Sorpresi Nudi sul Ring dopo Mezzanotte
Due ex pugili di 32 e 28 anni si spogliano nudi sul ring della palestra deserta e finiscono a scoparsi selvaggiamente fino a venire urlando.
La palestra puzzava di ferro arrugginito, sudore vecchio e lozione per i muscoli. Era passata da un pezzo la mezzanotte e le luci al neon tremolavano sopra il ring come se stessero per spegnersi del tutto. Franklin, trentadue anni, ex pugile con le spalle larghe come un armadio e un corpo tatuato che parlava di anni di botte prese e date, chiuse a chiave il portone principale e girò la chiave due volte. Non c’era più nessuno. Solo lui e Callum.
Callum aveva ventotto anni, era personal trainer, snello e pieno di muscoli lunghi e definiti, con quel sorriso sfacciato da stronzo che spaccava la faccia ogni volta che vinceva qualcosa. Si stava asciugando il collo con un asciugamano sudicio quando Franklin tornò verso il ring.
«Siamo rimasti solo noi due, eh?» disse Callum, gettando l’asciugamano sul bordo delle corde. «Come ai vecchi tempi. Prima che tu ti ritirassi e diventassi un pezzo di carne tatuata che fa solo finta di allenarsi.»
Franklin grugnì, ma l’angolo della bocca gli si piegò. Si conoscevano da settimane di allenamenti notturni, di sguardi che duravano troppo, di mani che “sistemavano” la guardia restando un secondo di troppo sulla pelle. Franklin lo voleva. Lo voleva da quando Callum gli aveva messo la mano sulla vita per correggergli un gancio e gli aveva lasciato le dita lì, calde, quasi possessivo. Callum lo voleva altrettanto, e non lo nascondeva.
«Un ultimo incontro», propose Franklin, salendo sul ring con un solo balzo. Il legno scricchiolò sotto i suoi piedi nudi. «Niente guanti. Solo per divertirci. Come facevamo da pazzi.»
Callum rise basso e lo seguì, scavalcando le corde con facilità da gatto. «Niente guanti? Allora togliamo tutto. Combattiamo nudi. Come due scemi. Se hai le palle.»
La sfida cadde tra di loro pesante e carica. Franklin lo fissò. Gli occhi di Callum erano scuri, già umidi di qualcosa che non era solo fatica. Franklin tirò su la canottiera sudata e se la tolse in un gesto solo, rivelando il petto largo, i pettorali duri, i tatuaggi neri che gli correvano sulle costole e scendevano verso i fianchi. Poi sfilò i pantaloncini e lo slip insieme. Il suo cazzo pesante, ancora morbido ma già pieno di sangue, oscillò tra le cosce muscolose. Callum non distolse lo sguardo. Anzi, lo mangiò con gli occhi mentre si spogliava a sua volta: maglietta via, pantaloni via, mutande via. Rimase nudo sotto le luci, il cazzo lungo e già mezzo teso che gli batteva contro la coscia, le palle tirate, la pelle lucida di sudore.
«Ecco», mormorò Callum, facendo un passo avanti sul ring. «Due cazzi nudi che fanno a botte. Che idea di merda. Mi piace.»
Cominciarono a girare. Piedi nudi che strisciavano sulla tela ruvida, respiri che si facevano più corti. Franklin teneva la guardia alta per abitudine, ma lo sguardo non stava sulla faccia di Callum: scendeva al petto, al ventre piatto, al cazzo che si alzava piano piano mentre giravano. Callum faceva lo stesso. Ogni volta che passavano vicini, le spalle si sfioravano. Poi le braccia. Poi, “per sbaglio”, l’anca di Callum urtò quella di Franklin e i loro cazzi si toccarono, un contatto caldo e umido di cute contro cute che fece stringere la gola a entrambi.
Franklin sentì un brivido scendergli lungo la schiena. Merda. Era duro ormai, completamente, il cazzo che gli pulsava puntando in alto. Callum non stava meglio: il suo membro era rosso, gocciolante già di un filo di liquido precome, e le labbra gli si erano aperte.
«Stai guardando il mio cazzo», disse Callum a voce bassa, quasi un ringhio divertito.
«Tu stai guardando il mio», rispose Franklin, e la voce gli uscì roca.
Un altro giro. Un altro sfioramento. Questa volta Callum non finse. Spostò l’anca di proposito e fece strisciare il suo cazzo duro contro quello di Franklin, una fregata lenta e sporca che li fece entrambi gemere. Il suono rimbalzò nel vuoto della palestra deserta.
Franklin allungò una mano per spingerlo via, ma Callum fu più veloce. Gli afferrò il cazzo con la mano destra, le dita chiuse salde intorno all’asta calda e gonfia, e strinse. Franklin sussultò, un suono grosso che gli salì dal petto.
«Lo voglio succhiare da mesi», disse Callum con un ghigno sfacciato, gli occhi lucidi di fame. Tenne il cazzo di Franklin in pugno e lo strinse di nuovo, il pollice che strofinava sul glande umido. «Da quando ti ho visto spogliarti negli spogliatoi la prima volta. Quel coso grosso, tatuato anche lì sotto, che mi ha fatto venire l’acquolina. Voglio sentirtelo in gola, Franklin. Voglio che mi scopi la bocca finché non ti sborri tutto.»
Franklin sentì il cervello andare in corto. Il desiderio gli esplose dietro le orecchie, caldo e brutale. Afferrò Callum per la nuca con una mano e lo trascinò contro di sé, schiantandogli la bocca sulla sua in un bacio violento, denti che urtavano, lingue che si cercavano già pesanti e umide. Callum gemé nel bacio e strinse ancora di più il cazzo di Franklin, pompando una volta, due, lente e deliberate. Franklin lo spinse indietro, passo dopo passo, finché le spalle di Callum non urtarono le corde del ring. Il tessuto elastico cedette un poco sotto il peso, tenendolo lì, esposto, nudo, con il cazzo di Franklin premuto contro il suo ventre e la mano di Callum ancora stretta intorno all’asta.
Il bacio non si spezzò. Franklin gli morse il labbro inferiore, tirò, poi spinse di nuovo la lingua dentro, scavando, prendendo. Callum rispondeva con la stessa furia, la mano libera che gli affondava nei capelli corti, tirandogli la testa all’indietro per farsi spazio. I loro cazzi rimanevano schiacciati insieme tra i corpi sudati, scivolando uno sull’altro a ogni respiro, lasciando scie di liquido caldo sulla pelle.
«Dillo di nuovo», ringhiò Franklin contro la bocca di Callum, la voce rotta dal bisogno. «Dillo mentre mi tieni il cazzo in mano.»
Callum rise, un suono rauco, e strinse le dita in un ritmo lento, milking, dal glande fino alla base e di nuovo su. «Voglio succhiartelo. Voglio sentirlo pulsare sulla lingua. Voglio che mi usi la faccia come un buco finché non mi sborri in gola. E poi voglio che mi giri e mi scopi qui, sul ring, con le corde che mi segnano la schiena. Ti desidero da settimane, stronzo. Ogni volta che mi correggi la postura e la tua mano resta sulla mia vita un secondo di troppo, io sono già duro. Ogni cazzo di volta.»
Franklin chiuse gli occhi un attimo, il respiro che gli usciva a scatti. Era vero. Lo sapeva. Quei sguardi, quei contatti “tecnici” prolungati, le docce separate prese solo per non saltarsi addosso. Ora non c’era più nessuno. Solo loro due, nudi, con i cazzi che pulsavano e le mani che non volevano più smettere.
Spinse di nuovo Callum contro le corde, più forte, e gli affondò la bocca nel collo, succhiando la pelle salata, mordendo il tendine senza rompere la carne. Callum gettò indietro la testa e gemé alto, la mano sul cazzo di Franklin che accelerava, pompando con più decisione, il pollice che spargeva il precome su tutta la lunghezza. L’altra mano di Callum scese e afferrò il proprio cazzo, strofinandolo contro quello di Franklin, fottendo i due membri insieme nel pugno stretto.
«Cazzo, sì…», ansimò Franklin, le anche che iniziavano a muoversi da sole, spingendo il cazzo nel pugno di Callum. «Continua. Toccamelo così. Guardami mentre lo fai.»
Callum obbedì, gli occhi spalancati, le pupille dilatate. Guardava il cazzo grosso e tatuato di Franklin scivolare tra le sue dita, le vene che battevano, la testa lucida che usciva e rientrava nel pugno. «Sei grosso da far male», mormorò. «Quando me lo ficcherai nel culo sentirò ogni centimetro. Ma prima… prima me lo metti in bocca. In ginocchio, qui sul ring, e mi faccio scopare la gola finché non mi cola la bava sul petto.»
Franklin gli afferrò entrambi i polsi e li bloccò sopra la testa contro le corde, premendo il corpo intero contro quello di Callum. I cazzi rimasero imprigionati tra i ventri, caldi, scivolosi, che pulsavano allo stesso ritmo. Si baciarono di nuovo, più lenti stavolta ma più profondi, lingue che si arrotolavano, respiri che si mescolavano. Franklin sentiva il cuore battergli nelle orecchie e il bisogno di spingere, di entrare, di prendere tutto ciò che Callum gli stava offrendo con quella voce sfacciata e quella mano esperta.
Ma non ancora. La tensione gli bruciava sotto la pelle come carbone. Callum si torceva contro di lui, cercando attrito, i capezzoli duri che graffiavano il petto tatuato di Franklin. Franklin gli liberò un polso solo per scendere con la mano lungo i fianchi, afferrargli una chiappa soda e stringerla forte, le dita che affondavano nella carne e sfioravano il solco caldo e stretto.
Callum tremò. «Fallo», sussurrò contro le labbra di Franklin. «Toccami lì. Spingi un dito. Voglio sentire che mi vuoi dentro.»
Franklin scivolò con le dita più in basso, trovò l’apertura contratta e la sfiorò solo con il polpastrello, senza entrare ancora, solo una pressione circolare che fece ansimare Callum a bocca aperta. Il precome di entrambi ormai ungeva i ventri, scivoloso e filante. Franklin sentiva di poter sborrare solo da quello, solo dal contatto e dalle parole sporche, ma si trattenne a denti stretti.
«Non ho finito di guardarti nudo sul ring», disse Franklin, la voce un ringhio basso. «Voglio vederti in ginocchio. Voglio vederti con le labbra intorno al mio cazzo. E poi ti farò a pezzi, Callum. Ti scoperò finché non urli il mio nome contro queste corde.»
Callum sorrise, gli occhi pieni di lust, e strinse le anche in avanti, strofinando i due cazzi ancora una volta con una spinta deliberata e sporca. «Allora falla finita di parlare e fammi scendere in ginocchio. Sono tutto tuo. Consenziente. Duro. Bagnato. Usami.»
Franklin lo tenne ancora premuto contro le corde un secondo in più, assaporando il peso del corpo nudo, il calore, l’odore di sudore e sesso che saliva tra di loro. Fuori dalla palestra la notte restava vuota. Dentro, sul ring, i due uomini nudi respiravano uno contro l’altro come animali in calore, i cazzi che pulsavano tra i corpi, le mani che già sapevano dove sarebbero andate dopo. La tensione non si spezzò. Si allungò, densa, pronta a esplodere al prossimo respiro, al prossimo ordine, al prossimo tocco che li avrebbe spinti oltre il punto di non ritorno.
Franklin non aspettò un secondo di più. Afferrò Callum per le spalle e lo spinse in ginocchio sul tappeto del ring, le corde ancora a pochi centimetri dalla schiena del più giovane. Callum obbedì senza esitare, le ginocchia che urtarono la tela ruvida, il cazzo ancora duro che gli batteva contro il ventre mentre alzava lo sguardo. Aveva ventotto anni e un corpo da trainer, snello e teso, e ora stava lì con la bocca aperta, le labbra già lucide di saliva, pronto.
«Apri», ringhiò Franklin, trentadue anni di muscoli tatuati e cazzo grosso che gli pulsava tra le dita mentre se lo afferrava alla base. «Tutta la gola. Adesso.»
Callum spalancò la bocca e Franklin ci ficcò dentro il glande caldo e gocciolante. Il sapore salato di precome e sudore gli riempì la lingua. Franklin spinse oltre, deciso, le anche che avanzavano con colpi corti e pesanti finché il cazzo non gli scomparve fino in fondo, la testa che urtava il fondo della gola di Callum. Callum tossì una volta, gli occhi che lacrimavano, ma non si tirò indietro. Infilò le mani sulle cosce di Franklin e lo tirò ancora più dentro, ingoiando, la gola che si contraeva intorno all’asta spessa.
Franklin gemé grosso, una mano che affondava nei capelli corti di Callum e lo teneva fermo mentre scopava quella bocca. Spinte decise, profonde, il cazzo che usciva lucido di bava e rientrava fino alle palle. «Prendilo tutto, stronzo. Succhialo. Voglio sentire la tua gola stringermi.» Callum gorgogliava intorno al cazzo, saliva che gli colava dal mento sul petto, bava filante che gli scendeva sul torace sudato. Ogni spinta faceva suonare un rumore bagnato e osceno che riempiva la palestra vuota. Franklin sentiva le palle tirarsi, il piacere bruciare alla base, ma si trattenne. Tirò fuori il cazzo con uno schiocco umido, fili di saliva che collegavano ancora la bocca di Callum al glande rosso e gonfio.
«In piedi. Contro le corde. Culo fuori.»
Callum si alzò le gambe tremanti, si girò e si piegò in avanti, le mani che afferravano le corde elastiche, il culo sodo e nudo che si offriva. Franklin gli sputò dritto sulla fessura, un getto grosso di saliva che colava giù tra le chiappe. Poi ne sputò ancora, unte le dita e le spinse dentro l’apertura stretta. Callum ansimò alto, spingendo indietro. «Cazzo sì, ungi pure. Mettilo. Voglio sentirlo spaccarmi.»
Franklin allineò il cazzo grosso, ancora lucido della bava di Callum, e spinse. Il glande aprì l’anello stretto, entrò centimetro dopo centimetro, lento solo abbastanza da non spaccare, poi con una sola spinta decisa si seppellì fino in fondo. Callum urlò contro le corde, un suono gutturale di piacere puro. «Fanculo, sei enorme… scopami. Sbattemelo dentro.»
Franklin afferrò i fianchi e iniziò a scoparlo selvaggiamente da dietro, doggy sul ring, colpi profondi che facevano sbatacchiare le palle contro il culo di Callum. Alternava spinte lunghe e lente che gli strofinavano la prostata con botte secche e veloci, e ogni tanto alzava la mano e gli schiaffeggiava una chiappa, il suono secco che rimbalzava tra le pareti. La carne arrossava sotto i colpi. Callum gemeva e lo incitava, la voce rotta: «Più forte, Franklin. Sbattemi il culo. Usami come un buco. Schiaffeggiami di nuovo, cazzo, più forte!»
Franklin gli diede un altro schiaffo, poi un altro, le dita che lasciavano segni rossi mentre il cazzo entrava e usciva bagnato, il buco di Callum che lo succhiava, stretto e caldo. Sudore gli scorreva lungo la schiena tatuata, gocce che cadevano sul culo di Callum. «Il tuo culo è così stretto… ti fotto da settimane solo con la testa e adesso ti prendo davvero. Dillo. Dillo che lo vuoi più duro.»
«Lo voglio più duro! Scopami il culo fino a spaccarmelo, fammi urlare!» Callum spingeva indietro a ogni colpo, le corde che gli segnavano i palmi, le braccia tese. Franklin accelerò, le anche che battevano un ritmo brutale, il suono bagnato di pelle contro pelle che riempiva l’aria insieme ai gemiti.
Poi Franklin si tirò fuori con uno schiocco, il cazzo che pulsava, lucido di saliva e del caldo interno di Callum. «Sdraiati. Ora mi cavalchi.»
Callum si girò, gli occhi selvaggi, e spinse Franklin a sedersi sul tappeto del ring. Si straddolò sopra di lui, una gamba per lato, afferrò il cazzo grosso e se lo allineò al buco già aperto e liscio. Si calò sopra con forza, ingoiandolo tutto d’un colpo, un grido che gli uscì dalla gola mentre il culo gli si riempiva di nuovo fino in fondo. «Cazzo… pieno…»
Iniziò a cavalcare con violenza, le cosce muscolose che si alzavano e si abbassavano, il culo che batteva sulle palle di Franklin a ogni discesa. Franklin gli afferrò i fianchi e lo aiutò, spingendo in su con colpi potenti dal basso, il cazzo che spariva e riappariva lucido. Callum si toccava il proprio cazzo duro, pompando forte mentre cavalcava, precome che gli schizzava sul ventre di Franklin. «Vieni dentro di me. Sborrami il culo. Voglio sentirlo caldo.»
Franklin sentì l’orgasmo arrivare come un pugno. «Sto per… cazzo, Callum, sto sborrando—» Spinse su una volta, due, e esplose, getti spessi di sborra che gli riempirono il culo di Callum mentre urlava gutturale, un ruggito che gli uscì dal petto. Callum non si fermò. Continuò a salire e scendere sul cazzo che pulsava dentro di lui, pompando il proprio membro più veloce, e venne urlando a sua volta, sborra bianca e densa che gli schizzò sul torace di Franklin, sul ventre, fino al mento, mentre il buco gli si contraeva a ondate intorno al cazzo ancora duro.
Rimasero uniti, esausti, coperti di sudore e sperma che cola e si mescola sulla pelle. Franklin tirò giù Callum per la nuca e lo baciò profondamente, lingue lente e sporche che si assaggiavano, ancora il cazzo sepolto dentro quel culo caldo e pieno. Il bacio durò, respiri pesanti che si mescolavano, corpi appiccicati sul ring.
Franklin mormorò contro le labbra di Callum, la voce ancora roca: «Ogni settimana. Stessa ora. Stessa sfida notturna. Nudi sul ring. Ti scopo di nuovo finché non cammini storto.»
Callum rise, un suono basso e sazio, e strinse il culo intorno al cazzo ancora dentro di lui. «Accetto. Ma la prossima volta domino io. Ti metto in ginocchio, ti scopo la gola e poi ti riempio il culo finché non urli il mio nome contro queste corde. Il ring e il tuo buco saranno miei, Franklin. Preparati a prendere tutto.»
Franklin grugnì e gli diede un’altra spinta lenta dentro, il cazzo che scivolava nel caldo pieno di sborra. «Allora allenati bene, stronzo. Perché il tuo culo lo voglio ancora più stretto e pieno la prossima volta che ti sborro dentro finché non ti cola lungo le cosce.»
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