Sussurra "Ti prego" nella casa sul mare

Marisol si fa scopare brutalmente da Bruno davanti a Colette che lecca mentre viene umiliato.

5 min read September 01, 2026New

La casa sul mare, in quella striscia di costa pugliese dove il vento sa di sale e di mirto, sembrava fatta apposta per trattenere i segreti. Marisol stava al parapetto della terrazza con un bicchiere di nero di Troia tra le dita, la luce bassa del tramonto che le scivolava sulle clavicole scoperte. Colette, il marito, sistemava le sedie, troppo attento, troppo silenzioso. Bruno — l’amico d’infanzia di lui, spalle larghe, sorriso facile, il corpo di chi ha passato anni a lavorare e a nuotare — aveva già infilato i piedi nudi sul tavolo basso e guardava Marisol come si guarda una cosa che prima o poi si prende.

«Sei ancora più bella di quando vi siete sposati», disse Bruno, senza abbassare la voce. Marisol rise, un suono basso, e si piegò a riempirgli il bicchiere. La scollatura si aprì. Colette sentì il sangue salire e ritirarsi insieme, un nodo caldo sotto lo sterno. Gelosia, sì. E sotto, più sporca, un’eccitazione che non aveva nome.

Bevvero fino a che le luci dei pescherecci divennero puntini lontani. Marisol rideva alle battute di Bruno, gli toccava il braccio, gli lasciava la mano un secondo di troppo sulla coscia quando si alzava per prendere un’altra bottiglia. Colette beveva e osservava. Ogni risata di lei gli batteva tra le gambe. Quando Bruno le soffiò una ciocca di capelli dietro l’orecchio e lei non si scostò, Colette dovette incrociare le gambe.

«Stasera fa caldo», mormorò Marisol, guardando il marito dritto negli occhi. «Domani notte mi tuffo.»

La notte dopo l’acqua era nera e calda. Colette restò sulla riva, asciugamano sulle spalle, mentre Marisol e Bruno entravano fino al petto. Li vedeva solo come ombre. Poi sentì il riso soffocato di lei, un splash, un silenzio troppo lungo. Bruno le stava dietro. Le mani di lui emersero sull’acqua, scesero, scomparvero. Marisol gettò la testa all’indietro contro la spalla dell’amico. Colette rimase immobile, il cazzo già duro contro il costume.

Lei voltò il viso verso la riva. La voce le arrivò roca, portata dal vento.

«Mi sta toccando, Colette. Le dita tra le cosce. Mi apre. Vuoi davvero vedere quanto lo bramo? Dimmelo.»

Il cuore di Colette martellava. La vergogna gli bruciava la faccia, ma il bacino gli si mosse da solo. Annuì, una volta, due. La voce gli uscì spezzata.

«Continua. Ti prego… continua. Voglio vedere.»

Marisol sorrise nell’oscurità, un lampo di denti. Bruno le sollevò una coscia nell’acqua e lei gemette, chiara, indecente. Colette si toccò sopra il tessuto bagnato, umiliato e perso, mentre la moglie si faceva sfondare le dita dall’amico d’infanzia a pochi metri da lui.

Tornarono in casa gocciolanti. Nella camera da letto affacciata sul mare le persiane erano aperte; si sentiva il frangersi lento delle onde. Marisol non si asciugò. Si inginocchiò sul tappeto di fronte a Bruno, gli calò i pantaloni bagnati e prese in bocca quel cazzo grosso, già turgido, con un’avidità che fece gemere Colette dalla poltrona. Lo succhiava in profondità, le guance cave, guardando il marito mentre saliva e scendeva. Bruno le afferrò i capelli e spinse. Il suono umido riempì la stanza.

«Guardalo», disse Marisol staccandosi un attimo, un filo di saliva che le pendeva dal labbro. «Guardalo mentre gli faccio il pompino che tu non meriti.»

Colette si era già liberato il cazzo — piccolo, rosso, tremante — e si masturbava con movimenti brevi, vergognosi. Bruno la sollevò, la voltò, la mise a quattro zampe sul letto. Le aprì le cosce e entrò d’un colpo solo. Marisol urlo soffocato si ruppe in un gemito lungo.

«Ti prego… più forte. Sì, così, spezzami.»

Bruno la scopava con spinte possessive, profonde, il bacino che sbatteva contro le sue natiche con uno schiocco umido e regolare. Lei girò la faccia verso Colette, gli occhi lucidi di piacere.

«Vieni qui. Subito. Leccamin il clitoride mentre lui mi sfonda. Inginocchiati sotto di me e lecca, cornuto. Voglio sentire la tua linguetta patetica mentre il cazzo vero mi riempie.»

Colette strisciò fino al bordo del letto, il cuore in gola. Si cacciò sotto il ventre della moglie. L’odore di lei e di Bruno lo colpì in faccia: sesso, sale, sudore. Aprì la bocca e trovò il clitoride gonfio, lo succhiò, lo leccò mentre sopra di lui il cazzo di Bruno entrava e usciva, sfiorandogli a volte la fronte, a volte le labbra. Marisol rideva tra i gemiti.

«Senti com’è grosso? Il tuo è una barzelletta al confronto. Non mi hai mai aperta così. Continua a leccare, humilia-te. Dimmi che il cazzo di Bruno è meglio.»

«È… è meglio», sussurrò Colette contro la figa bagnata, la voce rotta. «Il suo cazzo è enorme. Io non… non valgo niente.»

Bruno accelerò. Marisol urlò, le unghie conficcate nelle lenzuola. «Ti prego, più forte, riempimi, scopami come una puttana davanti a lui—» L’orgasmo la prese di scatto, violento; si strinse a ritmo intorno al cazzo di Bruno e gettò la testa all’indietro, un grido acuto che si perse oltre la finestra aperta, verso il mare. Colette continuò a leccare il clitoride che pulsava contro la sua lingua, sentendo le vibrazioni del piacere di lei, la umiliazione che gli faceva schizzare quasi lo sperma senza toccarsi.

Bruno ruggì e si scaricò dentro. Colette sentì il calore del getto, il modo in cui la figa di Marisol si contrasse per prenderlo tutto. Quando Bruno si ritirò, un filo denso di sperma colò subito giù, lungo le labbra gonfie, dritto verso la bocca di Colette. Marisol, ancora tremante, gli afferrò i capelli e lo premette lì.

«Pulisci. Tutto. Lecca il cazzo di un altro fuori da me. È questo che sei adesso.»

Colette obbedì. La lingua gli entrò tra le pieghe calde, raccolse lo sperma amaro e il succo di lei, lo bevve mentre Bruno, in piedi, le accarezzava i capelli a Marisol e le baciava la bocca aperta, lenta, proprietaria. Marisol gemette ancora nel bacio, poi chinò il volto verso il marito inginocchiato, gli occhi dolci e crudeli insieme.

«Ti amo proprio così», sussurrò, la voce roca di sesso. «Piccolo, inutile, e mio da spezzare.»

Colette restò lì, la faccia lucida di loro due, il cazzo che ancora pulsava dimenticato tra le cosce, mentre fuori l’onda successiva si rompeva sulla scogliera come un applauso lontano.

E in quella casa sul mare capì che non avrebbe mai più riavuto indietro ciò che aveva appena regalato.

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