Risveglio Inatteso al Faro: La Moglie che si Dona al Suo Ex
Sofia, 38 anni, si fa scopare con gusto dal suo ex Luca mentre il marito Marco guarda e si sega.
Marco, quarantadue anni, aveva affittato il vecchio faro isolato sulla costa per quel weekend romantico con Sofia, la sua moglie di trentotto. Il vento salmastro batteva contro le pietre antiche mentre loro due cenavano al tavolo di legno massiccio, candele tremolanti, il mare che ruggiva sotto. Sofia beveva il suo vino rosso a piccoli sorsi, le guance già tiepide, e a un certo punto posò il bicchiere. Guardò Marco dritto negli occhi, voce bassa, confessional, come se stesse scucendo un segreto che le bruciava la lingua da ore.
«Tesoro… stamattina, mentre facevo la spesa al paese, ho rivisto Luca. Luca, il mio ex. Quarant’anni, stesso sguardo da lupo. Ci siamo parlati. Lui… mi ha detto che sa che siamo qui al faro. Mi ha proposto di passare stasera. Solo se tu vuoi. E io… cazzo, Marco, so quanto da tempo fantasi di vedermi donarmi a un altro. Di guardarmi mentre mi faccio prendere. Se mi dici di sì, lo faccio. Voglio farlo. Per noi. Per te.»
Marco sentì il sangue precipitare in basso. La fantasia hotwife che gli aveva confidato mesi prima, le notti in cui si segava immaginando Sofia aperta sotto un altro cazzo mentre lui guardava, adesso stava diventando carne. Annui, la voce roca. «Voglio vederti. Voglio che ti doni a lui. Col mio pieno consenso. Nascondimi. Fallo. E raccontami tutto dopo, come stai facendo adesso.»
Sofia gli baciò la mano, gli occhi lucidi di eccitazione. Si alzò, sistemò le candele, lasciò la porta socchiusa. Marco si nascose dietro l’angolo della scala a chiocciola, il cuore che martellava, già duro nei pantaloni. Pochi minuti dopo i passi di Luca risuonarono sul sasso. Entrambe le luci del faro proiettavano ombre lunghe. Luca, alto, spalle larghe, entrò. Sofia lo accolse in abito leggero, scollatura profonda. I loro sguardi si scontrarono famelici, carichi di anni mai dimenticati.
«Porca puttana, Sofia… sei ancora più bella», mormorò Luca. Si avvicinarono. Le dita di lui sfiorarono il suo braccio. Sofia sentì il calore salirle tra le cosce. Gli sussurrò contro la bocca, voce confessional e umida: «Mi sei mancato. Mi è mancato il tuo cazzo grosso. Quello che mi apriva come nessun altro. Il marito… Marco vuole guardarmi mentre mi fai scopare. È nascosto. È d’accordo. Vuole vedermi tua stasera.»
Luca la baciò con passione brutale, lingua che invase, mani che le strinsero i fianchi. Sofia gemette nel bacio, già bagnata, le mutandine appiccicose. Si staccò solo per spingerlo contro il muro di pietra del faro, le dita che gli sbottonavano i jeans con urgenza. «Voglio succhiartelo. Voglio che Marco veda quanto lo desidero ancora.»
Si inginocchiò sul pavimento freddo. Tirò fuori il cazzo di Luca — grosso, spesso, già teso, le vene gonfie, la testa lucida di precome. Sofia lo prese in mano, lo annusò, poi lo ingoiò con avidità. Labbra stirate intorno alla circonferenza, lingua che leccava sotto il glande, gola che si apriva per prenderlo più a fondo. Succhia va con gusto, saliva che colava sul mento, occhi alzati verso Luca mentre lui le teneva i capelli. Dietro l’angolo Marco aveva già il cazzo fuori, si masturbava lento, fissando la moglie che si faceva usare la bocca dall’ex.
«Così, troia… succhia forte», borbottò Luca. Sofia si ritrasse solo per spitargli sopra e riprendere a pompare con le labbra, profondi colpi di gola che le facevano lacrimare gli occhi. Poi Luca la sollevò di peso. La spinse in piedi contro il muro di pietra. Le alzò l’abito, le strappò le mutandine. Sofia aprì le gambe. Luca le spalmò la figa bagnata con le dita, poi spinse il cazzo grosso dentro di lei in un colpo solo. Sofia urlò di piacere puro, le unghie nelle sue spalle. «Sì… scopami… cazzo come mi sei mancato…»
La fotteva forte in piedi, spinte che la sollevavano sui piedi, tette che ballavano fuori dalla scollatura. Marco si sega va più veloce, il pugno stretto intorno al suo cazzo, gli occhi spalancati. Luca la girò, la piegò sul tavolo di legno dove avevano cenato. Sofia a pecorina, il culo alto, la figa che sgocciolava. Luca le affondò di nuovo il cazzo fino in fondo, le mani sui fianchi, e iniziò a martellarla. «Troia del marito… ti piace farti sborrare dall’ex mentre lui guarda? Dillo.»
«Sì… sono la troia di mio marito… usami… riempimi…» Sofia gemette forte, la faccia premuta sul legno, ogni botta che le faceva ondeggiare le tette. Luca le diede schiaffi sul culo, la chiamò di nuovo puttana, moglie donata, e lei spingeva indietro contro di lui, cercando di prenderlo più a fondo. Il tavolo scricchiolava. Marco, nascosto ma con visuale chiara, si toccava senza pietà, i pantaloni aperti, il respiro corto.
Poi Luca la trascinò verso il letto a baldacchino nella stanza del faro. Sofia ci salì sopra, lo spinse sulla schiena e gli montò a cavalcioni. Si infilò il cazzo da sola, scese fino in fondo, e cominciò a cavalcarlo selvaggiamente. Anche, fianchi che ruotavano, figa che lo strozzava. Gemiti alti, petto che saliva e scendeva, capelli scuri che le cascavano sul viso. «Guarda come lo prendo… Marco, guarda… mi scopa così bene…» Cavalcava come una pazza, le unghie sul petto di Luca, l’orgasmo che le saliva già. Luca le afferrò le tette, le pizzicò i capezzoli, la spinsero entrambi verso il bordo.
Quando Sofia tremò e venne la prima volta, strillando, Luca la ribaltò in missionario. Le alzò le gambe sulle spalle, le piantò il cazzo grosso fino al fondo dell’utero e la scopò con forza profonda, ritmica, possente. Ogni spinta le faceva urlare di piacere crudo. «Prendi… tutto…» Riempì Sofia con una sborrata calda e abbondante, getti spessi che le pulsarono dentro mentre lei veniva di nuovo, figa che si contraeva intorno a lui, urla che riempivano il faro. Marco, di fronte a quella scena, si segò fino a spararsi sul pugno, gemendo il nome di Sofia, guardando lo sperma di Luca che iniziava a colare fuori dalla figa della moglie quando Luca si ritirò lentamente.
Esausta, ancora col fiato corto, Sofia restò sdraiata un attimo, le cosce tremanti, il seme caldo che le scorreva tra le labbra. Poi si alzò, baciò Luca con tenerezza — labbra lente, lingua dolce, un ringraziamento silenzioso per averla usata così bene. Si alzò dal letto, gambe molli, e raggiunse Marco dietro la scala. Gli prese il viso tra le mani, gli occhi ancora velati di lussuria, voce calda e confessional, intima come se gli stessi leggendo una pagina del suo diario più sporco.
«Marco… mi sono sentita così desiderata. Così sporca. Il suo cazzo grosso mi ha aperto, mi ha riempita, mi ha chiamata troia del marito e io… cazzo, mi sono bagnata di più. Mi ha scopata contro il muro, sul tavolo, sul letto. Mi ha sborrato dentro mentre tu ti toccavi. Mi sono sentita tua e sua allo stesso tempo. Usata. Amata. Completa. Guardami… sono ancora piena di lui.»
Marco la baciò con passione furiosa, assaporando forse il sapore di Luca sulla sua bocca, le mani che le stringevano il culo ancora caldo e rosso. Luca, intanto, si rivestiva lentamente dall’altra parte della stanza, jeans, maglietta, sguardo ancora carico. La coppia si tenne stretta, fronti unite, e si promisero a bassa voce che quella notte non era finita — che c’era ancora molto da esplorare, che il faro avrebbe tenuto altri segreti, che Sofia avrebbe potuto donarsi di nuovo, più a fondo, e che Marco avrebbe voluto di più. Il vento fuori fischiava più forte. Luca stava per parlare di nuovo, gli occhi su Sofia ancora nuda e colata di sborra, e la tensione sessuale tra i tre non si era affatto scaricata: stava solo aspettando il prossimo respiro.
Sofia sentiva ancora il seme di Luca scivolarle caldo lungo l’interno coscia mentre stava stretta a Marco dietro la scala a chiocciola. Il respiro di lui le batteva contro il collo, il cazzo già di nuovo duro premuto contro il suo ventre nudo. Dall’altra parte della stanza Luca non aveva finito di allacciarsi i jeans: se ne stava lì, torso nudo, sguardo fisso su di loro due come un animale che non ha ancora mangiato abbastanza.
«Non andartene», disse Sofia, voce confessional, bassa, umida di quello che aveva appena vissuto. «Marco… diglielo tu. Digli che voglio ancora. Che voglio di più.»
Marco le strinse i fianchi con le dita che tremavano di eccitazione. Aveva quarantadue anni e in quel momento si sentiva più vivo, più duro, più derelitto di desiderio di quanto avesse mai creduto possibile. «Resta», ordinò a Luca, la voce roca. «Guardala. È ancora piena di te. Voglio vederla prenderti di nuovo. Voglio che la usi finché non riesce più a stare in piedi. Col mio consenso. Tutto.»
Luca sorrise, lento, lupo. Si avvicinò. Sofia si staccò da Marco solo abbastanza da voltarsi verso l’ex, le tette ancora segnate dalle mani di lui, la figa che gocciolava sborra bianca sulle cosce. «Vieni qui», mormorò lei. «Fammelo di nuovo. Questa volta voglio che Marco stia più vicino. Voglio che mi tocchi mentre tu mi scopi.»
La portarono di nuovo sul letto a baldacchino. Il faro cigolava sotto il vento, le candele facevano ombre lunghe sulle pietre. Sofia si mise a pecorina, il culo alto, la schiena inarcata, e guardò indietro verso Marco con quegli occhi da confessione sporca. «Guardami, amore. Guardami mentre mi apro per lui.»
Luca le spalmò le chiappe, vide il proprio seme che già le usciva e ci spinse due dita dentro, mescolando, spingendo più a fondo. Sofia gemette, lunga, gola aperta. «Cazzo… sì… toccami così…» Poi Luca le piantò di nuovo il cazzo grosso in un colpo solo, fino in fondo, fino a farle battere l’utero. Sofia urlò, le unghie conficcate nelle lenzuola. «È ancora così grosso… mi stira… mi riempie tutta…»
Marco si mise in ginocchio sul materasso, di lato, e le prese il viso tra le mani. La baciò mentre Luca la martellava da dietro, spinte profonde, ritmiche, che le facevano ondeggiare tutto il corpo. Sofia gli leccò la lingua, confessional anche nel bacio: «Sento il suo cazzo che mi apre… e le tue mani… sono di entrambi… sono la tua troia che si fa scopare dall’ex…» Marco le scese una mano tra le gambe, le trovò il clitoride gonfio e lo strofinò in cerchi lenti mentre Luca la fotteva senza pietà. Sofia tremò tutta. «Non fermatevi… vi prego… usatemi…»
Luca le afferrò i capelli, le tirò la testa indietro, la chiamò puttana del marito, moglie regalata, buco caldo che non ne aveva mai abbastanza. Ogni parola le bagnava di più la figa. Sofia spingeva indietro contro di lui, cercando di prenderlo ancora più fondo, il culo che sbatteva contro il suo bacino con un suono umido e osceno. «Dillo più forte», gemette lei. «Dimmi cosa sono.»
«Sei la troia di Marco che si fa sborrare dall’ex nel faro», ruggì Luca, e le diede uno schiaffo sonoro su una chiappa. «La figa sposata che si apre per il cazzo che le è mancato. Guarda come lo prendi. Guarda come colà.»
Marco, eccitato fino al dolore, si mise davanti a lei. Sofia gli aprì la bocca senza che glielo chiedesse, gli ingoiò il cazzo ancora unto del suo stesso sborra precedente, e lo succhiò con avidità mentre Luca la scopava da dietro. Era impalata tra i due: cazzo in gola, cazzo in figa, occhi lacrimanti di piacere crudo. I suoni che faceva erano confessionali anche loro — gorgoglii, gemiti soffocati, «mmm» lunghi ogni volta che Luca le toccava fondo. Si sentiva completa, usata, amata in modo sporco e totale. Pensava, mentre saliva verso un altro orgasmo: Questo è quello che volevamo. Questo è il segreto che tenevo sulla lingua da mesi. Donarmi. Farlo guardare. Sentirmi sua e di un altro nello stesso respiro.
Venne di nuovo con la bocca piena del marito, il corpo che si contraeva a ondate, la figa che strozzava il cazzo di Luca. Luca non si fermò. La tenne in quella posizione finché le gambe di lei non cominciarono a cedere, poi la girò sulla schiena, le alzò le cosce fino al petto e la rifece in missionario profondo, lento e pesante, ogni spinta un possesso. Sofia guardava ora Marco, ora Luca, voce spezzata: «Mi scopa così in fondo… sento tutto… il suo precome si mescola a quello che mi ha già lasciato… Marco, baciarmi… baciarmi mentre lui mi riempie di nuovo…»
Marco la baciò. Le lingue si torcevano. Luca accelerò, i fianchi che sbattevano, il suono delle palle contro il culo di Sofia che riempiva la stanza insieme al mare fuori. «Dentro», ansimò Sofia. «Sborrami dentro di nuovo. Voglio restare piena. Voglio che Marco veda uscire tutto dopo.»
Luca ruggì e scaricò, getti caldi e spessi che le pulsarono in fondo all’utero mentre lei veniva ancora, un orgasmo lungo e distrutto che le fece arcuare la schiena e stringere le unghie nelle spalle di lui. Quando Luca si ritirò, un filo denso di sborra la seguì, bianco sul rosa gonfio della sua figa. Marco non resisté: si chinò tra le cosce della moglie e le leccò, assaggiando il seme dell’altro uomo mescolato ai succhi di lei, lingua larga, affamata, mentre Sofia gli teneva la testa e gemava confessioni rotte. «Sì… leccami così… puliscimi e sporcami insieme… è tuo… è nostro… cazzo Marco come ti eccita… come mi eccita vederti farlo…»
Luca, ancora duro, si mise di lato e le offrì di nuovo il cazzo alla bocca. Sofia lo prese, lo pulì con labbra e lingua, succhiò via i resti della sborrata, occhi alzati verso di lui e poi verso il marito. «Mi sei piaciuto di nuovo», gli sussurrò contro il glande. «Il tuo cazzo mi ha rimesso a posto pezzi che non sapevo di avere fuori posto. Grazie per avermi scopata con il permesso di lui. Grazie per avermi chiamata troia mentre mi aprivi.»
Marco si sollevò, il viso lucido, e la baciò di nuovo, scambiandosi il sapore. Poi, con una voce che era quasi una preghiera sporca: «Ancora una volta. Voglio vederti montarlo. Voglio venire sulla tua figa mentre lui è dentro.»
Sofia annuì, già muovendosi. Fece sdraiare Luca, gli salì sopra a cavalcioni, si infilò da sola quel cazzo spesso ancora unto e iniziò a cavalcarlo lento, profondo, i fianchi che ruotavano in cerchi lussuriosi. Le tette ballavano. I capelli le cascavano sul viso. Guardava Marco e parlava come se stesse leggendo ad alta voce il diario più proibito: «Lo sento che mi strozza… ogni centimetro… sto prendendo l’ex di fronte a te e non mi vergogno… mi bagno di più… sono la moglie che si dona… la hotwife del faro… scopami, Luca… usami per lui…»
Marco le stava in ginocchio accanto, si segava guardando il cazzo di Luca sparire e riemergere lucido dalla figa della moglie. Sofia accelerò, selvaggia, il letto che batteva contro il muro di pietra. L’orgasmo le salì dal basso ventre come un’onda che non poteva più fermare. «Vengo… vengo di nuovo… guardatemi…» Si contrasse violentemente intorno a Luca, urla alte che il vento del faro portò via sul mare. Luca la tenne per i fianchi e le diede le ultime spinte dure da sotto, poi si ritirò all’ultimo e sborrò a getti caldi sul ventre e sul pube di lei, bianco su pelle sudata.
Marco non resisté oltre. Si alzò in ginocchio, il pugno veloce sul proprio cazzo, e sparò sulla figa aperta e già colata di Sofia, mescolando la propria sborra a quella di Luca, getti dopo getti, gemendo il suo nome. Sofia scese una mano e si spalmò tutto, lo fece entrare con le dita, confessional fino all’ultima spinta del polso: «Ecco… tutti e due su di me… tutti e due dentro il ricordo di stasera… mi sento così piena, così posseduta, così vostra…»
Restarono tre corpi sudati nel letto del faro, il respiro che si rincorrava, le candele quasi finite. Sofia stava in mezzo, una gamba su Marco, una mano sul petto di Luca, le cosce lucide di sborra mista. Baciò prima il marito, lento, grato, poi l’ex, con la stessa bocca che aveva succhiato entrambi. «Questa notte», sussurrò, voce piccola e nuda, «mi ha fatta nuova. Mi ha fatta più sua perché mi ha fatta anche di un altro. Marco… ti amo. E ti ringrazio per avermi lasciato donarmi così. Luca… grazie per aver preso quello che ti ho offerto con il suo sì.»
Luca accarezzò una sua coscia, sguardo ancora carico ma più quieto. «Se vorrete di nuovo… sapete dove trovarmi.»
Marco strinse Sofia contro di sé, il cuore che ancora martellava, e mormorò contro i suoi capelli: «Non è finita. Il faro terrà altri weekend. Altre porte socchiuse. Altre volte in cui ti guarderò aprirti e te ne sarò grato.»
Sofia chiuse gli occhi, sentì il mare fuori, sentì i due uomini addosso, sentì il seme che le asciugava sulla pelle e pensò che non c’era niente di più vero di quella sporcizia condivisa. Si addormentarono quasi così, intrecciati, il vento che fischiava tra le pietre antiche, la luce del faro che girava lenta sul buio dell’acqua.
Quando Sofia, all’alba, si svegliò ancora unta e satolla tra i due corpi, capì che da quella notte in poi ogni volta che Marco l’avrebbe guardata avrebbe visto anche l’ombra di un altro cazzo dentro di lei — e ne avrebbe avuto solo più fame.
Rate this story
Qualcosa non va in questa storia?
Persone vere in cam, adesso.
Guardi gratis. Nessuna carta, nessuna registrazione.
Guarda dal vivo →Popular Collections
Browse Categories