Vinili Caldi e Amici in Tre
Laura, una MILF di 42 anni, si fa scopare sul divano da due amici ventenni mentre ascolta vinili caldi.
Laura chiuse la porta dell’appartamento alle spalle di Callum e Xavier con un sorriso che le bruciava già sotto la pelle. Aveva quarantadue anni, seni pieni e pesanti che premevano contro la camicetta di seta chiara, vita ancora stretta e fianchi morbidi che la gonna corta nera non faceva che esaltare. Il marito era di nuovo in trasferta, come quasi sempre, e il figliastro ventiduenne era tornato dal college portandosi dietro il migliore amico: Xavier, spalle larghe, sguardo diretto, lo stesso fuoco negli occhi di Callum. Tutti e due alti, muscolosi, con quella fame grezza dei maschi appena usciti dall’adolescenza.
«La collezione è tutta lì», disse lei indicando lo scaffale di vinili degli anni Ottanta, la voce un filo più bassa del solito. «Sfogliate pure. Io preparo qualcosa da bere».
I due ragazzi si chinarono sulle copertine come se fossero tesori. Laura li osservava di sbieco mentre versava il vino. Callum aveva le mani grandi, le vene in rilievo sugli avambracci; Xavier si mordeva il labbro inferiore ogni volta che trovava un pezzo caldo. Lei sapeva di essere guardata. Sentiva i loro sguardi scivolare sulle cosce nuda, risalire fino allo scollo dove il reggiseno di pizzo lasciava indovinare il volume pesante delle tette. Un brivido le corse tra le gambe. Era bagnata già solo per quella consapevolezza: due stalloni di ventidue anni nella sua casa, e lei che desiderava disperatamente essere divorata.
Tornò in salotto con i bicchieri. Si sedette sul divano tra di loro, la gonna che saliva di qualche centimetro. «Mettete Flesh for Fantasy, Callum. Quello mi fa sempre venire voglia di… muovermi».
Callum obbedì. Il primo riff riempì la stanza. Laura si alzò, si chinò lentamente verso il giradischi per regolare il volume, offrendo deliberatamente la schiena inarcata e il sedere tondo. La camicetta si sollevò, lasciando scoperto un pezzo di pelle morbida sopra la gonna. Sentì Xavier inspirare forte. «Cazzo, Laura…», mormorò lui senza neanche fingere. «Hai un corpo da ragazza. No, meglio. Da donna che sa cosa vuole».
Lei si raddrizzò, si voltò, e il sorriso le si fece malizioso. «Guardatemi pure. Mi piace. Siete tutti e due… scolpiti. Spalle, braccia, e quegli eyes da lupi affamati». Passò una mano leggera sulla spalla di Callum, poi sulla schiena di Xavier, sfiorando i muscoli tesi sotto le magliette. Il profumo di lei — vaniglia e caldo femminile — li avvolse. Callum le posò le dita sulla spalla nuda, un contatto che sembrava casuale e non lo era. Xavier le accarezzò la schiena bassa, proprio sopra la curva del culo.
«Hai la pelle caldissima», disse Callum, la voce rauca. «E sei ancora così giovane da far venire voglia di…».
«Di scoparmi», completò lei senza vergogna, le guance arrossate ma gli occhi lucidi di eccitazione. Si bagnò le labbra. «Vi confesso una cosa. Da anni fantastico di farmi prendere da due amici giovani, vogliosi, duri come pietra. Due cazzi che mi riempiono nello stesso momento mentre ascolto musica sporca. E stanotte… siete qui. E io sono già fradicia solo a pensarci».
Il silenzio durò un secondo. Poi Xavier la afferrò per la nuca e la baciò con fame, lingua profonda, denti che le morsicavano il labbro. Callum le prese il viso dall’altra parte non appena il bacio si spezzò, e la baciò a sua volta, più lento ma altrettanto possessivo. Le mani di entrambi le esploravano il corpo: tette pesanti schiacciate, capezzoli già duri sotto la seta, cosce che si aprivano da sole. Laura gemette nel bacio, le mani che scendevano a cercare i rigonfiamenti spessi nei jeans dei due ragazzi. Erano enormi, caldi, già pulsanti.
«Divano. Adesso», ordinò lei tra un respiro e l’altro.
Si lasciò spingere indietro. Callum le sfilò la gonna e le mutandine in un unico gesto; la camicetta rimase aperta, le tette nude e pesanti che rotolavano. Xavier si liberò del cazzo grosso e venoso, già lucido sulla punta. Laura lo prese in bocca con avidità mentre Callum le apriva le cosce e le sfregava il glande contro la figa gonfia e gocciolante. «Che figa bagnata, mamma puttana», borbottò Callum — e lei non lo corresse, il titolo proibito le faceva schizzare ancora più umidità. Poi lui spinsò dentro in un colpo solo, missionario, riempiendola fino in fondo. Laura urlo attorno al cazzo di Xavier, succhiando più forte, saliva che le colava sul mento mentre Callum la fotteva con spinte lunghe e profonde che le facevano ballare le tette.
«Più forte… usatemi», gemette quando Xavier le uscì dalla bocca. Si mise a quattro zampe sul divano, la schiena inarcata, il culo all’aria. Xavier le entrò da dietro con un gemito gutturale, le mani che le affondavano nei fianchi morbidi. Callum le portò il cazzo alle labbra e lei lo pompò con la mano e la bocca insieme, leccando le palle, prendendo tutto. I due giovani si alternavano: uno la scopava nella figa stretta e bollente mentre l’altro le riempiva la gola, poi si scambiavano. Il ritmo cresceva, i vinili che giravano ancora, bassi caldi che coprivano a malapena i suoni osceni di pelle contro pelle e di umidità.
Laura tremava. «Tutti e due… voglio sentire tutti e due». Callum si sdraiò; lei gli si sedette sopra, ingoiandolo fino in fondo. Xavier, dietro, le spalmò saliva e il succo di lei sul buco del culo già rilassato dal piacere, poi spinse piano ma inesorabile. Il doppio sfondamento la fece urlare: un cazzo nella figa, l’altro che le apriva il culo, la sensazione di essere completamente piena, usata, adorata. Poi Xavier uscì dal culo e insieme a Callum tentarono la doppia vaginale: due teste grosse che premevano, stiravano, entravano a fatica nella stessa figa stretta. Laura piangeva di piacere, le unghie conficcate nelle spalle di Callum, mentre veniva a ondate violente, la figa che si contraeva spasmodicamente attorno ai due membri.
Non resistettero a lungo in quella posizione. Xavier tornò nel culo, Callum le riempì di nuovo la bocca. La scoparono con ritmo sempre più frenetico, traendola a un altro orgasmo che le fece barcollare le ginocchia. «Dentro… venitemi dentro, entrambi», raglò lei. Callum sparò per primo, getti caldi e spessi che le schizzarono in gola e le colarono sul mento e sulle tette. Xavier ruggì e si riversò in profondità nel culo di lei, pompando ogni goccia mentre Laura stringeva e veniva ancora, godendo di sentirsi piena di sborra giovane da entrambe le parti.
Quando i due si sfilarono, ansimanti, Laura restò distesa sul divano sudata, gambe aperte, sborra che le usciva lenta dalla figa e dal culo e le scorreva lungo le cosce. Un sorriso sazio le piegava le labbra. Si passò due dita tra le pieghe e le leccò, guardandoli entrambi. «Che stalloni… mi avete riempita come una troia vera». Callum le accarezzò un seno ancora tremante; Xavier le baciò la spalla. Fuori la notte era ancora lunga, i vinili non erano finiti, e il telefono di Laura, sul tavolino, vibrò una volta con il nome del marito sullo schermo. Lei lo ignorò, gli occhi già di nuovo scuri di voglia mentre guardava i due cazzi che cominciavano a rinvigorirsi.
«Non andatevene ancora», sussurrò, la voce roca. «Questa collezione ha un altro lato… e io non ho ancora finito di esservi la MILF personale. La mattina è lontana. E ho altre fantasia da farvi realizzare prima che qualcuno torni».
Laura non diede loro il tempo di recuperare davvero. Si alzò in ginocchio sul divano, il corpo ancora lucido di sudore e di sborra, e allungò una mano verso lo scaffale. Tirò fuori un altro vinile — un pezzo ancora più sporco, bassi profondi che vibravano nelle ossa — e lo posò sul piatto con dita tremanti. L’ago scese, la musica esplose calda e grezza, e lei si voltò verso i due ragazzi con le labbra già rosse e gonfie.
«Guardatemi», sussurrò, e cominciò a muoversi. Le anche oscillavano lente, le tette pesanti che ballavano a ogni battito. Si passò le mani sui seni, strinse i capezzoli ancora sensibili, poi scese più in basso, aprì le labbra della figa con due dita e mostrò loro il buco ancora dilatato, lucido, da cui colava ancora il grosso della sborra di Callum mista a quella di Xavier. «È tutto vostro. Usatemi di nuovo. Più duro. Voglio sentire i vostri cazzi battermi dentro mentre questa musica mi sfonda le orecchie».
Callum fu il primo a muoversi. La afferrò per i fianchi, la fece girare e la spinse a quattro zampe di nuovo, ma questa volta le fece appoggiare le mani sul bracciolo del divano. Il suo cazzo era già di nuovo duro, scuro di sangue, le vene che pulsavano. Ci spalmò sopra la sborra che le scorreva ancora sulle cosce e entrò nella figa con un colpo secco, fino in fondo. Laura gettò indietro la testa e gemette lungo e basso, sentendo ogni centimetro che la stirava di nuovo. Xavier le si mise davanti, in ginocchio sul cuscino, e le afferrò i capelli. «Apri bene, troia di mamma», borbottò, e le spinse il glande lucido tra le labbra. Lei lo accolse con la gola, saliva che le colava già sul mento mentre Callum iniziava a scoparla con spinte lunghe e pesanti che le facevano tremare tutto il corpo.
I vinili riempivano la stanza di riff caldi e bassi che sembravano sincronizzarsi con i colpi. Laura sentiva la musica nelle ossa, nel clitoride gonfio, nei capezzoli che sfioravano il tessuto del divano a ogni spinta. Callum le affondava le dita nei fianchi morbidi, le lasciava segni rossi, e lei spingeva indietro incontro a lui, cercando di prenderlo ancora più a fondo. «Cazzo, sei stretta di nuovo… come se non ti avessimo già riempita», ringhiò lui. Xavier le teneva la testa ferma e le scopava la bocca con ritmo crescente, le palle che le battevano sul mento. «Succhia forte. Voglio vederti piangere di piacere mentre ti riempiamo di nuovo».
Lei lo fece. Le lacrime le bruciavano gli angoli degli occhi per lo sforzo, ma il piacere era un fuoco basso e continuo che le saliva dalla figa fino allo stomaco. Quando Xavier le uscì dalla bocca con un filo di saliva che ancora li univa, Callum la tirò su e la fece sedere a cavalcioni, di spalle a lui. Xavier le si mise di fronte, le cosce aperte, e lei prese entrambi i cazzi tra le mani: uno ancora caldo e gocciolante di lei, l’altro già di nuovo teso e venoso. Li strofinò insieme contro le pieghe della figa, li fece scivolare su e giù, bagnandoli di nuovo con il suo succo. Poi si abbassò lentamente su Callum, ingoiandolo di nuovo fino in fondo, e sporse il culo verso Xavier.
«Nel culo. Adesso. Voglio sentirvi entrambi muovervi dentro di me mentre ballo su di voi».
Xavier le spalmò altra saliva e il liquido denso che le colava ancora, allargò le chiappe con le mani grandi e spinse. Il capo entrò con uno scatto umido, poi centimetro dopo centimetro finché non fu sepolto fino alle palle. Laura urlò, la schiena inarcata, le unghie conficcate nelle cosce di Callum. I due cazzi la riempivano in modo diverso ma complementare: quello nella figa che premeva in avanti, quello nel culo che le apriva e le massaggiava da dietro. Cominciarono a muoversi in sincrono, spinte alternate che la facevano dondolare come una bambola di carne. La musica copriva a malapena i suoni osceni — pelle che sbatteva, umidità che schioccava, gemiti bassi e rauchi.
«Più forte», ansimò lei. «Usatemi come la puttana che sono stanotte. Ditelo. Chiamatemi così».
Callum le morse la spalla, le mani che le stringevano le tette pesanti e le schiacciavano. «Puttana di mamma… figa calda e culo stretto tutto per noi. Guardaci mentre ti riempiamo». Xavier le affondava le dita nei fianchi e accelerava, i colpi secchi che le facevano ballare le tette in faccia a Callum. Laura veniva già, ondate che le contraevano i muscoli intorno ai due membri, eppure non si fermò. Continuò a muovere le anche, a girare il bacino, a prendere tutto ciò che le davano.
Quando il ritmo divenne troppo intenso, Xavier uscì dal culo con un suono umido e si sdraiò sul divano. Laura lo capì subito. Si sollevò da Callum, si girò e si abbassò sulla faccia di Xavier, offrendogli la figa gocciolante e il culo ancora aperto. Lui le leccò con fame, lingua larga che le entrava in entrambi i buchi, bevendo la sborra mista al suo succo. Callum le si mise dietro di nuovo e la scopò forte, tenendole le chiappe aperte perché Xavier potesse vedere e leccare mentre lui entrava e usciva. Laura si piegò in avanti, prese il cazzo di Xavier in bocca e lo succhiò con avidità, assaporando se stessa su di lui.
La stanza odorava di sesso, di vaniglia, di vinile caldo e di sudore giovane. Laura sentiva il telefono vibrare di nuovo sul tavolino, ma lo ignorò. Non c’era marito, non c’era casa, non c’era niente fuori da quei due corpi che la usavano. Callum le diede una serie di spinte profonde e poi si ritirò, ansimando. «Voglio vederti prenderci entrambi in bocca insieme».
Lei obbedì con un sorriso sudato. Si mise in ginocchio sul pavimento, i due ragazzi in piedi davanti a lei. Afferrò i cazzi gonfi, li avvicinò, li leccò insieme, li strofinò sulle guance, sulle labbra, sui seni. Li prese uno dopo l’altro in gola, poi cercò di farli entrare entrambi, le labbra stirate intorno ai due glandi lucidi. Sputò, leccò, baciò le teste gonfie, li pompò con le mani mentre li guardava negli occhi. «Venitemi addosso. Copritemi. Voglio sentire la vostra sborra calda mentre la musica continua».
Ma non ancora. Xavier la sollevò come se non pesasse nulla e la portò di nuovo sul divano, questa volta sdraiata di fianco. Callum le si mise davanti, le alzò una gamba e le entrò nella figa con un gemito. Xavier le si accostò da dietro e spinse di nuovo nel culo. La doppia penetrazione laterale era ancora più profonda, più intima; ogni spinta li faceva scontrare all’interno di lei. Laura piangeva di piacere, le unghie conficcate nel braccio di Callum, la bocca aperta su gemiti rochi. «Non fermatevi… non osate fermarvi. Sfondatemi. Riempitemi di nuovo. Voglio che la sborra mi esca da tutti i buchi quando avrete finito».
I due accelerarono, il ritmo diventando selvaggio, pelle che sbatteva forte, la musica che sembrava incoraggiarli. Laura veniva di nuovo, il corpo che si contraeva a ondate, la voce spezzata. Sentiva i cazzi pulsare dentro di lei, sapeva che erano vicini. Eppure, proprio quando stava per ordinar loro di spararle dentro, Callum le uscì di scatto e le si mise a cavalcioni sul torace, strofinando il cazzo tra le tette. Xavier continuò a scoparle il culo con colpi profondi mentre lei stringeva i seni intorno al membro del figliastro, leccando la punta ogni volta che spuntava.
«Così… guardatemi», ansimò. «Usate ogni parte di me. Sono la vostra MILF. La vostra troia personale finché la notte non finisce».
Xavier ruggì e accelerò ancora, ma non venne. Si ritirò tremante, il cazzo rosso e lucido. Callum scese dal suo torace. I due la guardarono, ansimanti, duri come pietra, gli occhi scuri di fame non ancora saziata. Laura si alzò lentamente, le gambe che tremavano, sborra e succhi che le colavano lungo le cosce interne. Prese un altro vinile, lo cambiò con mani ancora umide, e il nuovo pezzo — più lento, più sporco — riempì l’aria.
Si voltò verso di loro, si passò due dita nella figa e le portò alle labbra, leccando. Poi indicò il pavimento davanti al giradischi.
«In ginocchio. Tutti e due. Voglio ballarvi sopra mentre mi leccate. Poi vi farò venire dove decido io… ma non ancora. La collezione ha ancora un lato B, e io ho ancora troppe cose da farvi fare prima che l’alba arrivi o che qualcuno decida di tornare a casa. Toccatemi. Mangiatemi. E preparatevi, perché stanotte non avete ancora finito di scoparmi».
I due obbedirono immediatamente, le mani già che le risalivano le gambe, le bocche che si avvicinavano di nuovo al suo corpo caldo e usato. Laura chiuse gli occhi un attimo, sentì le lingue che la trovavano, e sorrise. La tensione nel basso ventre era già di nuovo un fuoco vivo. C’era ancora tempo. C’erano ancora posizioni, ancora modi per farsi riempire, ancora vinili da far girare mentre i due stalloni la prendevano. E lei non aveva nessuna intenzione di fermarsi.
Laura chiuse gli occhi mentre le lingue di Callum e Xavier le risalivano le cosce interne, calde, impazienti, già sporche del sapore di lei e della sborra che ancora le colava. Il vinile girava lento, bassi grezzi che le vibravano nel petto, e lei si muoveva sopra di loro come una danza privata, le anche che oscillavano, le tette pesanti che dondolavano a ogni respiro. Callum le leccò il clitoride gonfio con la punta della lingua, poi lo succhiò forte; Xavier le aprì le chiappe con le mani e spinse la lingua nel culo ancora dilatato, bevendo ciò che restava di sé stesso. Laura gemette basso, una mano nei capelli di ciascuno, spingendo i volti contro di sé.
«Più a fondo», ansimò. «Mangiatemi come se fosse l’ultima volta. Voglio sentire i denti, la saliva, tutto».
Callum obbedì, le labbra che si chiudevano sulla figa, la lingua che entrava e usciva, succhiando i succhi misti. Xavier le morse piano una chiappa, poi tornò a scavare con la lingua, umido e rumoroso. Laura ballava su di loro, il corpo che ondeggiava al ritmo della musica, i capezzoli duri che sfiorava con le proprie dita. Sentiva il piacere salire di nuovo, lento e denso, e quando venne fu con un gemito lungo che si ruppe a metà: le cosce che tremavano, i muscoli che si contraevano contro le bocche avidi. I due non si fermarono. Continuarono a leccare, a succhiare, a tenere le labbra e il culo aperti mentre lei stillava su di loro.
Quando le gambe non la reggevano più, Laura si lasciò scivolare in ginocchio tra i due. Afferrò i cazzi ancora duri, caldi, pulsanti, e li avvicinò al viso. Li leccò uno dopo l’altro, dalla base alla punta, assaporando sé stessa su Xavier e il sapore più salato di Callum. Poi li prese entrambi in mano e li strofinò contro le guance, contro le labbra gonfie, contro i seni. «Guardatemi», sussurrò, gli occhi scuri. «Sono ancora piena di voi e già vi voglio di nuovo. Stanotte non basterà».
Callum la sollevò di peso e la portò contro il muro vicino allo scaffale dei vinili. La schiena di Laura colpì il legno caldo, i dischi che tintinnarono dietro di lei. Lui le alzò una gamba e la trafisse con un colpo solo, fino in fondo, la figa che lo accolse con uno schiocco umido. Xavier le si mise di fianco, le afferrò i capelli e le spinse il cazzo in bocca. Laura lo succhiò gola aperta mentre Callum la scopava contro il muro, spinte secche che le facevano ballare le tette e le facevano sbattere la testa all’indietro. Il vinile cambiò traccia da solo, un pezzo ancora più sporco, e lei sentì la musica entrare insieme ai cazzi, nelle ossa, nel sangue.
«Cazzo, mamma… sei un forno», ringhiò Callum, le dita che le affondavano nella coscia alzata. «Stretta di nuovo. Come se non ti avessimo già sfondato ore fa».
Lei non poteva rispondere: Xavier le riempiva la bocca, le palle che le battevano sul mento, saliva che le colava sul collo e sul seno. Quando lui si ritirò, un filo denso ancora li univa, Laura tirò fiato e gridò: «Più forte. Usatemi contro il muro. Voglio i segni delle vostre mani domani».
Callum accelerò, il ritmo diventando brutale, il corpo di lei che sbatteva contro lo scaffale. Xavier le prese le tette con entrambe le mani, le schiacciò insieme e le strofinò il cazzo in mezzo, la punta che spuntava tra la carne pesante e che lei leccava ogni volta che poteva. La stanza odorava di sesso caldo, di vinile, di sudore giovane e di vaniglia. Laura veniva di nuovo, improvvisa, le unghie conficcate nelle spalle di Callum, la figa che lo mungeva a ondate. Lui non si fermò. Continuò a spingere finché non fu vicino, poi uscì di scatto e sparò sulla pancia e sui seni di lei, getti spessi che le colavano tra le pieghe. Xavier la girò di scatto, le fece piegare in avanti contro lo scaffale e le entrò nel culo con un gemito gutturale, seppellendosi fino alle palle.
Laura urlò, le mani che aggrappavano i vinili, le tette che pendevano pesanti. Xavier la scopò duro, le chiappe che sbattevano, le dita che le cercavano il clitoride e lo strofinavano in circolo. Callum, ancora semi-duro, le si mise in ginocchio davanti e le leccò i seni sporchi della propria sborra, succhiando i capezzoli, leccando le gocce che scendevano. «Bevi», ordinò lei, e lui lo fece, la lingua larga che ripuliva la carne morbida mentre Xavier le martellava il culo.
Quando Xavier fu vicino al limite, uscì e la girò di nuovo. La fece inginocchiare, i due cazzi di fronte al suo viso. Laura li prese in mano, li pompò veloce, li leccò, li strofinò sulle labbra e sulle guance. «Venitemi in faccia. Entrambi. Copritemi mentre la musica suona». Callum venne per primo, sparando sulla fronte, sulle labbra, su un occhio socchiuso. Xavier lo seguì un secondo dopo, getti caldi che le colavano sul mento, sul collo, sui seni già lucidi. Laura tenne la bocca aperta, ne bevve un po’, poi si passò le dita sul viso e le leccò lente, guardandoli entrambi.
Si alzò, le gambe tremanti, e camminò nuda verso il giradischi. Cambiò di nuovo il vinile con dita appiccicose, scelse un pezzo lento e carnale, bassi che sembravano accarezzare la pelle. Tornò da loro, si sdraiò sul divano a gambe larghe e li chiamò con un gesto.
«Venite qui. Uno mi scopa la figa. L’altro mi lecca le tette e mi bacia mentre lui mi usa. Poi vi scambiate. Voglio sentire tutto. Voglio che mi riempiate di nuovo e che mi facciate venire finché non riesco più a parlare».
Callum le si mise tra le cosce e la penetrò lentamente, centimetro dopo centimetro, godendo di come lei lo stringesse ancora. Xavier le si sdraiò accanto, le succhiò un seno, poi l’altro, le lingue che giocavano con i capezzoli, le mani che le accarezzavano il ventre e scendevano a toccare il punto in cui Callum entrava e usciva. Laura li baciò a turni, lingua profonda, sapore di sborra e di sé stessa. Callum la fotteva con spinte lunghe e profonde, il pube che le sfregava il clitoride a ogni colpo. Lei veniva piano, continua, il corpo che ondeggiava sotto di loro.
Si scambiarono senza parole. Xavier le entrò nella figa ancora più stretta per le contrazioni, e Callum le leccò il collo, le orecchie, le labbra, le raccontò all’orecchio quanto fosse puttana, quanto fosse bella piena di cazzi giovani, quanto volesse vederla ancora usata. Laura gemette, le unghie sulla schiena di Xavier, le gambe avvolte intorno a lui. «Più profondo… toccami il fondo. Voglio sentirvi domani quando cammino».
Dopo un’altra scarica di orgasmi che le lasciarono la voce rauca, Laura li fece alzare. Si mise a quattro zampe sul pavimento, di fronte al giradischi che continuava a girare, e spalancò le chiappe con le mani. «Uno nel culo. Uno in bocca. E non fermatevi finché non vi dico io».
Xavier le entrò da dietro, lento all’inizio, poi sempre più duro. Callum le riempì la gola. Il ritmo era sincronizzato, selvaggio, la musica che copriva solo in parte i suoni umidi e i gemiti. Laura saliva e scendeva con le anche, prendeva tutto, saliva che le colava, sborra vecchia che le usciva ancora e le luccicava sulle cosce. Sentiva il telefono vibrare di nuovo sul tavolino — il marito, di certo — ma il suono le sembrava lontano, irrilevante. C’erano solo i due corpi che la usavano, i vinili caldi, la fame che non calava.
Quando furono di nuovo vicini, lei li fece uscire. Si sdraiò supina, le gambe aperte al massimo, e li guidò: Callum nella figa, Xavier che tentava di entrare accanto a lui. Due teste grosse che premevano, stiravano, entravano a fatica nella stessa strettezza bollente. Laura piangeva di piacere puro, la schiena inarcata, le unghie conficcate nei cuscini. «Così… così… sfondatemi insieme. Riempitemi finché non riesco più a chiudere le gambe».
I due spingevano, millimetro dopo millimetro, finché non furono entrambi dentro, pulsanti, immensi. Si muovevano a turni, poi insieme, la figa di Laura che si contraeva intorno a loro in spasmi violenti. Lei venne urlando, il corpo che scuoteva, e loro tennero duro, continuarono, sudati, ansimanti, gli occhi fissi sul punto in cui sparivano dentro di lei.
Quando il piacere divenne quasi troppo, Xavier uscì e tornò nel culo. Callum restò nella figa. La doppia penetrazione di nuovo, laterale questa volta, più profonda, più intima. Si baciavano sopra di lei, a volte, mentre la scopavano, e Laura li guardava da sotto, le labbra aperte, le tette che ballavano. «Non venite ancora», ansimò. «Non ancora. Voglio un altro giro. Voglio che mi portiate sul tavolo della cucina. Voglio che mi usiate lì, con le luci accese, mentre fuori comincia a schiarire. La collezione non è finita. Io non sono finita. E voi… voi siete ancora duri come pietra per me».
I due la sollevarono, ancora infilati, e la portarono verso la cucina senza sfilarsi del tutto. Laura rideva e gemeva insieme, il corpo lucido, usato, felice. Il vinile in salotto continuava a girare da solo, la traccia che si avvicinava al solco finale, ma c’era ancora il lato B da scoprire, e la notte — o ciò che ne restava — non aveva ancora esaurito le sue possibilità. Lei li guardò entrambi mentre la adagiavano sul tavolo freddo, le gambe aperte, e sorrise con labbra gonfie e occhi scuri.
«Adesso», sussurrò. «Ricominciate. E non fermatevi finché non vi dico che posso reggerne ancora».
Laura sentì il legno freddo del tavolo della cucina contro la schiena sudata mentre Callum e Xavier la adagiavano, ancora semi-infilati, i loro cazzi caldi che le sfregavano l’ingresso della figa e del culo. Le gambe le tremavano aperte, le cosce lucide di sborra e saliva, i seni pesanti che si spandevano ai lati del torace. Il vinile in salotto continuava a girare lontano, un basso grezzo che arrivava smorzato, e lei sorrise con labbra gonfie, gli occhi scuri di una fame che non calava.
«Adesso», ripetè, la voce roca. «Ricominciate. Sfondatemi qui, con le luci accese. Voglio vedervi mentre mi usate».
Callum fu il primo. Le alzò le cosce, le appoggiò sulle spalle e spinsè dentro la figa con un colpo lungo e pesante, fino in fondo, il pube che le schiacciava il clitoride già gonfio e sensibile. Laura gettò indietro la testa e gemette, le unghie che graffiavano il legno. Xavier le si mise di lato, le afferrò un seno e lo strinse forte, il pollice che le strofinava il capezzolo duro, poi le portò il cazzo alle labbra. Lei lo prese avidamente, la lingua che gli girava intorno al glande ancora lucido di lei, succhiando con rumore umido mentre Callum la fotteva a ritmo costante, le spinte che le facevano ballare le tette.
«Cazzo, sei ancora stretta», ringhiò Callum, sudore che gli colava sul petto. «Come se non ti avessimo già riempita tre volte. La tua figa di mamma puttana mi mangia tutto».
Laura non poteva rispondere: Xavier le riempiva la bocca, le palle che le battevano sul mento, saliva che le scendeva sul collo. Ma spingeva le anche incontro a Callum, cercando di prenderlo ancora più a fondo, il piacere che saliva di nuovo come un fuoco basso e continuo. Quando Xavier si ritirò, un filo di saliva ancora li univa, lei tirò fiato e ordinò: «Nel culo. Entrambi. Voglio sentire i vostri cazzi muoversi insieme mentre il tavolo trema».
Xavier le spalmò altra saliva e il liquido denso che le colava ancora sulle cosce, allargò le chiappe con le mani grandi e spinse. Il capo entrò con uno scatto umido, poi centimetro dopo centimetro finché non fu sepolto. Laura urlò, la schiena inarcata sul legno freddo, le unghie conficcate nel bordo del tavolo. Callum restò nella figa, i due membri che la riempivano completamente, pulsanti, immensi. Cominciarono a muoversi in sincrono, spinte alternate che la facevano dondolare, il tavolo che scricchiolava sotto di loro. La luce del soffitto illuminava ogni dettaglio: i muscoli tesi dei due ragazzi, le vene sui loro avambracci, la figa di lei dilatata intorno ai cazzi, il culo che si apriva e si chiudeva.
«Più forte», ansimò lei, la voce spezzata. «Usatemi come la troia che sono. Ditelo. Chiamatemi così mentre mi riempite».
«Puttana di mamma», borbottò Xavier, le dita che le affondavano nei fianchi morbidi. «Culo stretto e figa calda tutto per noi. Guardaci mentre ti sfondiamo sul tavolo di casa tua».
Callum accelerò, le spinte diventando brutali, il corpo di lei che scivolava un po’ sul legno a ogni colpo. Laura veniva già, ondate violente che le contraevano i muscoli intorno ai due cazzi, il grido che le usciva rauco dalla gola. Loro non si fermarono. Continuarono, sudati, ansimanti, gli occhi fissi sul punto in cui sparivano dentro di lei. Quando il ritmo divenne troppo intenso, Xavier uscì dal culo con un suono umido e si sdraiò sul tavolo accanto a lei. Laura lo capì. Si sollevò da Callum, si girò e si abbassò sulla faccia di Xavier, offrendogli la figa gocciolante e il culo ancora aperto. Lui le leccò con fame, lingua larga che le entrava in entrambi i buchi, bevendo la sborra mista al suo succo. Callum le si mise dietro di nuovo e la scopò forte, tenendole le chiappe aperte perché Xavier potesse vedere e leccare mentre lui entrava e usciva.
Laura si piegò in avanti, prese il cazzo di Xavier in bocca e lo succhiò con avidità, assaporando se stessa su di lui. La cucina odorava di sesso, di vaniglia, di legno e di sudore giovane. Il telefono vibrò di nuovo lontano, ma lei lo ignorò. C’erano solo i due corpi che la usavano, la fame che non calava. Callum le diede una serie di spinte profonde e poi si ritirò, ansimando. «Voglio vederti prenderci entrambi di nuovo. Sul tavolo. A gambe larghe».
Lei obbedì. Si sdraiò supina, le cosce aperte al massimo, e li guidò: Callum nella figa, Xavier che tentava di entrare accanto a lui. Due teste grosse che premevano, stiravano, entravano a fatica nella stessa strettezza bollente. Laura piangeva di piacere puro, la schiena inarcata, le unghie conficcate nel legno. «Così… così… sfondatemi insieme. Riempitemi finché non riesco più a chiudere le gambe».
I due spingevano, millimetro dopo millimetro, finché non furono entrambi dentro, pulsanti, immensi. Si muovevano a turni, poi insieme, la figa di Laura che si contraeva intorno a loro in spasmi violenti. Lei venne urlando, il corpo che scuoteva, e loro tennero duro, continuarono, sudati, ansimanti. Quando il piacere divenne quasi troppo, Xavier uscì e tornò nel culo. Callum restò nella figa. La doppia penetrazione di nuovo, più profonda, più intima. Si baciavano sopra di lei mentre la scopavano, e Laura li guardava da sotto, le labbra aperte, le tette che ballavano.
«Dentro… venitemi dentro, entrambi», raglò lei. «Voglio sentire la sborra calda mentre fuori schiarisce».
Callum sparò per primo, getti spessi che le riempirono la figa, pompando ogni goccia. Xavier ruggì e si riversò in profondità nel culo, le anche che spasmodicamente spingevano mentre Laura stringeva e veniva ancora, godendo di sentirsi piena da entrambe le parti. Quando i due si sfilarono, ansimanti, Laura restò distesa sul tavolo, gambe aperte, sborra che le usciva lenta e le scorreva sul legno. Un sorriso sazio le piegava le labbra.
Si alzò lentamente, le gambe che tremavano, e camminò nuda verso di loro. Li baciò a turni, lingua lenta, sapore di sborra e di sé stessa. Poi li guidò di nuovo sul tavolo, questa volta lei a cavalcioni su Callum, Xavier dietro. Li prese entrambi di nuovo, la doppia penetrazione che la faceva gemere basso, le anche che si muovevano lente, esauste ma ancora vogliose. Il ritmo questa volta era più lento, più profondo, quasi tenero nella sua sporcizia. Laura veniva piano, continua, il corpo che ondeggiava tra i due stalloni.
Quando furono di nuovo vicini, lei li fece uscire. Si mise in ginocchio sul pavimento freddo della cucina, i due cazzi di fronte al suo viso. Li prese in mano, li pompò, li leccò, li strofinò sulle guance e sui seni. «Venitemi in faccia. Copritemi un’ultima volta». Callum venne per primo, sparando sulla fronte, sulle labbra. Xavier lo seguì, getti caldi che le colavano sul mento e sul collo. Laura tenne la bocca aperta, ne bevve un po’, poi si passò le dita sul viso e le leccò lente.
Si alzarono. I tre camminarono di nuovo verso il salotto, lenti, sudati, il corpo di Laura lucido e usato. Il vinile stava finendo, l’ago che scivolava verso il centro con un fruscio leggero. Laura si lasciò cadere sul divano, le gambe ancora semi-aperte, sborra che le colava sulle cosce. Callum e Xavier si sedettero ai suoi lati, le mani che le accarezzavano piano i seni, la pancia, i fianchi. Nessuno parlò. Il disco smise di girare. Il silenzio riempì la stanza, pesante e caldo, rotto solo dal respiro lento dei tre corpi sazi. Laura chiuse gli occhi, sorrise appena, e restò ferma, ascoltando il quieto vuoto che scendeva dopo la tempesta.
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