Sotto il riflettore del privé, lui si lascia vestire per lei
Sotto il riflettore del privé, Omar si fa vestire da troia da Aisha che lo incula fino a sborrargli dentro.
Nel privé dell’elegante club di via Montenapoleone la luce violetta filtra dai cristalli del soffitto e bagna il divanetto di velluto bordeaux come se fosse già pronto a ricevere porcherie. Omar, trentadue anni, cravatta ancora stretta sotto il colletto della camicia di seta, si è fatto accompagnare lì da un amico che conosce “chi sa come muoversi”. Davanti a lui Aisha ha appena finito il numero sul palco principale: ventotto anni, spalle larghe e curve di donna che non chiedono permesso, cosce lunghissime strette in un monokini di lattice nero lucido, cazzo ancora semi-duro che spinge contro il tessuto e disegna un rigonfiamento impossibile da ignorare. Quando entra nel privé la porta si chiude con un click morbido e l’aria sa di champagne e di sudore dolce.
Si guardano. Lui non riesce a staccare gli occhi da quella protuberanza; lei se ne accorge e sorride con i denti bianchi, accavallando le gambe in modo che il lattice scricchioli.
«Ti sei mangiato tutto lo spettacolo con gli occhi, tesoro. Specialmente qui.» Aisha si palpa il pacco con due dita, lento, spudorata. «Dimmi la verità. Non sei venuto solo per guardare una ballerina.»
Omar beve un sorso di whisky, la gola secca. La voce gli esce bassa, quasi un confesso da confessionale sporco.
«Ho… ho sempre sognato di essere vestito. Come una donna. Di sentirmi desiderato così. Soft, aperto, pieno di pizzo. E tu… cazzo, Aisha, tu mi fai venire voglia di essere la tua troia personale. Voglio che sia per te. Voglio che tu mi trasformi e mi prenda.»
Lei si alza, si avvicina, gli passa un’unghia smaltata lungo la gola fino al nodo della cravatta. Il suo profumo – vaniglia e fumo – gli entra nelle narici.
«Sai quanto mi eccita sentirtelo dire? Guardarti tutto in giacca e cravatta e sapere che sotto brucia la voglia di calze e tacco. Voglio farti diventare la mia puttanella vestita, aprirti il culo e riempirti finché non gemi col mio nome. Dimmi di sì adesso, Omar. Consapevole. Caldo.»
«Sì. Vestimi. Scopami. Usami come ti pare, ma fammi sentire donna per te.»
Aisha non perde tempo. Chiude a chiave, spegne le luci di scena lasciando solo il riflettore caldo sul divano, e apre la borsa che teneva dietro il mobile bar. Ne tira fuori calze a rete nere, un reggicalze di pizzo bordeaux, un reggiseno imbottito a balconcino e un miniabito di raso rosso così corto che copre a malapena le natiche. Omar trema già mentre lei gli sfila giacca, camicia, pantaloni, boxer. Il suo cazzo salta fuori duro, gocciolante, e Aisha lo accarezza una sola volta, di striscio, prima di concentrarsi sulla trasformazione.
«Alza i piedi. Così. Bravo cagnolino.» Gli fa scivolare le calze a rete, le tira su fino a metà coscia, poi aggancia il reggicalze. Le unghie le graffiano leggermente la pelle mentre sistema le fibbie. «Senti come ti stringe? Come ti fa sentire già le gambe da donna?» Omar geme, il cazzo che sbatte contro il ventre. Lei gli allaccia il reggiseno, sistema le imbottiture, gli pizzica i capezzoli attraverso la pizzo finché non li ha duri come sassolini. Poi il miniabito: glielo fa scivolare sulla testa, lo tira giù, lo sistema sulle curve che ancora non ha ma che lei sta creando con lo sguardo. Il raso aderisce al cazzo che fa tenda davanti, lucido di precome.
«Guardati. Sei già una troia vestita. E sei duro da fare male.» Aisha gli infila una mano sotto l’abito, gli stringe il cazzo attraverso le calze e il nulla, lo pompa lento. «Dimmi quanto ti piace.»
«Aisha… continua, ti prego, vestimi di più, toccami, non fermarti… mi sento così… femminile… cazzo, sono già bagnato per te.»
Lei gli morde il lobo dell’orecchio e gli sussurra porcate mentre continua a accarezzarlo.
«Ti farò scopare col culo pieno del mio cazzo mentre porti il mio vestito. Ti farò sborrare come una puttana di lusso. Sei già mio, Omar. Sei già la mia sissy.»
La tensione esplode. Aisha lo piega in avanti sul divanetto, gli alza il miniabito fino alla vita, gli espone le natiche lisce, depilate, il buco stretto che palpita. Si sputa sulla mano, si unge il cazzo grosso e spesso – venti centimetri di carne scura, venata, già lucida – e preme la testa contro l’anello di Omar.
«Respira. Apriti per me. Voglio entrarti tutto.»
Omar spinge indietro, geme alto quando la punta lo sfonda. Aisha avanza centimetro dopo centimetro, gli allarga il culo con pazienza crudele finché le palle non gli battono contro le natiche. Poi inizia a scoparlo. Spinte lunghe, profonde, il raso del vestito che sbatte a ogni colpo, le calze che si stirano. Omar si masturba disperato, la mano che vola sul cazzo mentre urla.
«Più forte… usami… sono la tua troia vestita… scopami il culo, Aisha, riempimi…»
«Che culo stretto di sissy… ti sento stringermi… gemimi addosso, puttana, dillo quanto ti piace il cazzo di una trans nel culo mentre sei truccata da donna.»
Lei accelera, gli tiene i fianchi, gli schiaffeggia una natica e poi l’altra finché restano rosse. Il suono umido di carne contro carne riempie il privé. Omar piange di piacere, saliva che cola, e quando lei cambia angolo e gli pesta la prostata a ogni spinta lui quasi sborra.
«Non ancora», ringhia Aisha. Si sfila, si siede sul divano con il cazzo dritto verso il soffitto, lucido del culo di lui. «Vieni. Cavalcami. Inversa. Voglio vederti saltare sul mio cazzo col vestito alzato.»
Omar gli volge le spalle, si accovaccia, si riaffonda da solo fino in fondo con un grido strozzato. Inizia a rimbalzare, movimenti disperati, le natiche che sbattono sulle cosce di Aisha, il miniabito che vola su e giù. Lei gli afferra le palle da dietro, le strizza a ritmo, gli schiaffeggia il culo a ogni discesa.
«Più veloce, troia. Scopati da sola sul mio cazzo. Dicci quanto sei una puttana felice.»
«Lo sono… lo sono… cavallo il tuo cazzo… sento le vene… Aisha mi stai aprendo… voglio la tua sborra dentro… riempimi, ti prego, sborrami il culo da donna…»
Aisha tira i fianchi all’insù, lo incontra a metà, e quando non regge più gli preme le palle forte e sborra. Fiotti caldi, densi, che gli riempiono il retto a ondate, tanto che straborda e cola lungo le calze a rete. Omar urla, si strizza il cazzo e sborra anche lui sul velluto del divano, getti bianchi che macchiano il raso rosso.
Restano così un momento, ansimanti, connessi. Aisha lo tira indietro contro il petto, lo stringe tra le braccia forti mentre il cazzo le si ammorbidisce ancora dentro di lui, la sborra che continua a gocciolare. Gli bacia il collo sudato, gli accarezza il petto sotto il reggiseno imbottito.
«Bravo ragazzo. Sei stato perfetto. Ma non abbiamo finito, tesoro…» La voce le è ancora rauca di lussuria. «Ho portato altro. Tacco dodici, rossetto, un plug che ti tiene aperta mentre balliamo di nuovo per loro. Voglio portarti fuori da questa porta ancora vestito da puttana, ancora pieno della mia sborra, e farti sentire gli sguardi. Vuoi continuare a essere mia stasera, Omar? Vuoi che ti mostri quanto più in basso e quanto più in alto posso portarti?»
Omar, ancora tremante, con il culo che pulsa e il cuore che batte contro le sue braccia, annuisce contro la spalla di lei. La tensione non è scesa: brucia ancora, più densa, pronta a esplodere di nuovo appena la porta del privé si riaprirà sulla pista illuminata.
Omar annuì ancora, la guancia premuta contro la spalla sudata di Aisha, il culo che pulsava intorno al cazzo che le si rammolliva piano piano. La sborra calda gli scivolava già lungo la coscia, macchiando le calze a rete, e lui la sentiva come un marchio. «Sì… continua. Vestimi di più. Portami dove vuoi.»
Aisha sorrise contro il suo collo, i denti che graffiarono la pelle. «Brava puttanella. Alzati.» Lo sollevò con le braccia forti, il cazzo che uscì con un suono umido e un filo di sborra che colò sul divano. Omar barcollò sulle calze, il miniabito di raso ancora arrotolato sui fianchi, il reggiseno imbottito che gli stringeva il petto. Lei aprì di nuovo la borsa e ne tirò fuori un paio di décolleté verniciate nere a tacco dodici, un rossetto rosso fuoco e un plug di silicone nero a forma di gioiello.
«Seduti sul bordo. Piedi su.» Omar obbedì, il cuore che martellava. Aisha gli infilò le scarpe, allacciò i cinturini stretto intorno alle caviglie, le unghie che scivolarono sulla rete delle calze. «In piedi. Cammina.» Lui si alzò tremante, il peso sui tacchi che lo costrinse a inarcare la schiena, a spingere fuori il culo già pieno e gocciolante. Il raso gli sfiorava le natiche nude. Aisha gli prese il mento, gli aprì le labbra col pollice e gli stese il rossetto con gesti precisi, lenti, fino a renderle lucide e gonfie. «Guarda che bocca da troia. Pronta a succhiare e a gemere.» Poi gli fece piegare di nuovo, gli allargò le chiappe e spinse il plug dentro il culo ancora lasso e pieno della sua sborra. Omar gemé lungo quando il silicone lo riaprì, la sborra che schizzò fuori intorno al bordo prima che il gioiello lo sigillasse. «Così resti aperta e piena. Mia.»
Lo trascinò davanti allo specchio a figura intera nascosto dietro il mobile bar. La luce violetta li avvolgeva. Omar si vide: calze, reggicalze, reggiseno, miniabito corto che non copriva niente, tacchi, labbra rosse, cazzo ancora mezzo duro che sporgeva, e il culo che teneva il plug. Aisha gli stava dietro, il monokini di lattice già sfilato, il cazzo di nuovo duro che gli premeva contro la schiena. «Diccelo. Cosa vedi?»
«Vedo… una sissy vestita da puttana. La tua. Bagnata. Piena. Che vuole di nuovo il tuo cazzo.» La voce gli uscì rauca, eccitata. L’accettazione gli bruciava sotto la pelle come piacere puro: non era meno uomo, era di più, desiderato così, voluto così.
Aisha gli afferrò i fianchi e lo piegò in avanti contro lo specchio. «Allora ricevi.» Gli sfilò il plug con uno strappo umido, la sborra che colò subito, e gli riaffondò il cazzo fino in fondo in un colpo solo. Omar urlò, le mani che sbattevano contro il vetro, i tacchi che scricchiolarono. Lei lo scopò duro, spinte secche che gli facevano rimbalzare le natiche, il raso che sbatteva, le calze che si stiravano. «Guarda i tuoi occhi mentre ti inculo. Sei bellissima così. La mia troia di lusso col culo pieno.»
Omar si masturbò guardandosi, il rossetto che macchiava i denti mentre gemeva. «Più forte… Aisha… sento le vene… mi stai aprendo di nuovo… voglio sborrare vestito così…» Lei gli raggiunse il cazzo da davanti, lo pompò a ritmo delle spinte, il pollice che gli strofinava la fessura già bagnata di precome. Il plug restava a terra, dimenticato, mentre il culo di Omar succhiava il cazzo grosso e scuro. Il suono era osceno: pelle contro pelle, sborra vecchia che schiumava, ansimi.
La portò in piedi, lo fece girare, lo sollevò quasi, le cosce di lui intorno ai fianchi di lei. I tacchi dondolavano nell’aria mentre Aisha lo teneva e lo chiavava dal basso, entrando più profondo a ogni spinta. «Saltami addosso. Usa quel culo da donna. Dicci che sei mia.»
«Sono tua… la tua sissy… scopami finché non cammino storto… riempimi di nuovo…» Omar baciò il collo di lei, il rossetto che lasciava tracce rosse sulla pelle scura. Aisha gli morse un capezzolo attraverso il pizzo del reggiseno, lo succhiò fino a farlo pulsare. Poi lo scaraventò di nuovo sul divano, a quattro zampe, miniabito alzato sulla schiena, e lo montò da dietro come un animale in calore. Le spinte diventarono selvagge, il cazzo che gli pestava la prostata senza pietà. Omar piangeva di gusto, saliva e rossetto che colavano, la mano che volava sul proprio cazzo.
«Sborra per me. Sborra da puttana vestita mentre ti riempio.» Aisha gli schiaffeggiò il culo rosso, gli strinse i fianchi e sparò. La seconda sborrata fu ancora più densa, fiotti caldi che gli dilaniarono il retto, tanto che uscirono lungo le calze e macchiarono i tacchi. Omar esplose un secondo dopo, getti bianchi che schizzarono sul velluto bordeaux e sul raso rosso, il corpo che si contraeva a ondate mentre urlava il nome di lei.
Crollarono insieme. Aisha restò infilata, ansimante, le braccia intorno al petto imbottito di Omar, baciandogli la nuca sudata. «Perfetto. Sei ancora pieno. Ancora vestito. Ancora mio.» Gli accarezzò i fianchi, gli sistemò il miniabito, gli lasciò i tacchi ai piedi. La sborra colava lenta, il culo pulsava felice. Omar respirava contro di lei, il cuore che non calava, già eccitato all’idea di uscire così, di ballare, di sentire gli sguardi mentre teneva tutto dentro.
Stavano ancora legati, il cazzo di Aisha che si ammorbidiva piano nel calore umido, le dita di lei che gli strofinavano il ventre sotto il raso, quando un colpo secco e forte batteva contro la porta del privé. Una voce maschile, urgente, filtrò dal legno:
«Aisha! Omar! Aprite subito, cazzo. C’è un problema fuori. Qualcuno ha chiamato i nomi vostri alla reception e non ha intenzione di aspettare.»
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