Invito Bollente nella Vasca del Rifugio
Renata, una designer di 29 anni, si fa legare e scopare con forza nella vasca idromassaggio dal suo compagno Andre mentre la neve cade fitta fuori dallo chalet
La neve cadeva fitta e silenziosa fuori dalle ampie vetrate dello chalet, avvolgendo il rifugio di montagna in un manto bianco che isolava il mondo. Andre, architetto di trentotto anni dal fisico stillato da ore di cantieri e da una disciplina ferrea, aveva acceso il camino grande e apparecchiato la tavola con cura. Renata, designer di ventinove anni dalle curve morbide e dallo sguardo già carico di desiderio, lo osservava mentre finivano l’ultima bottiglia di rosso. I loro sguardi si erano intrecciati tutta la sera, allusioni sussurrate tra un boccone e l’altro, dita che sfioravano polsi e cosce sotto il tavolo.
«Voglio che mi leghi stasera», disse lei a un tratto, la voce bassa e ferma. Si alzò, andò a recuperare la borsa che aveva portato apposta e ne estrasse le corde di seta rosse, lisce e lunghe. Le posò sul tavolo davanti a lui. «Nella vasca. Voglio essere legata e dominata. Completamente. Sono tua.»
Andre le prese le mani, le strinse. Il suo cazzo già si induriva nei pantaloni. «Sei sicura, Renata? Una volta che inizio, non mi fermo finché non ti riduco a una puttana tremante che implora.»
«Sì», rispose lei, le labbra socchiuse. «Fallo.»
L’acqua della grande vasca idromassaggio bolliva già, il vapore salendo verso le travi di legno. Andre la fece entrare nel bagno, la luce soffusa delle candele danzava sulle piastrelle. «Spogliati. Lentamente. Voglio guardarti mentre ti togli tutto per me.»
Renata obbedì. Si sfilò la maglia di cashmere, poi il reggiseno, liberando le tette pesanti con i capezzoli già eretti. Calò la gonna e le mutandine bagnate, restando nuda, la fica rasata che brillava di umidità. Entrò nell’acqua calda fino alle cosce, gemendo per il calore. Andre si tolse i vestiti con gesti precisi, il cazzo grosso e venato che si ergeva contro il ventre. Prese le corde rosse.
«Ginocchia. Schiena dritta.» Le legò i polsi dietro la schiena con nodi saldi ma controllati, la seta che affondava nella carne morbida senza tagliare. Poi le caviglie, fissandole alle maniglie laterali della vasca, divaricandola. L’acqua le lambiva la figa aperta, i getti che la sfioravano. «Guarda che bella puttana sei così. Legata e pronta a essere usata. La mia cagna personale.»
Renata ansimò, il viso arrossato. «Sì… usami. Sono la tua puttana.»
Lui le strinse un capezzolo tra due dita, lo torse finché lei gemette forte. «Dirai quello che voglio, quando voglio. Se vieni senza permesso, ti lascio legata qui tutta la notte a soffrire.» Le mani scendevano, le dita le aprivano le labbra della figa, le strofinavano il clitoride gonfio con durezza. «Sei già cascante di sborra. Che troia disperata.»
Lei spingeva i fianchi verso le sue dita, i legami che le tenevano ferma. «Andre… ti prego… toccami di più. Sono tua.»
Lui le diede uno schiaffo leggero ma secco sulla coscia interna. «Non comandi tu. Io decido.» Le carezze diventavano più aggressive, un dito che le entrava nella figa bagnata, poi due, pompando forte mentre l’acqua schizzava. Le sussurrava all’orecchio parole umilianti: «Spoilerò questa figa stretta finché non riuscirai più a camminare. Mi succhierai il cazzo finché non piangerai di piacere. Sei solo un buco caldo per il mio piacere, capito?»
«Sì, signore… gemo… ti prego…»
Il desiderio li spinse oltre. Andre le girò il corpo quanto i legami permettevano, la mise in ginocchio nella vasca con il culo alto fuori dall’acqua. Le legature ai polsi e alle caviglie la tenevano esposta, impotente. Si posizionò dietro di lei, afferrò i fianchi e la penetrò con un colpo secco e profondo. Il cazzo grosso le dilaniò la figa stretta, l’acqua che schiumava intorno. Renata gridò di piacere puro, la testa gettata all’indietro.
«Cazzo, che buco stretto», ringhiò lui, iniziando a scoparla con forza, le palle che sbattevano contro di lei. Le schiaffeggiò il culo a palmi aperti, lasciando segni rossi sulla pelle bagnata. «Contami i colpi, puttana. E ringrazia.»
«Uno… grazie… due… grazie, Andre… più forte…»
Lui le tirò i capelli bagnati, la costrinse a inarcarsi di più mentre la sfondava. Ogni spinta era violenta, il rumore carnale che si mescolava ai gemiti di lei e al gorgoglio dell’acqua. «Sei una cagna in calore, legata e scopata come meriti. Questa figa è mia. Solo mia.»
Poi la fece girare con cura, sciogliendo momentaneamente le caviglie per legarle di nuovo con le gambe divaricate e sollevate, i piedi fissati ai bordi opposti della vasca. Lei restava semi-sommersa, le cosce aperte a forza, la figa esposta e gocciolante. Andre le montò sopra in posizione missionaria, l’acqua che gli arrivava alla vita, e la ri-penetrò fino in fondo con una spinta che le fece vedere stelle. La scopava profondamente, il bacino che batteva contro il suo clitoride a ogni colpo.
«Guarda come ti riempio», le disse, il volto vicino al suo. «Chiedi di venire. Implora.»
«Ti prego… lasciami venire… sono la tua troia… non ce la faccio più…»
Lui le afferrò la testa e la piegò all’indietro, immergendole parzialmente i capelli nell’acqua mentre le spingeva il cazzo in gola. Deep-throat brutale: le labbra di lei si stiravano intorno al glande, saliva e acqua che colavano, il naso premuto contro il pube. Lei gorgogliava, gli occhi lucidi di lacrime e desiderio, succhiando con avidità mentre lui teneva il ritmo. «Succhia più a fondo, puttana. Respira quando te lo concedo. Sei fatta per essere usata così.»
Tornò a scoparle la figa, alternando le penetrazioni profonde con altre spinte in gola, sempre dominandola con dirty talk degradante. «La mia buca personale. Una designer di merda che di giorno disegna e di notte si fa legare e scopare come una cagna da canile. Vieni solo quando lo dico io. Altrimenti ti lascio così, aperta e frustrata.»
Renata piangeva di piacere, i legami che le bruciavano dolcemente i polsi. «Permesso… ti prego, Andre… lasciami squirtare sul tuo cazzo… sono tua… solo tua…»
Lui accelerò, le dita che le pizzicavano i capezzoli, i denti che le mordevano la spalla. «Ora. Vieni. Squirtami addosso, cagna.»
L’orgasmo la colpì come un’onda violenta. Il corpo di Renata si contrasse tutto, le gambe che tiravano i legacci, la figa che si chiudeva a spasmi intorno al cazzo di lui mentre spruzzava liquido caldo mescolato all’acqua della vasca. Tremava senza controllo, gemiti lunghi e rochi che riempivano la stanza, gli occhi rivoltati. Andre continuò a pompala attraverso le scosse, fino a quando lei non fu una massa tremante e ansimante tra le corde.
Solo allora rallentò, si ritrasse e iniziò a scioglierla con cura. Dita abili che liberavano polsi e caviglie, massaggiando i segni rossi della seta. La sollevò tra le braccia come se non pesasse nulla, l’acqua che stillava dai loro corpi. La avvolse in un accappatoio di spugna morbido e caldo, stringendola contro il petto nudo.
La portò fuori, davanti al camino dove le fiamme crepitavano. La adagiò sul tappeto spesso, si sedette dietro di lei e le massaggiò le spalle, le braccia, le cosce con oli caldi, le mani forti ma tenere. «Sei stata perfetta», le sussurrò all’orecchio, le labbra contro la tempia. «La mia sottomessa ideale. Hai preso tutto come una brava puttana e mi hai fatto venire voglia di di più. Ma la notte è lunga, Renata. Fuori nevica ancora e qui dentro ho ancora fame di te.»
Lei appoggiò la testa contro di lui, il respiro ancora irregolare, il corpo molle di piacere, ma già un brivido le scorreva lungo la schiena al pensiero di ciò che sarebbe venuto. Le corde rosse giacevano ancora umide sul bordo della vasca, e lo sguardo di Andre, riflesso nelle fiamme, prometteva che il gioco era solo all’inizio.
L’olio caldo scorreva sulle spalle di Renata mentre le dita di Andre scavavano nei muscoli ancora tesi, liberando i nodi lasciati dalle corde. Lei gemette piano, la testa appoggiata al suo petto nudo, il calore del camino che le leccava la pelle nuda sotto l’accappatoio aperto. Fuori la neve picchiava contro le vetrate con un rumore sordo, isolandoli completamente. Il suo corpo era molle, la figa ancora pulsante e gonfia dopo l’orgasmo violento nella vasca, ma già un brivido di bisogno le risaliva lungo la schiena quando sentì il cazzo di lui indurirsi di nuovo contro la sua schiena.
«Non hai ancora finito di usarmi», sussurrò lei, la voce roca. «Sentilo quanto sei duro. Voglio di più. Legami di nuovo. Qui. Davanti al fuoco.»
Andre le afferrò il mento e la costrinse a girare il viso, gli occhi scuri che bruciavano. «Sei una cagna insaziabile. Hai squirtato come una troia e già mi implori di riempirti di nuovo.» Si alzò, andò a recuperare le corde rosse ancora umide dal bordo della vasca e le corde di cuoio più spesse che teneva nello zaino. Tornò, la fece inginocchiare sul tappeto spesso, le spalle rivolte al fuoco. «Mani dietro la schiena. Ginocchia divaricate. Mostrami quella figa stillante.»
Renata obbedì subito, il cuore che batteva forte. Lui le legò i polsi con la seta, poi usò le cinghie di cuoio per fissarle le cosce aperte, annodandole alle caviglie in modo che non potesse chiuderle. Un altro nodo le passò sotto il petto, spingendo in su le tette pesanti, i capezzoli già duri e dolenti. L’accappatoio cadde via del tutto. Andre le diede uno schiaffo secco sulla guancia, non abbastanza forte da far male ma abbastanza da farle bruciare la pelle. «Guarda che spettacolo. Una designer di ventinove anni legata come una puttana da bordello, la figa aperta e gocciolante sul mio tappeto. Di’ cosa sei.»
«Sono la tua puttana», ansimò lei, spingendo il bacino in avanti. «La tua cagna legata. Usami.»
Lui le afferrò i capelli bagnati e le spinse la faccia contro il suo cazzo eretto. «Succhia. Fino in gola. Voglio sentire la tua saliva colare sulle palle.» Renata aprì la bocca avidamente, prese il glande tra le labbra e lo inghiottì fino a farle toccare il fondo della gola. Lui gemette basso e iniziò a scoparle la bocca con colpi lunghi e profondi, tenendole la testa ferma. L’acqua e la saliva le colavano sul mento, le lacrime le bruciavano gli occhi per lo sforzo, ma lei succhiava con fame, la lingua che lavorava lungo la vena spessa. «Brava troia. Respira dal naso. Sei fatta per avere il cazzo conficcato in gola.»
Dopo minuti di deep-throat brutale la tirò indietro, un filo di bava che collegava le sue labbra al glande lucido. Andre la fece piegare in avanti, il culo alto, e le diede una serie di schiaffi sonori sulle natiche, lasciando impronte rosse vivide. Lei contava ad alta voce tra i gemiti: «Tre… grazie… quattro… più forte, ti prego… cinque…» Lui le aprì le chiappe con le mani e le sputò sulla figa, poi le cacciò dentro tre dita di colpo, pompando duro mentre l’altra mano le strofinava il clitoride gonfio con durezza. «Sei cascante. Questa figa è un disastro di sborra e bisogno. Chiedi il cazzo.»
«Ti prego, Andre… sfondami… riempimi… sono solo un buco caldo per te…»
Lui si posizionò dietro, afferrò i fianchi legati e la penetrò con una spinta secca che le strappò un grido. Il cazzo grosso le dilaniò le pareti strette ancora sensibili, entrando fino in fondo. Iniziò a scoparla con violenza, le palle che sbattevano contro il clitoride a ogni colpo, il rumore carnale umido che riempiva la stanza insieme al crepitio del fuoco. «Contami quanti colpi ti do prima di venire. E ringrazia ogni volta che ti riempio.»
«Uno… grazie, signore… due… cazzo sì… tre… più a fondo…» Renata ansimava, il viso premuto contro il tappeto, le tette che dondolavano pesanti a ogni spinta. Lui le tirò i capelli indietro, la costrinse ad inarcarsi di più, e accelerò, le anche che sbattevano contro il suo culo arrossato. Le parole sporche le arrivavano all’orecchio come frustate: «Sei la mia cagna personale. Di giorno disegni mobili, di notte ti fai legare e scopare come una troia di strada. Questa figa è mia. Questi capezzoli sono miei. Ti riempirò finché non camminerai dritta domani.»
La fece girare con cura senza sciogliere i nodi, la mise sulla schiena, le gambe ancora divaricate a forza dalle cinghie. Montò sopra di lei in missionaria e la ri-penetrò fino all’utero, il bacino che macinava il clitoride. Le dita le torcevano i capezzoli mentre la scopava a fondo. «Implora di venire. Voglio sentirti piangere.»
«Permesso… ti prego… lasciami squirtare di nuovo… non ce la faccio… sono la tua puttana… solo tua…»
Andre le diede uno schiaffo leggero sulla guancia e accelerò ancora. «Ora. Vieni sul mio cazzo. Spruzza come la cagna che sei.»
L’orgasmo la travolse più forte del primo. Il corpo di Renata si irrigidì, la figa che si chiudeva a spasmi violenti intorno a lui, liquidi caldi che schizzavano tra i loro corpi mescolandosi al sudore. Gridò il suo nome a lungo, le gambe che tiravano i legacci finché non le lasciarono segni rossi più profondi. Andre non si fermò: continuò a pompala attraverso le scosse, poi si ritrasse all’ultimo istante, si alzò sulle ginocchia e le sborrò in faccia e sul petto con getti spessi e caldi. Lei aprì la bocca e ne prese quanto poteva, leccando le labbra, gli occhi lucidi di piacere e sottomissione.
Lui la sciolse lentamente, massaggiando i polsi e le cosce arrossate, le baciò i segni delle corde con tenerezza crudele. La tirò contro di sé sul tappeto, entrambi sudati e ansimanti, il fuoco che scaldava i corpi nudi. «Sei stata perfetta», mormorò contro i suoi capelli. «Hai preso tutto. La mia brava puttana legata.»
Renata sorrise esausta, le dita che tracciavano i muscoli del suo petto. Il corpo era un disastro delizioso di segni, sborra e piacere. Ma già la mente correva avanti mentre la neve continuava a cadere fitta fuori. «La prossima volta», sussurrò lei con voce bassa e scheming, gli occhi che brillavano di un nuovo desiderio. «Voglio che mi porti in quel rifugio più isolato sulle Dolomiti. Quello con la stalla ristrutturata. Mi legherai ai travi di legno con le corde rosse e il collare di cuoio, completamente nuda, e mi userai per ore mentre fuori ulula il vento. Mi lascerai appesa e aperta, mi scoperai in ogni buco finché non riuscirò più a parlare, e poi mi lascerai legata tutta la notte a gocciolare e implorare. Andrò a comprare le cinghie più spesse e i morsetti per i capezzoli. Tu prepara le fruste leggere. Tra due settimane, quando finisco il progetto del cliente di Milano. Sarò la tua cagna appesa e disponibile per tutto il weekend. Solo noi due, la neve e le tue corde. Non vedo l’ora che mi riduca di nuovo a una massa tremante che piange di piacere.»
Andre le strinse i fianchi, già indurendosi di nuovo al solo pensiero. «Due settimane. Sarai mia in quel modo. E non ti libererò finché non avrai contato ogni colpo e ringraziato per ogni sborrata.»
Rate this story
Qualcosa non va in questa storia?
Persone vere in cam, adesso.
Guardi gratis. Nessuna carta, nessuna registrazione.
Guarda dal vivo →Popular Collections
Browse Categories