Scommessa Persa: Lei si Arrende al Pugile nel Ring Vuoto
Una sera la 38enne Vanessa guarda il 29enne pugile Malik umiliare suo marito sul ring e poi si fa scopare selvaggiamente da lui davanti al cornuto.
Il palazzetto era quasi deserto quando l’ultimo incontro amatoriale si concluse. Le luci al neon battevano ancora sul ring, e l’odore di sudore e cuoio restava sospeso nell’aria calda. Silas, quarantadue anni, appassionato di boxe da sempre, aveva trascinato Vanessa fin lì con la solita scusa: «Solo un paio di match, amore, poi cena». Vanessa, trentotto anni, corpo ancora fulminante sotto il vestitino nero aderente che le segnava tette pesanti e culo rotondo, aveva accettato con un sorriso stanco. Non amava particolarmente i pugni, ma amava guardare corpi maschili in movimento.
Malik, ventinove anni, professionista che quella sera si era degnato di sparring con i locali, aveva smontato l’avversario in meno di due round. Muscoli scolpiti, spalle larghe, addome a tavoletta, pelle scura lucida di sudore, sguardo arrogante che spazzava la platea come se tutti gli dovessero qualcosa. Quando alzò i guanti in segno di vittoria, Vanessa sentì un calore improvviso tra le cosce. Silas, invece, battere le mani come un ragazzino.
«Quello lì non è invincibile», borbottò Silas quando il ring si svuotò e rimasero solo loro tre e un paio di addetti che spegnevano le luci laterali. «Io a quarantadue anni ancora lo stendo. Vuoi scommettere, campioncino?»
Malik si voltò lento, un mezzo sorriso cattivo. «Sul serio, vecchio? Sul ring vuoto, adesso. Niente guanti, solo mani. Se perdi, fai quello che dico io.»
Silas ridacchiò, già in piedi. «Affare fatto.»
Vanessa provò a fermarlo, ma il marito era già salito tra le corde. Malik lo aspetò al centro, torace nudo, pantaloncini da boxe aderenti che gli segnavano il pacco pesante. Il primo scambio fu una farsa. Silas tirò un destro goffo; Malik lo schivò con eleganza pigra e gli piantò un gancio al fegato che lo piegò in due. Poi un altro al volto, solo di mano aperta, abbastanza da farlo barcollare. In meno di un minuto Silas era a terra, ginocchia sul tappeto, respiro corto, umiliato. Malik lo guardò dall’alto, senza neanche respirare forte.
«Alzati», ordinò. «E resta in ginocchio a guardare.»
Vanessa era salita sul ring senza accorgersene. Gli occhi le brillavano. Guardava il corpo di Malik — petto ampio, braccia venate, cosce potenti — e sentiva la figa bagnarsi sotto le mutandine. Si avvicinò al pugile, ignorando il marito ansimante.
«Sei… incredibile», mormorò, voce rauca. La mano le sfiorò il bicipite di Malik, poi scese sul petto sudato. «Marco — scusa, Silas — non ha mai avuto un corpo così. Mai.»
Silas alzò lo sguardo, rosso di vergogna e di qualcosa di più scuro. Il cazzo gli pulsava già nei pantaloni, traditore. Vanessa non smise. Si premette contro Malik, tette grosse contro i muscoli duri, e gli sussurrò all’orecchio abbastanza forte perché il marito sentisse:
«Voglio che mi scopi. Qui. Sul ring. Davanti a lui. La scommessa l’ha persa lui… ma il premio lo prendo io.»
Malik rise basso, una mano che scese a stringerle un culo sodo. «Tua moglie sa cosa vuole, Silas. E tu? Accetti?»
Silas deglutì. La voce gli uscì rauca, umiliata e palesemente eccitata. «Sì. Accetto. Fai… fai quello che vuoi con lei.»
Vanessa non aspettò altro. Si alzò sulla punta dei piedi e baciò Malik a bocca aperta, lingua a cercare la sua con fame. Una mano scese dritta sui pantaloncini del pugile, trovò il cazzo già duro, grosso, che spingeva contro il tessuto. Lo accarezzò con il palmo, lo strinse, sentì il calore e la lunghezza.
«Cazzo…», gemette contro le labbra di Malik. «È enorme. Molto più di quello di mio marito. Voglio sentirlo dentro. Voglio che un vero maschio mi riempia mentre lui guarda.»
Le dita di Vanessa slacciarono il cordino dei pantaloncini di Malik e li calarono abbastanza da liberare l’uccello grosso, scuro, venato, già lucido in punta. Lo accarezzò con lentezza, pollice che stuzzicava la glande, mentre baciava il collo e il petto del pugile.
«Senti com’è duro, Silas?», disse Vanessa senza guardare il marito. «Questo è un cazzo da uomo. Il tuo è un giocattolino al confronto. Guardami mentre lo tocco. Guardami mentre gli dico che voglio essere la sua troia.»
Silas, ancora in ginocchio, non riusciva a staccare gli occhi. Il suo stesso cazzo premeva dolorosamente contro la zip, ma non osò toccarsi. Malik afferrò Vanessa per i fianchi, la girò verso le corde e le alzò il vestitino. Le mutandine nere erano già zuppe. Le strappò via con un tiro secco, le fece scivolare lungo le cosce. Le tette di Vanessa uscirono dal reggiseno quando Malik glielo calò: capezzoli duri, pesanti, che ballavano.
«In piedi contro le corde», ordinò Malik. La prese da dietro, le gambe divaricate, una mano che le apriva le labbra bagnate della figa. «Sei già gocciolante, troia. Tua moglie è una puttana affamata, Silas.»
Vanessa gemette forte quando la testa del cazzo di Malik le sfregò l’ingresso. «Mettilo. Mettilo tutto. Voglio sentire quanto sei più grosso di lui.»
Malik entrò con una spinta sola, dritto fino in fondo. Vanessa urlò, le unghie che si aggrappavano alle corde. Il cazzo le riempiva in modo indecente, la stirava, batteva contro il fondo. Malik iniziò a scoparla duro, in piedi, mani che le tenevano i fianchi mentre la martellava. Ogni botta faceva sbatacchiare le tette di Vanessa contro le corde.
«Dillo», ringhiò Malik all’orecchio di lei. «Dillo al cornuto quanto è meglio.»
«È… ah, cazzo… è molto più grosso! Più duro! Mi rappa tutta, Silas, senti? Il tuo non arriva nemmeno qui dentro come fa lui!» Vanessa gettava la testa indietro, bocca aperta, mentre Malik la sfondava. «Sono la troia del pugile adesso. La tua moglie si fa scopare come una puttana sul ring!»
Malik la fece piegare in avanti, doggy contro le corde. Le mani le afferrarono i capelli, le tirarono la testa indietro mentre il bacino batteva forte, bagnato, schiocchi umidi che riempivano il palazzetto vuoto. «Troia del pugile. Ripetilo. Urlalo.»
«Sono la troia del pugile! Ah— sì, scopami, riempimi, sei un vero maschio, lui è solo un cornuto che guarda!»
Silas tremava, il volto arrossato, il cazzo che gli faceva male nei pantaloni. Non toccarsi era un ordine muto che Vanessa gli aveva già lanciato con lo sguardo. Malik tirò fuori il cazzo lucido di sessi, girò Vanessa e la stese sul tappeto del ring. Le gambe divaricate, culo in alto quanto bastava. Entrò di nuovo in missionary, ginocchia piantate, e riprese a martellarla a fondo. Ogni spinta faceva oscillare le tette di Vanessa; ogni gemito suo era più alto.
«Guarda come la uso, Silas», disse Malik senza smettere. «La tua puttanella squirtà per me. Vero, Vanessa? Squirta sul cazzo del pugile.»
Vanessa si aggrappò alle spalle di Malik, unghie conficcate. «Sì— oh cazzo sì— più forte, più a fondo… Silas, non toccarti! Guardami solo. Guardami mentre vengo per lui, non per te!»
Il corpo di Vanessa si tese di colpo. Un getto caldo le uscì dalla figa mentre Malik continuava a pompala senza pietà, bagnandogli l’addome e il tappeto. Lei urlò, scosse, figa che si contraeva a spasmi intorno al cazzo grosso. Malik non rallentò: la usò attraverso l’orgasmo, spingendola in un secondo picco finché lei non piangeva di piacere, parole sporche e rotte.
«Ancora… riempimi… voglio il tuo sborro dentro, voglio sentirlo scaldarmi mentre lui guarda…»
Malik ruggì, affondò fino alle palle e esplose. Getti caldi e densi di sborra le riempirono la figa a ondate, traboccando un poco lungo le cosce mentre lui le restava conficcato dentro, pulsando. Vanessa gemette soddisfatta, gambe che gli tremavano intorno ai fianchi, ricevendo ogni goccia.
Quando Malik si ritirò lento, un filo di creampie caldo le colò dalla figa aperta e arrossata. Vanessa, esausta, sudata, sorridente di una soddisfazione selvaggia, si sollevò abbastanza da baciare Malik con tenerezza, labbra morbide, lingua lenta, davanti agli occhi di Silas. Una mano gli accarezzò ancora il petto.
«D’ora in poi», mormorò contro la bocca del pugile, abbastanza chiara perché il marito sentisse ogni sillaba, «sei tu il mio vero uomo. Il cazzo che conta. Silas ha perso la scommessa… e ha perso anche me, almeno per stasera. E forse non solo.»
Si voltò verso il marito ancora in ginocchio, figa che gocciolava sborra sul tappeto del ring, e gli fece un sorriso lazy, crudele e eccitato insieme.
«Non abbiamo finito, amore. Malik ha ancora energie. E io voglio che tu resti esattamente dove sei… mentre lui decide cosa farmi dopo. Forse ti farò leccare. Forse no. Vedremo quanto riesci a restare duro senza toccarti mentre il tuo sostituto continua a usarmi.»
Malik non si allontanò. Restò in piedi sul tappeto ancora umido, il cazzo lucido di sborra e di figa che gli pendeva pesante tra le cosce, già di nuovo a metà erezione. Vanessa era stesa sotto di lui, gambe aperte, il vestitino rialzato fin sotto le tette, la figa arrossata che pulsava e lasciava scorrere un filo denso di creampie sul nero del ring. Silas non si era mosso. Ginocchia conficcate, mani sui cosci, respiro corto, lo sguardo fisso sul corpo della moglie come se non potesse staccarsi.
Vanessa si sollevò sugli gomiti, si passò due dita tra le labbra gonfie e le portò alla bocca. Succhiò lentamente, guardando il marito dritto negli occhi.
«Sapore di vincitore», mormorò. «Il tuo non è mai stato così denso. Né così tanto.»
Malik rise basso, una mano che le afferrò i capelli e le sollevò la testa. «In ginocchio anche tu. Di fronte a lui.»
Vanessa obbedì senza esitazione. Si mise a quattro zampe, poi si alzò sulle ginocchia, schiena dritta, tette pesanti che pendevano libere. Malik le si mise davanti, il cazzo ormai di nuovo duro, scuro, venato, che le sfiorava le labbra. Lei lo prese in bocca con fame, guance scavate, lingua che girava intorno alla glande ancora salata di entrambi. Silas emise un suono strozzato. Il suo cazzo tendeva i pantaloni in modo indecente, ma le mani restavano ferme, come se un filo invisibile gliele tenesse bloccate.
«Guardalo», disse Vanessa staccandosi un attimo, un filo di saliva che le collegava il labbro inferiore all’uccello di Malik. «Guardami succhiare il cazzo che mi ha appena riempito. Il cazzo che conta. Il tuo resta chiuso. Non ti meriti neanche di sfiorarlo.»
Malik spinse avanti i fianchi e le riempì di nuovo la bocca. Vanessa gemette intorno alla lunghezza, occhi umidi di sforzo e di eccitazione, mentre il pugile le teneva la testa e la usava con spinte lente e profonde. Ogni volta che il glande le toccava la gola lei faceva un verso rauco, e Silas si stringeva di più le cosce, il volto acceso di umiliazione e di un bisogno che non osava nominare.
Quando Malik la tirò su pei capelli, un filo di bava le colò sul mento e sulle tette. «Sdraiati. Gambe aperte verso di lui. Voglio che veda tutto.»
Vanessa si stese di nuovo sul tappeto, le cosce divaricate al massimo, la figa ancora aperta e lucida. Malik si inginocchiò tra le sue gambe, le allargò ulteriormente con le mani grandi, e le cacciò dentro due dita fino in fondo. Il suono fu umido, schioccante. Ne uscì altra sborra bianca che colò sul nero del ring.
«Leccala», ordinò Malik a Silas senza voltarsi. «Tutta. Ogni goccia. Con la lingua. E non toccarti.»
Silas tremò. Per un secondo sembrò sul punto di rifiutare, poi strisciò avanti sulle ginocchia. Il volto gli bruciava. Si chinò tra le cosce della moglie, a pochi centimetri dal cazzo di Malik che le stava ancora aprendo la figa con le dita, e allungò la lingua. Il sapore era amaro, salato, estraneo. Vanessa gemette alto quando la lingua del marito le sfiorò il clitoride gonfio, e spinse i fianchi in avanti.
«Più a fondo, cornuto», sussurrò lei. «Pulisci quello che ha lasciato il vero uomo. Lecca la figa che non ti appartiene più stasera.»
Silas obbedì. Lingua piatta, occhi chiusi, leccava e succhiava mentre Malik gli teneva le labbra di Vanessa aperte con due dita. Il pugile sorrise, soddisfatto, e con l’altra mano diede due scosse al proprio cazzo ancora duro.
«Basta», disse dopo un minuto. «Alzati la testa. Guarda soltanto.»
Malik si posizionò di nuovo. Entrò in Vanessa con una spinta secca che la fece urlare. Silas rimase a pochi centimetri, il volto spruzzato dai fluidi di lei, costretto a vedere ogni centimetro di quel cazzo scuro scomparire e riemergere dalla figa della moglie. Il ritmo era pesante, primitivo. Le palle di Malik battevano contro il culo di Vanessa a ogni botta. Lei si aggrappò alle spalle del pugile, unghie conficcate nella pelle sudata, e parlò dritto al marito senza staccare lo sguardo.
«Lo senti quanto è grosso? Mi apre tutta. Il tuo non mi ha mai fatta sentire così piena. Mai. Sei piccolo, Silas. Sei debole. E adesso sei solo un cane che lecca quello che lasciano gli altri.»
Malik la voltò di scatto. La mise a pecora, petto schiacciato sul tappeto, culo alto. Entrò di nuovo e riprese a martellarla con forza, una mano che le afferrava un fianco e l’altra che le teneva i capelli tirati indietro. Ogni spinta faceva sbattere le tette di Vanessa sul ring. Il suono era umido, carnale, e riempiva il palazzetto vuoto insieme ai suoi gemiti rochi.
«Dillo di nuovo», ringhiò Malik. «Chi sei.»
«Sono la troia del pugile», urlò Vanessa. «La puttana che si fa sfondare sul ring mentre il marito guarda e lecca. Scopami più forte. Riempimi di nuovo. Voglio che lui veda la sborra uscire da me.»
Malik accelerò. Le cosce di Vanessa tremavano. Un secondo orgasmo la prese di sorpresa, più violento del primo: la figa le si strinse a spasmi intorno al cazzo grosso, un getto caldo le uscì di nuovo e bagnò le palle di Malik e il tappeto sotto. Lei piangeva di piacere, parole spezzate, culo che si spingeva indietro a cercare ogni botta.
Silas ansimava a bocca aperta, il cazzo che gli faceva male dentro i pantaloni, una macchia umida che si allargava sul tessuto. Non si era toccato. Non osava. Gli occhi gli bruciavano.
Malik non si fermò. Continuò a usarla attraverso l’orgasmo, poi la sollevò quasi di peso, la mise a cavalcioni sopra di sé steso sul ring. Vanessa scese sul cazzo con un gemito lungo e si mise a saltare, tette che ballavano pesanti, culo che schioccava contro i fianchi di lui. Malik le afferrò le mammelle a piene mani, le strinse, le morse un capezzolo fino a farla gridare.
«Guarda in faccia tuo marito mentre lo fai», ordinò.
Vanessa obbedì. Occhi vitrei, bocca aperta, guardò Silas mentre cavalcava il pugile con fame disperata. «Vedi? Vedi come mi muovo per lui? Per te non l’ho mai fatto così. Perché lui è un uomo. Tu sei… sei solo il cornuto che tiene il posto libero.»
Malik ruggì sotto di lei. La tenne ferma per i fianchi e bombò dal basso, spinte brutali che la facevano sobbalzare. Vanessa gettò la testa indietro e venne di nuovo, meno forte ma più lungo, un tremore che le partiva dalla figa e le arrivava fino alle spalle. Malik la seguì quasi subito: affondò fino alle palle, tenne premuto, e scaricò un secondo carico denso e caldo dentro di lei. Vanessa lo sentì arrivare a ondate, sentì la figa riempirsi oltre il limite, sentì la sborra traboccare intorno al cazzo ancora pulsante e colarle lungo le cosce interne.
Restarono così un lungo momento. Malik dentro di lei, Vanessa collassata sul suo petto ampio, respiro spezzato, sudore che mescolava i loro corpi. Silas era ancora in ginocchio a un metro di distanza, il volto distrutto e acceso allo stesso tempo, le mani che tremavano sui cosci.
Vanessa si staccò lentamente. Il cazzo di Malik uscì con un suono umido e un nuovo filo di creampie le scivolò fuori, denso, bianco, che le scese fino al ginocchio. Si girò verso il marito, ancora ansimante, e gli fece un gesto con due dita.
«Pulisci», disse a voce bassa. «Tutto. Finché non resta niente.»
Silas si chinò. Lingua tremolante, leccò la sborra che colava dalla figa della moglie, leccò le cosce, leccò fino a quando il sapore amaro non gli riempì la bocca. Vanessa gli tenne la testa premuta lì con una mano, non con rabbia, ma con una quieta, assoluta proprietà. Malik la guardava dall’alto, già rialzato, che si riallacciava i pantaloncini senza fretta.
Quando Silas finì, Vanessa lo lasciò andare. Si alzò in piedi, sistemò il vestitino quanto bastava, non si curò delle mutandine strappate. Malik le passò un braccio intorno alla vita, possessivo, e le baciò la tempia sudata. Silas rimase in ginocchio, le ginocchia che gli dolevano, il cazzo ancora duro e ignorato nei pantaloni.
Nessuno parlò per un lungo tratto.
Le luci del palazzetto rimasero accese solo sul ring. L’odore di sesso, di sudore e di cuoio stava fermo nell’aria. Vanessa posò una mano sulla spalla di Malik e guardò il marito senza sorridere. Silas abbassò lo sguardo sul tappeto macchiato. Il silenzio si allargò, denso, completo, e nessuno dei tre lo ruppe.
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