani che le tenevano i fianchi, le dita che lasciavano segni rossi sulla pelle. Ogni colpo faceva sbattere il suo culo contro il bacino di lui, il suono umido della figa che lo succhiava. «Troia del capo», le soffiò all’orecchio, dandole uno schiaffo sonoro su una chiappa. «Mia puttana di segretaria. Ti piace farmi tradire mia moglie sul ponte, eh?» Lei gemette più forte, spingendo indietro il bacino per prenderlo ancora più a fondo. «Sì… sì, scopami… chiamami così… riempimi, ti prego, voglio il tuo sborro dentro.»

La girò di scatto, la sollevò e la stese sul tavolino esterno tra i fascicoli sparsi. Si infilò di nuovo tra le sue cosce, in missionario, e ricominciò a spingere con forza, le ginocchia che battevano contro il legno. Valeria gli graffiò la schiena sotto la camicia, unghie che scendevano lungo la pelle mentre lui le teneva le gambe aperte, le caviglie sulle sue spalle. Gli occhi di lei erano vitrei di piacere. «Più forte… cazzo, prendimi più forte… sono la tua troia… sborrami, Marco, riempimi tutta.» Lui le diede un altro schiaffo sul culo mentre la martellava, il cazzo che entrava e usciva lucido dei suoi succhi. «Ecco la figa della mia puttanella d’ufficio… tutta per me mentre lei firma il divorzio… prendi tutto.»

L’orgasmo li colpì quasi insieme. Valeria si tese, la figa che gli si contrasse intorno a ondate forti, un grido soffocato contro la sua spalla mentre veniva bagnata e tremolante. Marco sentì salire il piacere come un pugno, spinse fino in fondo e sborrò a getti caldi dentro di lei, ansimando, i fianchi che ancora davano scosse corte mentre la riempiva. Rimasero così un momento, sudati, il respiro spezzato, il ponte che dondolava leggermente sull’acqua.

Valeria si sistemò i vestiti con un sorriso complice, le mutandine strappate infilate in borsa, la camicetta riabbottonata male. Gli diede un ultimo bacio lento, le labbra ancora saporite di sesso, e gli sussurrò contro la bocca: «Questa è solo l’inizio. Quando lei avrà firmato…» Ma non finì la frase. Dalla porta scorrevole arrivò il rumore di tazzine. Giulia stava tornando con il caffè.

Giulia spuntò sulla soglia con il vassoio di vimini, due tazzine fumanti e lo zucchero. Marco si raddrizzò di scatto, il cazzo ancora umido e mezzo duro infilato di fretta nei pantaloni, la cerniera che scricchiolava. Valeria stava già raccogliendo i fascicoli sparsi, le cosce strette per trattenere lo sborro caldo che le scendeva lungo l’interno della coscia. Il sorriso di lei era perfetto, professionale, ma gli occhi scuri brillavano ancora di orgasmo.

«Ecco il caffè», disse Giulia con quella voce piatta. Posò il vassoio sul tavolino, proprio dove Valeria era stata stesa un attimo prima. L’odore di sesso era ancora nell’aria, mischiato al caffè e all’acqua del Tevere. Marco sentì il cuore martellargli in gola. Giulia non sembrava notare nulla: o fingueva, o era troppo stanca per vedere. Si sedette di fronte a loro, incrociò le gambe, prese la tazzina.

Valeria restò in piedi, la gonna ancora un po’ stropicciata. «Grazie, signora. Devo solo far firmare a Marco questi ultimi documenti comunali, poi sparisco.» La voce era ferma, ma sotto il tavolo una goccia di sborra le scivolò fino al polpaccio. Marco la vide e il cazzo gli diede un balzo doloroso.

Giulia sorseggiò. «Fa pure. Io leggo le carte del divorzio.» Aprì la cartellina che Marco aveva lasciato lì. Le pagine bianche, le firme mancanti. L’aria si fece densa. Marco bevve un sorso scuro, bruciante, mentre Valeria si chinava per spiegargli una clausola inventata. Il seno le pendeva verso di lui, la camicetta ancora sbottonata di un bottone, il pizzo nero che affiorava. Le dita di lei, sotto il tavolo, gli sfiorarono di nuovo l’interno coscia, risalirono, trovarono il cazzo già di nuovo teso e lo strinsero attraverso la stoffa.

Lui trattenne un gemito. Giulia alzò gli occhi. «Tutto a posto?» «Sì», rispose Marco, la voce un filo troppo bassa. «Solo… dettagli tecnici.»

Valeria sorrise a Giulia, poi sussurrò a Marco così basso che solo lui sentì: «Ancora gocciolo del tuo sborro. Voglio di più. Adesso.» Continuò a massaggiarlo sotto il tavolo, lenta, precisa, mentre parlava di scadenze e vincoli edilizi a voce normale. Marco sentiva le dita calde che gli accarezzavano l’asta, il pollice che strofinava la glande già di nuovo umida. Il rischio lo faceva impazzire. Ogni secondo Giulia poteva alzarsi, guardare sotto, capire.

Dopo cinque minuti di tensione liquida, Giulia si alzò. «Vado a prendere i documenti dell’avvocato. Sono in salotto. Due minuti.» Scomparve dietro la porta scorrevole.

Non appena la porta scattò, Valeria gli saltò addosso. Lo baciò a bocca aperta, lingua affamata, mentre gli sbottonava di nuovo i pantaloni. «Cazzo, Marco, mi hai riempita e ancora mi prude. Scopami di nuovo prima che torni.» Si voltò, si piegò sul tavolino spingendo da parte le tazzine e i fogli del divorzio. Si sollevò la gonna, espose il culo e la figa già lucida, lo sborro precedente che le colava ancora. «Infilamelo. Forte. Voglio sentirlo mentre lei è a pochi metri.»

Marco non esitò. Afferrò i suoi fianchi, spinse il cazzo grosso dentro in un colpo solo, fino in fondo, sentendo il calore bagnato che lo avvolgeva di nuovo. Valeria gemette contro il legno, le unghie che graffiavano i fogli del divorzio. Lui iniziò a scoparla a spinte secche e profonde, il bacino che sbatteva contro le sue chiappe con un suono umido e carnale. «Troia… mi fai tradire mia moglie due volte nello stesso pomeriggio…» Le diede uno schiaffo sonoro, poi un altro, lasciando la pelle rossa. «La tua figa mi succhia lo sborro mentre lei firma la fine.»

«Sì, scopami, riempimi di nuovo», ansimò lei, spingendo indietro. «Voglio uscirne zuppa. Voglio che lei senta l’odore quando tornerà.» Marco la prese più forte, una mano le afferrò i capelli e le tirò la testa indietro, l’altra le pinzò un capezzolo duro attraverso la camicetta. Ogni spinta faceva dondolare la casa galleggiante sull’acqua. Il cazzo entrava e usciva lucido di succhi misti, il suono schioccante riempiva il ponte.

La girò di nuovo, la sollevò e la sedette sul bordo del tavolino, le gambe aperte intorno ai suoi fianchi. Si infilò di nuovo e ricominciò a spingere in piedi, tenendola stretta. Valeria gli morsi la spalla per non urlare, le unghie che gli laceravano la schiena sotto la camicia. «Più fondo… cazzo, sì… sono la tua puttana di segretaria… sborrami mentre lei sta per firmare…»

Marco sentì l’orgasmo salire come un’onda. Le parlò contro l’orecchio, voce rauca: «Ti riempio adesso. Tutto. E dopo firmerò il cazzo di divorzio con le dita ancora puzzolenti di te.» Spinse fino in fondo, si contrasse e sborrò di nuovo a getti caldi, profondi, riempiendola mentre lei veniva intorno a lui, la figa che lo mungeva a spasmi, un gemito soffocato contro il suo collo. Rimasero uniti un istante, ansimanti, il seme che già cominciava a colare di nuovo.

Valeria scese in fretta, si sistemò alla meno peggio, le cosce lucide. Marco si riallacciò i pantaloni con le mani tremanti. La porta scorrevole si aprì di nuovo. Giulia tornò con una cartella più spessa, si sedette, posò le carte accanto alle tazzine ormai fredde.

«Ecco. Tutto qui. Possiamo firmare.» La voce era calma, quasi stanca. Aprì la penna. Marco la guardò, ancora il sapore di Valeria in bocca, lo sborro fresco che gli bagnava i boxer. Valeria restò in piedi, sorridente, professionale, ma sotto la gonna il caos.

Giulia firmò la prima pagina, poi la seconda. Il pennino scricchiolò. Marco prese la penna a sua volta. Le dita gli puzzavano ancora di figa. Firmò. L’inchiostro nero chiuse vent’anni.

Valeria raccolse i suoi fascicoli, salutò con un cenno educato. «Buon pomeriggio a entrambi. Marco, ci vediamo in ufficio lunedì… per i dettagli.» Uscì dal ponte con passo leggero, le mutandine strappate in borsa, lo sborro che le scendeva ancora.

Giulia chiuse la cartellina. Guardò l’acqua scura del Tevere per un lungo momento. Poi alzò gli occhi su Marco, e per la prima volta in mesi sorrise — un sorriso sottile, tagliente, consapevole.

«Ho sentito tutto.»

Rate this story

★★★★★
Thanks for rating
Qualcosa non va in questa storia?
Sponsor

Persone vere in cam, adesso.

Guardi gratis. Nessuna carta, nessuna registrazione.

Guarda dal vivo →
Link sponsorizzato. Solo 18+.
Tagged blowjob doggy-style missionary creampie dirty-talk

Fresh filth, nightly

The best new stories in your inbox every morning. Free, 18+, unsubscribe anytime.