La Divorziata del Piano di Sopra lo Prende sotto i Suoi Occhi

Un marito impotente di 42 anni guarda la moglie quarantenne Talia farsi fottere selvaggiamente dal vicino muratore sotto i suoi occhi.

11 min read September 19, 2026New

Gideon aveva quarantadue anni e da mesi il suo cazzo non si alzava più. Viveva con Talia, la sua moglie quarantenne dal seno abbondante, dai fianchi larghi e da quel culo sodo che ancora gli faceva venire l’acqua in bocca anche se il resto del corpo lo tradiva. Nel palazzo di ringhiera, al piano di sotto, abitava Malik: ventinove anni, muratore, spalle da bestia da soma, braccia segnate dal cemento e, a giudicare dal pacco che disegnava i jeans sudati quando saliva le scale, un cazzo da far paura. Talia lo guardava dal balcone ogni santo pomeriggio, e Gideon lo sapeva.

Quella sera lei glielo confesso a voce alta, senza pietà, mentre si spogliava davanti allo specchio dell’ingresso.

«Mi bagno solo a vederlo, Gideon. Solo a guardarlo. Quella maglietta attillata, il sudore sulla nuca… mi si apre la figa da sola. Tu non mi fai più neanche pizzicare il clitoride, amore. Lui sì.»

Gideon restò fermo, rosso fino alle orecchie. Il sangue gli batteva nelle tempie e, per la prima volta da settimane, sentì un fremito mortificante tra le gambe: non un’erezione, solo un formicolio da cornuto. Talia gli sorrise male, si avvicinò e gli prese il mento tra due dita.

«Vuoi vedermi presa, vero? Sotto i tuoi occhi. Diglio.»

Lui non rispose. Lei rise piano e andò a mettere la pasta.

Due sere dopo Malik salì a cena. Talia aveva indossato un vestitino nero senza reggiseno, le tette che ballavano a ogni passo, e niente mutandine. Gideon apparecchiò in silenzio. Malik odora di sapone da cantiere e di muschio maschio; si sedette di fronte a loro e Talia gli riempì il bicchiere di rosso come se niente fosse.

A metà minestra la mano di lei sparì sotto il tavolo. Gideon lo vide dal modo in cui Malik irrigidì la mascella e spirò forte dal naso. Talia non abbassò gli occhi.

«Mi manca un vero uomo», disse con naturalezza, le dita che stringevano e pesavano il pacco grosso del vicino attraverso il denim. «Uno che me lo ficchi fino in fondo e mi lasci zoppicare. Tu, Malik, ce l’hai grosso, vero? Lo sento già duro.»

Malik guardò Gideon. «Tua moglie sa quello che vuole.»

«Lo so», mormorò Gideon, la voce rotta. Era arrossato, le mani tremanti sul tovagliolo, e il cazzo morto gli pulsava di umiliazione e di una voglia sporca che non osava nominare.

Talia si alzò a metà, si piegò sul tavolo e baciò Malik a bocca aperta. Lingua, saliva, un gemito basso mentre gli masturbava il cazzo ancora vestito. Poi gli sussurrò contro le labbra, abbastanza forte perché il marito sentisse ogni sillaba:

«Voglio prendertelo davanti a lui. Davanti al mio cornuto. Vuoi fottermi sotto i suoi occhi?»

Malik annuì, gli occhi scuri. «Se lui sta a guardare, sì.»

Gideon deglutì. «Sto a guardare.»

Si spostarono in salotto. Talia spinse Malik sul divano di pelle scura, si mise in ginocchio tra le sue cosce e gli aprì i pantaloni con mani frettolose. Il cazzo di Malik schizzò fuori, grosso, venato, già lucido di liquido: almeno ventidue centimetri di carne dura che facevano sembrare ridicolo il povero pene floscio di Gideon. Talia lo prese in mano, lo pesò, poi alzò lo sguardo verso il marito e si cacciò quel monumento in bocca fino a far battere le palle contro il mento.

«Mmhh… guarda», borbottò con la bocca piena, saliva che le cola sugli angoli delle labbra. Tirò indietro la testa solo quanto bastava per parlare chiaro. «Guarda come un vero cazzo mi riempie la bocca, cornuto. Il tuo non arriva neanche alla gola. Questo sì.»

Ingoiò di nuovo, profondamente, gli occhi fissi in quelli di Gideon mentre la gola le si gonfiava. Malik le afferrò i capelli e iniziò a spingere, lento ma deciso, scopandole la bocca. Talia gorgogliava, sbavava, si toccava già la figa gocciolante sotto il vestitino alzato. Gideon, in piedi a un metro, non riusciva a staccare lo sguardo: vedeva le labbra di sua moglie stirate intorno a quel tronco scuro, vedeva le lacrime di sforzo agli angoli degli occhi di lei, e sentiva il cuore martellargli nel petto come un pugno.

Quando Talia si staccò, un filo di bava univa ancora la sua lingua al glande di Malik. Si alzò, si tolse il vestito d’un colpo solo e si sdraiò sul divano a gambe aperte. La figa era rasata, le labbra gonfie e lucide, il clitoride sporgente.

«Mettilo dentro. Forte. Voglio che lui veda tutto.»

Malik si sistemò tra le sue cosce e la penetro d’un colpo solo fino in fondo. Talia urlò, un suono lungo e gutturale, e si aggrappò alle spalle sudate del muratore. Gideon fu obbligato ad avvicinarsi: Talia gli afferrò il polso e lo trascinò fino a fargli mettere le ginocchia a terra accanto al divano, a pochi centimetri dal punto in cui quel cazzo enorme entrava e usciva dalla sua figa sposata.

«Guarda da vicino», ansimò lei. «Senza toccarti. Se ti tocchi ti lascio senza cena per una settimana. Guarda come mi allarga.»

Malik iniziò a scoparla sul serio: spinte lunghe e pesanti in missionario, le palle che sbattevano contro il culo di Talia, il suono bagnato e obsceno di carne in carne. Le schiaffeggiò una tett a, poi l’altra, e lei rise tra i gemiti.

«Più forte, cazzo. Sbattemi come la troia che sono.»

Lui la rivoltò di scatto. Talia si mise a pecora sul divano, la schiena inarcata, il culo all’aria. Malik le affondò le dita nei fianchi e la riprese da dietro con una spinta che le fece sbatacchiare le tette. Ogni botta faceva schioccare la pelle; lui le diede schiaffi secchi sulle chiappe, lasciando impronte rosse.

«Troia della porta accanto», borbottò Malik tra i denti. «Figa di marito che si fa riempire dal vicino. Dillo.»

«Sono la troia della porta accanto!», urlo Talia, una mano tra le gambe a strofinarsi il clitoride con rabbia. «Scopami, riempimi, fammi venire davanti a questo cornuto di merda!»

Gideon tremava. L’odore di sesso gli riempiva le narici: figa bagnata, sudore di cantiere, pre-sborra. Vedeva il cazzo di Malik sparire intero dentro Talia, le labbra della figa di lei stirate intorno all’asta, e ogni tanto un filo di liquido trasparente che cola lungo le cosce. Talia lo costrinse a chinarsi ancora di più.

«Più vicino. Voglio che senti il rumore. Voglio che vedi quando mi viene.»

Malik accelerò, le spinte diventarono violente, bestiali. Talia strillò, il corpo scosso da un orgasmo lungo che le fece serrare le cosce intorno al fianchi di lui. Malik non si fermò: la martello ancora per una decina di botte e poi si piantò fino alle palle, ruggendo mentre le sparava dentro un creampie abbondante. Gideon vide il cazzo pulsare, vide il ventre di Talia contrarsi, e quando Malik uscì un fiotto denso di sborra bianca gli colò subito dalla figa aperta, scivolando sul divano in un filo sporco e lucido.

Talia restò a pecora ancora qualche secondo, ansimante, il culo rosso di schiaffi, lo sperma che le cola lungo le labbra gonfie e le gocciolava sul clitoride. Poi si girò, afferrò Malik per la nuca e lo bacio con una fame da fame vera, lingua e denti, facendo in modo che Gideon vedesse ogni scambio di saliva. Il bacio durò a lungo; lei gli succhiò il labbro inferiore e mormorò contro la sua bocca:

«Resta duro. Non ho finito.»

Solo allora si voltò verso il marito. Gli occhi lucidi, le guance rosse, un sorriso crudele e eccitato. Con due dita si aprì la figa e mostrò il creampie che ancora usciva a ondate.

«Adesso, Gideon», disse con voce rauca, il tono che non ammetteva discorsi. «In ginocchio. Vicino. Lecca.

Gideon si piegò in avanti come se le ginocchia gli cedessero da sole. L’odore lo colpì prima ancora della lingua: sborra calda, figa aperta, sudore di cantiere. Talia gli tenne la testa ferma con una mano nei capelli e gli schiacciò il naso contro le labbra gonfie.

«Lecca, cornuto. Tutto. Non lasciare neanche una goccia sul divano.»

La lingua di Gideon toccò il filo denso che cola. Era salato, amaro, denso come panna andata a male, e sapeva di un altro uomo. Spinse più a fondo, leccò tra le pieghe ancora spalancate, sentì il calore interno di lei e il sapore di Malik che gli riempiva la bocca. Talia gemette basso e gli premette il viso più forte.

«Così… più dentro. Aspirami lo sperma del muratore. Guarda come ti piace, stronzo. Il tuo cazzo è morto ma la lingua ti funziona ancora, eh?»

Malik era rimasto in piedi dietro di lei, il cazzo ancora semi-duro e lucido di sborra e di figa. Lo scosse piano con una mano, lo fece riprendere vita mentre guardava Gideon mangiare. Talia si voltò a metà, afferrò l’asta scura e la portò alla bocca del marito ancora piena.

«Apri. Assaggia pure lui.»

Gideon obbedì. Malik gli ficcò il glande tra le labbra e gli fece leccare il sapore misto. Talia rise, una risata rauca e cattiva.

«Bravo cane. Adesso riprendimi, Malik. Voglio un altro carico. Questa volta voglio che mi sborra in gola mentre lui mi tiene le cosce aperte.»

Malik la sollevò come se non pesasse niente, la girò a cavallo del divano con la schiena contro il petto di Gideon. Il marito sentì il culo caldo e sudato di lei premere contro il suo ventre floscio. Talia gli afferrò le mani e se le mise sulle tette.

«Tienimi. Tienimi ferma mentre mi scopa. E non chiudere gli occhi.»

Malik si accovacciò, allineò il cazzo e entrò di nuovo d’un colpo solo. Talia urlò, la schiena che si inarcò contro Gideon, le unghie che gli si conficcarono nei polsi. Ogni spinta faceva ballare le tette pesanti nelle mani del marito; ogni botta faceva schioccare la carne e spingeva aria calda e umida contro il petto di Gideon. Lui sentiva tutto: il peso di lei, il movimento violento, il rumore bagnato di figa che si allargava intorno a un cazzo tre volte più grosso del suo.

«Più forte», ansimò Talia. «Spaccami. Voglio sentirlo fino allo stomaco. Gideon, parla. Dimmi cosa vedi.»

Gideon deglutì saliva e sborra. La voce gli uscì rotta.

«Vedo… vedo il tuo cazzo che sparisce intero. Le labbra della sua figa… stirate… bianche di sborra. Lei gocciola su di me.»

«Bravo. Continua a guardare.»

Malik accelerò. Le spinte diventarono secche, bestiali, le palle che sbattevano contro il perineo di Talia e a volte contro le cosce di Gideon. Lui le diede uno schiaffo sulla coscia, poi le afferrò i capelli e le tirò la testa all’indietro finché non fu faccia a faccia col marito.

«Baciami mentre mi fotte», ordinò lei.

Gideon la baciò. Sentì la lingua di Talia, il sapore di cazzo e di vino, e sotto di lei il ritmo martellante che faceva tremare tutto il divano. Malik le morse una spalla, le lasciò un segno rosso, e lei venne di nuovo con un grido lungo che finì nella bocca di Gideon. Le pareti della figa le pulsarono intorno all’asta; un nuovo filo di liquido scese lungo le palle di Malik e finì sui pantaloni ancora aperti di Gideon.

Non si fermarono. Malik la sollevò, la mise a quattro zampe sul tappeto e la riprese da dietro mentre Gideon restava inginocchiato di fronte a lei. Talia gli afferrò il viso con due mani sudate.

«Guardami negli occhi quando mi viene. Voglio che tu veda la differenza. Con te non venivo da anni. Con lui… cazzo… così…»

Malik le affondò i pollici nelle chiappe e le aprì il culo, mostrando a Gideon l’anello stretto che si contraeva a ogni spinta. Poi, senza preavviso, le spinse un pollice dentro. Talia gridò di piacere puro.

«Sì! Riempimi entrambi i buchi. Gideon, leccami il clitoride mentre mi fotte. Subito.»

Gideon chinò la testa. La lingua trovò il clitoride gonfio e duro; lo succhiò mentre Malik martellava. L’odore era nauseante e eccitante insieme. Sentiva le vibrazioni di ogni botta sulla propria lingua. Talia tremava tutta, le cosce che si chiudevano intorno alla testa del marito.

«Vengo… vengo di nuovo… non fermarti, nessuno dei due!»

L’orgasmo la scosse come una scossa elettrica. Urlò il nome di Malik, poi quello di Gideon con disprezzo affettuoso, e spremette un altro fiotto di sborra vecchia e nuova contro la faccia del marito. Malik ruggì, si piantò fino in fondo e sparò il secondo carico diretto nell’utero. Gideon sentì il calore pulsare attraverso la pancia di lei, sentì il ventre di Talia contrarsi contro la sua fronte.

Malik uscì lento. Un cordone denso di sperma collegò ancora il glande alla figa spalancata, poi si spezzò e cadde sul tappeto. Talia, ansimante, si girò a sedere sulle ginocchia di Gideon, gli strinse il viso tra i seni sudati e gli fece leccare i capezzoli duri.

«Ancora non ho finito con la tua bocca», mormorò. Poi alzò lo sguardo verso Malik. «Mettilo in gola a me. Voglio l’ultimo tiro in faccia a entrambi.»

Malik si mise in piedi davanti a loro. Talia gli prese il cazzo ancora gocciolante e se lo cacciò in bocca fino in fondo, facendo di nuovo battere le palle sul mento. Gideon, schiacciato sotto di lei, vedeva tutto da sotto: la gola che si gonfiava, le lacrime di sforzo, la saliva che cola sul suo stesso viso. Malik la scopò in gola con tre, quattro spinte profonde, poi tirò fuori e si masturbò veloce.

«Apri la bocca tutti e due.»

Talia e Gideon obbedirono. Malik sborrò il terzo carico: getti caldi e spessi che colpirono la lingua di lei, le guance di lui, il naso, le labbra. Talia lo raccolse con le dita e se lo spinse in bocca, poi ne diede un assaggio a Gideon baciandolo a bocca aperta, facendogli sentire ancora il sapore di un altro uomo.

Quando finì, restarono in silenzio per qualche secondo. Solo il respiro pesante e il ticchettio dell’orologio del salotto. Malik si rialzò i pantaloni, si passò una mano sulla faccia sudata e sorrise stanco ma soddisfatto.

Talia si alzò lentamente, le gambe tremanti, lo sperma che le cola ancora lungo l’interno coscia fino al polpaccio. Si sistemò i capelli, raccolse il vestitino nero dal pavimento e se lo infilò senza mutandine, lasciando che le macchie bagnate trasparissero sul tessuto. Poi si chinò su Gideon ancora inginocchiato e gli baciò la fronte con una tenerezza crudele.

«Pulisci il divano e il tappeto. Io vado a farmi una doccia. Malik resta a dormire. Domani mattina lo vuoi di nuovo, vero?»

Gideon annuì, la voce rauca. «Sì.»

Malik gli diede una pacca sulla spalla, quasi amichevole. «Sei un bravo marito, Gideo. Lei merita di venire forte ogni sera.»

Si avviarono verso il bagno. Talia si fermò sulla soglia, si voltò un’ultima volta e guardò il marito con un sorriso che non arrivava del tutto agli occhi.

Mentre l’acqua della doccia iniziava a scorrere e le voci di lei e di Malik si confondevano dietro la porta socchiusa, Gideon rimase solo in mezzo al salotto puzzolente di sesso. Si passò una mano sul viso ancora appiccicoso di sborra e, per la prima volta in mesi, sentì un brivido vero tra le gambe: non un’erezione, ma qualcosa di più sporco e definitivo.

Quello che né Talia né Malik sapevano era che Gideon aveva già chiamato l’agenzia immobiliare quella mattina. Il contratto di affitto del piano di sotto di Malik scadeva tra tre settimane, e Gideon aveva firmato l’anticipo per trasferire il giovane muratore nel loro stesso appartamento, camera matrimoniale compresa. Lui li avrebbe fatti scopare ogni notte, sotto i suoi occhi, finché il cazzo non gli fosse tornato… o finché non fosse rimasto per sempre solo la lingua del cornuto. Il sorriso che gli si disegnò sulle labbra fu piccolo, segreto, e assolutamente contento.

Rate this story

Thanks for rating
Qualcosa non va in questa storia?
Tagged blowjob deepthroat doggy-style creampie spanking

Fresh filth, nightly

The best new stories in your inbox every morning. Free, 18+, unsubscribe anytime.