Resa Lenta nella Cabina di Registrazione

Nella cabina di registrazione, il produttore quarantaduenne Lorenzo si fa fottere nel culo dalla cantante ventottenne Fiona che lo implora di sfondarla.

12 min read September 13, 2026New

La cabina di registrazione era un mondo ovattato, separato dal resto dello studio da pareti spesse che inghiottivano ogni eco del mondo esterno. Erano passate da poco le due di notte e l’edificio era deserto, luci spente nei corridoi, solo il bagliore rosso della spia “on air” ancora acceso sopra la porta. Lorenzo, produttore musicale di quarantadue anni con più di venti dischi all’attivo e notti infinite trascorse dietro quel mixer, sedeva sulla sedia ergonomica con le maniche della camicia nera arrotolate sugli avambracci robusti. Di fronte a lui, nella zona microfono, c’era Fiona, la cantante di ventotto anni al lavoro sul suo primo album vero, corpo scolpito da anni di palco e prove, capelli neri lunghi fino alle scapole, labbra piene e occhi che sembravano sempre sul punto di rivelare un segreto pericoloso.

I loro sguardi si erano fatti sempre più lunghi durante la serata. Ogni volta che Fiona finiva una take, si toglieva le cuffie e lo fissava attraverso il vetro, un mezzo sorriso sulle labbra. Lorenzo sentiva il sangue pulsare più forte nelle vene. Provò a mantenere il tono professionale. «La tua voce stasera è particolarmente calda, Fiona. Il microfono la cattura tutta… ogni respiro, ogni vibrazione bassa. Sembra quasi che lo stia accarezzando.»

Fiona inclinò la testa, il sorriso che diventava malizioso. Si avvicinò alla console, appoggiando i gomiti sul bordo, la canotta leggera che si tendeva sul seno sodo. «Calda, dici? Mi piace quando usi questa parola, Lorenzo. Sai, adoro sentirmi riempita. Completamente. Dominata da qualcosa di grosso che mi prende senza chiedere permesso. Il microfono mi fa quell’effetto… mi entra dentro e io voglio solo aprire di più la gola, il corpo, tutto.»

Lorenzo deglutì. Il cazzo gli si era già indurito dentro i jeans, una pressione insistente contro la stoffa. Pensò che quella ragazza di ventotto anni lo stava provocando di proposito da ore, con quelle battute sempre più spinte, con il modo in cui leccava le labbra dopo ogni nota alta. «Se continui a parlare così, Fiona, non rispondo più delle mie azioni. Perché io… io voglio prenderti analmente. Voglio piegarti su questo mixer e fotterti nel culo fino a farti tremare. Lentamente. Profondamente. Fino a sentirti implorare.»

Le parole uscirono crude, sincere. Fiona non arretrò. Anzi, gli occhi le brillarono di eccitazione pura. «Allora non fermarti. Anch’io lo voglio. Da settimane, mentre registro, immagino le tue mani sui miei fianchi e il tuo cazzo che mi apre il culo. Sono bagnata solo a dirtelo.»

La tensione tra loro era ormai elettrica, palpabile nell’aria chiusa della cabina. Nessuno dei due era ubriaco, nessuno dei due stava dormendo o fingendo. Era desiderio adulto, esplicito, reciproco.

Riascoltarono la traccia successiva per controllare i livelli. Fiona si chinò volutamente sul mixer, la schiena inarcata in modo esagerato, la gonna cortissima che risaliva sulle cosce toniche fino a scoprire quasi del tutto il culo sodo, rotondo, perfetto. Gli slip neri di pizzo scomparivano tra le natiche come un invito osceno. Lorenzo si alzò lentamente, il respiro pesante. Le posò entrambe le mani grandi sui fianchi, le dita che affondavano nella carne calda. Fiona emise un gemito basso, quasi un ronfare felino, e spinse indietro il sedere contro di lui.

«Lo sento quanto sei duro,» mormorò lei, la voce roca. «Ti voglio dentro di me, Lorenzo. Tutto. Ho sognato di farmi fottere nel culo da te, dal tuo cazzo grosso da quarantaduenne che sa come sfondare una donna. Non voglio preliminari dolci. Voglio che mi prepari e poi mi apri. Adesso.»

Il consenso era chiaro, diretto, senza ombre. Lorenzo sentì ogni freno crollare. Fiona stessa infilò i pollici negli slip e li fece scivolare giù lungo le gambe lisce, calciandoli via con un piede. Rimase china, il culo nudo offerto, la figa già lucida di umori che brillava sotto la luce bassa delle spie. «Preparami. Leccami. Usa la lingua e le dita. Voglio essere dilatata per il tuo cazzo.»

Lorenzo si inginocchiò dietro di lei senza una parola. Il profumo muschiato del suo culo e della figa fradicia gli riempì le narici. Appoggiò le mani sulle natiche sode, le aprì e avvicinò la bocca. La lingua partì lenta, giri ampi intorno all’ano stretto e roseo, assaporando la pelle calda. Fiona gemette forte, una mano che scendeva subito tra le cosce a toccarsi la figa bagnata, due dita che entravano e uscivano dalla fica con rumori osceni. Lorenzo spinse la lingua dentro il buco, penetrandolo con insistenza, dilatandolo con movimenti circolari bagnati. Il sapore era intimo, sporco, eccitante da morire. Pensò: ‘È più stretta di quanto immaginassi. Sento i muscoli che pulsano sulla mia lingua.’

Aggiunse un dito, poi due, spingendoli dentro lentamente mentre continuava a leccare intorno. Le pareti calde e vellutate del culo di Fiona si contraevano intorno alle sue dita, cedendo piano, aprendosi. Lei gemeva sempre più forte, il corpo che tremava, la figa che gocciolava sul pavimento della cabina. «Sì… così… dilatami il culo, Lorenzo. Due dita non bastano… preparalo per il tuo cazzo grosso.»

Quando la sentì abbastanza aperta, Lorenzo si rialzò. Il suo cazzo era fuori dai jeans, spesso, venato, la cappella lucida di pre-eiaculato. La fece voltare verso il vetro spesso della cabina, premendo il corpo di lei contro la superficie fredda. Il fiato di Fiona appannò il vetro mentre lui posizionava la punta contro l’ano dilatato. Spinse. Lentamente ma senza fermarsi. Il culo di Fiona lo inghiottì centimetro dopo centimetro, una stretta bollente che gli strappò un grugnito animalesco. Quando fu completamente dentro, le palle premute contro la figa bagnata di lei, cominciò a muoversi con spinte profonde e ritmiche, il bacino che sbatteva contro il culo sodo producendo schiocchi bagnati che riempivano la cabina.

«Cazzo… è così stretto… mi stringi il cazzo come una puttana,» ringhiò lui, una mano tra i capelli di Fiona per tirarle la testa indietro.

Dopo alcuni minuti intensi, la staccò dal vetro e si sedette sulla sua sedia da produttore, il cazzo dritto e lucido di umori. «Vieni qui. A cavalcioni. Voglio guardarti mentre rimbalzi sul mio cazzo nel tuo culo.»

Fiona, le gambe tremanti di piacere, si mise di spalle su di lui, afferrò il cazzo con una mano e se lo infilò di nuovo nel culo con un gemito lungo. Cominciò a salire e scendere, rimbalzando con forza, il culo che sbatteva sulle cosce di Lorenzo ad ogni discesa. Lui la teneva per i capelli, tirandoli per farla inarcare, l’altra mano che le schiaffeggiava una natica. Le sussurrava all’orecchio, la voce bassa e sporca: «Quanto sei troia, Fiona. Ti piace prenderlo nel culo, vero? Sei venuta qui a registrare e invece vuoi solo farti sfondare il buco come una sgualdrina. Contrai l’ano… sì, così… stringi il mio cazzo.»

Fiona godeva rumorosamente, senza più freni, i gemiti che diventavano grida acute. La sua mano era tornata sulla figa, tre dita che la scopavano mentre rimbalzava sempre più veloce. L’ano si contraeva ritmicamente intorno al cazzo spesso di Lorenzo, massaggiandolo, succhiandolo. «Sto per venire… non fermarti… riempimi il culo!»

La contrazione violenta dell’ano di Fiona lo portò oltre il limite. Lorenzo spinse dal basso con forza, tenendola per i capelli, e venne profondamente dentro di lei. Fiotti caldi, densi, abbondanti di sperma schizzarono nel suo culo, riempiendola fino a farne fuoriuscire un rivolo caldo che colò lungo le sue cosce.

Rimasero così, esausti e sudati, i respiri affannosi che si mescolavano nell’aria calda della cabina. Lorenzo rimase ancora qualche secondo dentro di lei, il cazzo che pulsava negli ultimi spasmi, mentre con le dita le accarezzava lentamente la schiena madida, scendendo lungo la spina dorsale fino alle natiche arrossate. Fiona, ancora impalata su di lui, si voltò quanto bastava per guardarlo negli occhi. Lo baciò profondamente, la lingua che invadeva la sua bocca in un bacio bagnato, vorace, pieno di saliva e residui di desiderio. Quando si staccò, le labbra lucide, gli sussurrò con voce roca e ancora carica di fame: «La prossima sessione di registrazione la voglio ancora più selvaggia, Lorenzo. Voglio che mi sfondi senza pietà… e non voglio che finiamo qui. Voglio andare oltre.»

Le sue parole rimasero sospese nell’aria calda della cabina, una promessa oscura che non chiudeva nulla, ma apriva porte nuove, pericolose, ancora inesplorate.

La tensione tra i loro corpi sudati non si era ancora dissolta, i respiri pesanti che si intrecciavano nell’aria calda e chiusa della cabina. Fiona, ancora tremante per l’orgasmo che le aveva sconvolto le viscere, si alzò lentamente dal grembo di Lorenzo, sentendo il cazzo di lui scivolare fuori dal suo ano dilatato con un risucchio bagnato. Un filo denso di sperma colò lungo l’interno delle sue cosce toniche, tracciando una scia calda che lei raccolse con due dita e si portò alle labbra, succhiandole con uno sguardo carico di sfida. A ventotto anni, con centinaia di notti passate a dominare palchi e microfoni, sapeva esattamente come spingere quell’uomo oltre il limite che lui stesso aveva tracciato.

Lorenzo, quarantaduenne con il torace ancora ansante e la camicia nera aperta sul petto villoso, la fissava dalla sedia ergonomica, il cazzo lucido di umori che pulsava tra le gambe senza decidersi a scendere del tutto. Le parole di lei – quella promessa di andare oltre – gli avevano riacceso un fuoco diverso, più oscuro, più arrendevole. «Mostrami cosa significa per te “oltre”, Fiona,» disse con voce bassa, rauca, mentre il suo pensiero correva veloce: ‘Ho appena sfondato questa ragazza fino a riempirle il culo di sborra, e ora il mio corpo vuole cedere. Vuole essere preso. Da lei.’

Fiona non rispose a parole. Invece sorrise, quel mezzo sorriso malizioso che lo aveva provocato per ore dietro al vetro, e si chinò sulla borsa di pelle nera che aveva lasciato accanto al mixer all’inizio della serata. Ne estrasse un imbrago di cinghie nere lucide e un dildo spesso, venato, dalla cappella pronunciata e dal diametro generoso, di un realistico rosa carne. Lo agitò piano davanti agli occhi di lui, già lucido di lubrificante che aveva spremuto dal tubetto. «Questo ti aprirà, Lorenzo. Lentamente. Voglio che senti ogni centimetro mentre ti dilato il culo. E mentre ti scopo voglio sentirti implorarmi di sfondarmi dopo, di distruggermi la figa e il buco come solo tu sai fare. Ti prego… dimmi che mi sfondi senza pietà.»

Lorenzo deglutì, il cuore che martellava contro le costole. Si alzò, obbediente, e si piegò sul mixer, i gomiti piantati tra i fader e i pulsanti freddi, il culo muscoloso offerto alla luce rossa della spia “on air”. Fiona si inginocchiò dietro di lui, le mani grandi e forti che aprivano le natiche sode, esponendo l’ano stretto e ancora vergine a quel tipo di invasione. La sua lingua partì lenta, calda, bagnata di saliva densa. Disegnò cerchi ampi intorno alla pelle corrugata, assaporando il sapore muschiato di uomo e di sudore, poi spinse la punta dentro, penetrandolo con insistenza circolare. Lorenzo gemette forte, un suono gutturale che riempì la cabina insonorizzata. Ogni giro della lingua di Fiona gli mandava scariche elettriche lungo la spina dorsale, fino alla punta del cazzo che già riprendeva vigore, sbattendo contro il bordo metallico del mixer.

‘Non pensavo che la lingua di una donna potesse farmi questo effetto,’ pensò lui, spingendo istintivamente indietro il bacino per prenderla più a fondo. Fiona leccava con dedizione quasi religiosa, bagnando tutto, succhiando l’ano che si rilassava sotto le sue attenzioni. «Così, Lorenzo… lasciati leccare il culo. Senti come ti preparo? È solo l’inizio della tua resa lenta.» La sua voce era sporca, carica di potere. «E ti prego… dopo voglio che mi sfondi. Voglio il tuo cazzo grosso da quarantaduenne che mi rompe in due, che mi fa urlare mentre mi allaga il culo di nuovo. Implorami di farti questo.»

«Ti sfondo, cazzo… ti sfondo tutto,» ringhiò lui tra i denti, la fronte premuta contro il vetro spesso che separava la cabina dal resto dello studio buio. «Ti rompo la figa e il culo fino a farti piangere, Fiona. Ma ora infilami le dita… preparami per quel cazzo che hai tra le gambe.»

Lei aggiunse un dito, spingendolo dentro con lentezza esasperante, centimetro dopo centimetro, sentendo le pareti calde e vellutate contrarsi e poi cedere. Lorenzo trattenne il respiro, la sensazione di pienezza nuova e intensa che gli faceva pulsare la prostata. Fiona ruotava il dito, lo curvava, cercava quel punto magico e lo massaggiava con maestria, mentre con l’altra mano gli stringeva le palle pesanti. Il cazzo di Lorenzo gocciolava sul pavimento, lunghi fili trasparenti di pre-eiaculato. Lei inserì un secondo dito, poi un terzo, dilatandolo con movimenti a forbice precisi, pazienti, senza fretta. I rumori erano osceni: schiocchi bagnati, gemiti bassi, il respiro di lui che diventava sempre più spezzato.

Per lunghi minuti lo lavorò così, tre dita che entravano e uscivano dal suo culo, la lingua che ogni tanto tornava a leccare intorno per mantenere tutto scivoloso. Lorenzo sentiva il corpo arrendersi, i muscoli che si rilassavano uno dopo l’altro, la mente che si svuotava lasciando solo piacere animale. ‘Sto cedendo… questa ventottenne mi sta aprendo come una puttana e mi piace da morire,’ pensò, mentre un rivolo di saliva mista a lubrificante gli colava lungo le cosce.

Quando lo sentì abbastanza morbido e dilatato, Fiona si rialzò. Strinse l’imbrago intorno ai fianchi snelli e al bacino, il dildo che sporgeva eretto, minaccioso, lucido. Si posizionò dietro di lui, la cappella premuta contro l’ano spalancato. «Adesso ti fotto, Lorenzo. Lentamente. Voglio che senti la resa arrivare onda dopo onda.» Spinse. La punta entrò, poi il fusto spesso, aprendo le pareti interne con una pressione costante, inesorabile. Lorenzo emise un grido rauco, le nocche bianche sul mixer, il corpo che tremava mentre il dildo lo invadeva completamente fino alla base. Le palle finte dell’imbrago premevano contro le sue.

Fiona cominciò a muovere i fianchi con spinte profonde, ritmiche, ritirandosi quasi del tutto prima di affondare di nuovo. Ogni colpo produceva uno schiocco bagnato, la carne che sbatteva contro carne. Lei lo teneva per i capelli, tirandogli la testa indietro per sussurrargli all’orecchio: «Prendilo tutto nel culo, produttore. Senti come ti sto sfondando? Sei la mia troia adesso. E ti prego, Lorenzo… dimmi che dopo mi sfondi senza pietà. Voglio il tuo cazzo vero che mi rompe la figa mentre urlo il tuo nome.»

«Ti sfondo… ti distruggo… ti riempio fino a farti colare per giorni,» ansimò lui, spingendo indietro per incontrare ogni affondo. Il dildo gli massaggiava la prostata a ogni spinta, mandandogli onde di piacere che gli facevano pulsare il cazzo dolorosamente duro.

Fiona lo staccò dal mixer, si sedette sulla sedia ergonomica con il dildo puntato verso l’alto e lo fece salire sopra di sé, questa volta faccia a faccia. Lorenzo, le gambe tremanti, si abbassò lentamente, impalandosi di nuovo sul cazzo finto con un gemito lungo e spezzato. Cominciò a rimbalzare, il culo che sbatteva ritmicamente sulle cosce di lei, il dildo che entrava e usciva completamente a ogni movimento. Fiona lo teneva per i fianchi, spingendo dal basso con forza crescente, una mano che gli stringeva il cazzo e lo masturbava con colpi veloci e sporchi.

«Più forte, Lorenzo… cavalca il mio cazzo nel tuo culo. Contrai l’ano, sì, così… succhiamelo dentro. E implorami ancora: dimmi quanto vuoi sfondarmi la figa fradicia, quanto vuoi aprirmi il buco fino a farlo diventare un cratere.» La voce di Fiona era rotta dal piacere; la base dello strap-on le premeva sul clitoride a ogni colpo, portandola vicina all’orgasmo.

Lui accelerò, sudore che colava dal petto sui seni sodi di lei, i testicoli che sbattevano contro l’imbrago. «Voglio sfondarti, Fiona… voglio piegarti e fotterti il culo e la figa insieme fino a farti svenire di piacere. Ti prego, scopami più forte ora!»

L’escalation divenne selvaggia. Fiona lo scopava dal basso con spinte violente, il dildo che martellava la prostata senza tregua. Lorenzo veniva per primo, con un urlo animale: fiotti densi e caldi di sperma schizzarono sul ventre e sui seni di Fiona, alcuni arrivando fino al suo mento. Le contrazioni violente del suo ano intorno al dildo fecero venire anche lei, un orgasmo profondo che la fece tremare e gridare, le dita affondate nei fianchi di lui mentre la figa le pulsava vuota e bagnata.

Rimasero incastrati così, il dildo ancora sepolto fino in fondo nel culo di Lorenzo, i corpi sudati e tremanti, i respiri che si mescolavano in baci bagnati e disperati.

La cabina aveva appena registrato la vera traccia master della loro perversione.

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