Rooftop: La Prima Volta del Mio Migliore Amico
In una calda notte romana, il ventottenne architetto Simone e il suo amico trentenne personal trainer Sergio si spogliano sul tetto e scopano per la prima volta.
Il caldo della notte romana avvolgeva il tetto del palazzo antico come una coperta invisibile. Le luci della città tremolavano laggiù, un mare d’oro e d’ambra che si stendeva fino all’orizzonte, e l’aria odorava di pietra calda, di gelsomino selvatico e del sudore leggero di due corpi che da troppo tempo si danzavano intorno. Simone, ventotto anni, architetto, era seduto sul muretto basso con le gambe penzoloni verso il vuoto, la maglietta bianca già un po’ umida sulla schiena. Al suo fianco, Sergio, trent’anni, personal trainer dal fisico scolpito dalle ore di palestra, teneva in mano una bottiglia d’acqua e lo guardava di sottecchi, come faceva da anni.
«Simone», disse finalmente Sergio, la voce bassa, roca, quasi spezzata dal calore e da qualcosa di più antico. «Devo dirtelo. Stanotte. Qui. Ho sempre desiderato te. Da quando ci siamo conosciuti. Ogni sguardo rubato, ogni battuta sul cazzo che mi fai quando scherzi… era tutto vero. Voglio toccarti. Voglio che tu mi tocchi.»
Simone sentì il sangue salire al volto e scendere dritto all’inguine. Il cuore gli batteva contro le costole. Alzò lo sguardo e trovò quello di Sergio: scuro, aperto, senza più maschere. Per un istante restò zitto, poi sorrise, un sorriso lento e desideroso.
«Lo so», mormorò. «Anche io. Da tempo. Troppo tempo.»
Si alzarono quasi insieme. Le mani di Sergio afferrarono il bordo della propria maglietta e la tirarono su, rivelando l’addome a scavature profonde, il petto largo e peloso nel modo giusto, i capezzoli scuri già duri. Simone lo imitò, liberandosi della stoffa con gesti lenti, deliberati, sotto le luci di Roma che li accarezzavano come dita invisibili. Il torace di Simone era più snello, ma definito dalle lunghe ore di corsa e di lavoro in piedi sui cantieri; i pettorali tesi, la linea dei peli che scendeva sotto l’ombelico verso la cintura dei jeans. Entrambi erano già duri. Si vedeva chiaramente: i contorni dei cazzi premevano contro il denim, gonfi, reclamando spazio.
Sergio fece un passo avanti. Le sue mani, grandi e callose dall’allenamento, si posarono sul petto di Simone, tremanti di desiderio. Sfiorò i capezzoli, scese sull’addome, contò i muscoli con le dita come se volesse memorizzarli. Simone gli rese il tocco, palmo aperto sul torace di Sergio, poi più in basso, sulle fasce dell’addome duro. L’aria tra loro si fece elettrica.
«Baciami», sussurrò Simone.
Si baciano. All’inizio con fame contenuta, poi con una passione che crebbe a ogni secondo. Lingue calde, labbra che si aprivano e si chiudevano, denti che graffiavano leggermente. I corpi si strinsero. I cazzi duri si strofinarono uno contro l’altro attraverso i pantaloni, un attrito delizioso e frustrante che faceva gemere entrambi. Sergio muoveva i fianchi, premendo, cercando più contatto, e Simone gli afferrò il culo con entrambe le mani, stringendo le chiappe toniche, tirandolo ancora più vicino.
«Simone…», ansimò Sergio contro la sua bocca, la voce roca e spessa di lussuria. «Voglio che tu mi prenda. Stanotte. Per la prima volta. Fottimi. Mettilo dentro di me. Ti prego.»
Simone sentì un brivido scorrergli lungo la schiena. Gli occhi di Sergio erano lucidi di bisogno, ma assolutamente presenti, consenzienti, adulti e consapevoli.
«Sì», rispose Simone con entusiasmo caldo, quasi un ruggito soffocato. «Te lo metto. Tutto. Adesso.»
Lo spinse contro il parapetto di pietra. Sergio si voltò, le mani che afferravano il muretto, il culo offerto. Si abbassò i pantaloni e il boxer in un solo gesto, liberando le cosce potenti e il cazzo grosso e venoso che pendeva pesante, già gocciolante di precome. Simone si liberò a sua volta, il proprio cazzo duro e pulsante che batteva contro l’aria notturna. Si chinò, aprì le natiche di Sergio con le mani e sputò sulla stretta strettissima dell’ano, massaggiando la saliva calda intorno al buco, spingendo un dito, poi due, preparandolo con cura mentre Sergio gemette basso.
«Cazzo, sì… così…»
Simone allineò la testa del suo cazzo all’ingresso lubrificato e spinse lentamente. Entrò centimetro dopo centimetro, sentendo il calore stretto che lo stringeva, il respiro di Sergio che si faceva corto e rotto. Quando fu dentro fino in fondo, si fermò un attimo, baciandogli la spalla sudata.
«Tutto bene?»
«Sì. Muoviti. Scopami.»
Simone cominciò a spingere. All’inizio con lunghe penetrazioni lente e profonde, poi sempre più forti, il bacino che sbatteva contro il culo di Sergio, il suono umido e carnale che si mescolava al rumore lontano della città. Una mano gli scese davanti e afferrò il cazzo di Sergio, masturbandolo a ritmo delle spinte, il pollice che sfregava sulla glande umida. Sergio spingeva indietro, cercando di prenderlo ancora più a fondo, gemendo il nome di Simone a ogni colpo.
Il caldo li faceva sudare. Gocce scendevano lungo la schiena di Simone, gocce brillavano sul petto di Sergio. La posizione eretta contro il muretto era animale e intima insieme; le luci di Roma facevano da spettatori muti.
Poi Simone si ritirò, ansimante. «A terra. Sul telo.»
Avevano steso un telo da mare in un angolo più riparato. Sergio si sdraiò sulla schiena, le gambe aperte, il cazzo ancora duro e lucido, il buco rosso e usato che lo guardava. Simone si infilò tra le sue cosce, sollevò un po’ i fianchi di Sergio e rientrò d’un colpo, più facile ora, più fluido. La posizione del missionario li mise faccia a faccia. Simone martellava con passione dominante ma tenera, le spinte profonde e regolari che facevano oscillare il corpo di Sergio sotto di lui. Si baciavano tra un gemito e l’altro, fronti sudate che si toccavano, respiri che si mescolavano.
«Più forte… non fermarti… cazzo, Simone, mi fai venire…»
«Vieni con me», ringhiò Simone, accelerando, la mano di nuovo sul cazzo di Sergio, strofinando veloce. «Insieme.»
L’orgasmo li colpì quasi nello stesso istante. Sergio venne per primo, getti caldi e spessi che schizzarono sul suo stesso addome e sul petto di Simone, il buco che si contraeva convulsamente intorno al cazzo che lo stava scopando. Simone sentì la stretta e esplose dentro di lui con un gemito profondo, venendo a getti lunghi e caldi, riempiendolo, le anche che si muovevano a scatti finché non fu vuoto.
Rimasero così, uniti, ansimanti, sudati. Simone si chinò e lo baciò dolcemente, le labbra morbide contro quelle di Sergio, assaporando il sale e la stanchezza felice. Il cazzo ancora dentro di lui, morbido ma presente.
Sergio, ancora ansimante, sorrise contro la sua bocca. Gli occhi lucidi di piacere e di qualcosa di più grande.
«Questa… è solo la prima di molte notti sul tetto», mormorò. «Non ho finito di volerti. Non stanotte.»
Simone sentì il proprio desiderio rimescolarsi di nuovo, basso e caldo, nonostante l’orgasmo appena vissuto. Si slacciò piano, si sdraiò accanto a lui sul telo, e lo strinse contro il petto. Guardarono insieme l’orizzonte dove il nero della notte cominciava appena a schiarirsi di un grigio violaceo. Roma respirava sotto di loro. Le dita di Sergio disegnavano cerchi lenti sulla pancia di Simone, scendendo più in basso di tanto in tanto, come una promessa non ancora detta fino in fondo.
Il fiato di entrambi era ancora corto. Il sapore dell’altro era ancora in bocca. E il tetto, caldissimo e privato, non aveva ancora finito di offrir loro la notte.
Il fiato di Sergio gli scaldava ancora il collo mentre le dita continuavano a scendere, più sicure ora, a avvolgere il cazzo di Simone che già tornava a gonfiarsi contro il palmo caldo. Simone chiuse gli occhi un attimo, lasciandosi accarezzare, sentendo il sangue rifluire basso, il desiderio che si riaccendeva come brace sotto la cenere. Roma sotto di loro non smetteva di respirare, e il telo da mare si era già inumidito del loro sudore misto.
«Voglio assaggiarti», mormorò Sergio, la voce ancora roca. Si sollevò sulle ginocchia e si chinò sul corpo di Simone, le labbra che sfioravano prima lo stomaco, poi la linea dei peli, finché non aprì la bocca e prese il cazzo duro in gola. Caldo, umido, esperto. Simone gemette e gli affondò le dita nei capelli corti, spingendo piano ma con decisione. Sergio succhiava con fame, la lingua che lavorava sotto la glande, le guance che si scavavano, saliva che colava lungo l’asta e bagnava le palle. Ogni tanto alzava lo sguardo, occhi scuri e lucidi, e Simone sentiva il cuore battergli in gola a quella vista: il suo migliore amico, il personal trainer di trent’anni dal corpo di ferro, in ginocchio sul tetto a succhiargli l’anima.
Quando non ne potè più, lo tirò su e lo baciò, assaporando il proprio sapore sulla bocca dell’altro. «Adesso tocca a te. Girati. Voglio farti venire di nuovo prima di rientrare dentro.»
Sergio obbedì, si mise a quattro zampe sul telo, il culo alto, ancora lercio del primo carico che gli scivolava lento lungo le cosce. Simone si mise dietro, ma non lo penetrò subito. Gli aprì le natiche con le mani e ci cacciò la faccia, la lingua calda che leccava il buco rosso e usato, spingendo dentro, assaggiando il sapore di sé stesso e di Sergio insieme. Sergio urlò quasi, un suono rauco che si perse tra le antenne e i camini. «Cazzo, Simone… così… leccami, mangiami il buco…»
Simone lo fece a lungo, con cura rabbiosa, finché l’ano non fu di nuovo morbido e aperto, lucido di saliva. Poi si rialzò, allineò il cazzo e lo infilò d’un colpo solo, fino in fondo. Sergio ansimò e spinse indietro con forza, prendendolo tutto. Questa volta non ci fu lentezza. Simone scopava duro, le mani aggrappate ai fianchi forti, le palle che sbattevano contro quelle di Sergio a ogni spinta. Il suono era osceno, carnale, bagnato: pelle contro pelle, gemiti, il pantano del cazzo che entrava e usciva dal buco stretto. Sudore gli colava lungo la schiena, gli gocciolava dal mento sulla curva delle natiche di Sergio.
«Più forte», ansimava Sergio. «Spaccami. Usami. Sono tuo da anni e non lo sapevo neanche io.»
Simone accelerò, i muscoli delle cosce che bruciavano, il bacino che martellava come se volesse conficcarsi dentro per sempre. Una mano scese sotto e afferrò di nuovo il cazzo di Sergio, grosso, duro, che pulsava nel pugno. Lo strofinò veloce, a tempo delle penetrazioni profonde. Sergio tremava, le braccia che faticavano a reggerlo, la fronte premuta contro il telo.
A un certo punto Simone si ritirò, ansimante, e lo fece girare di nuovo. «Siediti sopra. Voglio vederti.»
Sergio lo capì al volo. Si arrampicò a cavalcioni, si allineò e scese lentamente sul cazzo di Simone, centimetro dopo centimetro, fino ad avere le chiappe premute contro le cosce. E poi cominciò a muoversi. Su e giù, rotando i fianchi, il petto peloso che brillava di sudore sotto le stelle romane. Simone gli teneva i fianchi, lo guardava scendere e risalire, il buco che inghiottiva e rilasciava l’asta lucida. Si alzò a baciargli i capezzoli scuri, a morderli piano mentre Sergio geminiava il suo nome come una preghiera sporca.
«Simone… mi riempi… mi fai sentire pieno… non smettere mai…»
Le spinte dal basso diventarono selvagge. Simone alzava il bacino e incontrava ogni discesa di Sergio, il rumore umido che riempiva la notte calda. Le luci di Roma tremolavano lontane, indifferenti e complici. Sergio si toccava il cazzo con una mano, masturbandosi forte, il precome che filava in fili densi. L’altra mano si appoggiava al petto di Simone per reggersi.
Quando Sergio venne la seconda volta fu con un grido soffocato, getti spessi che schizzarono sul torace di Simone, sul mento, fin quasi sulla bocca. Simone leccò quello che poté raggiungere, il sapore salato e amaro che lo fece impazzire. Il buco di Sergio si strinse a convulsione intorno a lui e Simone non resistette: venne di nuovo, più profondo, più lungo, riempiendolo ancora, il seme che già colava fuori mentre lui continuava a spingere a scatti.
Restarono uniti così, Sergio ancora seduto sopra, ansimante, il cazzo di Simone che pulsava dentro mentre si sgonfiava piano. Si baciarono lenti, esausti, lingue pigre che si assaggiavano. Poi Sergio scese, si sdraiò di fianco, e Simone lo seguì. Le dita di entrambi esploravano ancora, pigre ma insistenti: un capezzolo, un fianco, la piega dell’inguine.
Non era finita. Il desiderio non si era spento; si era solo trasformato in qualcosa di più denso, più urgente. Sergio, dopo pochi minuti, si chinò di nuovo e prese in bocca il cazzo di Simone, pulendolo con la lingua, riaccendendolo. Simone gemette e lo lasciò fare, poi lo tirò su e lo baciò. «Adesso tocca a me sentirti dentro», sussurrò. «Voglio il tuo cazzo. Voglio che mi fotti tu.»
Sergio lo guardò con occhi spalancati di desiderio fresco. «Sei sicuro?»
«Mai stato più sicuro di una cosa in vita mia.»
Simone si mise a pancia in giù, le gambe leggermente divaricate, il culo offerto. Sergio gli sputò sulla stretta apertura, ci massaggiò due dita, poi tre, preparandolo con la stessa cura che aveva ricevuto. Quando la testa del cazzo grosso e venoso di Sergio premette contro di lui, Simone espirò e spinse indietro. L’entrata fu lenta, bruciante, perfetta. Sergio entrò fino in fondo, si fermò, baciò la nuca di Simone. «Dimmi se troppo.»
«Muoviti. Scopami. Fammelo sentire tutto.»
Sergio cominciò a spingere. Lunghe, profonde, poi sempre più forti. Il peso del corpo scolpito sopra di lui, il respiro caldo contro l’orecchio, le mani che gli tenevano i polsi. Simone gemette nel telo, sentendo ogni vena, ogni centimetro. Il caldo della notte romana li avvolgeva ancora, ma ora il calore vero era quello che gli apriva il corpo dall’interno. Sergio accelerò, il bacino che sbatteva, le palle che colpivano, e Simone spingeva indietro a ogni colpo, prendendolo, chiedendone ancora.
Si baciarono di lato quando Sergio lo girò un poco, bocche affamate, sudore misto. Una mano di Sergio scese e gli masturbò il cazzo già di nuovo duro. «Vieni mentre ti scopo», ringhiò Sergio. «Voglio sentirlo stringermi.»
L’orgasmo di Simone arrivò a ondate, il buco che si contraeva intorno al cazzo dell’amico mentre veniva sul telo già rovinato. Sergio lo seguì un attimo dopo, conficcandosi fino in fondo e riempiendolo a getti caldi, gemendo il nome di Simone contro la spalla. Rimasero così, uniti, tremanti, il seme che colava lento tra le cosce.
Quando finalmente si separarono, si strinsero uno contro l’altro sul telo sudato, petto contro petto, gambe intrecciate. Le luci di Roma cominciavano a impallidire verso l’alba. Sergio accarezzava la schiena di Simone con dita lente, e Simone gli baciava la tempia, assaporando il sale e la notte intera.
«Non torneremo più indietro», mormorò Sergio.
Simone lo guardò negli occhi, il cuore pieno e spaccato insieme, e capì che ogni anno passato a fingere era stato solo il preludio di questa rovina dolcissima.
Non c’era più nessun tetto abbastanza alto da nascondere quello che avevano appena cominciato a distruggere per amore.
Rate this story
Qualcosa non va in questa storia?
Persone vere in cam, adesso.
Guardi gratis. Nessuna carta, nessuna registrazione.
Guarda dal vivo →Popular Collections
Browse Categories