Surrendering to the Divorcee Next Door
Un divorziato di 42 anni si scopa con gusto la troia procace di 38 anni, migliore amica della ex moglie.
Warrick aveva quarantadue anni e il divorzio fresco come la vernice ancora appiccicosa sulle pareti del soggiorno. La casa nuova odorava di cartone e solitudine; l’aveva scelta proprio perché stava dall’altra parte della città rispetto a Kiara, l’ex moglie che gli aveva lasciato addosso un sapore amaro di cose finite male. La prima volta che vide Marisol fu nel vialetto, mentre scaricava scatoloni. Lei aveva trentotto anni, un corpo procace che la canottiera bianca non riusciva a contenere del tutto, seni pesanti che si muovevano a ogni passo, fianchi larghi e un culo rotondo stretto nei leggings neri. I capelli scuri le cadevano sulle spalle e lo sguardo era già malizioso quando si presentò con un sorriso troppo consapevole.
«Sei il nuovo vicino. Warrick, vero? Kiara mi ha parlato di te.»
Il nome dell’ex moglie cadde tra loro come una lama. Marisol era la sua migliore amica da vent’anni. Warrick lo sapeva. Lei lo sapeva. E proprio per quello i secondi di silenzio che seguirono furono densi, proibiti. Lui le strinse la mano e sentì il calore della pelle, il pollice che sfiorò il dorso della sua un attimo di troppo. Marisol non ritrasse la mano subito. Lo guardò dritto negli occhi e lui pensò: questa sa esattamente cosa sta facendo.
Nei giorni successivi si salutavano oltre la recinzione bassa. Lei innaffiava i fiori in monokini troppo piccoli, seno che sporgeva, cosce lucide di crema. Lui tagliava l’erba a torso nudo, sudore che gli scendeva lungo i pettorali, e ogni volta che alzava lo sguardo la trovava che lo fissava. Il tabù era lì, tra loro, vivo: tradire l’amicizia di Kiara, scoparsi la migliore amica dell’ex mentre lei ancora gli scriveva messaggi gelosi. Entrambi lo desideravano. Entrambi lo sapevano.
Quella sera l’afa era soffocante. L’aria non si muoveva. Warrick stava in cucina a bere una birra quando il campanello suonò. Aprì e trovò Marisol sulla soglia, in una vestaglia di seta color crema legata appena sopra le anche. Sotto non c’era quasi niente: la scollatura lasciava vedere la valle profonda tra le tette, i capezzoli duri che premevano contro il tessuto leggero. I capelli erano sciolti, le labbra lucide.
«Il rubinetto della cucina perde di brutto», disse con voce roca. «Puoi darmi una mano? Non so stringere quella chiave inglese da sola.»
Lui la fece entrare. L’odore di lei — vaniglia e pelle calda — gli riempì le narici. In cucina la vestaglia si scostò un poco quando lei si piegò sul lavandino, mostrando la curva nuda di un gluteo. Warrick strinse i denti. Marisol si voltò e lo guardò senza più fingere.
«Ti ho sempre voluto», mormorò. «Anche quando eri ancora sposato con Kiara. La notte del suo compleanno, due anni fa, ti guardavo e mi bagnavo solo a pensare a come mi avresti scopata. È così eccitante… sapere che sto per tradire la mia migliore amica. Che mi farò fottere dal suo ex e che lei non saprà mai quanto mi godo il suo cazzo.»
Warrick non resistette. La afferrò per i fianchi con entrambe le mani, la trasse contro di sé e la baciò con fame. Lingue che si cercavano, denti che graffiavano il labbro inferiore. Lei gemette in bocca a lui, aprendo le cosce per far pressare il suo cazzo già duro contro la figa coperta solo da un perizoma sottile. Si abbandonarono consapevoli, scelti, adulti che sapevano esattamente quanto fosse sporco e proibito ciò che stavano facendo.
Marisol scese in ginocchio sul pavimento della cucina. Gli slacciò i pantaloni, tirò fuori il cazzo grosso e teso, lo guardò negli occhi e lo prese in bocca tutto d’un fiato. Succhiava con avidità, guance cave, saliva che gli colava lungo le palle. La lingua gli girava intorno al glande, poi scendeva a leccare la vena pulsante mentre una mano gli massaggiava il sacco. Warrick le afferrò i capelli e spinse piano, sentendola gorgogliare di piacere. Lei non distoglieva lo sguardo: occhioni scuri, umidi, da troia consapevole.
«Cazzo, Marisol… così…»
Quando la tirò su era già fuori di sé. La fece girare, le alzò la vestaglia fino alla vita, le strappò il perizoma e la piegò sul tavolo di legno. La figa era gonfia, lucida, che gli gocciolava lungo l’interno coscia. Entrò con una spinta sola, fino in fondo, e lei urlò. La scopò con forza da dietro, mani strette sui fianchi larghi, bacino che batteva contro il suo culo con schiocchi umidi.
«La troia della mia ex-moglie», ringhiò, schiaffeggiandole una chiappa rossa. «Ti piace, eh? Farti chiamare così mentre ti riempio di cazzo.»
«Sì… sì, scopami, Warrick… più forte… sono la sua troia, scopami come una puttana…»
Le diede un altro ceffone sul culo, poi un altro ancora, lasciando l’impronta della mano. Marisol spingeva indietro, chiedendo di più. Lui la girò di scatto, la sollevò e la portò sul divano del soggiorno. La stese sulla schiena, le aprì le gambe e rientrò in missione, spingendo a fondo mentre le infilava due dita nel culo stretto. Lei si contrasse intorno a lui, un urlo acuto le uscì dalla gola.
«Oh dio… le dita nel culo… fottilo, fottilo tutto… riempimi, Warrick, sborrami dentro, ti prego…»
La figa gli si strinse a spasmi violenti. Marisol godeva con il corpo intero che tremava, unghie conficcate nella sua schiena, seno che rimbalzava a ogni spinta. Warrick non ce la fece più: le venne dentro con getti caldi e densi, sborrando a ondate mentre lei continuava a contrarsi intorno al cazzo, mungendolo fino all’ultima goccia. Rimasero agganciati, sudati, ansimanti, il seme che già iniziava a colarle fuori lungo la fessura arrossata.
Marisol riprese fiato piano, un sorriso soddisfatto e sporco le si aperse sulle labbra. Gli accarezzò il petto sudato e gli sussurrò contro la bocca:
«Questa sarà solo la prima di tante notti segrete. Ogni volta che Kiara sarà lontana… o anche quando sarà vicino e non sospetterà niente. Tornerò. E tu mi scoperai di nuovo come la troia che sono.»
Si rivestì lentamente, la vestaglia che scivolava di nuovo sulla pelle segnata dai suoi palmi. Gli diede un ultimo bacio sporco, lingua che leccava il sapore di entrambi, poi uscì nella notte afosa lasciando la porta socchiusa dietro di sé. Warrick restò sul divano, il cazzo ancora semi-duro e lucido del loro sesso misto, sapendo che il tabù aveva solo cominciato a scavare.
Warrick non aveva spento le luci. Il sapore di Marisol gli restava ancora sulla lingua quando, tre sere dopo, il campanello tornò a suonare. Fuori l’afa non aveva mollato di un millimetro. Aprì e lei entrò senza una parola, vestita solo di un tubino nero strettissimo che le segnava le tette pesanti e il culo rotondo come se fossero in mostra. Niente mutandine. Lo capì subito dallo sguardo.
«Kiara mi ha chiamato mezz’ora fa», disse Marisol chiudendo la porta alle sue spalle. «Mi ha raccontato che stasera esce con le amiche. Che tu stai “sistemando la casa nuova”. Mi ha chiesto se volevo unirmi a loro.» Un sorriso cattivo le spezzò le labbra. «Le ho detto di no. Le ho detto che avevo mal di testa. Poi sono venuta qui a farmi riempire di cazzo dal suo ex.»
Warrick la afferrò per la nuca e la baciò come se volesse mangiarla. Lingue che si scontravano, denti che le graffiavano il labbro inferiore fino a farle gemere. Marisol gli strappò la maglietta, unghie lunghe che gli solcavano il petto sudato. Lui la spinse contro il muro del corridoio, le alzò il tubino fino ai fianchi e le infilò due dita dritto nella figa già zuppa. Lei era scivolosa, calda, che gli pulsava intorno alle nocche.
«Cazzo, sei già aperta come una troia in calore», ringhiò contro il suo orecchio. «Ti sei bagnata pensando a quanto fai schifo a tradire la tua migliore amica?»
«Sì…» ansimò lei, aprendo le cosce. «Tutta la strada fino a qui mi toccavo sotto il volante. Pensavo a come mi avresti spaccato. Al fatto che Kiara non saprà mai che il cazzo che mi scopa è lo stesso che l’ha scopata per anni.»
Warrick le tolse le dita, se le portò alla bocca e le leccò lente, tenendole gli occhi addosso. Poi la fece girare di scatto, le piegò la schiena e le spalmò le chiappe. Le diede uno schiaffo secco, poi un altro, la pelle che arrossava subito. Marisol spingeva il culo indietro, cercando il contatto. Lui si abbassò i pantaloni, il cazzo già duro che le schiaffeggiò la fessura umida, e la penetrò con una spinta sola fino in fondo. Entrambi gemettero. La figa di lei lo strinse da ogni parte, vellutata e disperata.
La scopò contro il muro con colpi lunghi e pesanti, mani strette sui fianchi larghi, bacino che batteva con schiocchi umidi. Marisol teneva le palme piatte sull’intonaco, i seni che sbattevano fuori dal tubino a ogni spinta. Warrick le afferrò i capelli scuri e le tirò la testa indietro, facendole inarcare la schiena.
«Dillo», ordinò. «Dillo mentre ti fotto.»
«Sono la troia di Kiara…» singhiozzò lei di piacere. «La migliore amica che si fa montare dal suo ex come una cagna in calore. Più forte, Warrick… spaccami…»
Lui accelerò, le diede un altro ceffone sul culo e le infilò il pollice nel buco stretto del culo. Marisol urlò, il corpo che le tremava. La portò così fino al soggiorno, senza mai uscire da lei, e la fece cadere a quattro zampe sul tappeto. Si mise in ginocchio dietro, le riprese i fianchi e ricominciò a martellarla, più profondo, più sporco. Ogni spinta faceva schioccare le palle contro la figa gonfia. Lei si masturbava il clitoride con dita frenetiche, gemendo a bocca aperta.
«Vieni sul mio cazzo», le ordinò. «Vieni sapendo che sei la puttana segreta di entrambi.»
Marisol esplose. La figa le si contrasse a ondate violente, un urlo lungo e rauco che le uscì dalla gola mentre il corpo intero andava in spasmo. Warrick non si fermò. Continuò a scoparla attraverso l’orgasmo, godendosi ogni contrazione che gli mungeva il cazzo. Quando lei smise di tremare la girò sulla schiena, le aprì le gambe fino a quasi spezzarle e rientrò con una spinta che le fece alzare il bacino da terra.
Le tese le tette pesanti, le strinse i capezzoli scuri tra le dita e le tirò. Marisol ansimava già di nuovo, gli occhi lucidi di lussuria. Lui le sputò sulla figa, le massaggiò il clitoride col pollice mentre la scopava a fondo, e lei iniziò a parlare di nuovo, la voce spezzata.
«Ti ho sempre desiderato… anche alle cene di coppia… ti guardavo e pensavo a come saresti stato dentro di me mentre Kiara era in bagno. Adesso sei mio. Il tuo cazzo è mio stanotte. Sborrami dentro… riempimi… voglio uscire da qui con il tuo seme che mi cola lungo le cosce mentre lei mi manda i messaggi.»
Warrick la sollevò di peso, la fece sedere sul cazzo e la fece rimbalzare. Le tette le sbattevano sul petto a ogni salita. Marisol gli stringeva le spalle, le unghie conficcate nella carne, e si muoveva come una prostituta che sa esattamente cosa sta vendendo. Lui le leccò il collo, le morse la spalla, le sussurrò contro la pelle sudata:
«Domani quando le parli al telefono penserai a questo. A quanto ti ho riempito. A come ti ho chiamato troia mentre ti venivo dentro.»
«Sì… cazzo sì…» Lei accelerò, si alzò e si riabbassò con violenza, il culo che gli schiaffeggiava le cosce. «Usami. Usami come la puttana che sono. La migliore amica della tua ex che si fa fottere in segreto.»
Warrick la stese di nuovo, le piegò le ginocchia al petto e la scopò a martellate. Il suono era obsceno: pelle contro pelle, umido, veloce. Marisol godeva una seconda volta, più forte della prima, il corpo che si contorceva sotto di lui, la figa che gli succhiava il cazzo con spasmi disperati. Lui non reggeva più. Con un ringhio le sborrò dentro a getti densi e caldi, spingendo fino in fondo a ogni scarica, riempiendola mentre lei continuava a contrarsi e a mungerlo.
Rimasero così, agganciati, ansimanti, il seme che già iniziava a colarle fuori lungo la fessura arrossata e il buco del culo ancora semi-aperto. Warrick le restava dentro, il cazzo che pulsava gli ultimi residui. Marisol gli accarezzò i capelli bagnati di sudore, un sorriso sporco e soddisfatto le aprì le labbra.
«Ancora non basta», mormorò a voce roca. «Tra un’ora te lo rifaccio succhiare. Voglio sentire il sapore di entrambi sulla lingua mentre tu mi scopi di nuovo la gola. E poi mi rimetti a pecora e mi riempi un’altra volta. Ogni notte che Kiara non sa niente. Ogni volta che mi guarda in faccia e mi chiama amica.»
Warrick le baciò il seno, leccando il capezzolo ancora duro, e rimase dentro di lei, il corpo ancora pesante sul suo, il tabù che gli pulsava nelle vene più forte del sangue.
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