Il Giovane Amico di Mio Marito La Prende Tra Gli Scaffali

La moglie 38enne Vanessa si fa scopare brutalmente dal personal trainer Trent tra gli scaffali mentre il marito Victor guarda eccitato e umiliato.

11 min read September 08, 2026New

Vanessa aveva trentotto anni e il matrimonio le pesava addosso come un vestito troppo stretto. Entrambe le gambe le trepavano di una noia che non riusciva più a nascondere mentre camminava accanto a Victor, quarantadue anni, tra gli scaffali polverosi della libreria antiquaria. Lui parlava del volume raro che doveva trovare, un’edizione settecentesca di qualche poeta dimenticato, e lei annuiva senza ascoltare davvero. Sapeva che il vero motivo per cui erano lì era Trent, il giovane amico di suo marito, personal trainer di venticinque anni, corpo scolpito e sorriso da lupo. Victor lo aveva invitato con la scusa di un consiglio su un libro di anatomia antica, ma Vanessa aveva capito da mesi il gioco silenzioso che si svolgeva sotto la superficie.

Trent li stava già aspettando vicino al bancone, in una t-shirt nera che segnava ogni muscolo del petto e dei bicipiti. Quando i loro sguardi si incontrarono, qualcosa di denso e caldo le scese dritto tra le cosce. Lui non sorrise in modo educato: la guardò come si guarda una cosa che si vuole mangiare. Vanessa sentì le guance bruciarle e allo stesso tempo un’umidità improvvisa bagnarle la mutandina. Victor, distratto, si era già piegato su uno scaffale basso a sfogliare un tomo ingiallito.

«Finalmente», mormorò Trent a voce bassa, abbastanza perché solo lei lo sentisse. «Pensavo non venissi.»

Vanessa strinse la borsa contro l’anca. «Victor insisteva. Diceva che dovevi proprio vedere quel volume.»

«Io volevo vedere te», rispose lui senza giri di parole. Gli occhi scuri le percorsero il collo, il seno stretto nel maglioncino fine, la gonna a pieghe che le arrivava a metà coscia. Lei non distolse lo sguardo. Sapeva che Victor, anche se fingesse di non notare, aveva sempre sospettato. Aveva visto lo sguardo del marito quando lei e Trent si sfioravano a cena, la rigidità nei pantaloni di lui, il modo in cui abbassava la testa. Victor non aveva mai detto una parola, ma Vanessa aveva capito: l’umiliazione lo eccitava, e la eccitava di conseguenza. Quella consapevolezza le rese il cuore battente e la figa già aperta e pronta.

Victor si allontanò tra gli scaffali alti, mormorando di cercare l’edizione giusta più in fondo. Non appena la sua silhouette scomparve dietro una fila di libri rilegati in pelle, Trent si mosse. Due passi e fu accanto a lei, l’odore di sapone e sudore pulito che le riempì le narici. Le labbra le sfiorarono l’orecchio.

«Ti desidero da mesi, Vanessa. Ogni volta che ti alleni con me fingi di non sentirlo, ma io ti sento. Il modo in cui ti muovi, il respiro corto quando ti correggo la postura. Voglio fotterti. Qui. Adesso.»

Lei chiuse gli occhi un attimo, la schiena che si inarcava da sola. Era bagnata, le cosce che scivolavano l’una contro l’altra. «Sì», sussurrò. «Voglio che mi prendi davanti a lui. Voglio che guardi e non possa fare niente. Voglio che capisca chi comanda sulla sua moglie.»

Trent sorrise contro la sua guancia. Una mano le scese lungo il fianco, sotto l’orlo della gonna, e le dita calde trovarono la seta già umida. Vanessa aprì le gambe di un centimetro, abbastanza. Lui le sfiorò la fessura sopra la mutandina, poi scivolò sotto il tessuto e toccò direttamente la carne gonfia e scivolosa. Un gemito le salì in gola; lo soffocò mordendosi il labbro.

«Cazzo, sei già tutta aperta», mormorò Trent. «Come una troia che sa di essere guardata.»

Vanessa non rispose a parole. Girò il polso, gli afferrò il cazzo attraverso i pantaloni sportivi e lo strinse. Era duro, spesso, che pulsava contro il palmo. Lo massaggiò con palmo e dita, sentendo la lunghezza e il calore, mentre lui le spingeva due dita dentro la figa bagnata e le muoveva in circolo sul clitoride. Il controllo si spezzò lì: lei gli strinse il membro con forza, lui le allargò le labbra inferiori e le sfregò più forte. Respiro contro respiro, entrambi oltre il limite.

«Dietro lo scaffale», disse lei. «Subito.»

Si infilarono tra due file alte di libri antichi. L’odore di carta vecchia e cuoio mescolato al loro sudore. Trent le girò le spalle, le sollevò la gonna fino alla vita e le tirò giù le mutandine fino alle ginocchia. Vanessa si piegò in avanti, le mani aggrappate a uno scaffale, il culo nudo esposto. Sentì la testa del suo cazzo calda e gonfia premere contro l’ingresso scivoloso, poi la spinta. Entrò tutto d’un colpo, largo e lungo, aprendo le pareti strette con una violenza dolce che le fece chiudere gli occhi. Un gemito le uscì; lui le tappò la bocca con la mano larga, le dita che le premevano le labbra.

«Zitta. Non voglio che ti senta troppo presto», borbottò contro il suo orecchio, e iniziò a scoparla. Colpi profondi, brutali, le anche che sbattevano contro il suo culo con un suono umido e ritmico. Ogni spinta le mandava scosse su per la schiena. La figa le si chiudeva gola su di lui, succhiandolo. Trent le teneva un fianco fermo e con l’altra mano le copriva ancora la bocca, mentre la fotteva come se volesse lasciare un’impronta dentro. Vanessa sentiva i libri tremare sullo scaffale, la polvere che scendeva, e più in là, tra le fessure dei volumi, sapeva che Victor era lì.

Lo vide. Il marito stava fermo a pochi metri, nascosto appena dietro l’angolo di un’altra fila, il volto pallido e gli occhi spalancati. Una mano gli scendeva nei pantaloni; stringeva il proprio cazzo duro, ma non osava avanzare, non osava parlare. L’umiliazione gli era stampata in faccia, e sotto c’era un’eccitazione che lo faceva tremare. Vanessa lo guardò di proposito mentre Trent le sfondava la figa, e sospinse il bacino all’indietro per prenderlo più a fondo.

Trent la girò di scatto. La sollevò come se non pesasse niente, le schiena contro i libri, le gambe strette intorno ai suoi fianchi. La posizione sospesa la costrinse ad aggrapparsi alle sue spalle; lui la infilzò di nuovo e ricominciò a spingere verso l’alto, profonde, pesanti, il cazzo che le strofinava il punto più sensibile a ogni colpo. Vanessa veni la prima volta con un grido soffocato contro la sua spalla, la figa che si contraeva a ondate, il succo che gli scorreva lungo le palle. Trent non si fermò. Continuò a fotterla contro lo scaffale, i libri che oscillavano, finché un secondo orgasmo le esplose più forte, le cosce che gli stringevano i fianchi a sangue, la voce rotta.

«Dentro», gemette lei. «Sborrami dentro. Voglio che lui veda.»

Trent spirò un suono basso e gutturale. Si piantò fino in fondo e venne con scosse violente, il cazzo che pulsava e le riempiva il ventre di sborra calda e densa. Ne sentì ogni getto, la quantità che le colava già lungo le cosce quando lui restò fermo un attimo, dominandola completamente, le mani che le tenevano il culo aperto.

Poi estrasse il membro ancora duro e lucido di liquido misto. La fece scendere in ginocchio tra gli scaffali. «Pulisci», ordinò a voce bassa.

Vanessa gli prese il cazzo in bocca senza esitare, le labbra che scivolavano sul sapore di sé stessa e di lui, la lingua che leccava la sborra rimanente dalla glande e dal dorso. Alzò gli occhi e guardò dritto Victor. Il marito era ancora lì, il volto contorto, la mano ferma sui pantaloni. Un brivido lo scosse; venne silenziosamente, i fianchi che si contraevano, la macchia scura che si allargava sul tessuto senza che avesse bisogno di toccarsi fino in fondo. Tremava, umiliato, e non distoglieva lo sguardo.

Quando Vanessa staccò le labbra, un filo di saliva e sborra le collegò ancora la bocca alla punta di Trent. Sorrise, soddisfatta, le ginocchia sporche di polvere. Si alzò, si rialzò la gonna senza riprendere le mutandine, e si avvicinò abbastanza a Trent da sussurrargli all’orecchio, abbastanza forte perché Victor sentisse ogni sillaba:

«Questa è solo la prima. La prossima volta lo farai sedere più vicino. Voglio che mi lecca mentre tu mi scopi. E poi voglio che ti guardi mentre mi porti a casa tua e mi usi per ore. Lui verrà. Vedrai.»

Trent le strinse un fianco, il cazzo che già rialzava di nuovo contro il suo ventre. Victor restò immobile, il respiro corto, gli occhi lucidi di vergogna e di un bisogno che non poteva più negare. Tra gli scaffali la tensione non si sciolse: restò sospesa, calda, pronta a riprendere al minimo cenno.

Vanessa sentì ancora il calore denso di Trent che le colava lungo l’interno coscia mentre si rialzava la gonna. Il sapore di entrambi le restava in bocca, salato e carnale. Victor non si era mosso: respirava a scatti dietro lo scaffale, la macchia scura sui pantaloni che si allargava ancora. Trent le strinse un polso e la trascinò di nuovo contro i libri, questa volta di fronte al marito, senza più nascondersi.

«Avvicinati», ordinò Trent a voce bassa ma chiara. «Hai sentito cosa vuole tua moglie. Siediti qui e guardala mentre te la prendo.»

Victor obbedì come un cane. Si accovacciò a meno di un metro, schiena contro un’altra fila di tomi rilegati, il cazzo ancora mezzo duro che gli tendeva il tessuto macchiato. Vanessa lo fissò dritto negli occhi mentre Trent le sollevava di nuovo la gonna e le apriva le cosce. Le dita del ragazzo le entrarono subito, tre stavolta, stirandola ancora piena di sborra. Lei gemette senza trattenersi.

«Leccala», disse Trent. «Leccale la figa mentre io la scopo. Adesso.»

Victor tremò. Si chinò in avanti, il volto arrossato di vergogna, e spinse la lingua tra le labbra gonfie di Vanessa. Lei sentì il caldo umido della bocca del marito mescolarsi al grosso cazzo di Trent che la penetrava di nuovo da dietro, in un colpo solo, fino in fondo. Il contrasto la fece urlare: la lingua esitante e servile di Victor sul clitoride, il membro duro e brutale di Trent che le spingeva le pareti verso l’interno. Ogni volta che Trent affondava, spingeva la figa di Vanessa contro la faccia del marito, costringendolo a leccare più a fondo, a bere la sborra mista che già colava.

«Così», ansimò Vanessa, una mano nei capelli di Victor, l’altra aggrappata allo scaffale. «Lecca tutto. Mangia la sborra del tuo amico dalla figa di tua moglie. Guarda come mi riempie.»

Trent accelerò. Le anche battevano contro il culo di lei con schiaffi umidi e ritmati, il cazzo che usciva lucido e rientrava con violenza. Vanessa sentiva ogni vena, ogni pulsazione, e sotto di sé la lingua di Victor che le tremava, umiliata, eccitata oltre il limite. Lui le leccava il clitoride in cerchi disperati mentre il proprio cazzo gli gocciolava di nuovo nei pantaloni. Trent le afferrò i fianchi e la sollevò appena, cambiando angolo, colpendola dritto sul punto che le faceva vedere stelle.

«Più forte», gemette lei. «Sfondami. Voglio sentirlo fino allo stomaco. E tu, Victor, non smettere. Se ti allontani ti faccio leccare le palle di Trent dopo.»

Victor non si allontanò. Anzi, allargò le labbra e succhiò più forte, la lingua che entrava insieme al cazzo di Trent, assaggiando tutto. Vanessa venne di colpo, un’ondata che le chiuse la gola e le fece contrarre le cosce attorno alla testa del marito. Il grido le uscì lungo, rotto, mentre la figa le spasimava e spingeva fuori un altro getto di liquido caldo che imbrattò il mento di Victor. Trent non si fermò. Continuò a martellarla attraverso l’orgasmo, allungandolo, trasformandolo in un secondo che le fece piegare le ginocchia.

La fece scendere, la girò di scatto e la mise a cavalcioni su Victor, ma non per scopare il marito. La fece sedere sul petto di lui, le ginocchia ai lati della testa, la figa ancora gocciolante a pochi centimetri dalla bocca. Poi Trent si mise in ginocchio dietro di lei, le aprì le natiche e la penetrò di nuovo da dietro, in piedi questa volta, spingendola in avanti contro il volto di Victor.

«Tienila aperta con la lingua», borbottò Trent. «Voglio vedere i suoi succhi sulla tua faccia mentre la riempio di nuovo.»

Vanessa si piegò in avanti, le mani sui libri sopra la testa di Victor, e spinse il bacino indietro contro le spinte di Trent. Ogni botta faceva sbattere la sua figa contro la bocca del marito. Victor leccava, succhiava, gemendo contro di lei, il cazzo ormai di nuovo duro che gli si strofinava da solo contro il tessuto. Trent le tirò i capelli, le fece inarcare la schiena e la scopò con colpi lunghi e pesanti, il suono di pelle contro pelle che riempiva lo spazio tra gli scaffali. Vanessa sentiva i libri oscillare, la polvere che le cadeva sulle spalle nudo, l’odore di carta vecchia mescolato a sesso e sudore.

«Dimmi chi ti scopa meglio», ordinò Trent contro il suo orecchio.

«Tu», ansimò lei senza esitazione. «Tu mi sfondi come lui non ha mai saputo fare. Lui è solo un coglione che guarda e lecca. Fottermi, Trent. Usami.»

Trent le diede uno schiaffo sul culo, rosso e caldo, e accelerò. Vanessa sentì il terzo orgasmo arrivare come un treno: le gambe le tremarono, la figa si strinse a morsa sul cazzo grosso, e lei venne urlando il nome di Trent mentre spingeva la faccia di Victor ancora più a fondo tra le sue cosce. Il marito bevve tutto, la lingua che raccoglieva ogni goccia, gli occhi lucidi di lacrime e di bisogno. Trent ruggì basso, si piantò fino alle palle e sborrò di nuovo dentro di lei, getti caldi e spessi che le riempirono l’utero già pieno. Ne uscì tanto che colò lungo le palle di lui e gocciolò dritto sulla bocca e sul collo di Victor.

Trent restò fermo un momento, respirando pesante, il cazzo che pulsava ancora. Poi lo estrasse lentamente, facendolo schioccare fuori, e lo spinse contro le labbra di Victor.

«Pulisci anche questo.»

Victor aprì la bocca. Succhiò il cazzo di Trent ancora lucido di sborra e di figa, le labbra che scivolavano su e giù, umiliato e duro. Vanessa lo guardò fare, seduta sul suo petto, e sorrise con le cosce ancora aperte. Quando Trent fu pulito, si ritirò, si sistemò i pantaloni e le porse le mutandine che aveva tirato giù all’inizio. Vanessa non le riprese. Le infilò invece in tasca a Victor, ancora umide e impregnate.

Si alzarono. Trent le sistemò la gonna, le baciò il collo con possesso, e le sussurrò contro la pelle qualcosa che Victor non sentì. Vanessa annuì, le guance ancora rosse, le gambe molli. Victor si rialzò tremando, la faccia lucida di lei e di Trent, i pantaloni macchiati, gli occhi bassi. Non disse una parola. Seguì i due fuori dagli scaffali come un’ombra, il cuore che gli batteva di vergogna e di un’eccitazione che non avrebbe mai confessato ad alta voce.

Al bancone Trent pagò il volume di anatomia che Victor aveva fingere di cercare. Uscirono nella luce del pomeriggio. Vanessa camminava tra i due uomini, il braccio di Trent intorno alla sua vita, il corpo ancora pulsante e pieno. Victor restava un passo indietro.

Mentre salivano in macchina — la macchina di Trent, perché così aveva deciso lei — Vanessa si sedette davanti. Girò appena il capo e guardò il marito sul sedile posteriore. Sorrise, dolce e crudele allo stesso tempo. Trent avviò il motore. Nessuno parlò del fatto che lei non avesse ripreso le mutandine, né del modo in cui la sborra di Trent le scendeva ancora lenta lungo le cosce, nascosta dalla gonna.

Solo Vanessa sapeva la verità completa. Quella mattina, prima di uscire, aveva messo in borsa il passaporto e un cambio di vestiti. Aveva già firmato i documenti dal notaio la settimana prima. Stanotte non sarebbe tornata a casa con Victor. Sarebbe andata nell’appartamento di Trent e ci sarebbe rimasta. Il marito credeva ancora che quella fosse solo un gioco umiliante da ripetere ogni tanto. Lei sapeva che era la fine.

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