Neve nel Locker: Il Migliore Amico la Prende Davanti a Me

Miriam, 29 anni, si fa scopare dalla sua amica d’infanzia Brigitte, 31 anni, davanti al marito cuckold Emmett che guarda eccitato.

13 min read September 19, 2026New

Emmett aveva trentadue anni e da mesi nutriva quella fantasia che lo bruciava ogni volta che chiudeva gli occhi. Era un marito devoto, attento, sempre pronto a coccolare Miriam, ma nel segreto più sporco desiderava vederla usata, umiliata, godere di un piacere che lui non riusciva a darle. Miriam aveva ventinove anni, un corpo disinibito e una bellezza da far girare la testa: seni pieni, cosce sode, un sorriso da puttana raffinata che sapeva esattamente quanto potesse far male e quanto potesse far godere. Quella sera, dopo la partita di calcetto tra amici al centro sportivo, negli spogliatoi deserti, tutto stava per spezzarsi.

Brigitte era tornata in città. Trentuno anni, amica d’infanzia di Miriam, sposata, fisico da modella che ancora faceva girare le teste: tette sode, culo alto, addome piatto lucido di sudore. Aveva giocato come una furia e ora, sotto le docce aperte, l’acqua calda le scorreva tra i capelli bagnati mentre rideva con Miriam. Emmett era rimasto indietro, in pantaloncini ancora umidi, il cuore che batteva troppo forte. Le guardava. Non poteva farne a meno.

Miriam si passò la saponetta sul petto con lentezza voluta, i capezzoli già duri. Brigitte le si avvicinò da dietro, le mani sulle anche, le labbra quasi sull’orecchio.

«Ti sei fatta ancora più troia da quando mi sono trasferita, vero?» mormorò Brigitte, la voce roca.

Miriam rise, ma lo sguardo andò dritto a Emmett. «Lui sa tutto. Guarda come ci fissa già. Povero maritino.»

Emmett sentì il cazzo tendersi nei pantaloncini. L’umiliazione era calda, spessa, deliziosa. Non disse una parola. Si limitò a restare lì, schiena contro gli armadietti freddi, mentre le due donne si toccavano sotto l’acqua. Brigitte scivolò una mano tra le cosce di Miriam, le dita che aprivano le labbra bagnate, e Miriam gemette senza vergogna.

«Cazzo, sei già gocciolante», rise Brigitte. «Davanti a lui, poi. Che spettacolo.»

Si baciarono. Non un bacio leggero: lingue profonde, denti, saliva che mescolava il sapore del sudore e del sapone. I corpi bagnati si strusciavano, tette contro tette, il pube di Brigitte premuto contro la coscia di Miriam. Emmett stringeva i pugni. Il cazzo gli faceva male, imprigionato.

Miriam staccò le labbra e fissò il marito dritto negli occhi, la voce sporca, piena di saliva e di voglia.

«Vuoi davvero vedere la mia migliore amica che mi prende come una troia? Dillo. Adesso.»

Emmett deglutì. La voce gli uscì roca, umiliata e eccitata allo stesso tempo. «Sì. Ti prego. Continuate. Voglio vederti scopata.»

Brigitte afferrò i capelli bagnati di Miriam, tirandole la testa indietro, e sogghignò verso di lui.

«Senti il maritino inutile che implora. Mi piace umiliarlo. Mi piace sapere che il suo cazzo serve solo a guardare mentre io ti apro.»

Miriam annuì, gli occhi lucidi di lussuria. «Fallo. Usami. Davanti a lui.»

Brigitte aveva portato nella borsa lo strap-on spesso, scuro, realistico, quello che usavano nei weekend lontani quando ancora vivevano vicine. Lo allacciò sotto l’acqua con mani esperte, il dildo che sporgeva pesante tra le sue anche. Miriam lo guardò e le si bagnò ancora di più. Emmett non riusciva a staccare gli occhi: quella cosa avrebbe riempito sua moglie meglio di lui, e tutti e tre lo sapevano.

Brigitte piegò Miriam contro gli armadietti metallici. Il petto di Miriam schiacciato contro le ante fredde, il culo offerto, gocce d’acqua che scendevano tra le chiappe. Brigitte le spalmò la fessa con due dita, poi spinse il cazzo finto dentro di lei con un colpo secco, fino in fondo.

«Ah—cazzo!» urlò Miriam, le unghie che graffiavano il metallo. «Che spessore… mi apre tutta…»

Brigitte la prese da dietro con forza, spinte profonde e ritmate, il bacino che sbatteva contro le natiche sode di Miriam. Ogni botta faceva tintinnare gli armadietti.

«Puttana di tuo marito», ringhiò Brigitte all’orecchio di Miriam, abbastanza forte perché Emmett sentisse ogni sillaba. «Ti scopo come meriti. Guardalo. Guardalo mentre ti riempio.»

Miriam girò la testa, gli occhi confitti in quelli di Emmett, la bocca aperta in gemiti rochi.

«Guardami negli occhi mentre mi fotte. Guardami. Il cazzo di Brigitte mi riempie meglio del tuo, Emmett. Lo sento battermi contro il punto giusto a ogni spinta. Tu non ci arrivi così a fondo. Mai.»

Emmett gemé, una mano che premeva sul rigonfiamento dei pantaloncini senza osare tirarlo fuori. «Sì… raccontamelo… ti prego…»

Brigitte accelerò, schiaffi secchi sul culo di Miriam che lasciavano segni rossi. L’acqua della doccia ancora accesa bagnava tutto, rendeva i corpi scivolosi, osceni.

«Tua moglie stringe come una vera troia», disse Brigitte a Emmett senza smettere di spingere. «Succhia il mio cazzo con la figa. Senti che rumori fa? Schiocchi umidi, da gran porca. E tu resti lì col tuo pisello inutile a guardare.»

Miriam veniva già, le gambe che tremavano, un urlo strozzato contro l’armadietto. «Vengo—sto venendo sul cazzo della mia amica—Emmett, guardami, guardami mentre squirt o quasi, cazzo…»

Brigitte non le diede tregua. La fece girare, la spinse in ginocchio sul pavimento bagnato delle piastrelle. Il dildo lucido dei succhi di Miriam era davanti alla sua bocca.

«Succhia. Puliscilo. Mostra a tuo marito come si fa.»

Miriam obbedì con voracità, le labbra che si chiudevano attorno allo spessore, la lingua che girava, bava che colava sul mento. Guardava Emmett mentre pompava la testa avanti e indietro, occhi da puttana soddisfatta. Brigitte teneva i suoi capelli e spingeva più a fondo, fino a farle toccare il fondo della gola.

«Brava cagna. Tuo marito non merita questa bocca. Io sì.»

Poi la sollevò, la stese sulla panca di legno al centro dello spogliatoio. Miriam a gambe aperte, culo sul bordo, tette che oscillavano. Brigitte si infilò di nuovo tra le sue cosce e riprese a fotterla in missionario, spinte profonde che facevano scricchiolare la panca. Le schiaffeggiava il culo a ogni entrata, il suono secco che riempiva la stanza insieme ai gemiti.

«Digli quanto sei piena», ordinò Brigitte.

Miriam, ansimante, fissò Emmett. «Sono piena. Mi allarga, mi batte l’utero, mi fa sentire una vera troia. Il tuo cazzo è troppo piccolo dopo questo, amore. Dovrò farmi scopare da lei ogni volta che torna in città. E tu guarderai. Sempre.»

Brigitte rise, sudata, bellissima e crudele. «Il maritino adora ogni parola, vero? Guardalo: il cazzo gli piange nei pantaloncini e non osa nemmeno toccarsi senza permesso. Sei un cuck patetico e delizioso, Emmett. Continua a guardare mentre monello tua moglie sulla panca come si monella una prostituta pagata.»

Emmett annuiva, la faccia rovente, la voce spezzata. «Sì… scopala… usala… è tua stasera…»

Le spinte diventarono più pesanti, più sporche. Miriam si aggrappava alle spalle di Brigitte, le unghie conficcate, e gli diceva cose sempre peggiori: quanto fosse stretta intorno a quel cazzo, quanto le piacesse essere guardata mentre veniva aperta, quanto Emmett fosse perfetto solo quando stava zitto e sofferente di piacere. Brigitte le leccava i capezzoli, le mordeva il collo, le sussurrava che l’avrebbe fotuta finché non avesse più tenuto le gambe chiuse.

L’acqua delle docce ormai era solo un rumore di fondo. L’aria sapeva di sesso, sapone e umiliazione. Miriam aveva un secondo orgasmo più forte, il corpo che si inarcava, un filamento di liquido che scendeva lungo la panca. Brigitte non si fermò. Continuò a spingere, a schiaffeggiare, a parlare sporco a entrambi.

Quando tirò fuori il dildo, lucido e gocciolante, Miriam era un disastro meraviglioso: cosce tremanti, figa aperta e rossa, bocca gonfia. Brigitte se lo passò sulle labbra di Miriam come un trofeo, poi guardò Emmett con un sorriso cattivo.

«Non abbiamo finito. Tua moglie può ancora prendere. E tu puoi ancora ingoiare ogni parola che ti buttiamo addosso.»

Miriam, ancora distesa, allungò una mano verso il marito senza toccarlo, solo per tenerlo lì, inchiodato al suo posto di spettatore. La voce le uscì rauca, piena di promessa.

«Resta. Guarda. Tra poco Brigitte mi farà qualcosa di ancora più sporco… e tu non muoverai un muscolo se non quando te lo dirò io.»

Brigitte stava già accarezzando di nuovo le cosce aperte di Miriam, le dita che entravano facilmente nella fessa gonfia, preparando il turno successivo. L’erezione di Emmett pulsava dolorosa, dimenticata, mentre la tensione nello spogliatoio deserto restava appesa come un filo pronto a spezzarsi ancora di più.

Brigitte infilò tre dita nella figa gonfia di Miriam e le allargò piano, godendosi lo schiocco umido che riempì lo spogliatoio. Miriam ansimò, le cosce che sbattevano contro il legno della panca, e fissò Emmett senza pietà.

«Vieni più vicino. In ginocchio. Voglio che puzzi di noi mentre ti raccontiamo quanto sei inutile.»

Emmett obbedì subito, le ginocchia che schiaffeggiarono le piastrelle bagnate. Il cazzo gli tendeva i pantaloncini fino a far male, una macchia scura già visibile sul tessuto. Non osò toccarsi. Miriam glielo aveva proibito con lo sguardo.

Brigitte sfilò le dita lucide e le spinse dritto nella bocca di Emmett.

«Lecca. Assaggia tua moglie sul mio odore. Così impari che gusto ha quando la scopa un’altra.»

Emmett succhiò come un cane affamato, la lingua che ripuliva ogni filo di bava e di sesso. Il sapore era forte, salato, mischiato al sapone e al sudore di entrambe. Brigitte rise e gli diede uno schiaffo leggero sulla guancia ancora piena delle sue dita.

«Bravo cuck. Ora resta lì e taci.»

Si voltò di nuovo verso Miriam, le afferrò le caviglie e le piegò fino a spingerle le ginocchia contro il petto. La figa di Miriam restò spalancata, rossa, gocciolante, le labbra gonfie che pulsavano. Brigitte si accovacciò e ci sputò sopra due volte, poi riallineò lo strap-on e entrò di nuovo con una spinta unica, fino in fondo.

«Ah—cazzo di merda—più a fondo—ancora—»

Il dildo nero sparì tutto. Brigitte iniziò a martellare con ritmo pesante, il bacino che sbatteva forte, le tette di Miriam che oscillavano a ogni colpo. Gli armadietti dietro di loro tintinnavano di nuovo. L’acqua delle docce ormai spente gocciolava ancora dai rubinetti, ma il vero rumore era quello della carne contro carne e dei gemiti rauchi di Miriam.

«Digli quanto sei piena adesso», ordinò Brigitte, senza rallentare. «Digli che il suo cazzetto non ti arriva manco a metà di dove sto arrivando io.»

Miriam, la voce spezzata dalle spinte, guardò il marito in ginocchio a un metro da lei.

«Mi arriva all’utero, Emmett. Lo sento battere lì, duro, spesso. Tu non mi hai mai aperta così. Mai. Quando mi scopi a casa resto quasi delusa. Con lei vengo già al secondo minuto. Guarda come mi scappa il fiato. Guarda come mi tremano le cosce. Sono la puttana della mia migliore amica e tu stai lì a farla da cane da guardia col pisello che piange.»

Emmett gemé basso, le mani strette sui fianchi per non toccarsi. «Sì… sei la sua puttana… continui… ti prego…»

Brigitte accelerò. Prese una delle tette di Miriam, se la portò alla bocca e le morse il capezzolo mentre continuava a fotterla. Miriam urlò, un urlo lungo, sporco, e venne di nuovo: il corpo che si inarcò, un getto chiaro che schizzò contro il ventre di Brigitte e colò sullo strap-on. Brigitte non si fermò. Continuò a spingere attraverso l’orgasmo, costringendola a prendere ogni centimetro mentre le gambe di Miriam si contraevano e si rilassavano a scatti.

«Ancora. Non ti lascio riposare. Emmett deve vedere la sua mogliettina ridotta a un buco che schizza.»

Tirò fuori il dildo, lo passò sulle labbra di Miriam perché lo leccasse di nuovo, poi la fece alzare e la spinse di spalle contro gli armadietti. Miriam si aggrappò alle maniglie di metallo. Brigitte le sollevò una gamba e la tenne aperta, infilandosi di lato, di nuovo fino in fondo. La posizione era scomoda, oscena, le tette schiacciate contro il freddo del metallo. Ogni spinta faceva tintinnare tutto lo spogliatoio.

«Tua moglie mi stringe da dio», disse Brigitte a Emmett, sudata, i capelli bagnati appiccicati alla schiena. «La figa le fa succhio a ogni ritirata. Senti? Schiocchi da gran maiala. E tu? Il tuo cazzo serve solo a essere guardato e disprezzato. Togliti i pantaloncini. Fallo vedere. Voglio ridere.»

Emmett obbedì con le mani tremanti. Si calò i pantaloncini e le mutande. Il cazzo gli saltò fuori, duro, rosso, gocciolante di liquido preorgasmo, ma nettamente più piccolo e meno imponente di quello finto che stava martellando Miriam. Brigitte lo fissò e sghignazzò forte, senza fermarsi di fottere.

«Patetico. Davvero. Miriam, guardalo un secondo. Quella cosa lì è tutto ciò che ti offre a casa. Poi torni da me e ti fai riempire come si deve.»

Miriam girò la testa, vide il cazzo del marito e rise tra un gemito e l’altro, crudele e eccitata.

«Povero piccolo. Non ti bastava già sapere che non mi riempi? Ora lo vedi pure messo a confronto. Brigitte, spingi più forte. Voglio venire di nuovo mentre lui sta lì col suo pisello ridicolo a guardarmi squirtare.»

Brigitte obbedì. Le spinte diventarono violente, profonde, il bacino che schiaffeggiava le natiche di Miriam con forza. Miriam venne di nuovo, un urlo strozzato, le unghie che graffiarono la vernice degli armadietti, un altro filamento di liquido che scese lungo la coscia alzata. Brigitte le tenne la gamba su e continuò a usarla ancora per lunghi secondi, godendosi i spasmi della figa che le stringeva lo strap-on.

Quando finalmente tirò fuori, Miriam barcollò. Brigitte la fece inginocchiare di fronte a Emmett, a poca distanza dal cazzo scoperto del marito. Poi si tolse lo strap-on ancora lucido dei succhi di Miriam e lo passò al marito.

«Tienilo. Annusalo. È pieno di tua moglie. Poi dagli un bacio sul dildo come si bacia un vero cazzo.»

Emmett lo prese con entrambe le mani. L’odore era forte, sessuale, mischiato al sapore che aveva ancora in bocca. Si chinò e baciò la testa del dildo, poi leccò lungo l’asta come gli era stato ordinato. Miriam, ancora in ginocchio, lo guardava con un sorriso da puttana soddisfatta e gli afferrò i capelli.

«Bravo cuck. Adesso apri la bocca. Brigitte ti spaccherà un po’ la gola con lo stesso cazzo che mi ha appena aperto l’utero. Voglio vederti soffocare sul mio sesso.»

Brigitte riallacciò lo strap-on in un attimo e si piazzò davanti a Emmett. Gli afferrò la testa e spinse il dildo bagnato di Miriam dritto in gola. Emmett tossì, gli occhi che lacrimavano, ma restò fermo a prenderlo. Brigitte gli scopò la bocca con spinte corte e profonde, abbastanza perché lui sentisse ogni centimetro e il sapore di sua moglie gli riempisse la lingua.

«Succhia, maritino. Pulisci quello che ho usato sulla tua donna. E mentre lo fai, Miriam ti parlerà.»

Miriam si alzò, si mise dietro Emmett ancora in ginocchio e gli parlò all’orecchio mentre lui veniva sfondato in gola.

«Ogni volta che torni a casa e mi metti le mani addosso penserai a questo. A come la mia amica mi ha aperta meglio di te. A come ti ho fatto stare in ginocchio a leccare. Ti farò raccontare tutto di nuovo mentre ti faccio sborrare senza toccarti. Sei il mio cuck perfetto. Piccolo. Utile solo a guardare e a soffrire di piacere.»

Brigitte tirò fuori il dildo dalla bocca di Emmett, un filo di bava che collegava le sue labbra alla testa scura. Miriam si stese di nuovo sulla panca, gambe spalancate, e fece cenno a Brigitte.

«Finisci dentro di me. Voglio l’ultimo orgasmo forte. E lui deve restare a un palmo dal mio culo a guardare ogni spinta.»

Brigitte si infilò di nuovo tra le cosce di Miriam e riprese a fotterla con furia. Emmett, in ginocchio proprio lì, vedeva tutto da vicino: la figa che si apriva e si chiudeva intorno allo spessore, i succhi che schizzavano a ogni ritirata, le labbra gonfie che stringevano. Il suo cazzo pulsava dimenticato, gocciolante sul pavimento. Non gli fu permesso di toccarlo.

Miriam si aggrappò ai bordi della panca e urlò contro le spinte.

«Più forte—scopami da puttana—riempimi—Emmett, guarda come mi prende—guarda come mi allarga—il tuo cazzo non serve più a niente quando c’è lei—vengo—sto venendo di nuovo—cazzo—»

L’orgasmo la scosse tutta. Il corpo si piegò, un getto più abbondante che bagnò il basso ventre di Brigitte e colò sulla panca e quasi sul viso di Emmett, troppo vicino. Brigitte continuò a spingere attraverso le ultime contrazioni, poi si fermò affondata fino in fondo, godendosi i spasmi finali.

Tirò fuori lentamente. La figa di Miriam restò aperta, rossa, che pulsava, un filo denso che scendeva. Brigitte afferrò Emmett per i capelli e gli premette la faccia contro quella figa usata.

«Lecca tutto. Ripulisci tua moglie. Ingoia quello che le ho fatto uscire. E non sborrare. Non hai il permesso. Il tuo cazzo resta duro e ignorato.»

Emmett leccò come un disperato: labbra, clitoride, buco ancora aperto, ogni goccia. Miriam gli tenne la testa premuta lì, ansimando, e gli parlò con voce rauca e crudele mentre lui le ripuliva la figa con la lingua.

«Bravo cagnolino. Continua a leccare. Questa è la tua unica funzione stasera. E la prossima volta che Brigitte torna in città ti farò stare di nuovo in ginocchio mentre lei mi monella. E tu ringrazierai. Sempre.»

Brigitte si sedette sulla panca accanto a Miriam, sudata, lo strap-on ancora eretto e lucido, e gli diede un ultimo calcio leggero sul cazzo duro e non toccato.

«Guarda che bella sborra trattenuta. Che marito utile: serve solo a leccare figa di altri e a restare col cazzo piangente senza venire. Miriam, mandalo a casa così. Che cammini con i pantaloni che gli fasciano il pisello duro e pieno di umiliazione.»

Miriam rise, spinse via la testa di Emmett dalla sua figa e gli sputò in faccia, un filo di saliva che gli colò sul mento ancora bagnato dei suoi succhi.

«Alzati, cuck. Rimettiti i pantaloncini sopra quel cazzo inutile e porta a casa l’odore di come mi ha scopata. Stasera non ti faccio sborrare. Dormirai col cazzo che ti fa male e con la certezza che la mia figa è ancora aperta e piena del ricordo del cazzo della mia amica, non del tuo.»

Emmett si alzò, le gambe tremanti, il cazzo che gli pulsava da far male, e si calò di nuovo i pantaloncini sopra l’erezione ignorata. Brigitte e Miriam si baciarono ancora, lingue lente, sporche, mentre lui restava in piedi a guardarle, umiliato e più duro di quanto fosse mai stato in vita sua.

Miriam gli rivolse l’ultimo sguardo, gli occhi lucidi di sesso e cattiveria.

«La prossima volta ti farò leccare il culo di Brigitte mentre mi fotte. E tu dirai grazie con la lingua nel suo buco, maritino di merda.»

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