Il Forno All'Alba Con L'Amico Di Lui

Luca guarda sua moglie Sofia farsi fottere dall'amico.

10 min read August 18, 2026New

Marco e Sofia erano arrivati in Toscana tre giorni prima, stanchi della routine di Milano, della casa sempre uguale, dei cazzi di merda che si toccavano di fretta la sera prima di spegnere la luce. Avevano affittato una villa bianca a due passi dal mare, con una terrazza ampia che dava dritto sull’orizzonte. Marco aveva invitato Luca, il suo amico d’infanzia, alto un metro e novanta, spalle larghe, sorriso arrogante e un pacco tra le gambe che da ragazzi faceva già girare la testa alle ragazze del paese. «Una settimana insieme, come ai vecchi tempi», aveva detto Marco al telefono, cercando di suonare spensierato. Dentro di sé sentiva già un brivido strano.

Luca arrivò il pomeriggio del quarto giorno, in maglietta nera tesa sul petto e pantaloni leggeri che non nascondevano nulla. Sofia lo salutò con due baci sulle guance che durarono un secondo di troppo, il profumo della sua pelle si mescolò a quello di lui. «Sei ancora più bella di come ti ricordavo», mormorò Luca, e le mani le sfiorarono i fianchi. Marco osservò tutto dal portico, il cazzo che gli si induriva contro la zip mentre l’umiliazione gli scendeva calda nello stomaco. Sofia rideva, gli occhi lucidi, e ogni volta che si voltava verso il marito sembrava chiedere il permesso e allo stesso tempo prenderselo.

La sera cenarono fuori. Il tramonto dipingeva il mare di arancio e la tavola era piena di vino e crostini. Sofia indossava un vestitino corto bianco, niente reggiseno, le tette che si muovevano libere a ogni respiro. A un certo punto si alzò, girò intorno al tavolo e si sedette dritta sulle ginocchia di Luca. «Fa caldo, no?», sussurrò contro il suo orecchio, abbastanza forte perché Marco sentisse. Una mano le scivolò tra le cosce, sotto il tessuto leggero. Luca sgranò gli occhi e poi sorrise lento. «Porca puttana, Sofia… sei già tutta bagnata.»

Lei lo guardò dritto negli occhi di Marco mentre parlava. «Lo senti? È per te. Da quando sei arrivato non penso ad altro.» Le dita di Luca le aprirono piano le labbra della figa, le raccolsero il liquido e lo fecero sentire a lei stessa portandole le dita alla bocca. Sofia le succhiò rumorosa, senza staccare lo sguardo dal marito. «Marco sa. Marco vuole vedere. Voglio il tuo cazzo grosso, Luca. Voglio che mi fotta come lui non riesce più a fare, e voglio che lui stia lì a guardare come mi riempo.»

Luca le palpeggiò le tette davanti a Marco, le strinse i capezzoli duri fino a farla gemere, le sollevò il vestito fino alla vita. Il cazzo gli tendeva i pantaloni in modo indecente. «Tua moglie mi sta pregando di scoparla, Marco. Che faccio?»

Marco aveva la gola secca e il cazzo che gli faceva male. «Fallo», riuscì a dire. «Falle quello che vuole.»

Non andarono a letto. Rimasero in terrazza fino all’alba. Quando il cielo cominciò a schiarire di un blu pallido, Sofia si alzò, si tolse il vestito con un gesto solo e restò nuda, la figa lucida e le cosce che le luccicavano. Si piegò sul tavolo ancora pieno di bicchieri vuoti. «Prendimi. Adesso.»

Luca le si mise dietro, si calò i pantaloni e le fece sentire il cazzo pesante e caldo contro la riga del culo. Era grosso, più grosso di Marco, le vene sporgenti, la testa già gocciolante. Lo spinse dentro la figa di Sofia con una spinta sola, fino in fondo, facendola gridare. Lei allungò un braccio, afferrò Marco per la maglietta e lo tirò vicino. «Togliti tutto. Mettemi il cazzo in bocca mentre lui mi fotte. Voglio sentirti umiliato, amore. Voglio il sapore del tuo cazzo piccolo mentre quello grosso mi apre.»

Marco obbedì. Il cazzo gli tremava quando Sofia lo prese in bocca, succhiando a fondo, la saliva che gli colava sulle palle. Luca la scopava da dietro con colpi secchi e profondi, le mani strette sui fianchi, le tette di Sofia che sbattevano sul legno del tavolo. Ogni spinta le faceva emettere un suono bagnato intorno al cazzo del marito. «Guarda come la prendo», borbottò Luca. «Guarda come la tua bella moglie si fa allargare dal cazzo dell’amico.»

Poi la girò di scatto, la stese supina sul tavolo, le alzò le gambe sulle spalle e la rientrò in missionario. Le spinte diventarono violente, il tavolo cigolava, Luca le schiaffeggiava il culo a ogni affondo. Sofia urlava, un misto di «più forte» e «Marco guardami, guardami mentre vengo sul cazzo di Luca». Il marito stava in piedi accanto a loro, il cazzo in mano, rosso in faccia, le palle strette. Quando Sofia venne la prima volta si contrasse tutta, la figa che spremeva il cazzo grosso, e un filo di liquido le colò sul tavolo.

Luca non si fermò. La fece scendere, la mise a quattro zampe di nuovo, le sepò le chiappe e le appoggiò la testa del cazzo contro il buco del culo. «Lo vuoi anche qui?»

«Sì, fottemi il culo. Riempimi. Marco… Marco vieni qui. Leccamela mentre lui mi incula. Lecca la mia figa gonfia e guarda come mi riempie di sborra.»

Marco si inginocchiò. La lingua le trovò la figa aperta e rovente mentre Luca spingeva piano ma inesorabile nel culo stretto di Sofia. Lei gemette lungo, le unghie che graffiavano il legno. «Più a fondo… così… oh cazzo sì.» Luca iniziò a fotterla sul serio, le palle che battevano contro la figa che Marco stava leccando. Il sapore di lei e l’odore di sesso gli riempivano la bocca; ogni tanto la lingua gli sfiorava il cazzo di Luca che entrava e usciva dal culo della moglie.

«Sto per venire», ringhiò Luca. «Te la riempio tutta, Sofia. Marco, apri bene gli occhi.»

Sofia tremava già di nuovo. «Fallo. Sborrami dentro il culo. Voglio sentire il caldo. Marco leccami mentre mi riempie, leccami forte.»

Luca affondò fino alle palle e scaricò. Getti spessi e caldi le riempirono il culo, alcuni uscirono subito lungo le cosce. Sofia venne di nuovo, il corpo che si scuoteva, la voce rotta. Quando Luca si sfilò, il buco restò aperto un attimo, la sborra bianca che colava. Sofia afferrò i capelli di Marco e gli premette la faccia contro. «Lecca. Pulisci la crema dal mio culo. Gustati quello che ti ha fatto vedere.»

Marco obbedì, la lingua che raccoglieva la sborra calda dal buco dilatato della moglie, il sapore salato e amaro che gli invase la bocca mentre il cazzo gli pulsava senza essere toccato. Luca e Sofia si baciarono sopra di lui, ridendo basso, le lingue che si cercavano ancora unte di sesso. Quando Marco sollevò la faccia, il mento lucido, Sofia lo prese tra le mani e lo baciò a lungo, succhiandogli le labbra sporche, condividendo tutto.

Poi gli sussurrò contro la bocca, la voce ancora roca: «La prossima vacanza la facciamo tutti e tre. E stavolta non ci fermiamo all’alba…»

Continuarono così, nudi sulla terrazza che si tingeva di rosa. Il sole non era ancora uscito del tutto, ma la luce bastava a far vedere tutto: la sborra di Luca che ancora colava dal culo di Sofia, le cosce lucide, il cazzo di Marco ancora duro e ignorato che gli batteva contro la pancia.

Sofia si rialzò piano, le ginocchia un po’ tremanti, e si sedette a cavalcioni sulle cosce di Luca che era rimasto seduto sulla sedia di legno. Gli prese il cazzo ancora semi-duro, lo strofinò tra le labbra della figa gonfia e lo fece entrare di nuovo con un sospiro lungo.

«Ancora», mormorò. «Voglio sentirlo dentro mentre è caldo di me e di te.»

Luca le afferrò i fianchi e la fece scendere fino in fondo. Il cazzo le riempì di nuovo la figa, spingendo fuori un po’ della sborra che le era rimasta nel culo. Sofia iniziò a muoversi, lenta all’inizio, poi più pesante, le tette che ballavano davanti alla faccia di lui. Si chinò, gli morse il labbro inferiore e poi si voltò verso Marco.

«Vieni qui. In ginocchio. Voglio che mi guardi da sotto mentre lo cavalco.»

Marco obbedì senza una parola. Si mise tra le gambe di Luca, il viso a pochi centimetri dal punto in cui il cazzo grosso entrava e usciva dalla figa della moglie. Ogni volta che Sofia scendeva, le labbra bagnate gli sfioravano quasi la bocca. L’odore era forte, misto, animale. Il cazzo gli pulsava talmente forte che gli faceva male ai reni, ma non osò toccarsi.

«Lecca le palle», ordinò lei con voce roca. «Lecca le palle di chi mi sta scopando. E ringrazia.»

Marco alzò la lingua. Leccó le palle pesanti di Luca che battevano contro il suo mento a ogni affondo di Sofia. Il sapore era salato, di sesso e di sudore. «Grazie», sussurrò contro la pelle. «Grazie per averla fotuta.»

Luca rise basso, una mano nei capelli di Marco, tenendolo lì. «Bravo coglione. Tua moglie scopa da dio. Guarda come mi succhia il cazzo con la figa.»

Sofia andava più veloce adesso, i fianchi che ruotavano, il clitoride che sfregava contro la base del cazzo di Luca. Gemiti corti e umidi le uscivano dalla gola. «Marco… Marco guardami… sto per venire di nuovo sul suo cazzo… oh cazzo sì… più grosso… più a fondo…»

Si contrasse forte, la schiena inarcata, un filo di liquido che schizzò sulla faccia di Marco. Continuò a muoversi attraverso l’orgasmo, spremendolo, fino a che Luca non ringhiò e la sollevò di scatto.

«In piedi. Contro il muretto.»

La spinse verso il basso muretto della terrazza che dava sul mare. Sofia si piegò in avanti, i gomiti sul cemento ancora fresco di rugiada, il culo alto. Luca le entrò di nuovo nella figa con una spinta secca che le fece uscire un urlo. Poi le prese i polsi e glieli tenne dietro la schiena, scopandola forte, le palle che schiaffeggiavano la figa a ogni colpo.

«Marco, mettiti davanti a lei. Dalle il cazzo in bocca. Voglio che ti usi mentre la sfondo.»

Marco si mise dove gli era stato detto. Sofia gli aprì la bocca e lo ingoiò fino in gola, saliva che gli colava sul pube, occhi rivolti in su verso di lui pieni di una lussuria cattiva e tenera allo stesso tempo. Ogni spinta di Luca le faceva prendere il cazzo del marito più a fondo. Il suono era osceno: carne bagnata, respiri, il tavolo lontano che ancora puzzava di loro.

«Dimmi quanto è meglio», le ordinò Luca, rallentando le spinte ondeggiando i fianchi in modo da farle sentire ogni vena. «Dimmi quanto è meglio del suo.»

Sofia si staccò dal cazzo di Marco solo il tempo di parlare, la voce rotta e umida: «È meglio… cazzo è molto meglio… mi apre tutta… mi riempie come tu non fai da mesi… ti amo Marco ma il suo cazzo mi fa venire come una troia… non smettere Luca… scopami… usami…»

Marco sentì lo stomaco contrarsi di umiliazione e di eccitazione così violenta che le ginocchia gli tremarono. Il suo cazzo piccolo e rosso spariva tra le labbra della moglie mentre l’amico gliela sfondava da dietro con colpi che facevano ondeggiare tutto il corpo di lei.

Luca accelerò di nuovo. «Ti sborro nella figa stavolta. Voglio che te la porti dietro tutto il giorno. Voglio che Marco la lecca dopo, quando sarà tutta cremosa.»

«Sì… sborrami… riempimi la figa… Marco aspetta e poi pulisci…»

Luca affondò fino alle palle e venne con un gemito gutturale. Getti caldi e spessi riempirono Sofia; lei sentì il calore spargersi dentro e venne di nuovo, le gambe che le mollarono, tenuta su solo dalle mani di Luca e dalla bocca stretta sul cazzo del marito. Quando Luca si sfilò, un filo bianco e denso le colò subito lungo l’interno coscia.

Sofia si girò, ancora ansimante, e spinse la testa di Marco tra le sue gambe. «Adesso. Lecca tutto. Mangia la sborra dal mio buco. Non lasciare niente.»

Marco si inginocchiò di nuovo. La lingua le entrò nella figa aperta, raccolta la crema calda e amara, la succhiò, la ingoiò mentre Sofia gli teneva i capelli e gemette piano guardando Luca. Luca si era seduto di nuovo, il cazzo lucido e ancora gonfio, e osservava con un sorriso soddisfatto, una mano che si accarezzava lento.

«Bravo», disse Sofia dolce e crudele insieme. «Così. Gustati quello che mi ha dato. Sei il mio bravo marito cornuto.»

Quando finalmente alzò la faccia, il mento e le labbra lucidi, Sofia lo baciò di nuovo, profondo, scambiandosi il sapore. Poi si accovacciò e gli prese il cazzo in mano.

«Adesso vieni tu. Ma non dentro di me. Vieni sui miei piedi. Voglio che ti umilii fino in fondo.»

Marco non resistette più di tre secondi. Si toccò veloce, gli occhi pieni di lacrime di piacere e vergogna, e sborrò a getti corti sui piedi nudi e sporchi di lei, sul legno della terrazza. Sofia rise piano, passò un piede sul suo cazzo ancora pulsante e gli strofinò la sborra.

«Perfetto.»

Il sole era ormai alto abbastanza da scaldare la pelle. Si mossero piano, esausti. Luca andò in cucina e tornò con tre bicchieri d’acqua. Bevvero in silenzio. Sofia si sedette tra le gambe di Marco sulla sdraio larga, la schiena contro il suo petto, mentre Luca si stese di fianco, una mano ancora posata sul fianco nudo di lei, le dita che le accarezzavano piano la pelle segnata di morsi e di sborra asciutta.

Il mare sotto di loro era calmo. Solo il suono leggero delle onde e il respiro lento dei tre corpi.

Nessuno parlò più.

Il vento mosse appena i capelli di Sofia contro la guancia di Marco.

Silenzio.

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