Studio d’Arte con il Marito che Guarda
La moglie si fa scopare dal pittore mentre il marito guarda.
Harriet aveva trentadue anni e un corpo che sembrava scolpito apposta per essere ammirato. Seni pieni e sodi, fianchi generosi, una pelle chiara che arrossiva con facilità. Quella sera, nuda sul divano del salotto, aveva infilato le dita tra le cosce del marito Simone e gli aveva sussurrato contro la bocca:
«Voglio posare per Malik. Nuda. Nel suo studio privato. E voglio che tu ci sia.»
Simone aveva sentito il cazzo indurirsi di colpo contro il palmo di lei. Da mesi fantasticava di condividerla, di guardarla mentre un altro uomo la toccava, la leccava, la scopava. L’aveva confessato una notte dopo averla scopata a fondo, e Harriet non aveva avuto paura: si era bagnata ancora di più.
«Sei sicura?» aveva chiesto lui, già con la voce roca.
«Sì. Voglio che mi guardi mentre mi faccio desiderare. E se succede di più… voglio che tu sia lì.»
Così, tre giorni dopo, Simone guidava verso lo studio di Malik nella periferia di Milano. L’edificio era un ex magazzino ristrutturato, finestre alte, luce naturale che filtrava dai lucernai. Malik li accolse in camicia bianca aperta sul petto, jeans scuri, le mani già macchiate di pigmento. Alto, spalle larghe, sguardo scuro e diretto che scese subito sul corpo di Harriet sotto il leggero vestito estivo.
«Simone. Harriet.» Strinse la mano al marito, poi le baciò le dita a lei, trattenendole un secondo di troppo. «Finalmente. Mi hai detto che vuoi posare. Nuda, vero?»
Harriet annuì, le guance già tiepide. «Sì. Completamente.»
«Perfetto. Lo studio è pronto. Simone, siediti dove vuoi. Guardala quanto ti pare.»
Entrarono nella sala principale. Cavalletti, tele già abbozzate, un divanetto di velluto scuro, uno sgabello di legno al centro su un tappeto. La luce del pomeriggio bagnava tutto di oro. Harriet sentì il respiro di Simone sul collo quando le sfilò la cerniera del vestito. Il tessuto scivolò a terra. Sotto non aveva niente: niente reggiseno, niente mutandine. I capezzoli si indurirono all’aria, il pube rasato lasciava vedere le labbra già un po’ gonfie.
Malik la girò lentamente, studiandola. «Cazzo… sei ancora più bella di come ti immaginavo. Seni pesanti, capezzoli rosa scuro… e quella figa. Ti bagnerai mentre ti dipingo, vero?»
Harriet arrossì fino al collo ma non distolse lo sguardo. «Probabilmente sì.»
Simone si sedette su una poltrona d’angolo, le gambe divaricate, già con un’erezione evidente che premeva contro i pantaloni. Li osservava entrambi con gli occhi lucidi di eccitazione. «Fai come ti dice, amore. Lasciati guardare.»
Malik le fece salire sullo sgabello. «Gamba destra un po’ più avanti. Seno sinistro offerto alla luce. Mano sul fianco… no, più bassa, verso il monte di Venere. Sì. Così.»
Iniziò a dipingere. I pennelli scricchiolavano, il odore di olio e trementina riempiva l’aria. Ma i suoi occhi non restavano sulla tela: tornavano continuamente sul corpo di Harriet. «Apri un po’ di più le cosce. Voglio vedere se sei già lucida.»
Harriet obbedì. L’aria fredda le sfiorò le pieghe umide. Sentì una goccia scenderle lungo la coscia interna. Malik sorrise, basso.
«Ecco. Sei bagnata. Mi piace. Simone, guardala: la figa di tua moglie sta gocciolando solo perché la sto disegnando.»
Simone si palpeggiò il cazzo sopra i pantaloni. «Lo vedo. Harriet… sei stupenda così. Lascia che ti lodi.»
Malik si avvicinò, il pennello fermo. Con l’altra mano le accarezzò la spalla, scese lungo il braccio, sfiorò il fianco. «Pelle di seta. E questi seni… se li stringessi adesso, i capezzoli mi entrerebbero in bocca da soli.» Le toccò un capezzolo con il dorso delle dita, leggerissimo. Harriet gemette, le ginocchia tremarono.
«Malik…»
«Shh. Resta ferma. Sto dipingendo la tua eccitazione.» Tornò al cavalletto ma parlava ancora, la voce calda e sporca. «Immagino già come saresti a quattro zampe su quel divano. Culo alto, figa aperta. Simone ti terrebbe i capelli mentre io ti scoperei da dietro. Ti piacerebbe, vero?»
Harriet chiuse gli occhi un attimo. Il clitoride pulsava. «Sì… mi piacerebbe.»
Simone sussurrò dalla poltrona: «Dille di più. Diglielo tutto. Lei lo vuole.»
Malik depose il pennello. Si avvicinò di nuovo, questa volta di fronte a lei. I jeans erano tesi, il contorno del cazzo duro ben visibile. «Guardami, Harriet. Voglio vedere i tuoi occhi mentre ti dico che stasera, se vuoi, ti riempirò. Piano all’inizio, poi forte. Ti farò venire sulla mia lingua e poi sul mio cazzo mentre tuo marito si fa una sega guardandoci.»
Harriet ansimò. Una mano le scese quasi da sola tra le cosce; si sfiorò le labbra umide, si mostrò le dita lucide. «Sono così bagnata…»
«Lo so.» Malik le prese il polso e le portò le dita alla bocca, le leccò lentamente. «Sapore dolce. Simone, assaggia tua moglie dopo. Vedrai.»
Simone si era aperto i pantaloni. Il cazzo era fuori, grosso, venato, e lo strofinava piano con la mano. «Harriet, amore… toccalo. Se lo vuoi, toccalo. Ti guardo.»
Il permesso cadde come una scintilla. Harriet scese dallo sgabello, le gambe molli. Si avvicinò a Malik. Il pittore non si mosse, la lasciò fare. Lei posò il palmo sul tessuto duro dei jeans, sentì il calore, la forma spessa e lunga. Con le dita aprì il bottone, fece scendere la cerniera. Il cazzo di Malik saltò fuori, scuro, teso, la testa già lucida di precome. Harriet lo avvolse con la mano, lo strinse, lo fece scorrere dal glande alla base.
Malik emise un gemito basso. «Cazzo, sì… così. Stringi di più.»
Simone dalla poltrona ansimava, la mano che andava su e giù sul proprio membro. «Brava… guardalo mentre lo tocchi. Digli che lo vuoi dentro.»
Harriet alzò gli occhi verso Malik, le labbra socchiuse, le guance in fiamme. Continuava a pompare lentamente il cazzo duro del pittore, il pollice che spalmava il liquido sulla testa sensibile. «Lo voglio… voglio che mi scopi. Qui. Con Simone che guarda.»
Malik le afferrò un seno, ne strinse il capezzolo tra le dita. «Lo farò. Ma prima voglio assaggiarti. Voglio che ti sieda su quel divano e mi apri le gambe finché non ti lecca tutta.»
Harriet non mollò la presa. Lo accarezzava ancora, più decisa, sentendo le vene sotto la pelle, il peso, la promessa. Simone mormorava incoraggiamenti rochi: «Sì, amore… invitarlo. Fagli capire che sei sua stasera quanto sei mia.»
Il pittore chinò il volto, le morse piano il collo, poi le sussurrò all’orecchio mentre lei teneva ancora il suo cazzo caldo e pulsante:
«Continua a toccarmi. Tra poco ti metto a terra e ti apro. E Simone resterà seduto a godersi lo spettacolo finché non ti sentiremo venire tutte e due.»
Harriet strinse più forte, il respiro corto, il desiderio che le colava lungo le cosce. La tensione nella stanza era spessa, umida, consenziente. Nessuno aveva ancora fatto il passo successivo, ma la sua mano sul cazzo di Malik era già un invito chiaro, e gli occhi di Simone bruciavano di un’eccitazione che chiedeva solo di vedere cosa sarebbe successo dopo.
Harriet si lasciò scivolare in ginocchio sul tappeto, senza mollare la presa sul cazzo di Malik. Lo sentiva pulsare caldo e pesante contro il palmo, la pelle tesa, la testa lucida di precome. Alzò lo sguardo verso Simone, che dalla poltrona la fissava con le labbra socchiuse e la mano ancora avvolta intorno al proprio membro. Gli occhi del marito erano scuri, affamati, pieni di un consenso che le bruciava tra le cosce più di qualsiasi tocco.
«Guardami», sussurrò lei, e aprì la bocca.
La lingua le uscì prima delle labbra, leccò piano la fessura del glande, assaporò il sapore salato e amaro. Poi lo prese dentro, lentamente, fino a sentire la punta premere contro il palato. Malik gemette basso, una mano le affondò nei capelli senza spingere, solo tenendola. Harriet succhiò con avidità, guance cave, saliva che già colava lungo l’asta scura. Ogni volta che saliva lasciava il cazzo lucido e teso, ogni volta che scendeva spingeva più a fondo, sentendo le vene scorrerle sotto la lingua. Non distolse mai lo sguardo da Simone. Voleva che vedesse tutto: le labbra stirate intorno a quel cazzo grosso, gli occhi umidi di piacere, il modo in cui la gola le si apriva per accoglierlo.
«Cazzo, Harriet…», borbottò Malik. «La bocca di tua moglie è una meraviglia, Simone. Guarda come la prende.»
Simone ansimava, la mano che andava più veloce. «Lo vedo. Continua, amore. Succhialo bene. Voglio vederti bagnata mentre lo fai.»
Harriet gemette intorno al cazzo, la vibrazione fece contrarre i fianchi di Malik. Si toccò tra le cosce con la mano libera, le dita scivolarono subito tra le labbra gonfie, raccolsero il succo che le colava già lungo la coscia. Era sozza, aperta, il clitoride duro che pulsava a ogni leccata. Continuò a succhiare con fame, saliva e precome le imbrattavano il mento, finché Malik non la sollevò delicatamente dai capelli.
«Basta. Altrimenti ti vengo in gola adesso e non è quello che voglio.» La voce era roca. «Sul divano. A quattro zampe. Culo alto.»
Harriet obbedì subito. Si arrampicò sul divanetto di velluto scuro, ginocchia divaricate, petto basso, seni pesanti che pendevano e toccavano quasi il tessuto. Girò la testa e cercò di nuovo gli occhi di Simone. Malik le si piazzò dietro, le mani grosse le afferrarono i fianchi, i pollici le aprirono le chiappe. Sentì l’aria fredda sulla figa aperta e gocciolante, poi la testa calda del suo cazzo che si strofinava su e giù tra le labbra umide, spalmando i suoi succhi.
«Sei già pronta», mormorò il pittore. «Tutta aperta per me.»
Spinse dentro con un colpo deciso e profondo. Harriet gridò, un suono rotto e pieno. Lo sentì entrare centimetro dopo centimetro, spessa e lunga, che le stirava le pareti interne fino in fondo. Quando il pube di Malik batté contro il suo culo, rimase fermo un secondo, lasciandola sentire ogni pulsazione.
Poi iniziò a scoparla.
Colpi profondi, regolari, decisi. Il suono umido della carne che batteva contro la carne riempiva lo studio insieme ai gemiti di lei. Ogni spinta le faceva oscillare i seni, le strappava un «ah» corto e affamato. Malik le teneva i fianchi con forza, tirandola indietro incontro alle sue penetrazioni, andando sempre più a fondo. Harriet sentiva il cazzo sfregarle il punto giusto a ogni entrata, il clitoride che sbatteva contro nulla e bruciava di bisogno.
«Simone…», ansimò, lo sguardo confuso dal piacere ma ancora fisso sul marito. «Mi sta scopando… mi sta scopando così forte…»
Simone si era alzato. Si avvicinò al divano, il cazzo in mano, grosso e rosso in punta, precome che gli filava tra le dita. Si mise davanti al volto di Harriet. Lei aprì la bocca senza esitazione e lo prese dentro mentre Malik continuava a martellarle la figa da dietro.
Il sandwich bollente la fece gemere di gusto più cupo. Ora aveva entrambi. Il cazzo di Malik che la riempiva fino in fondo con spinte profonde e ritmate, e quello di Simone che le scivolava sulla lingua, che lei succhiava avidamente mentre saliva e lacrime le bruciavano le ciglia. Si sentiva piena, usata, adorata. Ogni spinta di Malik la spingeva in avanti sul cazzo del marito; ogni volta che Simone le affondava le dita nei capelli e le teneva la testa, lei si stringeva di più intorno a Malik.
«Così, moglie mia», ansimò Simone. «Prendici tutti e due. Sei bellissima. La mia puttana perfetta stasera. La mia hotwife.»
Harriet non riusciva quasi più a pensare. Solo sentire. Il divano scricchiolava. L’odore di sesso, di olio di lino e di pelle sudata riempiva l’aria. Malik accelerò, i colpi più duri, più profondi, le palle che le sbattevano contro il clitoride. Simone le scopava la bocca con movimenti più lenti ma profondi, lasciandole respirare a tratti. Lei era un corpo di puro bisogno tra i due uomini che desiderava.
L’orgasmo la colse di sorpresa e con una violenza dolce. Partì dalla figa, un contrarsi improvviso e fortissimo intorno al cazzo di Malik, poi esplose su per la schiena, le fece stringere la gola sul membro di Simone, le strappò un urlo strozzato e lungo. Veniva a ondate, la figa che succhiava e pulsava, i succhi che le schizzavano lungo le cosce e imbrattavano il velluto. Le gambe le tremavano, le braccia molli, ma i due uomini la tenevano, la usavano ancora mentre lei si contraeva senza fine.
«Dentro», ansimò lei quando riuscì a parlare, la voce rotta, la bocca ancora piena. «Malik… vienimi dentro. Riempimi.»
Malik gemette grosso, spunse fino in fondo e scoppiò. Harriet sentì il getto caldo, spesso, a ripetute scariche che le riempirono la figa. Sborra calda che le pulsava dentro, che già cominciava a colarle fuori intorno all’asta ancora tesa. Nello stesso istante Simone si ritrasse dalla bocca, si masturbò veloce davanti al suo volto e esplose. Il primo getto le colpì la guancia, il secondo le labbra socchiuse, il terzo le fronti e i capelli. Sborra calda e densa le scorreva sul viso, le colava sul mento, le gocciolava sul seno.
Harriet restò così per lunghi secondi, ansimante, radiosa, piena e sporca. Malik uscì lentamente da lei; un filo di sborra bianca le scivolò subito lungo la coscia interna. Simone le accarezzò i capelli con mano tremante. Lei si sollevò a fatica, si girò verso il marito, gli prese il volto tra le mani e lo baciò. Un bacio appassionato, lento, profondo, con la sborra di lui ancora sulle labbra e sulla lingua. Simone la baciò a sua volta senza esitazione, leccandole la bocca, assaporando se stesso e il sapore di lei.
«Ti amo», sussurrò Harriet contro le sue labbra, la voce roca e felice. «Ti amo così tanto per avermi permesso di vivere questa fantasia. Per avermi guardata. Per avermi voluta così.»
Simone le baciò la fronte sudata, poi la guancia sporca. «Sei stata incredibile. Sei mia. E stasera eri anche sua, e io ho goduto ogni secondo.»
Malik si era seduto sul bordo del divano, ancora nudo e ansimante, e li guardava con un mezzo sorriso stanco. Harriet si accoccolò un attimo tra le braccia di Simone, le dita di lui che le accarezzavano la schiena, le chiappe, la figa ancora aperta e colante. Carezze tenere, lente, dopo la tempesta. Lei gli baciò il petto.
«Promettimi che torneremo presto», mormorò. «In questo studio. Voglio che Malik mi dipinga di nuovo… e che mi scopi di nuovo mentre tu guardi.»
«Te lo prometto», rispose Simone, la voce calda. «Quando vuoi.»
Rimasero così, nudi e appiccicati, il respiro che si calmava piano, la luce del pomeriggio che diventava più dorata e bassa attraverso i lucernai. Harriet sentiva la sborra di Malik scenderle ancora lentamente, calda e grossa, e quella di Simone seccarsi sulla guancia. Si sentiva completa, amata, soddisfatta fino alle ossa.
Fu allora che la porta dello studio, quella pesante di ferro dell’ex magazzino, vibroò sotto tre colpi secchi e forti. Una voce maschile, sconosciuta e chiara, arrivò dall’altro lato:
«Malik? Sei dentro? Ho le chiavi del magazzino di sopra, il proprietario mi ha detto di passare adesso per i documenti. Apro, eh?»
Il rumore della serratura che girava riempì il silenzio.
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