La Prima Volta di Giulia nel Locker Room
Yara, moglie di 28 anni, si fa scopare dal personal trainer Felix nel locker room mentre il marito guarda umiliato.
La palestra esclusiva profumava di sudore fresco, metallo e ambizione quando Giulia, una moglie di ventotto anni sposata da tre con Marco, varcò la soglia al braccio del consorte. Marco, trentadue anni, era un uomo dall’aria sempre un po’ dimessa, spalle curve e sguardo che sfuggiva gli specchi. Da mesi confessava alla moglie la sua ossessione per il cuckoldismo: voleva vederla presa da un maschio vero, voleva sentirsi piccolo, inutile, eccitato proprio dalla propria umiliazione. Giulia lo amava, ma quella confessione aveva acceso in lei un fuoco che non riusciva più a spegnere.
Appena entrarono nella sala pesi, Luca, il personal trainer di trentacinque anni, alzò lo sguardo dai bilancieri. Era un colosso: spalle larghe come una porta, pettorali che tendevano la maglietta nera, braccia venose e addominali scolpiti che si intravedevano sotto il tessuto sudato. Da mesi flirtava con Giulia senza alcun pudore, proprio davanti a Marco. «Ciao principessa» disse con quella voce bassa e roca, avvicinandosi mentre fingeva di sistemare un attrezzo. I suoi occhi scesero senza vergogna sul seno alto di lei, sui leggings che le avvolgevano le cosce tornite e il culo sodo. «Ogni volta che vieni qui mi fai perdere la concentrazione. Quel culo… cazzo, Giulia, sembra fatto apposta per essere afferrato forte.»
Marco era a due metri da loro, fingeva di regolare il suo peso sul rack, ma Giulia vide il rossore salirgli dal collo alle guance e il rigonfiamento leggero nei suoi pantaloncini. La tensione era elettrica, palpabile nell’aria calda della palestra. Luca non si fermava: mentre correggeva la postura di Giulia durante uno squat, le mani grandi e callose le sfiorarono i fianchi, poi scesero un secondo di troppo sulle natiche. «Brava così, apri bene le gambe… immagina che ti stia aprendo per qualcos’altro» mormorò lui, abbastanza piano che solo lei e Marco potessero sentire. Marco non disse nulla. Annuì appena, lo sguardo basso, il respiro corto.
Alla fine dell’allenamento Luca si asciugò il collo con l’asciugamano e guardò Giulia dritto negli occhi. «Dopo vieni negli spogliatoi maschili. Ci sono gli armadietti in fondo, quelli riservati. Voglio farti vedere una cosa… privata.» Lo disse senza abbassare la voce. Marco era lì accanto, a pochi passi, e finse di non aver sentito, ma le dita gli tremavano mentre chiudeva la zip della borsa. Giulia sentì un calore liquido inondarle la figa. Guardò il marito. Lui, senza alzare gli occhi, fece un piccolissimo cenno del capo: sì. Il consenso umiliato era arrivato.
Pochi minuti dopo i tre erano dentro il locker room deserto. L’odore di docce, sapone e sudore maschile impregnava l’aria. Le luci al neon ronzavano sopra le file di armadietti grigi. Marco si infilò subito in un angolo in penombra, dando le spalle come se stesse trafficando con il lucchetto del suo armadietto, ma in realtà il cuore gli batteva così forte che sembrava volesse scoppiargli nel petto. Voleva vedere. Voleva soffrire. Voleva godere di quella sofferenza.
Luca non perse un secondo. Si avvicinò a Giulia da dietro, il corpo massiccio che premeva contro la schiena di lei. Le mani grandi scivolarono subito sulle cosce lisce, risalendo lente fino all’inguine. «Da mesi sogno di metterti le mani addosso, Giulia. E di farlo mentre quel cornuto di tuo marito guarda.» Le dita premettero sul monte di Venere attraverso i leggings. Giulia sospirò, già fradicia. Si voltò e incontrò lo sguardo di Luca: puro desiderio animale. Poi guardò Marco. Lui si era girato appena, gli occhi lucidi, e annuì di nuovo, questa volta più lentamente, mordendosi il labbro per la vergogna che lo faceva impazzire.
«Lo vuole anche lui» sussurrò Giulia, la voce rotta dall’eccitazione. «Vuole vedermi scopata come merita.»
Luca non aspettò altro. La spinse contro gli armadietti freddi, le prese il viso tra le mani e la baciò con forza brutale. La lingua invase la bocca di lei, possessiva, mentre le strizzava un seno con la mano destra, pizzicandole il capezzolo già duro. Giulia gemette dentro il bacio, le mani che correvano sui pettorali duri di lui, sentendo i muscoli guizzare sotto le dita. Il bacio divenne bagnato, sporco, lingue che si leccavano, denti che mordevano labbra. Lei sentiva il cazzo di Luca, già durissimo, premere contro il suo ventre come una barra di acciaio.
Poi Giulia fece ciò che entrambi desideravano da mesi. Si staccò dal bacio, guardò Luca negli occhi con aria da puttana e scese lentamente in ginocchio sul pavimento freddo del locker room. Le mani tremanti ma decise aprirono la cintura, abbassarono i pantaloncini. Il cazzo di Luca schizzò fuori: grosso, venoso, almeno ventidue centimetri di carne pulsante con una cappella larga e lucida di liquido preseminale. Le vene pulsavano. I testicoli pesanti pendevano sotto. Giulia lo guardò per un istante, confrontandolo mentalmente con il piccolo cazzo di Marco, e sentì la figa contrarsi dal desiderio.
«Cazzo… è bellissimo» mormorò prima di aprirci la bocca e ingoiarne la metà in un colpo solo. Succhiò con avidità, la lingua che girava intorno alla cappella, le guance che si incavavano mentre lo prendeva sempre più a fondo. Luca le afferrò i capelli. «Così, brava troia. Succhialo bene davanti al tuo maritino. Fagli vedere che bocca da puttana hai.»
Marco, dall’angolo, respirava affannosamente, gli occhi fissi sulla moglie che ingoiava quel cazzo enorme.
La situazione esplose. Giulia si alzò, si strappò via i vestiti con gesti frenetici: top, reggiseno, leggings, mutandine. Rimase completamente nuda, il corpo tonico e sudato, i capezzoli turgidi, la figa rasata che brillava di umori che le colavano lungo le cosce. Luca la sollevò come se non pesasse nulla, le schiacciò la schiena contro gli armadietti metallici freddi e le aprì le gambe. Con una spinta decisa affondò tutto il cazzo dentro di lei fino alle palle.
Giulia urlò di piacere puro. «Oddio sì! È così grosso… mi spacca!» Luca cominciò a scoparla con colpi profondi, ritmici, potenti. Ogni affondo faceva sbattere la schiena di lei contro il metallo. I seni rimbalzavano. Il suono bagnato della figa che veniva aperta e riempita riempiva tutto lo spogliatoio. Marco guardava impotente, il viso distorto dall’umiliazione e dall’eccitazione, il suo cazzetto piccolo e duro che pulsava inutilmente dentro i pantaloncini.
Luca la girò dopo qualche minuto. La piegò a pecorina sul lungo banco di legno al centro della stanza. Il culo di Giulia era alto, la schiena inarcata. Lui le diede uno schiaffo sonoro sulla natica sinistra e la penetrò di nuovo da dietro, sbattendola con forza animalesca. «Prendi questo cazzo, troia del marito cornuto! Urla per me mentre tuo marito guarda come un vero maschio ti riempie!»
Giulia gridava senza controllo. «Sì! Scopami più forte, Luca! Spaccami la figa!» Poi voltò la testa verso l’angolo e ordinò con voce rotta dal piacere: «Marco, cazzo, avvicinati! Vieni qui e guarda bene come un vero uomo mi sta distruggendo. Guarda come mi allarga, come mi fa schizzare. Il tuo cazzetto inutile non è mai riuscito a farmi godere così!»
Marco obbedì, camminando come in trance fino a due metri dal banco. Gli occhi erano inchiodati sul punto in cui il grosso cazzo di Luca entrava e usciva dalla figa gonfia e arrossata della moglie, portando fuori fiotti di umori chiari.
Luca la fece voltare di nuovo. Si sedette sulla panca, il cazzo dritto verso l’alto, lucido e pulsante. Giulia gli salì sopra a cavalcioni, afferrò quella verga enorme e se la infilò dentro fino in fondo con un gemito lungo. Cominciò a cavalcarlo con furia, i seni che ballavano davanti al viso di lui, la figa che produceva schizzi abbondanti a ogni discesa. Lo squirt le usciva a fiotti, bagnando gli addominali di Luca, la panca, il pavimento. «Guarda, Marco! Sto venendo come una fontana! Il tuo cazzetto di merda non mi ha mai fatta squirtare in tre anni di matrimonio! Sei solo un povero cornuto buono a guardare mentre un altro mi riempie!»
Luca la afferrò per i fianchi e spinse dal basso con spinte brutali, grugnendo. «Prendi la mia sborra, troia!» Venne dentro di lei con potenti getti caldi, riempiendola fino a farne uscire un rivolo bianco che colò lungo il cazzo ancora dentro.
Ancora ansimante, Luca estrasse il membro ancora duro, lucido di sborra, umori e succhi di figa. Lo afferrò per la base e lo avvicinò alla bocca di Giulia ancora in ginocchio. «Adesso puliscilo tutto, troia. Lecca ogni goccia davanti al tuo maritino umiliato. Fagli vedere che brava moglie cornuta sei.»
Giulia, con gli occhi ancora velati di piacere e la figa che stillava sborra densa lungo le cosce, aprì la bocca e cominciò a succhiare lentamente, leccando dal basso verso l’alto, pulendo ogni vena, ogni residuo, assaporando il gusto mescolato di entrambi. Guardava Marco fisso negli occhi mentre lo faceva, le labbra tese intorno al cazzo ancora eretto di Luca.
Marco era immobile, il viso paonazzo, le mani strette a pugno, il piccolo cazzo che pulsava dolorosamente senza sfogo, completamente umiliato e allo stesso tempo più eccitato che mai. L’aria del locker room era pesante di sesso e di tensione ancora irrisolta. Luca accarezzò i capelli di Giulia mentre lei continuava a leccare, un sorriso arrogante sulle labbra, e mormorò guardando verso il marito: «E questo è solo l’inizio, cornuto…»
La palestra era ormai silenziosa da tempo, ma nel locker room l’aria restava densa, impregnata dell’odore acre di figa fradicia, sborra calda e sudore maschile. Giulia, ventotto anni compiuti da due mesi, sentiva ancora le gambe molli dopo l’orgasmo che l’aveva fatta squirtare come una fontana. Il cazzo di Luca, ancora mezzo duro e lucido di saliva, uscì dalle sue labbra con un suono umido e osceno. Lei deglutì l’ultimo residuo salato, passandosi la lingua sulle labbra gonfie mentre fissava Marco dritto negli occhi. Il marito, trentadue anni portati con quell’aria dimessa che ora sembrava perfetta per il suo ruolo, era in ginocchio a meno di un metro, il viso paonazzo, il piccolo cazzo che gli tendeva ridicolmente i pantaloncini senza il coraggio di toccarlo.
Luca, trentacinque anni di puro testosterone scolpito in palestra, rise basso, una risata di gola che fece vibrare il petto massiccio. Afferrò Giulia per i capelli con possesso brutale ma senza farle male, tirandola in piedi. «Non abbiamo finito, troia. Il tuo cornutino ha ancora tanto da imparare stasera.» La spinse sul lungo banco di legno al centro dello spogliatoio, facendola sdraiare sulla schiena. Le cosce di Giulia si aprirono da sole, la figa rasata ancora spalancata, rossa e pulsante, con densi rivoli di sborra che colavano dal buco dilatato fino a bagnare il legno sotto di lei. Giulia pensò che non si era mai sentita così vuota e così piena allo stesso tempo: vuota senza quel cazzo dentro, piena della consapevolezza di essere diventata la puttana di un altro uomo davanti agli occhi del marito che amava.
Luca si chinò su di lei, il corpo enorme che la copriva completamente. Le prese i polsi e glieli bloccò sopra la testa con una sola mano, mentre con l’altra guidava di nuovo il cazzo tra le labbra gonfie della figa. Entrò con una sola spinta lenta e profonda, centimetro dopo centimetro, fino a farle toccare le palle pesanti contro il culo. Giulia inarcò la schiena, un gemito lungo e roco le uscì dalla gola. «Cazzo… è ancora più grosso della prima volta… mi sta aprendo di nuovo tutto…» Ogni vena del membro di Luca sembrava imprimersi sulle pareti interne della sua fica, strofinando punti che Marco non aveva mai saputo esistessero.
Marco respirava con la bocca aperta, gli occhi inchiodati sul punto di congiunzione. Vedeva il cazzo spesso scomparire completamente, poi uscire lucido, coperto di una crema bianca densa fatta dei loro umori mescolati. Il rumore era bagnato, osceno, quasi osceno: uno squelch continuo, ritmico, che riempiva il locker room insieme ai gemiti di Giulia. «Avvicinati ancora, cornuto,» ordinò Luca senza smettere di pompare. «Voglio che senti l’odore della figa di tua moglie mentre la distruggo.»
Marco obbedì, strisciando sulle ginocchia fino ad appoggiare quasi il mento sul bordo del banco. L’odore era fortissimo: muschio femminile, sborra densa, sudore. Giulia voltò la testa verso di lui, i capelli appiccicati alla fronte sudata, gli occhi velati di piacere animale. «Lo vedi, amore? Lo vedi come mi allarga? Il tuo cazzetto non è mai riuscito a farmi sentire così aperta… così piena… così troia.» Mentre lo diceva, contrasse i muscoli della figa intorno al cazzo di Luca, strappandogli un grugnito di approvazione.
Luca accelerò, scopandola con colpi più corti e violenti, il bacino che sbatteva contro il pube di lei producendo schiocchi secchi. I seni di Giulia rimbalzavano a ogni impatto, i capezzoli duri e scuri. Lui ne afferrò uno tra i denti, mordendolo appena, e Giulia urlò di piacere, le gambe che gli stringevano i fianchi come se non volesse lasciarlo uscire mai più. «Sto per venire di nuovo… Luca, ti prego, non fermarti… fammi squirtare mentre mio marito guarda da vicino!»
L’orgasmo la colpì come una scarica elettrica. Il corpo di Giulia si tese, le dita dei piedi si arricciarono, e uno squirt potente schizzò fuori intorno al cazzo di Luca, bagnando il viso di Marco che era a pochi centimetri. Il marito non si mosse, lasciò che gli colasse sulle labbra, sulla lingua che aveva istintivamente tirato fuori. Il sapore era dolce e salato insieme, la prova liquida del piacere che un altro uomo stava dando a sua moglie. Giulia lo guardò mentre veniva e rise tra i gemiti, una risata spezzata dal piacere. «Leccalo, Marco… leccati le labbra… assaggia quanto vengo bene per lui.»
Luca non rallentò. Continuò a martellarla attraverso l’orgasmo, prolungandolo finché Giulia non cominciò a tremare senza controllo. Poi, con un movimento improvviso, estrasse il cazzo lucido e lo puntò verso la faccia di Marco. «Apri la bocca. Puliscilo.» Marco, senza più alcuna resistenza, aprì le labbra e lasciò che Luca gli spingesse dentro la cappella ancora calda di figa e sborra. Il gusto era fortissimo, dominante. Succhiò meccanicamente, la lingua che girava intorno alla grossa testa, mentre Luca lo guardava dall’alto con disprezzo soddisfatto.
Giulia si mise seduta sul banco, le gambe aperte, la figa che continuava a contrarsi e a far uscire altra sborra densa che colava sul legno. Prese il viso di Marco tra le mani e lo allontanò dal cazzo di Luca, tirandolo verso di sé. Lo baciò profondamente, assaporando sulla lingua del marito il gusto mescolato di entrambi. Quando si staccò, aveva gli occhi lucidi di eccitazione e di un amore distorto ma reale. «Bravo, amore mio… hai visto quanto sono felice?»
Luca si sedette accanto a lei, il cazzo ancora eretto che puntava verso l’alto. Tirò Giulia sopra di sé, facendola sedere di nuovo a cavalcioni ma questa volta di fronte a Marco, in modo che il marito potesse vedere perfettamente ogni dettaglio mentre lei si abbassava. Giulia afferrò il membro con una mano, lo allineò e si lasciò cadere di peso, ingoiandolo tutto fino alle palle in un colpo solo. Un gemito gutturale le uscì dalla gola. Cominciò a cavalcarlo con furia, i seni che ballavano pesantemente, la figa che produceva schizzi a ogni discesa violenta.
Marco era ipnotizzato. Vedeva il cazzo sparire completamente dentro la moglie, vedeva le labbra di lei tirate all’esterno, vedeva il clitoride gonfio strofinarsi contro il pube di Luca. Giulia gli parlava senza smettere di muoversi: «Guarda come lo prendo tutto… guarda come la mia figa lo munge… senti che rumori fa? Sono rumori da puttana vera, Marco. Rumori che tu non mi hai mai fatto fare.»
Luca la afferrò per i fianchi e spinse dal basso, incontrando ogni discesa di lei con forza brutale. Il banco scricchiolava. Il sudore colava dai loro corpi. Giulia venne per l’ennesima volta, uno squirt lungo e potente che bagnò il petto di Luca e schizzò fino alle ginocchia di Marco. La sua voce era ormai rauca: «Sì! Ancora! Riempimi! Fammi tua davanti a lui!»
Luca ringhiò, i muscoli delle braccia tesi allo spasimo. «Prendi tutto, troia.» Venne con potenti getti caldi, inondando di nuovo la figa di Giulia fino a farne uscire fiotti bianchi che colarono copiosi lungo il cazzo e sulle palle. Quando lei si alzò, la figa rimase aperta per qualche secondo, un buco dilatato e cremoso che stillava senza sosta.
Luca guardò Marco ancora in ginocchio, il viso lucido, le labbra tremanti. Poi guardò Giulia, che sorrideva con aria soddisfatta e sporca. Lei accarezzò la testa del marito, quasi con tenerezza, e gli sussurrò all’orecchio: «Dimmi, Marco, confessi che vuoi leccare di nuovo tutto questo e che mi lascerai tornare qui ogni volta che Luca mi vuole?»
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