Ritorno sul Treno di Mezzanotte

Una ventenne arrapata si fa scopare da un architetto maturo sul treno di mezzanotte.

24 min read September 07, 2026New

Il treno di mezzanotte scivolava via dalla stazione con un rantolo metallico, vagoni quasi vuoti, luci fioche che dondolavano a ogni curva. Roxanne salì all’ultimo momento, ancora calda di vino e risate con le amiche, lo zaino leggero su una spalla e la minigonna nera che le ballava sulle cosce. Vent’anni, università di architettura al secondo anno, il corpo magro e sodo di chi nuota tre volte a settimana, i capelli castani sciolti che le battevano sulla schiena. Cercò un posto lontano dalle poche teste reclinata e lo trovò in un scompartimento laterale quasi deserto.

Di fronte a lei, seduto con le gambe incrociate e un blocco da disegno chiuso sulle ginocchia, c’era un uomo che non poteva avere meno di cinquant’anni. Capelli grigi corti, tempie d’argento, giacca di lino stropicciata aperta sul petto, camicia bianca sbottonata al colletto. Occhi scuri, intensi, che la fissarono appena lei si accomodò. Warrick. Lei non sapeva ancora il nome, ma sentì subito il peso di quello sguardo maturo, non sfacciato, solo sicuro, come se sapesse già cosa voleva e avesse tutto il tempo del mondo per prenderlo.

Roxanne sistemò lo zaino, incrociò le gambe e sentì il tessuto della gonna salire di un paio di centimetri. Lui non distolse lo sguardo. Lei arrossì, ma non abbassò gli occhi. Il calore le salì dritto tra le cosce, un pizzicore improvviso e umido. Cazzo, pensò, guardalo. Quella mascella, quelle mani grandi che tenevano il blocco, le vene sul dorso. Gli uomini della sua età le sembravano sempre ragazzi spaventati; questo emanava un calore diverso, lento, greve.

I loro sguardi si incontrarono di nuovo, poi ancora. Roxanne sorrise timida, morderà il labbro inferiore senza rendersene conto. Warrick inclinò appena la testa, un sorriso sottile che le strinse lo stomaco. Il vagone dondolava, il paesaggio notturno scorrevava nero oltre i vetri, e tra loro la distanza di un metro divenne un filo teso.

Fu lui a parlare per primo, voce calda, profonda, con quella cadenza lenta di chi ha vissuto.

«Non sei di queste parti a quest’ora, vero? Troppo giovane e troppo bella per l’ultimo treno.»

Roxanne sentì le guance bruciare, ma non abbassò lo sguardo. «Tornavo da una serata. Università. E tu? Sembri… fuori posto anche tu, in un certo senso.»

Lui rise piano, un suono basso che le vibrò addosso. «Warrick. Architetto. Stavo rivedendo un progetto a Milano, ora torno a casa. Tu?»

«Roxanne.» Esitò un secondo, poi decise di non fingere. Allargò leggermente le ginocchia, abbastanza perché la gonna scivolasse ancora più su, mostrando la pelle chiara delle cosce interne. «E gli uomini della mia età mi annoiano a morte. Quelli maturi… quelli mi fanno bagnare solo a guardarli.»

Warrick non batté ciglio. I suoi occhi scesero sulle sue cosce, poi risalirono lentissimi. «Davvero.» Non era una domanda. Si sporse appena in avanti, e la punta delle dita le sfiorò il ginocchio, deliberata, calda. Un contatto breve, di prova.

Roxanne non si ritrasse. Anzi, scivolò in avanti sul sedile, e appoggiò la propria mano sulla sua coscia, sentendo il muscolo duro sotto il tessuto dei pantaloni. «Sì. Davvero.» La voce le uscì un filo rauca. «E tu mi stai guardando come se volessi scoparmi qui, adesso.»

Il pollice di lui fece un cerchio lento sul suo ginocchio. «Perché è esattamente quello che voglio. Se lo vuoi anche tu.»

«Lo voglio.» Non ci fu esitazione. Il desiderio le pulsava già tra le gambe, le mutandine di pizzo scure e umide. «Il vagone è quasi vuoto. Lì in fondo è buio.»

Si alzarono quasi insieme. Nessuno li guardò; i pochi passeggeri sonnecchiavano o avevano cuffie. Nell’angolo più buio, dove le luci del soffitto non arrivavano e il rumore delle rotaie copriva tutto, Warrick si sedette e Roxanne gli si infilò tra le ginocchia senza aspettare. Le dita le tremavano di eccitazione mentre gli slacciava la cintura, abbassava la cerniera, liberava il cazzo già grosso, duro, venato, la glande lucida di precome. Lo prese in mano, lo pesò, poi lo spinse in bocca con avidità, le labbra strette intorno al diametro, la lingua che girava sulla punta salata.

Warrick gemette basso, una mano che le affondava nei capelli, non forzandola, solo tenendola. «Cazzo, Roxanne… così, sì. Succhialo tutto.»

Lei lo prese più a fondo, sentendo la testa premere contro il palato, le guance scavate, la saliva che le colava sul mento. Il sapore di uomo maturo, il calore, l’odore di sapone e pelle. Si bagnava di più a ogni gemito di lui. Le sue dita le accarezzavano i capelli, le tempie, poi le scendevano a sfiorarle il collo mentre lei succhiava con ritmo cresciuto, la mano che gli stringeva la base e massaggiava le palle pesanti.

Dopo un paio di minuti lui la tirò su con delicatezza, la fece salire a cavalcioni sulle sue cosce. Roxanne tirò su la gonna fino ai fianchi, scostò le mutandine di lato; lui allineò il cazzo grosso contro la fessura già scivolosa e lei si abbassò d’un colpo, prendendolo tutto fino in fondo con un gemito rotto. Si sentì allargata, piena, il glande che le batteva contro il punto più profondo.

«Gesù… sei enorme…» ansimò, cominciando a muovere i fianchi, su e giù, avanti e indietro, le unghie conficcate nelle sue spalle. Warrick le stringeva i fianchi con le mani grandi, guidandola, spingendo in su incontrando ogni sua discesa. Il sedile scricchiolava piano sotto di loro. Lei cavalcava con forza, i seni che ballavano sotto la maglietta, il clitoride che sfregava contro il pube di lui a ogni movimento.

«Guardami mentre ti scopi,» le disse lui, voce roca. «Voglio vederti venire sul mio cazzo.»

Roxanne accelerò, la bocca aperta, i gemiti soffocati contro la sua spalla. Il primo orgasmo la colse di sorpresa, una scarica che le strinse il ventre e le fece contrarre le pareti intorno a lui, bagnandolo ancora di più. Continuò a muoversi attraverso le scosse, affamata.

Warrick la fece scendere, la girò, la piegò in avanti contro il sedile di fronte. Lei aprì le gambe, le mani aggrappate allo schienale, il culo offerto. Lui le scostò di nuovo le mutandine e la penetrò da dietro d’un sol colpo, profondo, le mani che le stringevano i fianchi con possesso. Spinte potenti, dominate, ma ogni centimetro voluto da lei, che spingeva indietro incontrandolo, ansimando «più forte… così, scopami…».

Una mano di lui scese davanti, trovò il clitoride gonfio e lo sfregò in cerchi stretti mentre la inculava con ritmo costante e pesante. Roxanne venne di nuovo, più forte, le gambe che tremavano, un gemito lungo che mascherò solo a metà con il braccio. Le pareti le pulsavano intorno al cazzo di lui; Warrick accelerò ancora, i fianchi che sbattevano contro il suo culo, poi conficcò fino in fondo e si svuotò con un ringhio basso, lo sperma caldo che le riempiva a getti, traboccando un poco lungo le cosce mentre lei strizzava ogni goccia.

Rimasero così un momento, ansimanti, sudati, ancora uniti. Il treno dondolava nel buio. Warrick le baciò la spalla nuda, lento, e le sussurrò all’orecchio:

«Non abbiamo ancora finito, piccola. C’è ancora mezz’ora di viaggio… e io non ho intenzione di lasciarti scendere così.»

Roxanne sentì il cazzo di lui ancora semi-duro dentro di lei, e un nuovo brivido le corse lungo la schiena. Sorrise contro il sedile, la voce roca di piacere.

«Allora non fermarti.»

Warrick restò conficcato in lei ancora qualche secondo, il respiro caldo contro la sua spalla nuda, il cazzo che pulsava lento mentre smetteva di sborrare. Roxanne sentiva lo sperma caldo colarle lungo le cosce interne, mescolato ai suoi succhi, e il brivido le risalì lungo la schiena quando lui si mosse appena, uscendo di un paio di centimetri solo per rientrare piano, sperimentando quanto fosse ancora aperta e scivolosa. Non era più semi-duro: stava già riprendendo consistenza, gonfiandosi di nuovo dentro di lei con quella lentezza matura che la faceva ansimare.

«Senti come mi riempi di nuovo…» mormorò lei, la voce roca, spingendo il culo indietro per prenderlo meglio. Le mutandine di pizzo, ancora scostate di lato, le tagliavano un filo di pelle umida; la gonna era arrotolata sui fianchi, la maglietta tirata su abbastanza da scoprire la curva dei seni. Warrick le accarezzò i fianchi con le palme grandi, poi le slacciò del tutto la cintura immaginaria della minigonna e la fece scivolare più in basso, lasciandola quasi nuda dalla vita in giù. Le dita di lui scesero tra le sue natiche, raccolsero un filo di sperma che colaiva e lo spinsero di nuovo dentro la figa, massaggiandolo contro le pareti ancora contratte.

«Non ho finito di usarti, piccola,» le disse all’orecchio, la voce bassa e greve che le vibrò dritta nel ventre. «Hai detto che gli uomini della tua età ti annoiano. Vediamo se riesco a farti venire finché le gambe non ti reggono più.»

Roxanne girò la testa, lo guardò di sbieco con le labbra socchiuse. «Allora fallo. Scopami finché non riesco più a camminare.» Non c’era vergogna nella sua voce, solo una fame vorace. Si staccò da lui con un suono bagnato, si voltò e gli si inginocchiò di fronte sul pavimento del vagone, le ginocchia aperte sul linoleum freddo. Il cazzo di Warrick le spuntava in faccia, lucido del loro misto, ancora grosso e venato, la glande gonfia. Lo prese in mano, lo leccò dalla base alla punta con la lingua piatta, assaporando se stessa e lui insieme, poi lo risucchiò in bocca fino in fondo, le guance scavate, la gola che si apriva per accoglierlo.

Warrick gemette basso, una mano che le affondava nei capelli castani, l’altra che le sfiorava la guancia. «Cazzo, che bocca… succhialo pulito. Voglio sentire la lingua su ogni vena.» Lei obbedì con avidità, la testa che andava avanti e indietro con ritmo crescente, la saliva che le colava sul mento e gli scendeva sulle palle. Di tanto in tanto lo faceva uscire con un pop umido, leccava le palle pesanti, le succhiava una alla volta mentre la mano gli pompava il gambo, poi lo rimetteva in gola. Il sapore salato, il calore, l’odore di sesso e di uomo maturo le bagnavano ancora di più la figa; sentiva i muscoli del pavimento pelvico contrarsi a vuoto, il clitoride che pulsava contro l’aria.

Dopo un lungo minuto lui la tirò su di nuovo, la fece sedere sul sedile di fronte e le aprì le cosce larghe. Roxanne si appoggiò con le spalle allo schienale, le gambe divaricate, la figa esposta e gocciolante di sperma e umidità. Warrick si inginocchiò a sua volta, le mani che le tenevano le cosce aperte, e le leccò la fessura con un colpo di lingua lungo e lento, dalla base al clitoride. «Deliziosa,» borbottò contro di lei. «Il mio sborra dentro di te e il tuo sapore… cazzo.» La lingua le entrò nella figa, leccando in profondità, raccogliendo tutto, poi salì a succhiarle il clitoride gonfio con labbra strette e ritmo costante. Roxanne gettò la testa all’indietro, un gemito soffocato che le uscì tra i denti. Le dita di lui le aprirono le labbra, esposero il nodo nervoso e lo lavorarono con la punta della lingua in cerchi stretti mentre due dita le entravano dentro e le trovavano il punto gonfio sulla parete anteriore.

«Warrick… così, non fermarti…» ansimò lei, una mano che gli affondava nei capelli grigi, l’altra che si strinse un seno attraverso la maglietta. Lui accelerò, le dita che la scopavano con precisione, la lingua che batteva sul clitoride. L’orgasmo le arrivò a ondate, le cosce che tremavano intorno alla sua testa, la figa che gli spremeva le dita a ritmo. Continuò a leccarla attraverso le scosse, finché lei non spingeva i fianchi in avanti chiedendo di più.

Quando si rialzò, il cazzo era di nuovo duro come pietra. La fece alzare, la girò di nuovo e la piegò in avanti, ma questa volta con un ginocchio sul sedile e l’altro piede a terra, il culo alto e offerto. Le scostò le mutandine di pizzo ancora di più, quasi strappandole, e le passò la glande su e giù sulla fessura aperta, spalmandosi del loro misto. Poi spinse dentro d’un colpo solo, fino in fondo, e Roxanne gridò un «ah!» soffocato contro il braccio. Era più grosso di prima, o forse era solo lei che lo sentiva così dopo essere già venuta due volte; le pareti si allargarono di nuovo intorno a lui, il glande che le batteva contro la cervice.

Warrick cominciò a scoparla con spinte lunghe e pesanti, le mani che le stringevano i fianchi e le tenevano ferma mentre i suoi fianchi sbattevano contro le natiche. Il rumore umido della carne che s’incontrava si mescolava al rumore delle rotaie; ogni volta che rientrava, lo sperma precedente schizzava un po’ fuori e le colaiva sulle cosce. «Guarda come ti prendi tutto,» le disse lui, voce roca. «Vent’anni e già così affamata di cazzo maturo. Dimmi quanto ti piace.»

«Mi piace… cazzo, mi piace da morire,» ansimò Roxanne, spingendo indietro per incontrare ogni colpo. «Più forte. Usami. Voglio sentirlo domani quando cammino.» Lui accelerò, una mano che le saliva sulla schiena e le spingeva le spalle più in basso, l’altra che le trovava il clitoride da davanti e lo sfregava in cerchi stretti. Le spinte divennero più corte e più dure, il suono della carne che sbatteva più forte. Roxanne sentiva ogni vena, ogni centimetro che la riempiva; il calore le saliva di nuovo nel ventre, un’altra ondata che si accumulava.

Si staccò di colpo, la fece rialzare e la sedette a cavalcioni di nuovo, ma questa volta di fronte a lui, le cosce aperte a straddle sulle sue. Roxanne si abbassò sul cazzo e lo prese tutto, le unghie conficcate nelle spalle di lui sotto la giacca di lino. Si muoveva su e giù con forza, i seni che ballavano liberi ora che lui le aveva tirato su la maglietta e le aveva succhiato un capezzolo, mordendolo piano tra i denti. Warrick le teneva i fianchi e spingeva in su, incontrandola, la bocca che le baciava il collo, la spalla, poi tornava al seno. «Vieni sul mio cazzo di nuovo,» le ordinò basso. «Voglio sentire quella figa stretta che mi strizza.»

Lei accelerò, il clitoride che sfregava contro il pube di lui a ogni discesa, il cazzo che le colpiva il punto giusto. L’orgasmo le esplose addosso con un gemito lungo e rotto; le pareti si chiusero a ritmo intorno a lui, bagnandolo di nuovo, le gambe che tremavano. Warrick non si fermò: la tenne ferma e la scopò dal basso con spinte corte e profonde mentre lei veniva, prolungandole il piacere finché non fu quasi troppo. Poi la sollevò di poco, uscì, e la fece girare di nuovo, questa volta con la schiena contro il suo petto, seduta sulle sue cosce all’indietro. Le riaprì le gambe e rientrò da dietro in quella posizione, una mano che le copriva la bocca per soffocare i gemiti, l’altra che le lavorava il clitoride senza pietà.

Il treno scivolava nel buio, le luci fioche che dondolavano. Roxanne sentiva il cuore batterle nelle orecchie, il corpo che bruciava, la figa che pulsava ancora piena. Warrick le morse il lobo dell’orecchio e le sussurrò: «Ancora mezz’ora, forse di più se il treno ritarda. Ho intenzione di riempirti di nuovo, e poi di leccarti pulita, e poi di ricominciare. Sei d’accordo?»

Lei annuì contro la sua mano, la lingua che gli leccò il palmo in un gesto affamato, e spinse il culo indietro per prenderlo ancora più a fondo. Il desiderio non era scemato; se possibile, era solo più greve, più urgente. Sentiva già il prossimo orgasmo che si costruiva, e sapeva che lui non l’avrebbe lasciata scendere finché non l’avesse fatta tremare di nuovo.

Warrick teneva ancora la mano sulla bocca di Roxanne mentre la scopava da dietro in quella posizione seduta, il petto largo premuto contro la sua schiena nuda sotto la maglietta tirata su. Ogni spinta la sollevava leggermente sulle sue cosce, il cazzo che entrava fino in fondo e le sfregava la cervice con precisione lenta e crudele. Lei leccava il suo palmo, succhiava un dito, ansimava contro la pelle salata, e lui accelerava solo quando sentiva le sue pareti contrarsi. Il treno dondolava, le rotaie battevano un ritmo sordo che mascherava i suoni umidi della carne che s’incontrava, lo schiocco delle palle contro la figa già allagata.

«Senti come sei piena,» le mormorò all’orecchio, la voce greve che le vibrava dritta nel midollo. «Lo sperma di prima ti scivola ancora sulle cosce e io ti riempio di nuovo. Dimmi se riesci a reggere.»

Roxanne annuì di nuovo, la lingua che gli strisciava sul palmo, poi scostò la mano abbastanza da riuscire a parlare, la voce rotta. «Reggo… cazzo, reggo tutto. Spingi più forte. Voglio sentirlo pulsare.» Lui obbedì, la mano libera che le scese tra le gambe aperte e le trovò il clitoride gonfio, sfregandolo in cerchi stretti e spessi mentre i fianchi battevano contro il suo culo. Roxanne sentiva ogni vena, ogni centimetro che la allargava; l’orgasmo precedente le aveva lasciato i nervi a fior di pelle, e ora il piacere saliva di nuovo come un’onda lenta e greve. Chiuse gli occhi, la testa gettata all’indietro contro la sua spalla, e si concentrò sul calore che le bruciava nel ventre.

Warrick la sollevò di poco, uscì con un suono bagnato, e la fece girare di scatto. La mise in ginocchio sul sedile, il petto contro lo schienale, il culo alto e offerto. Le mutandine di pizzo, ormai solo un filo di tessuto scuro e umido, le strappò del tutto con un gesto deciso; le fece scivolare lungo le cosce e le lasciò cadere sul pavimento. Roxanne sentì l’aria fredda del vagone sulla figa esposta, lo sperma che le colaiva lento, e un brivido le corse lungo la schiena. Lui le aprì le natiche con le palme grandi, le soffiò un respiro caldo sulla fessura, poi le passò la lingua dalla base al clitoride in un colpo lungo e lento, raccogliendo il loro misto.

«Deliziosa,» borbottò contro di lei. «Il mio sborra e il tuo sapore… ti leccerei per ore.» La lingua le entrò dentro, leccando in profondità, le labbra che succhiavano le labbra gonfie. Due dita le seguirono, trovando il punto gonfio sulla parete anteriore e massaggiandolo con precisione mentre la bocca lavorava il clitoride. Roxanne affondò le unghie nello schienale, un gemito soffocato che le uscì tra i denti. «Warrick… così… non fermarti, cazzo.» Lui non si fermò. Le dita la scopavano con ritmo costante, la lingua batteva in cerchi stretti, e l’orgasmo le esplose addosso senza preavviso: le cosce tremarono, la figa gli strinse le dita a ondate, un fiotto caldo le scese lungo le cosce mentre lei veniva con la faccia premuta contro il sedile.

Lui la leccò attraverso le scosse, finché non fu quasi troppo, poi si rialzò. Il cazzo era di nuovo duro come pietra, lucido di saliva e del loro sesso. La girò di nuovo, la fece sedere a cavalcioni ma di spalle, le gambe divaricate sulle sue cosce. Roxanne si abbassò e lo prese tutto d’un colpo, un gemito lungo che le uscì dalla gola aperta. Si sentiva allargata oltre il limite, il glande che le batteva contro il punto più profondo a ogni discesa. Warrick le tenne i fianchi e la guidò su e giù con forza, spingendo in su incontrandola, la bocca che le mordeva la spalla nuda, il collo, il lobo dell’orecchio.

«Guardati,» le disse, una mano che le saliva a stringerle un seno, il pollice che le strofinava il capezzolo duro. «Vent’anni e già così scopata, piena del cazzo di un uomo che potrebbe essere tuo padre. Ti piace, eh? Dimmi quanto ti piace.»

«Mi piace da morire,» ansimò lei, muovendo i fianchi con avidità, il clitoride che sfregava contro il pube di lui a ogni movimento. «Usami. Scopami finché non riesco più a pensare. Voglio il tuo sborra di nuovo… tutto.» Lui accelerò, le spinte più corte e più dure, il suono della carne che sbatteva più forte del rumore delle rotaie. Roxanne sentiva il calore salirle di nuovo, un’altra ondata che si accumulava nel basso ventre; le pareti le pulsavano intorno a lui, bagnandolo di continuo. Chiuse gli occhi e si concentrò solo su quello: il cazzo grosso che la riempiva, le mani grandi che la tenevano, la voce roca che le ordinava di venire.

L’orgasmo arrivò come un pugno. Lei gettò la testa all’indietro, un gemito rotto che mascherò a metà contro la sua spalla, le gambe che tremavano incontrollate. Warrick non si fermò: la tenne ferma e la scopò dal basso con spinte profonde e precise mentre lei veniva, prolungandole il piacere finché non fu quasi doloroso di quanto fosse intenso. Poi la sollevò, uscì, e la fece inginocchiare di fronte a lui sul pavimento del vagone. Il cazzo le spuntava in faccia, lucido, pulsante, la glande gonfia e scura. «Succhialo,» le ordinò basso. «Succhia il cazzo che ti ha appena fatto venire. Puliscilo.»

Roxanne obbedì con fame. Lo prese in bocca fino in fondo, le guance scavate, la lingua che girava su ogni vena, assaporando se stessa e lui. La saliva le colaiva sul mento, le mani che gli stringevano la base e massaggiavano le palle pesanti. Warrick le affondava le dita nei capelli castani, non forzandola, solo tenendola mentre lei lo succhiava con ritmo crescente. «Cazzo, che bocca… così, sì. Preparalo. Sto per riempirti di nuovo.» Lei lo fece uscire con un pop umido, leccò le palle una alla volta, poi lo rimise in gola, sentendo la testa premere contro il palato. Il sapore salato, l’odore di sesso maturo le bagnavano ancora di più; sentiva i muscoli del pavimento pelvico contrarsi a vuoto, il clitoride che pulsava contro l’aria fredda.

Dopo un lungo minuto lui la tirò su, la piegò di nuovo contro il sedile di fronte, un ginocchio sul cuscino e l’altro piede a terra. Le passò la glande su e giù sulla fessura aperta, spalmandosi del loro misto, poi spinse dentro d’un colpo solo fino in fondo. Roxanne gridò un «ah!» soffocato contro il braccio. Era più grosso di prima, o forse era solo lei che lo sentiva così dopo essere già venuta tre, quattro volte; le pareti si allargarono di nuovo intorno a lui, il glande che le batteva contro la cervice a ogni spinta. Warrick cominciò a scoparla con ritmo pesante e costante, le mani che le stringevano i fianchi e le tenevano ferma mentre i suoi fianchi sbattevano contro le natiche. Ogni volta che rientrava, lo sperma precedente schizzava un po’ fuori e le colaiva sulle cosce interne.

«Più forte,» ansimò lei, spingendo indietro per incontrarlo. «Usami come vuoi. Voglio sentirlo domani a ogni passo.» Lui accelerò, una mano che le saliva sulla schiena e le spingeva le spalle più in basso, l’altra che le trovava il clitoride da davanti e lo sfregava senza pietà. Le spinte divennero più corte, più dure, il suono umido più forte. Roxanne sentiva ogni centimetro, ogni vena che la riempiva; il calore le saliva di nuovo nel ventre come lava. Chiuse gli occhi e si abbandonò, il corpo che bruciava, la figa che pulsava piena.

Warrick le morse la spalla e le sussurrò contro la pelle sudata: «Sto per sborrare. Vuoi che ti riempia di nuovo? O vuoi beverlo?»

«Dentro,» gemette lei. «Riempimi. Voglio sentirlo caldo.» Lui conficcò fino in fondo, i fianchi che spasmarono, e si svuotò con un ringhio basso e greve. Lo sperma caldo le arrivò a getti profondi, traboccando subito lungo le cosce mentre lei strizzava ogni goccia intorno a lui. Roxanne venne di nuovo a quel calore, le gambe che tremavano, un gemito lungo che le uscì dalla gola aperta. Rimasero uniti, ansimanti, il cazzo di lui che pulsava ancora dentro mentre finiva di venire.

Il treno rallentò appena in una curva, le luci fioche che dondolavano. Warrick uscì piano, raccolse un filo di sperma con due dita e lo spinse di nuovo dentro di lei, massaggiandolo contro le pareti ancora contratte. Poi le fece voltare la faccia e la baciò a fondo, la lingua che le entrava in bocca con lo stesso possesso con cui l’aveva scopata. «Non abbiamo ancora finito, piccola,» le disse contro le labbra, la voce roca. «C’è ancora un pezzo di viaggio. Voglio leccarti pulita, poi metterti di nuovo a cavalcioni e farti venire finché non piangi di piacere. E dopo… dopo ti porto a casa mia. Se vuoi.»

Roxanne sentì un nuovo brivido correrle lungo la schiena, più greve del primo. Lo sperma le colaiva caldo, le gambe le tremavano, ma il desiderio non era scemato; se possibile era solo più urgente, più affamato. Sorrise contro la sua bocca, la voce roca di piacere e di qualcosa di più profondo.

«Allora non smettere. Leccamela. Poi scopami di nuovo. E sì… voglio venire a casa tua.»

Warrick la fece sedere sul sedile, le aprì le cosce larghe, e si inginocchiò tra di loro. La lingua le toccò di nuovo la fessura gocciolante, lenta, deliberata, e Roxanne gettò la testa all’indietro, già pronta per l’onda successiva, il treno che scivolava nel buio portandoli chissà dove, il corpo che bruciava ancora, il bisogno che non accennava a spegnersi.

Warrick le tenne le cosce spalancate e la leccò senza pietà, la lingua piatta che spazzava ogni goccia di sborra e di succhi dalla fessura gonfia. Roxanne sentiva il respiro caldo di lui contro la pelle già scottata, le labbra che si chiudevano sul clitoride e lo succhiavano a ritmo lento e cattivo, due dita che le entravano fino alle nocche e le strofinavano il punto gonfio con precisione da macchinario. Il treno dondolava, le luci fioche battevano sulle sue cosce aperte, e lei pensò solo a quanto fosse sloppy e aperta, lo sperma precedente che ancora colaiva mentre lui lo rimetteva dentro a colpi di lingua.

«Cazzo… leccami tutta,» gemette, una mano che gli affondava nei capelli grigi e lo spingeva più a fondo. «Voglio che assaggi ogni goccia che mi hai messo dentro.» Lui obbedì, leccando più in profondità, le dita che la scopavano con schiocchi umidi, il pollice che le premeva l’ano solo per farla sussultare. L’orgasmo le arrivò a scosse violente: la figa gli strinse le dita a ritmo, un fiotto caldo le schizzò sul mento di lui mentre lei gettava la testa all’indietro e ansimava contro lo schienale. Warrick non si fermò; continuò a succhiarle il clitoride finché le cosce non le tremarono incontrollate e lei non spinse i fianchi in avanti chiedendo di più, già affamata di nuovo.

Quando si rialzò, il cazzo era duro come un pezzo di legno, lucido di saliva e del loro misto. La fece alzare di scatto, la girò contro il finestrino del scompartimento e le sollevò una gamba, il ginocchio piegato contro il vetro freddo. La gonna era un pezzo di tessuto arrotolato sui fianchi, le mutandine sparite da qualche parte sul pavimento. Lui le allineò la glande contro la fessura ancora gocciolante e spinse dentro d’un colpo solo, fino alla radice, il petto che le premeva la schiena nuda. Roxanne sentì il vetro freddo contro la guancia, il cazzo che le allargava le pareti ancora contratte, e un gemito rotto le uscì mentre lui cominciava a scoparla con spinte lunghe e pesanti.

«Guarda fuori,» le ordinò all’orecchio, la voce greve, una mano che le stringeva il seno nudo e le torceva il capezzolo. «Il paesaggio nero e tu piena di cazzo maturo. Senti come ti apro di nuovo.» Ogni spinta la sollevava sulle punte dei piedi, le palle che le sbattevano contro il clitoride, lo sperma vecchio che schizzava fuori a ogni rientrata e le scendeva sulle cosce. Roxanne spingeva indietro incontrandolo, la figa che lo succhiava avida, il pensiero sporco che le riempiva la testa: vent’anni e già così usata, così piena, il treno che la portava via mentre un architetto le spaccava la figa contro il vetro.

Lui accelerò, le spinte più corte e più dure, la mano libera che le scese tra le gambe e le sfregò il clitoride gonfio in cerchi spessi. «Vieni così, con la faccia al vetro. Voglio sentire quella figa che mi strizza mentre ti riempio.» Roxanne venne con un grido soffocato, le gambe che cedettero, le pareti che gli pulsarono intorno a ritmo furioso. Warrick la tenne ferma e continuò a scoparla attraverso le scosse, prolungandole il piacere finché non fu quasi troppo, poi uscì di scatto, la fece girare e la spinse in ginocchio sul linoleum.

Il cazzo le spuntava in faccia, scuro, venato, lucido di sborra e di lei. «Apri,» le disse. «Succhialo sporco. Voglio vedere la mia sborra e i tuoi succhi sulla tua lingua.» Roxanne lo prese fino in gola senza esitare, le guance scavate, la lingua che girava su ogni centimetro, assaporando il sapore salato e amaro di entrambi. La saliva le colaiva sul mento insieme ai fili di sperma, le mani che gli massaggiavano le palle pesanti mentre lui le teneva la testa e la faceva andare avanti e indietro con ritmo controllato. «Cazzo, che troia… vent’anni e già sai succhiare come una puttana di mestiere. Più a fondo. Sì, così. Preparalo perché sto per riempirti di nuovo.»

La tirò su dopo un minuto lungo e umido, la piegò di nuovo sul sedile con il culo alto, un ginocchio sul cuscino e l’altro piede a terra. Le aprì le natiche con le palme, le soffiò sulla figa aperta, poi le spinse dentro due dita solo per farla gemere, le torse e le ritirò lucide. «Ancora aperta. Perfetta.» Allineò il cazzo e entrò d’un colpo, fino in fondo, e cominciò a inculcarla con forza greve, i fianchi che sbattevano contro le natiche con schiocchi umidi e sonori. Ogni spinta faceva schizzare fuori un filo di sborra precedente; lui lo raccoglieva con le dita e lo rispingeva dentro mentre la scopava, massaggiandolo contro le pareti.

«Dimmi cosa sei,» le ringhiò, una mano che le affondava nei capelli e le tirava la testa all’indietro. «Dimmi che sei la piccola arrapata che si fa riempire sul treno da un cazzo maturo.»

«Sono la tua troia,» ansimò lei, spingendo indietro con avidità. «La figa da vent’anni che vuole tutta la tua sborra. Usami. Scopami più forte. Voglio camminare zoppicando e sentire il tuo cazzo ancora dentro.» Warrick accelerò, le spinte che divennero brutali, il suono della carne che s’incontrava più forte del rumore delle rotaie. Le dita le trovarono di nuovo il clitoride e lo strofinarono senza pietà; Roxanne venne di nuovo, più forte, un gemito lungo e rotto che le uscì dalla gola mentre le gambe tremavano e la figa gli spremeva il cazzo a ondate.

Lui non si fermò. La sollevò, la fece sedere a cavalcioni di spalle sulle sue cosce, le gambe divaricate, e la fece abbassare di nuovo sul cazzo duro. Roxanne lo prese tutto, sentendo il glande battere contro la cervice a ogni discesa, e cominciò a muoversi su e giù con forza, il culo che sbatteva contro il suo bacino. Warrick le teneva i fianchi e spingeva in su, incontrandola, una mano che le copriva la bocca per soffocare i gemiti e l’altra che le lavorava il clitoride. «Ancora. Vieni di nuovo sul mio cazzo. Voglio sentirlo pulsare mentre ti riempio.»

Lei accelerò, il corpo che bruciava, la testa gettata all’indietro contro la sua spalla. L’orgasmo le esplose addosso come una scarica elettrica: le pareti si chiusero a ritmo, bagnandolo di nuovo, le cosce che spasmarono. Warrick la tenne ferma e la scopò dal basso con spinte corte e profonde mentre lei veniva, poi conficcò fino in fondo e si svuotò con un ringhio greve. Lo sperma caldo le arrivò a getti spessi e profondi, traboccando subito lungo le cosce e sul suo pube mentre lei strizzava ogni goccia. «Prendi tutto,» le mormorò all’orecchio. «Tutta la sborra. Riempiti.»

Uscì piano, raccolse il misto che colaiva con tre dita e glielo spinse di nuovo dentro la figa, massaggiandolo a fondo. Poi le fece voltare la faccia e le cacciò le dita in bocca. Roxanne le succhiò pulite con avidità, la lingua che leccava ogni traccia salata, gli occhi semi-chiusi di piacere sporco. Il treno cominciava a rallentare; le luci della stazione apparivano lontane nel buio. Warrick la fece inginocchiare di nuovo, le prese i capelli e le pompò il cazzo ancora semi-duro in gola un’ultima volta, facendole sentire il sapore di entrambi finché non fu lucido e pulito.

La rialzò, le riabbassò la gonna senza rimetterle le mutandine, e le sistemò la maglietta. Lo sperma le colaiva ancora caldo lungo le cosce interne, impregnandole. «Scendi così,» le disse, voce bassa e sporca. «Senza mutande, piena e gocciolante. Voglio che ogni passo ti ricordi il cazzo che ti ha appena spaccata.»

Roxanne annuì, le gambe che tremavano, la figa che pulsava ancora aperta e piena. Il treno si fermò. Lei prese lo zaino, gli lanciò un ultimo sguardo affamato, e scese sul marciapiede sentendo il caldo denso del suo sborra che le scendeva lungo le cosce a ogni passo, bagnandole i tacchi mentre camminava via con la figa ancora aperta e stracolma.

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