L'Amica Timida di Mio Marito Si Lascia Prendere al Mercato Notturno
Estelle, 32 anni, seduce la timida libraia Camila, 29 anni, e se la scopa davanti al marito Callum al mercato notturno umiliandolo.
Sono Estelle, ho trentadue anni e sono sposata da sei con Callum, che ne ha trentacinque. È un uomo buono, premuroso, di quelli che ti aprono la portiera e ti preparano il caffè la mattina, ma a letto è sempre stato così incerto, così poco deciso. Mi bacia con gentilezza, mi tocca come se avessi paura di rompermi, e io finisco quasi sempre per fingere quell’orgasmo che non arriva mai del tutto. Quella sera d’estate, al mercato notturno che invadeva le vie del centro con le sue luci calde, l’odore di cannella, salsicce alla griglia e libri vecchi, non cercavo niente di particolare. Passeggiavamo mano nella mano tra le bancarelle di legno quando Callum si è fermato di colpo.
«Guarda chi c’è» ha mormorato, con un sorriso un po’ teso.
Era Camila, la sua vecchia amica dei tempi dell’università. Ventinove anni, libraia, gestiva da sola una piccola bottega piena di romanzi usati nel quartiere antico. Timida da far male. Portava un vestitino di cotone leggero color crema che le arrivava a metà coscia, i capelli castani sciolti sulle spalle, occhiali dalla montatura sottile e quel rossore costante sulle guance che la faceva sembrare ancora più fragile. Quando ci ha visti ha abbassato subito lo sguardo, sorridendo imbarazzata, e le sue dita hanno stretto forte la tracolla della borsa.
Abbiamo chiacchierato del più e del meno, del caldo, dei libri, delle bancarelle. Callum era strano, continuava a spostare il peso da un piede all’altro. A un certo punto mi ha tirata di lato, fingendo di guardare delle candele profumate, e mi ha sussurrato all’orecchio: «Estelle… Camila ha sempre avuto una cotta segreta per me. Me lo confessò anni fa, prima che ci sposassimo. È rimasta timida, ma quando mi guarda ancora arrossisce come allora».
Quelle parole mi hanno colpita come una scarica elettrica tra le gambe. Ho sentito la figa pulsare all’improvviso, bagnandosi senza controllo. L’idea di umiliarlo proprio davanti a lei, di prenderla io, di farle godere davanti ai suoi occhi mentre lui restava lì impotente, mi ha eccitata in un modo che non riuscivo quasi a contenere. Ho sorriso a Callum, dolce come sempre, ma dentro di me stava già nascendo un gioco crudele e delizioso.
Sono tornata da Camila e ho cambiato tono. «Sai, sei davvero bella stasera» ho detto, lasciando che il mio sguardo scendesse lento sul suo seno piccolo ma alto, sui capezzoli che si intravedevano sotto la stoffa leggera. «Questo vestito ti fascia i fianchi in un modo che fa venire voglia di toccarti».
Lei è diventata paonazza, ha aperto la bocca senza sapere cosa rispondere, ma non si è allontanata. Callum ha deglutito così forte che l’ho sentito io. Ho continuato, sfiorandole il braccio con le dita, risalendo fino alla spalla nuda. La sua pelle era calda, morbida. «Hai un profumo buonissimo. Mi chiedo se anche la tua figa profuma così quando si bagna».
Callum ha tossito, visibilmente sudato nonostante la brezza della sera. I suoi occhi saettavano tra me e lei, pieni di imbarazzo e di qualcosa di più oscuro, forse eccitazione repressa. Camila ha riso piano, un suono nervoso ma eccitato, e per la prima volta ha sostenuto il mio sguardo più di due secondi. «Estelle… sei sempre così diretta?» ha chiesto con voce flebile.
«Solo quando vedo qualcosa che voglio» ho risposto, avvicinandomi di un passo. Il mio seno ha sfiorato il suo. Callum era a mezzo metro da noi, rigido come un palo, le mani strette a pugno lungo i fianchi.
Abbiamo ripreso a camminare tra le bancarelle illuminate. Io flirtavo sempre più apertamente. Le dicevo quanto fossero invitanti le sue labbra, quanto mi piacerebbe morderle il collo, quanto ero sicura che sotto quel vestitino innocente nascondesse delle mutandine già fradice. All’inizio Camila rispondeva con monosillabi e rossori, ma man mano che andavamo avanti i suoi sorrisi diventavano più audaci, gli occhi più brillanti. Quando le ho sussurrato «Scommetto che nessuno ti ha mai leccata fino a farti urlare», lei ha mordicchiato il labbro inferiore e ha risposto, quasi in un soffio: «Forse nessuno… fino a stasera».
Callum ci seguiva come un cagnolino bastonato. Sudava, si passava la mano tra i capelli, ma non diceva una parola per fermarmi. Questo mi eccitava ancora di più. Sentivo la mia figa pulsare a ogni passo, il clitoride gonfio che sfregava contro le mutandine.
A un certo punto l’ho presa per mano e l’ho trascinata dietro una fila di stand di legno più isolati, dove le luci erano più basse e la folla sembrava lontana. Callum ci ha seguiti, fermandosi a pochi metri, nascosto parzialmente da una pila di casse ma abbastanza vicino da vedere tutto. L’aria era più fresca lì, profumata di legno vecchio e di desiderio.
Ho spinto Camila contro le assi ruvide della bancarella più distante. Il suo respiro era già accelerato. «Voglio baciarti» le ho detto, guardandola negli occhi. «E voglio che tuo marito guardi mentre lo faccio».
Lei ha annuito, un piccolo cenno timido ma pieno di voglia. Le nostre bocche si sono unite. Prima piano, poi con fame. La sua lingua era dolce, inesperta, ma rispondeva a ogni mia spinta. Ho infilato una mano sotto il suo vestito, risalendo lungo la coscia liscia fino alle mutandine. Erano completamente zuppe. Ho premuto due dita sulla stoffa, sentendo il calore della sua figa gonfia.
«Cazzo, sei fradicia» ho mormorato sulle sue labbra. «Ti eccita l’idea che Callum ci guardi mentre ti scopo?»
«Sì…» ha gemuto lei, spingendo il bacino contro la mia mano. «Mi eccita da morire…»
Quel consenso così chiaro, così bagnato, ci ha spinte oltre ogni limite. Il desiderio era reciproco, totale, consenziente. Ho sentito il suo cuore battere fortissimo contro il mio petto mentre la baciavo più forte, le dita che scivolavano dentro le mutandine e accarezzavano le sue labbra scivolose.
Poi l’ho fatta inginocchiare proprio lì, dietro la bancarella più nascosta ma ancora visibile a Callum da pochi metri. Mi sono alzata il vestito fino alla vita, ho abbassato le mutandine e ho aperto le gambe. «Succhiami il clitoride, Camila. Fammi vedere quanto lo vuoi».
Lei, rossa in viso ma con gli occhi lucidi di eccitazione, si è chinata. La sua lingua calda ha lambito la mia figa già bagnatissima, trovando subito il clitoride turgido. Ha iniziato a succhiare con una passione sorprendente per una ragazza così timida, le labbra che avvolgevano il bottoncino sensibile mentre io la tenevo per i capelli, guidandola. Gemiti mi uscivano dalla gola senza controllo. «Più forte, brava puttanella timida… sì, così».
Callum era immobile, a tre metri da noi. Lo vedevo deglutire, il viso distorto dall’umiliazione, il rigonfiamento evidente nei pantaloni. Non poteva toccarsi. Glielo avevo proibito con uno sguardo prima di iniziare, e lui obbediva come sempre.
Ho goduto sulla sua bocca, ma non era abbastanza. L’ho fatta alzare, l’ho girata contro il legno ruvido e le ho strappato praticamente le mutandine. Ho infilato due dita nella sua figa stretta e bollente, scopandola con forza mentre con l’altra mano le strizzavo un capezzolo da sopra il vestito. Camila gemeva senza più ritegno: «Scopami più forte di quanto fa tuo marito! Lui non ci riesce… non sa come prendermi!»
Le sue parole hanno colpito Callum come una frustata. L’ho visto abbassare la testa, ma il suo cazzo era durissimo contro la stoffa dei pantaloni.
L’ho messa in doggy contro la bancarella, le gambe larghe, e ho affondato la lingua dentro di lei mentre le dita le massaggiavano il clitoride. Camila è venuta la prima volta così, tremando, mordendosi il braccio per non urlare troppo forte, il corpo scosso da spasmi violenti. «Oddio… Estelle… è così bello…»
Non l’ho lasciata respirare. L’ho girata in missionary, sollevandole le gambe sulle mie spalle, e ho ricominciato a leccarla e a scoparla con tre dita, forte, profondo, senza pietà. La seconda volta è venuta ancora più forte, la figa che schizzava sul mio mento, i gemiti che riempivano l’aria calda della notte.
Mentre lei ansimava, ancora scossa dagli orgasmi, con le gambe tremanti sulle mie spalle e la figa che pulsava intorno alle mie dita, ho guardato Callum. Era lì, umiliato, sudato, con gli occhi lucidi e il cazzo che sembrava sul punto di esplodere nei pantaloni senza poterlo toccare. Camila ha riso debolmente, la voce ancora rotta dal piacere, e ha sussurrato verso di lui: «Vedi… lei è molto più brava… mi fa sentire così piena, così presa… tu non sei mai riuscito a…»
Non ho finito. Ho premuto di nuovo la bocca sulla sua figa ancora sensibile, facendola gemere di nuovo, sapendo che la notte era ancora lunga e che questo era solo l’inizio di quanto volevo farle davanti a mio marito. Camila tremava, Callum soffriva in silenzio, e io sentivo dentro di me un potere e un desiderio che non si sarebbero spenti tanto presto.
(Parole: 1405)
Sono Estelle, e non avevo nessuna intenzione di fermarmi dopo averla fatta venire due volte. Le sue gambe tremavano ancora sulle mie spalle, la figa di Camila ancora contratta intorno alle mie dita mentre piccoli spasmi la scuotevano. La libraia di ventinove anni, quella che passava le giornate chiusa nella sua bottega di libri usati, ora era aperta e fradicia davanti a me, il vestitino di cotone crema arrotolato fino alla vita, i capezzoli duri che premevano contro la stoffa leggera. Ho estratto lentamente le dita, lucide dei suoi umori, e gliele ho infilate in bocca perché le succhiasse. Lei ha obbedito con gli occhi lucidi, leccando il suo stesso sapore con una docilità che mi ha fatto pulsare la figa ancora di più.
«Brava, assaggia quanto sei bagnata per me» ho mormorato, spingendo le dita più a fondo tra le sue labbra morbide. «Callum, avvicinati. Voglio che tu veda la lingua della tua amica mentre pulisce le mie dita.»
Mio marito ha fatto due passi incerti, il viso paonazzo, il respiro corto. Il rigonfiamento nei pantaloni era doloroso da guardare, ma il suo sguardo era inchiodato sulla figa gonfia e rossa di Camila, ancora aperta e luccicante sotto le luci lontane delle lanterne del mercato. L’aria della sera portava odore di cannella, di salsicce alla griglia e di legno vecchio delle bancarelle, ma sopra tutto dominava il profumo intenso, animale, della sua eccitazione. Ho sentito il clitoride pulsarmi tra le gambe mentre pensavo a quanto fosse perfetto questo momento: umiliarlo con la sua stessa cotta universitaria, proprio qui, dove chiunque poteva girare l’angolo da un momento all’altro.
Ho fatto sdraiare Camila sulla coperta polverosa che avevamo trovato dietro la bancarella più isolata, le ho sollevato di nuovo le gambe e mi sono chinata tra le sue cosce. Questa volta non ho usato solo la lingua. Ho premuto due dita dentro di lei, poi tre, allargandola con movimenti decisi mentre la mia bocca si chiudeva sul clitoride. Succhiavo forte, la lingua che frustava il bottoncino turgido senza pietà. Camila ha inarcato la schiena, le mani che afferravano la mia testa, tirandomi contro di sé con una forza che non mi aspettavo da una ragazza così timida.
«Estelle… cazzo… è troppo bello… mi stai spaccando…» gemeva, la voce rotta, gli occhiali appannati sul naso. Ogni volta che affondavo le dita sentivo le pareti della sua figa stringersi, calde, scivolose, quasi succhiarmi dentro. Il suono era osceno: schiocchi bagnati che risuonavano nel piccolo spazio tra le casse di legno. Ho alzato lo sguardo solo per un istante e ho visto Callum a meno di un metro, le mani strette lungo i fianchi, le nocche bianche. Non si toccava. Non osava.
«Diglielo, Camila» ho ordinato tra una leccata e l’altra, la voce attutita contro la sua carne. «Digli come ti senti mentre mia marito guarda.»
Lei ha girato la testa verso di lui, le guance paonazze, gli occhi pieni di un’eccitazione selvaggia che aveva cancellato ogni timidezza. «Callum… lei mi sta scopando con le dita… tre dita… le sento ovunque… tu non mi hai mai riempita così… non hai mai saputo dove toccarmi… Estelle invece… ah! Sì, lì, più forte!»
L’orgasmo l’ha colpita come una scarica. La figa ha iniziato a pulsare violentemente intorno alle mie dita, un fiotto caldo mi ha bagnato il mento e il collo mentre lei mordeva il suo stesso braccio per non urlare troppo forte. Il corpo minuto di Camila si è teso tutto, i muscoli delle cosce che tremavano contro le mie orecchie, i piccoli seni alti che si alzavano e abbassavano rapidi sotto il vestito abbassato. Ho continuato a leccare attraverso l’orgasmo, prolungandolo finché non ha iniziato a supplicare con voce spezzata: «Troppo… troppo sensibile… ti prego…»
Ma non avevo pietà. L’ho fatta girare a quattro zampe, il culo verso Callum, e mi sono messa dietro di lei. Le ho spalancato le natiche con le mani e ho affondato di nuovo la lingua nel suo buco fradicio, leccando dal clitoride fino all’ano in lunghe passate lente e umide. Con una mano le massaggiavo il clitoride gonfio, con l’altra le strizzavo un capezzolo da sotto il vestito. Lei spingeva indietro il bacino contro la mia faccia, dimentica di tutto, gemendo senza più controllo.
«Guardala, Callum» ho detto alzando la testa solo un attimo, il mento lucido dei suoi succhi. «Guarda come agita il culo per me. Questa è la stessa ragazza che arrossiva quando ti vedeva all’università. Ora è la mia puttanella personale.»
Camila ha girato il viso verso di lui, gli occhi velati di piacere. «Sì… guardami… guardami mentre vengo di nuovo sulla lingua di tua moglie… lei sa come prendermi… tu no… tu non ci sei mai riuscito…»
Il terzo orgasmo l’ha travolta ancora più forte. Le gambe le sono cedute, è crollata sulla coperta con il culo ancora per aria, la figa che schizzava piccoli getti mentre io continuavo a succhiarle il clitoride senza misericordia. Il suo corpo era scosso da spasmi violenti, i gemiti soffocati contro il braccio, i capelli castani incollati alla schiena sudata.
Quando si è calmata un poco, l’ho fatta sdraiare supina e mi sono messa sopra di lei. Ho abbassato del tutto il mio vestito fino alla vita, liberando i seni, e ho premuto il mio corpo contro il suo. Le nostre fiche si sono toccate per la prima volta direttamente. Ho iniziato a muovermi lentamente, strusciando il clitoride contro il suo in cerchi ampi e bagnati. La sensazione era elettrica: caldo scivoloso, il contatto perfetto tra i nostri bottoncini turgidi, i succhi che si mescolavano creando un rumore umido e osceno a ogni movimento.
«Senti quanto siamo bagnate insieme?» le ho sussurrato sulle labbra prima di baciarla con violenza. La mia lingua invadeva la sua bocca mentre i fianchi spingevano più forte. Camila ha risposto afferrandomi il culo con entrambe le mani, tirandomi contro di sé, aprendo ancora di più le gambe per offrirmi tutto.
«Estelle… scopami così… la tua figa sulla mia… è bellissimo… mi fai sentire piena anche senza cazzo…»
Callum era ormai a mezzo metro, in ginocchio tra le casse. Lo sguardo fisso sul punto in cui i nostri sessi si strofinavano, il respiro affannoso, una macchia di pre-eiaculato che si allargava sui pantaloni chiari. Ho aumentato il ritmo, schiacciando forte il clitoride contro il suo, sentendo ogni piega, ogni pulsazione. I nostri seni si schiacciavano, i capezzoli duri che si sfregavano, il sudore che faceva scivolare la pelle.
«Dimmi davanti a lui quanto è meglio di tuo marito» ho ansimato, vicina al limite.
Camila ha girato la testa verso Callum, la voce rotta dal piacere: «Callum… lei mi sta facendo impazzire… la sua figa è calda, bagnata, sa esattamente come muoversi… tu mi toccavi come se avessi paura… lei invece mi prende… mi umilia… mi fa venire come una troia… sto per venire di nuovo… vieni con me, Estelle!»
L’orgasmo ci ha colpite insieme come un’esplosione. Ho sentito il suo clitoride pulsare violentemente contro il mio, la sua figa che schizzava contro la mia mentre io facevo lo stesso. I nostri gemiti si sono mescolati, alti, incontrollati, i corpi che si contorcevano e spingevano uno contro l’altro in modo disperato. Il piacere è durato a lungo, onda dopo onda, finché non siamo crollate esauste, abbracciate, i respiri pesanti che si calmavano lentamente.
Il mercato notturno continuava intorno a noi, ignaro o forse no. Le luci calde filtravano tra le assi di legno, illuminando i nostri corpi mezzi nudi, lucidi di sudore e umori. Camila mi accarezzava la schiena con dita tremanti, il viso nascosto nel mio collo. Callum era ancora in ginocchio, distrutto, umiliato, con gli occhi lucidi e il cazzo che pulsava inutilmente dentro i pantaloni bagnati.
Camila ha alzato la testa, ha guardato mio marito con un sorriso timido ma trionfante, e ha detto con voce ancora roca: «Callum, confessi che da stasera vuoi solo guardarmi mentre tua moglie mi scopa ogni volta che le viene voglia?»
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