Sguardi che Esplodono di Notte all'Acquario
Due donne adulte si incontrano di notte all’acquario e si scopano con passione lesbica tra gli squali.
La notte avvolgeva l’acquario di Genova in un silenzio denso, spezzato solo dal ronzio basso delle pompe e dal fruscio dell’acqua nelle vasche. Bianca, trentaduenne curatrice responsabile dell’intera sezione marina, camminava a passo lento lungo la galleria illuminata di blu. Aveva organizzato l’anteprima privata della nuova vasca degli squali e adesso, a porte chiuse per il pubblico, restava solo lei e un pugno di invitati selezionati. Indossava una camicetta scura leggera e pantaloni neri attillati che seguivano le curve dei suoi fianchi; i capelli castani raccolti in una coda sciolta le battevano leggermente sulla nuca mentre controllava i livelli di ossigeno.
Dall’altra parte della sala, Imani, trentacinquenne fotografa freelance specializzata in fauna marina, regolava l’obiettivo della sua macchina. La pelle scura le brillava sotto le luci fredde, i capelli ricci sciolti le incorniciavano il volto affilato. Aveva ricevuto l’invito proprio per documentare i movimenti dei nuovi squali leuca, ma i suoi occhi non restavano solo sui predatori. Ogni volta che alzava lo sguardo trovava quello di Bianca. Si incrociavano, si allungavano, si spezzavano con un mezzo sorriso complici. Bianca sentì un calore salirle tra le cosce già alla seconda occhiata; Imani pensò che quella bocca piena e quelle labbra carnose avrebbero saputo di sale e di voglia.
«Gli squali sembrano calmi stasera», mormorò Imani avvicinandosi, la voce bassa e calda. «Meno di te, però. Continui a guardarmi come se volessi mangiarmi.»
Bianca rise piano, un suono roco. «Forse li sto solo studiando. O forse sto studiando te mentre li fotografi. Quelle mani ferme sull’obiettivo… mi chiedo quanto sarebbero ferme su altro.»
Imani le tenne lo sguardo, le pupille dilatate. «Su altro tipo cosa, curatrice? Dillo chiaro. Qui dentro tutto è blu e bagnato, e io già sto cominciando a sentirmi scivolosa.»
Il commento colpì Bianca dritto al basso ventre. La tensione era immediata, grezza, fatta di sorrisi storti e parole che entrambe capivano al volo. Volevano farla esplodere. Continuarono a girare intorno alla vasca principale, scambiandosi frasi sempre più spinte mentre gli ultimi tecnici e invitati se ne andavano uno dopo l’altro. «Guarda come si muove quello squalo», sussurrò Bianca. «Lento, sicuro. Come vorrei muovermi io tra le tue gambe.» Imani rispose con un «Cazzo sì» quasi inudibile e si leccò il labbro inferiore.
Quando la sala fu vuota, rimasero sole davanti alla grande parete di vetro. L’acqua blu pulsav a dietro di loro, gli squali scivolavano lenti come ombre. Imani si avvicinò da dietro, il petto contro la schiena di Bianca, le labbra a un millimetro dall’orecchio.
«La tua bocca mi sta facendo bagnare da almeno mezz’ora», sussurrò, la voce carica di saliva. «Sento la figa che mi cola già nei pantaloni solo a guardarti parlare. Voglio quella lingua sulla mia fica. Adesso.»
Bianca si voltò di scatto. La prese per i fianchi e la baciò con fame, bocca aperta, lingua che entrava subito, calda e umida. Imani gemette nel bacio, le mani che scivolavano sotto la camicetta di Bianca, palme calde contro la pelle nuda del ventre, poi su fino a stringere i seni ancora coperti dal reggiseno. Le dita trovarono i capezzoli duri e li pinzarono piano. Bianca spinse il bacino in avanti, sentendo il calore del pube di Imani contro il suo. «Sì… cazzo, toccami», ansimò tra un bacio e l’altro. «Qui non ci vede nessuno. Portami dove non ci sono telecamere.»
Si trascinarono verso l’angolo buio dietro le vasche di servizio, dove i tubi ronzavano e l’odore di salsedine e metallo si mescolava. Nessuna luce diretta, solo il riflesso blu che filtrava. Bianca spinse Imani contro il vetro freddo di una vasca laterale. Le mani le scesero ai pantaloni, li sbottonò, li tirò giù insieme alla mutandina già scura di umidità. La figa di Imani era rasata, le labbra gonfie e lucide, il clitoride già teso. Bianca le divaricò le cosce con le ginocchia e si inginocchiò.
«Guarda quanta acqua mi fai fare», borbottò prima di affondare la lingua. Leccó dalla fessura in su, raccogliendo il sapore acido e dolce, poi chiuse le labbra sul clitoride e succhiò con ritmo esperto. Imani gettò la testa all’indietro, una mano conficcata nei capelli di Bianca, l’altra premuta contro il vetro. «Ah… sì, leccami tutta… ficcaci la lingua dentro, troia bella…» Bianca obbedì, spingendo la lingua in profondità, poi tornando a battere sul clitoride mentre due dita scivolavano dentro la figa stretta e pulsante. Imani si muoveva contro la sua bocca, i fianchi che rullavano, i gemiti che si mescolavano al ronzio delle pompe. «Più forte… succhiami quel bottone… sto per venire sulla tua faccia.»
Bianca non si fermò finché non sentì le cosce di Imani tremare. Poi si alzò, si scambiarono di ruolo senza una parola. Imani le abbassò i pantaloni con urgenza, la fece spingere la schiena contro il vetro freddo e si mise in ginocchio. La figa di Bianca era già grondante, i peli scuri bagnati. Imani le aprì le labbra con i pollici e attaccò il clitoride con la bocca calda, succhiando e leccando a raffiche veloci mentre infilava due dita dentro, curvate contro il punto che faceva vedere le stelle. Bianca afferrò i ricci di Imani e gemette forte. «Fanculo… così… ditalami più a fondo… succhiami fino a farmi squirtare sul pavimento, porca.» Imani accelerò, le dita che entravano e uscivano bagnate, la lingua che non lasciava il clitoride. Bianca sentì il calore salire, il ventre contrarsi, e poi schizzò, un getto caldo che colpì il pavimento e il mento di Imani. Continuò a venire a ondate, le gambe che non reggevano.
Ancora tremante, Bianca tirò su Imani e le fece allargare le gambe. Si strusciarono le fiche bagnate una contro l’altra in posizione di tribbing, clitoride contro clitoride, labbra scivolose che si strofinavano con pressione crescente. Si guardarono negli occhi, fronti sudate, bocche aperte. «Senti come siamo bagnate… strusciati più forte, voglio venire insieme a te», ansimò Bianca. Imani rispose spingendo i fianchi, il calore umido che schioccava tra di loro. «Sì… guarda i miei occhi mentre ti vengo addosso… cazzo, Bianca, la tua figa mi sta facendo impazzire.» Accelerarono, i peli e la carne che scivolavano, i gemiti che diventavano urla soffocate contro le spalle l’una dell’altra. Vennero insieme, i corpi che si contraevano a scosse, il piacere che le attraversava come una scarica, le fiche che pulsavano ancora pressate.
Esauste e ancora tremanti, si rivestirono lentamente. Le dita si intrecciarono mentre riallacciavano cinture e bottoni. Si scambiarono baci dolci, più lenti, assaggiandosi la bocca ancora salata di figa. Bianca digita il numero di Imani sul telefono, Imani fece lo stesso, le labbra ancora arrossate. «Non finisce qui», mormorò Bianca. Imani alzò la macchina fotografica e scattò una foto del loro riflesso sul vetro illuminato dai pesci che passavano lenti dietro di loro; entrambe sorrisero, consapevoli, i corpi ancora caldi l’uno contro l’altro. Poi Imani le si avvicinò all’orecchio, la voce roca di sesso appena fatto, e sussurrò che questa notte all’acquario è
…non è ancora finita, troia. Voglio sentirti di nuovo, più a fondo, finché non mi sudi addosso.»
Bianca non rispose con parole. Afferrò Imani per il polso e la trascinò di nuovo nell’angolo più buio, dove i tubi delle vasche secondarie ronzavano come un cuore nascosto. Si strapparono i pantaloni di nuovo, questa volta senza delicatezza: bottoni che schizzavano, cerniere tirate giù a forza. La camicetta di Bianca finì aperta, i seni pesanti fuori dal reggiseno, capezzoli già turgidi che Imani prese in bocca con avidità, succhiando forte mentre le dita le scendevano di nuovo tra le labbra gonfie e scivolose.
«Apri le gambe, curatrice di merda», borbottò Imani contro la pelle. «Voglio ficcarti tre dita e sentire come ti stringi.» Bianca obbedì, schiena contro il vetro freddo che le faceva venire i brividi lungo la spina. Imani le entrò dentro con tre dita subito, grosse e bramose, curvate verso l’alto a cercare quel punto spugnoso che faceva scatti a Bianca i fianchi. Il pollice premeva sul clitoride, strofinava a cerchi rapidi, e Bianca gemette a bocca aperta, saliva che le colava sul mento.
«Cazzo… sì… spingi, fottili più forte… senti come mi bagno sulle tue dita», ansimò Bianca, una mano conficcata nei ricci di Imani, l’altra che le strizzava un seno nudo. Imani le leccò il collo, il sapore di sale e sudore, poi scese di nuovo in ginocchio. Tenne le dita dentro e attaccò la figa con la lingua larga e piatta, leccando dal buco al clitoride in lunghe strisciate schioccanti. Bianca guardò in basso: la testa di Imani tra le sue cosce, labbra lucide di succhi, occhi scuri alzati a fissarla mentre succhiava.
«Guarda… sto per venire di nuovo… non fermarti, leccami tutta quanta, mangiami quella fica», urlo-soffocò Bianca. Le gambe le tremarono quando il secondo orgasmo la colpì: un’ondata calda che le strinse il ventre, le dita di Imani che continuavano a pompate mentre lei schizzava un altro getto sottile sul mento e sul collo della fotografa. Imani non si tirò indietro; leccò tutto, ingoiò, gemette di gusto.
Si rialzò e si girarono. Bianca spinse Imani a quattro zampe sul pavimento umido di metallo, culo all’aria, figa spalancata e gocciolante. Si mise dietro, le labbra della sua fica già di nuovo a contatto con quelle di Imani, e ricominciò a strusciarsi in un tribbing più sporco, più bestiale. Clitoride contro clitoride, labbra che si aprivano e si chiudevano con suoni bagnati, fianchi che sbattevano. Bianca afferrò i fianchi di Imani e tirò, spingendo più forte, la carne che schioccava.
«Senti… cazzo che bella fica bagnata… ti scopro tutta, ti voglio far venire così forte che ti brucia», ansimò Bianca. Imani spingeva indietro, gemendo a raffiche: «Più forte… sì… strusciami quel clitoride… voglio sentire la tua bava che mi cola sulle cosce… scopa, scopa come una cagna in calore.» Bianca le allungò una mano sotto e le pizzicò il clitoride tra due dita mentre i bacini continuavano a fregarsi. L’odore di sesso era denso, mescolato al salsedine; gli squali scivolavano dietro il vetro come testimoni silenziosi, ombre grigie che passavano lente.
Imani venne per prima, un urlo strozzato contro il braccio, il corpo che si contorceva a scosse, la figa che pulsava contro quella di Bianca. Bianca la seguì subito dopo, spingendosi ancora di più, il piacere che le esplodeva tra le gambe come una scarica elettrica, un altro piccolo getto che le bagnò entrambe le cosce. Continuarono a muoversi ancora qualche secondo, fino a che i gemiti diventarono sospiri rochi e i muscoli cedettero.
Crollarono una contro l’altra sul pavimento freddo, petti che si alzavano e abbassavano, sudore che luccicava sulla pelle scura di Imani e su quella più chiara di Bianca. Si baciaro piano, lingue pigre che si assaggiavano, sapore di fica e saliva. Bianca le accarezzò un seno, il pollice che girava lento sul capezzolo ancora duro. «Non ho mai squirtato così… merda, Imani, sei una bestia.»
Imani rise basso, la voce roca. «E tu hai una lingua da puttana di lusso. La prossima volta ti porto a casa e ti lego le mani mentre ti mangio per ore.» Si rivestirono di nuovo, più lente, dita che si intrecciavano, baci sparsi sulle spalle nude. Bianca allacciò i pantaloni di Imani, Imani riallacciò i bottoni della camicetta di Bianca. Si abbracciarono ancora, fronti unite, respiri che si mescolavano.
«Questa notte è solo l’inizio», mormorò Bianca contro le labbra di lei. «Voglio vederti di nuovo domani. E dopodomani. Voglio quella figa ogni cazzo di sera.»
Imani stava per rispondere, stava per dire qualcosa di sporco e dolce insieme, quando un rumore secco spezzò il silenzio. Un click metallico. Poi passi pesanti, non lontani, lungo il corridoio di servizio. Una luce torcia tagliò l’angolo blu, e una voce maschile, secca, chiamò: «C’è qualcuno ancora qui? Controllo di sicurezza notturno. Usate pure l’uscita di emergenza, ma fatevi vedere.»
Le due donne si bloccarono, ancora mezza vestite, le fiche ancora pulsanti e umide, gli occhi spalancati l’una nell’altra.
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