Intrappolati nel Desiderio

Ex fidanzati intrappolati in un rifugio di montagna si abbandonano a un desiderio mai spento e finiscono per scopare appassionatamente davanti al camino.

5 min read August 30, 2026New

La bufera aveva trasformato il mondo in un muro bianco e ruggente. Il rifugio di montagna, prestato agli invitati del matrimonio di Wesley perché la strada per l’albergo era ormai impraticabile, scricchiolava sotto il peso del vento. Lorenzo chiuse la porta pesante alle sue spalle e si scrollò la neve dalle spalle del cappotto. Solo allora la vide.

Paulina stava già accovacciata davanti al camino, accendendo la legna con mani che tremavano appena. Dieci anni. Dieci anni senza rivedere quel profilo, senza sentire la voce che una volta gli sussurrava buonanotte contro il collo. Il matrimonio del loro migliore amico li aveva rimessi nella stessa stanza, e la neve li aveva sigillati lì dentro come in una trappola dolce e crudele.

«Non pensavo di trovarti qui», disse lui, la voce più bassa di quanto volesse.

Lei alzò lo sguardo. Gli occhi scuri, ancora gli stessi, ancora capaci di bucarlo. «Nemmeno io. Wesley ha detto che c’erano posti per tutti. Non immaginavo…» Lasciò la frase a metà. La fiamma prese, crepitò, gettò ombre calde sulle pareti di legno.

Si tolsero i cappotti in silenzio. Lorenzo notò il maglione spesso di Paulina, il modo in cui i capelli castani le cadevano sulle spalle umide di neve sciolta. Ricordava ogni curva di quel corpo, ogni sospiro. Ricordava anche il giorno in cui si erano lasciati, le parole taglienti, le promesse spezzate dal tempo e dalla paura di restare troppo.

«Fa freddo», mormorò lei, stringendosi le braccia.

«Il fuoco aiuterà.» Si sedette sul divano di fronte al camino, a una distanza di sicurezza che sapeva già inutile. L’aria odorava di resina e di qualcosa di più antico: il desiderio che non era mai morto del tutto.

Per un’ora parlarono del matrimonio, degli anni passati, dei lavori, delle città diverse. Ogni frase era un passo sul ghiaccio sottile. Poi il vento ululò più forte e lei si alzò per aggiungere una pezzo di legna. Quando si chinò, il maglione si sollevò un poco sulla schiena e Lorenzo sentì lo stomaco contrarsi.

«Mi sei mancata», disse all’improvviso, senza potersi trattenere. «Ogni giorno. Anche quando credevo di averti dimenticata.»

Paulina si voltò lentamente. Le guance erano arrossate dal calore del fuoco e da qualcos’altro. «Non dire così. Fa male.»

«È la verità.» Si alzò, le si avvicinò. «Ho rivisto la tua faccia in cento donne che non eri tu. Ho finto. Tu no?»

Lei scosse la testa, gli occhi lucidi. «No. Non ho mai smesso di desiderarti, Lorenzo. Nemmeno una notte. Mi svegliavo bagnata sognando le tue mani. Odio ammetterlo, ma è così.»

Lui emise un suono roco, quasi un gemito. Le mani gli tremavano quando le toccò i fianchi, tirandola contro di sé. Il primo bacio fu goffo, disperato, pieno di denti e di anni rubati. Poi divenne più profondo, lingue che si cercavano come se avessero paura di perdersi di nuovo. Paulina gli slacciò la camicia con dita impazienti, bottoni che saltavano, palmi che scivolarono sul petto caldo, sui peli scuri, sui capezzoli già duri.

«Paulina…», respirò contro la sua bocca.

«Zitto. Tocca mi.»

Lui le fece scivolare le mani sotto il maglione, trovò la pelle nuda, la morbidezza dei seni senza reggiseno. Li accarezzò, li pesò, strinse i capezzoli tra pollice e indice finché lei non gettò indietro la testa con un gemito lungo. Si tolsero i vestiti a pezzi, gettandoli sul pavimento di legno. Calze, jeans, mutandine già umide. Nudi davanti al fuoco crepitante, si guardarono come la prima volta e come l’ultima.

Lorenzo la fece scendere sul tappeto spesso davanti al camino. Lei lo spinse sulla schiena e gli montò sopra, le cosce aperte ai lati dei suoi fianchi. Preso in mano il cazzo duro e pulsante, lo guidò contro la fessura bagnata. Scese piano, prendendolo tutto dentro di sé con un gemito profondo che riempì il rifugio.

«Cazzo, quanto sei stretta… come allora», borbottò lui, le mani strette sui suoi fianchi.

Paulina iniziò a muoversi, lenta, sensuale, facendo scivolare il seno vicino alla sua bocca. Lorenzo alzò la testa e le succhiò un capezzolo, poi l’altro, le lingue e i denti che la facevano inarcare. Lei cavalcava con rotazioni del bacino, sentendo ogni vena, ogni centimetro che la riempiva. Il fuoco le illuminava il sudore sulla schiena, le gocce che scendevano tra i seni.

«Più forte», chiese lei. «Voglio sentirti domani.»

Lui la girò di scatto, mettendola a quattro zampe sul tappeto. Le ginocchia affondarono nella lana. Entrò da dietro con una spinta possessiva che le strappò un grido. La prese con colpi profondi e lenti all’inizio, il bacino che batteva contro il suo culo, le mani che le tenevano i fianchi come se avesse paura che sparisse. Poi accelerò, più rapido, più duro, il suono umido della carne contro la carne che si mescolava al crepitio delle fiamme.

«Lorenzo… Lorenzo, non fermarti.»

Una mano di lui scese tra le sue gambe, trovò il clitoride gonfio e lo stuzzicò con dita esperte, circoli rapidi mentre le spinte divenivano irregolari, disperate. Paulina venne gridando il suo nome, le pareti vaginali che si contraevano a spasmi intorno al cazzo, le braccia che cedevano finché il petto non toccò il tappeto. Lui la seguì un attimo dopo, affondando fino in fondo e esplodendo dentro di lei con un ruggito soffocato, ondate calde che la riempirono mentre il corpo di entrambi tremava.

Rimasero così, uniti, ansimanti, la schiena di lei contro il petto di lui mentre lui le baciava la spalla. Il seme gli colava piano lungo la coscia. Si girarono l’uno verso l’altra, fronti unite, occhi negli occhi.

«Ti amo», confessò Lorenzo, la voce rotta. «Non ho smesso. Nemmeno un giorno. Ricominciamo. Da capo. Tu e io. Niente più paure.»

Paulina aveva le lacrime che le scendevano sulle tempie, mescolate al sudore. Sorrise, un sorriso spezzato e vero. «Sì. Voglio ricominciare. Ti amo anch’io, amore mio. Sempre.»

Si baciarono di nuovo, più dolci, ancora uniti nel calore del fuoco. Il vento fuori cominciava a calare. Per lunghi minuti restarono intrecciati, sussurrandosi scuse vecchie e promesse nuove, le dita che si accarezzavano i volti come per impararli di nuovo.

Poi Paulina si sciolse da lui con delicatezza. Si alzò, raccolse i propri vestiti in silenzio e si rivestì senza fretta. Lorenzo la guardò dal tappeto, ancora nudo, il cuore che batteva troppo forte.

Lei gli sorriise un’ultima volta, non arrabbiata, non ferita: solo completa, in quel momento. Aprì la porta del rifugio. La neve fine le toccò il viso. Senza una parola in più, Paulina uscì nella notte bianca e chiuse piano dietro di sé.

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