Una Notte di Tempesta con il Mio Migliore Amico
Durante una tempesta, il ventottenne elettricista Trent e la sua amica ventiseienne Estelle cedono finalmente alla reciproca voglia e lui le prende la verginità davanti al camino.
La pioggia scrosciava con rabbia selvaggia contro i vetri spessi della baita di montagna di Trent, un rifugio di legno e pietra nascosto tra i boschi che sembrava tremare sotto i colpi di vento e i tuoni assordanti. Era una violenta tempesta estiva, di quelle che arrivano improvvise e isolano il mondo intero. Trent, il ventottenne elettricista dal fisico possente, con spalle larghe scolpite da anni passati a issare cavi, riparare quadri elettrici e arrampicarsi su pali sotto il sole cocente, aveva acceso il camino con gesti esperti. La corrente era saltata da quasi due ore, lasciando la casa immersa in un’oscurità rotta solo dal bagliore arancione e guizzante delle fiamme.
Estelle, la sua migliore amica di ventisei anni, una grafica pubblicitaria sensuale che passava le giornate a creare immagini provocanti per campagne di lingerie e profumi, sedeva rannicchiata accanto a lui sul grande divano di pelle consumata. I suoi capelli castani ondulati ricadevano disordinati sulle spalle, incorniciando un viso dai tratti morbidi ma con labbra carnose che sembravano fatte per essere mordicchiate. Il suo corpo era un invito peccaminoso: seni pieni e sodi che tendevano il maglione leggero di lana, vita stretta che si allargava in fianchi generosi, cosce tornite avvolte in una gonna corta che ora era risalita pericolosamente. Erano arrivati lì per un weekend con amici, ma il maltempo aveva fatto fuggire tutti. Ora erano soli, e l’aria tra loro vibrava di una tensione accumulata da anni.
Trent stese una coperta pesante di lana grezza sulle loro gambe e sulle spalle, attirandola più vicina per combattere il freddo che filtrava nonostante il fuoco. «Vieni qui, Estelle. Non vorrai congelarti,» mormorò con quella voce bassa e ruvida che lei aveva sempre trovato irresistibile. Il suo braccio muscoloso le circondò le spalle, e i loro fianchi si toccarono. Lui cercò di ignorare il calore che subito gli salì all’inguine, ma il suo cazzo, già mezzo duro dentro i jeans, diede un guizzo traditore. ‘Da quanto tempo sogno di stringerla così, senza fingere che sia solo amicizia?’ pensò, ricordando tutte le sere in cui l’aveva accompagnata a casa e aveva dovuto reprimere l’impulso di spingerla contro il muro e baciarla fino a farla gemere.
Estelle sentì il corpo di lui premere contro il suo fianco. Il calore della coscia muscolosa di Trent contro la sua pelle nuda, dove la gonna era salita, le provocò un brivido che non aveva niente a che fare con il freddo. La sua fica, già umida da quando erano entrati nella baita e si erano ritrovati soli, pulsava piano. ‘Lo desidero da anni. Ogni volta che ride, che mi guarda con quegli occhi azzurri, immagino la sua lingua tra le mie gambe. Ma sono vergine… e voglio che sia lui a prendermi.’ Il fuoco scoppiettava, proiettando ombre calde sui loro volti. Lei si mosse leggermente, fingendo di sistemarsi, e il suo seno sfiorò il braccio di Trent. Il capezzolo, già turgido, sfregò contro il tessuto e le strappò un sospiro impercettibile.
I contatti casuali si moltiplicarono. La mano di Trent, grande e callosa per il lavoro da elettricista, scivolò “per caso” sulla sua vita, stringendola piano. Estelle appoggiò la testa sulla sua spalla, inspirando il suo odore maschio di legno bruciato, sudore pulito e qualcosa di più primordiale. I loro sguardi si incrociarono alla luce del camino. Negli occhi di lui c’era fame nuda. In quelli di lei, una timidezza mista a lussuria crescente. La coperta li avvolgeva come un nido proibito, nascondendo il modo in cui le dita di Trent ora tracciavano piccoli cerchi sulla stoffa del suo maglione, proprio sopra il fianco.
«Questa tempesta sembra non voler finire,» disse Estelle con voce morbida, ma il suo tono era diverso dal solito. Era più basso, più intimo. «Siamo soli qui dentro… e io non riesco a smettere di pensare a quanto ci siamo sempre voluti senza mai dirlo.»
Trent deglutì. Il suo cazzo era ormai completamente eretto, una barra calda e spessa che premeva dolorosamente contro la cerniera. Sentiva il calore della fica di Estelle irradiarsi attraverso i vestiti, anche se erano ancora separati da strati di stoffa. «Lo sai anche tu, vero?» rispose lui, girandosi del tutto verso di lei. La mano salì a sfiorarle il collo, dove la pelle era bollente. «Ti desidero da anni, Estelle. Ogni volta che ti vedo ridere, o quando indossi quei jeans stretti che ti fasciano il culo, il mio cazzo diventa duro come pietra. Ho passato notti intere a masturbarmi pensando di scoparti piano, di sentirti stretta intorno a me. Ma eri la mia migliore amica. Non osavo rovinare tutto.»
Le parole, sporche e sincere, rimasero sospese nell’aria calda della stanza. Fuori, un tuono esplose come un colpo di cannone, ma dentro il vero temporale stava scoppiando tra loro. Estelle sentì la fica contrarsi, e un fiotto di umori caldi le inzuppò le mutandine di pizzo. Il suo respiro si fece più veloce. Si voltò completamente, premendo il seno contro il petto di lui. «Anch’io, Trent. Ti voglio da così tanto tempo che fa male. Ho immaginato la tua bocca sui miei capezzoli, la tua lingua che lecca la mia fica fino a farmi urlare. Ho toccato me stessa per ore pensando al tuo cazzo grosso che mi apre.»
La conversazione divenne un fiume di confessioni sempre più esplicite. Parlarono di momenti rubati: quella sera al lago in cui lei aveva visto il rigonfiamento nei suoi boxer bagnati e aveva dovuto allontanarsi per non saltargli addosso; la notte in cui lui l’aveva tenuta tra le braccia dopo un incubo e aveva sentito il suo odore di donna eccitata. Ogni parola faceva salire la temperatura. La mano di Trent ora le accarezzava la coscia scoperta sotto la coperta, salendo piano verso l’orlo della gonna. Estelle tremava, ma non di paura. Di desiderio puro.
Poi arrivò il momento della verità. Estelle abbassò lo sguardo, le guance arrossate dal fuoco e dall’imbarazzo, ma la voce uscì chiara, tremante di emozione. «Trent… devo confessarti una cosa. Sono ancora vergine. A ventisei anni non ho mai lasciato entrare nessuno dentro di me. Ho aspettato… e voglio che sia tu. Voglio che sia il tuo cazzo a prendermi la verginità. Qui. Stanotte. Davanti a questo camino.»
Trent emise un gemito basso, animalesco. Le sue dita forti le afferrarono il viso con delicatezza possessiva, accarezzandole la guancia, il mento, le labbra socchiuse. «Cazzo, Estelle… mi stai uccidendo. Sei la donna più sensuale che conosco e sei vergine… per me. Il mio cazzo sta pulsando così forte che potrei venire solo sentendoti parlare così.» I suoi occhi erano neri di lussuria. Si chinò su di lei e la baciò.
Il bacio iniziò con urgenza famelica. Le labbra di Trent premettero sulle sue, morbide ma esigenti, e subito la lingua invase la bocca di Estelle, leccando, succhiando, esplorando con passione crescente. Lei rispose con entusiasmo selvaggio, gemendo nella sua bocca mentre le sue mani si aggrappavano alle spalle muscolose di lui. I loro denti si scontrarono, la saliva si mescolò in un bacio sporco, bagnato, osceno. Estelle succhiò la lingua di Trent come se volesse ingoiarla, mentre lui le mordeva il labbro inferiore, tirandolo piano. Il fuoco crepitava più forte, illuminando i loro volti arrossati e le lingue che si intrecciavano.
Sotto la coperta i corpi si strofinavano con disperazione. I seni di Estelle, pesanti e sensibili, premevano contro il petto di Trent. I capezzoli erano due punte durissime che imploravano di essere pizzicati. Il cazzo di Trent, grosso e caldo, spingeva contro la coscia di lei, lasciando una macchia umida di precum sui jeans. Estelle sentiva la fica fradicia, le grandi labbra gonfie e scivolose, il clitoride che pulsava come un cuore impazzito.
Travolta dal desiderio accumulato, Estelle prese la mano grande di Trent e, con un gesto timido ma deciso, la guidò sotto la gonna, portandola direttamente tra le sue cosce aperte. Le dita callose di lui toccarono subito la stoffa zuppa delle mutandine. Il calore era incredibile, l’umidità copiosa colava lungo le sue pieghe vergini.
«Senti quanto sono bagnata per te,» sussurrò Estelle contro le sue labbra, la voce rotta dal piacere mentre lui premeva due dita sulla fessura fradicia. «La mia fica è un lago da anni, Trent. Ti desidero da una vita intera. Toccami… toccami la fica vergine. Voglio che sia tu a farmi impazzire.»
Trent ringhiò nel bacio, le dita che sfregavano con decisione il tessuto inzuppato, sentendo il clitoride turgido sotto. Il suo cazzo sobbalzava, pronto a esplodere. La tempesta fuori continuava a urlare, ma dentro la baita la vera bufera stava per scatenarsi del tutto. Le sue dita spostarono di lato le mutandine, sfiorando per la prima volta la carne calda, liscia e fradicia della sua migliore amica vergine, e la notte era ancora lunga.
Estelle non riuscì più a controllarsi. Le dita callose di Trent che scostavano le mutandine e sfioravano per la prima volta la carne calda, liscia e fradicia della sua fica vergine le strapparono un gemito roco dal profondo della gola. Il clitoride pulsava sotto il pollice di lui, e un fiotto fresco di umori le colò lungo l’interno delle cosce tornite. «Trent… voglio assaggiarti prima,» sussurrò con voce spezzata, gli occhi castani carichi di una fame che aveva represso per anni. Si liberò dalla coperta e scivolò giù dal divano, inginocchiandosi sul tappeto spesso davanti al camino. Il fuoco le scaldava la schiena e i seni pesanti, facendo risaltare i capezzoli turgidi sotto il maglione leggero.
Trent si alzò in piedi, torreggiando su di lei con il fisico possente da elettricista. Le spalle larghe e i bicipiti gonfi per anni di lavoro su pali e cavi sembravano ancora più imponenti alla luce arancione delle fiamme. Estelle gli abbassò i jeans e i boxer con mani tremanti ma impazienti. Quando il grosso cazzo di Trent balzò fuori, spesso, venoso e lungo quasi ventidue centimetri, con la cappella violacea lucida di precum, lei rimase a fissarlo a bocca aperta. «Cazzo… è enorme,» mormorò tra sé, il cuore che le martellava nel petto. ‘È il cazzo del mio migliore amico. Sto per prenderlo in bocca per la prima volta e voglio ingoiarlo tutto.’
Lo afferrò alla base con entrambe le mani, sentendolo pulsare caldo e vivo contro i palmi. Diede una leccata lenta dalla base alla cappella, assaporando il gusto salato e muschiato del liquido preseminale. Poi aprì le labbra carnose e lo succhiò con avidità, gemendo forte mentre la bocca calda lo avvolgeva. La testa di Estelle cominciò a muoversi su e giù, succhiando rumorosamente, la lingua piatta che premeva contro la vena inferiore. I gemiti di lei vibravano intorno alla carne spessa, facendola bagnare ancora di più tra le gambe.
«Brava, Estelle… succhialo più a fondo. Impara a prenderlo in gola,» ringhiò Trent, la voce ruvida di desiderio. Le posò una mano grande tra i capelli ondulati, guidandola senza forzare. Estelle gemette più forte, spingendo il cazzo verso il fondo della gola. Sentì il riflesso faringeo arrivare, gli occhi le si riempirono di lacrime, ma non si fermò. Rilassò i muscoli e lo ingoiò, prendendo quasi due terzi del grosso membro tra le labbra. La saliva colava copiosa dagli angoli della bocca, bagnandole il mento e gocciolando sui seni che aveva liberato sollevando il maglione. «Mmmph… glug… glug,» i suoni osceni riempivano la baita, mescolandosi al crepitio del fuoco e al rombo dei tuoni fuori.
‘Mi sento una troia completa,’ pensò Estelle mentre la gola si contraeva intorno al cazzo di Trent. ‘Inginocchiata davanti al mio migliore amico di ventotto anni, a succhiarglielo come se fossi nata per questo.’ Spinse ancora, cercando di prenderlo tutto, il naso che quasi toccava i peli corti alla base. Trent gemeva, i fianchi che si muovevano piano, scopandole la bocca con spinte brevi e controllate. «Sei bravissima… la tua gola stretta mi sta mungendo. Cazzo, Estelle, non pensavo che la mia amica grafica sarebbe stata così avida di cazzo.»
Dopo lunghi minuti di pompino bagnato e rumoroso, Trent la tirò su con delicatezza possessiva. La baciò con forza, assaggiando il proprio sapore sulle sue labbra, poi la fece sdraiare sul tappeto spesso. Le tolse il maglione, la gonna e le mutandine inzuppate con gesti urgenti ma attenti. Estelle rimase completamente nuda, il corpo sensuale esposto alla luce calda: seni pieni e sodi che si alzavano e abbassavano rapidi, vita stretta, fianchi generosi e cosce tornite. La sua fica vergine era gonfia, le grandi labbra aperte e lucide, il clitoride sporgente come una piccola perla rossa.
Trent si spogliò del tutto, mostrando il torace muscoloso e l’addome definito dal lavoro fisico. Si inginocchiò tra le sue gambe aperte e abbassò la bocca sulla fica di Estelle. La prima leccata lunga, dalla fessura fino al clitoride, la fece urlare. «Ahhh! Trent!» La lingua di lui era calda, esperta, e leccava con voracità le pieghe vergini, succhiando le labbra interne, infilandosi dentro l’apertura stretta e girando intorno al clitoride con movimenti circolari perfetti.
Estelle inarcò la schiena, le mani tra i capelli corti di lui, spingendo la fica contro la sua faccia. «Leccami… leccami la figa vergine, ti prego! Non ho mai sentito niente di così bello.» Trent ringhiava contro la carne bagnata, il viso lucido dei suoi umori. Succhiò il clitoride tra le labbra e lo tormentò con la lingua mentre due dita grosse entravano piano dentro di lei, sfiorando l’imene senza romperlo. Il sapore dolce e fresco della fica di Estelle lo stava facendo impazzire. ‘È vergine a ventisei anni e sa di miele caldo,’ pensò mentre la divorava.
Il piacere crebbe rapidamente. Estelle cominciò a tremare, i muscoli delle cosce che si contraevano intorno alla testa di Trent. «Sto venendo! Trent, sto venendo sulla tua lingua!» Urlò forte, un grido acuto e prolungato che superò il rumore della tempesta mentre l’orgasmo la squassava. La fica pulsò violentemente, spruzzando umori caldi sulla bocca di lui, le gambe che tremavano incontrollabili.
Ancora scossa dai tremiti, Estelle sentì Trent posizionarsi sopra di lei in missionario. Il grosso cazzo premeva contro l’ingresso fradicio della sua fica. Lui la guardò negli occhi, il viso arrossato dal fuoco e dal desiderio. «Sei sicura, Estelle? Voglio prenderti la verginità proprio qui, davanti al camino.»
«Sì, Trent. Scopami. Rompi il mio imene con quel cazzo grosso. Ti voglio dentro di me,» rispose lei, avvolgendo le gambe intorno ai suoi fianchi forti.
Trent spinse. La cappella larga aprì le grandi labbra, poi con una spinta profonda e decisa sfondò l’imene. Estelle gridò, un misto di bruciore e piacere intenso, sentendo chiaramente lo strappo dentro di sé mentre il cazzo la riempiva fino in fondo. Piccole gocce di sangue vergine si mescolarono ai suoi umori, ma il dolore svanì in pochi secondi, sostituito da un piacere pieno e osceno.
«Cazzo, sei strettissima… la tua fica vergine mi sta strangolando il cazzo,» ansimò Trent, restando fermo un momento per farla abituare. Poi cominciò a muoversi con spinte profonde e sporche, ritirandosi quasi del tutto e affondando fino ai testicoli con forza crescente. Il suono bagnato e osceno della fica che veniva scopata riempiva la stanza. Estelle gemeva a ogni affondo, le unghie conficcate nelle spalle muscolose di lui. «Più forte, Trent! Scopami come hai sempre sognato di scopare la tua migliore amica!»
Lui accelerò, martellandola con spinte poderose, il bacino che sbatteva contro il suo clitoride a ogni colpo. «Sei mia ora. Questa fica stretta è mia.»
Dopo averla fatta venire di nuovo così, con urla che quasi sovrastavano i tuoni, Trent la girò bruscamente a pecorina. Estelle si ritrovò a quattro zampe sul tappeto, il culo alto e rotondo offerto al suo migliore amico, la schiena inarcata dal piacere. Trent le afferrò i fianchi generosi e spinse di nuovo dentro con un colpo solo, fino in fondo. La posizione lo faceva entrare ancora più profondo.
«Guarda che troia che sei,» ringhiò mentre la fotteva con forza brutale, le palle che sbattevano contro il clitoride gonfio. «Anni a fare i migliori amici e ora ti prendo a pecorina come una puttana davanti al camino. Sei una troia per il tuo migliore amico, vero Estelle? Di’ che questa fica è fatta per il mio cazzo!»
«Sì! Sono la tua troia!» urlò lei, spingendo indietro contro ogni affondo violento. «Sono la troia del mio migliore amico da ventotto anni! Fotrimi più forte, Trent! Riempimi!»
Trent la scopava senza pietà, una mano nei capelli ondulati per tirarle indietro la testa, l’altra che schiaffeggiava ritmicamente il culo sodo, lasciando impronte rosse. Le spinte erano profonde, sporche, animalesche, il cazzo che usciva quasi del tutto e rientrava con forza, dilatando la fica vergine ora completamente aperta e fradicia.
Il piacere salì irrefrenabile. Trent sentì le palle contrarsi. «Sto per venire, Estelle! Ti riempio questa fica troia di sperma caldo!» Con un ruggito animalesco spinse fino in fondo e esplose. Getti potenti e densi di sperma bollente schizzarono dentro di lei, inondando le pareti interne, riempiendola fino a farne uscire un rivolo bianco che colò lungo le sue cosce.
Crollarono insieme sul tappeto, sudati e ansanti. Trent la avvolse tra le braccia muscolose, tenendola stretta contro il petto mentre fuori la pioggia continuava a scrosciare furiosa contro i vetri e i tuoni rombavano in lontananza. La baciò dolcemente sulle labbra, sulla fronte, sulle guance arrossate, con una tenerezza che contrastava con la scopata selvaggia di poco prima.
Estelle, ancora tremante di piacere, con la fica che pulsava piena del suo sperma caldo, sorrise tra i baci e gli sussurrò contro la bocca: «Questa è stata la notte più bella della mia vita, Trent. Da oggi in poi il nostro rapporto di amicizia sarà molto, molto più sporco e frequente.»
I loro corpi rimasero intrecciati sul tappeto, il fuoco che lentamente si abbassava, il respiro che tornava piano alla normalità nel tepore umido dell’amplesso appena concluso.
Rate this story
Qualcosa non va in questa storia?
Persone vere in cam, adesso.
Guardi gratis. Nessuna carta, nessuna registrazione.
Guarda dal vivo →Popular Collections
Browse Categories