Arrampicata a Tre tra Sospiri e Mani Audaci
Tre scalatori ventenni trasformano una parete dolomitica in un'ardente arrampicata a tre piena di scopate selvagge.
Nel cuore delle Dolomiti, dove le pareti verticali di roccia grigia si levavano come sentinelle antiche sotto un sole estivo che batteva implacabile, Roxanne, la ventottenne scalatrice esperta dal fisico scolpito da mille arrampicate, si aggrappava con precisione alle prese minuscole della via impegnativa. I suoi muscoli delle braccia e delle gambe guizzavano sotto la pelle abbronzata e lucida di sudore, la maglietta tecnica aderente che le modellava i seni alti e sodi, i capezzoli già turgidi per lo sforzo e per qualcos’altro che non osava ancora ammettere. Accanto a lei, assicurato alla stessa corda tesa, c’era Sullivan, il suo compagno di cordata di trentadue anni, un uomo dal torace ampio e dalle spalle potenti, i bicipiti gonfi mentre dava sicurezza alla corda con gesti esperti. Il suo respiro era profondo, controllato, ma i suoi occhi, nascosti dietro gli occhiali da sole, non smettevano di scivolare sulle curve del corpo di Roxanne.
Improvvisamente, da una cengia poco più in alto, risuonò una voce calda, leggermente rauca per lo sforzo. «Ehi, voi due! Non pensavo di trovarvi su questa via proprio oggi.» Era Danielle, la loro amica ventiseienne, una guida alpina sensuale e atletica che aveva accompagnato decine di clienti sulle Dolomiti ma che, con loro, diventava sempre più selvaggia e libera. Il suo corpo era un capolavoro di muscoli lunghi e curve provocanti: gambe tornite, vita stretta, fianchi che l’imbragatura stringeva in modo quasi osceno, sottolineando il rigonfiamento del pube e il culo alto e rotondo. La maglietta bagnata le si incollava ai seni, lasciando intravedere i capezzoli scuri e duri. I capelli neri raccolti in una coda disordinata le ricadevano sul collo sudato.
Roxanne sentì un calore liquido esploderle tra le cosce. Sollevò lo sguardo e incontrò quello di Danielle, uno sguardo prolungato, carico, che scese lentamente lungo il suo corpo prima di risalire. «Danielle… cazzo, sei una visione. Unisciti a noi. La via diventa molto più interessante in tre.» La sua voce era ferma, ma dentro di sé Roxanne tremava. Da mesi fantasticava su di lei, sulle sue mani forti da guida alpina che le stringevano i fianchi mentre Sullivan le prendeva da dietro. Sullivan sorrise, un sorriso lento e predatorio. «Sì, sali. I tuoi movimenti mi hanno sempre fatto pensare a cose sporche mentre ti arrampichi sopra di me.»
Da quel momento l’arrampicata cambiò. I tre procedevano uniti dalla stessa corda, ma ogni gesto tecnico diventava pretesto per un contatto. Quando Danielle scese per sistemare un moschettone, la sua mano “accidentalmente” sfiorò l’interno coscia di Roxanne, risalendo fino a sfiorare il bordo dell’imbrago proprio dove premeva contro la figa già bagnata. Roxanne trattenne un gemito, mordendosi il labbro. «Attenta, guida. Se mi tocchi così rischio di mollare la presa.» Danielle rise, bassa e calda. «E se invece fosse proprio quello che voglio? Vederti tremare mentre ti tengo io.»
Sullivan, pochi metri più sotto, osservava tutto. Il suo cazzo premeva duro contro il tessuto dei pantaloni, gonfiando l’imbrago in modo evidente. Quando dovette assicurare Danielle durante un passaggio delicato, le sue dita grandi le avvolsero la vita, scivolando “per sbaglio” sotto l’orlo della maglietta e accarezzando la pelle calda e umida dell’addome. «Hai la pelle bollente, Danielle. Sudata proprio come piace a me.» Lei si voltò appena, premendo il culo contro il suo bacino per un secondo di troppo. «E tu sei duro come la roccia, Sullivan. Sento benissimo quanto ti piace toccarmi.»
Roxanne, aggrappata a una presa sopra di loro, sentiva il cuore martellarle nel petto. Ogni sfioramento delle corde che passavano tra i loro corpi sembrava una carezza intima. La corda che correva tra le sue gambe premeva proprio sul clitoride gonfio, e ogni movimento la faceva bagnare di più. Nei suoi pensieri si susseguivano immagini selvagge: la lingua di Danielle che le leccava la figa mentre Sullivan le infilava il cazzo in gola, le loro mani che usavano le corde per legarla aperta contro la parete. «State giocando sporco tutti e due,» mormorò con voce roca, ma il tono era di chiaro invito. «Se continuate così, questa arrampicata finirà con me che vi supplico di scoparmi qui, in mezzo alle rocce.»
Le battute audaci continuavano mentre salivano, diventando sempre più esplicite. Danielle, superando Roxanne su un diedro, le sussurrò all’orecchio: «I tuoi seni sono perfetti, Roxanne. Si muovono ad ogni presa e vorrei solo strapparvi la maglietta e succhiarti i capezzoli fino a farti urlare.» Sullivan, da sotto, aggiunse: «E io voglio vedere la tua figa mentre lei te la lecca. Ho sognato per mesi di guardarvi mentre vi mangiate a vicenda.» Ogni parola aumentava la tensione. I respiri si facevano più pesanti, i movimenti più lenti e sensuali, come se stessero già scopando con la montagna stessa.
Dopo quasi due ore di salita carica di desiderio, raggiunsero finalmente una cengia soleggiata, una terrazza naturale di roccia larga tre metri, protetta da una sporgenza e illuminata da un sole caldo che rendeva l’aria vibrante. Si issarono uno dopo l’altro, togliendo gli zaini e parte dell’attrezzatura, ma lasciando gli imbraghi. I corpi erano lucidi di sudore, i vestiti incollati alla pelle come una seconda pelle bagnata. Roxanne bevve dalla borraccia e l’acqua le colò sul collo, scendendo tra i seni. Danielle la fissava senza nascondersi.
Si sedettero vicini, le gambe che si toccavano. Il silenzio durò solo pochi secondi prima che Danielle parlasse, la voce bassa e sincera. «Basta giochetti. Vi desidero da troppo tempo. Roxanne, il tuo corpo sudato mi fa impazzire. Quelle tette sode, quel culo che vorrei mordere mentre ti scopo con le dita. Sullivan, il rigonfiamento del tuo cazzo mi ha fatto bagnare per tutta la salita. Ho la figa fradicia solo a guardarvi.»
Sullivan deglutì, la mano che si posava sulla coscia di Roxanne, stringendola. «Anch’io. Reprimo queste fantasie da mesi. Immagino di prendervi qui, con le corde che vi legano mentre vi scopo una dopo l’altra. I vostri corpi sono perfetti, sudati, forti, pronti per essere usati.»
Roxanne sentì il clitoride pulsare violentemente. Il sole le scaldava la pelle, il vento leggero portava l’odore muschiato del loro sudore e dell’eccitazione. Guardò entrambi, gli occhi pieni di fame. «Allora smettiamola di reprimerci. Propongo di trasformare questa arrampicata in un’arrampicata a tre vera. Qui, ora. Voglio le vostre mani audaci su tutto il mio corpo. Voglio baciarvi, succhiarvi, farvi usare queste corde per tenermi mentre mi scopate. Voglio sentire la lingua di Danielle sulla mia figa mentre il cazzo di Sullivan mi riempie la bocca. Siete dentro?»
L’entusiasmo fu immediato e reciproco. «Cazzo, sì,» ringhiò Danielle, gettandosi su di lei. Le loro bocche si scontrarono in un bacio famelico, lingue che si intrecciavano bagnate e calde, gemiti che uscivano senza controllo. Le mani di Danielle furono subito audaci: infilò una sotto la maglietta di Roxanne, afferrandole un seno nudo, strizzandolo forte e torcendo il capezzolo tra pollice e indice. Roxanne inarcò la schiena, gemendo nella bocca dell’amica.
Sullivan si mise dietro Danielle, le mani grandi che le abbassavano i pantaloni dell’imbrago fino alle ginocchia. Le sue dita trovarono la figa rasata e grondante della guida alpina, due dita che scivolarono dentro di colpo, pompando mentre con l’altra mano le stringeva un seno. «Siete entrambe zuppe. Che troie bagnate,» mormorò con voce roca, baciando il collo di Danielle che continuava a baciare Roxanne.
Le corde divennero subito giocattoli erotici. Sullivan prese una fettuccia rossa e la avvolse intorno ai polsi di Roxanne, tirandola verso di sé mentre Danielle si abbassava a leccarle i seni. La corda creava una leggera tensione, un controllo che faceva impazzire Roxanne. «Tirala più forte,» sussurrò lei, gli occhi chiusi dal piacere. Danielle si inginocchiò tra le sue gambe, strappandole i pantaloni aperti, e affondò la lingua tra le labbra gonfie della sua figa, leccando il clitoride con fame mentre due dita la penetravano ritmicamente.
Sullivan liberò il suo cazzo spesso e venoso, lungo almeno venti centimetri, e lo strofinò sulle labbra di Roxanne mentre lei veniva tirata dalla corda. Lei aprì la bocca avidamente, succhiandolo con gusto, la saliva che colava mentre Danielle la divorava sotto. I gemiti riempivano l’aria calda della cengia: sospiri, schiocchi di lingue, il rumore bagnato delle dita che entravano e uscivano dalle fiche eccitate.
Roxanne sentiva il piacere montare come una valanga. La lingua esperta di Danielle la stava portando al limite, mentre il cazzo di Sullivan le riempiva la bocca fino in gola. Le mani audaci non smettevano: Danielle le stringeva le natiche, allargandole, Sullivan le tirava i capelli con la corda. Il suo corpo tremava, sudato, esposto al sole e al vento, completamente in balia di quei due amanti che aveva desiderato da troppo tempo.
Ma la parete sopra di loro era ancora lì, e la discesa sarebbe arrivata. Sapevano che questo era solo l’inizio selvaggio. Le corde potevano essere usate in modi molto più spinti, i loro corpi potevano unirsi in tutte le combinazioni possibili, e la vera scopata a tre, quella che li avrebbe lasciati urlanti e svuotati, doveva ancora arrivare. Roxanne venne con un grido soffocato intorno al cazzo di Sullivan, ma non si fermarono. Danielle alzò lo sguardo, le labbra lucide dei suoi succhi, e sorrise con promessa oscura: «Questa è solo la prima sosta… la via è ancora lunga.»
Danielle non perse un secondo. Afferrò Roxanne per i fianchi sudati e la schiacciò con forza contro la parete verticale della cengia, la roccia grigia e ruvida che graffiava la schiena della ventottenne scalatrice esperta. Il sole estivo picchiava senza pietà, facendo evaporare il sudore dai loro corpi nudi e lucidi, mentre il vento delle Dolomiti portava via i primi gemiti. Sullivan, il trentaduenne compagno di cordata dal torace massiccio e dalle spalle scolpite da anni di vie estreme, si avvicinò con il cazzo già di nuovo duro, spesso venti centimetri e venato come la roccia stessa. «Voglio scoparti in piedi contro questa parete, Roxanne. Voglio sentirti tremare mentre ti riempio» ringhiò, sollevandole una gamba tornita e agganciandosela al fianco potente.
Roxanne, con il respiro già spezzato, sentì la grossa cappella premere tra le sue labbra gonfie e bagnate. «Sì, infilamelo tutto, Sullivan. Scopami forte mentre Danielle mi bacia. Voglio venire così, esposta al vuoto» ansimò, la voce carica di urgenza. Danielle, la ventiseienne guida alpina dal corpo agile e sensuale, si premette contro il suo fianco, catturandole la bocca in un bacio profondo e selvaggio. Le lingue si intrecciarono subito, bagnate e fameliche, succhiandosi a vicenda con schiocchi osceni. Roxanne sentiva il sapore della propria figa sulle labbra dell’amica e questo la faceva impazzire. ‘Cazzo, sono completamente loro, qui sulla montagna. Il rischio di cadere rende tutto più sporco’ pensò mentre Danielle infilava due dita tra le sue cosce e iniziava a massaggiare il clitoride turgido con movimenti circolari precisi, prima lenti poi sempre più rapidi e pressanti.
Sullivan non aspettò. Allineò il cazzo e spinse verso l’alto con un colpo secco, penetrandola completamente in un’unica stoccata. Roxanne urlò nel bacio di Danielle, la schiena che sbatteva contro la roccia, i muscoli delle gambe che tremavano per lo sforzo di rimanere in equilibrio. Il cazzo di lui la dilatava alla perfezione, ogni vena che strofinava contro le pareti interne della sua figa fradicia, la cappella che batteva in fondo contro il collo dell’utero. Ogni spinta era potente, animalesca, i testicoli che sbattevano contro il perineo di lei. Danielle non smetteva di baciarla, mordendole il labbro inferiore, mentre le dita volavano sul clitoride, pizzicandolo, sfregandolo, alternando pressione e velocità. «Vieni per noi, troia. Sento la tua figa che stringe le dita di Danielle mentre prendi il mio cazzo» grugnì Sullivan, le mani grandi che le stringevano le natiche, aprendole ulteriormente.
Roxanne era persa. Il piacere saliva come una valanga. Il bacio profondo di Danielle le rubava il fiato, le dita esperte sul clitoride mandavano scariche elettriche fino al cervello, e il cazzo di Sullivan che la martellava in quella posizione eretta la faceva sentire usata, esposta, perfetta. ‘Sto per esplodere, non riesco a trattenermi, voglio che mi sentano fino a valle’ pensò. L’orgasmo la colpì violento: la figa si contrasse in spasmi fortissimi intorno al cazzo di lui, schizzando umori caldi che colarono lungo le cosce di Sullivan e sulla roccia sottostante. I gemiti diventarono urla soffocate nella bocca di Danielle, i corpi sudati che scivolavano uno contro l’altro.
Appena Roxanne finì di tremare, cambiarono senza pietà. Danielle si mise a quattro zampe sulla cengia soleggiata, il culo alto e rotondo offerto al vento, l’imbrago ancora parzialmente addosso che le stringeva i fianchi in modo osceno. Roxanne si distese subito sotto di lei, sulla schiena contro la pietra calda, la testa tra le cosce aperte della guida. «Leccami la figa mentre lui ti scopa, Danielle. Voglio sentirti gemere dentro di me» ordinò Roxanne con voce roca. Sullivan si posizionò dietro la ventiseienne, afferrò i fianchi stretti e affondò il cazzo ancora bagnato dei succhi di Roxanne nella figa stretta di Danielle con un affondo brutale.
«Cazzo, sì! Scopami da dietro come una cagna» urlò Danielle, abbassando immediatamente la testa tra le gambe di Roxanne. La sua lingua esperta affondò tra le labbra gonfie, leccando con fame vorace, succhiando il clitoride ancora sensibile e infilandosi dentro la figa ancora pulsante. Sullivan cominciò a pompare senza freni, le spinte che facevano ondeggiare tutto il corpo di Danielle, il suono bagnato e ritmico della carne contro carne che echeggiava tra le rocce. Ogni affondo spingeva la bocca di Danielle più forte contro la figa di Roxanne, la lingua che vibrava sui punti più sensibili. Roxanne afferrò i capelli neri di Danielle e la tenne premuta lì, inarcando i fianchi per offrirle meglio la figa. «Lecca più a fondo, puttana. Sento il cazzo di Sullivan che ti riempie mentre mi divori» gemette.
Sullivan schiaffeggiava il culo sodo di Danielle a ogni spinta, lasciando impronte rosse sulla pelle abbronzata. «La tua figa stringe da morire. Siete due troie perfette per questa montagna» ringhiava, sudando copiosamente, i muscoli delle braccia e delle gambe tesi nello sforzo. Danielle veniva per prima, il corpo scosso da spasmi violenti, ma non smetteva di leccare, la lingua che guizzava impazzita sulla figa di Roxanne. Poco dopo anche Roxanne esplose di nuovo, inondando la bocca dell’amica con un fiotto caldo di umori. I gemiti delle due donne si fondevano in un unico coro osceno che rimbalzava sulle pareti dolomitiche.
Ancora tremanti, passarono all’ultima configurazione. Sullivan si sdraiò sulla schiena sulla terrazza naturale, il cazzo dritto verso l’alto, lucido, gonfio e coperto dei loro succhi misti. Roxanne fu la prima a montargli sopra in cowgirl, afferrando la base spessa e abbassandosi lentamente fino a prenderlo tutto. «Oddio, mi arriva fino allo stomaco» ansimò, cominciando a cavalcarlo con movimenti ampi e profondi, il culo che sbatteva ritmicamente sulle sue palle. Danielle si mise a cavalcioni sulle cosce di lui, di fronte a Roxanne, e le due donne si gettarono l’una sull’altra con passione sfrenata.
Le bocche si unirono in baci bagnati e rumorosi, lingue che si succhiavano, saliva che colava sui menti. Le mani erano ovunque: strizzavano i seni alti e sodi, torcevano i capezzoli turgidi, li tiravano, li accarezzavano con furia. I seni si schiacciavano uno contro l’altro, sudati e caldi, mentre Roxanne continuava a cavalcare il cazzo con forza crescente. «Baciami più forte, toccami le tette, voglio venire guardandoti negli occhi» sussurrava Roxanne tra un gemito e l’altro. Si alternavano senza sosta: dopo qualche minuto Roxanne si alzava, lasciando il cazzo libero e lucido, e Danielle si impalava subito sopra, prendendo il ritmo selvaggio, i fianchi che roteavano e rimbalzavano mentre Roxanne le succhiava i capezzoli e le infilava due dita sul clitoride.
I gemiti diventavano sempre più alti, i sospiri e le urla oscene che echeggiavano tra le rocce come un rituale primitivo. «Il tuo cazzo è nostro, Sullivan! Riempici, bastardo!» urlava Danielle mentre cavalcava con furia. Roxanne veniva per l’ennesima volta, la figa che spremeva il cazzo in contrazioni violente, poi toccava a Danielle, che tremava e schizzava umori caldi lungo l’asta di lui. Orgasmo dopo orgasmo, i loro corpi esausti ma insaziabili continuavano a cavalcare, baciarsi, toccarsi i seni con mani frenetiche. Sullivan resisteva fino al limite, poi, con un ruggito animale che risuonò tra le Dolomiti, spinse i fianchi verso l’alto e scaricò getti potenti di sborra calda dentro la figa di Roxanne che lo stava cavalcando in quel momento, riempiendola fino a farla colare fuori in rivoli densi lungo il cazzo e le palle.
Dopo gli intensi orgasmi multipli i tre si rivestirono lentamente, infilando magliette bagnate e pantaloni tecnici sui corpi ancora segnati da morsi e schiaffi, senza un bacio tenero, solo sguardi luridi e carezze residue sui seni e sui culi. Decisero di scendere insieme, legati alla stessa corda, condividendo un’intimità nuova e complice fatta di promesse sporche. Programmarono di ripetere tutto su una via ancora più difficile, grado 7c esposto, dove avrebbero potuto spingersi oltre con le corde e i corpi. Si unirono in un ultimo bacio a tre, lingue intrecciate in un groviglio bagnato e osceno.
Mentre riprendevano la discesa, Sullivan diede uno schiaffo sul culo di entrambe e ringhiò: «La prossima via vi farò prendere il cazzo nel culo mentre leccate la figa dell’altra, e vi lascerò colare la mia sborra lungo la corda fino a valle, troie di roccia.»
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