Lei lo guarda mentre si spoglia nel lago

Un fotografo di 32 anni spia la guida turistica di 28 anni mentre si spoglia nuda nel lago e lei lo invita a scoparla.

9 min read September 18, 2026New

Rafael aveva trentadue anni e le mani ancora macchiate dell’inchiostro delle polaroid quando, in quella calda pomeriggio toscano, si era allontanato dal sentiero turistico per inseguire la luce dorata sul lago. I cespugli della riva gli offrivano un riparo accidentale; lui, fotografo in vacanza, cercava solo riflessi sull’acqua. Poi la vide.

Noelle, ventotto anni, guida turistica della zona, scese tra le pietre lisce con la sicurezza di chi conosce ogni angolo di quel lago isolato. I capelli castani raccolti in una coda alta, la maglietta leggera già sudata tra le scapole. Si fermò a pochi metri dall’acqua, si tolse gli stivali, poi le calze. Rafael restò immobile, il respiro trattenuto dietro le foglie. Lei sapeva. Lo sentiva. Un sorriso appena accennato le piegò le labbra mentre le dita scendevano al bordo dei pantaloncini.

Si sfilò la maglietta con lentezza deliberata. I seni pieni, pesanti, uscirono dal reggiseno nero; i capezzoli già turgidi per l’aria e per lo sguardo che lei sapeva posato su di sé. Noelle non si coprì. Lasciò che le mani di lui, invisibili, le accarezzassero con gli occhi la curva morbida, il solco tra le tette, la pelle chiara. Poi i pantaloncini, e sotto solo la pelle nuda: il sesso depilato, le labbra lisce e già leggermente aperte. Si voltò di tre quarti, offrendo il profilo dei glutei tondi, e gettò i vestiti sull’erba senza fretta.

«Lo so che sei lì», mormorò, ma la voce era bassa, quasi per sé, e Rafael sentì il sangue scendere dritto al cazzo. Lei entrò in acqua fino alla vita. L’acqua le bagnò le cosce, le risalì sul ventre. Con entrambe le mani si accarezzò i capezzoli, li pinzò piano, gettò indietro la testa. Poi si girò verso i cespugli, si morse il labbro inferiore e fece scivolare una mano tra le cosce. Le dita scomparvero tra le pieghe, un movimento lento, circolare. Rafael scorse il luccichio dell’umidità sulle sue dita quando le ritirò un attimo.

Lui non reggeva più. Uscì allo scoperto, il cuore che batteva nelle tempie, il pene già duro contro i pantaloni. Noelle non indietreggiò. Gli fece cenno con due dita, un gesto silenzioso, invitante. Gli occhi scuri bruciavano di divertimento e di fame. Lui si sfilò la maglietta mentre camminava, poi i pantaloni, e quando l’acqua gli arrivò alle cosce il cazzo gli sobbalzò libero, spesso, le vene in rilievo.

Noelle lo raggiunse a metà, si inginocchiò sull’acqua bassa, le ginocchia affondate nella sabbia fine. Afferrò il suo cazzo con entrambe le mani, lo guardò dritto negli occhi e se lo portò alla bocca. Le labbra calde lo avvolsero; la lingua girò intorno al glande già umido, poi lo prese in profondità, fino a sentirlo battere contro il fondo della gola. Succhiava con avidità, guance cave, saliva che colava lungo l’asta. Rafael le tenne i capelli, gemette basso.

«Cazzo, Noelle… così…»

Lei tirò indietro la testa, un filo di saliva che ancora li univa, e si voltò. Sull’acqua bassa si mise a quattro zampe, il culo offerto, le natiche aperte. Lui le strinse i fianchi, le spalmò le labbra bagnate con il glande e spinse dentro d’un colpo. Lei gridò un sì roco. Lui la scopò con spinte forti, decise, le palle che battevano contro di lei a ogni affondo. Le schiaffeggiò una natica, poi l’altra; la pelle arrossò sotto il palmo. Noelle spingeva indietro, chiedendo di più, la figa che lo stringeva a ogni ritirata.

Si girarono senza spezzare il contatto. Lui la stese sull’acqua bassa, la schiena contro la sabbia umida, e lei gli avvolse le gambe intorno alla vita. Rafael la penetrò di nuovo, fino in fondo, le mani sotto le sue cosce per tenerla aperta. Spingeva con forza, il bacino che schioccava contro il suo. Noelle gli graffiò le spalle, gemendo senza freni, i seni che ondeggiano a ogni botta.

«Più forte… sì, così, scopami…»

L’orgasmo li colse quasi insieme. Lei si strinse a un grido lungo, le pareti che pulsavano intorno al suo cazzo; lui scaricò dentro di lei a spinte profonde, il seme caldo che le riempiva mentre l’acqua lambiva i fianchi. Restarono uniti, ansimanti, il cuore che martellava.

Noelle sorrise maliziosa, gli passò le dita bagnate sulle labbra e lo baciò a lungo, la lingua lenta, possessiva. L’acqua continua a muoversi intorno ai loro corpi. Gli sussurrò all’orecchio, la voce ancora roca di piacere:

«Ti stavo aspettando da giorni, Rafael. Sapevo che saresti venuto a guardarmi. E adesso che ti ho assaggiato… non ho ancora finito con te.»

Le dita di lei scesero di nuovo tra i loro ventri, ritrovando il suo cazzo ancora semi-duro, e lo strinse piano, promesse di altro, mentre il sole calava lento dietro i cipressi e il lago taceva intorno a loro.

Lui gemette basso quando le dita di Noelle strinsero più forte il cazzo ancora pulsante, lo strofinarono dalla base alla punta già lucida del suo stesso sperma misto all’acqua del lago. Il sole calava lento, tingendo di rosso le onde basse che lambivano i loro fianchi. Rafael le afferrò il polso, la trasse contro di sé e le baciò il collo, le spalle bagnate, scendendo a mordicchiare un capezzolo turgido finché lei non gettò indietro la testa con un sospiro rauco.

«Ancora», mormorò Noelle contro la sua bocca. «Voglio sentirlo di nuovo duro come prima. Voglio che mi scopi finché non riesco più a stare in piedi.»

Le mani di lei scesero, lo massaggiarono con palmi caldi e lenti, pollice che premeva sotto il glande, unghie che graffiavano appena le palle. Rafael sentì il sangue rifluire veloce, il cazzo che si gonfiava di nuovo tra le sue dita, spesso e pesante. Lei sorrise, soddisfatta, e si abbassò di nuovo sull’acqua bassa. Gli aprì le cosce con le ginocchia, gli leccò l’asta dalla radice alla fessura, raccogliendo il sapore salato di entrambi, poi lo inghiottì fino in gola con un solo movimento fluido. La lingua girava, succhiava, saliva calda che colava sul mento e si mescolava all’acqua. Rafael le tenne i capelli bagnati, i fianchi che spingevano piano contro quella bocca avida.

«Cazzo, Noelle… succhiami così… più a fondo.»

Lei tirò indietro solo per parlare, la voce roca, le labbra lucide: «Lo senti quanto ti voglio? Da giorni ti guardavo anch’io, quando passavi con la macchina fotografica. Sapevo che un pomeriggio ti saresti nascosto qui.» Poi lo riprese in bocca, più veloce, guance cave, un gemito vibrante che gli faceva contrarre il basso ventre.

Quando fu di nuovo d’acciaio, Noelle si alzò, gli voltò le spalle e si piegò in avanti, le mani appoggiate sulle pietre lisce appena sotto il pelo dell’acqua. Il culo tondo e bagnato si offrì, le natiche aperte, la figa rosa ancora gonfia e colante del primo orgasmo. Rafael le afferrò i fianchi, le spalmò le labbra con il glande grosso, poi spinse dentro d’un colpo solo. Lei gridò un «sì» lungo, le pareti calde che lo strettero subito. Lui iniziò a scoparla con spinte profonde e regolari, il bacino che schioccava contro le sue natiche, l’acqua che schizzava intorno a ogni affondo. Le mani di lui salirono, le pinzarono i capezzoli, li tirarono mentre la sculacciava di nuovo, prima una guancia poi l’altra, la pelle che arrossava sotto i palmi bagnati.

«Più forte», ansimò Noelle, spingendo indietro il culo. «Riempimi. Voglio sentire le palle battere. Scopami come se non dovessi più lasciarmi andare.»

Rafael obbedì. Le allargò di più le cosce, le piegò leggermente le ginocchia nell’acqua e la penetrò ancora più a fondo, il cazzo che sfregava quel punto gonfio dentro di lei a ogni spinta. Noelle gemette senza ritegno, la voce che rimbalzava tra i cipressi, le dita che si aggrappavano alle pietre. Lui sentiva il suo fiato caldo, il modo in cui la figa pulsava e succhiava, già vicina di nuovo. La tirò su, le fece voltare il busto, la baciò di lato mentre continuava a fotterla da dietro, una mano che le scendeva sul clitoride gonfio e lo strofinava in cerchi stretti, bagnati.

Si spostarono verso la riva senza mai separarsi del tutto. Rafael la sollevò tra le braccia, l’acqua che gli scorreva lungo la schiena, e la stese sull’erba alta ancora calda del pomeriggio. Noelle aprì le gambe subito, lo guidò di nuovo dentro di sé con una mano, lo avvolse con le cosce forti. Lui la scopò dall’alto, spinte lunghe e pesanti, il petto contro i suoi seni morbidi che ondeggiano, i capezzoli che graffiavano la sua pelle. Lei gli graffiò la schiena, gli morse la spalla, gli sussurrò all’orecchio parole sporche e basse:

«Così… più a fondo… senti come ti bagno tutto. La mia figa è tua adesso. Scopami finché non mi fai venire di nuovo. Voglio il tuo cazzo che mi esplode dentro.»

Rafael accelerò, il suono umido e carnale dei loro corpi che si scontravano, il odore di sesso e lago e erba calda. Le sollevò le ginocchia contro il petto, la aprì di più, guardò il proprio cazzo sparire e riemergere lucido tra le labbra gonfie. Noelle guardava anch’essa, gli occhi scuri lucidi di piacere, la bocca aperta. Poi lo fece rotolare, si mise a cavalcioni, le ginocchia affondate nell’erba. Si impalò da sola fino in fondo con un gemito gutturale e iniziò a dondolare i fianchi, avanti e indietro, poi su e giù, le tette che ballavano pesanti davanti al suo viso. Rafael le afferrò i seni, li strinse, li succhiò alternando i capezzoli mentre lei lo cavalcava con avidità, il clitoride che sfregava contro la base del suo cazzo a ogni discesa.

«Guarda come ti prendo», ansimò lei, la voce spezzata. «Tutto. Ogni centimetro. Sono venuta solo a pensarti nascosto tra i cespugli a guardarmi. Adesso scopami sul serio.»

Lui le tenne i fianchi e spinse dal basso, incontrando ogni suo movimento, più duro, più veloce. Noelle gettò indietro la testa, i capelli castani bagnati che le sbattevano sulla schiena, e venne per la seconda volta con un grido acuto, la figa che si contraeva a ondate violente intorno a lui, i fluidi caldi che scendevano lungo le sue palle. Rafael non si fermò. La fece girare di nuovo a quattro zampe sull’erba, le entrò da dietro con una spinta secca e la scopò senza pietà, le mani che le affondavano nelle natiche, le dita che le allargavano per vedere meglio dove il suo cazzo spariva. Noelle spingeva indietro a ogni colpo, gemendo «ancora, ancora, riempimi», la schiena inarcata, il viso contro l’erba profumata.

Sentì l’orgasmo montare da basse, le palle che si stringevano. Le cacciò due dita in bocca, lei le succhiò avidamente mentre lui la fotteva più forte. Poi ritirò le dita, le portò sul suo clitoride e lo strofinò in tempo con le spinte. Noelle scoppiò di nuovo, un orgasmo lungo che la fece tremare tutta, le ginocchia che cedevano. Solo allora Rafael si lasciò andare: spinse fino in fondo, gemette il suo nome e scaricò a getti caldi e spessi, il seme che le riempiva la figa già colma, che traboccava e scendeva lungo le cosce interne mescolato ai suoi liquidi. Continuò a muoversi piano, a spingere il suo orgasmo più a fondo, finché non ebbe più nulla da dare.

Crollarono insieme sull’erba, ansimanti, sudati, i corpi ancora uniti. Il cazzo di Rafael restò dentro di lei ancora qualche istante, morbido e sazio, mentre l’ultimo brivido li scuoteva. L’acqua del lago li lambiva ai piedi. Noelle gli accarezzò i capelli bagnati, lo baciò lenta e profonda, la lingua che assaporava ancora il sapore di entrambi.

Si staccarono piano. Lei si distese di fianco, una coscia ancora gettata sul suo fianco, lo sperma che le colava caldo e denso sulla pelle chiara. Rafael le tracciò con un dito il solco tra i seni, giù fino al ventre. Il sole era quasi sparito dietro i cipressi; le prime ombre lunghe coprivano la riva.

Noelle sorrise contro la sua spalla, gli occhi socchiusi di piacere sazio. Lui non sapeva. Non poteva saperlo. Mentre il suo respiro si calmava e le dita di lui le accarezzavano ancora la schiena nuda, Noelle teneva chiusa in sé la verità: da tre giorni teneva nascosta nella tasca interna della sua giacca da guida una polaroid che aveva rubato dalla borsa di Rafael l’unica volta che l’aveva visto al bar del paese. Non un paesaggio. Un ritratto sfocato di lei stessa, scattato di nascosto giorni prima mentre guidava un altro gruppo sulla riva opposta. Quella sera stessa, appena lui se ne fosse andato, l’avrebbe appoggiata sul comodino accanto al letto, accanto alle altre che aveva già raccolto di lui. E domani, quando Rafael si sarebbe presentato all’ufficio del turismo per il tour fotografico che aveva prenotato senza sapere chi fosse la guida, lei gli avrebbe sorriso come se fosse la prima volta, tenendo quel segreto caldo tra le cosce ancora umide di lui.

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