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Sotto i Guanti del Pugile: Lei si Apre al Suo Primo Amico

Kiara, 29 anni, si fa aprire la figa dal grosso cazzo del pugile Theo mentre il marito cornutino guarda e lecca lo sperma.

11 min read October 02, 2026New

Mi chiamo Silas, ho trentadue anni, e da mesi porto dentro di me questa eccitazione sporca che non riuscivo più a nascondere. Kiara, mia moglie, ventinove anni, corpo pieno, seni pesanti e quel sorriso curioso che mi fa sentire piccolo ogni volta che mi guarda, sapeva tutto. Gliel’avevo confessato una notte dopo l’amore, ansimando contro il suo collo: volevo vederla aperta da un altro uomo, volevo sentirmi cornuto e restare duro mentre lei godera. Lei aveva ascoltato in silenzio, poi mi aveva baciato e sussurrato che l’idea la scaldava pure. Da allora la tensione restava sotto la pelle, pronta a esplodere.

Quella sera Theo era da noi. Trentquattro anni, pugile professionista, amico d’infanzia mio, spalle larghe che riempivano la maglietta nera, mani callose da guantoni e quel modo di muoversi che occupava lo spazio. Kiara gli aveva preparato pasta e vino rosso. Sedevamo in salotto, la luce soffusa, e io li guardavo dal divano mentre lei rideva alle sue battute e si sporgeva in avanti, scollatura generosa. Theo le rispondeva con lo sguardo basso, fisso sul punto dove la maglietta le stringeva il petto. Non c’era più finta amicizia. La sentivo anche io: entrambi volevano andare oltre, e io volevo che lo facessero.

Kiara si alzò per portare via i piatti e passò dietro a Theo, sfiorandogli la spalla con le dita. «Sei diventato ancora più grosso da quando combatti di più», disse piano, tono leggero ma carico. Theo rise basso, le afferrò il polso un attimo troppo a lungo. «E tu sei ancora più bella, Kiara. Marco… Silas lo sa che lo dico.» Mi guardò. Io annuii, gola secca. «Lo so. E mi piace.» Le parole uscirono chiare. Consenso esplicito, di tutti e tre, lì, senza alcol che annebbiasse nulla, solo desiderio adulto e voluto. Kiara mi fissò e sorrise, poi tornò da Theo e si sedette più vicino, coscia contro coscia.

La tensione salì a ondate. Io restavo sul divano, cazzo già duro nei pantaloni, mentre loro si scambiavano sguardi bollenti. Kiara gli posò una mano sul braccio «per sistemargli la manica», dita che premevano il bicipite. Theo le rispose con un tocco «innocente» alla schiena, palmo aperto che scendeva fin quasi al culo. Lei arrossì e morse il labbro. Io mormorai, voce rauca: «Voglio vederti aperta dal suo cazzo da pugile. Voglio che ti usi mentre io guardo.» Kiara gemette piano, eccitata dalle mie umiliazioni. Si sporse verso Theo e gli sussurrò all’orecchio, abbastanza forte perché sentissi: «Voglio sentirlo dentro di me. Il tuo. Grosso. Davanti a lui.» Theo le strinse un fianco, voce grave: «Ti farò urlare davanti al tuo uomo. Ti aprirò bene e lui starà a guardare come un bravo cornutino.» Ci alzammo tutti e tre. Nessuno trascinato: desiderio reciproco, passi veloci verso la camera da letto, porta chiusa alle spalle.

Kiara si inginocchiò sul tappeto accanto al letto appena Theo si sfilò i pantaloni. Il suo cazzo saltò fuori pesante, lungo, venato, decisamente più grosso del mio, la testa già lucida. Lei lo prese in mano con tutte e due le mani e lo guardò ammirata prima di girarsi verso di me. Occhi nei miei occhi mentre apriva la bocca e lo succhiava con avidità, guance scavate, saliva che colava. «Guarda, Silas… guarda come è molto più grosso del tuo», disse tra una leccata e l’altra, voce roca di lust. «Non ci stai nemmeno vicino, amore. Questo sì che mi riempie la bocca.» Theo le afferrò i capelli e spinse piano, facendola strozzare un momento di piacere. Io mi toccai sopra i pantaloni, umiliato e durissimo, mentre lei lo leccava dalla base alla punta e gli baciava le palle pesanti.

Theo la sollevò, le girò le spalle e la mise a quattro zampe sul letto. Le tirò giù i leggings e le mutandine in un gesto solo, esponendo la figa già lucida e gonfia. Le diede uno schiaffo leggero sul culo e poi spinse dentro di colpo. Kiara urlò un gemito lungo, viso contro il materasso. «Cazzo… è grosso, Silas, mi apre tutta…» Theo la fotteva da dietro con spinte profonde e ritmate, bacino che sbatteva contro il suo culo, palle che schioccavano. Le mani da pugile le tenevano i fianchi con forza. «Prendilo tutto, bella. Fatti sentire dal tuo marito.» Kiara gemette più forte a ogni colpo, seni che dondolavano, e io stavo in piedi a lato del letto, cazzo in mano, a guardare come il grosso membro di Theo spariva e riemergeva lucido dei suoi succhi.

Poi Theo la fece alzare e la mise a cavalcioni. Kiara si abbassò lentamente sulla sua sbarra, gemendo mentre la prendeva centimetro per centimetro fino in fondo. Cominciò a saltare, seni che ballavano, unghie conficcate nel petto di Theo. Mi guardò dritto mentre lo cavalcava con spinte potenti, figa che lo inghiottiva. «Ah, cornutino… guardami come mi faccio fottere dal tuo amico. Il tuo cazzetto non arriva mai così in fondo. Toccatelo, Silas. Toccatelo ma non venire. Ti ordino di restare duro e a guardare.» La voce era affettuosa e crudele insieme. Io obbedii, mi strofinai lento, palle già tese, mentre lei insultava e godeva, chiamandomi cornutino a ogni botta. Theo le stringeva i seni, le pizzicava i capezzoli, e lei gettava la testa indietro urlando che stava per venire.

Theo la rovesciò sulla schiena in missionaria. Le alzò le gambe sulle spalle larghe e la schiacciò sul materasso, entrando ancora più profondo. Spinte potenti, corpo pesante che la copriva, baci umidi sul collo. Kiara urlava di piacere vero, unghie sulla sua schiena: «Sì, riempimi, Theo… riempimi davanti a lui… cazzo sì!» Lui ruggì e venne dentro di lei con spinte ultime, profonde, scaricando getti caldi che lei sentì e che la fecero venire a sua volta, figa che pulsava intorno al cazzo che la pompava. Restarono uniti un momento, ansimanti. Poi Kiara lo baciò a lungo, lingua profonda, ancora piena del suo sperma.

Si staccò piano, sorriso sporco, e mi fece un cenno. «Vieni qui, cornutino. Adesso leccami. Lecca tutta la figa piena del suo sperma caldo.» Mi inginocchiai tra le sue cosce. La figa era aperta, rossa, colava bianco denso misto ai suoi succhi. Theo restava seduto a ridosso del cuscino, cazzo ancora semi-duro e lucido, a guardarci con un mezzo sorriso. Io avvicinai la lingua e leccai il primo getto caldo e salato che usciva da lei. Kiara gemette e mi premé la testa più dentro con una mano. «Tutto. Pulisci il tuo posto, Silas.» Mentre la mia lingua scavava nel creampie di Theo e il sapore mi riempiva la bocca, lui allungò una mano e le accarezzò un seno, preparandosi già a riprendere.

Mi chiamo Silas e mentre la lingua mi scivolava tra le labbra gonfie di Kiara, il sapore denso e salato dello sperma di Theo mi riempiva la gola come un marchio. Lei teneva la mia testa premuta là sotto, cosce aperte intorno alle mie orecchie, e gemette lungo quando spinsi la lingua più a fondo, raccogliendo ogni filo bianco che colava dalla sua figa ancora pulsante. «Bravo cornutino… lecca bene, pulisci tutto quello che il tuo amico mi ha lasciato», sussurrò con voce roca, dita conficcate nei miei capelli. Theo, seduto contro i cuscini con quel mezzo sorriso da vincitore, mi guardava mentre si accarezzava il cazzo ancora lucido e semi-duro. Aveva trentaquattro anni, mani da pugile callose che riprendevano a giocare con un seno di Kiara, pizzicandole il capezzolo finché lei non arcuò la schiena e mi premé ancora di più contro il suo sesso.

Il mio cazzo pulsava dolorosamente nei pantaloni, ma non osai tirarlo fuori di nuovo senza permesso. Restavo in ginocchio, leccando, ingoiando, l’umiliazione che mi bruciava lo stomaco e mi teneva duro come pietra. Kiara alzò lo sguardo su Theo. «Vuoi di nuovo? Voglio che mi fotta ancora davanti a lui. Più forte stavolta.» Theo annuì lento, si alzò e mi diede un leggero calcio alla spalla perché mi spostassi. «Lascia posto all’uomo vero, Silas. Guarda e impara.» Mi ritrassi sul bordo del letto, cuore che batteva forte, e lo vidi afferrare Kiara per i fianchi e ribaltarla a pancia in giù. Le alzò il culo, le diede due schiaffi secchi che lasciarono segni rossi, e spinse dentro di colpo. Il suono umido del suo cazzo grosso che riapriva la figa ancora piena mi fece chiudere gli occhi un secondo. Kiara urlò nel cuscino: «Cazzo sì… è ancora più grosso adesso, mi spinge tutto il suo schifo più a fondo… Silas, guardami!»

Io guardavo. Guardavo le spalle larghe di Theo coprirla quasi tutta, i muscoli della schiena che si contraevano a ogni spinta, le palle pesanti che schioccavano contro di lei. Lui la fotteva con ritmi lunghi e profondi, poi accelerava, bacino che batteva come un martello. «Tua moglie prende cazzo da pugile meglio di quanto abbia mai preso il tuo», ruggì Theo senza voltarsi. «Senti come gemi, Kiara? Diglielo tu.» Lei sollevò la testa, capelli appiccicati al viso sudato, occhi lucidi di piacere. «Il tuo amico mi scopa meglio, amore. Il suo cazzo mi arriva dove il tuo non ha mai toccato. Sto per venire di nuovo… ah, merda…» E venne, corpo che tremava, figa che stringeva visibilmente intorno a quella sbarra venata. Theo non si fermò. Continuò a spingere attraverso il suo orgasmo, facendola singhiozzare di troppa sensazione.

Poi la girò di nuovo, la mise a cavalcioni ma questa volta di spalle a lui, faccia verso di me. Kiara si abbassò lentamente, gemendo mentre si impalava centimetro dopo centimetro, e quando fu tutta dentro iniziò a saltare. Seni pesanti che ballavano a ogni botta, figa che lo inghiottiva con suoni osceni. Mi fissò dritto negli occhi mentre cavalcava. «Toccatelo, cornutino. Ma piano. Non venire finché non te lo dico. Voglio vederti soffrire mentre io godo sul cazzo del tuo migliore amico.» Obbedii. Apro i pantaloni, tiro fuori il mio membro più piccolo e me lo strofino lento, palle già tese e doloranti. Lei rideva tra i gemiti. «Guarda quant’è ridicolo il tuo vicino a quello. Theo, mostraglielo. Fagli vedere la differenza.» Theo le tenne i fianchi e spinse in su con forza, facendola gridare. Il suo cazzo spuntava lucido tra le labbra della sua figa ogni volta che lei si alzava, grosso, minaccioso, ricoperto dei suoi succhi misti allo sperma precedente.

«Vieni qui, Silas», ordinò Kiara ansimando. «Leccami le tette mentre mi faccio fottere. Succhiami i capezzoli come un bravo marito cornuto.» Mi avvicinai in ginocchio sul materasso. Lei mi afferrò la testa e me la premette contro un seno, e io aprii la bocca, succhiando il capezzolo duro mentre Theo la spingeva dal basso. Ogni botta le faceva dondolare il petto contro la mia faccia. Il sapore della sua pelle sudata, il profumo del sesso, lo schiocco umido sotto di lei… ero perso. «Più forte, Theo… usami… riempimi di nuovo», gemette lei. Lui accelerò, mani da boxe che le stringevano i fianchi lasciando lividi, e Kiara gettò la testa indietro urlando il secondo orgasmo, figa che spremeva. Theo ruggì e venne di nuovo dentro di lei, spinte ultime profonde che la facevano sobbalzare, getti caldi che lei sentì riempirla. «Lo sento… cazzo, mi riempie tutta… Silas, è pieno di nuovo…»

Si staccò lentamente, il cazzo di Theo che usciva con un plop umido, e un filo denso di sperma colò subito dalla sua figa aperta. Kiara si sdraiò sulla schiena, gambe divaricate, e mi fece cenno. «Di nuovo. Lecca. Ingoia tutto. Poi voglio che mi baci con la bocca piena del suo sapore.» Mi chinai tra le sue cosce per la seconda volta. La lingua scavò, raccogliendo il creampie caldo e salato, e lei gemette di piacere mentre mi teneva lì. Theo si alzò, camminò intorno al letto e mi mise una mano pesante sulla nuca, premendomi più a fondo. «Pulisci bene la figa di tua moglie, cornutino. È il tuo posto adesso.» Inghiottivo, leccavo, pulivo, e quando alzai la testa Kiara mi afferrò e mi baciò a bocca aperta, scambiando lo sperma sulla lingua, bacio lungo e sporco mentre Theo ci guardava divertito.

Poi lei si voltò di nuovo verso di lui. «Ancora una volta. Voglio che mi fotte in gola mentre Silas mi lecca il culo.» Theo annuì, si sistemò in piedi sul bordo del letto. Kiara si mise a quattro zampe, culo in alto verso di me, e aprì la bocca sul cazzo di Theo ancora semi-duro e lucido di lei. Lui le afferrò i capelli e spinse dentro la gola, facendola strozzare di piacere. Io, dietro, le divaricai le chiappe e leccai il buco stretto del culo mentre sotto colava ancora sperma dalla figa. Lei gemette intorno al cazzo, vibrazioni che facevano sorridere Theo. «Brava troia… succhia mentre il tuo marito ti pulisce il culo. Silas, mettici un dito. Allargala.» Obbedii. Spinsi un dito dentro il suo culo stretto mentre leccavo, e Kiara si spingeva indietro contro di me, bocca piena. Theo la usava la gola con spinte ritmate, palle che battevano sul mento. «Guarda i suoi occhi, Silas. Guarda come le piace essere usata da un vero uomo.»

Quando Theo tirò fuori, un filo di saliva e pre-sborra collegava le labbra di Kiara al suo cazzo. Lei ansimava, occhi lucidi. «Adesso fottemi il culo. Voglio il tuo grosso cazzo nel mio buco stretto davanti a lui.» Theo sputò sulla sua mano, se lo strofinò, e spinse lentamente la testa contro l’ano di Kiara. Lei gridò di piacere-dolore mentre la apriva, centimetro dopo centimetro, finché non fu sepolto fino alle palle. «Cazzo… mi spacca il culo… Silas, guardalo come mi riempie anche lì…» Io guardavo ipnotizzato, cazzo in mano che mi strofinavo disperato senza venire. Theo iniziò a fotterle il culo con spinte lunghe e profonde, mani che le tenevano le chiappe aperte. Kiara urlava a ogni botta, seni schiacciati sul materasso. «Più forte… usami il culo… vienimi dentro anche lì…»

Theo accelerò, il corpo da pugile che la martellava, e Kiara venne di nuovo solo dal culo pieno, corpo che convulsava. Lui ruggì e scaricò il terzo carico caldo dentro il suo ano, spingendo a fondo finché non fu vuoto. Quando uscì, lo sperma colò dal buco rosso e aperto. Kiara, ansimante, si girò verso di me con un sorriso devastante. «Vieni. Lecca anche lì. Pulisci il culo di tua moglie pieno dello sperma del tuo amico. Poi puoi venire, cornutino. Solo allora.» Mi chinai e leccai, lingua che entrava nel buco allentato, sapore forte e amaro, mentre lei mi teneva la testa e gemva. Theo rideva basso, già rivestendosi piano. Quando fui pulito abbastanza, Kiara mi disse di alzarmi. Mi afferrò il cazzo e me lo strofinò veloce, sguardo crudele e affettuoso. «Vieni adesso. Vieni sul mio viso mentre racconti quanto ti piace essere cornuto.»

Venni con un grido strozzato, getti bianchi che le schizzarono sulle guance, sulle labbra, sul mento. Lei li raccolse con le dita e se li mise in bocca, poi mi baciò di nuovo. Theo ci guardava dall’uscio, pronto ad andarsene, e Kiara gli soffiò un bacio. «Torna presto. Il mio cornutino ha bisogno di altre lezioni.» Io restavo lì, nudo, esausto, pieno di sapore e di vergogna calda che mi teneva ancora mezzo duro.

Non c’era più modo di tornare indietro: ero il marito che leccava lo sperma del pugile dalla figa e dal culo di sua moglie, e non avrei mai più voluto altro.

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