Sua Moglie si Apre al Collega Proibito
La moglie di 38 anni Paulina si fa scopare con gusto dal collega dominante Cody davanti al marito Simone, che guarda umiliato ed eccitato.
Simone aveva quarantadue anni e da tempo la routine con Paulina gli pesava addosso come una camicia troppo stretta. Lei, trentotto anni compiuti da poco, restava una donna sensuale, seni pieni che riempivano le camicette da ufficio, fianchi morbidi e uno sguardo che sapeva ancora accendere, ma a letto le cose si erano raffreddate. Baci frettolosi, carezze distratte, scopate rare e silenziose. Lui se ne accorgeva e non sapeva come spezzare quel silenzio.
Cody, il collega di lei, aveva iniziato a frequentare casa loro per un progetto di lavoro importante. Quarant’anni, spalle larghe, voce bassa e sicura, sguardo che non chiedeva permesso. Ogni volta che suonava al citofono, Paulina sistemava i capelli davanti allo specchio dell’ingresso e Simone lo notava. Le occhiate tra i due non erano più soltanto professionali. Cody la guardava come si guarda una cosa che si vuole prendere; Paulina ricambiava con un sorriso storto, le labbra leggermente aperte. Simone sentiva lo stomaco chiudersi e, sotto, un brivido umiliante che non riusciva a confessare nemmeno a se stesso.
Una sera di metà settimana Cody era rimasto a cena. I documenti sparsi sul tavolo della sala erano solo un pretesto. Paulina rideva alle battute spinte di lui, gli sfiorava il braccio con le dita, si chinava un po’ troppo quando gli porgeva il vino. Simone, seduto di fronte, stringeva il bicchiere.
«Hai sempre le battute da cazzo, Cody», disse lei, voce calda, occhio di traverso verso il marito.
Cody sorrise, sicuro. «E tu ridi sempre. Vuol dire che ti piacciono.»
Paulina si voltò verso Simone. Lo fissò un attimo, poi parlò con calma, come se stesse scegliendo di spingere una porta già socchiusa. «Mi eccita da mesi, Simone. Te lo dico davanti a te perché non voglio più fingere. Il modo in cui mi guarda… mi fa venire voglia.»
Simone sentì il sangue salire al viso e scendere contemporaneamente al cazzo. Non riuscì a rispondere. Cody non distolse lo sguardo da lei.
«E adesso?», chiese Cody, tono basso. «Continuiamo a fingere o andiamo fino in fondo?»
Paulina annuì. Un cenno lento, consapevole. «Fino in fondo. Se Simone resta a guardare.»
Simone non si alzò. Non intervenne. Il cuore gli batteva in gola e il cazzo premeva contro i pantaloni, traditore. Quella gelosia che lo bruciava si era trasformata in un’eccitazione umiliante, densa, che gli toglieva il fiato e la volontà di fermarli.
Paulina si alzò dal divano e si inginocchiò davanti a Cody. Gli sfilò la cerniera con gesti decisi, gli tirò fuori il cazzo già duro, grosso, venoso, più lungo e più spesso di quello di Simone. Lo prese in mano, lo guardò un istante, poi alzò gli occhi verso il marito mentre apriva la bocca e lo ingoiava con avidità.
«Mmm… cazzo, è duro», mormorò intorno al membro, le labbra lucide di saliva. Guardò Simone dritto negli occhi. «È più grosso del tuo. Più duro. Me lo sento già in gola… da mesi immaginavo di succhiarglielo così.»
Simone restò inchiodato sulla poltrona, le mani strette sui braccioli. Guardava la moglie succhiare con gusto, le guance cave, la lingua che girava intorno alla testa del cazzo di Cody, un filo di bava che le scendeva sul mento. Paulina gemette di piacere mentre lo prendeva più a fondo, quasi fino in fondo alla gola, e non distolse lo sguardo dal marito.
Cody le mise una mano tra i capelli, non forzandola ma guidandola. «Brava. Succhialo bene. Fagli vedere quanto ti piace il cazzo di un altro.»
Lei si staccò un attimo, ansimante, le labbra gonfie. «Mi piace da morire. È caldo, saporito… Simone, guardami. Guarda come gli lecco le palle mentre ti fai il cazzo duro da solo.»
Simone non riuscì a toccarsi. Restò lì, umiliato e duro, mentre Paulina tornava a succhiare con rumori umidi e volgari, schioccando le labbra, facendo scendere la saliva lungo il gambo.
Cody la fece alzare. Le sfilò la gonna e le mutandine con un gesto deciso, le alzò la camicetta senza sfilargliela del tutto. La stese sul divano, le aprì le cosce e si infilò tra di esse. Il cazzo grosso premette contro la figa già bagnata di lei. Paulina ansimò quando lui spinse dentro d’un colpo solo, fino in fondo.
«Ah… cazzo sì…» gemette lei, le unghie sulla schiena di Cody. «È pieno… mi allarga…»
Cody la scopò in missionario con spinte profonde e regolari, il bacino che sbatteva contro il suo. «Sei bagnata da troia. Da quanto tempo ti masturbi pensando a me?»
«Da mesi», rispose lei, guardando Simone oltre la spalla di Cody. «Simone… è meglio. Mi scopa meglio. Il suo cazzo mi arriva dove il tuo non arriva più.»
Cody la girò a pecorina senza tirarsi fuori del tutto. La prese pei fianchi e ricominciò a sbatterla con forza, le palle che sbattevano contro la figa gonfia, il suono umido e ritmico che riempiva la stanza. Paulina urlò di piacere, la faccia premuta contro il cuscino, poi alzò lo sguardo verso il marito.
«Dillo», le ordinò Cody, dandole uno schiaffo leggero ma secco su una chiappa. «Dillo al tuo marito. Sei la troia del collega.»
«Sono la troia del collega», gemette Paulina, la voce rotta dai colpi. «Mi piace essere scopata così… da un vero uomo… più forte, più grosso… Simone, guardami mentre mi viene dentro, ti prego…»
Cody accelerò. Le spinte divennero più lunghe, più profonde. «Prendi tutto. Ti vengo dentro e lo senti scorrere.»
Paulina esplose prima di lui, un orgasmo incontrollabile che le fece stringere la figa a ritmo intorno al cazzo di Cody, un urlo lungo e rauco, le cosce che tremavano. Cody spinse fino in fondo e venne, sbuffando contro la schiena di lei, il cazzo che pulsava mentre le riempiva l’utero di sborra calda. Paulina gemette di nuovo, sentendo ogni scarica, godendo ancora mentre lui le scaricava tutto dentro.
Restarono così qualche minuto. Cody ancora sepolto dentro di lei, respiro pesante, una mano che le accarezzava un fianco con possesso quieto. Paulina, ansimante e soddisfatta, girò la testa e trovò lo sguardo di Simone. Aveva un sorriso malizioso, le labbra ancora lucide, i capelli scompigliati.
«Da ora in poi sarà così ogni volta che vorrò», mormorò, voce roca di piacere. «Tu guarderai. E lui mi scopirà quando gli pare.»
Simone, il cazzo ancora duro e non toccato, il volto caldo di umiliazione e di un’eccitazione che non aveva mai conosciuto così nitida, annuì appena. Non riuscì a parlare. Cody si chinò e le baciò la spalla nuda, lento, rimanendo ancora dentro di lei mentre lo sguardo di Paulina restava fisso sul marito, già carica di una promessa che non si sarebbe fermata quella sera.
Cody restò sepolto fino in fondo dentro Paulina ancora qualche istante, il cazzo che pulsava debole mentre l’ultima sborra calda le scivolava nell’utero. Poi si ritrasse lento, e un filo denso di liquido bianco le colò subito lungo la figa gonfia, scivolando sulla coscia interna e macchiando il divano. Paulina non si mosse. Restò a pecorina, il culo alto, le labbra della fica spalancate e lucide, e girò di nuovo la testa verso Simone.
«Guarda», gli disse con voce rauca. «Guarda come mi cola addosso. È tutta sua. Non una goccia della tua.»
Simone aveva il cazzo duro da fare male, premuto contro i pantaloni come un pezzo di ferro. Le mani gli tremavano sui braccioli. Voleva alzarsi, voleva toccarsi, voleva dire qualcosa, ma la gola gli era chiusa. Cody si alzò in piedi, il membro ancora semi-duro, lucido di sborra e di succo di lei, e lo scosse una volta davanti al viso di Paulina.
«Ripuliscimi», ordinò. «Con la lingua. Fagli vedere.»
Paulina non esitò. Si girò seduta, prese il cazzo di Cody in mano e lo leccò dalla base alla testa, raccogliendo la loro mescolanza con colpi lunghi e lenti della lingua. Succhiettò la glande già ripulita, guardando Simone dritto negli occhi mentre lo faceva. «Sapore di cazzo vero e di figa scopata. Simone… tu non sai neanche cos’è.»
Cody le afferrò i capelli e la costrinse a ingoiarlo di nuovo fino in fondo, spingendo finché il naso di lei non gli toccò il pube. Paulina gorgogliò, gli occhi lucidi, ma non si tirò indietro. Quando lui la liberò, un filo di bava le pendeva dal labbro inferiore.
«Adesso ti rialzo», disse Cody. «Voglio vederti cavalcarmi mentre lui ti guarda. E tu gli parli. Gli dici tutto.»
Si sedette sul divano, le gambe aperte, il cazzo già di nuovo duro e dritto. Paulina gli montò sopra a cavalcioni, si sporse in avanti e si infilò da sola, scendendo centimetro dopo centimetro finché non lo ebbe tutto dentro. Gemette lungo, la schiena inarcata, i seni pieni che ballonzolavano sotto la camicetta ancora sbottonata. Cominciò a muovere i fianchi con movimenti ampi e lenti, alzandosi fin quasi a farlo uscire e poi riabbassandosi di colpo, il sesso che schioccava umido a ogni discesa.
«Simone… mi riempie di nuovo. Lo sento battere contro il fondo. Il tuo non l’ha mai fatto così.» Parlava a scatti, il respiro spezzato dalle spinte. «Da stasera in poi, quando tornerà da lavoro, se vorrà mi prenderà qui sul divano. Tu starai seduto esattamente dove sei adesso. E guarderai.»
Cody le afferrò le chiappe a piene mani e cominciò a spingere dal basso, incontrando i movimenti di lei. Ogni colpo faceva sbattere il corpo di Paulina in avanti, i capezzoli duri che sfioravano il petto di lui. «Più forte», le sussurrò all’orecchio. «Fagli sentire quanto ti piace. Digli che il suo posto è solo quello: guardare la moglie diventare la puttana del collega.»
Paulina accelerò. Ora lo cavalcava davvero, il culo che sbatteva contro le cosce di Cody, la fica che si contraeva a ogni penetrazione. Guardava Simone senza pietà. «Sono la sua puttana. Me lo chiede e io apro le gambe. Me lo chiede e gli succhio il cazzo. Me lo chiede e mi vengo addosso mentre tu ti fai il cazzo da solo senza potermi toccare.»
Simone non resistette più. Aprì la cerniera con dita goffe, tirò fuori il proprio membro — più piccolo, già lucido di precome — e cominciò a masturbarsi con mosse rapide e vergognose. Paulina lo vide e rise, un suono basso e cattivo.
«Bravo. Toccatelo. Toccatelo mentre mi scopa. Ma non venire. Non ancora. Devi aspettare che lui mi riempia di nuovo.»
Cody la sollevò di peso, la girò senza uscire del tutto e la stese di nuovo a pancia in giù sul divano, una gamba piegata sul bordo. Si infilò dietro di lei e ricominciò a scoparla con spinte lunghe e pesanti, le palle che sbattevano contro la clitoride gonfia. Il suono era osceno: pelle contro pelle, figa bagnata che succhiava, Paulina che ansimava a bocca aperta.
«Mettilo più a fondo», gemette lei. «Usami. Usami davanti a lui.»
Cody le diede uno schiaffo secco su una chiappa, poi un altro, lasciando la pelle rossa. «Digli che preferisci il mio cazzo. Digli che d’ora in poi ti scoperò quando voglio e dove voglio, e lui potrà solo guardare e sborrare nei pantaloni.»
«Preferisco il tuo cazzo», gridò Paulina, la voce spezzata. «È più grosso, mi apre meglio, mi fa venire come una cagna. Simone… d’ora in poi lui mi scopa e tu guardi. Capito? Tu guardi e ti tocchi e basta.»
Cody le afferrò i fianchi e accelerò fino a un ritmo brutale. Paulina urlò, un orgasmo che le scosse tutto il corpo: la figa che stringeva a ondate, le cosce che tremavano, un filo di bava che le scendeva dal mento sul cuscino. Cody non si fermò. Continuò a martellarla attraverso il climax, estraendo gemiti rochi e incontrollati da lei.
«Ancora», le ordinò. «Voglio che mi vieni un’altra volta prima di riempirti.»
Paulina scosse la testa, ansimante, ma i fianchi le si muovevano ancora incontro a lui. «Non ce la faccio… cazzo… sì, scopami, scopami… Simone, guardami… guardami mentre mi viene di nuovo il cazzo di Cody in figa…»
Il secondo orgasmo la colpì più forte del primo. Si contrasse tutto intorno al membro di Cody, un urlo lungo e rotto che riempì il salotto. Cody spinse fino in fondo, ruggì basso e scaricò. Sborra calda e densa le invase di nuovo l’utero, pulsazione dopo pulsazione, tanto che cominciò a colarle fuori anche mentre lui era ancora dentro, gocce spesse che scendevano lungo le labbra gonfie e si mescolavano a quelle della prima scarica.
Quando infine si ritrasse, la figa di Paulina restò aperta, rossa, dilatata, un rivolo bianco e viscoso che le scorreva tra le cosce e gocciolava sul divano. Lei restò così, il culo all’aria, ansimante, e tese una mano verso Simone senza alzare la testa.
«Vieni qui», gli disse. «Vicino. Guardala da vicino. Guarda come mi ha lasciato.»
Simone si alzò sulle gambe molli, il cazzo ancora in mano, e si avvicinò. L’odore di sesso e di sborra gli salì al naso. Paulina allargò le chiappe con le dita e gli mostrò tutto: la fica aperta, la sborra di Cody che le usciva a fiotti lenti.
«Leccala», ordinò lei, voce ferma. «Lecca la sborra del tuo collega dalla figa di tua moglie. E non venire finché non hai finito.»
Simone si inginocchiò. La lingua gli uscì quasi da sola. Assaggiò il sapore salato e amaro, leccò piano lungo le labbra gonfie, raccogliendo il liquido denso che usciva da lei. Paulina gemette di nuovo, premette il culo contro la faccia del marito.
«Più a fondo. Mangiatela tutta. È così che ti meriti di assaggiarmi d’ora in poi: piena della sborra di un altro.»
Cody stava in piedi accanto a loro, già di nuovo mezzo duro, e osservava con un sorriso sazio. «Bravo, Simone. Pulisci bene la tua puttana. Perché tra mezz’ora la riscopo. E stavolta ti faccio stare a quattro zampe accanto al divano mentre le sbatto il culo.»
Paulina si voltò a metà, gli occhi lucidi di piacere cattivo, e guardò il marito che le leccava la fica colante. «Hai sentito? Tra mezz’ora ricomincia. E tu resterai qui, in ginocchio, a guardare il cazzo di Cody sparire nella mia figa e a leccare quando ha finito. Ogni cazzo volta. Ogni cazzo sera che lui decide di venire a scoparmi.»
Simone leccava, umiliato e duro come non era mai stato in vita sua, la lingua che raccoglieva l’ultima sborra mentre Paulina gli teneva la testa premuta tra le cosce.
Cody le diede un’altra pacca secca sul culo e le sborra ancora fresca gli schizzò sulle labbra mentre lei ansimava: «Adesso apri bene quella fica usata, troia, che te la riempio di nuovo finché non ti cola sulla faccia di tuo marito».
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