L'Incognito al Bacio di Mezzanotte
La trentaduenne contessa Petra invoca il demone Damon che la scopa selvaggiamente a mezzanotte nello specchio.
Nel cuore di un antico maniero toscano avvolto da una nebbia densa che sembrava respirare contro i vetri piombati, la contessa Petra, trentaduenne vedova di nobili natali, passava le notti curve sui libri proibiti della biblioteca nascosta. Il suo corpo maturo, segnato da una sensualità che la vedovanza aveva reso ancora più affamata, si muoveva con grazia tra gli scaffali: i seni pieni tendevano la seta della vestaglia, i fianchi larghi ondeggiavano piano mentre sfogliava pagine ingiallite che odoravano di zolfo e incenso antico. Aveva scoperto i rituali per invocare gli incubi una settimana prima, e da allora ogni mezzanotte, nella sua camera da letto illuminata solo dal camino, lo specchio antico cominciava a sussurrare.
La voce era profonda, vellutata, carica di una promessa oscena. «Petra… la tua fica già cola per me. Apri le gambe e lasciami entrare.» Damon. Il demone millenario la chiamava per nome, e lei sentiva il clitoride pulsare sotto la stoffa leggera della camicia da notte. Si toccava pensando a lui, due dita affondate tra le labbra gonfie mentre immaginava un cazzo spesso e venoso che la squarciava senza pietà. Il desiderio era reciproco, lo percepiva chiaramente: lui la voleva quanto lei bramava essere presa. Quella tensione gotica, quel brivido di terrore delizioso che le stringeva la gola, la faceva bagnare ancora di più. Sapeva che era pericoloso. Sapeva anche che lo voleva con ogni fibra del suo corpo di donna adulta e consenziente.
La notte decisiva arrivò con il vento che ululava tra le torri. Petra accese sette candele nere davanti allo specchio, la cera che colava come sperma caldo sulle lastre di marmo. Il suo cuore batteva forte, ma non per paura: era eccitazione pura, la fica già fradicia che le inzuppava l’interno delle cosce. Si mise di fronte al vetro antico, la vestaglia di seta nera aperta sul davanti, i capezzoli eretti che chiedevano di essere morsi.
«Damon,» pronunciò con voce chiara, tremante di voglia. «Damon, ti invoco. Vieni e prendimi. Voglio il tuo cazzo dentro di me a mezzanotte.»
L’aria si fece gelida e calda insieme. Lo specchio tremò. Dal suo interno emerse lui, prima come ombra, poi in forma semi-corporea: alto oltre due metri, il torace scolpito come quello di una statua infernale, muscoli che guizzavano sotto una pelle rosso-bruna venata di nero. Gli occhi erano braci vive, le corna curve e lucide, il cazzo già duro e mostruoso che svettava tra le gambe potenti, spesso come il suo polso, la cappella lucida di un liquido pre-seminale che brillava alla luce delle candele. Non era del tutto solido, eppure lei sentiva il calore che emanava.
«Finalmente, contessa Petra,» ringhiò lui con una voce che sembrava antica pietra e fumo. «Hai resistito troppo. La tua passera nobile chiama il mio cazzo demoniaco da notti. Vuoi davvero questo? Vuoi che ti scopi come la puttana bagnata che sei?»
«Sì,» rispose lei senza esitare, la voce roca di desiderio. Aprì del tutto la vestaglia, lasciando che scivolasse a terra. I seni pesanti rimbalzarono liberi, i capezzoli scuri e duri. «Toccami, Damon. Le tue dita gelide sul collo… sì, così.»
Le dita di lui, fredde eppure brucianti, scivolarono lungo la sua gola, poi più giù, a stringerle i seni con forza. Petra gemette forte, inarcando la schiena. La mano di lei scese senza vergogna, avvolgendo quel cazzo enorme. Era duro come ferro caldo, pulsante, troppo grosso per una mano sola. Lo accarezzò dalla base alle palle pesanti, sentendo il potere che vibrava lì dentro.
«Cazzo… è enorme,» sussurrò lei, gli occhi pieni di fame. «Voglio succhiartelo.»
Damon la spinse contro il muro di pietra fredda. Il marmo gelido contro la sua schiena la fece ansimare. Poi, con un ghigno che mostrava zanne bianche, le afferrò i capelli corvini e la fece inginocchiare sul pavimento.
«Apri quella bocca da contessa vogliosa.»
Petra obbedì con entusiasmo, la lingua fuori prima ancora che lui spingesse. Il cazzo di Damon le invase la gola in un colpo solo, profondo, facendola lacrimare di piacere. Lui la teneva per i capelli, scopandole la bocca con spinte lunghe e brutali, le palle che le sbattevano sul mento. «Succhialo bene, troia. Prendilo fino in fondo. Sento la tua gola stringermi il cazzo… sì, così, ingoia tutto.»
Lei gemeva intorno alla carne spessa, la saliva che colava sul mento e sui seni, la fica che gocciolava sul marmo. Adorava essere usata così, il terrore gotico che si mescolava al piacere più sporco. Quando lui la tirò su, Petra era già mezza impazzita di voglia.
Damon la sollevò come se non pesasse nulla, schiacciandola contro lo specchio. Il vetro era freddo contro le sue tette schiacciate. La penetrò in piedi, il cazzo che affondava nella fica fradicia con un rumore osceno di carne bagnata. Nello specchio si vedeva solo lei: il corpo che si contorceva, la bocca aperta in un grido silenzioso, i seni che ballavano mentre veniva scopata da un’entità invisibile. «Guardati,» le ringhiò all’orecchio. «Guarda come la tua fica ingoia il mio cazzo demoniaco. Sei solo una nobildonna che vuole essere riempita come una sgualdrina.»
«Più forte! Scopami più forte, Damon!» urlò Petra, le unghie che graffiavano la superficie dello specchio. Ogni colpo la sollevava da terra, il clitoride schiacciato contro il pube di lui, il piacere che montava come una tempesta.
Lui la fece girare, la mise a quattro zampe sul pavimento gelido. Il marmo le mordeva le ginocchia mentre Damon la prendeva da dietro con furia selvaggia. Le morse il collo, lasciando marchi di fuoco che bruciavano deliziosamente senza consumare la pelle. Ogni morso la faceva contrarre intorno al suo cazzo. Schiaffi forti sulle natiche risuonavano nella stanza, rossi segni di mano che la facevano urlare di piacere.
«Prendi questo cazzo nella tua fica di contessa! Urla per me, Petra. Dimmi quanto ti piace essere scopata da un demone.»
«Mi piace! Cazzo, sì! Sono la tua puttana, Damon! Spaccami, riempimi tutta!»
Le spinte erano violente, sporche, il suono delle palle che sbattevano contro il suo clitoride gonfio la portava sempre più vicina al limite. Poi lui la fece voltare di nuovo, sdraiandosi sul pavimento. Petra gli montò sopra senza aspettare, impalandosi su quel cazzo mostruoso con un gemito lungo e osceno. Iniziò a cavalcarlo come una posseduta, i seni che rimbalzavano pesantemente, le mani che graffiavano il petto muscoloso di lui lasciando segni neri che svanivano subito.
«Riempimi completamente,» implorava tra un ansito e l’altro. «Voglio il tuo seme demoniaco dentro la mia fica! Schiaffami il culo, dimmi che sono tua!»
Damon le diede schiaffi sonori sulle natiche mentre lei scendeva con forza, il cazzo che la apriva fino in fondo. Le parolacce volavano tra loro, sporche, libere, amate da entrambi: «Troia bagnata», «Cazzo di demone», «Riempimi la passera», «Più violento, sì!».
L’orgasmo arrivò simultaneo, violento come un rituale spezzato. Petra urlò, la fica che si contraeva spasmodicamente intorno al cazzo pulsante di lui, schizzando umori caldi sulle sue palle mentre Damon ruggiva e pompava dentro di lei getti densi di seme infernale che la inondavano, colando fuori dalle labbra tese. Il piacere fu così intenso che per un attimo lo specchio crepò con un suono secco, una ragnatela di fratture che riflettevano il suo viso distorto dal godimento.
Ma mentre i loro corpi ancora tremavano, Damon le afferrò il mento con dita bollenti e fredde insieme, gli occhi di brace che bruciavano più intensi. Il suo cazzo restava duro dentro di lei, ancora pulsante.
«Non è finita, contessa,» sussurrò con voce che prometteva notti infinite. «Il bacio di mezzanotte che mi devi… quello vero… arriverà la prossima notte. E questa volta ti porterò oltre lo specchio. Vuoi ancora giocare, Petra? Vuoi che il demone ti possieda completamente, corpo e anima, mentre ti scopo fino a farti dimenticare il tuo stesso nome?»
Lei, ancora impalata su di lui, il seme che continuava a colarle lungo le cosce, sentì un nuovo brivido di terrore erotico salirle dalla fica al petto. Il suo corpo diceva sì. La sua anima, bagnata e affamata, voleva di più. Ma le candele si stavano spegnendo una dopo l’altra, e Damon cominciava a svanire nel vetro crepato, lasciando dentro di lei il calore del suo seme e la promessa di un patto ancora più oscuro.
Petra rimase ansimante sul pavimento freddo, le dita tra le gambe a raccogliere il suo sperma denso, mentre lo specchio sussurrava di nuovo il suo nome. La mezzanotte successiva era lontana solo ventiquattro ore. E lei già sapeva che avrebbe acceso di nuovo le candele nere.
La notte seguente calò sul maniero come un mantello di velluto nero, e Petra, la trentaduenne contessa vedova dal corpo maturo e vorace, non aveva fatto altro che toccarsi per ore, due dita affondate nella fica ancora gonfia del seme demoniaco della notte prima. Alle undici e cinquanta entrò nella camera illuminata solo dalle fiamme del camino, completamente nuda, i seni pesanti che oscillavano a ogni passo, i capezzoli scuri già duri come ciliegie mature, le labbra della figa lucide di umori che le colavano lungo l’interno delle cosce carnose. Accese le sette candele nere con gesti precisi, la cera calda che le schizzava sulle dita come sperma fresco, e si piazzò davanti allo specchio crepato con le gambe spalancate, una mano che già si sfregava il clitoride gonfio.
«Damon,» ringhiò con voce roca, tremante di pura fame. «Vieni fuori, bastardo infernale. Entra nello specchio e portami con te. Voglio il bacio di mezzanotte mentre mi spacchi tutti i buchi. La mia fica e il mio culo di contessa troia sono già fradici per il tuo cazzo mostruoso. Prendimi, possiedimi, usami fino a farmi urlare il tuo nome come una puttana posseduta.»
Lo specchio esplose in un turbine di vetro liquido. Damon emerse per intero, massiccio, oltre due metri di muscoli rossi e neri che pulsavano, corna lucide curve all’indietro, occhi di brace viva e quel cazzo osceno che svettava duro, spesso come il suo polso, la cappella violacea lucida di liquido viscido che colava in fili densi. Non attese. L’afferrò per i capelli corvini e la trascinò dentro lo specchio con sé. Petra sentì il mondo capovolgersi, un freddo rovente che le strinse i seni e le fece contrarre la fica, poi si ritrovò in una sala infernale fatta di specchi fluttuanti e pietra viva che respirava, fiamme nere che lambivano l’aria senza bruciare.
«Finalmente, troia nobile,» ringhiò Damon, schiacciandola contro uno specchio verticale freddo come ghiaccio. «La notte scorsa ti ho solo assaggiata. Stanotte ti rompo.» Le sue dita brucianti e gelide insieme le aprirono le grandi labbra, trovandola bagnatissima, e spinse due dita dentro di lei con forza, pompando mentre il pollice le schiacciava il clitoride. Petra urlò, inarcando la schiena, i seni schiacciati contro il vetro che rifletteva solo lei contorcersi mentre veniva penetrata dall’invisibile. «Cazzo, sì… più dentro, Damon… sentimi la fica che ti stringe le dita come una puttana affamata.»
Lui le afferrò i fianchi larghi e la sollevò di peso, impalandola sul suo cazzo in un colpo solo. La figa di Petra si dilatò brutalmente intorno a quella verga demoniaca, le pareti interne che bruciavano di piacere mentre lui la sbatteva su e giù come una bambola di carne. Ogni discesa la faceva gemere oscenamente, il rumore bagnato e sporco di carne che sbatteva contro carne che echeggiava tra gli specchi. «Guarda come la tua nobile passera ingoia tutto il mio cazzo, contessa. Sei solo un buco caldo per demoni.»
Petra pensava solo una cosa, mentre i seni le rimbalzavano pesanti e doloranti: voleva essere rovinata, voleva che quel mostro la aprisse fino a farla colare per giorni. «Scopami più forte, figlio di puttana! Spaccami la fica, voglio sentire le tue palle pesanti sbattere contro il mio clitoride!» Damon obbedì, aumentando il ritmo fino a farla urlare, ogni colpo che la sollevava da terra. La fece girare, la piegò a novanta gradi contro un altro specchio e la prese da dietro con furia ancora maggiore, una mano che le stringeva la gola, l’altra che le schiaffeggiava il culo rotondo lasciando impronte rosse brucianti.
I suoni erano osceni: lo schiocco delle anche di lui contro le sue natiche, il risucchio bagnato della fica che colava copiosamente sul pavimento di pietra nera, i suoi gemiti rotti che diventavano sempre più volgari. «Sì, così! Sbattimi come una sgualdrina da bordello infernale! La mia fica è tua, il mio culo è tuo, tutto quanto!» Damon le infilò un dito nel culo mentre continuava a martellarle la passera, preparando il terreno, e Petra spinse indietro avidamente, desiderando di più, bramando di sentirsi piena in entrambi i buchi.
Quando l’orologio invisibile batté il primo rintocco di mezzanotte, Damon la trascinò su un altare di ossa levigate e la mise a cavalcioni su di sé. Petra si impalò da sola, scendendo con forza su quel palo di carne fino a sentirsi sfondata, il ventre che si gonfiava visibilmente a ogni discesa. Cavalcò come una pazza, i seni che schiaffeggiavano l’aria, le mani piantate sul petto scolpito di lui mentre graffiava e graffiava. «Dammi il bacio, Damon! Dammi il bacio di mezzanotte mentre mi riempio di sborra!»
Lui l’afferrò per la nuca, la tirò giù e le invase la bocca con una lingua lunga, biforcuta, calda e sporca che sembrava succhiarle l’anima dal fondo della gola. Il bacio fu violento, osceno, pieno di saliva e ringhi mentre il cazzo dentro di lei pulsava e cominciava a pompare. Il primo getto di seme infernale la colpì così forte che Petra venne all’istante, la fica che spruzzava in archi violenti sulle sue palle pesanti, contrazioni spasmodiche che mungevano ogni goccia densa e bollente. Il seme era così tanto che le usciva intorno al cazzo in fiotti bianchi e viscidi, colandole sul clitoride e sulle cosce.
Ma Damon non aveva finito. La sollevò, ancora pulsante, e la girò di schiena. Senza una parola di tenerezza le puntò la cappella ancora sporca di sborra contro il buco del culo stretto e spinse. Petra urlò di piacere puro mentre l’anello muscolare cedeva, lasciando entrare quel cazzo enorme fino in fondo al suo intestino. «Cazzo… mi stai sfondando il culo… sì, così, tutto dentro, bastardo!» ringhiò lei, spingendo indietro per prenderlo fino alle palle.
Damon la scopò nel culo con spinte selvagge, brutali, il suono osceno di carne dilatata che riempiva la sala degli specchi. Le sue mani le strizzavano i seni fino a lasciarle lividi, le tirava i capezzoli, le schiaffeggiava le natiche già rosse mentre la sbatteva senza pietà. Petra veniva di nuovo, un orgasmo anale profondo che le fece tremare le gambe e schizzare dalla fica vuota. «Riempimi il culo di sborra calda, Damon! Svuotati dentro il mio intestino come la troia schifosa che sono!»
Al dodicesimo rintocco di mezzanotte lui ruggì, scaricando un secondo carico ancora più denso direttamente nel suo retto, tanto che Petra sentì la pancia gonfiarsi leggermente mentre il seme demoniaco la inondava. Quando lui uscì con un pop osceno, un fiume bianco e spesso le colò dal culo distrutto e dalla fica ancora contratta, formando una pozza sotto di lei. Petra, a quattro zampe, ansimante e rotta, raccolse un po’ di quella sborra con due dita e se le leccò guardando lo specchio.
«Torna domani e sborrami di nuovo in tutti e due i buchi fino a farmi colare come una fogna, perché questa contessa puttana vuole solo il tuo cazzo demoniaco che la squarcia per sempre.»
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