Sguardi Complici nel Buio: La Moglie Che Mi Ha Donato Sua Moglie
Due amiche mature di 42 e 38 anni si scoprono lesbiche e si leccano la figa tutta la notte.
La casa di campagna era avvolta in un silenzio denso, rotto solo dal ticchettio lontano di un orologio e dal respiro pesante degli uomini al piano di sopra. Vanessa, quarantadue anni compiuti da poco, sposata da quindici con Omar, se ne stava seduta sul divano di pelle scura con le gambe incrociate, la vestaglia di seta scivolata di lato a scoprire la coscia morbida. Monica, trentotto anni, moglie di Callum collega di Omar, le stava di fronte sulla poltrona, il bicchiere di vino quasi vuoto stretto tra le dita. I mariti, sazi di cena e di chiacchiere, si erano crollati nelle camere sopra da almeno un’ora. Qui sotto, al buio, restavano solo loro due.
Da mesi quegli sguardi complici si trascinavano. Occhiate lunghe durante le cene di lavoro, mani che si sfioravano “per sbaglio” mentre passavano i piatti, sorrisi che duravano un secondo di troppo. Vanessa sentiva il cuore batterle più forte ogni volta che Monica le si avvicinava. Quella notte la tensione non poteva più fingere di essere amichevole.
«Non riesco a smettere di guardarti», sussurrò Vanessa, la voce bassa, roca. «Da mesi, Monica. Ogni cazzo di volta che ti vedo mi bagno le mutandine. Non lo sopporto più.»
Monica abbassò lo sguardo sul proprio bicchiere, poi lo rialzò. I suoi occhi scuri brillavano nella penombra. «Anch’io. Cristo, Vanessa… penso alla tua figa mentre Callum mi scopava ieri sera. Immagino la tua lingua al posto del suo cazzo. Sono una troia per te da troppo tempo.»
L’aria tra loro si fece densa, calda. Vanessa sentì il clitoride pulsarle già, le labbra della figa scivolare l’una sull’altra bagnate. Monica si alzò, si avvicinò, e con le dita sfiorò il braccio nudo di Vanessa, tracciando una linea lenta dal polso al gomito.
«Vorrei assaggiare la tua figa», mormorò Monica, le labbra a pochi centimetri dall’orecchio dell’amica. «Leccarla tutta la notte. Suggerla finché non mi vieni in bocca urlando. Me lo fai fare, Vanessa? Dimmi di sì.»
Vanessa era fradicia. Le mutande si erano già attaccate alla fica, il tessuto sottile completamente inzuppato. Con un gemito gutturale afferrò il viso di Monica e la baciò. Bocche che si schiusero subito, lingue che si avventarono l’una sull’altra voraci, saliva che si mescolava. Il bacio era sporco, umido, senza pudore: denti che tiravano il labbro inferiore, gemiti soffocati buttati dentro la gola dell’altra. Le mani di Vanessa scesero a stringere i seni pieni di Monica attraverso la camicia da notte sottile, i capezzoli già duri che premevano contro i palmi. Monica rispose palpeggiandole il culo, poi scivolando davanti, premendo il palmo contro la figa di Vanessa sopra la vestaglia.
«Porca puttana, sei zuppa», ansimò Monica contro le sue labbra, strofinando. «Sento il calore della tua fica anche attraverso i vestiti. Voglio leccarti. Adesso.»
Vanessa le morse il collo. «Saliamo. In camera. Non mi fermo più, Monica. Voglio fotterti con la lingua finché non mi scoppia la testa.»
Salirono le scale in silenzio, maniglie strette, respiri corti. Nella stanza riservata a Vanessa e Omar — Omar ronfava dall’altra parte del corridoio, dietro una porta chiusa — Monica chiuse a chiave. Solo la luce fioca della luna filtrava dalle tende. Vanessa spinse Monica sul letto, le alzò la camicia da notte fino al petto, le sfilò le mutandine già scure di umidità. La figa di Monica era pelosa, scura, le labbra gonfie e lucide di sesso. Vanessa si inginocchiò tra le sue cosce spalancate e le leccò con un lungo colpo di lingua dal buco al clitoride.
«Troia bagnata», le ringhiò contro la fica, leccando, succhiando. «Guarda come coli. La tua figa puzza di bisogno. Ti leccavo così da mesi nei miei cazzo di sogni.»
Monica si contorse, le mani nei capelli di Vanessa, spingendo la bocca dell’amica più a fondo. «Sì… leccami il clitoride, succhialo, mettici la lingua dentro… ah, cazzo, Vanessa, così…»
Vanessa le aprì le labbra con le dita, le scopò la figa con la lingua a colpi lenti e profondi, poi si concentrò sul clitoride gonfio, succhiandolo ritmicamente mentre due dita le entravano dentro, piegate a cercare il punto che faceva gemere più forte. Monica venne di botto, le cosce che tremavano, un urlo strozzato contro il cuscino, il sapore acre e dolce che allagò la bocca di Vanessa. Scosse, ansimò, poi si rialzò con gli occhi folli di lussuria.
«Adesso tocca a me. Voglio sedermi sulla tua faccia e strofinarti la figa finché non mi fai venire di nuovo.»
Monica si mise a cavalcioni sul volto di Vanessa, abbassò la fica calda e pelosa direttamente sulla bocca dell’amica, e cominciò a dondolarsi, a sfregare, a macchiare le labbra e il mento di Vanessa con i suoi succhi. Vanessa lecava come una disperata, la lingua piatta che riceveva ogni scossa, il naso schiacciato contro il clitoride. Nel frattempo Monica le infilò due dita nella fica stretta di Vanessa, già aperta e gocciolante, e le scopò con forza, il pollice a strofinare il clitoride duro.
«Prendi le mie dita, puttana… senti come sei stretta… ti scoperò così ogni volta che potremo…» ansimava Monica, la figa che schioccava bagnata contro la bocca di Vanessa.
Poi cambiarono di nuovo. Si misero in sessantanove, bocche affamate conficcate l’una nella fica dell’altra. Si succhiavano i clitoridi con rumori umidi e osceni, dita che entravano e uscivano, unghie che graffiavano le cosce. Vanessa spingeva tre dita dentro Monica e le leccava il buco del culo tra un colpo e l’altro; Monica le scopava la fica e le succhiava le labbra gonfie. Vennero insieme, violentemente, i corpi che si contraevano, i gemiti rochi che si confondevano, i succhi che colavano sui mento, sulle guance, sulle lenzuola. L’orgasmo di Vanessa le fece vedere stelle; quello di Monica la lasciò tremante, le cosce bloccate intorno alla testa dell’amica.
Rimasero così un momento, ansimanti, coperte di umidità e saliva e sapore di figa. Poi si girarono, si baciarono a fondo, lente, gustando sulle lingue il sapore delle rispettive fiche, il muschio, il sale, il dolce acido del orgasmo.
«Questo è solo l’inizio», sussurrò Vanessa contro la bocca di Monica, le dita ancora a giocare pigre tra le labbra gonfie dell’altra. «Una relazione segreta. Tutte le volte che possiamo. I mariti non sapranno mai quanto siamo troie l’una per l’altra.»
Monica le morse il labbro inferiore, sorridendo sporca. «Domani mattina, mentre loro vanno a fare la passeggiata… ti leccerò di nuovo. E poi voglio che mi infili un cazzo di legno o quello che troviamo e mi scopi come una cagna. Non ho finito con la tua figa, Vanessa. Non ho finito per niente.»
Continuarono a baciarsi con le lingue ancora impregnate del sapore acre delle fiche, le dita di Vanessa che spingevano pigre ma insistenti tra le labbra gonfie di Monica, spalancandole per infilarci un terzo dito. Monica gemé nella sua bocca, aprendo le cosce più larghe, e Vanessa sentì il canale stretto contrarsi intorno alle nocche.
«Ancora», ansimò Monica, la voce roca di chi non ha finito di scopare. «Mettime quattro. Voglio sentirmi spalancata come una puttana da fiera. Scopami la figa con tutta la mano se ci riesci.»
Vanessa le sorrise sporca, ritirò le dita lucide di succhi e le risputò sopra, poi le spinse di nuovo. Tre, poi quattro, piegate, allargate. Il buco di Monica si aprì con uno schiocco umido, il clitoride rosso e teso che pulsava contro il pollice di Vanessa mentre lo strofinava a cerchi grezzi. Monica si inarcò, le unghie conficcate nelle spalle dell’amica, e Vanessa le leccò un capezzolo duro mentre la scopava così, a colpi lunghi e lenti che facevano squittire la fica a ogni penetrazione.
«Guarda come ti allarghi per me», ringhiò Vanessa contro il seno. «La tua figa è una caverna di merda bagnata. Ti immagino a casa, con Callum che ti monta, e tu che pensi a queste mie dita che ti spaccano. True, eh? Dillo.»
«Sì… cazzo sì… penso a te mentre mi viene, troia… penso alla tua lingua sul culo… ah, più forte…»
Vanessa le spinse le quattro dita fino al limite, il pollice a schiacciare il clitoride, e Monica venne di nuovo con un urlo soffocato, i succhi che schizzarono sulle lenzuola, le cosce che battevano. Vanessa non si fermò. Continuò a pompate le dita dentro e fuori dal buco convulso, leccando il clitoride a colpi di lingua piatta finché Monica non la spinse via, tremante e ansimante.
«Basta… un secondo… cazzo, Vanessa, mi hai rovinato la figa.»
Ma Vanessa era già in ginocchio, le spogliò del tutto la camicia da notte, e si sdraiò a pancia in su. «Siediti sulla mia faccia di nuovo. Voglio annegare nella tua figa. Strofinami finché non mi soffochi.»
Monica obbedì subito, il culo pieno che scese sulla bocca aperta di Vanessa. La fica pelosa e grondante premette forte, Monica si dondolò avanti e indietro, macchiando naso, guance, fronte. Vanessa le aprì i glutei con le mani, le leccò dal clitoride al buco del culo e di nuovo, la lingua che si conficcava nel canale ancora pulsante dell’orgasmo. Monica si masturbava il clitoride con due dita mentre cavalcava la faccia, guardando in basso lo spettacolo: Vanessa con gli occhi chiusi, la bocca piena di fica, saliva e succhi che le colavano sul mento.
«Lecca il buco del culo, puttana. Mettici la lingua dentro. Voglio sentirtela fino in fondo mentre mi strofino il clitoride sulla tua faccia da troia.»
Vanessa obbedì, la punta della lingua che spinse nel buco stretto e grinzoso, assaggiando il sapore muschiato mentre Monica gemé e accelerò i cerchi sul suo naso. Un altro orgasmo la scosse, il culo che si contrasse intorno alla lingua, i succhi che allagarono di nuovo la bocca di Vanessa. Monica scese, si girò e le si mise di nuovo in sessantanove, ma questa volta più bestiale: bocche spalancate, denti che graffiavano le labbra della figa, unghie che conficcavano cosce e culi. Vanessa le infilò il pollice nel buco del culo mentre le succhiava il clitoride a ritmo svelto; Monica le rispose con tre dita nella figa e la lingua piatta sul culo di Vanessa, leccando e sputando e spingendo.
Vennero ancora, quasi insieme, i corpi che si scossero violentemente sul materasso, i gemiti bassi e porci che riempivano la stanza. I succhi colavano ovunque: sulle guance, sui seni, tra le dita, sulle lenzuola già rovinate. Rimasero snodate, ansimanti, le fiche ancora a contatto, le labbra gonfie che si sfioravano.
Ma non bastava. Vanessa si alzò, aprì il cassetto del comodino di Omar e tirò fuori un dildo di silicone scuro, grosso, venoso, che usava qualche volta da sola. Lo mostrò a Monica con un sorriso cattivo.
«Questo. Me lo infili in figa mentre ti leccio, e poi te lo metto io nel culo. Vuoi, puttana?»
Monica si leccò le labbra. «Sì. Scopami con quello. Voglio sentirlo che mi allarga mentre mi vieni in bocca.»
Vanessa si sdraiò di nuovo, le gambe divaricate. Monica le leccò la figa per bagnarla ancora di più, poi spinse il dildo dentro con un colpo secco. Vanessa gemé, il silicone freddo e grosso che le riempiva il canale. Monica cominciò a scoparla con esso, avanti e indietro, mentre abbassava la propria figa sulla bocca di Vanessa. Si scopavano così: Monica che pompava il cazzo di plastica nella figa stretta dell’amica e si strofinava il clitoride sulla lingua, Vanessa che leccava e succhiava come una disperata, le mani a tenersi i glutei di Monica spalancati.
«Più forte… spingilo tutto… ah, cazzo, mi fai male e mi piace…» ansimava Vanessa contro la fica di Monica. «Sei una troia da dildo, Monica. Ti vedo già a casa che te lo infili e pensi a me.»
Monica accelerò, il dildo che schioccava umido, e Vanessa venne con un urlo rauco, le pareti della figa che strizzavano il silicone. Monica tirò fuori il giocattolo lucido di succhi, se lo portò alla bocca, lo leccò da cima a fondo assaporando Vanessa, poi se lo spinse in figa lei stessa, due colpi, tre, e lo ritirò di nuovo. Si girò a carponi, il culo alto verso Vanessa.
«Adesso il culo. Spingimelo dentro piano… no, cazzo, spingilo come una cagna. Voglio che mi fotti il buco del culo finché non mi viene di nuovo.»
Vanessa le sputò sul buco, ci massaggiò i succhi della figa, poi appoggiò la testa del dildo e spinse. Monica ansimò forte, le unghie conficcate nel materasso, mentre il silicone grosso le apriva il canale stretto. Vanessa lo infilò centimetro dopo centimetro, poi cominciò a scoparla, una mano sul fianco, l’altra che le strofinava il clitoride da sotto. Monica spingeva indietro, cercando di prenderlo tutto, i gemiti che diventavano grugniti.
«Cazzo… sì… più a fondo… fotimi il culo, Vanessa… sono la tua troia del culo stasera… ah…»
Vanessa pompava con forza, il dildo che entrava e usciva lucido, e con l’altra mano le infilò due dita nella figa ancora gocciolante. Doppia penetrazione, ritmo svelto e sporco. Monica venne di botto, il culo che si strinse intorno al silicone, la figa che spruzzò sulle dita di Vanessa. Non si fermarono. Vanessa tirò fuori il dildo, lo leccò, lo rispinse in figa a Monica e le leccò il buco del culo ancora aperto e rosso, la lingua che ci girava dentro mentre le dita la scopavano.
«Non ho finito», borbottò Vanessa. «Voglio che mi vieni in faccia un’altra volta. Siediti. Adesso.»
Monica si voltò, si mise a cavalcioni sul volto di Vanessa, la figa e il culo ancora aperti e pulsanti. Vanessa le leccò tutto, dal clitoride al buco, succhiando i succhi che colavano, mentre Monica si strofinava e si masturbava. L’orgasmo successivo fu lungo, a ondate, Monica che si piegava in avanti e spiaccicava la figa sulla bocca finché Vanessa non riuscì quasi a respirare. I succhi le colarono in gola, sul petto, ovunque.
Si rotolarono di nuovo. Vanessa premette il dildo nella propria figa e si mise sopra Monica a forbice, le fiche che si scontravano bagnate, il silicone che sporgeva e strofinava entrambi i clitoridi. Si sfregarono così, pelle contro pelle, labbra gonfie che scivolavano l’una sull’altra, dita che si aiutavano a tenersi aperte. Vennero insieme ancora, i corpi che si scossero, i gemiti bassi che si mescolavano.
L’alba filtrava già dalle tende quando si fermarono un attimo. I mariti avrebbero fatto la passeggiata tra poco. Monica, ancora nuda e lucida di sesso, sussurrò: «Li sento muoversi. Tra dieci minuti sono fuori. Preparati.»
Aspettarono. Sentirono le voci basse, le porte, i passi che scendevano e uscivano. Vanessa chiuse a chiave di nuovo e tornò al letto. Monica era già a gambe spalancate, due dita conficcate nella propria figa, a guardarla.
«Vieni qui e finiscimi. Voglio che mi lecki finché non mi scoppia la testa, poi mi scopi col dildo nel culo mentre mi masturbo. E poi lo scambiamo. Non esco da questa stanza finché non mi hai fatto venire altre tre volte almeno.»
Vanessa si gettò tra le sue cosce e le leccò come una affamata, la lingua che penetrava, i denti che tiravano le labbra, le dita che aprivano. Monica le tenne la testa premuta, si dondolò sulla bocca, venne di nuovo con le cosce bloccate intorno alle orecchie dell’amica. Vanessa le spinse il dildo nel culo ancora molle, lo pompò con forza mentre le succhiava il clitoride, e Monica si contorse, un altro orgasmo che la lasciò a bocca aperta e senza fiato. Si scambiarono. Monica infilò il dildo nella figa di Vanessa e le leccò il culo, la lingua piatta e umida, poi le dita, poi di nuovo la lingua, mentre Vanessa si masturbava il clitoride a ritmo furioso. Vennero entrambe, i corpi che si scossero sul letto distrutto, i succhi che macchiavano tutto.
Non finirono. Si misero di nuovo faccia a faccia, le fiche premute insieme, a strofinarsi i clitoridi gonfi e rotti di piacere, le mani che si palpeggiavano i seni e i culi, le lingue che si conficcavano nelle bocche per assaggiare ancora il sapore di figa. Monica spinse tre dita dentro Vanessa e le pompò duro; Vanessa rispose allo stesso modo. Si scoparono così, dita e fiche e saliva, finché un ultimo orgasmo violento non le fece tremare entrambe, i succhi che colavano sui polsi, sulle lenzuola, sul pavimento.
Monica, ancora con le dita dentro la figa di Vanessa, le morse un capezzolo e ansimò contro la pelle sudata: «La prossima volta ti porto un strap-on vero. Ti scoperò la figa e il culo a turno finché non camminerai storta. E tu mi leccerai pulita dopo. Siamo due puttane, Vanessa. Due fiche affamate che si scopano di nascosto. E io non smetterò mai di volere la tua figa in bocca.»
Vanessa le spinse le dita più a fondo, le succhiò il collo e grugnì: «Allora riempimi di nuovo adesso, troia. Succhiami i succhi dalle dita e poi rimettimcele in figa. Voglio uscire da qui con la tua saliva ancora sulla fica e il sapore del tuo culo sulla lingua, così che quando Omar mi monterà stasera sentirò ancora te.»
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